Monthly Archives: gennaio 2018

L’INCUBO DEL SINDACO

foto1Per il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, la notizia è di quelle che fa tremare i polsi.

Ieri pomeriggio alcune centinaia di persone, allegre, determinate hanno dato visibilità al un Bene Pubblico di grande valore che sta per essere ceduto alla speculazione.

Si tratta di un grande polmone verde – 35 ettari – che si affaccia sulla via Forze Armate sul quale sono in corso trattative per la vendita a soggetti privati.

E’ iniziata così anche la lotta per la difesa dei parchi, quando, l’allora Commissario per Expo Sala, avrebbe voluto che una “stupida” via d’acqua attraversasse i parchi di Trenno e delle Cave.

Lungo tutti i 400 metri della cancellata che si affacciano sulla via Forze Armate, sono stati esosti bellissimi striscioni  – Vedi le foto -. Una dichiarazione esplicita della volontà popolare circa il destino che deve avere quell’area per il bene della comunità.

Per troppi anni la storica Piazza d’Armi di Milano, un polmone verde che con le sue strutture di servizio supera i 40 ettari, è rimasta ostaggio della burocrazia: inutilizzata dallo Stato, chiusa ai cittadini.
In questa grande area, da troppi anni abbandonata, la natura si è ribellata facendo fiorire un grande spazio alberato dove moltissime specie animali hanno trovato un inconsueto habitat.

Esaurita la funzione pubblica prima di aeroporto, quindi di campo di esercitazione oggi il Ministero della Difesa ha ceduto la proprietà ad Invimit SGR con l’obiettivo di vendere e fare cassa con la complicità del Comune di Milano che nel PGT prevede la stessa cementificazione di Citylife e va all’incasso di una quota sulle vendite più gli oneri urbanistici.

Oggi l’amministrazione comunale è in trattativa privata con L’Inter per la costruzione del suo “campus sportivo”: meno palazzi sul perimetro dell’area ma tutto il verde privatizzato e … sintetico.

Senza pudore.

Pochi giorni orsono  la sig.ra Carmela Rozza, assessora alla sicurezza del Comune di Milano e Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica verde e agricoltura hanno dichiarato di voler abbattere le infrastrutture, un ricco patrimonio pubblico ancora valido e in buono stato, lasciato al degrado per lunghi anni dall’insipienza amministrativa, per non permettere a qualche decina di “poveri cristi” di dormirci dentro.

Anche il Consiglio di Zona, che si era mobilitato per “liberare” i magazzini dagli occupanti, sul patrimonio verde ha deciso un solo voto: difendere il privato interesse della società “Milano Polo Club” che gestisce in quell’area un campo per il gioco del polo.

Noi rivendichiamo

Esaurita la funzione pubblica prima di aeroporto, quindi di campo di esercitazione, la Piazza d’Armi va restituita agli abitanti di Milano.

Abbiamo un bisogno vitale di aria pulita, spazi verdi, terreni agricoli per prodotti a km.0, imprese sociali e culturali.

Il Coordinamento dei Comitati e dei cittadini per la Piazza d’Armi ha intrapreso la giusta lotta per la difesa di questo prezioso bene pubblico da cemento e privatizzazione.

Vogliamo sottrarre questo spazio all’incuria e restituirlo alla collettività.

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Il verde non è solo il colore della Natura,
ma è un polmone che respira con noi aria nociva
e ci restituisce l’ossigeno necessario alla nostra salute.

Memoria: le cifre che misurano l’indifferenza e la responsabilità della politica

ingiustiziaA Davos i “grandi” della terra fanno passerella, calpestano i numeri che denunciano le grandi ingiustizie e diseguaglianze presentate nell’ultimo rapporto Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni no-profit).

A mettere insieme le cifre, i numeri delle ragioni economiche e politiche che regolano l’egemonia del mondo, la vita quotidiana in tutte le sue disuguaglianza, sembra che la Memoria (di cui oggi si celebra la ricorrenza) per una diversa umanità, sia definitivamente messa sotto i piedi e che nessuna speranza possa ancora altro.

TUTTAVIA UN RAPPORTO IMPOSSIBILE DA IGNORARE.

Il diritto alla dignità personale e collettiva richiama ognuno a ribellarsi, quantomeno a resistere all’ignominia che formule violente di stampo fascista e razzista trascinano nel baratro dell’ignavia e dell’indifferenza i corpi e le anime soggiogate al sistema.

Così non può funzionare. Sono cifre che muovono la Vita in tutte le sue stratificazioni, articolazioni.

  • L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.
  • In Italia il 20% più ricco degli italiani detiene oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, mentre il 50% più povero degli italiani possiede solo l’8,5%.
  • Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

E gli italiani sopportano un debito illegittimo che ha raggiunto il tetto di 2300 miliardi pari al 132,6% del Prodotto Interno Lordo, collocando il nostro Paese al quinto posto nel mondo dopo Giappone (239,2%), Grecia (181,3%), Libano (143,4%) e Capo Verde (133,8%).

