Monthly Archives: luglio 2017

Acqua, la beffa criminale si aggiunge alla tragedia

Crisi-idricaSiccità all’italiana. La siccità attuale viene da lontano, non è una sorpresa ma una tragedia annunciata. I poteri pubblici italiani, a livello centrale come a livello locale sono in larga parte responsabili di tali disastri

Non si tratta di una commedia ma di una tragedia umana che ha coinvolto e coinvolgerà ancora per anni decine e decine di milioni d’Italiani.

La siccità attuale viene da lontano, non è una sorpresa ma una tragedia annunciata. i suoi effetti deleteri sono radicati in miopie, indifferenza collettiva, egoismi locali e di categorie sociali, e nella miseria etica e politica di una larga frangia delle classi dirigenti.

Essi si sentiranno ancora per tanto tempo anche se da domani si adottassero interventi strutturali, radicali, efficaci.
Ricordo come già fine degli anni ’50 ed inizi ‘60 , giornalisti come Antonio Cederna, dalle pagine de Il mondo, si sono battuti contro la devastazione del “Bel Paese”, in difesa dei parchi nazionali e regionali e contro le politiche sconsiderate di incuria e distruzione delle zone umide ( lagune, paludi, laghi, acquitrini e stagni costier) che, scriveva Cederna, “se ben sfruttati, possono fornire una produzione di pesce per ettaro superiore a qualsiasi reddito agricolo …..) e (sono) indispensabili all’autoregolazione dei corsi d’acqua e quindi alla prevenzione di alluvioni, inondazioni, straripamenti (…)”.

A nulla sono servite le campagne contro il disboscamento ed il dissesto idrogeologico, il non rispetto dei piani urbanistici, l’assenza di una reale politica delle città, l’inquinamento delle acque e la cementificazione del suolo oltre ogni limite ragionevole.

Per decenni, l’assenza di una politica pubblica “nazionale” dell’acqua per tutto il ciclo lungo dell’acqua ha lasciato la via libera all’ipersfruttamento delle risorse idriche del Paese e ad una gestione disintegrata e predatrice del territorio.
Cinquanta anni di miopie, sbagli, incultura

Cosi si è giunti al 2015 anno traguardo fissato nel 2000 dalla Direttiva europea sull’acqua 2000/60 per il raggiungimento dell’obiettivo del “buono stato ecologico” delle acque.
Secondo il rapporto redatto dall’istituto europeo per l’ambiente dell’UE sulla base dei dati forniti dall’Italia, lo stato ecologico superiore al buono è stato raggiunto solo dal 25% dei corpi idrici superficiali (media europea 49%), mentre lo stato chimico buono è stato raggiunto solo dal 18%.

La percentuale dei corpi idrici superficiali che riesce a soddisfare tutti i requisiti è pari solo al 10%. Da anni si sa che il Po ed altri principali fiumi sono già passati o sono in via di passare allo stato di corsi d’acqua a regime torrenziale.

Le cronache di queste giorni confermano che tutti i laghi italiani (e non solo Bracciano) sono in uno stato critico fra cui spicca il lago di Garda con un riempimento sceso ad un minimo storico del 37%. La siccità in particolare in Italia, Francia, Spagna, Turchia, Siria, è un fenomeno oramai permanente.

Secondo le stime del GIEC (Groupe d’experts Intergouvernemental sur l’évolution du Climat) è destinato ad intensificarsi in assenza di cambiamenti radicali. In realtà, la siccità è un fenomeno dovuto principalmente sempre di più a concause di natura antropogenica, in particolare all’irrigazione (65% del totale dell’ acqua prelevata nei paesi del Mediterraneo), per usi non sempre ragionevoli.

Avere per esempio sovvenzionato (con largo spreco di denaro pubblico dall’UE e dai Governi nazionali) la conversione delle coltivazioni tradizionali quali l’ulivo e gli agrumi (meno esigenti di acqua) verso altre coltivazioni forti consumatrici d’acqua, come il mais o la barbabietola da zucchero, è stata una scelta profondamente sbagliata.

