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Agire l’attesa

E’ ormai passato un mese da quando l’emergenza virus ci ha costretti relegati nelle case in un tempo per lo più inusuale, sconosciuto a cercare le cose più diverse per animare i vuoti sui quali pesa il silenzio.

Si sono scoperti spazi televisivi concessi gratuitamente, si sono messaggiati video, cartoline, si sono aperte le finestre, cercato un vicinato spesso ignorato, inventato una solidarietà di servizio, ….

Insomma un tempo pesante ma anche efficace: accompagnato da molte letture, pareri più o meno critici sulle scelte emergenziali del governo, … in generale sono state poste all’evidenza l’incongruenza di molta politica dell’economica e della finanza.

Si è sviluppato un pensiero critico che, come molti hanno detto “Non sarà più come prima”, “Molte cose cambieranno”. (vedi: Quanto è bella Milano)

Anche noi, dal silenzio vorremmo pronunciare alcune parole.

Oggi 21 marzo, si celebra la “Primavera” ed è una bella giornata che ci permette di non dimenticare quanto ci deve essere sempre cara Madre Natura (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=O687sp1-FnE)

Nella stessa giornata di oggi le Nazioni Unite celebrano “la Giornata internazionale per l’eliminazione del razzismo”.
Quella del razzismo è una grande piaga virale che è sicuramente da debellare anche nelle forme più “striscianti”: io non sono razzista però ….
In questa situazione di grave pericolo per la salute, come “Rete delle Scuole Senza Permesso”, abbiamo scritto al Sindaco Sala per ricordare sostanzialmente ciò che Filippo Grandi, alto commissario dell’Onu per i rifugiati, ha ricordato che la risposta all’epidemia di Covid-19 “deve comprendere coloro che la società spesso trascura o relega a uno stato di marginalità”. (Leggi QUI)

Un’altra parola per il cambiamento ce la ricorda la giornata di domani 22 marzo in cui si celebra la “Giornata Mondiale dell’Acqua”.
Esiste un profondo rapporto tra acqua e salute, acqua e ambiente, …: l’acqua è vita.
Nel giugno 2011 con un referendum popolare, 26 milioni di italiani hanno affermato che l’acqua è un bene comune e deve essere libera, pubblica. Anche questo diritto è parte del cambiamento di una politica troppo spesso assoggetta all’interesse economico.

La terza parola, già evidenziata in un altro post (QUI), è l’assurdità dell’enorme spesa militare: quasi 1850 miliardi di $ a livello mondiale, oltre 25 miliardi di euro in Italia; se poi consideriamo che oggi il costo di un caccia F35 è pari a oltre 7000 ventilatori polmonari: un cambiamento inderogabile.

Tra le tante parole da aggiungere – oltre naturalmente ad una indiscutibile riforma della sanità pubblica, abbiamo scelto di porre in evidenza quella della lotta contro gli accordi commerciali internazionali: TTIP, CETA, … che in questo momento di crisi generale c’è il pericolo che passino sotto silenzio. Al proposito l’invito è la lettura dell’ultimo report aggiornato sul TTIP: https://stop-ttip-italia.net/2020/03/12/trattati-virali-i-legami-fra-nuovo-ttip-salute-e-precauzione-ai-tempi-del-coronavirus/

Per tutto il resto:

«dalla dimensione Solidale
alla politica Resiliente»

la capacità di far fronte
in maniera positiva
agli eventi traumatici,
di organizzare positivamente
la propria vita
dinanzi alle difficoltà. 
La capacità di ricostruirsi
restando sensibili
alle opportunità positive
che la vita offre, 
senza perdere
la propria umanità. 

Ricomincio da qui!

 

La giornata mondiale dell’acqua.

Domani, 22 Marzo, è la Giornata mondiale dell’acqua e il mondo è sconvolto da una tragedia globale.

20 anni fa cominciammo a parlare di acqua e denunciarne la crisi mondiale, il suo esaurimento, l’inquinamento devastante e l’altrettanto devastante siccità per effetto dei mutamenti climatici.

