Monthly Archives: dicembre 2018

Oltre la militanza. Il “partire da sé”

Il “partire da sé”, dunque anche dal proprio corpo, da più di trent’anni in tutto il mondo mette in crisi la politica tradizionale e l’idea di militanza, che sposta sempre l’interesse su un altro, dall’operaio al sud del mondo

Contro l’eterna ricerca di un “soggetto politico”, che nella “militanza” viene quasi sempre cercato fuori di sé, in un soggetto “altro”, così scrivevamo nella rivista L’erba voglio: “Se il soggetto fosse il sé, la persona?”.

Fin dai primi numeri, note redazionali definiscono quella che resterà nel tempo la “lezione dell’”Erba voglio”:

Noi non pretendiamo di essere il comitato centrale di nessun partito, e proprio per questo pensiamo di poter svolgere un lavoro politico serio…Purtroppo questa è stata la via percorsa da decine di avanguardie, che si sono puntualmente ritrovate, alla fine, a dividere lo spazio del ghetto… il ghetto della sinistra infelice battuto dal vento della rivoluzione lontana, e gelato nella propria impotenza”.

Si volevano tenere insieme “voci diverse in un insieme comune”, senza una cornice ideologica generale, ma secondo regole rintracciabili nel corso del lavoro.

Importante era la responsabilizzazione in prima persona, restare fedeli “alle proprie intime esigenze”, partire dall’interno della propria condizione, ripensare il legame sociale sulla base di una nuova materialità: una soggettività corporea.

Parlando della “zona d’ombra” in cui sono lasciate le donne, sia dalla storia ufficiale che dalle teorie rivoluzionarie, Luisa Muraro scriverà che questa “dislocazione” non dimostra un loro limite, ma l’inadeguatezza della politica rispetto alla complessità dell’esperienza.

La vita di un essere umano è più che il suo posto nella produzione; lo sappiamo per l’esperienza concreta, iscritta in noi dalle ore passate a giocare, a fare l’amore, a ricordare, a dimenticare… La separazione tra uomo e donna, il dominio di questo su quella, ha amputato l’essere umano della sua umanità… una vera e propria disumanizzazione (essere donna, come essere bambino o vecchio o malato è parte interna costitutiva della sua umanità), non inferiore, anche se diversa, di quella che comporta il lavoro sfruttato”.

Criticando la “militanza”, che sposta sempre l’interesse fuori di sé, su un soggetto ‘altro’ – il punto di vista operaio, il terzo mondo, ecc.-, un lettore si chiede: “se il soggetto fosse il sé, la persona?”. 

Il “partire da sé”, che mette in crisi radicalmente la politica tradizionale, e che non permette di cancellare il corpo, la sessualità, è ciò che più ha legato la rivista al movimento delle donne.

Lea Melandri

L’evidenza sul clima

Verità nascoste.

Sarantis Thanopulos:

«Secondo un recente rapporto dell’InterAcademy Partnership, il sistema globale del cibo si è rotto e oggi contribuisce per un terzo alle emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra, più delle emissioni provenienti dai trasporti, dal riscaldamento, dall’illuminazione e dall’aria condizionata messe insieme. A sua volta il cambiamento climatico danneggia la produzione di cibo attraverso le alluvioni e la siccità.

La rottura dell’equilibrio ambientale che sta rendendo il mondo inabitabile, minaccia anche drammaticamente la nostra salute psicocorporea e non solo per l’inquinamento.

Per l’Onu, 820 milioni di persone sono affamate, 2 miliardi sovrappeso, 600 milioni obese. Un terzo della popolazione mondiale non riceve abbastanza vitamine. Eppure al posto di una preoccupazione generale e di uno sforzo comune per il superamento del problema, si assiste a una guerra totale tra preservatori e inquinatori.

E questa guerra, come da tempo dici Ginevra, l’unica cosa che contempla è la distruzione graduale del mondo, la sconfitta generale». 