I colpevoli.
Puntare il dito principalmente sulle politiche di privatizzazione dei servizi idrici è inevitabile ma insufficiente e in parte mistificatore perché lascia credere che la gestione pubblica dei servizi idrici in Italia non abbia affatto inciso sui fattori che hanno condotto alla siccità odierna.

I poteri pubblici italiani, a livello centrale come a livello locale (comuni, province, regioni) sono anch’essi in larga parte responsabili dei disastri attuali. Inoltre, non bisogna dimenticare che i cittadini stessi non hanno fatto il necessario per la salvaguardia, la cura e la difesa dell’acqua come bene comune salvo in momenti eccezionali come per i risultati del referendum sull’acqua del 2011.
La cultura civica, responsabile e partecipata dell’acqua è in Italia piuttosto recente.

Che fare?
E’ difficile credere che le classi dirigenti di oggi siano disposti e capaci di affrontare i problemi messi in luce dalla siccità. Sono troppo presi ed interessati dalle prossime elezioni politiche. La siccità è per loro un rompiscatole inopportuno.

Molto probabilmente si agiteranno un po’, diranno tante parole, si accuseranno gli uni contro gli altri Una volta che il razionamento dell’acqua a Roma ed altrove sarà provvisoriamente rimosso, tutto ritornerà come prima.

Ebbene, anche se verosimile, un’evoluzione cosi è troppo triste e deleteria per essere ammissibile. Per cui, come cittadini occorre sperare e battersi affinché, questa volta le nostre classi dirigenti non continuino a giocare con la vita di milioni di persone umane ed il futuro della vita del nostro paese.

Battiamoci per proporre che d’urgenza il parlamento italiano approvi una risoluzione di convocazione di un’assemblea straordinaria nazionale cittadina sulla siccità ed il futuro prossimo della vita in Italia. Chiediamo a tutti i i sindacati, a tutte le Ong attive nel campo dei diritti della ed alla vita, a tutte le università, agli artisti, ai responsabili delle chiese cattolica, musulmana, protestante, valdese, ai direttori delle testate giornalistiche e ad ogni cittadino di fare pressione sui “loro” rappresentanti eletti e sul governo affinché una tale assemblea nazionale cittadina straordinaria sia convocata.

“Business as usual” aggiungerebbe una beffa criminale alla tragedia.

Riccardo Petrella
da – Il manifesto  29-7-017

Vedi anche: Presa_parola_Forum_Acqua_crisi_idrica-crisi_privatizzazione_def

Il “Giorno del Sovrasfruttamento della Terra” cade il 2 agosto

Due-Agosto-2017Secondo il Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che ha dato avvio al metodo di misura dell’Impronta Ecologica per il calcolo del consumo di risorse, il 2 agosto di quest’anno è il giorno in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno.
Il 60% di questo budget è rappresentato dalla richiesta di natura per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica.

Il “Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra” (in inglese Earth Overshoot Day) indica la data sempre più anticipata nel calendario da quando il mondo è andato per la prima volta in sovrasfruttamento nei primi anni ’70: dalla fine di settembre del 1997 al 2 agosto di quest’anno.

In altre parole, l’umanità sta usando la natura ad un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi. È come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali.

I costi di questo crescente sbilanciamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti nel mondo e li vediamo sotto forma di deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera.

Possiamo però invertire questa tendenza.

Se posticipassimo l’Overshoot Day di 4,5 giorni ogni anno, potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050.
Il nostro pianeta è finito, ma le possibilità umane non lo sono. Vivere all’interno delle capacità di un solo pianeta è tecnologicamente possibile, finanziariamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro prospero”, ha dichiarato Mathis Wackernagel, CEO del Global Footprint Network e co-creatore dell’Impronta Ecologica. “In definitiva, posticipare nel calendario la data del Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è quello che davvero conta”.

Per dare rilevanza al Giorno di Sovrasfruttamento di quest’anno, il Global Footprint Network mette in evidenza alcune possibili azioni da mettere in pratica sin da oggi e stima il loro impatto sulla data del Giorno del Sovrasfruttamento della Terra nei prossimi anni. Ad esempio, la riduzione degli sprechi alimentari del 50% in tutto il mondo potrebbe posticipare tale data di 11 giorni; invece, ridurre del 50% la componente dell’Impronta Ecologica globale dovuta all’assorbimento di anidride carbonica, sposterebbe la data dell’Overshoot Day verso la fine dell’anno di 89 giorni.