Abbiamo parlato di 1 persona su 3 che non ha accesso ad acqua sicura e di 1 su 9 privo di servizi igienici, di 1000 bambini che muoiono ogni giorno per l’acqua infetta, di 2,5 milioni che muoiono ogni anno per questo.

L’acqua è, nell’indifferenza globale, in testa alla macraba graduatoria dei decessi. Una guerra, una pandemia, oggi usiamo questi termini: la guerra e la pandemia dell’acqua, una realtà da decenni.

Denunciammo la criminale selezione tra gli esseri umani che avrebbe comportato la privatizzazione dell’acqua e nel 2011 promuovemmo un referendum per fermarla con 27 milioni di voti.

E la gente normale, di sinistra e di destra, capì.

Nove anni dal referendum nei quali la cultura della privatizzazione ha devastato la democrazia e tutto ciò che è pubblico, creando ciò che De Rita ( Censis) ha definito: La dittatura dell’io.

Le istituzioni internazionali, le multinazionali, la grande politica e i media asserviti, hanno imposto le privatizzazioni al mondo e l’hanno condotto nella rovinosa situazione di oggi, che il coronavirus ci sbatte in faccia.

Nel nostro paese la sanità pubblica è stata devastata e la rete idrica, gran parte privatizzata, perde il 60% dell’acqua. Sulla rete autostradale crollano ponti e gallerie.

Il virus, così ci dicono, è uscito da una foresta cinese con un pipistrello venduto al mercato, domani potrebbe uscire da qualche altra foresta violentata in un altro paese, da qualche altro animale o da un allevamento intensivo vicino a casa nostra.

Non può tornare tutto come prima.

Milano, “vicino all’Europa… Milano che ride e si diverte” come cantava Lucio Dalla e che piace tanto ai milanesi di sinistra… che fa?

Il cementato cresce al ritmo del 15% all’anno e bruciano i rifiuti tossici come a Napoli.

E la Lombardia del coronavirus?

Già. La Lombardia, accumula primati: prima in Europa per l’inquinamento dell’aria e i decessi che ne derivano, prima per il disastro ambientale dell’area dei fiumi Seveso, Lambro e Olona, prima per decessi da coronavirus.

La Lombardia con il Po che a febbraio era già in secca come nell’agosto del 2019 e rischia di mettere in ginocchio il paese quanto il virus, il lago di Como e di Garda con il 25% in meno di acqua.

La Lombardia con i fiumi, ci dice ISPRA, con la presenza di 26 tipi di veleni e le falde con il glifosato.  Che fa?


Il PIANETA ci dice che il tempo è scaduto e
“il paradigma del XXI secolo è Salvare il Mondo” e questa dimensione avrebbe dovuto cambia tutto il modo di fare politica e dar vita a movimenti. Odio citarmi, ma così scrivemmo io e Claudio Jampaglia nel 2010 in un libro dal titolo “Salvare l’Acqua”. 

Il virus, troppo pochi lo dicono, ha lo stesso segno della crisi idrica, dei mutamenti climatici, del vento che abbatte milioni di alberi in Veneto/ Trentino, degli incendi che bruciano l’Amazzonia, la Siberia, l’Australia.

E’ figlio dell’aria inquinata che uccide ogni anno 20 milioni di persone nel mondo, e più l’aria è inquinata, come in Lombardia, e più l’aggressività del virus sembra manifestarsi.

E’ figlio della globalizzazione delle piattaforme produttive…. Un pezzo in Cina l’altro in India ecc…

E’ il sistema che non regge più oggi. In tanti vedono che tutto è interconnesso, che la tua salute dipende dalla salute degli altri.

Siamo in braghe di tela per i tagli alla spesa pubblica, per le privatizzazioni sanitarie, per i brevetti sui farmaci e i costi imposti dalle multinazionali: né più né meno come per l’acqua potabile, per la siccità, il clima e il dissesto ambientale. Cambiare tutto.

Prevenire le emergenze epocali, rilanciare il valore del pubblico, credo sia un primo obbiettivo.

C’è bisogno di politica universale, non solo di competenze.
Ma credo che la politica odierna non sia in grado di assolvere tale compito.

