Monthly Archives: aprile 2016

APPELLO NAZIONALE – Insieme per fermare il TTIP

STOP-TTIP-2

STOP-TTIP-2Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e la democrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza e opacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel quale i profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente.

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti.

In questi tre anni anche in Italia è nata e si è diffusa la campagna Stop TTIP, costruendo – territorio per territorio – informazione, sensibilizzazione e mobilitazione sociale.

Data la fase in cui sta entrando il negoziato TTIP, è arrivato il momento di costruire, tutte e tutti assieme, 

un grande appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale e promuovere iniziative di informazione dei cittadini e di approfondimento sulle conseguenze del TTIP con la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.
Tutte e tutti insieme è possibile.

CAMPAGNA STOP TTIP ITALIA
web: http://stop-ttip.italia.net _ facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/
twitter: @StopTTIP_Italia – email: stopttipitalia@gmail.com

25 aprile 2016: una festa impossibile … una lotta necessaria.

25-aprile2016

25-aprile2016La lotta di liberazione non esclude nessuno e rende possibile la libertà per tutte e tutti. Così si manifesta il lutto nel giorno di festa, nel giorno della liberazione.

Vedi le foto

Milano Senza Frontiere e le associazioni in Rete, lo hanno praticato lungo tutto il percorso della manifestazione rendendo visibile, denunciando, rivendicando il diritto, dovere della lotta solidale e di liberazione per tutti i reclusi delle guerre e delle miserie, confinati dietro i muri e i fili spinati delle frontiere.

Un’arroganza “democratica” degli Stati che dopo aver “concesso libertà” alle manovre di guerre e alle violenze per l’esclusivo interesse privato e del diritto unilaterale a godere delle ricchezze naturali, ora mobilitano una nuova guerra per una presunta sicurezza delle frontiere e della proprietà sottratta.

Lo ha detto ieri anche il Presidente della Repubblica italiana:
“… è possibile dire no alla sopraffazione, alla violenza della guerra e del conflitto ….
 … è sempre tempo di Resistenza ….
 … è tempo di Resistenza perché guerre e violenze crudeli si manifestano ai confini d’Europa, in Mediterraneo, in Medio Oriente …
 … lì vanno affermati i valori della Resistenza …
 … la Resistenza, la lotta antifascista appartengono al popolo ….
… non ci può essere pace soltanto per alcuni e miseria, fame, guerre, per altri …
“.

Così la solidarietà e la lotta antifascista si manifestano a tutto campo, non si chiudono dentro i “confini” delle buone intenzioni, ma si intrecciano con i diritti universali.

Ci hanno battuto le mani, al passaggio con lo striscione “I NUOVI DESAPARECIDOS – fermiamo le stragi ai confini” e le foto dei dispersi nel Mediterraneo, hanno riconosciuto la solidarietà e il dovere di quella nostra presenza a rivendicare giustizia e verità.

Così si caratterizzavano gli slogan di denuncia verso l’arroganza delle politiche europee in violazione dei diritti, di  chiusura dei confini, contro gli accordi infami di “sicurezza” con paesi di dubbia moralità, contro i respingimenti.

Dietro lo striscione della Rete Milano Senza Frontiere quello della Rete delle Scuole Senza Permesso a manifestare una solidarietà delle parole necessarie senza confini; i Rom e Sinti in vertenza con il Comune di Milano capace di sicurezza e ordine poco attento alla dignità di queste persone; l’Associazione Naga con la sua instancabile attività a difesa della salute e a sostegno dei rifugiati.

A chiudere questo spezzone il camion “Stop War not People” dietro al quale la presenza di decine di giovani che rivendicavano la molteplicità dei diritti (casa, lavoro, studio, reddito, …)  per una umanità di giustizia libera dalle guerre e dagli armamenti.

Il 25 aprile non è una ricorrenza
è una memoria resistente partecipata
di giustizia e verità.

25 aprile 2016 – Festa della Liberazione

25-aprile2016

25-aprile2016La Resistenza partigiana è un presidio di lotta politica per la libertà e la dignità umana. Chi ama la libertà rispetta le diversità, condivide il diritto ad un presente di giustizia e di pace, costruisce reti solidali e territori resistenti.

La vigilia di un grande evento sviluppa sempre una sorta di patos.
Domani è il 25 Aprile: festa della liberazione.

Ieri Papa Francesco all’incontro con i giovani ha detto: ” … senza Gesù è come un cellulare senza campo“.
Per un laico credente: “ … senza Resistenza e fede nella lotta partigiana è come un presente senza Memoria“.

Davanti alla Biblioteca di Baggio, venerdì 22 aprile 2016, in preparazione del 25 aprile c’è stata una serata di festa e di Memori: conviviale, aperta al quartiere, partecipata.

Danze palestinesi ed ebraiche –  Canti resistenti (coro Micene): – vedi foto;

E poi i ricordi: – vedi

  • Gianluca racconta suo padre deportato a Dachau;
  • Una Memoria viva: il partigiano “Pantera” della brigata Mendel, 95 anni, capace di ricordi da brivido.

