Monthly Archives: giugno 2018

La spesa militare … ignorata

Nel precedente Governo è stato votato un provvedimento di indirizzo che prevedeva la necessità che l’Italia rispetti l’impegno assunto a livello internazionale in sede NATO: quello di aumentare la spesa militare dall’attuale 1,4% fino ad un importo pari al 2% del PIL nazionale.

In pratica quasi un raddoppio delle spese militari nei prossimi sette anni: una previsione di spesa insostenibile quanto folle. Sulla proiezione di aumento, stando alle stime ufficiali della Difesa, si tratterrebbe di altri 16 miliardi annui, che  sommati ai 25 attuali farebbero 41 miliardi all’anno: 100 milioni al giorno.
Una spesa che certamente produrrà ulteriori tagli sulle pensioni, sulla sanità, sull’istruzione, sui servizi sociali, sulla cultura, ecc.

La spesa italiana per la difesa crescerà anche nel 2018: il 4% in più rispetto al 2017.

Ciò nonostante il nuovo governo, che si dice del cambiamento, nel primo provvedimento in commissione speciale alla Camera, relazione Crippa (5 Stelle), definisce “congrua” la spesa stanziata di 760 milioni per l’acquisto di droni: spesa contestata al governo precedente. 

La richiesta, che arriva dalla NATO, per la quale l’Italia dovrà aumentare le spese militari fino al 2% del PIL, ribadita anche da Trump a Gentiloni, è tuttora un accordo politico del tutto informale, assolutamente non vincolante senza l’approvazione del Parlamento italiano. 

Va considerato che molti dei Paesi europei spendeno molto meno del 2%: la Germania 1,2%, come la Spagna e l’Olanda.  La Grecia spende oltre il 2,5% del Pil (obbligata dagli accordi internazionali di “salvataggio”) ma sappiamo in quale drammatica situazione economica si trovi il governo di Atene.

Una drastica riduzione delle spese militari dovrebbe essere il primo obiettivo per il “cambiamento” che vorrebbe perseguire il nuovo governo, il quale si sta affannando nella ricerca di soldi: porre limiti alle pensioni d’oro, abbattere i privilegi dei parlamentari, tutte azioni sacrosante che tuttavia producono “miseria”; piuttosto che imperversare sui migranti tagliando brutalmente i fondi per la solidarietà.

In Italia si spende molto in armamenti “tradizionali” a partire dagli F-35 che costano 14 miliardi oltre ai costi per la loro manutenzione; la nuova flotta navale che costa circa 5,4 miliardi; gli 800 nuovi carri armati per una spesa di oltre 5 miliardi.

Senza ignorare che grandissima parte della spesa, circa il 60%, cioè 12 miliardi di euro all’anno, è destinata al personale.

Comunque un incremento, tra il 2015 e il 2016, di oltre il 10% di spesa pone l’Italia ai vertici tra Paesi non solo Europei: Germania +3%, Gran Bretagna +0,7%, Francia +0,6, Stati Uniti  +1,7%, Russia +5,9%, Cina +5,4%.

Oggi è possibile ripensare ad una difesa più razionale a partire dal ridiscutere il ruolo dell’Italia nella NATO, prospettando la costruzione di un unico esercito europeo al servizio del diritto internazionale, con funzioni di polizia per pacificare i confini del Vecchio continente e per fare dell’Europa una potenza di pace.

Liberarsi dal potere e abbracciare l’umanità

La notte della democrazia inizia sempre con un crepuscolo, che pochi riconoscono come tale.

La democrazia è un bene comune prezioso, che richiede la presenza attiva della cittadinanza.

Sono gli obiettivi politici che generano la direzione.

Tra rabbia e delusione, tra rancore e indifferenza, tra cinismo e solitudine, la disumanizzazione della politica e l’imbarbarimento delle relazioni umane procedono drammaticamente senza sosta.

Giorno dopo giorno, stiamo assistendo, quasi inermi e lobotomizzati, alla frantumazione della nostra Costituzione e, di conseguenza, al rapido declino di quel poco che resta della nostra sempre più malata democrazia.

Il decennio di politiche liberiste e di austerità, portate avanti dai governi di centrosinistra e centrodestra e dai governi tecnici, ha creato uno spaventoso vuoto che ha inghiottito ogni possibilità e credibilità di una democrazia progressista.

Gli spazi democratici di dissenso e di pensiero critico umanista stanno rapidamente evaporando, dai luoghi del lavoro precario e sfruttato ai centri della in-cultura mercificata (televisiva e social), lasciando via libera al trionfo della violenza e della stupidità.

