Category Archives: SpazioDonne

Fermiamo il virus della violenza, chiediamo aiuto.

La violenza non si ferma con  il Covid 19, anzi.

E’ un fenomeno strutturale nella nostra società patriarcale, attraversa tutte le classi sociali e in questo momento è un’emergenza nell’emergenza.

Antonio Guterres, segretario generale ONU, ha lanciato in questi giorni un appello ai governi affinché rendano la prevenzione e la riparazione della violenza contro le donne una parte fondamentale dei loro piani di risposta al Covid 19.  Ha dichiarato che si è registrato “un terrificante aumento globale della violenza domestica” connessa al lockdown.

La rete D.i.re (Donne in rete) contro la violenza, denuncia un aumento del 75% delle richieste di aiuto, di cui solo il 28% richieste di primo supporto, contro il 78% dei periodi “normali”, dato che rivela le difficoltà di questo periodo.

”A fronte di questi dati drammatici, nessuna risorsa è ancora arrivata ai Centri Antiviolenza e alle associazioni che li gestiscono. Nonostante siano state richieste risorse straordinarie e le necessarie protezioni per gestire l’emergenza, nessun fondo è ancora arrivato. I tre milioni annunciati, e non ancora arrivati, con il Cura Italia sono irrisori rispetto ai bisogni dei Centri. Nessun intervento è previsto per affrontare la prossima fase di apertura e ora che si sta avvicinando il momento della riapertura del Paese nessun intervento è stato previsto per affrontare la situazione mentre le richieste di supporto potrebbero aumentare ancora, come è già successo in Cina. Il governo deve assolutamente cambiare strategia”.

Nella nostra città, nei primi giorni di ritiro in casa, il Cadmi (Casa Accoglienza Donne Maltrattate di Milano) ha registrato una vistosa diminuzione delle richieste di aiuto e questo ha indotto le operatrici a iniziare una campagna informativa nei confronti delle possibili utenti suggerendo indicazioni di tempi e modi per essere contattate.

La rassicurazione ha prodotto effetti e nel giro di pochi giorni le domande di aiuto sono riprese sia da parte di donne “nuove” che di quelle già seguite.

Il numero telefonico 02.55015519 e il sito www.cadmi.org sono a disposizione in qualsiasi momento per prestare attenzione alle richieste di aiuto in forma assolutamente anonima.

L’anonimato è la condizione che il Cadmi rivendica anche nei confronti delle amministrazioni locali che vorrebbero tracciare le donne che chiedono aiuto.

Oltre all’ascolto, le operatrici della Casa, persone formate a questo scopo, accompagnano le donne in percorsi di uscita dalle situazioni di violenza con progetti di vita e lavorativi.

Le donne a rischio violenza possono anche contattare il 1522, che fa capo alla Rete antiviolenza, sempre attivo, che può indirizzare verso il centro antiviolenza più comodo.

Vedi: Volantino_Violenza

Il sito www.direcontrolaviolenza.itDonne in rete contro la violenza” è a disposizione.

Il sito www.reteantiviolenzamilano.it è una Rete di 14 organizzazioni per aiutare, sostenere e supportare tutte le donne di Milano.

8 MARZO è tutto l’anno!

Il 5 febbraio 2020, presso la Casa delle Associazioni del Municipio 7 di piazza Stovani, è iniziata l’attività di “Uno spazio tutto per noi……” (Vedi: Allegato in diverse lingue), rivolta a tutte le donne della zona, ogni mercoledì dalle ore 9 alle 11.

L’iniziativa è organizzata dal gruppo “DONNE PER I DIRITTI“, composto da:

  • ADMI (Associazione Donne Musulmane d’Italia): Amina Salah e EL KHALILI Soumya;
  • Associazione Speranze Scouts Italy Musulmani: Mariam Frezzini;
  • Associazione “Dimensioni Diverse “Spazio Donna”: Rosanna Meazza;
  • Simona Sforza, attivista per i “Diritti delle donne”.

L’iniziativa è scaturita dall’analisi dei bisogni delle donne della zona, anche per dare spazio alla molteplicità di storie, culture ed esperienze di ciascuna.

Alle donne che fino ad ora hanno partecipato (alcune con al seguito il proprio figlio, figlia, nel passeggino o carrozzina) abbiamo fornito le seguenti risposte alle loro richieste:

  • opportunità di lavoro da svolgere nella propria abitazione;
  • un corso di disegno per bambini;
  • un corso di lingua italiana per il proprio figlio perché possa essere facilitato nell’accedere alla scuola pubblica dell’obbligo;
  • informazioni per l’iscrizione alla Scuola d’Infanzia, Nidi, che Simona supporta, eseguendo le procedure online direttamente via wi five con il proprio computer. In caso di necessità la Biblioteca ci permette di fare qualche fotocopia relativa a documenti da allegare;
  • iscrizione alla Biblioteca;
  • partecipazione a corsi per imparare l’uso del computer.

Ci teniamo a precisare che tutte le attività svolte, tutelano la privacy e la riservatezza dei dati personali.

