I MORTI ALIMENTANO I VIVI

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morte-vitaNel giorno dei morti un forte richiamo alla vita.

I MORTI ALIMENTANO I VIVI

ll giorno dei morti è sicuramente una ricorrenza stimolante per il riconoscimento della vita.

La tradizione ci porta ad onorare la memoria di chi ci è stato caro e a compiere gesti più o meno significativi in questo senso.

Gesti che le diverse culture rendono più o meno profondi di significato.

La nostra cultura – via via sempre più dominante i rapporti sociali – sta perdendo, e sicuramente rifugge, il pensiero della “morte”: la percepisce come desolante e compassata tristezza, ineffettuale alle dinamiche compulsive della vita e delle relazioni che interne ad essa si compiono e si sviluppano.

Lo stress materialistico tende a spingere la vita oltre il proprio limite nella costante rincorsa alla accumulazione, al piacere esclusivo di sé, al privato benessere.

Paradossalmente è la stessa cultura che genera la “morte” dell’umano, delle dimensioni proprie di umanità, di libertà e giustizia che vengono sempre meno.

Una “morte” lenta, inesorabile che l’età non conta e neppure il corpo che soggiace sotto il ricatto delle “cure” dell’onnipotente sistema, del  … “il privato è bello”.

Una “morte” che incatena l’anima di ogni pensiero ribelle reso inefficace di insorgere per il Bene Comune, di esaltare in esso quella diversità che accomuna ed esalta la proprietà dell’Essere.

La “morte” si inserisce nei dispositivi essenziali della Vita che si espande nelle bellezze naturali, nei doni che la natura offre, che percorre il ciclo della vita.

Così la “morte” non si rigenera alla vita: ogni diversità è omologata al sistema, il pensiero plurale diventa unico, … È la vita ad essere morta.

La vita che esplode alla nascita come ad ogni primavera, come in ogni scoperta, si spegne nell’età della omologazione, nell’ossessione dell’interesse privato, del bene per sé, … così come nello sfruttamento, accaparramento e mercificazione delle ricchezze naturali, come nel limite meramente utilitaristico del pensiero che inaridisce la dimensione dell’anima, della scoperta, della libertà ….

Questa vita alimenta la “morte” che trova nella “pacificazione dell’animo”, nella condiscendenza, nell’indifferenza, nell’ipocrisia, … fino alle diseguaglianze e all’esasperata proprietà di sé, una sola memoria: dimenticare.  Così come le tragiche morti uccise dalla “miseria umana”: le guerre, la fame, le ingiustizie, i processi di accumulazione, gli sperperi, ….

Ribellarsi alla “morte” si può, basta rigenerare la dimensione della vita per il Bene Comune, lottare contro le ingiustizie, … o, come diceva qualcuno: “lasciate che i morti seppelliscano i morti“.