Dovremmo metterci insieme: associazioni, sindacati, movimenti culturali, sociali di uomini donne e generi diversi, in un rete, come in un nuovo Forum Sociale Mondiale non per fare la sommatoria dei contenuti congeniali ad ognuno. Ma per decidere, pochi obbiettivi, fondamentali: I DIRITTI ALLA VITA.

Un Forum che non si limiti a noiosi incontri di esperienze, ma promuova alcune campagne mondiali, trasversali nei contenuti, da articolare nelle realtà territoriali: sulla Sanità pubblica, sull’acqua pubblica per riparare e costruire nuove reti, sulla scuola, la ricerca, i farmaci e i brevetti. Da perseguire tutti assieme, in tutti i paesi, con lo stesso linguaggio che parla per UNIRE L’UMANITA’.

Un Forum che non si pavoneggia in estremismi elitari che escludono.

L’acqua è stato l’unico movimento che ha parlato il linguaggio del XXI secolo, ha anticipato l’enciclica Laudato Sì e il messaggio di Greta Thumberg…

Il suo modello può interpretare ciò che di solidale si agita nella gente in questi giorni …. in tutto il mondo.

Buona giornata mondiale dell’acqua!

Emilio Molinari
Milano 21/3/2020

RESILIENZA

Il suggerimento arriva da un articolo di Marco Bersani (Attac-Italia) “Rimaniamo a casa, ma non rimaniamo in silenzio” postato anche qui sul sito di Dimensioni Diverse che suggerisce di riflettere su una realtà “virale” che sta mettendo a nudo tutte le ipocrisie, i limiti e le ingiustizie di un sistema esclusivo basato sui rapporti concorrenziali interni al mercato globalizzato.

Molti tra gli intellettuali hanno scritto e scrivono che “Tutto non sarà più come prima”.

Personalmente non so se questo sarà vero, ho qualche dubbio se osservo quello che sta avvenendo dentro una indubbia “crisi” che pure attraversa il corpo fisico e sociale.

Non faccio solo riferimento ad una indubbia indeterminatezza della politica, quanto ai parametri aggressivi ed espansivi oltre che discriminanti dell’economia e di una sempre più invasiva quanto speculativa dell’attività finanza.

Inoltre perché non ci sono “forze” in campo capaci di prospettive politiche diverse se non manifestazioni diffuse di solidarietà umane e/o civiche che tuttavia spesso non stimolano politiche di cambiamento.

Credo che la domanda politica che ci viene posta in questo frangente di indubbia crisi di sistema, sia di approfondire le conoscenze degli elementi che persistono dentro ad essa.

Se di fronte a pericoli o a situazioni di miseria e di emarginazione è indispensabile agire con la massima solidarietà, come già in diversi campi si riscontrano molte sensibilità umane, è oltremodo indispensabile promuovere una forte critica sulla natura politica che sostanzia l’azione solidale per non fuorviare sé stessi e la stessa “politica” necessaria al cambiamento.

Esperienze senza politica

Dove sta l’umano, la sua razionalità intelligente capace di permeare di significati, di giustizia e di libertà la dignità dell’essere?

Certo, ora è il momento della grande pandemia, delle gravi preoccupazioni e dei doverosi appelli istituzionali, misure di accortezze per evitare il contagio: la vita è una cosa seria ed è la vita di tutte e di tutti.

Ciò che è importante rilevare è il contagio asintomatico che resta la sindrome di una vita, spesso esasperata dalle sintomatologie di una società mercantile che aliena e assoggetta le volontà al piacere delle cose, che disarma le volontà di fronte alla supponenza di un potere imponderabile quanto l’insicurezza di condizioni di precarietà che si defilano dalla proprietà dell’essere e diventano miseria, paura.

I mercati globali hanno il loro “vizio virale” dell’interesse esclusivo; un’anima arrogante, speculativa che non si piega alle miserie umane: amuchina, mascherine, la finanza, il petrolio, … soprattutto quando un caccia F35 costa quanto 7000 ventilatori polmonari.

Mercati che per mantenere il loro potere sulla loro globalità spendono ogni anno circa 1850 miliardi di dollari per spese militari.
Mentre l’Italia, che pure spende oltre 25 miliardi di euro per la “difesa”, si presenta come una colonia sulla quale insistono 114 basi militari Usa e Nato, e ben 137 fabbriche di armi a servizio dell’industria bellica.   