Difficoltà rilevate:

  • La burocratizzazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative creano non pochi problemi alla popolazione, soprattutto per coloro che non sono di madrelingua italiana.
    Diventa difficile comprendere regole e procedure che spesso cambiano da un anno all’altro e che sono scritte spesso in un italiano “burocratese” e poco comprensibile.
    Andrebbero diffusi strumenti alternativi, in parallelo alle procedure informatiche.
  • Abbiamo altresì rilevato che spesso le pratiche amministrative, seppur gestite attraverso strumenti informatici, necessitano di mesi prima di essere perfezionate (vedi cambi di residenza), con impatti anche per quanto riguarda altre procedure es.: iscrizioni scolastiche.
  • Quindi occorre un allineamento e un perfezionamento del sistema, alfine di ridurre al minimo i disagi alla popolazione. Sarebbe opportuno trovare anche soluzioni che coinvolgano le segreterie didattiche delle scuole.
  • Occorre trovare formule di supporto gratuito per le pratiche amministrative, senza far ricadere sulla popolazione i costi e la fatica dell’espletamento delle stesse.
  • Le donne non possono lasciare passeggini all’entrata dell’anagrafe: se non sono aiutate, faticano a salire da sole per accedere al primo piano alla Casa delle Associazioni.
  • Abbiamo spiegato loro che, prima di accedere dalla piazza Stovani, devono suonare all’esterno il pulsante “PRIMO PIANO” a cui noi rispondiamo e le aiutiamo a salire con i passeggini.
    Questo è un problema che riguarda tutte le attività che sono svolte presso questo spazio, una vera e propria barriera architettonica che dovrebbe essere risolta per agevolare e garantire l’accesso a tutti.

L’attività di “Uno spazio tutto per noi” si svolge presso la Casa delle Associazioni e del Volontariato – P.za Stovani 3 – ogni mercoledì dalle ore 9 alle ore 11 nella sala grande al 1° Piano.

Ogni volta sul tavolo, predisponiamo materiale e volantini informativi riguardanti servizi o presidi territoriali che possono essere utili alle donne.

Per intrattenere i figli piccoli, mettiamo a disposizione fogli di carta e matite colorate ed uno sguardo attento da parte di tutte le donne presenti.

Femminicidi – BASTA!

Violenza sulle donne, una vittima ogni 15 minuti, 88 al giorno.
Carnefici italiani nel 74% dei casi

I dati della polizia. Nel report ‘Questo non è amore’ si legge: “Il 36% subisce maltrattamenti, il 27% stalking, il 9% violenza sessuale e il 16% percosse”

Un reato ogni 15 minuti. Ogni quarto d’ora, in Italia, una donna è vittima di violenza. Ottantotto donne al giorno subiscono maltrattamenti, abusi sessuali, vengono picchiate. Sono i dati agghiaccianti della polizia di Stato, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel rapporto si legge: “In Italia le donne vittime di violenza sono 88 al giorno, circa una ogni 15 minuti. Il 36% subisce maltrattamenti, il 27% stalking, il 9% violenza sessuale e il 16% percosse”.

Il report, intitolato “Questo non è amore” e presentato oggi, prende come esempio il mese di marzo di quest’anno.

Le vittime della violenza di genere sono italiane nell′80,2% dei casi, e gli autori sono italiani nel 74% dei casi. E l′82% delle volte chi fa violenza su una donna non deve introdursi con violenza nell’abitazione, ha le chiavi di casa o lei gli si apre la porta. È infatti quasi sempre il compagno o un conoscente.

Il fenomeno della violenza contro le donne, comunque, nel biennio 2018-2019 appare in diminuzione: “Calano del 16,7% le violenze sessuali (nel 2017 erano in aumento del 14 %), -2,9% i maltrattamenti in famiglia, -12,2% gli atti persecutori. Rispetto al 2018, nel periodo gennaio-agosto 2019 diminuisce del 4% il numero di vittime di sesso femminile sul totale degli omicidi, si passa infatti dal 38% al 34%”.

 E la Silp Cgil, sindacato dei poliziotti, ha lanciato una campagna contro la violenza sulle donne. “Insieme per non essere più sole” è il titolo dell’iniziativa. 

Una rete di professioniste e professionisti, soprattutto di persone, dalla poliziotta alla medica, dalla volontaria del centro antiviolenza all’assistente sociale, dalla sindacalista all’avvocata, che fanno rete e insieme possono aiutare le donne vittime di violenza: “Se il lavoro di prevenzione deve e può incentrarsi su un percorso culturale di consapevolezza e decostruzione del patriarcato – si legge in una nota della segreteria nazionale Silp Cgil – per le donne vittime del ciclo di violenza è necessario e vitale il riconoscimento di quanto stiano vivendo. Essere credute, ascoltate, accolte e accompagnate in un cammino difficile di liberazione, accettazione e superamento del trauma. Potendo contare su una rete di professioniste e professionisti in comunicazione. Vasi comunicanti di buone prassi, conoscenze e competenza al fine di assicurare un senso di protezione, non solo percepito”. 

Ricordando le parole della psicologa Chiara Volpato sulla struttura sociale patriarcale che “riserva ancora agli uomini l’autorità e il prestigio necessari per dominare la vita della comunità” e non dimenticando le parole del sociologo Pierre Bourdieu il quale affermava che “la forza dell’ordine maschile si misura dal fatto che non deve giustificarsi, la visione androcentrica si impone in quanto neutra e non ha bisogno di enunciarsi in discorsi mirati a legittimarla”, il Silp Cgil aderisce e promuove nell’ambito della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne una campagna di sensibilizzazione rivolta non solo alle donne in generale, ma anche alle lavoratrici e ai lavoratori in divisa affinché acquisiscano sempre maggiore consapevolezza del proprio fondamentale ruolo.