Azioni individuali
Per supportare questa trasformazione, il Global Footprint Network, insieme a quasi 30 partner in tutto il mondo, sta incoraggiando le singole persone a contribuire al progetto #movethedate proponendo semplici azioni concrete. Questo processo prevede una maggiore conoscenza dei fattori chiave in grado di influire sulla sostenibilità e la sperimentazione di nuovi stili di vita per abbassare la propria Impronta Ecologica.

Quest’anno, all’avvicinarsi del Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, il Global Footprint Network lancerà anche un nuovo strumento di calcolo dell’Impronta Ecologica, l’Ecological Footprint calculator, per permettere ad ogni singolo utente di calcolare il proprio Giorno del Sovrasfruttamento personale. Ad oggi, l’attuale calcolatore (www.footprintcalculator.org) viene utilizzato da più di 2 milioni di persone all’anno.

Una trasformazione sistemica
Il Global Footprint Network all’inizio di quest’anno ha lanciato la sua piattaforma dati aperta a tutti, per contribuisce a diffondere nel mondo le soluzioni identificate da due organizzazioni: Project Drawdown e McKinsey & Company.
Sulla base del lavoro di queste due organizzazioni, il team di ricerca del Global Footprint Network ha calcolato di quanti giorni verrebbe posticipato il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra se tali soluzioni venissero implementate.
La sola componente di anidride carbonica dell’impronta è più che raddoppiata dagli inizi degli anni ’70 e rimane la componente che cresce più rapidamente, contribuendo così al divario tra l’Impronta Ecologica e la biocapacità del pianeta”, ha dichiarato Wackernagel. “Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima, l’umanità dovrebbe uscire dall’economia dei combustibili fossili prima del 2050, contribuendo già di gran lunga a risolvere il problema dell’umanità relativo al sovrasfruttamento delle risorse”.

Segnali incoraggianti
Gli ultimi dati del Global Footprint Network offrono segnali incoraggianti: stiamo iniziando a muoverci nella giusta direzione. Ad esempio, tra il 2005 e il 2013 (l’ultimo anno per cui esistono dati affidabili) l’Impronta Ecologica pro capite negli USA è scesa quasi del 20% rispetto al suo picco. Questo significativo cambiamento, che include il risollevamento post-recessione, è associato principalmente alla diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. Nello stesso periodo, il PIL pro capite USA è cresciuto del 20%. Questi risultati fanno quindi degli Stati Uniti un significativo caso di disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse naturali, che seguono infatti andamenti opposti.
Inoltre, la Cina, il paese con la più grande Impronta Ecologica totale, nel suo ultimo piano quinquennale si è fortemente impegnata a costruire una Cultura Ecologica, con molte iniziative per superare al più presto il suo picco di emissioni di anidride carbonica.

Risorse aggiuntive
Maggiori informazioni sul Giorno del Sovrasfruttamento della Terra: www.overshootday.org
Segui i social media con: #movethedate
Per calcolare il tuo personale Giorno del Sovrasfruttamento e la tua Impronta Ecologica, visita: www.footprintcalculator.org (il nuovo calcolatore sarà disponibile dopo il 29 luglio 2017)
I risultati relativi all’Impronta Ecologica di tutti i paesi del mondo sono disponibili sulla piattaforma dati aperta del Footprint Explorer: data.footprintnetwork.org

Per la documentazione:
http://www.listacivicaitaliana.org/2017/preavviso-il-2-agosto-sara-lovershoot-day/

Diritti di cittadinanza – Ius soli

RazzismoContinuare a privare della cittadinanza italiana i figli di persone immigrate, nati, cresciuti, istruitosi in Italia, socializzati con i cittadini in generale, italiani di fatto, senza la conseguente acquisizione dei diritti civili, sociali e politici, e dei doveri, – previsti dall’ampio ventaglio delle leggi vigenti nel nostro Paese e in linea con i principi fondamentali della nostra Costituzione, e con quanto avvenuto nella gran parte dei paesi europei è un atto inaccettabile di discriminazione, di codardia civile e democratica.

