Soumaila Sacko … uno di noi!

Non sappiamo in quali statistiche istituzionali – sicuramente in nessuna – verrà conteggiato Sacko Soumalia ucciso per mano di un razzismo feroce sollecitato dalla propaganda violenta del ministro degli interni Salvini e dalla compagine governativa, che a fronte della gravità del fatto, ha “pensato” tre lunghi giorni prima di dire parole su quanto accaduto.

Quella del razzismo conclamato trascina dietro di sé una lunga catena di violenze omicide e di atteggiamenti omofobi che stanno insanguinando la dignità e il diritto umano.

Una violenza razzista che crea diritti perversi a “garanzia” di un infame sfruttamento dentro le case e nei campi dove con lavoro forzato vengono calpestate, offese le vite delle persone.

Non basta l’intelligenza delle persone a frenare il dilagare del razzismo e della xenofobia. Questi mali perversi, nelle forme più mascherate, agitano gli animi e gli atteggiamenti di un sempre maggior numero di persone convinte da una insulsa, feroce quanto falsa propaganda della destra politica e non solo.

Occorre cogliere nelle trasformazioni culturali e nelle indifferenze benpensanti il principio e la prospettiva di un cambiamento che si rende politico nella partecipazione e nella lotta. 

Per questo sabato 9 giugno a Milano abbiamo partecipato alla manifestazione contro il razzismo che ancora una volta ha ucciso un giovane migrante del Mali, Soumaila Sacko, il 2 giugno a San Ferdinando, in Calabria.

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Noi siamo con tutte le persone che hanno la forza e la volontà del cambiamento.

Siamo con i migranti che dopo aver lasciato la loro famiglia, la casa, gli amici, hanno attraversato i deserti, hanno superato le angherie delle polizie, hanno attraversato il mare con buone probabilità di lasciarci la pelle, ora vivono in un campo profughi o lavorano di nascosto nei campi della Calabria o della Puglia, schiavizzati dai padroni.

Noi siamo con le persone che si ribellano alla precarietà delle condizioni di vita, che lottano per i diritti, contro l’omologazione del sistema.