Monthly Archives: luglio 2016

Coltiviamo diritti, raccogliamo dignità

Agromafie

AgromafieSono 430 mila i lavoratori che, secondo l’ultimo rapporto Agromafie della Flai Cgil, vivono condizioni di sfruttamento lavorativo. Donne e uomini, di cui l’80 per cento migranti, che ogni giorno sono costretti a vivere un rapporto di forza sbilanciato in favore del proprio datore di lavoro.

In alcuni casi quest’ultimo è un padrone, espressione estrema di un modello d’impresa fondato sulla prepotenza del capo. Cento mila lavoratori vivono condizioni invece di grave sfruttamento lavorativo, subordinati, senza possibilità di ribellarsi.

Lo sfruttamento soprattutto nelle campagne avviene nel Sud come nel Nord del Paese. Ne sono investite le campagne del ragusano, della Capitanata, del casertano, del pontino ma anche del Piemonte, della Lombardia o del Veneto.
È lo sfruttamento lavorativo che colpisce i più deboli e diventa sistema, modello conveniente di impiego della manodopera. Quest’ultima, se straniera e ricattabile, consente impieghi che arrivano a tradurre la condizione del lavoratore o della lavoratrice in quella di un servo moderno, obbligato a lavorare anche quattordici ore al giorno, sette giorni a settimana.

Il lavoro in Italia vive un costante degrado in termini di diritti non esigibili o addirittura cancellati.
È il frutto di una lunga stagione di delegittimazione dell’azione sindacale, di riforme del lavoro che hanno rafforzato il ruolo del padrone, impedito l’emergere di vertenze, anche a causa di un sistema giudiziario lento e spesso inefficace, di politiche neoliberiste che hanno reso il datore di lavoro un capo e il lavoratore, nei casi più estremi, un servo se non uno schiavo.

Eppure in molte campagne, migliaia di lavoratori e lavoratrici, spesso braccianti migranti originari dell’Asia o dell’Africa, si ribellano a questo sistema.
È capitato a Nardò, a Rosarno, a Castel Volturno e a Latina. È sulla scia di questi eventi, di analisi e inchieste che hanno riflettuto e denunciato le condizioni di reclutamento e impiego dei braccianti in Italia, nel desiderio di contrastare la tratta internazionale, il caporalato, i vincoli imposti della Grande distribuzione Organizzata, che si è costituita in Italia la rete Coltiviamo Diritti.

Non solo un coordinamento ma l’impegno costante e ragionato dei suoi aderenti ad agire per restituire dignità, diritti, rispetto, valore, al lavoro superando la strutturale emergenza che in particolare nelle campagne sembra drammaticamente emergere.

M. Binotto e M. Omizzolo

Coltiviamo diritti, raccogliamo dignità


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“Coltiviamo Diritti – Campagna nazionale per la dignità e la legalità del lavoro in agricoltura” vuole affermare i pieni diritti di chi lavora in agricoltura attraverso quattro obiettivi sostanziali: promuovere strumenti per studiare e analizzare il fenomeno e l’applicazione delle norme vigenti, sia italiane che europee, che portino allo sviluppo di politiche per un’agricoltura di qualità e rispettosa dei diritti; costruire iniziative che stimolino le imprese a comportamenti più attenti e eticamente sostenibili e diano ai consumatori migliori strumenti per compiere scelte di consumo più responsabili; costruire un’ampia rete multidisciplinare contro lo sfruttamento in agricoltura, per rafforzare le lavoratrici e i lavoratori, per l’emersione e la legalità del lavoro, per facilitare e proteggere chi reagisce e denuncia e, infine, sostenere una informazione responsabile e corretta che favorisca una maggiore attenzione sul tema.

Rete anti-sfruttamento
Tutte le info per aderire alla campagna sul blog  coltiviamodiritti.altervista.org

Un appello per un’agenda “positiva” sul commercio:

STOP-TTIP-2

Stop-TTIPStop TTIP Italia: “rallentamento negoziato TTIP e ratifica CETA prime vittorie, ma non bastano”
Il 13 luglio mobilitiamoci per bloccare TTIP e CETA e per un’altra idea di economia e di politica commerciale.