Ginevra Bombiani:

«Essa non è come le guerre che abbiamo conosciuto, i ricchi contro i poveri, gli uomini contro le donne, i mercanti contro il mondo: qui la posta in gioco non è il potere ma la sopravvivenza. La rete di Arte ha trasmesso un documentario che parlava di una piccola società inglese, la Cambridge Analytica, che ha violato i dati di 50.000 utenti Facebook e vinto grazie a essi la campagna inglese a favore di Brexit, quella americana a favore di Trump e ha influenzato le elezioni italiane, francesi, austriache, tedesche e dell’Europa dell’Est.
Conosciamo i personaggi che sono alla sua testa: Steve Bannon, e sopra di lui Robert Mercer, il miliardario californiano che usa l’intelligenza artificiale per influenzare il voto degli elettori. Ciascuno di noi è il suddito involontario di una campagna mercantile e politica dentro al web. Come succede ogni volta che accettiamo l’uso dei “cookie”, travestiti da servizievole curiosità. Che c’entra questo, dirai, con la fine del pianeta?
C’entra, perché il contenuto principale di queste campagne è negare i cambiamenti climatici, l’avvelenamento del popolo umano, animale e vegetale, lo scioglimento dei ghiacci, i terremoti, inondazioni, tsunami, trombe d’aria e tutte le catastrofi che non possiamo più chiamare naturali
». 

Thanopulos:

«Stai parlando di una manipolazione dei sentimenti e delle coscienze che è strettamente collegata con una manipolazione estrema della natura, la creazione di fenomeni catastrofici, provocati da mani umane, ma non in modo preterintenzionale. Come se gli incubi della coscienza, creati dalla difficoltà di sognare il mondo, di immaginarlo per abitarlo, diventassero mostri concreti, reali, organizzatori di paure artefatte, “uragani” che creano uno stato di allerta indirizzabile dove si vuole». 

Bompiani:

«E perché non corriamo ai ripari? Che il clima sia la catastrofe delle catastrofi, è un’evidenza. Eppure non determina la nostra condotta.

Nel suo libro, Il Vesuvio universale, Maria Pace Ottieri esplora la città ininterrotta che si addensa alle falde del Vulcano, consapevole che un giorno esploderà e la sua lava ricoprirà le case e le vie di fuga.

Perché non hanno paura?
Credo che “paura” sia la parola chiave. Noi crediamo che la paura sia una passione involontaria, cieca e profetica.

Non è così. La paura è una passione senza oggetto, facilissima da manipolare, perché è uno stato d’animo superficiale e oscuro, che ogni folata di vento muove e riempie d’aria. Così, invece di avere paura che i mari ricoprano la terra, la gente ha paura dei migranti, delle donne, delle tasse sulla benzina».

 

Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti

Domenica 16 dicembre, la Scuola di italiano di Dimensioni Diverse ha fatto festa.

La Casa delle Associazioni ha fatto fatica a contenere tutti i partecipanti che hanno rallegrato la festa con scambi augurali, i diversi cibi preparati per l’occasione, la ricca tombolata e la pressoché totale partecipazione alla canzone “Buon Natale” di Jacchetti che ha chiuso il pomeriggio.

Vedi le foto

—–===oOo===—–

Abbiamo tante volte promosso riflessioni sui diritti dei migranti – i loro e i nostri – cogliendo spunti dalla nostra attività di scuola di italiano ma soprattutto dalle “politiche” che governi e istituzioni creano relativamente alle condizioni di vita: loro e nostre.

Dopo la “memoria” celebrata nella ricorrenza della Giornata dell’11 dicembre “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” vedi: http://www.dimensionidiverse.it/10-dicembre-1948-10-dicembre-20188/  che riassume le grandi direttive per una diversa umanità consapevole, responsabile e accogliente,  vogliamo anche richiamare l’attenzione sulla “Giornata” del 18 dicembre nella quale si celebra la “Giornata internazionale per i diritti dei migranti”  istituita dall’Onu nel 2000.

Questa Giornata per i diritti dei migranti è una “Memoria” che non avrebbe bisogno di essere richiamata, in quanto l’attualità delle politiche discriminatorie e razziste la impongono alla quotidianità, esasperandola di paure xenofobe per esclusivi fini di potere siano essi fascisti o leghisti.

Da qui lo scontro tra diversità, interessi concorrenti, fino a negarne il diritto all’esistenza: vedi la spregiudicatezza e il menefreghismo per morti nel Mediterraneo e non solo.
E’ la società dell’interesse in sé, bene esclusivo, che spinge ogni persona al disinteresse, alla indifferenza, al sé esclusivo.

Vogliamo riconoscere e diffondere, ancora una volta, in questa giornata particolare i diritti e le libertà fondamentali dei migranti, richiamando l’attenzione e l’importanza del contributo che le migrazioni hanno apportato e possono ancora apportare allo sviluppo, anche sul piano della democrazia e delle uguaglianze interne ai rapporti sociali.

Riprendiamoci non solo il diritto di conoscere, criticare e condannare ogni manifestazione di razzismo e di intolleranza ma soprattutto di considerare la necessità che occorre lottare, anche per combattere la devastante ipocrisia che aliena le intelligenze al linguaggio della “pancia” , ma anche il buonismo alterante il diritto.