Stiamo assistendo ad una costante e dolorosa svolta regressiva della nostra vita associata.

Il nuovo governo italiano, cerca di ricomporre le lacerazioni sociali prodotte dal capitalismo globale, attraverso politiche di stampo razzista e discriminatorio, attuando moderne e cieche caccia alle streghe contro facili capri espiatori, che alimentano mortali guerre tra poveri.

E’ palese la rinuncia alla costruzione di una società giusta e solidale, in cui rimettere profondamente in discussione i processi di alienazione e di sfruttamento del mercato e del capitalismo scegliendo di trasformarsi in amministratori dello status quo.

In questa frammentazione sociale, è riemersa nel nostro Paese, come in altre parti d’Europa e del mondo, la voglia di uomini e di identità forti, pronti a tutelare non tanto la comunità, ma gli interessi privati dei singoli.
Tali spinte autoritarie stanno generando, ancora una volta, mostri politici che non mostrano alcuna intenzione di scagliarsi contro le cause strutturali che generano miseria e sfruttamento.

In questo clima, il governo sta facendo della paura lo strumento centrale per dominare le società liquefatte del mercato. Muri, confini, porto d’armi, respingimenti, cultura de nemico, odio razziale, egoismo identitario e disprezzo della democrazia. stanno diventando prospettive politiche e culturali egemoniche nella società italiana.

Siamo sempre di più di fronte ad un bivio.
Se le crepe e le macerie di un capitalismo predone e coloniale non si trasformano nelle pietre di radicale rivoluzione sociale ed economica, fatta di mutualismo, di solidarietà, internazionalismo e di autogoverno dal basso, le nostre società e le nostre vite saranno destinate ad essere schiacciate dalla violenza dello sfruttamento, dell’autoritarismo e della guerra.

Neocolonialismo e «crisi dei migranti»

Dagli Stati uniti all’Europa, la «crisi dei migranti» suscita accese polemiche interne e internazionali sulle politiche da adottare riguardo ai flussi migratori. Ovunque però essi vengono rappresentati secondo un cliché che capovolge la realtà: quello dei «paesi ricchi» che sarebbero costretti a subire la crescente pressione migratoria dai «paesi poveri».

Si nasconde la causa di fondo: il sistema economico che nel mondo permette a una ristretta minoranza di accumulare ricchezza a spese della crescente maggioranza, impoverendola e provocando così l’emigrazione forzata.  Riguardo ai flussi migratori verso gli Stati uniti, è attualissimo ed emblematico il caso del Messico.

La sua produzione agricola è crollata quando, con il Nafta (l’accordo nordamericano di «libero» commercio), Usa e Canada hanno inondato il mercato messicano con prodotti agricoli a basso prezzo grazie alle proprie sovvenzioni statali.

Milioni di contadini sono rimasti senza lavoro, ingrossando il bacino di manodopera reclutata nelle maquiladoras: migliaia di stabilimenti industriali lungo la linea di confine in territorio messicano, posseduti o controllati per lo più da società statunitensi, nei quali i salari sono molto bassi e i diritti sindacali inesistenti.

In un paese in cui circa la metà della popolazione vive in povertà, è aumentata la massa di coloro che cercano di entrare negli Stati uniti. Da qui il Muro lungo il confine col Messico, iniziato dal presidente democratico Bill Clinton quando nel 1994 è entrato in vigore il Nafta, proseguito dal repubblicano George W. Bush, rafforzato dal democratico Obama, lo stesso che il repubblicano Trump vorrebbe ora completare su tutti i 3000 km di confine.

Riguardo ai flussi migratori verso l’Europa, è emblematico il caso dell’Africa.
Essa è ricchissima di materie prime: oro, platino, diamanti, uranio, coltan, rame, petrolio, gas naturale, legname pregiato, cacao, caffè e molte altre.

Queste risorse, sfruttate dal vecchio colonialismo europeo con metodi di tipo schiavistico, vengono oggi sfruttate dal neocolonialismo europeo facendo leva su élite africane al potere, manodopera locale a basso costo e controllo dei mercati interni e internazionali. Oltre cento compagnie quotate alla Borsa di Londra, britanniche e altre, sfruttano in 37 paesi dell’Africa subsahariana risorse minerarie del valore di oltre 1000 miliardi di dollari.