Dal rapporto emerge inoltre che:

  • i 2/3 della ricchezza dei più facoltosi miliardari del mondo non è frutto del loro lavoro ma è ereditato o è frutto di rendita monopolistica. E questo è ancora più scandaloso se si considera che nel 2016 erano 40 milioni le persone schiavizzate nel mercato del lavoro, tra cui 4 milioni di bambini.
    Il trend è in peggioramento visto che 7 cittadini su 10 vivono in un paese in cui la disuguaglianza negli ultimi 30 anni è aumentata.

Se si osserva la distribuzione del reddito, il rapporto Oxfam riferisce che:

  • tra il 1980 e il 2016 circa il 27% dell’incremento del reddito globale sia stato appannaggio dell’1% più ricco in termini di reddito della popolazione mondiale.
    Il 50% più povero ha beneficiato di una porzione del 12%
  • In termini assoluti, negli ultimi 20 anni il reddito dei più poveri ha visto un aumento in media di 217 dollari contro i ben 4.887 dollari del 10% più ricco.

Molti altri dati stanno a denunciare l’ingiustizia che continua a produrre povertà, disumanità e grande precarietà in un continuo processo di colonizzazione.

SOPRATTUTTO SE CONSIDERIAMO

Le spese militari per mantenere attive le guerre di rapina e sfruttamento per il potere coloniale hanno superato la cifra di 1700 miliardi di dollari.

In Italia le spese militari non conoscono crisi, più 22% negli ultimi 11 anni.
Nel 2017 la spesa è stata di circa 23,5 miliardi di euro pari all’1,4% del PIL (65 milioni al giorno), mentre la Nato ha chiesto all’Italia di aumentare la spesa fino al 2% del PIL (una cifra che sarà pari a 100 milioni di euro al giorno).

SIAMO DI NUOVO IN PERICOLO.

Dal 2014 l’amministrazione Obama, ha attivato un programma di riarmo nucleare dal costo di oltre 1000 miliardi di dollari.

Dal 2021 la nuova arma nucleare “B61-12” sarà disponibile anche per i caccia degli alleati e il  Pentagono ha annunciato il piano per schierare i caccia F-35A di nuova generazione armati di B61-12.

Eppure al mondo ci sono tre milioni e mezzo di bambini rifugiati che non hanno avuto la possibilità da andare a scuola nel corso dell’ultimo anno scolastico.

INTERESSA TUTTO QUESTO A QUALCHE CANDIDATO ALLE NOSTRE ELEZIONI POLITICHE?

Nel frattempo i’ipocrisia di Davos è «Costruire l’avvenire comune in un mondo fratturato», tra tensioni geopolitiche, protezionismo, paure dei migranti, e, soprattutto, ineguaglianze crescenti tra ricchi e poveri.

COSÌ NON PUO’ FUNZIONARE !

La Memoria che identifica la nostra umanità deve sapersi ribellare, scuotere l’indifferenza e ricercare ambiti e tempi di una nuova resistenza.

… e dunque dobbiamo aprire una nuova prospettiva perché la Memoria diventi lo strumento straordinario di cui tutti ci armiamo per costruire un mondo di uguaglianza, di giustizia sociale, di fine dello sfruttamento e di riaffermazione dei valori centrali su cui va costruita questa società.  Contro i privilegi, trasformare il mondo in un progetto di appropriazione selvaggia attraverso la privatizzazione dei nostri corpi, delle anime, della natura, degli animali, … di tutto, perché serve agli interessi dei pochi.” (Moni Ovadia: messaggio nel Giorno della Memoria)

 

MEMORIA CALPESTATA!

Il debito illegittimo: a pagarlo siamo noi

Debito-pubblicoIl debito pubblico italiano ha toccato a fine 2017 il suo massimo storico, raggiungendo il 132,6% in rapporto al Pil, e collocando il nostro Paese al quinto posto planetario dopo Giappone (239,2%), Grecia (181,3%), Libano (143,4%) e Capo Verde (133,8%).

Un debito gigantesco, rispetto al quale la campagna elettorale avviata da quasi tutte le forze politiche assume i contorni del paradosso: mentre nessuna ha la benché minima intenzione di metterlo in discussione, così come di ridiscutere i vincoli finanziari europei imposti da Maastricht in poi, tutte si sbracciano in promesse tanto fantasmagoriche quanto destinate all’evaporazione il giorno dopo le elezioni.

Perché delle due l’una: o si mette in discussione la gabbia del debito, costruita artificialmente per permettere la prosecuzione dell’espropriazione di diritti sociali, beni comuni, servizi pubblici e democrazia, o si mantiene il campo di gioco prefissato dai «mercati» e ogni promessa è semplicemente destinata a restare tale.