L’ipocrisia virale del liberismo, come del populismo politico, lamentano gli effetti devastanti di una politica sanitaria mirata all’efficienza del privato e ora, loro stessi, denunciano le incongruenze dei tagli alla sanità pubblica, i mancati investimenti e l’insufficienza del servizio pubblico chiamato a dare risposte certe.  

 

Da molti anni conosciamo la presenza nei nostri corpi alienati da virus acclarati che corrodono e sono mortali perché di loro si è persa coscienza.

Non riuscendo a fare nulla si agisce l’arroganza del bene per sé, compiacenti delle piccole risonanze che tacciono il peso disumano di un’economia di guerra, di fantasmi finanziari che speculano nelle borse e nelle tasche degli affaristi che li alimentano.

Ha poco serve la “misericordia” per i bambini massacrati dalle bombe e dalla miseria;

a nulla serve sdegnarsi per le moltitudini di persone costrette alla fuga dalle devastazioni delle guerre di assoggettamento per poi morire alle frontiere democratiche;

e poco efficaci risultano le proteste contro le grandi “schiavitù” poste in essere in Palestina come in molti altri paesi dai poteri imperiali, dai governi dittatoriali.

Non ci sono limiti all’arroganza e alla perversione delle cosiddette democrazie occidentali, invasive sulle autonomie popolari come sui loro territori, sempre disponibili ad alleanze con le forze del terrore e con i totalitarismi violenti e fascisti.

Nessuna ribellione, solo una grande assuefazione e indifferenza alimentate magistralmente da demagoghi populisti e razzisti che con supponenza agitano “paure” verso ogni forma di diversità.

Accanto a vocaboli come razzismo, omofobia, misoginia, … sempre più prende corpo e significato, la parola sovranismo a sancire in maniera quasi sintomatica la natura di cui si fanno carico tutte quelle persone che si ergono garanti esclusivi della propria dignità.

Abbiamo bisogno prima di tutto di “partire da sé”, come spiega Lea Melandri, quale “fondamento di ogni agire politico che voglia produrre duraturi cambiamenti”.

Sono stati prima di tutto i movimenti delle donne a mettere al centro della politica i corpi, a rifiutare i deliri di onnipotenza, a parlare del tema della cura. 

Riflettere sul passato per ridare memoria al presente, è uno dei modi per attivare circuiti differenti per la produzione di storie e la riproduzione di corpi per generare le ragioni politiche di un futuro altro.

Una visione può ancorare la speranza per un diverso mondo possibile: a significare la vita è la Terra madre “che non ingloba ma accoglie, che cura la fragilità e lascia fiorire le differenze”: diffondere il ciclo della vita senza che essa sia prestabilita.

Rimaniamo a casa, ma non rimaniamo in silenzio

E’ il momento di mettere in campo una grande solidarietà collettiva.

L’epidemia di Covid 19 continua a estendersi e il sistema sanitario è a rischio collasso, con il serio pericolo che, se il contagio non si ferma, le fasce più esposte, anziani con patologie pregresse, non possano ricevere le adeguate cure.

In questa fase, tutte e tutti dobbiamo assumere la grande responsabilità di fare la nostra parte per fermare il contagio e permettere all’insieme della collettività di poter tornare, in un tempo più o meno lungo, alla normalità.

In questo tempo le nostre vite sono state interamente stravolte e all’ansia generale di essere di fronte a qualcosa che al momento non si riesce a governare si è sommata la necessità di riorganizzare la quotidianità di bambine/i, giovani, adulte/i e anziane/i.

Tutti desideriamo tornare alla normalità, per questo tutti dobbiamo rimanere a casa.

Ma siamo così sicuri di voler tornare alla normalità? Non è esattamente quella normalità la causa principale di dove siamo ora finiti?

Per questo dobbiamo rimanere a casa, ma non dobbiamo assolutamente rimanere in silenzio.

Proviamo allora a riflettere su alcune cose che questa drammatica esperienza ci ha insegnato.

