Monthly Archives: novembre 2018

Ma quale “fiducia” !?

A votare il Decreto Sicurezza è stata la “fiducia“. NON RAGIONI DI GIUSTIZIA
Così come è stata la “fiducia” a votare gli attuali parlamentari – politici – che costituiscono la Maggioranza di governo.

Nella vita quotidiana la “fiducia” è una cosa seria, non si concede facilmente, è ben ponderata, si cercano garanzie, responsabilità, … deve rispondere di sé stessa: garanzie che ritornano.

Per la politica e i politici sembra venir meno l’importanza, la consapevolezza del “dare fiducia“.
Nel Parlamento le forze di governo si “fiduciano” le une con le altre.
A guardar bene . in realtà si vede che si “sfiduciano” l’un l’altro.

La “fiducia” per loro è una merce di scambio:
Io ti “fiducio” QUI. … Tu mi “fiduci” LA’.

Il rischio è che questo loro giocare la “fiducia“, finisce con l’essere NOI gli “sfiduciati.

Il cosiddetto Decreto Sicurezza è pieno, saturo di  “sfiducia“: la sicurezza che ci protegge dalla violenza si assicura con la “fiducia” nella repressione (DASPO) e con la liberalizzazione delle armi al privato.
Così la sicurezza di ciascuno diventa violenza, insicurezza: “sfiducia” verso gli altri.

Decretare sicurezza con la “fiducia” non è un buon metodo, come ci insegna la vita quotidiana, se non si comprendono le ragioni della violenza e non si interviene su di essa.

Volere per volere è violenza delle peggiori dai connotati fascisti e razzisti.
Il Parlamento è “sfiduciato” !

Se nella pratica politica il cittadino cede la “fiducia” è perché in fondo è esautorato dalla partecipazione.

Salvini festeggia: bestiale!

Tra le misure inserite nel decreto sono previste:
–  l’abrogazione della protezione umanitaria,
–  una forte riduzione del sistema SPRAR gestito dai Comuni,
–  l’espulsione per chi non ha il permesso di soggiorno come un automatismo,
–  i centri di detenzione CPR, una reclusione per l’identificazione fino a 180 giorni,
–  quelli che erano Centri straordinari, i CAS (Centri di Assistenza Straordinari), diventano una normalità riducendo l’accoglienza al minimo.

Insomma, anziché creare «sicurezza» sono destinati ad aumentare situazioni di illegalità.

Del tutto ignorata la Legge di iniziativa popolare «Ero straniero» (raccolte 90mila firme)  già depositata in Parlamento per superare la Bossi-Fini e istituire l’accoglienza diffusa, sul modello Sprar, con canali di ingresso regolari.
Quello che hanno approvato, invece, produrrà solo insicurezza.

Salvini: «La mia ambizione è lavorare nei prossimi mesi per una completa rivisitazione di tutte le norme che riguardano l’immigrazione»

Se questa è la premessa c’è da temere il peggio; roba da far tremare i polsi a quanti operano e credono nel diritto all’accoglienza e al diritto della cittadinanza.

Non possiamo più aspettare! E’ tempo di passare dalla resistenza alla organizzazione della disubbidienza civile.

E ORA SI VOTA LA FINANZIARIA

Un emendamento della Lega ha introdotto una tassa dell’1,5% al trasferimento dei soldi verso i Paesi extra Unione Europea ad esclusione delle transazioni commerciali.
Questo vuol dire tassare ulteriormente le rimesse dei lavoratori immigrati che rinunciano a parte del loro benessere per aiutare le famiglie lasciate al Paese.

Una discriminazione insopportabile!

In Italia il trasferimento dei soldi è tassato mediamente del 6,8% a questo si aggiunge un’ulteriore tassa dell’1,5%.
Questo è un incentivo ad aumentare ulteriormente le transazioni illegali.

Una grande porcata tutta italiana poiché le raccomandazioni del G20 è di unificare la tariffa al 5%, mentre la proposta dell’ONU è di ridurla al 3% entro il 2020.

Nel 2017 le rimesse dai migranti italiani sono state superiori ai 5 miliardi di euro. Sono aiuti “diretti”, senza intermediazioni verso Paesi dalle economie di sussistenza, aiuti che spesso superano gli impegni presi dai Governi per la Cooperazione e lo sviluppo.
C’è di che criticare la massiccia propaganda strumentale dell’ “Aiutiamoli a casa loro”.

TOBIN TAX

E’ importante ricordare le grandi lotte che il movimento internazionale ha fatto già negli anni ’80 perché venissero tassati gli enormi flussi finanziari, spesso altamente speculativi, che hanno avuto e hanno il potere di determinare la crisi di interi Paesi.
Dal 2012 diversi Paesi Europei applicano una tassa minima.

Oggi in Italia l’aliquota sulle transazioni finanziarie è stata ridotta allo 0,10%.
Mentre i risparmi da lavoro degli immigrati saranno tassati dello 1,5%

Se questa non è violenza razzista!