Allora forse è necessario chiedere a chi si candida al governo del Paese di provare a dare una risposta ad alcune semplici domande basate su dati concreti:

  • Se, pur avendo chiuso il bilancio dello Stato in attivo 27 volte negli ultimi 28 anni (unica eccezione il 2009), il paese è sempre più indebitato, c’è qualcosa di illegittimo nel meccanismo del debito?
  • Se l’indebitamento è determinato dal pagamento degli interessi (per saldare i quali, lo Stato s’indebita in un circolo vizioso senza fine), è normale accettare di aver finora pagato 3.500 miliardi di interessi per un debito di 2.250 miliardi, che rimane tale?
  • Se chi ha pagato le tasse, negli ultimi venti anni ha dato allo Stato 700 miliardi in più di quello che ha ricevuto sotto forma di beni e servizi, si può continuare a pensare che tutto sia oggettivo e non frutto di una trappola ideologica artificialmente costruita?
  • Se i Comuni nel periodo 2010-2016 hanno aumentato le imposte locali di 7,8 miliardi e nello stesso tempo le loro risorse complessive si sono ridotte di 5,8 miliardi, c’è qualcosa da sistemare nella finanza locale?
  • Se nel 1992 in Italia il controllo pubblico sulle banche era il 74,5% ed oggi è lo zero, c’è un terreno finanziario strutturale su cui occorre mettere mano, se si vuole tornare a pensare all’interesse generale e non a quello degli azionisti in Borsa?

Sono alcune delle domande che non sentirete mai pronunciare in un talk show o in una tribuna elettorale. Perché la loro formulazione obbligherebbe a discutere di modello economico e sociale, a disegnare un’altra idea di società, a prefigurare la priorità dell’interesse generale su quello privatistico e della dignità della vita sui profitti finanziari.

Marco Bersani – Attac Italia

 

Messaggio di Moni Ovadia

Moni-OvadiaLunedì 27 gennaio, Moni Ovadia è intervenuto con un video messaggio all’assemblea cittadina indetta per celebrare “Il Giorno della Memoria“.

Il Testo del messaggio

Il 27 di questo mese di gennaio ricorrerà, ancora una volta, una ricorrenza chiamata “il Giorno della Memoria“.

Questo Giorno della Memoria pone una serie di problemi.
Si sono formate diverse scuole di pensiero intorno a questo Giorno della Memoria, io ne prenderò in esame due principali molto importanti.

C’è chi pensa che il giorno della memoria debba essere dedicato specificamente e particolarmente allo sterminio degli ebrei, evento tragico e terrificante, noto come Shoah.

C’è chi invece pensa che insieme a questo evento debbano essere ricordati tutti gli stermini perpetrati dai nazifascisti e che debbano essere anche ricordati gli altri stermini che si sono succeduti a quell’evento legati alla seconda guerra mondiale e che continuano nel nostro tempo.

Personalmente appartengo a quella seconda categoria di persone.

Io credo che perché la Memoria abbia un senso, che non diventi pura celebrazione e che rischi di diventare falsa coscienza e pura retorica, si debba collegare quell’evento a principi, i più importanti dei quali è l’uguaglianza e il rifiuto di ogni discriminazione che appartenga al passato, al presente e al futuro, nei confronti di chiunque perpetrato da parte di chiunque.

Io credo che il Giorno della Memoria debba essere un giorno di riflessione e di progettazione di una società diversa nella nostra Europa, ma anche nel mondo intero.

Bisogna ricordare e fare perno, rendendolo un pilastro del Giorno della Memoria e farlo diventare  un carattere universale dello sterminio.

Furono sterminati 6 milioni di ebrei, io vengo da una famiglia ebrea e so bene che cosa questo significa.

Ma Primo Levi ha scritto “se questo è un uomo“.

Sono stati annientati uomini, sono stati annientati menomati – quelli che oggi definiamo con il linguaggio peloso del political correct, portatori di handicap, diversamente abili.
Sono stati sterminati Rom e Sinti, un intero popolo che doveva essere sterminato fino all’ultimo embrione, esattamente come gli ebrei.
Sono stati sterminati slavi antifascisti, testimoni di Geova, omosessuali, semplici vagabondi.  E comunque soprattutto oppositori del nazifascismo.

Mi preme anche ricordare il grande sacrificio dei lavoratori che in Italia ebbero il coraggio incredibile di proclamare scioperi e boicottaggi, in piena occupazione nazifascista, nel momento in cui cresceva la ferocia dell’occupazione nazista e dei collaboratori fantocci fascisti.

E poi ricordare i soldati italiani che salvarono l’onore del paese dicendo di no alla barbarie nazifascista di Salò.

Dunque c’è un valore universale in questo giorno.

Noi ricordiamo l’uomo che è stato sterminato perché considerato altro quindi in quanto altro, nemico.

Il problema nei confronti della alterità sussiste ancora oggi; ancora oggi Rom, Sinti, Manouche, questi popoli nelle sue varie declinazioni vengono perseguitati, discriminati, vessati, continuamente oggetto di violenti e infami pregiudizi.

Se noi attribuiamo al rifiuto di ogni forma di discriminazione, di oppressione, di alterità, ovunque questo venga compiuta, ci colleghiamo con la parte più significativa dell’antifascismo.

Dall’antifascismo sono uscite la nostra Costituzione Repubblicana e la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo.

Dunque ha senso la Memoria se diventa progetto per costruire una società di uomini uguali e di pari dignità e quindi liberi: una società in cui la giustizia sia la giustizia sociale, perché una giustizia astratta e puramente formale, spesso pratica l’ingiustizia.

Bisogna ricordare che il crimine più efferato della storia dell’umanità è stato il colonialismo che perdura nelle sue nefandezze in forme nuove ma con lo stesso spirito di depredare altra gente e di sfruttarla.

