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<title>dBlog</title><link>http://www.dimensionidiverse.it/dblog/</link>
<description>dBlog</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[La strategia di Passera]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img vspace="3" hspace="5" align="left" src="/public/a_La-strategia-di-Passera.jpg" alt="" />Scrivere la strategia energetica di un Paese significa  volgere lo sguardo oltre l&rsquo;immediato, immaginare un futuro e proporre obiettivi  e misure per raggiungerlo. La miopia va evitata e va evitato l&rsquo;errore di  considerare i dettagli perdendo di vista il quadro d&rsquo;insieme.<br />   <br />   Il  vero obiettivo della SEN (Strategia Energetica Nazionale) deve essere quello di  indirizzarci verso un nuovo sistema dell&rsquo;energia che sia:</p>
<ul>
    <li>pi&ugrave; sicuro, </li>
    <li>meno inquinante, </li>
    <li>sopportabile dal pianeta e </li>
    <li>dai nostri redditi.</li>
</ul>
<p>Questo significa puntare sulla:</p>
<ul>
    <li>minor dipendenza possibile dalle fonti fossili  perch&eacute; saranno sempre pi&ugrave; costose, ci faranno dipendere sempre dall&rsquo;estero e  sono inquinanti.</li>
    <li>Maggior efficienza in tutti gli usi di energia  perch&eacute; cos&igrave; avremo bisogno di produrne meno e creeremo lavoro a un ricco  tessuto di imprese gi&agrave; presenti in Italia.</li>
    <li>Pi&ugrave; fonti rinnovabili perch&eacute; sono le uniche che  non importiamo, che ci daranno aria pi&ugrave; pulita e che possono creare pi&ugrave; posti  di lavoro.</li>
</ul>
<p>La  strategia di Passera non risponde a queste indicazioni, &egrave; uno sguardo  all&rsquo;indietro che non ispira futuro.<br />   Per  chi fosse interessato, l'articolo completo &egrave; disponibile su:<br />   <a href="http://www.martinbuber.eu/energia/newsletter/La%20strategia%20di%20Passera.pdf">http://www.martinbuber.eu/energia/newsletter/La%20strategia%20di%20Passera.pdf</a><br />   Una  analisi dei consumi italiani di fonti primarie (gas, carbone, petrolio) e di  elettricit&agrave; e di proposte per la SEN &egrave; disponibile a questo indirizzo: <a href="http://www.martinbuber.eu/energia/documenti/Quale%20strategia.pdf">http://www.martinbuber.eu/energia/documenti/Quale%20strategia.pdf</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3197]]></link>
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	<dc:date>2012-04-30T15:49:35+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Spese militari in Italia, il governo tecnico dà i numeri]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img vspace="3" hspace="5" align="left" src="/public/a_Spese-militari-in-It.jpg" alt="" />Nel  documento sui cento giorni del governo Monti si sostiene che la spesa per la  Difesa in Italia, in rapporto al Pil, &egrave; la pi&ugrave; bassa d'Europa. Da un governo  fatto di tecnici e professori ci si aspetterebbe, almeno, che sappiano  &quot;far di conto&quot;. </p>
<p>Invece in  questo caso, come sul costo dei caccia-bombardieri F35 e sulle ricadute  occupazionali del programma, stanno &quot;dando i numeri&quot;. <br />   Con un'operazione contabile che ricorda molto la &quot;finanza creativa&quot;, con  la quale si &egrave; portato il nostro debito pubblico al 120 per cento del Pil, nel  documento si afferma - con &quot;bocconiana&quot; altezzosit&agrave; - che le spese  militari in Italia sarebbero solo lo 0,90 per cento del Pil contro una media Ue  del 1,61 per cento. <br />   <br />   Peccato che sia proprio la Nato (e non Anonymous) a smentire quel numero. <br />   La Nato nel suo report, &quot;Financial and Economic Data Relating to Nato  Defence&quot; pubblicato il 10 marzo 2011 e accessibile a chiunque, confronta  la spesa militare dei paesi che partecipano all'Alleanza atlantica dal 1990 al  2010. <br />   <br />   Che cosa &egrave; evidente dai dati forniti dalla Nato?</p>
<ol type="1" start="1">
    <li>La spesa militare in Italia in rapporto al Pil (a       prezzi correnti) non &egrave; la pi&ugrave; bassa dell'Unione europea, come scritto nel       documento ufficiale della Presidenza del Consiglio, &quot;Governo Monti:       attivit&agrave; dei primi cento giorni&quot;. Non solo &egrave; maggiore del       &quot;magico&quot; 0,9%, ma &egrave; superiore al dato di Germania e Spagna (per       restare ai paesi territorialmente comparabili al nostro). </li>