HuffPost

22/11/2019

Il 25 novembre con le donne kurde

La confederazione Kongreya Star invita a dedicare la giornata contro la violenza sulle donne del 25 Novembre alle donne del Rojava.
L’aggressione turca nella Siria del nord ha tra i primissimi obiettivi proprio il tentativo di piegare l’insopportabile resistenza delle donne kurde, una resistenza che dimostra, tra le altre cose, come i concetti di liberazione debbano essere separati da espressioni culturali strettamente vincolate al patriarcato come il nazionalismo. Il 25 novembre si ricorda l’uccisione delle sorelle Mirabal, uccise a bastonate quasi 60 anni fa dalla dittatura fascista del generale Trujillo nella Repubblica Dominicana. Amara Renas, Hevrîn Xalef e Dayê Aqîde, donne kurde assassinate con la stessa ferocia nell’ottobre scorso, sono diventate oggi simboli di straordinaria importanza nella lotta contro la violenza patriarcale

Soprattutto le donne sono obiettivo privilegiato di attacco nell’invasione della Turchia in Siria del nord. La confederazione di donne Kongreya Star invita a dedicare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne del 25 novembre alle donne del Rojava in lotta.

Dal Rojava la confederazione di donne Kongreya Star chiama “tutte le donne combattive e alla ricerca della libertà” a onorare la lotta delle donne in Siria del nord e dell’est:

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal furono assassinate sotto la tirannica dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana. La dittatura aveva dichiarato nemiche le sorelle impegnate e le aveva subdolamente assassinate. La resistenza e la morte delle sorelle rafforzarono la lotta della popolazione contro la dittatura fascista. Sei mesi dopo il loro assassinio attraverso la forza organizzata della popolazione fu possibile superare la dittatura. Oggi le sorelle Mirabal sono ancora una delle più grandi fonti di speranza per la lotta e l’organizzazione delle donne in tutto il mondo contro il fascismo, le dittature e la violenza patriarcale organizzata.

Guerra delle potenze egemoniche contro le donne

Attualmente le potenze egemoniche mondiali hanno trasformato la nostra regione in uno scenario di guerra. In particolare le donne sono bersagli della violenza organizzata, dei brutali e continui attacchi. Lo Stato turco il 9 ottobre 2019 ha iniziato la sua operazione di occupazione e genocidio contro la regione contro la popolazione della Siria del nord e dell‘est: dall’uso di armi chimiche vietate fino alla tortura, agli attentati organizzati e agli stupri, all’espulsione ai massacri, in particolare le donne e i bambini sono esposti a forme diversificate di violenza. Il Rojava e la Siria del nord e dell’est oggi sono confrontate con i più grandi attacchi ecologici, politici, sociali, economici, demografici e culturali nella storia.

Ci troviamo di fronte alla dittatura fascista di Erdogan delle sue bande di assassini esercitano in modo organizzato e sistematico violenza e dominio patriarcale. La violenza è uno strumento costante che viene usato per annientare la rivoluzione delle donne in Rojava. Le donne negli scorsi anni si sono difese da questi attacchi brutali con la loro forza organizzata e lo fanno anche oggi. Donne che resistono in tutti gli ambiti, allo stesso tempo sono una forza guida nella costruzione di una società democratica e libera.

Havrin Khalaf: Torturata e giustiziata

Il 12 ottobre 2019 la segretaria generale del Partito per il Futuro della Siria, Hevrîn Xalef [Havrin Khalaf], è stata giustiziata insieme a altre otto persone. Perfino il suo cadavere è stato brutalmente torturato. Hevrîn Xelef era un’avanguardia nella rivoluzione delle donne nell’ambito della politica. Nella città di Raqqa, che l’ISIS avrebbe voluto nominare capitale del suo regno del terrore, ha lottato per l’unità democratica tra i popoli e una pace dignitosa. Con l’assassinio di Hevrîn Xalef, allo stesso tempo, è stato preso di mira il modello del movimento delle donne curde di nuove forme della vita e della politica basate sulla rappresentanza alla pari e la co-presidenza di donne e uomini.

Dayê Aqîde: Uccisa in un bombardamento turco

Il 14 ottobre Dayê Aqîde come componente del consiglio per la parità delle donne si era avviata verso Serêkaniyê [Ras al-Ain] per difendere lì la sua terra dall’invasione turca come scudo umano. Ha perso la vita quando il convoglio civile è stato bombardato da aerei da guerra turchi. L’attacco contro Dayê Aqîde rappresenta un attacco al legame e all’amore delle donne per il loro Paese e la loro terra.

Amara Renas: Vilipendio del suo cadavere

Come in passato, anche oggi le Unità di Difesa delle Donne YPJ oppongono una ferma resistenza contro gli attacchi del fascismo turco che si è alleato con l’ISIS. La combattente YPJ Amara Renas ha seguito le migliaia di sue compagne che in precedenza avevano sconfitto l’ISIS a Kobanê. Il 21 ottobre ha perso la vita combattendo con le bande assassine di l’ISIS alleate con il fascismo di Erdogan e dell‘AKP. Il corpo senza vita della combattente YPJ Amara è stato sfregiato da queste bande e grazie al coraggio delle donne combattenti sono poi state sconfitte. Questo rappresenta un attacco alla forza organizzata di autodifesa delle donne. Amara Renas, Hevrîn Xalef e Dayê Aqîde sono diventate nuovi simboli della lotta contro la violenza sistematica, patriarcale.