Nostro compito è ricordare lo sterminio degli Armeni;
nostro compito è ricordare lo sterminio della Manciuria di Nanchino e delle Filippine;
dobbiamo ricordare il genocidio dei Tutsi;
dobbiamo ricordare il genocidio compiuto dai fascisti italiani, da soli cioè senza gli alleati tedeschi, cioè quello compiuto in Cirenaica, regione della Libia, dal generale Graziani;
dobbiamo ricordare la strage di massa perpetrata dai fascisti italiani (gli unici che usarono il gas, nella Seconda Guerra Mondiale) contro gli Etiopi: 135.000 morti in due giorni;
e ancora ricordare le guerre nella ex Jugoslavia con le sue pulizie etniche di sterminio;
e via dicendo … e  anche l’orribile genocidio interno alla Cambogia.

È troppo comodo fare la retorica del giorno della memoria e poi girare le spalle a quelli che sono gli ebrei di oggi; è facile mettersi un zucchetto nel Giorno della Memoria, fare un viaggio dell’ipocrisia ad Auschwitz e uscire dicendo “mi sento israeliano” perché questo non ha alcun senso.

La strumentalizzazione a favore di scelte politiche di oggi, che sono scelte di parte, che sono scelte che usano strumentalmente il Giorno della Memoria per legittimare oppressioni di vario genere come quella del popolo palestinese, non sono accettabili.

E dunque dobbiamo aprire una nuova prospettiva perché la Memoria diventi lo strumento straordinario di cui tutti ci armiamo per costruire un mondo di uguaglianza, di giustizia sociale, di fine dello sfruttamento e di riaffermazione dei valori centrali su cui va costruita questa società. 

Sono i valori della Vita, l’essere umano, il mondo naturale nei confronti dei quali bisogna assumere un atteggiamento di fraternità non di sopraffazione, non di sfruttamento e non di avvelenamento perverso: la centralità dunque della Vita nelle sue manifestazioni.

Non trasformare il mondo in un progetto di appropriazione selvaggia attraverso la privatizzazione dei nostri corpi, delle anime, della natura, degli animali, … di tutto, perché serve agli interessi dei pochi.
Perché Primo Levi, lo dobbiamo ricordare, ci ha lasciato un messaggio fondamentale: “se volete che questo evento non si ripeta più, dovete combattere con tutte le vostre forze contro la logica del privilegio; solo l’affermazione dell’uguaglianza di tutti gli uomini, cioè pari dignità, pari diritti, pari opportunità, pari accesso alla conoscenza, può garantirci che la cultura del privilegio venga cacciata definitivamente dal nostro mondo“.

Il cammino da fare è tantissimo e molti elementi dello spirito che anima il nazifascismo sono ancora vivi tra di noi.

Nell’Europa si affacciano le vocazioni nazifasciste, le vocazioni razziste, discriminatorie.

C’è tanto, tanto lavoro da fare con una militanza che non conosce stagione, ma che è una visione del mondo che si tramanda di generazione in generazione; perché noi ci iscriviamo nel grande cammino dell’umanità per conquistare Valore per il quale sono morti milioni e milioni di esseri umani.
E ricordiamoci che anche il femminicidio e l’omofobia fanno parte di queste pestilenze.

E da ultimo ricordiamoci una cosa: il Giorno della Memoria è soprattutto per i paesi che hanno ospitato i carnefici (questa è una intuizione che ha avuto la scrittrice Elena Loewenthal che io condivido). Non è per fare il carino con le vittime, tanto ormai non costa troppo, ma è perché coloro che hanno albergato nel loro paese nelle loro società, i carnefici diventino consapevoli che la peggior cosa che possa capitare ad un essere umano è essere carnefici dei propri simili.

Appello al popolo dell’acqua: diritto alla vita

Acqua-dirittoIl processo di privatizzazione dell’acqua ,in atto in Italia, è uno dei processi più criminali perché è una minaccia al diritto alla vita.

Infatti è incredibile che nonostante che il Referendum del 2011,quando il popolo italiano aveva deciso che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene così sacro, i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno fatto a gara per favorire il processo di privatizzazione dell’oro blu.

Non migliore fortuna abbiamo avuto in Parlamento, che aveva il dovere di tradurre in legge quello che il popolo italiano aveva deciso con il Referendum,ma non l’ha fatto.
A questo scopo il Parlamento aveva a disposizione anche la Legge di iniziativa popolare che aveva ottenuto oltre 500.000 firme.

Ci sono voluti anni di pressione perché quella Legge fosse presa in considerazione dalla Commissione Ambiente della Camera presieduta da Realacc0 i(PD). E quando l’ha finalmente accolta, la Commissione l’ha radicalmente snaturata e poi non l’ha mai fatta discutere in Parlamento.

E’ grave che ben due Presidenti della Repubblica, Napolitano e ora Mattarella, non abbiano richiamato i parlamentari al loro dovere di legiferare secondo i dettami del Referendum.

Invece il Parlamento nella Finanziaria ha incoraggiato gli Enti Locali a privatizzare il servizio idrico , permettendo loro di utilizzare i proventi delle alienazioni dei beni comuni come i servizi idrici per coprire mutui e prestiti e così ripianare i loro debiti.

E’ questa ormai la via maestra per forzare i Comuni, strangolati dai debiti, a privatizzare l’Oro Blu.

