Monthly Archives: novembre 2016

Cambiare la Costituzione? Noi diciamo «NO»

Costituzione-Non-si-tottamaIeri sera, 14 Novembre, nel salone parrocchiale a Muggiano (MI), Valerio Onida – Comitato per il NO e Roberto Cociancich – Comitato per il SI, hanno dato vita ad un confronto utile anche se a volte un po’ confuso. All’uscita una signora commentava ad alta voce: “se prima avevo dei dubbi ora ho la certezza di votare NO“.

In effetti quello che è stato reso evidente nel dibattito, è che la scelta del “SI” è sostanzialmente basata su due fattori determinanti: l’economia di mercato e il potere decisionale.

Renzi, fin dall’inizio, ripeteva che le modifiche costituzionali non sono un mero fatto tecnico ma parte di una strategia politica, pertanto aveva ragione quando diceva: se vince il NO me ne vado, perché l’impostazione della riforma, il suo merito è parte della strategia politica del suo governo.

Osservando gli elementi portanti le politiche del Governo Renzi, in particolare in questo ultimo anno, si notano quanto siano prevalenti i “valori” dell’economia di mercato, le privatizzazioni e le determinazioni di potere.
Alle Regioni sono stati imposti 8 nuovi inceneritori; il Jobs Act di cui abbiamo imparato quanta parte di interessi vanno ai datori di lavoro; la riforma elettorale ‘Italicum’ che ha voluto anticipare le proposte di riforma costituzionali; sono state rilasciate 2 nuove concessioni di perforazione, nell’Adriatico per 30.000 km2 e nel mare di Sicilia per 4.000 km2;
Tra parentesi: gli 8 inceneritori spareranno nell’aria ulteriori 1.500.000 ton di CO2, inoltre sappiamo che le trivelle sono fortemente inquinanti, due decisioni che sono anche il sintomo della reale volontà del Governo, nei giorni della Cop 22 a Marrakech, di rispettare l’accordo di Parigi sul clima pur sottoscritto con ritardo).

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Nella stessa serata di ieri a Torino, nell’aula magna dell’Università degli studi,  Gustavo Zagrebelsky (già presidente della Corte costituzionale)  interveniva nel dibattito proponendo alcuni punti interessanti ed essenziali di analisi sulla proposta di riforma costituzionale

  1. Populismo.
    Vuol dire: cittadini che non agiscono, ma reagiscono a slogans. La politica è considerata un “costo” intollerabile per i decisionisti: per loro la tecnica vale più della democrazia. Puntare a trascinare e impressionare la “maggioranza silenziosa” è populismo.
  2. Prepotenza.
    Napolitano, esorbitando dalle sue funzioni, mise come condizione per essere rieletto la riforma della Costituzione, che non può essere convocata dal potere esecutivo [Calamandrei: “Quando si tratta di Costituzione i banchi del governo devono essere vuoti”, cioè i governanti ritornano parlamentari. Così fece De Gasperi].
    Questo Parlamento, bollato dalla illegittimità del “porcellum” incostituzionale perché ha “rotto il rapporto di rappresentanza” (nientemeno! Così dice la sentenza 1/2014 C. Cost.), doveva limitarsi alla normale amministrazione.
    Dicono che la riforma non tocca la prima parte, e invece viola l’art. 1 sulla sovranità popolare, nelle sue forme e limiti,  rappresentata da nominati invece che eletti.
  3. Governo.
    La riforma pone il centro in alto, nell’esecutivo, il Governo diventa centro propulsore, da esecutivo come deve essere, ne fa il controllore del Parlamento: esegue altre volontà, non quella del Parlamento. Lo spread determina la speculazione finanziaria.
  4. Cosa cambiare.
    Ultimo comma dell’art. 117: l’interesse nazionale “spiana” le competenze regionali, è una soluzione brutale. Oligarchia (se non autoritarismo) è la decisione in sede riservata.
    Se vince il NO, non è il disastro, ma si riapre lo spazio della politica.
    Oggi vige la “dittatura del presente“, che blinda e consolida l’esistente: “non può essere altro da ciò che c’è!“.  [Invece, dal seminario su Luciano Gallino, l’8 novembre: “Tutto ciò che è può essere diversamente!]

Cop 22, a cosa serve la conferenza sul clima di Marrakech

Cop22-MarrakeshSi è aperta questa mattina a Marrakech la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 22), alla quale parteciperanno fino al 18 novembre più di 20mila persone, in rappresentanza di 196 stati e centinaia di imprese, Ong, associazioni di scienziati, enti locali, popolazioni autoctone e sindacati. La conferenza Onu sul clima deve rendere operativo l’Accordo di Parigi siglato un anno fa.