Nella memoria di una data contro la violenza sulle donne

Ogni anno in Italia oltre cento donne sono uccise da uomini, quasi sempre, da coloro che sostengono di amarle. Secondo i dati Istat, sono circa sette milioni le donne che, nel corso della propria vita, hanno subìto una forma di abuso.

Non esiste un profilo della donna-tipo che subisce violenza o dell’uomo-tipo che fa violenza. Sono stuprate e picchiate donne di tutte le età, condizione economica, sociale e culturale.

Gli uomini violenti appartengono a tutte le classi sociali e ostentano una maschera d’invincibilità e perfezione, un chiaro rimando all’idea di macho, eredità di una cultura patriarcale.  Per sua natura la donna è refrattaria alla lotta, alla guerra, perché incline a dare la vita, anziché toglierla.

Due gli elementi particolarmente importanti da mettere in evidenza: il primo riguarda il problema della relazione tra violenza e sessualità e, ancora prima, il desiderio di legame affettivo e sessuale; l’altro concerne diverse questioni come il possesso, il controllo e “l’altro come proprietà”.

Ne consegue il modo di concepire il rapporto con la donna come un oggetto esclusivamente legato all’affermazione di sé.
Oggi, infatti, a dominare è una società consumista che legittima ogni relazione come consumo: così è il rapporto con la donna divenuta oggetto, … un mercato in cui si concorre a fare shopping del femminile.

Si dice: «La donna è il bene più grande che abbiamo perché dà la vita». In questa affermazione la donna viene presentata come un bene, e non come un soggetto;  ed è proprio in quanto bene-merce è oggetto di scambio in un mercato di beni di consumo, fatto prevalentemente da maschi.

I modelli culturali proposti nel tempo dai media, hanno agito tanto sui ragazzi, quanto sulle ragazze che li portano a pensare che ci sia il bisogno di qualcuno, la forte mascolinità, che si fa carico della proprietà e qualcun altro invece, la donna, che deve in qualche modo diventare un possesso.

Al contempo oggi gli stessi media stanno mettendo in evidenza che, quello che tempo fa si pensava potesse fare soltanto l’uomo, alla fine può farlo anche una donna.

Questo cambio di paradigma del mito del maschio forte, superiore, viene sempre più a decadere e ciò rende la sua natura tendenzialmente insicura e violenta e la sessualità diventa l’ambito all’interno del quale confliggono le diverse consapevolezze dell’uomo e della donna, private della solidarietà necessaria a comprendersi.

Perchè Madre

#NoPillon: un attacco reazionario nei confronti delle madri e dei figli

Bella e partecipata la manifestazione a Milano in Piazza della Scala, contro il Ddl Pillon: “Norme in materia di affido minori“.

Alcune foto

Il Disegno di legge avanzato dal senatore Pillon, fa parte, come altri aspetti della politica di governo vedi il Decreto sicurezza,  di un disegno politico ormai chiaro e che ha evidenti riferimenti nella storia dell’Italia autoritaria e fascista.

Ieri in piazza non è scesa l’Italia che si oppone alla Lega e ai Cinque Stelle, ma l’Italia che ha a cuore le conquiste sociali degli ultimi cinquanta, sessanta anni: le conquiste normative per la tutela della donna, per il riconoscimento dei minori come soggetti di diritti e diritto, per la lotta alla violenza di genere, soprattutto quella che avviene in famiglia; conquiste che rischiano di essere smantellate da un disegno anacronistico ed oscurantista.

Questa è una proposta di legge contro le donne e contro i bambini, dopo gli attacchi alla 194, ora cercano di demolire il diritto di famiglia mettendo a rischio le mogli che subiscono violenza in casa e che vogliono separarsi“. Così, dal palco in piazza della Scala a Milano, ha parlato Manuela Ulivi, avvocata ed esponente della “Casa delle donne maltrattate”.

Il disegno di legge Pillon punta a mettere sullo stesso piano madri e padri, senza tenere conto delle situazioni singole, dei casi di maltrattamento, stabilendo per legge l’obbligo di ricorrere alla mediazione prima di separarsi, anche quando vi siano casi di maltrattamento in famiglia.

Non vogliamo uno Stato che decida della vita privata delle persone

Oltre all’obbligatorietà della “mediazione familiare” (a pagamento), una pratica che ha senso eventualmente solo se liberamente richiesta da entrambi i genitori; viene decretata la rigidità dei tempi paritari imposta ai figli minori nella relazione con i genitori separati; è previsto l’obbligo del mantenimento diretto dei figli da parte dei padri e delle madri: l’eliminazione dell’assegno di mantenimento, concepito in un modo che di fatto ignora la grave disparità tuttora vigente nelle concrete condizioni di vita e lavoro fra uomini e donne;

Creare una forte opposizione contro le ipotesi normative contenute nel disegno di legge Pillon in difesa dei diritti dei minori e delle donne.

Lottare per l’applicazione della legge 194 per combattere l’aborto clandestino e diffondere la prevenzione e la contraccezione.