25 novembre: Onorare la lotta di donne coraggiose

Su questa base noi come Kongreya Star dedichiamo le nostre azioni di quest’anno per la lotta contro la violenza contro le donne tra il 25 novembre e il 10 dicembre alle nostre amiche Amara Renas, Hevrîn Xalef e Dayê Aqîde. Invitiamo tutte le donne del mondo a onorare nell’ambito delle loro iniziative per il 25 novembre la lotta di queste tre donne che hanno proseguito la lotta delle sorelle Mirabal nella realtà odierna. Questo significa che nel ricordo di queste tre coraggiose donne rafforzeremo la nostra lotta contro la dittatura di Erdogan e tutte le altre dittature fino al loro crollo.

Il 25 novembre ha acquisito il suo significato attraverso la lotta comune delle organizzazioni delle donne, dei movimenti femministi e delle donne amanti della libertà. Invitiamo voi, così come le donne, accademiche e artiste che fin dall’inizio della guerra di occupazione dell’esercito turco il 9 ottobre insieme a noi hanno opposto resistenza, a dare rilievo alla coraggiosa lotta di Amara Renas, Hevrîn Xalef e Dayê Aqîde nelle iniziative di quest‘anno.

Salutiamo tutte le donne in lotta e amanti della libertà con lo spirito della resistenza delle sorelle Mirabal e la determinazione di Hevrîn e delle sue compagne.

Fonte: ANF

Siate fiere di essere donne

Un messaggio per giovani donne. E per chi cerca strade e linguaggi diversi con cui creare ogni giorno mondi nuovi

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Figlie mie, siate fiere delle continue domande per cui pretendete una risposta. Del rosa. Dei nomi al femminile. Di rompere i silenzi.

Siate fiere dei No che pronunciate e della solitudine che produrrà. Del mal di stomaco quando subite un’ingiustizia. Di non essere ciò che gli altri e aspettano da voi.

Siate fiere dei dubbi. Delle risa. Delle lingue taglienti. Del pozzo in cui spesso cadete. Della famiglia che non vi basta. Dell’uguaglianza che cercate con ostinazione.

Siate fiere del corpo che portate. Della femminilità che desiderate. Del femminismo che difendete. Della gonna che tagliate.

Siate fiere del piacere che cercate. Del potere a cui aspirate. Del sommerso che fate riemergere. Quando pretendete un posto, un ruolo, una parità, ciò che gli uomini chiamano erroneamente concessioni.

Dell’aggressività che vi concedete. Della fragilità che mostrate. Di ciò che cercate.

Figlie mie, siate fiere del nome che portate. Del genere che vi appartiene. Dei viaggi che affrontate. Delle notti che attraversate.

Denunciate ogni atto sessista. Misogino. Di violenza. Lottate contro il patriarcato. Dipingetevi il volto e l’anima di coraggio. Mantenete lo sguardo alto, e che sia senza paura.

Siate fiere, figlie mie, fate in modo che l’oggi sia meglio di ieri. E ricordatevi che non siete sole. Altre donne, nel mondo, si muovono per voi, con voi.

Penny *

* Insegnante, scrittrice e madre di due ragazze adolescenti, tra le quali Ludovica, l’autrice del disegno. Questo il suo blog sosdonne.com. Nelle librerie il suo romanzo Il matrimonio di mia sorella.

Una casa per le donne nel Municipio 7

Il Municipio 7 ha detto di NO!

Il Gruppo “Donne per i Diritti” del Municipio 7 cogliendo la volontà del Sindaco di Milano di istituire in ogni Municipio un “Centro Milano Donna”, dopo aver raccolto firme e sollecitato il Municipio 7 a dare una risposta in merito ha ottenuto un netto rifiuto da parte della maggioranza.

Allegati:

Una casa tutta per noi

– Vol – Donne x i diritti

In premessa alla seduta del Consiglio del giorno 27-05-2019, gli interventi di due rappresentanti del Gruppo “Donne per i Diritti“: Amina e Simona.

A seguire una valutazione in merito alla discussione dei consiglieri intervenuti nel merito durante la seduta del Consiglio.

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Intervento di Amina Salah

Il gruppo Donne per i Diritti è nato per favorire l’aggregazione e la partecipazione attiva delle donne del Municipio 7, in difesa dei loro diritti. Il benessere e la qualità della vita delle donne hanno ricadute positive sull’intera comunità. In quest’ottica riteniamo funzionale e utile fare attività di informazione e diffondere consapevolezza sui servizi e supporti pubblici esistenti sul territorio, dai consultori ai centri antiviolenza e in merito a tutte le realtà che possono accompagnare le donne nel corso di tutta la loro vita, per rispondere alle loro esigenze e necessità in modo efficace. Come donne che vivono nel Municipio 7, abbiamo avvertito la mancanza di un luogo che favorisse l’incontro tra donne, in cui poter liberamente scambiare esperienze e trovare risposte alle varie problematiche che si incontrano nella vita, ad ogni età.

Abbiamo accolto con grande entusiasmo l’impegno di Daria Colombo, delegata del sindaco per le pari opportunità, al fine di istituire un Centro Milano Donna in ciascun municipio della città entro la fine del suo mandato. In alcuni municipi il Centro ha già visto la luce e in altri l’iter è già a buon punto.

Da tre anni come Donne per i Diritti seguiamo questo progetto: abbiamo organizzato varie assemblee pubbliche e incontri con le donne e le associazioni del Municipio, abbiamo incontrato la delegata Colombo e la sua collaboratrice, abbiamo avviato una raccolta firme a riguardo e costituito un Comitato spontaneo con l’obiettivo di seguire in modo più strutturato il percorso verso l’apertura di un Centro Milano Donna anche da noi. Il risultato degli incontri con le donne del nostro Municipio è confluito in un documento riassuntivo.