La Francia controlla il sistema monetario di 14 ex colonie africane attraverso il Franco CFA (in origine acronimo di «Colonie Francesi d’Africa», riciclato in «Comunità Finanziaria Africana»): per mantenere la parità con l’euro, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese metà delle loro riserve valutarie.

Lo Stato libico, che voleva creare una moneta africana autonoma, è stato demolito con la guerra nel 2011. In Costa d’Avorio (area CFA), società francesi controllano il grosso della commercializzazione del cacao, di cui il paese è primo produttore mondiale: ai piccoli coltivatori resta appena il 5% del valore del prodotto finale, tanto che la maggior parte vive in povertà.

Questi sono solo alcuni esempi dello sfruttamento neocoloniale del continente.
L’Africa, presentata come dipendente dall’aiuto estero, fornisce all’estero un pagamento netto annuo di circa 58 miliardi di dollari.
Le conseguenze sociali sono devastanti.

Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni, circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema.
La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi di un sistema economico e sociale insostenibile.

Manlio Dinucci
da Il Manifesto 26.06.2018

RAZZISMO: una santa collera!

L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro paese.

Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamente Salvini, segretario della Lega e oggi Ministro degli Interni nel nuovo governo giallo-verde. (Non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Bannon, ex-consigliere di Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!).

E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. “E’ finita la pacchia dei migranti”, “i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare”, “ nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani”, “siamo sotto attacco e chiediamo alla NATO di difendersi dai migranti e terroristi,l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa.

Pesante l’attacco contro la Tunisia come paese “esportatore di galeotti.
La politica leghista vuole creare “più centri di espulsione” per sbarazzarsi di 500.000 irregolari rimandandoli ai loro paesi.

Pesanti le parole del Ministro degli Interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: “E’ lo zero!
Altrettanto dura la politica del Ministro degli Interni contro i Rom: vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel “contratto” di governo :”l’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale.

Siamo alle Leggi speciali per i Rom?

 

Inoltre egli promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza fissa dimora, dei poveri, degli ultimi.

E il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave “Acquarius”, che portava oltre 600 migranti, di attraccare ai porti italiani.

Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”.

E’ ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i Cinque Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e di Marine Le Pen e del gruppo di Visegrad.

Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni , la realpolitik di Minniti e da un crescente razzismo degli italiani.

E’ un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, chiese, comunità cristiane.
Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro.

E’ mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù: ”Ero affamato….,ero assetato…, ero forestiero….e non mi avete accolto”?
Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione?

A che cosa servono i conventi o le case religiose se non ad accogliere coloro che la società opulenta non vuole?

Dovrebbe farci pensare che negli USA tante chiese e comunità cristiane si siano dichiarate “sanctuary”, luoghi di rifugio per coloro che Trump (altro razzista!) ha deciso di deportare ai loro paesi dove rischiano la vita!

Non è forse il momento in cui lanciare il “Sanctuary movement” anche in Italia per salvare tanti migranti da morte sicura?

E’ mai possibile che negli USA lo Stato della California si sia dichiarato “santuario” per gli irregolari che Trump vuole espellere e in Italia nessuna comunità cristiana ancora abbia fatto un tale passo?

Mi appello alla cittadinanza attiva di questo paese perché in fretta crei gli anticorpi per reagire al fascio-leghismo nostrano. E’ fondamentale imbroccare seriamente la strada della disobbedienza civile per tutte quelle leggi che disumanizzano i nostri fratelli e disumanizzano anche noi.

Una legge che degrada la personalità umana è ingiusta”- così scriveva dal carcere di Birmingham, Martin Luther King.

“I primi cristiani si rallegravano per essere considerati degni di soffrire per quello in cui credevano- scriveva sempre dal carcere Martin Luther King.

Allora la chiesa non era un semplice termometro che misurava le idee e i principi dell’opinione pubblica: era un termostato che trasformava il costume della società.

Quando i primi cristiani entravano in una città, le autorità si allarmavano e subito cercavano di imprigionare i cristiani perché “disturbavano l’ordine pubblico” ed erano “agitatori venuti da fuori”. Ma i cristiani non cedettero, chiamati ad obbedire a Dio e non agli uomini”.

E’ questo lo spirito che deve ritornare ad animare le comunità cristiane per poter sconfiggere, insieme a tanti uomini di buona volontà, l’onda nera del razzismo e xenofobia che ci sta travolgendo.

Dobbiamo farlo insieme, credenti e laici, memori di quanto afferma il danese Kaj Munk, pastore luterano anti-nazista, ucciso come un cane nel 1944: “Quello che a noi manca è una Santa collera!