Usciremo dall’emergenza Covid 19 e ci proporranno la nuova emergenza economico-finanziaria. 

Le misure adottate per fermare il Coronavirus comporteranno una crisi economica paragonabile almeno a quella del 2007/2008. E le misure che verranno proposte per uscirne saranno le medesime: trappola del debito e politiche di austerità. Magari con un governo di unità nazionale per poterle applicare meglio.

Grazie alla trappola del debito, ogni anno paghiamo 60 miliardi di interessi e dal 1980 ne abbiamo già pagati quasi 4000. Possiamo continuare a pensare che il debito pubblico è la priorità o è tempo per rimettere tutto in discussione? Sono le banche e i fondi d’investimento a salvarci dalle emergenze sanitarie?

Grazie alle politiche di austerità abbiamo tagliato tutta la spesa per istruzione, ricerca, sanità, previdenza sociale. Possiamo continuare a pensare che il pareggio di bilancio finanziario venga prima del pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere?

Deve ripartire l’economia?

Su questo tutti si affannano e reclamano qualsiasi ripartenza purchessia. E c’è chi come Confindustria chiede già di dirottare i fondi del “Green New Deal” sulla realizzazione delle grandi opere. Come se la proliferazione dei virus degli ultimi decenni non fosse esattamente il frutto di un modello economico estrattivo che ha devastato gli equilibri ecologici e che, con la crisi climatica, non potrà che provocare ulteriori conseguenze (quanti virus sono sepolti da millenni nei ghiacci che si stanno sciogliendo?). Possiamo continuare su questo modello o è venuto il momento di una drastica inversione di rotta verso un’economia socialmente ed ecologicamente orientata, con al centro solo l’interesse generale?

Ora sappiamo cos’è la precarietà

In queste settimane abbiamo tutte/i sperimentato cosa vuol dire la precarietà in senso esistenziale: le nostre certezze, i nostri riti quotidiani, i nostri universi relazionali sono stati messi a soqquadro e tutte/i abbiamo dovuto prendere atto della fragilità intrinseca della vita umana e sociale.

Ma moltissime donne e uomini, esattamente in queste settimane, hanno fatto conti anche più concreti e drammatici su cosa significhi non avere un reddito perché si ha da sempre un lavoro precario e non garantito. Possiamo far ripartire il carrozzone economico basandolo sulla conferma e l’estensione della precarietà? Avere una garanzia di reddito ha a che fare con la salute oppure no?

Ora sappiamo cos’è il mercato

Se c’è una dimostrazione lampante del fallimento del mercato è esattamente quella che stiamo sperimentando in queste settimane. Il possibile collasso del sistema sanitario italiano è stato abbondantemente preparato dal pensiero unico del mercato, quello che ha imposto tagli draconiani alla spesa pubblica sull’altare dei vincoli di bilancio.

Ed è sempre più chiaro come la ricerca scientifica gestita dal mercato si attivi sempre e solo dopo l’emergenza, con l’esigenza di fare profitti sui vaccini, e mai prima perché non vi è alcuna remunerazione dei profitti nella prevenzione.

Il mercato basa le sue leggi sulle capacità economiche delle persone, non riconosce alcun diritto universale. Beni comuni, servizi pubblici e diritti possono continuare ad essere consegnati al mercato?

In fin dei conti, si tratta sempre di democrazia

Tutto quello che ci aspetta dopo l’emergenza sanitaria avrà molto a che fare con la democrazia. Dovremmo fare tesoro del paradosso di questi tempi: oggi viene chiesto a tutte e tutti di farsi carico del bene collettivo della salute e della solidarietà con le fasce più esposte; domani verrà chiesto a tutte e tutti di farsi nuovamente da parte per delegare ogni scelta ai poteri forti, magari ad un governo di unità nazionale (Draghi premier?) che proseguirà nell’espropriazione collettiva di tutto quello che ci appartiene.

Per tutto quanto sopra detto, oggi dobbiamo essere responsabili e rimanere a casa.

Per tutto quanto sopra detto, domani dovremo essere altrettanto responsabili e riempire le piazze.