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Intervento di Simona Sforza

Ci auguriamo che attorno a questo progetto si creino le sinergie opportune per portarlo a buon fine, al più presto. In quest’alveo si pone la mozione che oggi verrà presentata, per spiegare le ragioni e l’utilità dell’apertura di tale luogo, che consentirebbe di avere un punto di riferimento stabile per le donne del municipio. Un investimento che va in aiuto e serve a tutta la cittadinanza, perché le donne possono essere un’opportunità di crescita e di emancipazione di tutto il nucleo familiare di appartenenza, un traino di inclusione e di cittadinanza attiva. Maggiore informazione e sostegno alle donne apportano benefici all’intera famiglia, con particolare attenzione alla cura dei figli. Soprattutto occorre che nessuna donna sia lasciata sola, ad affrontare situazioni nuove e complesse, difficili. Uscire dall’isolamento è fondamentale per scrivere un’altra storia e un altro finale. Non è considerare le donne “meno” capaci o “meno qualcosa”, ma partendo dall’esperienza concreta, dobbiamo comprendere quanto possa essere complesso affrontare certi “passaggi” di vita. Possiamo e dobbiamo comprendere che accompagnare questo percorso di piena emancipazione e consapevolezza è un dovere. Soprattutto perché il beneficio, ripetiamo, è diffuso e moltiplicatore di aspetti positivi per tutti.

Eventi come il tragico e inaccettabile infanticidio del bambino di due anni a San Siro, i dati sulla violenza contro le donne e sui minori, ci pongono di fronte alla necessità di dare risposte a situazioni di fragilità e di difficoltà, a soggetti vittime di abusi, risposte che devono arrivare nei tempi giusti e devono raggiungere in modo capillare le donne, intercettandone i bisogni. Non possiamo più continuare ad assistere a simili tragedie, che non sono fulmini a ciel sereno, ma sono atti annunciati, prevedibili, con violenze che si verificano ripetutamente nel tempo, ma che in molti fanno finta di non vedere, sottovalutandone la gravità fino all’irreparabile. Occorre evidentemente un maggiore ed efficace supporto in contesti in cui la violenza è pane quotidiano per donne e minori. Dobbiamo passare da vite in stato di abbandono per varie cause, a garantire loro un’opportunità, condizioni di vita diverse, che siano rispettose e tutelino i diritti umani fondamentali. Una responsabilità collettiva, a cui tutti dobbiamo sentirci chiamati a rispondere, dentro e fuori le istituzioni, i servizi e gli enti preposti, interrogandoci su cosa non ha funzionato e che va modificato per evitare simili tragedie.

Mehmed a Milano e Leonardo a Novara, due bimbi uccisi nei propri contesti familiari dovrebbero indurre a riflettere sul valore della genitorialità oggi, sulle problematiche di cui è investita: mettendo in grado i genitori di compiere pienamente e adeguatamente il proprio ruolo, attraverso un sostegno di operatori istituzionali, sociali e del terzo settore.

Vi chiedo di dedicare un minuto di silenzio per questi due bambini. (La Presidenza non ha accolto l’invito)

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RESOCONTO DELLA DISCUSSIONE

Seduta del Consiglio di Municipio 7 del 27/05/2019

Dopo il passaggio in commissione 4 la settimana scorsa, la mozione per il Centro Milano Donna è approdata in Consiglio. Federico Bottelli (PD) ha illustrato la mozione e sono stati chiariti ulteriormente gli scopi, il tipo di funzione e gli obiettivi del Centro Milano Donna, sulla base degli esempi del Municipio 8 e 6, offrendo una panoramica sulla progressione dell’iter in altri municipi. Un progetto che si inserisce in un’ottica di potenziamento dell’offerta pubblica di presidi territoriali, che vanno a favorire la partecipazione e l’inclusione della popolazione.

Il Centro Milano Donna è una priorità del sindaco, che attraverso la delegata per le pari opportunità, Daria Colombo, si sta realizzando in molti Municipi. Restano i problemi evidenziati già in altre occasioni riguardo a tematiche simili: la maggioranza municipale non solo è stata spesso latitante ai tavoli specifici organizzati in Comune, ma sembra non condividere questo approccio e la necessità di sfruttare questa occasione per valorizzare le realtà e le energie del territorio, aprendo uno spazio per le donne, che possa costituire un punto di riferimento. Nonostante i chiarimenti ripetuti, l’invito a parlarne in modo approfondito in commissione, le forze di maggioranza non appaiono disponibili a entrare nel merito e a collaborare. Uniche eccezioni Maietta e Colombo (che poi si è astenuto).

Non si tratta di un costo inutile e ridondante come sembra considerarlo la maggioranza, bensì un investimento che va in aiuto e a supporto di tutta la cittadinanza, perché le donne possono essere un’opportunità di crescita e di emancipazione di tutto il nucleo familiare di appartenenza, un traino di inclusione e di cittadinanza attiva. Maggiore informazione e sostegno alle donne apportano benefici all’intera famiglia, con particolare attenzione alla cura dei figli.

Qui di seguito i punti della mozione in cui si chiedeva alla Giunta:

  • Di esprimere una posizione a favore, netta e chiara sul tema delle Pari opportunità di genere.
  • Di intensificare la propria azione sul territorio, promuovendo iniziative ed eventi sul tema, mettendo in campo azioni positive, volte alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità, diffondendo consapevolezza su diritti e tutele, con un’attenzione specifica agli aspetti culturali, in modo da superare pregiudizi e discriminazioni di genere.
  • Di farsi carico e promuovere l’istituzione di un Centro Milano Donna nel nostro Municipio, come definito nelle premesse di questa Delibera.