Obiettivo non superare i +2 gradi centigradi nel 2100

A poco meno di un anno di distanza dalla Cop 21 di Parigi, la principale sfida che hanno di fronte le delegazioni che per due settimane lavoreranno in Marocco è di riuscire a rendere operativo l’Accordo siglato in Francia, entrato in vigore il 4 novembre.
Nella capitale transalpina i capi di stato e di governo delle 195 nazioni partecipanti firmarono infatti un testo nel quale è stata indicata la “traiettoria” che il Pianeta dovrà seguire se vorrà limitare i danni derivanti dai cambiamenti climatici. In particolare, occorrerà riuscire a mantenere la crescita della temperatura media globale sulle terre emerse e sulla superficie degli oceani ad un massimo di +2 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. “Proseguendo gli sforzi per rimanere il più possibile vicino agli 1,5 gradi”, si specificò.

Gli impegni per ora non sono sufficienti

Il problema è che, per ora, il mondo è ancora molto distante da questo obiettivo.
Prima della Cop 21, infatti, ai governi fu chiesto di indicare alcune promesse di riduzione delle emissioni di CO2, che furono chiamate Indc (Intended nationally determined contibution).
Fu lo stesso governo francese a lanciare il primo allarme: sulla base di tali impegni dichiarati, nel 2100 non si arriverà a +2 gradi centigradi ma a +2,7. Una stima giudicata persino ottimistica da numerose Ong, secondo le quali gli Indc attuali porteranno a sforare ampiamente la soglia dei 3 gradi. Il che, per la Terra, significherebbe una catastrofe. Proprio per questo le stesse associazioni hanno chiesto di rivedere al più presto le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

A Marrakech “la grande sfida sarà quella di precisare le regole utili per tradurre in atti concreti l’Accordo di Parigi, indicando al contempo la data di finalizzazione delle stesse”, ha dichiarato Laurence Tubiana, “ambasciatrice” della Francia, incaricata di fatto di consegnare il testimone dei negoziati al Marocco.
La prima riunione alla quale parteciperanno i vertici delle nazioni partecipanti alla Cop 22 è prevista per il 15 novembre.

Da sciogliere il nodo dei finanziamenti

Assieme al rinnovo degli Indc e alla discussione sulle regole per adottare l’Accordo della Cop 21, il terzo pilastro dei negoziati di Marrakech riguarderà la questione dei finanziamenti. Ovvero: con quali fondi pagare gli ingenti costi necessari per adottare la transizione energetica ed ecologica in tutto il mondo?
A Parigi si decise di garantire un investimento di almeno 100 miliardi di dollari all’anno, fino al 2020. Ma occorrerà comprendere in che modo monitorare questi flussi finanziari, che dovrebbero andare a vantaggio soprattutto del Sud del mondo. Ovvero delle nazioni che meno contribuiscono ai cambiamenti climatici, ma che maggiormente ne pagano le conseguenze. La speranza è che il “contesto africano” possa in questo senso garantire lo slancio di cui necessita il Pianeta

Andrea Barolini
http://www.lifegate.it/ – 07 nov 2016

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CETA, se lo conosci lo combatti

Stop-CETACETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è il trattato commerciale di libero scambio fra Unione Europea e Canada. Prevede norme simili o spesso identiche al TTIP  (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il tanto discusso e contrastato trattato commerciale tra L’Unione Europea e gli Stati Uniti.

Per cogliere tutta la gravità del CETA vedi CETA_dossier

Ognuno pianga i propri morti

Piangere-i-mortiSono comunque morti che hanno diritto ad una lacrima, ad un riconoscimento.

C’è chi piange i morti per il terremoto:  300  (2016)
C’è chi piange i morti sul lavoro:  1172  (2015)
C’è chi piange i morti in strada:  3419  (2015)
C’è chi piange i morti per suicidio:  4291  (2013)
C’è chi piange le morti per femminicidio:  128  (2015)

C’è chi non c’è a piangere e ricordare i migranti morti e i dispersi in mare: 239 ieri, ormai 4500 quest’anno – 1 morto ogni 42 immigrati giunti in Italia dal mare.

A volte sono contati, pochi i “pescati”, molto meno i riconosciuti.

Solo la pietà di pochi li piange, non la miseria comandata delle guerre e delle rapine che li ha costretti alla morte.

Per loro tombe innominate, fosse numerate.