E pochi giorni prima della chiusura del Parlamento, è stato introdotto un emendamento nella Finanziaria per creare l’Acquedotto del Mezzogiorno, una grande multiutility per gestire l’acqua del Centro-Sud dell’Italia!

Un emendamento bipartisan proposto dal deputato pugliese Ginefra in nome del governatore della Puglia, Emiliano: ”Nell’interesse dell’intero Mezzogiorno – aveva infatti detto Emiliano nel 2016 al Congresso nazionale ANCI, tenutosi a Bari – intendiamo dare avvio e realizzare un percorso nel quale l’Acquedotto Pugliese si trasformi in una holding industriale partecipata da quelle Regioni che intendono partecipare al progetto attraverso il conferimento delle rispettive partecipazioni azionarie nelle aziende regionali attive nell’acqua.

Per le proteste di varie regioni del Sud, questo emendamento non è passato, ma è stato sostituito con un altro più generico, ma che resta sempre molto pericoloso.

Infatti Emiliano sta già lavorando per includere nell’Acquedotto Pugliese la Gesesa (Azienda Spa) di Benevento e l’Alto Calore di Avellino, per farne una piccola multiutility. Ma il suo sogno è sicuramente l’Acquedotto del Mezzogiorno.

Un bel bocconcino per l’ACEA di Roma, ma soprattutto per le due più potenti e onnipresenti multinazionali dell’acqua: Suez e Veolia.

E’ il tradimento del Referendum da parte di tutti i partiti.

E’ in particolare il tradimento del PD che ha continuato con la sua politica di privatizzazione dell’acqua, ma anche dei Cinque Stelle, nati dalla lotta contro la privatizzazione dell’acqua, incapaci a Roma come a Torino a ripubblicizzare l’acqua.

Così, in Italia, nonostante la vittoria referendaria, rischiamo di perdere il bene più prezioso che abbiamo.

Per questo mi appello al Popolo dell’Acqua, a quel grande movimento popolare che ha portato alla straordinaria vittoria referendaria, perché ritorni ad obbligare una politica riottosa a conformarsi al volere popolare. Questo avverrà solo se sarà il popolo a muoversi.

La prima cosa che tutti dobbiamo fare è quella di riportare il tema dell’acqua nell’attuale campagna elettorale, chiedendo a ogni politico e ogni partito di esprimersi su questo tema vitale.

Per questo chiedo che i comitati cittadini, provinciali, regionali insieme al Forum scendano in campo per rimettere l’acqua al centro del dibattito politico.

Mi appello anche al Coordinamento Centro-Sud perché si impegni contro la costituzione dell’Acquedotto del Mezzogiorno.

Dobbiamo lavorare insieme, in rete. Le multinazionali dell’acqua infatti stanno unitariamente montando una campagna durissima. “L’acqua non è un diritto pubblico – ha detto recentemente il Presidente della potentissima Nestlé, Peter Brabek –Letmahe. La Nestlé dovrebbe avere il controllo della fornitura idrica mondiale in modo che possa rivenderla alle persone con profitto.

Ecco il loro piano! E contro questo enorme potere che dobbiamo batterci. Dobbiamo farcela. Si tratta di vita o di morte per miliardi di uomini e donne.

Si tratta – come afferma Papa Francesco – del “diritto alla vita”.

Alex Zanotelli
Napoli, 20 gennaio 2018

e se la Memoria ci tradisce?

Fare-Memoria-2Per il dizionario, la Memoria è la capacità del cervello di conservare e richiamare ricordi, emozioni, …

Nel Luglio 2000 “La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”

Ogni anno il 27 gennaio Enti, Istituzioni, Associazioni, Partiti, Gruppi più o meno informali, … promuovono centinaia di iniziative per ricordare il triste periodo storico e scongiurare un suo ritorno.

Per noi Fare Memoria non è un semplice ricordare quanto piuttosto prospettare l’esperienza verso un mondo che ripudia le guerre, le violenze, le repressioni, i razzismi, i fascismi, …, ma anche l’ignoranza, l’apatia e l’indifferenza.

Molte volte abbiamo richiamato la Memoria come una necessità importante per lo sviluppo dell’intera umanità: per la dignità degli esseri viventi, ma anche per la vita delle persone che ricercano una diversa prospettiva di vita.

“E’ solo la tenerezza dell’impossibile che ancora accompagna la volontà dei popoli, a salvare la speranza di un possibile cambiamento.”

Noi vogliamo essere tra quelli.

La Memoria non è una parola dell’essere ma la sua sostanza.

La Memoria coniuga in sé, al presente, la storia e la responsabilità del futuro.

La Memoria attraversa il sapere con la consapevolezza, il dovere con la responsabilità, il bene con la dignità, il diritto con la giustizia, il potere con l’umanità, … il ricordo con la Memoria.

La Memoria è la capacità di comprendere e di comprendersi nella diversità che ci richiama alla sostanza dell’esistenza, che accoglie e trasmette, oltre sé stessa, il bene universale: l’umanità libera, giusta e accogliente.