Nel frattempo auguriamo a tutte e a tutti “Buone Feste” da parte dell’Associazione Dimensioni Diverse e dalla Scuola di italiano per migranti.

Vedi:  Depliant Buone Feste

Global Compact sull’immigrazione

Si chiama Global Compact for Migration. Si tratta dell’accordo voluto dall’ONU nel tentativo di dare una risposta globale al problema della migrazione: creare una rete internazionale “sicura” per l’accoglienza di migranti e rifugiati.

Nel 2016, nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, il Patto è stato firmato da oltre 190 Paesi ed è stato ribattezzato “Dichiarazione di New York“. L’accordo è poi stato ribadito durante l’Assemblea Generale dello scorso settembre, dove però le posizioni di diversi Paesi sono cambiate.

Il 10 e l’11 dicembre a Marrakech, in Marocco 164 leader mondiali hanno partecipato alla Conferenza delle Nazioni Unite e hanno adottato il Global Compact  per le migrazioni: Patto mondiale per la gestione “disciplinata, sicura, regolare e responsabile” dei flussi migratori.

Nel documento si preve una lunga serie di impegni da parte di tutti i Paesi per tutelare “diritti e bisogni” di chi è costretto a fuggire dal proprio Paese.

Questo accordo dovrà essere ora ratificato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre.

Noi non dobbiamo soccombere alla paura o alle false narrative“, ha commentato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

Angela Merkel  ha definito l’accordo una “pietra miliare” verso l’adozione di un approccio multilaterale al fenomeno migratorio.
“Le migrazioni, ha voluto sottolineare, sono un fenomeno normale e quando sono legali sono anche una cosa positiva“, inoltre l’intesa rappresenta un grande passo nella lotta contro i trafficanti di esseri umani”.

Il patto intende ridurre i rischi e le vulnerabilità che gli individui affrontano nelle diverse fasi della migrazione, proteggendo e rispettando gli individui che abbandonano il proprio paese e che hanno bisogno di assistenza nel loro percorso.

Save the Children ritiene che la sottoscrizione da parte di 164 leader mondiali del Global Compact per l’immigrazione, sia di una importanza storica. Esso comprende 38 paragrafi che fanno riferimento ai minori ed è il primo documento dedicato a migliorare la cooperazione globale sulla migrazione; offre agli Stati una serie di misure per lavorare insieme nel garantire la protezione dei bambini migranti vulnerabili, durante il loro viaggio e fino alla loro destinazione finale.

Ma l’Italia non cera!

Il Governo italiano cedendo alle pressioni in particolare di Fratelli d’Italia e soprattutto alle pressioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini  non ha voluto partecipare riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato.

Questo comportamento del Governo è a dir poco incomprensibile, si spiega solo per il fatto che per la Lega “l’immigrazione” è solo un pretesto propagandistico.

Nella realtà mai come oggi è da ritenersi necessario un rafforzamento della cooperazione tra paesi per garantire un’efficace ed umana gestione dei fenomeni migratori.

La beffa climatica: no al carbone, sì al gas

Al posto del carbone: gas o rinnovabili?

In un editoriale su “Il Messaggero” del 4 Dicembre scorso Romano Prodi definiva una svolta storica la firma di 196 Paesi all’accordo di Parigi 2015 sul clima, che prevedeva severi obiettivi e misure concrete per la riduzione della CO2 auspicata da tutti, Cina e Stati Uniti compresi. 

Tre anni dopo, a Katowice per la Cop 24, quegli stessi firmatari possono annunciare un clamoroso quanto angosciante fallimento.
Le convenienze economiche hanno prevalso sugli impegni politici e il limite di 1,5°C di aumento della Temperatura sembra allontanarsi.
L’escamotage degli inquinatori per aggirare i patti siglati, sta nel sostituire allo “sporco” carbone il finto “salvagente” del gas fossile, come se i naufraghi in vista della tempesta scampassero per magia, aggrappandosi ad una ciambella bucata.

Bruciare gas comporta un po’ meno emissioni dell’equivalente in carbone, ma è pur sempre un’aggiunta di climalteranti in atmosfera.
Non doveva essere questa la via d’uscita dall’allarme climatico certificato da tutti gli scienziati, ma i corposi interessi del sistema centralizzato delle fonti fossili ha suggerito trucchi adeguati per continuare a legittimarsi agli occhi dei cittadini distratti.