11 Marzo 2020

Marco Bersani – Attac Italia

8 MARZO è tutto l’anno!

Il 5 febbraio 2020, presso la Casa delle Associazioni del Municipio 7 di piazza Stovani, è iniziata l’attività di “Uno spazio tutto per noi……” (Vedi: Allegato in diverse lingue), rivolta a tutte le donne della zona, ogni mercoledì dalle ore 9 alle 11.

L’iniziativa è organizzata dal gruppo “DONNE PER I DIRITTI“, composto da:

  • ADMI (Associazione Donne Musulmane d’Italia): Amina Salah e EL KHALILI Soumya;
  • Associazione Speranze Scouts Italy Musulmani: Mariam Frezzini;
  • Associazione “Dimensioni Diverse “Spazio Donna”: Rosanna Meazza;
  • Simona Sforza, attivista per i “Diritti delle donne”.

L’iniziativa è scaturita dall’analisi dei bisogni delle donne della zona, anche per dare spazio alla molteplicità di storie, culture ed esperienze di ciascuna.

Alle donne che fino ad ora hanno partecipato (alcune con al seguito il proprio figlio, figlia, nel passeggino o carrozzina) abbiamo fornito le seguenti risposte alle loro richieste:

  • opportunità di lavoro da svolgere nella propria abitazione;
  • un corso di disegno per bambini;
  • un corso di lingua italiana per il proprio figlio perché possa essere facilitato nell’accedere alla scuola pubblica dell’obbligo;
  • informazioni per l’iscrizione alla Scuola d’Infanzia, Nidi, che Simona supporta, eseguendo le procedure online direttamente via wi five con il proprio computer. In caso di necessità la Biblioteca ci permette di fare qualche fotocopia relativa a documenti da allegare;
  • iscrizione alla Biblioteca;
  • partecipazione a corsi per imparare l’uso del computer.

Ci teniamo a precisare che tutte le attività svolte, tutelano la privacy e la riservatezza dei dati personali.

Difficoltà rilevate:

  • La burocratizzazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative creano non pochi problemi alla popolazione, soprattutto per coloro che non sono di madrelingua italiana.
    Diventa difficile comprendere regole e procedure che spesso cambiano da un anno all’altro e che sono scritte spesso in un italiano “burocratese” e poco comprensibile.
    Andrebbero diffusi strumenti alternativi, in parallelo alle procedure informatiche.
  • Abbiamo altresì rilevato che spesso le pratiche amministrative, seppur gestite attraverso strumenti informatici, necessitano di mesi prima di essere perfezionate (vedi cambi di residenza), con impatti anche per quanto riguarda altre procedure es.: iscrizioni scolastiche.
  • Quindi occorre un allineamento e un perfezionamento del sistema, alfine di ridurre al minimo i disagi alla popolazione. Sarebbe opportuno trovare anche soluzioni che coinvolgano le segreterie didattiche delle scuole.
  • Occorre trovare formule di supporto gratuito per le pratiche amministrative, senza far ricadere sulla popolazione i costi e la fatica dell’espletamento delle stesse.
  • Le donne non possono lasciare passeggini all’entrata dell’anagrafe: se non sono aiutate, faticano a salire da sole per accedere al primo piano alla Casa delle Associazioni.
  • Abbiamo spiegato loro che, prima di accedere dalla piazza Stovani, devono suonare all’esterno il pulsante “PRIMO PIANO” a cui noi rispondiamo e le aiutiamo a salire con i passeggini.
    Questo è un problema che riguarda tutte le attività che sono svolte presso questo spazio, una vera e propria barriera architettonica che dovrebbe essere risolta per agevolare e garantire l’accesso a tutti.

L’attività di “Uno spazio tutto per noi” si svolge presso la Casa delle Associazioni e del Volontariato – P.za Stovani 3 – ogni mercoledì dalle ore 9 alle ore 11 nella sala grande al 1° Piano.

Ogni volta sul tavolo, predisponiamo materiale e volantini informativi riguardanti servizi o presidi territoriali che possono essere utili alle donne.

Per intrattenere i figli piccoli, mettiamo a disposizione fogli di carta e matite colorate ed uno sguardo attento da parte di tutte le donne presenti.