La Memoria comprende la realtà

La realtà che non ci comprende, di lei ci resta solo il ricordo delle lotte: quelle antifasciste della liberazione, quelle dei diritti per il lavoro, quelle per la salute, per il diritto alla casa, per il salario, …, e tutte quelle altre che ancora ci agitano per proteggere i beni accumulati.

E ancora tutte quelle lotte che ci confondono perché sono altri che ostinatamente continuano a resistere alla grande omologazione e alla devastante indifferenza razzista che rinchiude le persona nel privato personale.

Memorie disperse, dissociate nei territori dei desideri, del “buen vivir“, che si sono trasformate, tramutate in piccole parentesi della complessità sempre meno compresa.

Oggi le nostre vite sono invase da schemi culturali che fanno riferimento in modo pressoché esclusivo al paradigma del benessere personale, della cui provenienza non si fa Memoria.

Memorie sradicate dalla dignità

La loro, dei Migranti, non è la storia di un viaggio, pur carico di difficoltà e violenze, ma la forza della Memoria che rende resistenti e liberi per rendere possibile il viaggio verso la vita.

I migranti, persone resistenti che ricercano spazi di umanità, spesso condannate a perdere la Memoria e la propria dignità per sopravvivere all’emarginazione violenta razzista e xenofoba.

Una Memoria questa che non fa scandalo al perbenismo che li vuole “aiutati a casa loro“. Persone violentate dalle guerre e dai governanti corrotti, depredati della dignità di popolo sovrano, affamati e sfruttati dal nuovo colonialismo che agisce in nome e per conto del benessere delle popolazioni ricche e del profitto delle Multinazionali.

Memorie corrotte, Memorie dimenticate, Memorie che animano Memorie resistenti, palpiti di vita di un possibile cambiamento: contro un potere che domina, comanda, prende e usa, usa e getta.

L’Italia in guerra per la “pace”

Italia-in-AfricaOggi il Parlamento vota sulle missioni militari all’estero: 31 le missioni militari italiane per il 2018, con circa 6.400 uomini dislocati in 21 Stati di tre continenti (Europa, Asia, e Africa). Il costo: oltre 1,5 miliardi.

L’Italia in Africa: missione in Niger

Il governo ha spiegato che l’operazione è di vitale importanza e rappresenta la seconda fase di un progetto più ampio pensato soprattutto dal ministro dell’Interno Marco Minniti, ovvero contrastare l’immigrazione nei punti di partenza.

In realtà il Paese africano è più un luogo di snodo che di origine ma rappresenta il collettore di flussi ingenti che finiscono col riversarsi in Libia.

Quella in Niger, ha spiegato Pinotti, «non sarà una missione combat, andiamo lì per addestrare le forze di sicurezza del Paese». E sempre da ieri al fronte dei favorevoli ai nuovi impegni militari, dove già sono allineati Pd, Forza Italia e Ap, si è aggiunta anche la Lega. «Ogni intervento italiano in giro per il mondo, che serve a difendere i confini o l’interesse nazionale, avrà il voto favorevole della Lega» ha spiegato Matteo Salvini.

Ma cosa faranno i soldati italiani in Niger? «Non è una missione combat – ha detto la ministra – né una missione in cui pensiamo di mettere 470 uomini come sentinelle ai confini. Il Niger ha detto di avere un problema nel controllo dei confini, ma non vogliono che li controlliamo noi. Vogliono diventare in grado di controllarli e sentono di avere bisogno di noi».

La missione potrà inoltre contare sui 130 mezzi terrestri, tra i quali anche carri Lince e due aerei per il trasporto truppe e merci. Il contingente comprenderà un gruppo di addestratori, un team sanitario e personale del genio, oltre naturalmente agli uomini addetti all sicurezza della base.

Il ministro degli esteri Angelino Alfano ha invece annunciato uno stanziamento italiano di 100 milioni di euro al Niger, che intensificherà l’azione di contrasto dei flussi di migranti diretti in Italia.

Il contingente italiano non opererà però solo in Niger, ma anche negli altri paesi dell’area che condividono con il governo nigerino gli stessi problemi relativi al traffico di esseri umani e alla presenza di gruppi jihadisti: quindi Mauritania, Nigeria e Benin.

La base delle operazioni italiane sarà un ex fortino della Legione straniera a Madama, al confine con la Libia meridionale, una zona centrale per controllare il traffico di esseri umani che coinvolge i migranti che partono dalla Libia per raggiungere le coste italiane.

La missione in Niger è anche la seconda più costosa approvata dal governo: costerà 30 milioni di euro.

Missione in Libia

E’ la missione in assoluto più costosa: è prevista una spesa di 34,9 milioni di euro.

Ai 370 uomini già impegnati con la missione Ippocrate (spedale a Misurata) e con la Guardia costiera libica, se ne aggiungeranno altri 30 con funzioni sempre con compiti di addestramento alle forze di sicurezza libiche.

Missione in Tunisia

La terza nuova missione si svolgerà in Tunisia nell’ambito delle attività per la sicurezza della NATO. I soldati italiani impiegati, che saranno 60, dovranno sviluppare le capacità dei tunisini di condurre operazioni interforze.

La missione in Tunisia, richiesta alla NATO dallo stesso governo tunisino, costerà poco meno di 5 milioni di euro.