I negazionisti climatici hanno così estratto un “jolly” fasullo, tenuto nella manica, per calarlo sul tavolo a partita aperta. Una carta decisamente differente dagli assi indicati a Parigi per frenare l’aumento di temperatura e, invece, paragonabile ad un due di picche, quale è la sostituzione del gas al posto del carbone.

Bene, seguendo la metafora, andiamo allora a vedere il mazzo intero, per capire come mai tutti, governi e cittadini, si dichiarano disposti al cambiamento, ma alcuni non ne vogliono pagare il prezzo.

1 – La domanda di energia si sposta verso Oriente.

Lo scenario in termini di domanda globale di energia sta cambiando profondamente.
Se solo nel 2000 Europa e Nord America rappresentavano il 40% della domanda mondiale e l’Asia il 20%, da qui al 2040 questa situazione si invertirà.
Se solo 15 anni fa, le società elettriche europee erano le protagoniste nella top ten mondiale, ora sei delle prime dieci sono utility cinesi. Inoltre, la composizione del mix energetico globale vedrà salire la quota di rinnovabili dall’attuale 25% a oltre il 40% nel 2040, non comunque abbastanza da impedire a [gas+carbone] di rimanere la fonte principale.

Come vedremo avanti, non a causa delle arretratezze degli asiatici, ma per la pressione formidabile che lo shale gas statunitense, tenuto a basso prezzo, impone sul mercato delle importazioni in Europa e in Asia.

2 – Le fonti fossili crescono.

Un quadro significativo di quanto accade e probabilmente accadrà lo offre l’International Energy Agency (IEA)attraverso il World Energy Outlook 2018 (v. https://www.eia.gov/outlooks/ieo/pdf/executive_summary.pdf ). 
Nei mercati dell’energia, le rinnovabili sono ormai diventate la tecnologia preferita, costituendo quasi due terzi delle capacità globali aggiuntive al 2040, grazie al calo dei costi e all’aumento della domanda derivante dall’economia digitale, dai veicoli elettrici e da altri cambiamenti tecnologici”.
Secondo la IEA, il prossimo scenario energetico dipenderà dalle scelte politiche governative in tema di limitazione delle emissioni di CO2.

Ma dopo Parigi si è fatto ben poco: dopo due anni sostanzialmente stabili, la CO2 è cresciuta dell’1,6% nel 2017 e i primi dati suggeriscono un aumento continuo nell’anno in corso.
Il gas naturale è il maggior responsabile della loro crescita.
Nel 2017 gli investimenti energetici globali sono arrivati a 1,8 trilioni di dollari con un calo del 2% sul 2016, ma “dopo diversi anni di crescita, gli investimenti mondiali nelle rinnovabili sono calati del 7% nel 2017 rispetto all’anno precedente e gli investimenti globali combinati nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica sono diminuiti del 3% nel 2017 e stanno rallentando ulteriormente nel 2018. Ciò a differenza degli investimenti in fonti fossili, che lo scorso anno sono saliti per la prima volta dal 2014, a 790 miliardi di dollari, contro i 318 miliardi delle rinnovabili.
Il mattatore lo fa il gas naturale. Lo rivela l’ultimo studio “World Energy Investment 2018”  dell’IEA che definisce “preoccupante” un andamento che mette a rischio la sicurezza energetica e gli obiettivi di taglio all’inquinamento.

3 Lo spostamento verso l’elettricità.

Il settore dell’elettricità sta vivendo, secondo la IEA, la sua trasformazione più drammatica dalla sua nascita più di un secolo fa. “Nel 2017 il settore elettrico ha attratto la maggior parte degli investimenti energetici, sostenuto da una forte spesa per le reti, superiore perfino a quella dell’industria petrolifera e del gas per il secondo anno consecutivo.

L’energia elettrica è sempre più il “carburante” prescelto nelle economie che si affidano in modo crescente a settori industriali più leggeri e a servizi e tecnologie digitali”.
La sua quota in termini di consumi finali a livello mondiale sta raggiungendo il 20% ed è destinata a salire. L’impatto dell’elettrificazione nei trasporti, negli edifici e nell’industria è una caratteristica irreversibile.
L’elettrificazione apporta benefici, in particolare riducendo l’inquinamento, ma richiede ulteriori misure per decarbonizzare l’alimentazione elettrica. (https://www.elettricomagazine.it/ondigital-news/elettricita-rinnovabili-e-fossili-come-cambia-scenario-energia/ ).

4 – E qui rispunta il gas.

Le decisioni finali di investimento per le centrali a carbone da costruire nei prossimi anni sono diminuite per il secondo anno consecutivo, raggiungendo un terzo del livello del 2010.