Massimo Maietta del gruppo misto si è espresso favorevolmente rispetto alla mozione e al Centro Milano Donna.

Stessa posizione favorevole è stata espressa dal gruppo del M5S, che ha evidenziato l’opportunità di sostenere questa richiesta perché si tratta di una proposta con uno scopo sociale importante.

Emilio Maiandi (Forza Italia) presidente della commissione 4, già contrario in commissione (nel corso della quale aveva paventato il pericolo di creare un ritrovo per femministe, che avrebbero organizzato corsi per l’autosomministrazione della pillola abortiva. Aveva inoltre asserito: “perché non aprire un Centro Milano Uomo? Gli uomini non avrebbero pari diritto a un luogo simile?”), chiede di modificare la mozione rimuovendo ogni riferimento al Centro Milano Donna e parlando di generica promozione di politiche attive per la parità di genere. Per la serie non ci impegniamo su nulla di preciso, poi al massimo si organizzeranno i soliti convegni con il Centro di aiuto alla vita o l’attività sportiva fa bene alla salute delle donne.

Marco Bestetti (Forza Italia), presidente del Municipio 7, ha respinto la mozione perché ha rilevato delle “provocazioni presenti nel testo”, definendo la mozione “una manovra strumentale e ideologica per fare post su Facebook o qualche uscita su testate locali. Ci sono altri modi per promuovere politiche sulla parità di genere.” Quali possano essere li desumiamo dall’attività “fantasma” della maggioranza in tre anni su questi temi.

Norma Iannacone (Fratelli d’Italia) si è dichiarata in ogni caso contraria alla mozione, anche qualora fosse stata emendata come Maiandi suggeriva, perché “contiene dei termini sbagliati, non esistono i generi, ma un unico genere: l’homo sapiens. I generi sono un’invenzione”. Una posizione che rappresenta una delle tante modalità con le quali si negano e si occultano le discriminazioni e le forme di oppressione legate al genere. 

Entrambi, Bestetti e Iannacone, hanno sostenuto che di fatto i servizi per le donne ci sono già sul territorio, che esistono anche gli spazi (Cam e Casa delle Associazioni), spesso sottoutilizzati, non frequentati. Alle donne viene suggerito: “Se volete incontrarvi, potete utilizzare la Casa delle Associazioni”. Cosa che facciamo regolarmente da quando è stata aperta.

Iannacone ricorda i vecchi Centri Donna chiusi qualche anno fa (di cui era responsabile): non condivideva che le donne lavorassero a maglia, che si incontrassero per parlare, ci ha tenuto a rivendicare di aver introdotto il corso di autodifesa e di sopravvivenza in situazioni di catastrofi naturali. Occorre sgombrare il campo da ogni pregiudizio, in quanto i CMD già attivi in zona 8 e 6 stanno funzionando molto bene. Inoltre ciascun municipio poi plasmerà questo luogo sulla base delle esigenze ed energie del territorio.

Bottelli ha giustamente respinto la proposta di Maiandi, che chiedeva una profonda modifica dell’oggetto e dello scopo della mozione. Bottelli ha invitato tutti a parlare del CMD in modo approfondito attorno a un tavolo. Non è possibile stralciare proprio il cuore di una mozione in cui si chiede di prendere posizione su una specifica questione.

La mozione alla fine è stata respinta:

  • Presenti: 28
  • Favorevoli: 11
  • Contrari: 16
  • Astenuti: 1

Possiamo parlare di un clima di puro ostruzionismo.

Questo l’aggiornamento sull’accaduto. Non si tratta di un segnale incoraggiante, ma non dobbiamo demordere. Cercheremo di continuare a seguire l’iter dei CMD, collaborando il più possibile con Daria Colombo e la sua collaboratrice Laura Fezzi, al fine di riuscire a portare a buon fine questo progetto.

Rossana Rossanda – “perché il femminismo è una sfida ancora attuale”

L’intervento dell’intellettuale marxista pubblicato da L’Espresso: le sfide odierne, i nodi teorici e il movimento “Non una di meno”

Rossana Rossanda, tra le fondatrici del quotidiano il manifesto, non cessa di stupirci e ormai novantacinquenne continua a stimolarci, appassionarci, fare proposte. Domenica sull’Espresso è stato pubblicato un suo intervento, un “Manifesto per un nuovo femminismo”.

Un testo veloce, leggero, ma pregnante che pone al centro varie questioni a partire  “dalle sfide della maternità in una società che resta maschilista”.
Rossanda, marxista doc, torna in campo su un terreno che lei stessa definisce controverso, da quando era direttrice del quotidiano: «… in quella veste non ho goduto sempre della simpatia del movimento delle donne, che mi ha definito sovente “figura di potere”, invitandomi a mettermi in gioco cosa che, a dire il vero, credevo di aver fatto, ma – si vede non abbastanza …».

Ma il risultato è che, pur con qualche difficoltà in quanto prima di tutto marxista, anche Rossanda si definisce femminista ( «credo di esserlo» ) anche perché «non c’è battaglia delle donne che io non condivida, talvolta con qualche riserva. Non ne ho per esempio nei confronti del testo fatto circolare da “Non una di meno” per convocare uno sciopero generale l’ 8 marzo scorso».