Alex Zanotelli
Napoli,15 giugno 2018

Un colonialismo senza fine … senza vita

Il colonialismo è una terrorizzante prigionia che non concede spazio alla vita.

La Palestina ha da sempre rappresentato e tutt’ora rappresenta l’emblema, l’intreccio e le modalità di sviluppo del sistema coloniale e imperiale.

Un popolo oppresso che da oltre 70 anni è ricondotto in spazi sempre più ristretti come in un Hot Spot, costretto a subire limitazioni, violenze, privato dei diritti e delle libertà.

Queste modalità oppressive e costrittive sono rintracciabili in molte parti del mondo dove il contesto coloniale globale è finanziato dalle grandi potenze industriali e finanziarie.

Il dramma è la grande sofferenza dei popoli che spesso non hanno la forza di ribellarsi e quando, come il popolo palestinese, reagisce e combatte, la loro vita è un martirio.

Questi gli ultimi aggiornamenti, che muovono affiancati a quel vergognoso piano con gli alleati arabi oltre Israele, che Trump chiama “l’affare del secolo“.

Di seguito una statistica dettagliata rilasciata dal Ministero Salute Gaza relativa alle azioni dell’esercito di occupazione israeliano contro i partecipanti pacifici alla marcia del grande ritorno dal 30/3/2018.

Il numero totale di martiri  
  • 134 tra cui 15 bambini di età inferiore ai 18 anni e 1 donna;
  • 811 feriti da pallottole e gas lacrimigeni.         
    Di questi  6.836 sono stati trattati  nelle tendopoli sanitarie allestite sul campo e 7.975 sono stati curati negli ospedali.
Infortunati
  • 2525 bambini
  • 1158 donne
Gravità delle lesioni
  • 366 serie
  • 3746 medie
  • 10699 minore                                                                             
Tra le lesioni che hanno raggiunto gli ospedali
  • 3947 proiettili
  • 427 pallottole metallico gommato
  • 2135 per gravi sintomi di soffocamento
Parti del corpo ferite
  • 560 testa e collo 
  • 330 petto e schiena
  • 361 nell’addome e nella pelvi
  • 1324 arti superiori
  • 5400 arti  inferiori
Casi di amputazione
  • 54 amputazioni di cui

            47 arti inferiori
            7 arti superiori

Target  diretto ai team medici
  • 2 martiri (medico e paramedico)
  • 229 feriti tra proiettili e soffocamento del gas
  • 39 ambulanze sono state parzialmente danneggiate
Target diretto ai giornalisti
  • 2 martiri
  • 170 feriti da proiettili o per causa soffocamento                                                             
DICIAMO BASTA AI CRIMINI ISRAELIANI
DICIAMO BASTA ALLE COLONIZZAZIONI
PER IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE

 

Per un giorno profugo

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale dei Profughi proclamata dalle Nazioni Unite.

Vedi – SCHEDA – Rapporto Unhcr.

Il riconoscimento del profugo (o rifugiato) come categoria protetta, nasce con la Convenzione di Ginevra del 1951. Obbliga la persona a rispettare le leggi del paese ospitante e, nel contempo, le sono riconosciuti importanti diritti: in Italia, ad esempio, il divieto di essere rimpatriato; l’accesso al lavoro; al Servizio Sanitario Nazionale; all’assistenza sociale ed, infine, la possibilità di acquisire la cittadinanza dopo 5 anni di stabile residenza in Italia. 

Così la Costituzione Italiana all’art. 10: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». 

Un’espressione di grande umanità solidale.

Tuttavia la specie politica misconosce e tende a negare le principali cause che generano profughi e sfollati: le guerre, i regimi totalitari creati a sostenere il grande sfruttamento, se non le rapine delle ricchezze e di cibo che abbiamo nelle nostre case.

Oggi, il Ministro Salvini e le politiche di governo agiscono sul “migrante” con il gusto razzista della violenza, della delinquenza, della paura, se non del terrore, per “giustificare” il dissesto delle relazioni sociali e umane, della precarietà diffusa, delle povertà crescenti a prescindere.

Politiche del disprezzo della dignità e dell’esistenza delle persone che mettono in gioco il proprio corpo per una speranza di vita.

Politiche che per una ipotetica sicurezza impongono restrizioni alle libertà per un “potere forte” dal marchio fascista.

Per un giorno profugo – prova dell’indicibile

Un giorno come profugo per scoprire la libertà di essere altro.

Profugo dai processi omologanti di sistema;
profugo dai soprusi delle politiche incoerenti;
profugo da una cittadinanza mai determinata; ….

Libero dall’arroganza di potere;
libero dal ricatto accusatorio;
libero dalla precarietà frustrante; ….

Servono poche cose:

  • la serenità della propria consapevolezza a voler essere altro: straniero;
  • la volontà a ricercare la diversità necessaria che si accomuna al progetto;
  • la libertà all’accoglienza, senza esclusività.

     Universali nel diritto alla Vita.

Referendum per l’acqua bene comune … se 7 anni vi sembran pochi!

Nel giugno 2011 abbiamo votato e vinto il referendum per l’acqua bene comune, bloccando le privatizzazioni ed eliminando il profitto.

Da allora sono cambiati tanti governi e tutti hanno ignorato e contraddetto la volontà popolare favorendo di nuovo la privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, reinserendo in tariffa il profitto garantito ai gestori e promuovendo fusioni e aggregazioni con le 4 mega-multiutility A2A, Iren, Hera e Acea.

Inoltre, la crisi idrica, aggravata dal surriscaldamento globale e dai relativi cambiamenti climatici, ha fatto emergere le responsabilità di una gestione privata che risparmia sugli investimenti infrastrutturali per massimizzare i profitti.

Ribadiamo che oggi più di ieri è necessaria una radicale inversione di tendenza ed è sempre più importante riaffermare il valore paradigmatico dell’acqua come bene comune, ribadendo che: l’acqua è un diritto umano universale e fondamentale ed è la risorsa fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi; l’acqua è un obiettivo strategico mondiale di scontro con il sistema capitalistico-finanziario; la gestione partecipativa delle comunità locali è un modello sociale alternativo; è necessario giungere ad un sistema di finanziamento basato sulla fiscalità generale e su un meccanismo tariffario equo, non volto al profitto e che garantisca gli investimenti.

Intendiamo anche denunciare come oggi la privatizzazione dell’acqua passa attraverso processi più subdoli come le fusioni tra aziende e i pericolosi meccanismi tariffari predisposti da ARERA, la quale ha dimostrato di non tutelare né il servizio idrico né gli utenti, ma solo gli interessi delle aziende che dovrebbe controllare. Per cui ne chiediamo lo scioglimento e il ritorno delle sue competenze sul servizio idrico integrato al Ministero dell’Ambiente.

In occasione del 7° anniversario del referendum, forti di quella straordinaria partecipazione democratica rilanciamo il nostro impegno e la nostra mobilitazione, sfidando il nuovo governo M5S-Lega appena insediato a dare realmente attuazione all’esito referendario e a superare con iniziative legislative concrete la parte del “Contratto” relativa all’acqua in quanto del tutto insufficiente e inadeguata.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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Rete Europea Acqua: proposta pressione Min. Ambiente su inserimento diritto acqua in Direttiva Acque Potabili

E’ in fase di revisione la Direttiva Europea sull’Acqua Potabile (Drinking Water Directive). 
David, coordinatore della Rete Europea per l’Acqua, ci segnala che il prossimo 25 giugno si riuniranno i Ministri dell’Ambiente per discutere le proposte di modifica avanzate dalla Commissione. 

Al seguente link la relativa documentazione.

Tali proposte includono, seppur parzialmente, alcune delle richieste dell’ICE “L’acqua è un diritto umano“.

Infatti, all’articolo 13 si prevede il miglioramento dell’accesso all’acqua e la promozione dell’uso dell’acqua potabile attraverso misure come la valutazione della percentuale di popolazione priva di accesso all’acqua potabile e incoraggiando l’uso dell’acqua del rubinetto in edifici pubblici, ristoranti e strade.

L’articolo include anche la necessità di prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’accesso all’acqua potabile per le categorie più vulnerabili e marginalizzate.

Seppur la proposta della Commissione è ben lontano dall’essere perfetta, la Rete Europea propone di attivarsi nei confronti del proprio Ministro dell’Ambiente, inviando la lettera (Acqua diritto umano), al fine di mantenere l’art. 13 in quanto costituisce un primo passaggio nella giusta direzione.

Al momento gran parte degli stati membri, a parte la Grecia, hanno manifestato la volontà di voler cancellare tale articolo poiché evidentemente “scomodo”.

Ritengo che anche noi dovremo fare la nostra parte avviando un’azione di pressione sul Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Soumaila Sacko … uno di noi!