Tutto bene? Niente affatto, perché sull’altro fronte fossile il miglioramento delle prospettive per il settore statunitense dello shale gas sta lanciando questo prodotto in tutti i continenti.
Con una base finanziaria più solida e sostenuto dal proprio governo, si è trasformato nel maggior concorrente mondiale nel mercato dei fossili con una produzione che, a dispetto dei danni sull’ambiente, sta crescendo al ritmo più veloce mai registrato” (v. https://energiaoltre.it/shale-oil/.

Le compagnie e i governi sono alla ricerca continua di fonti fossili ancora intatte e a minimi costi concorrenziali, in barba alle preoccupazioni per la temperatura della Terra.
La produzione di shale gas statunitense, che si è già espansa a un ritmo record, dovrebbe raggiungere più di 10 milioni di barili al giorno da oggi al 2025.
Sarebbe come aggiungere una seconda Russia alla fornitura globale in sette anni, un’impresa storicamente senza precedenti. Per queste ragioni Trump ripudia Parigi e spedisce alla Cop 24 di Katowice autentiche comparse non certo dotate di poteri. Intanto, qui da noi, drammi o commedie si trasformano sempre in farsa. Governi, industriali, giornali e “madamine” di balzacchiana riesumazione duellano con le popolazioni locali sulla TAV e sulla TAP e si genuflettono alle “grandi opere” senza distinzione alcuna.

Ci verranno mai a dire con quale impronta ecologica e con quale combustibile inquinante le faranno funzionare?

Mario Agostinelli
14-12-2018

10 dicembre 1948 – 10 dicembre 2018

Chi ha visto il mio diritto?

Le date del calendario sono piene di ricorrenze proposte dalle Istituzionali Internazionali che intendono richiamare l’attenzione su diverse realtà problematiche.

Tuttavia quelle sui Diritti meritano la massima attenzione, infatti dall’osservanza e dalle pratiche dei Diritti Universali dipendono Libertà e Giustizia e con esse la Dignità di tutte le persone e dei rapporti interni alla società.

La giornata del 10 dicembre 2018 ricorda il 70° della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” rilasciata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

In essa vengono sanciti i Principi Universali attualmente sottoscritti da 196 paesi, Principi che sono diventati parte delle diverse “Carte Costituzionali” dei Paesi, ma anche di intere Comunità come la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e la “Carta araba dei diritti dell’uomo“.

VEDI:

È quindi sempre utile e necessario riconsiderare la valutazione dell’attuazione dei Principi che stanno alla base delle relazioni sociali e della Dignità personale e collettiva.

La mancata responsabilità dei Governi Istituzionali nell’applicazione e nel garantire l’universalità dei diritti genera disuguaglianze e ingiustizie: è una politica assoggettata al potere economico e all’interesse privato.

L’insignificanza non trova la pratica dovuta, il corrispondente ricambio e scambio di una rielaborazione, viene svalutata la forza e la ragione per garantire pari dignità e cittadinanza.

Chi ha visto la mia dignità?

La dignità non è un altrove insignificante, essa appartiene al corpo e alla mente, va svelata, palesata come la diversità che la comprende.

E’ l’assunzione di responsabilità necessaria per conoscere e comprendere la diversità dell’altro, per ricreare la forza necessaria a resistere e lottare contro i soprusi e le violenze per una diversa umanità: i  principi della “Carta” sono parte del presente.

Il personale piega l’universalità al diritto privato: potere per sé!

Il personale diventa l’alibi che giustifica ogni possibilità di cambiamento: assuefazione – apatia – indifferenza.

La misura della dignità appartiene alla quantità di beni acquisiti sul mercato concorrenziale.

Una violenza repressiva e distruttiva ha rubato l’anima, non solo la Dignità!

La paura di perdere, di essere, sentirsi emarginato, manifesta il limite personale e l’asservimento al potere dominante: economico, politico.

Occorre riprendere la forza dell’autodeterminazione, della soggettività personale, in ragione del potere/volere di cambiamento che è costantemente violato: Libertà, Giustizia, Solidarietà, sono parole associate che devono sviluppare le pratiche di lotta e di partecipazione.

L’obiettivo è garantire il Diritto, la Dignità da riconquistare: aprire un fronte di lotta contro l’apatia, l’indifferenza che giustificano le scelte e le relazioni per recuperare comprensione e solidarietà contro la diffamazione e la sterilizzazione della dignità umana.

10 dicembre 2018
dichiarazione universale dei diritti umani

18 dicembre
Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti