Il lavoro è una strage

17mila morti negli ultimi dieci anni.

Solo nel 2018 – 1.133 morti sul
lavoro solo, oltre 600 mila infortuni.

Landini (Cgil): «E’ una strage. Si muore come 40 e 50 anni fa»

Dal 10 settembre giorno d’insediamento del nuovo governo sono stati 57 i morti sui posti di lavoro, 123 considerando i decessi avvenuti sulle strade per raggiungere il lavoro,  18 sono stati i lavoratori schiacciati da un trattore, 122 nel 2019.  Abituati a vedere la vita attraverso uno schermo, riusciamo a immaginare, concretamente, cosa significa morire schiacciati da un trattore?

La progressione dei morti sul lavoro è impressionante.

«Gli incidenti mortali sono aumentati del 6% rispetto all’anno scorso, con una media di oltre 3 morti ogni giorno» sostiene il presidente Anmil Zoello Forni.

L’Anmil ritiene necessario cambiare il testo unico sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro che risale al 1965. Da allora sono cambiate le condizioni della produzione.

Oggi i lavoratori sono obbligati a un’instabilità e a una flessibilità che sono spesso le cause dell’aumento degli infortuni e dei decessi. Una simile modifica avrebbe bisogno di una trasformazione della previdenza e del Welfare. Una «riforma organica» che sembra lontana dalle prospettive del governo che parla di un «piano strategico per la sicurezza».

La ministra del lavoro Nunzia Catalfo ha convocato un tavolo con il ministero della Salute e le parti sociali, Inail, Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) e Inps. Punta al coordinamento delle banche dati sulla sicurezza, formazione, selezione delle imprese virtuose per l’accesso ad appalti, assunzioni all’Ispettorato del lavoro.

C’è un problema di formazione che va fatta sia a chi comincia a lavorare sia anche agli imprenditori visto che stiamo parlando anche di tante piccole e medie imprese. Abbiamo chiesto di introdurre anche uno schema di patente a punti per le imprese».

L’ultimo rapporto dell’Inl ha dimostrato che le ispezioni sono diminuite del 9% quest’anno, anche se l’accertamento delle irregolarità è cresciuto (3%) come le denunce per caporalato: 263, più del triplo rispetto al 2018. Il numero di chi lavora in nero è aumentato da 20.398 a 23.300.

Crescono le denunce delle «malattie professionali», a ritmi più contenuti per l’ampliamento delle malattie «tabellate» che esonerano i lavoratori dall’onere della prova. Per l’Inail sono 41 mila, 800 in più rispetto al 2018.

Se questa è una strage allora non chiamiamole «morti bianche». Sono omicidi «bianchi».
Si muore a causa del lavoro e si muore in assenza di lavoro.
E tutto questo parlare di sicurezza non produce più sicurezza.

Questo lavoro è una maledizione;
il suo lessico è: caporalato, lavoro nero, sfruttamento.
Non è una fatalità, è un sistema. Si chiama capitalismo.