Così una consorteria politica che guarda esclusivamente al proprio tornaconto personale o corporativo di fazione, rinunciano al dovere di legiferare in difendere del diritto di cittadinanza.

L’iter per la definizione della Legge è iniziato il 13 marzo 2013, con la presentazione alla Camera dei Deputati della Proposta: “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”.

Il 13 ottobre 2015 dalla Camera dei Deputati la Proposta di Legge è stata trasmessa al Senato già con significative modifiche del testo originario: aumento della durata del permesso di soggiorno di un genitore e peggioramento delle modalità richieste per potere avviare il riconoscimento della cittadinanza dei figli.
Dopo le varie letture parlamentari e la discussione nelle varie Commissioni consultive in sede di Assemblea è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti: 15 giugno 2017.

Quindi, il “congelamento” in atto

La gran parte degli schieramenti politici, con ignobili motivazioni, si sono schierati di fatto contro la Proposta di Legge, i “diversi” tutti, i profughi e migranti che fuggono da guerre, carestie e disastri ambientali.
Un gioco sporco e duro.

Una situazione di grande allarme per gli uomini e le donne che hanno a cuore la tenuta democratica del nostro Paese, specie per le ragazze e i ragazzi che dovrebbero beneficiare dei contenuti della Proposta di Legge, per essere cittadini a tutti gli effetti.

—————
Razzismo

Razza, Sangue, DNA.
Gi argomenti dell’ignoranza,
Di chi non è mai stato amato,
Di chi vive nella paura e non ha mai visto la luce.
Morti che credono di essere vivi.
Quando non sanno che dire parlano del sangue.
E più ignoranti sono più si vantano della purezza del loro sangue.
E della loro superiorità.
E si dicono persino cristiani.
E hanno un santino sempre pronto.
E venerano statue che piangono sangue.
E sono profeti di sventura.
E si dicono persino cristiani.
E ti perseguitano a tutte le ore con la loro guerra ai poveri.
E non hanno bisogno di andare di casa in casa.
Si nascondono dietro le tastiere dei loro telefonini.
E fanno branco…
Non alzano un dito contro i ricchi ma fanno la guerra ai poveri.
Aspirano alla ricchezza.
E allo sfruttamento dei poveri.
E si dicono cristiani.
E ci sono preti che li benedicono.
E se la prendono coi bambini.
E se sono neri è ancora peggio.
E se sono adottati sono il peggio del peggio.
E si dicono cristiani.
Ribellatevi fratelli migranti.
Ricacciategli in gola la loro arroganza.
Ribellarsi è giusto.

Giovanni Sarubbi
23 Luglio,2017

Gli Usa mettono il segreto sulle armi atomiche in Italia

NO-NukeVietata la divulgazione dei report sulla sicurezza degli arsenali nucleari, che per decenni hanno fornito le uniche informazioni sulle armi dell’apocalisse. Proprio mentre il Parlamento discute delle nuove bombe per gli F-35 del nostro Paese

Buio totale. E’ questo che ci aspetta d’ora in poi per le armi nucleari americane stoccate in Italia nelle basi di Aviano e Ghedi. Una completa assenza di trasparenza. Sì, perché il Pentagono non rivelerà più i report delle ispezioni di sicurezza sui suoi armamenti atomici. Per decenni questo tipo di informazioni sono rimaste accessibili al pubblico e hanno permesso di avere un minimo di controllo sulla gestione degli arsenali da parte dei militari, per capire se venivano rispettate misure di sicurezza rigorose e adeguate. Ora, però, con un’improvvisa inversione a U, il Pentagono ha deciso che questi dati verranno secretati. Non sarà quindi più possibile sapere se le bombe di Aviano e a Ghedi hanno falle di sicurezza, emerse grazie a ispezioni ufficiali dello stesso governo americano.