“Un’importante vittoria, ma è solo un primo passo”, così la Campagna Stop TTIP Italia commenta le ultime notizie sul destino del Trattato transatlantico.
Un negoziato messo in crisi dalle pressioni delle numerose campagne Stop TTIP in Europa e negli Stati Uniti, mobilitazioni che sono riuscite a imporre la ratifica parlamentare anche per il CETA, l’accordo con il Canada, ma che hanno l’obiettivo di fermare negoziati che sembrano non tenere conto di forti criticità e dei possibili impatti negativi.

Una posizione non preconcetta e non sempre contro” commenta Monica Di Sisto, portavoce della Campagna italiana e relatrice all’evento organizzato alla Camera dei Deputati assieme a Coldiretti il 5 luglio scorso, “che si basa anche su un’agenda positiva, come il contributo che abbiamo dato sul rapporto appena approvato dal Parlamento Europeo su commercio e diritti umani, che dimostra come l’economia debba essere variabile dipendente della sostenibilità e del rispetto dei diritti”.

Continua intanto a crescere l’opposizione nei confronti del TTIP, in vista del nuovo round di negoziati in calendario a Bruxelles dal 12 luglio e delle mobilitazioni che si organizzeranno in Europa e in Italia a partire dalla prossima settimana.

Oggi la Campagna Stop TTIP Italia, insieme ad altre 66 organizzazioni internazionali della società civile, ha inviato una lettera di protesta al presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz.
Le 67 Ong sottolineano come finora il negoziato condotto dalla Commissione europea non abbia tenuto conto delle raccomandazioni espresse dal Parlamento Europeo nelle sue risoluzioni.
Ad esempio, quella che richiedeva di non discutere di ambiti come la chimica, “dove Stati Uniti e Unione europea hanno regole molto diverse“.
Aveva votato per escludere le politiche in contrasto al riscaldamento globale dalle legislazioni che potrebbero essere bersaglio di ricorsi presso i tribunali di arbitrato.
Aveva chiesto pieno rispetto dei sistemi normativi in auge su entrambe le sponde dell’Atlantico, eppure il meccanismo della cooperazione regolatoria consentirà a grandi gruppi di interesse economico di visionare ed esprimere un parere sulle nuove regolamentazioni comunitarie prima ancora dei parlamenti nazionali o dell’Europarlamento.

Questo accesso privilegiato a monte del processo normativo aumenta drasticamente l’influenza dell’industria e delle lobby sulle istituzioni” commenta Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, “con ricadute potenzialmente disastrose sulla qualità della vita dei cittadini, l’ambiente e le conquiste sociali“.

Campagna Stop TTIP Italia

Ripescati

Ripescati

RipescatiLa notizia: “Recuperato il relitto carico di migranti affondato il 18 aprile del 2015

Cosa si è voluto dimostrare riportando alla luce quel relitto carico di morte.
Morti, … tanti morti, … testimoni della violenza.

Cosa si è voluto dimostrare ripescando dal fondo del mare quei corpi, vittime imprigionate dalla follia del “potere” umano.

Nessuno riconosce la pietà dei giusti:  “lasciate che i morti seppelliscano i morti
Spalancate le barriere non per misericordia ma per il diritto ai vivi di percorrere il proprio viaggio.

Noi che occupiamo impropriamente parte della Madre Terra non resta che accoglierli non come rifugiati, dispersi … ma come persone, parte della stessa umanità, di un diritto universale.

Rifiutiamo l’indifferenza e il razzismo.

E quei corpi ripescati al mare non rinchiudeteli nelle bare, lasciate che i loro volti si mostrino alla vista dell’arroganza politica che esclude e preclude il “viaggio” libero e incondizionato.

Che i corpi ripescati sappiano mostrare al mondo quella dignità che non si è voluta dare.

Ripeschiamo quella umanità che sa dare speranza a tutte le persone che si mettono in viaggio:
a chi, non potendo reagire alle violenze e al disprezzo della vita, fugge dalla morte  e si pone alla ricerca di una diversa speranza.

Forse è proprio questa consapevolezza che ci accomuna, quella di ripensare e dare nuova energia al proprio “viaggio” prima che anche finiremo “ripescati”.