Non sappiamo in quali statistiche istituzionali – sicuramente in nessuna – verrà conteggiato Sacko Soumalia ucciso per mano di un razzismo feroce sollecitato dalla propaganda violenta del ministro degli interni Salvini e dalla compagine governativa, che a fronte della gravità del fatto, ha “pensato” tre lunghi giorni prima di dire parole su quanto accaduto.

Quella del razzismo conclamato trascina dietro di sé una lunga catena di violenze omicide e di atteggiamenti omofobi che stanno insanguinando la dignità e il diritto umano.

Una violenza razzista che crea diritti perversi a “garanzia” di un infame sfruttamento dentro le case e nei campi dove con lavoro forzato vengono calpestate, offese le vite delle persone.

Non basta l’intelligenza delle persone a frenare il dilagare del razzismo e della xenofobia. Questi mali perversi, nelle forme più mascherate, agitano gli animi e gli atteggiamenti di un sempre maggior numero di persone convinte da una insulsa, feroce quanto falsa propaganda della destra politica e non solo.

Occorre cogliere nelle trasformazioni culturali e nelle indifferenze benpensanti il principio e la prospettiva di un cambiamento che si rende politico nella partecipazione e nella lotta. 

Per questo sabato 9 giugno a Milano abbiamo partecipato alla manifestazione contro il razzismo che ancora una volta ha ucciso un giovane migrante del Mali, Soumaila Sacko, il 2 giugno a San Ferdinando, in Calabria.

Vedi le foto

Noi siamo con tutte le persone che hanno la forza e la volontà del cambiamento.

Siamo con i migranti che dopo aver lasciato la loro famiglia, la casa, gli amici, hanno attraversato i deserti, hanno superato le angherie delle polizie, hanno attraversato il mare con buone probabilità di lasciarci la pelle, ora vivono in un campo profughi o lavorano di nascosto nei campi della Calabria o della Puglia, schiavizzati dai padroni.

Noi siamo con le persone che si ribellano alla precarietà delle condizioni di vita, che lottano per i diritti, contro l’omologazione del sistema.

La Festa della Repubblica – 2 giugno 2018

La Festa della Repubblica è la festa della Costituzione Italiana che nei suoi principi proclama diritti fondamentali per l’uomo:

  1. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art.1)
  2. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11).
  3. “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.(art.10)

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  1. Eppure, da gennaio ad oggi, in Italia i morti sul lavoro sono stati oltre 260 (che si aggiungono alle 1029 del 2017 – alle oltre 13.000 negli ultimi 10 anni). Tra gennaio e dicembre 2017 sono state presentate 635.433 denunce di infortuni sul lavoro).
    Sembra incredibile, ma nel nuovo Contratto di Governo non c’è traccia su questa strage di lavoratori.

  2. Sono oltre 25 i miliardi di euro in spese militari (in costante crescita). In nome di una dichiarata “difesa” della “sicurezza” si spendono 70 milioni di euro al giorno.
    Le neo ministra della Difesa Elisabetta Trenta: “investire nel personale e nella tecnologia per assicurare al paese forze armate più moderne e più capaci di fronteggiare le nuove minacce“. Lo stesso indirizzo è espresso anche nel Contratto di Governo. L’Italia continuerà ad armarsi per prepararsi a partecipare a interventi militari nei vari scenari internazionali.
    Nel contempo l’Italia continua ad essere tra i primi dieci esportatori di armamenti al mondo, che alimentano – direttamente e indirettamente – le decine di conflitti armati che dilagano sul pianeta: dall’Iraq alla Siria, dalla Palestina al Congo; anche contravvenendo alla legge 185/90 che vieta il commercio di armi nei confronti di dittature e Paesi in guerra, come per esempio l’Arabia Saudita che continua a bombardare lo Yemen con bombe italiane prodotte in Sardegna.
  3. Di stampo decisamente razzista è la prima dichiarazione del Governo del Cambiamento che si pone in antitesi alla solidarietà e all’accoglienza dichiarata in Costituzione (art.10): Salvini: “‘A casa loro’ sarà la priorità: troppi 5 miliardi per profughi” …. non è questione di troppo o poco – è una voce di spesa che NON DEVE ESISTERE.

La Festa della Repubblica è una festa per il diritto umani, per la riconversione sociale delle spese militari, la riconversione civile dell’industria bellica, per un impegno ad attivare canali umanitari per le persone che fuggono dalle guerra, dalle miserie e da regimi dittatoriali, per promuovere progetti di solidarietà accogliente.

Ossia la costruzione di politiche attive secondo la Costituzione.