Il governo italiano ha approvato inoltre due nuove piccole missioni – una in Repubblica Centrafricana e l’altra nel Sahara occidentale – e ha rifinanziato gli impegni già presi in Egitto, Somalia e Gibuti.

Abbiamo marciato sulla neve

MentoneDopo l’intensificarsi dei respingimenti a Ventimiglia, da alcuni mesi la Val di Susa è diventata una delle zone di pressione dei migranti che vogliono raggiungere la Francia.

Per questo il confine è sempre più militarizzato e per questo, in modo spontaneo, gruppi di persone del movimento No Tav e cittadini francesi del Brianzonese si sono messi insieme per dare soccorso a chi rischia la vita attraversando la frontiera.

È la rete di solidarietà Briser Le Frontières che domenica ha fatto ricorso (come dimostrano le foto di Luca Perino, molte altre sono nella sua pagina facebook) a uno strumento tradizionale e un po’ abusato, il corteo, in modo diverso …

È stata una splendida giornata di libertà

Mani-Val-Susa

Centinaia di persone hanno partecipato domenica 14 gennaio alla marcia per la libera circolazione delle persone, partita da Claviere – comune situato nell’Alta Val di Susa – e giunta nella cittadina francese di Montgenèvre. I manifestanti, spiega Globalproject.info, hanno aggirato il blocco della polizia e sono riusciti a superare la frontiera proseguendo sulla pista da sci.

Scrivono i No Tav: “Ripensando alla giornata di domenica, ci rendiamo conto che la frontiera del Monginevro sembrava un posto lontano e difficile da raggiungere per fare una grande manifestazione, ma ogni distanza è stata abbattuta dalla forza della solidarietà ribelle giunta dalla Valle, da Torino e anche da molto più lontano.

Hanno marciato sulla neve del colle centinaia e centinaia di persone, giunte fin qui per ribadire un messaggio ben preciso: libertà di circolazione per tutte e tutti!

Queste frontiere uccidono e tentano di spezzare il futuro di chi è obbligato ad abbandonare la propria terra.
Noi non resteremo a guardare, le cose da fare rimangono tante e siamo solo all’inizio, ma siamo e saremo sempre di più a gridare Briser les Frontières!. “Abbattere le frontiere, un obiettivo comune tra chi lotta contro coloro che devastano la natura per movimentare merce e turisti sui terreni ad alta velocità, mentre chiudono tutti gli spazi a coloro che non gli rendono il giusto profitto, preparando il terreno di quello che rischiano di far diventare l’ennesimo cimitero a cielo aperto. L’ indifferenza è complicità!”

Intanto, lunedì mattina un migrante è stato trovato semi carbonizzato sul tetto del locomotore di un treno francese all’arrivo in stazione a Mentone (Francia), dopo aver fatto sosta anche a Ventimiglia Dall’inizio del 2017 ad oggi questo è il quinto caso di migranti che muoiono così nel tentativo di superare il confine francese a Ventimiglia.


I migranti spesso sono rappresentati come persone bisognose da assistere, aiutare, proteggere, schiacciati spesso in una rappresentazione vittimizzante e paternalista… queste foto dimostrano, invece, quello che noi vediamo ogni giorno: il coraggio, la forza, la potenza di chi parte, perché l’unico vero pericolo è tornare indietro.

Migranti-sui-monti

 

Una manifestazione contro le merci ignobili: le armi nucleari

NO-armi-nucleari20 gennaio 2018 – manifestazione nazionale a Ghedi e alla sua aerobase

L’Italia aderisca al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), adottato il 7 luglio 2017 dall’ONU (122 paesi), come chiede ICAN – Premio Nobel per la pace e come esige il rispetto del Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari già ratificato dall’Italia nel 1975.

  • Via le armi atomiche da Ghedi e dagli altri siti nucleari sul suolo italiano.
  • Per l’abolizione ovunque delle armi atomiche.
  • Per non essere complici di atti di sterminio nucleare e per non subire esplosioni o incidenti atomici.
  • Opponiamoci alla NATO che pianifica devastazioni atomiche e non vuole il Trattato.
  • Basta guerre comunque le si chiamino.
  • Chiudere tutte le basi straniere in Italia e tutte le basi italiane all’estero
  • Cessare le cosiddette “missioni militari di pace”
  • Riconvertire le risorse utilizzate per la ricerca e la produzione militare e trasferire le spese militari ai settori civili (ambiente, salute, lavoro)

Nel dicembre 2017, nelle città di Bergamo, Brescia, Camp Darby, Castellamare del Golfo, Crema, Firenze, Genova, Ghedi, Ivrea, Milano, Novara, Padova, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Vicenza, Varese, ecc. si sono svolte manifestazioni per mettere al bando le armi nucleari, ora rilanciamo con:

MANIFESTAZIONE A GHEDI E ALLA SUA AEROBASE
Sabato 20 gennaio 2018
ore 13 Concentramento a Ghedi – piazza Roma

Corteo alla RWM (fornitrice di Bombe all’Arabia Saudita usate contro i civili in Yemen)
ore 15 Manifestazione alla Aerobase di Ghedi
Vedi volantino: Mani a Ghedi
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La recente crisi dei missili tra Corea del Nord e USA, con scambi di minacce di reciproco incenerimento atomico, ha riportato l’attenzione sul problema nucleare per troppo tempo messo deliberatamente in sordina dai mezzi di comunicazione di massa.