In questa “distanza” e in questa “vicinanza” c’è tutta la grandezza di Rossanda. Almeno per me. Quando negli anni Novanta in Italia era egemone il “pensiero della differenza sessuale”, fu una sua intervista a confermarmi l’esistenza di nuovi orizzonti: la giornalista del manifesto non era d’accordo con la “differenza” e insisteva non tanto e solo sull’uguaglianza, ma sull’intreccio di conflitto di classe e conflitto di genere, intreccio che negli Usa – ben prima di noi – comprendeva anche la questione dell’antirazzismo come elemento fondante.

Nella sua posizione, che oggi sta tornando alla ribalta anche a livello internazionale, c’era e c’è la lezione del femminismo degli anni Settanta: l’inconscio e Freud, i ruoli, la critica alla visione binaria della sessualità, la messa in discussione del patriarcato come patto stretto anche con le donne.  
Siamo nel cuore dell’amicizia e il confronto con Lea Melandri che prosegue tutt’ora, la collaborazione con la rivista Lapis, gli scritti oggi raccolti nel libro Questo corpo che mi abita (edito da Bollati Boringhieri).

Temi ripresi nell’intervento pubblicato dall’Espresso che presenta due piani, entrambi importantissimi. Il piano più prettamente teorico e quello più prettamente politico. Il piano teorico, anche se in poche righe, fa chiarezza su cosa si intenda per società maschilista.

Non vuol dire che il maschio è cattivo per natura, che i maschi sono “tutti mafiosi”, che sono tutti carnefici, come purtroppo leggiamo sempre più spesso in una banalizzazione dell’analisi e dell’azione politica.

No, non è così. La cultura maschilista – chiarisce Rossanda – va intesa «nella sua accezione di “senso comune” di derivazione greca, romana e giudaica, ma si dovrebbe dire anche egizia o cretese, culture che hanno in comune la visione binaria della sessualità, sulla quale si innesta, il principio della famiglia patriarcale come “società naturale”, basata sulla divisione gerarchica tra maschio e femmina».

E sul patriarcato, la sua complessità, il suo radicamento nella società aggiunge: «Il potere mi sembra sempre la tentazione più pericolosa: in verità anche quello che definiamo potere patriarcale si fonda su un patto con le donne, che nella famiglia si accontentano di un sottopotere cui però tengono moltissimo, e che non rinunciano allo stesso modo ad esercitare».

Il link con gli anni 70 ci proietta nel futuro, con una capacità di indagare “il profondo” che va ritrovata, sfuggendo ad alcune “campagne” del presente spesso fondate sulla semplificazione.

La realtà è sempre più intricata, ma quanto più è complessa tanto più vale la pena provare a governarla.
È il caso delle questioni legate alla maternità e alla sessualità, cuore dell’intervento di Rossanda.
Dei diversi punti, mi preme mettere in risalto quello sulla gestazione per altri, volgarmente detta “utero in affitto”.
In poche righe, “il manifesto per un nuovo femminismo” pone le basi per una discussione seria. Scrive Rossanda: «Impedirla significa mettere un limite alla libertà della donna o dell’uomo che la vorrebbe, consentirla però comporta un pericolo permanente di mercificazione».

La prima preoccupazione è reale, se anche una parte del femminismo invoca divieti e lancia anatemi nei confronti di chi accede alla gestazione per altri; la seconda preoccupazione si può superare con una buona legge come è accaduto per esempio in Canada.

L’importante, al di là della singola questione e delle diverse posizioni, è che il femminismo – nato per costruire nuove soggettività fuori dalla maglie del patriarcato – faccia suo il suggerimento della fondatrice del manifesto, non rinunciando né alla complessità né alla libertà.

Da il dubbio 14-5-019

Vedi: Il manifesto per un nuovo femminismo

«Non Una di Meno»: “lotto marzo noi scioperiamo!”.

L’8 Marzo, in tante città in Italia e nel mondo, si sciopera e si manifesta per il recupero del vero significato di questa giornata che trae origine dalla battaglia contro lo sfruttamento e le molteplici discriminazioni verso le donne.

Il recupero del significato dell’8 Marzo è in atto da alcuni anni. Ricordiamo gli scioperi e le grandi manifestazioni che si sono tenute lo scorso anno in 70 paesi.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono la vita delle donne, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, … dentro e fuori i confini.

Le donne che attraversano il Mediterraneo combattono in prima linea contro continue e ripetute forme di violenza nelle società di partenza, di transito, e di potenziale arrivo.

Oggi la necessità di rafforzare le mobilitazioni serve per:

  • contrapporsi alla sempre più pesante crisi economica, che grava in particolare sulle donne che vengono private della loro indipendenza economica e costrette sempre di più tra le mura domestiche, per supplire alla costante riduzione del “Welfare state” ormai ridotto al lumicino;
  • contrapporsi alla diffusione della peggiore immondizia ideologica contro le donne, oscurantismo religioso e maschilista presente nel disegno di legge Pillon su separazione e affido, strumentalizzando i figli;
  • contrapporsi alla legge Salvini, che impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti, mentre legittima la violenza razzista;
  • reclamare la libertà di decidere delle nostre vite e sui nostri corpi, la libertà di muoverci, di autogestire le nostre relazioni al di fuori della famiglia tradizionale, per liberarci dal ricatto della precarietà.

Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà

noi scioperiamo!

Un tipo di violenza tipica della società basata sulla proprietà privata, in cui le donne vengono ancora considerate proprietà esclusiva degli uomini, spesso private della libertà di scelta.

Nonostante tutto questo sui media la notizia non c’è.
Anche per questo l’8 marzo scioperiamo!