    <li>Anche i dati per l'anno 2010 (i pi&ugrave; recenti in       ambito Nato) confermano che la spesa militare in Italia in rapporto al Pil       (a prezzi correnti), pur escludendo la quota destinata all'Arma dei       Carabinieri, non &egrave; la pi&ugrave; bassa dell'Ue. <br />     <strong>L'Italia &egrave; al 1,4%,</strong> come la       Germania e pi&ugrave; della Spagna (1,1%), mentre la media Nato dei paesi europei       &egrave; al 1,7% di poco superiore a quella italiana. </li>
    <li>Infine, se compariamo non i valori statici, ma il       trend - cio&egrave; la variazione nel tempo - l'Italia &egrave; uno dei paesi europei       che meno hanno ridotto il peso delle spese militari in rapporto al Pil       nell'arco di venti anni: in Francia questo rapporto si &egrave; ridotto del 30%,       in Germania del 38%, in Grecia del 28%, nel Regno Unito del 32%, in Spagna       del 25%, mentre in Italia solo del 20%.<br />   </li>
</ol>
<p>Se  permangono dei dubbi sulle fonti, consiglio di verificare non il sito della  Rete italiana disarmo, ma quello della Central Intelligence Agency (Cia). Nella  sua pubblicazione &quot;The World Factbook&quot;, c'&egrave; l'elenco della spesa  militare di ciascun paese (non solo Nato) in rapporto al proprio Pil. <br />   <strong>L'Italia - secondo la Cia - spende  l'1,8% del proprio Pil.</strong> <br />   <br />   Dello stesso parere &egrave; il Sipri (Stockholm International Peace Research  Institute) - il prestigioso istituto svedese indipendente - che nel monitorare  le spese militari nel mondo, secondo una metodologia corretta, include o  esclude le stesse voci di spesa nei dati di ciascun paese. <br />   Nel recente rapporto appena pubblicato sull'andamento delle spese militari, il  Sipri certifica che l'Italia ha speso nel 2010 l'1,7% del Pil, mentre la media  nel periodo 2005-2009 era del 1,8%. &Egrave; solo lo 0,2% in pi&ugrave; dei dati Nato  riportati nel grafico 1 (1,6%), ma un valore doppio rispetto a quello  dichiarato dal governo italiano. <br />   <br />   Com'&egrave; possibile un divario cos&igrave; ampio? La ragione &egrave; semplice. Lo 0,9% &egrave; il  risultato di una manipolazione contabile che sottrae dal calcolo delle spese  militari le voci del bilancio del ministero della Difesa destinate alle  pensioni provvisorie, alle funzioni esterne (es. l'impiego dei militari in  interventi di protezione civile) e all'Arma dei Carabinieri (in totale pi&ugrave; di  un terzo del budget). <br />   <br />   Testo integrale su www.sbilanciamoci.info</p>
<p>Gianni Alioti <br />   il Manifesto 28/4/012</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3201]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3201</guid>
	<dc:date>2012-04-29T16:03:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Esistere è Resistere]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img vspace="3" hspace="5" align="left" src="/public/a_25-aprile.jpg" alt="" />come dire, "Resistere &egrave; Esistere" ...  per questo siamo stati "resistenti" alla memoria partigiana  dentro la manifestazione del 25 aprile.</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.dimensionidiverse.it/download/25_aprile-2012"><strong>Guarda le foto</strong></a></p>
<p> <br />   Abbiamo alzato il nostro slogan "<strong><em>nuova...mente  in lotta per resistere e fare storia</em></strong>" coniugato con le molteplici  forme resistenti che comunque hanno sfilato nello stesso corteo.<br />   <br />   Ci hanno impressionato le migliaia di persone  che cantavano e lodavano la Resistenza come margine di sicurezza, ma non molti  ponevano le lotte resistenti nell’ambito comune. <br />   <br />   Quella diversit&agrave; di pensiero che soffre delle  vertigini dei personali equilibri, ma non &egrave; certo della solidariet&agrave; comune che  pu&ograve; reggere il salto oltre, verso le connessioni efficaci.<br />   <br />   ... e poi ci saranno le manifestazioni del 1°  Maggio: "festa" dei lavoratori e del lavoro maledetto da Dio e dagli  uomini</p>
<p><a href="http://uninomade.org/mayday-2012-il-punto-di-vista-precario/">http://uninomade.org/mayday-2012-il-punto-di-vista-precario/</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3190]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.dimensionidiverse.it/dblog/articolo.asp?articolo=3190</guid>
	<dc:date>2012-04-27T09:49:42+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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