Il panorama che abbiamo di fronte è terrificante. Sono ancora circa 15400 le armi nucleari presenti (7485 in mano a paesi NATO: USA, Francia e GB, 7300 alla Russia, 260 alla Cina, almeno 260 tra Pakistan ed India, ma è in corso un rapido aumento per entrambi, 80 ad Israele e 8 alla Corea del Nord).

Di queste armi, 4200 sono schierate con le forze operative e 1800 sono pronte all’uso e in grado, a partire da sottomarini, silos missilistici, navi e aeroporti, di raggiungere gli obiettivi in una manciata di minuti.
La loro potenza distruttiva è gigantesca (come 500.000 bombe di Hiroshima, una tonnellata di tritolo per ogni abitante del pianeta), capace di portare alla estinzione dell’umanità e addirittura della vita sulla terra.

Giustamente ha destato allarme l’effettuazione del sesto esperimento atomico nordcoreano, ma non è tollerabile che l’intimazione a smettere sia venuta dagli USA che nel 1945 annichilì con bombe atomiche 2 città e 200.000 persone, e che di esperimenti, anche in atmosfera, ne ha fatti più di 1000, su 2200.

Gli scienziati nel 1947 idearono “l’orologio dell’Apocalisse” che misura il pericolo della catastrofe nucleare. Oggi siamo a 2 minuti e mezzo dalla mezzanotte, cioè dalla fine.
Solo nei periodi 1953-59 e nel 1985-87 abbiamo rischiato così tanto, e le criticità oggi sono più d’una.

  1. Trump ha minacciato un primo colpo atomico decapitante contro le forze nordcoreane, ma la Cina non potrebbe tollerare un attacco nucleare ai suoi confini, sarebbe la guerra termonucleare mondiale! Pyongyang ha minacciato a sua volta un attacco al territorio USA.
  2. A fronte del confronto NATO-Russia sull’Ucraina e sulla Siria, da qualche anno Washington e Mosca si scambiano accuse reciproche di sperimentare armi che violerebbero il Trattato INF che ha eliminato gli Euromissili e gli USA procedono nella installazione dello “Scudo antimissile” di fatto in violazione dell’ABM cioè del pilastro che garantisce la deterrenza reciproca.
  3. Trump ha deciso di cestinare l’Accordo sul nucleare con l’Iran e ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele, tutto ciò prelude a nuove ipotesi di guerra contro l’Iran a fianco di Israele ed Arabia Saudita.
  4. Il conflitto, a volte degenerato in armato, tra India e Pakistan, si accompagna ad una pericolosa accelerazione della corsa locale alle armi nucleari.
  5. Prosegue a suon di miliardi l’innovazione delle armi nucleari che le rende più vicine ad essere usate. A questo si aggiunge lo sviluppo di sistemi che rendono autonome le armi dalle decisioni umane, nonché l’estensione della cyberwar, elementi che avvicinano la possibilità di guerra atomica anche per errore (già in passato alcuni errori ci hanno fatto sfiorare la catastrofe).

Il Potere nucleare è la quintessenza del potere verticistico politico e militare, è l’antitesi della democrazia, la negazione dei più elementari diritti umani e dunque della giustizia sociale.
E’ potere esclusivo, chiuso, segreto, che esercita il diritto di vita o di morte su tutti noi.
E’ il potere che, per mantenere e rafforzare il suo dominio, brucia enormi risorse nella folle corsa al riarmo sottraendole ai bisogni fondamentali dell’umanità accrescendo così gli squilibri socioeconomici e ambientali su scala globale.

Per questo è urgente che l’umanità abolisca le armi nucleari così come ha già ha messo al bando le altre armi di distruzione di massa chimiche e biologiche.

Oggi abbiamo uno strumento in più: all’ONU il 7 luglio 2017 è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni atomici; promosso da 122 nazioni che non possiedono il nucleare, contro la volontà delle 9 nazioni che possiedono la “Bomba” e della NATO che lo ha nettamente rifiutato.

Un movimento mondiale disarmista, organizzato attorno ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) insignito del Premio Nobel per la Pace 2017, ha reso concreta la speranza che l’Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia alla sua sopravvivenza.

Scienziate e scienziati, Parlamento Europeo, Papa Francesco e leader di altre religioni si sono espressi affinché si giungesse al Trattato e perché sia ora ratificato da tutti, ci indigna così ancor di più il fatto che il Governo italiano abbia ostacolato questo processo e che ora resista alla sua ratifica.

Anche in Italia, nonostante il Trattato di Non Proliferazione, sono dispiegate armi atomiche USA, pronte ad incenerire milioni di persone, negli 11 porti in cui attracca naviglio della VI flotta e nelle aerobasi di Ghedi e di Aviano.

In queste ultime le B-61 saranno presto sostituite dalle bombe all’idrogeno B-61-12 che saranno montate sui net-centrici cacciabombardieri stealth F35, assemblati da Leonardo a Cameri.

Noi diciamo che questo è inaccettabile ed invitiamo tutti a protestare a Ghedi il 20 gennaio 2018.

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