Lo sciopero è un’occasione unica per affermare e praticare la liberazione di tutte le soggettività e affermare il diritto all’autodeterminazione sui propri corpi contro tutte le violenze, mentre riaffermiamo la volontà di imporre un cambio di sistema che disegni un altro modo di vivere sulla terra alternativo alla guerra, alle colonizzazioni, allo  sfruttamento della terra, dei territori e dei corpi umani e animali.

I’M A WOMAN – lotto Marzo si sciopera e si manifesta!

Verso l’8 Marzo

Una serata molto stimolante quella di venerdì 22 febbraio presso la Casa del Volontariato di Baggio organizzata in occasione della prossima “Giornata internazionale della donna“.

L’8 marzo è sempre una ricorrenza importante, come le altre che richiamano la Memoria sulla violenza alle donne e non solo.

L’assemblea è stata organizzata dal gruppo “Donne per i diritti” composto da ADMI (assoc. Donne Mussulmane d’Italia), dall’assoc. Dimensioni Diverse, dall’assoc. Speranze Scout Italy Musulmani, con la collaborazione della  Banca del tempo OraxOra” e del gruppo musicale “Ladies Singers“.

All’inizio della serata è stata richiamata l’attenzione al simbolo esposto “Posto occupato“: è un’iniziativa estesa in tutta Italia, il simbolo viene esposto durante le manifestazioni pubbliche, in ricordo delle donne vittime di femminicidio.

Quello che il gruppo “Donne per i Diritti“, ha voluto rappresentare, la forza e la bellezza della “diversità“, non solo di genere, attraverso la caratterizzazione di esperienze di donne straniere, che invece di pensare ad un processo di integrazione hanno cercato una propria specificità nell’essere parte e partecipi della vita sociale.

Un processo che le ha viste superare grandi difficoltà e stereotipi con la forza di chi sa volere e di valere in quanto persone.

Sono stati quattro racconti anche emozionanti che partivano da paesi, storie ed esperienze diverse e che oggi sono persone “vive” nello scambio solidale, oltre agli impegni familiari, nonostante le continue difficoltà che permangono in una società sempre più misogina e violenta.

Amina           dall’Algeria
Mariam         dalla Bolivia
Soumya        dal Marocco
Tasneem      dal Pakistan.

Quattro donne, quattro racconti di esperienze, solo apparentemente diverse, che meritano la nostra riconoscenza anche per essere state molto stimolanti a dover superare l’indifferenza e l’apatia generalizzata per un rinnovato impegno verso una società più accogliente ed esclusiva.

La serata ha avuto anche, seppur brevi, momenti di riflessione che hanno evidenziato elementi contrastanti in merito al processo di “inclusione” piuttosto che “integrazione” degli immigrati che vogliono vivere nel nostro paese.

L’incontro  è stato allietato dal gruppo musicale “Ladies Singers” che ha saputo coinvolgere nel canto i numerosi presenti che avevano a disposizione i testi delle canzoni.

Vedi foto

VOL_Donne x i diritti

 

Oltre la militanza. Il “partire da sé”

Il “partire da sé”, dunque anche dal proprio corpo, da più di trent’anni in tutto il mondo mette in crisi la politica tradizionale e l’idea di militanza, che sposta sempre l’interesse su un altro, dall’operaio al sud del mondo

Contro l’eterna ricerca di un “soggetto politico”, che nella “militanza” viene quasi sempre cercato fuori di sé, in un soggetto “altro”, così scrivevamo nella rivista L’erba voglio: “Se il soggetto fosse il sé, la persona?”.

Fin dai primi numeri, note redazionali definiscono quella che resterà nel tempo la “lezione dell’”Erba voglio”:

Noi non pretendiamo di essere il comitato centrale di nessun partito, e proprio per questo pensiamo di poter svolgere un lavoro politico serio…Purtroppo questa è stata la via percorsa da decine di avanguardie, che si sono puntualmente ritrovate, alla fine, a dividere lo spazio del ghetto… il ghetto della sinistra infelice battuto dal vento della rivoluzione lontana, e gelato nella propria impotenza”.

Si volevano tenere insieme “voci diverse in un insieme comune”, senza una cornice ideologica generale, ma secondo regole rintracciabili nel corso del lavoro.

Importante era la responsabilizzazione in prima persona, restare fedeli “alle proprie intime esigenze”, partire dall’interno della propria condizione, ripensare il legame sociale sulla base di una nuova materialità: una soggettività corporea.

Parlando della “zona d’ombra” in cui sono lasciate le donne, sia dalla storia ufficiale che dalle teorie rivoluzionarie, Luisa Muraro scriverà che questa “dislocazione” non dimostra un loro limite, ma l’inadeguatezza della politica rispetto alla complessità dell’esperienza.

La vita di un essere umano è più che il suo posto nella produzione; lo sappiamo per l’esperienza concreta, iscritta in noi dalle ore passate a giocare, a fare l’amore, a ricordare, a dimenticare… La separazione tra uomo e donna, il dominio di questo su quella, ha amputato l’essere umano della sua umanità… una vera e propria disumanizzazione (essere donna, come essere bambino o vecchio o malato è parte interna costitutiva della sua umanità), non inferiore, anche se diversa, di quella che comporta il lavoro sfruttato”.

Criticando la “militanza”, che sposta sempre l’interesse fuori di sé, su un soggetto ‘altro’ – il punto di vista operaio, il terzo mondo, ecc.-, un lettore si chiede: “se il soggetto fosse il sé, la persona?”. 

Il “partire da sé”, che mette in crisi radicalmente la politica tradizionale, e che non permette di cancellare il corpo, la sessualità, è ciò che più ha legato la rivista al movimento delle donne.

Lea Melandri

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