Ieri, giovedì 3 novembre, il presidio mensile in P.za della Scala promosso da Milano Senza Frontiere, a ricordare i morti e i dispersi: nuovi desaparecidos.

C’è un’umanità che non ha più lacrime per il destino della vita umana; una grande indifferenza che spesso si tramuta in razzismo più o meno strisciante, fino a degenerare in quella stupidità che ignora / offusca la stessa realtà segregante dell’interesse esclusivo.

Non sono i morti a salvare la miseria del potere arrogante.
Non sono i rimpianti del passato o del futuro impossibile.

Il presente prospetta una grande responsabilità di riscatto.

Le lotte per i diritti non si vincono rimanendo soggetti separati, prigionieri della miopia “politica” della propria appartenenza o del giudizio devastante dell’impotenza.

Come dire: appartenere senza credere, credere senza appartenere.

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Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla. (M.L.King)

Testimonianze al presente

Zona-8-solidaleIeri, 1 novembre, davanti alla Caserma Montello, il Comitato “Zona 8 solidale” ha saputo rendere universale la solidarietà testimoniata da migliaia di presenti.

E non è solo una questione di numeri delle persone e delle realtà associative che hanno reso visibile e trasparente un sentimento che piccole proprietà arroganti vorrebbero rinnegare il diritto umano ad essere accogliente e solidale.

C’è un sentimento disumano, ostile, razzista che si diffonde attorno a noi, che si manifesta con sempre più violenza, che si rifiuta di vedere le miserie generate dalle guerre, dalle rapine, dalle violazioni dei diritti universali.

La forza della fratellanza espressa in quanto bene comune, tra alleanze sempre più determinate, deve trovare sempre maggiore coerenza e visibilità, capace di seppellire le arroganze barbariche della xenofobia di coloro che pensano e credono solo nel loro dio esclusivo.

Vedi foto:

Per questo siamo solidali anche con il seguente comunicato della Rete 7

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Ancora vicende sconcertanti del Municipio 7

FATTO N. 1

Solidarietà e una preghiera per i Frati dell’Opera di San Francesco

Da molti anni i Frati Capuccini di P.za Velasquez svolgono attività di aiuto concreto ai bisogni primari delle persone, senza distinzione di provenienza o di religione.

Tra i diversi servizi: docce, ambulatorio medico, … c’è la mensa che ogni giorno garantisce oltre 150 pasti per italiani e stranieri.

A fronte di una domanda sempre più pressante, i Frati hanno chiesto la possibilità di fare dei lavori interni per ampliare gli spazi adibiti alla mensa.

Una richiesta è stata avanzata al Municipio 7 che ne ha la competenza.

Una richiesta doverosa che si inquadra nell’obiettivo primario dell’Opera San Francesco quella di dare dignità alla persona.

Tutto bene! La Commissione approva, il Consiglio del Municipio 7 approva all’unanimità, ma la Lega presenta un documento nel quale sostanzialmente si dice favorevole, tuttavia a condizione che i Frati non aumentino il numero dei pasti.

La mozione è stata approvata dalla maggioranza: Lega e Forza Italia.

Ora, è vero che da qualche tempo sui banchi del Municipio 7 gira un bel gatto nero che riceve le carezze dei Consiglieri (http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/gatto-municipio-1.2626646), ma poi basta!

Anche l’intelligenza è parte della dignità umana.

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FATTO N. 2

Integrazione  SI,  NO!

Negli anni scorsi il Consiglio di Zona 7 aveva stabilito una maggiore erogazione di fondi (+ 17%) a favore delle scuole con un numero sensibile di utenti stranieri per facilitare l’integrazione dei figli degli immigrati attraverso l’insegnamento della lingua italiana.

Così la  “Legge   Regionale  n.  31/1980 “Diritto  allo  Studio” si propone di intervenire per appianare lo svantaggio sociale di portatori di handicap e minoranze etniche, di ridurre il fenomeno dell’evasione dell’obbligo scolastico”.

 

Il Municipio 7, potremmo dire con una “ardita” scelta discriminatoria, ha deliberato (atto 26/2016) la sospensione di quella percentuale, ritenuta un “privilegio“, a sostegno di minori in difficoltà scolastica.

Sono gravi segnali di persistenti pratiche di esclusione che dimostrano e attestano la miopia politica da parte dei nuovi amministratori del Municipio 7.

Lo ripetiamo: una Giunta di governo di un territorio deve muoversi avendo come obiettivo il bene comune di tutti i cittadini e non solo di una parte!

Non possiamo rimanere indifferenti a questa deriva discriminante e autoritaria!

Rete 7

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