La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno dopo che per anni esperti e giornalisti hanno potuto accedere a questo tipo di informazioni, che, ad oggi, non hanno mai comportato un rischio, dal momento che i report non contengono di certo dati classificati, come conferma a Repubblica il guru della segretezza, l’americano Steven Aftergood, che guida il programma “Project on Government Secrecy” della Federation of American Scientists di Washington. “Senza rivelare informazioni coperte dal segreto di Stato, i rapporti delle ispezioni possono indicare se ci sono stati problemi con il personale che maneggia gli armamenti nucleari, se ce ne sono stati con l’equipaggiamento tecnico o con altri aspetti dello stoccaggio delle armi”, ci dice Aftergood, confermando come d’ora in poi queste informazioni saranno completamente off limits “per effetto di una decisione della US Air Force e del Joint Chiefs of Staff”.

Il provvedimento non menziona in particolare Aviano e Ghedi, ma come spiega al nostro giornale un esperto nucleare di livello internazionale, l’americano Stephen Schwartz, “questo nuovo ordine riguarda ogni installazione della US Air Force coinvolta nella gestione degli armamenti atomici. Quindi a mio avviso include le basi militari all’estero”. L’Italia è diventata la nazione con il più alto numero di ordigni nucleari Usa stoccati sul suolo europeo: secondo i dati della Federation of American Scientists, ad Aviano e a Ghedi sono stoccate settanta delle centottanta bombe presenti in Europa e il nostro è l’unico paese in Europa con due basi nucleari: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi e quella statunitense di Aviano (Pordenone).

Ad oggi, i report sulle ispezioni ufficiali costituiscono una delle pochissime fonti di dati sullo stato degli arsenali e ora che si parla dell’arrivo in Italia della nuova bomba termonucleare B61-12 per sostituire le vecchie B-61 e andare in dotazione ai caccia F-35, l’esigenza di un controllo minimamente efficace di questi armamenti è più cruciale che mai. Proprio martedì scorso il tema è stato affrontato in Senato, dove sono state presentate quattro mozioni per bloccare questo tipo di ordigni.

E’ proprio grazie a un report di un’indagine interna della US Air Force che nel 2008 emersero alcune preoccupazioni per la base di Ghedi  e l’inchiesta era scattata dopo un fatto clamoroso quanto allarmante accaduto un anno prima, che pure non vedeva coinvolta Ghedi: nel 2007, la US Air Force aveva perso il controllo per ben trentasei ore di sei testate nucleari, che erano state trasportate in giro per l’America, senza che i militari che ne dovevano garantire la sicurezza si accorgessero di nulla.

“La vera ragione per cui la US Air Force agisce così e rovescia una prassi consolidata per decenni [di rendere i rapporti delle ispezioni disponibili al pubblico, ndr] va proprio cercata nelle notizie imbarazzanti riportate dai media tipo quella”, ci dice Stephen Schwartz, aggiungendo senza mezzi termini che “questa non è una ragione legittima per secretare queste informazioni che prima erano pubbliche e che non hanno in alcun modo messo a rischio la sicurezza nucleare, anzi, probabilmente l’hanno rafforzata”.

Anche Steven Aftergood sembra pensarla allo stesso modo. In una dichiarazione all’Associated Press, che per prima ha rivelato la notizia, Aftergood ha detto: “Tutta questa storia puzza. Agiscono come se avessero qualcosa da nascondere: non si tratta di segreti che riguardano la sicurezza nazionale. Io credo che questa nuova policy non distingua tra la protezione dei segreti legittimi e la decisione di schermare l’incompetenza. E’ chiaro che le informazioni classificate che riguardano la tecnologia delle armi nucleari vadano protette, ma negligenze ed errori non devono essere nascosti all’opinione pubblica”.

Che strumenti avranno in mano le comunità locali e, più in generale, i cittadini italiani per penetrare questo muro di segretezza che circonda Aviano e Ghedi? “Dovrebbe essere possibile usare il Freedom of Information Act per richiedere i report completi delle ispezioni”, ci dice Schwartz,”ma sospetto che la US Air Force opporrà resistenza al rilascio delle copie oppure apporrà ai documenti degli

omissis così pesanti, che saranno completamente inutili”. Una valutazione questa su cui Steven Aftergood concorda: “Poiché queste informazioni sono ormai coperte da segreto, sarà difficile, se non impossibile, ottenerle tramite il Freedom of Information Act”.

 

STEFANIA MAURIZI
da la Repubblica – 20 luglio 2017