La serata ha messo in evidenza alcune “Memorie Resistenti”

    • racconti resistenti alla Mafia capaci di un gesto di riscatto: – vedi foto;
    • visioni partigiane: vedi poster;

Quindi un impegno di lotta antifascista e antirazzista per un presente di verità e giustizia con l’opposizione alla guerra e al razzismo per il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani.
Vedi foto

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Il nostro 25 aprile 2016 è

  • un giorno di lutto per le vittime del fascismo e delle guerre fasciste;
  • un giorno di lutto per le persone migranti morte e disperse in mare;
  • un giorno di rivolta per la dignità calpestata delle persone costrette ai confini dietro i muri e i fili spinati delle “democrazie”.

La Memoria oggi è:

  • più che mai un territorio di conflitti;
  • soggetti viventi che permettono al presente di farsi storia;
  • posizioni a confronto, spazi relazionali tra linguaggi, esperienze e culture diverse che si contengono;
  • contro l’omologazione, il pensiero unico, … per il diritto di una cittadinanza libera e partecipata.

Vivere la Memoria è un atto di liberta!

Arrivano dodici nuovi inceneritori

sblocca-italia

sblocca-italiaLo Sblocca Italia ha reso “strategica” la costruzione di nuovi impianti, togliendo potere alle Regioni e velocizzando i tempi. Per non rischiare di rimettere mano al progetto, il dicastero guidato da Galletti vuole evitare studi più approfonditi. Sostenendo che non serve. Perché non si possono stimare gli effetti della combustione del 30 per cento di spazzatura in più.

Un progetto che prevede di bruciare 2 milioni di tonnellate di rifiuti aggiuntivi in un anno, ovvero quasi il 30 per cento in più di adesso, “non incide direttamente sulle componenti ambientali”. E non è possibile sapere se comporterà “il superamento dei livelli di qualità” dell’aria. Nero su bianco, è la singolare osservazione contenuta nel Rapporto preliminare al Piano nazionale inceneritori che il ministero dell’Ambiente ha presentato nei giorni scorsi, e che prevede di realizzare almeno otto nuovi impianti (destinati a salire ulteriormente, come si vedrà).

Con un obiettivo che, anche a non voler pensar male, sembra chiaro: evitare di sottoporre il documento a una Valutazione ambientale strategica (Vas), una più ampia e approfondita analisi che richiederebbe uno studio più dettagliato e, soprattutto, di essere sottoposto per 60 giorni alle osservazioni di associazioni, comitati di cittadini ed enti locali. Incluse le Regioni, che avendo le competenza in tema di rifiuti spesso hanno alzato le barricate, mentre d’ora poi non potranno che “conformarsi al programma” deciso dall’esecutivo e “provvedere alla localizzazione sul territorio delle nuove infrastrutture”. Cioè senza poter battere ciglio o quasi.

Mentre tutta Europa vira verso la raccolta differenziata, a fine 2014 col decreto Sblocca Italia il governo Renzi ha promosso gli inceneritori a “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”: una formulazione che vuol dire zero voce in capitolo (o quasi) per le amministrazioni locali, tempi dimezzati per gli espropri, concessioni più rapide, fondi ad hoc e via dicendo.

Esattamente la stessa filosofia seguita, tre articoli di legge più giù, per l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi, che non a caso aveva portato a inserire nelle pieghe del provvedimento l’ormai celebre “emendamento Tempa rossa” (poi ritirato e inserito nella Stabilità un anno dopo) che ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi.

Paolo Fantauzzi
da Espresso 19-4-016

Il mare senza paese

Il-mare-non-ha-paese

Il-mare-non-ha-paeseIl poeta dice che il mare non ha paese e che è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole (1).  Ha ragione, il mare non appartiene di sicuro al nostro Paese.

Una penisola con 7.458 chilometri di costa che non sente il suo richiamo, che non ne difende la bellezza e il futuro, che non vede il mare da tutte le parti, oscilla tra lo schifo e la pena.

Al mare delle concessioni energetiche, in tempi di elevata disaffezione, di fisiologica e indotta astensione, è mancato il cuore della gente.
È mancato l’esercizio del voto come dovere civico, personale ed eguale, libero e segreto (2).
Svuotato d’informazione e di democrazia, deriso e salutato con boria dai cialtroni senza grandezza che ci sgovernano.

Dovremmo fare ogni giorno esercizio di natura per curare la frattura tra gli esseri umani e i suoi elementi, per renderci partecipi di uno spettacolo non mediatico, fatto di onde, di cielo e di vento.

Ogni giorno sedersi in riva al mare per fare esercizio di sguardo e di ascolto
, per farli aperti ed accoglienti, per coglierne un’idea semplice di felicità. Per innamorarsi.

E sentire come prende forma l’anima, quella che non fa differenze tra un esercizio di bellezza e uno di impegno, che non distrugge l’equilibrio del giorno, che non si sottrae e vive a fondo, e ne fa memoria di gioia, il ricordo che opera nelle scelte di vita e di voto. Che si fa cittadinanza. Sentire come si può cambiare. Ha perso il mare e chi lo ama.

È tempo del risentimento. Ma non quello pur legittimo dell’irritazione per la stupidità e la disattenzione, per l’indifferenza e l’arroganza dentro la quale vogliono farci annegare, per la forza che trarranno per negarci ancora altro.

È tempo del ri-sentimento, come sentimento del mondo da rimuginare, un sentire di nuovo, sentire ancora più forte, non la sconfitta e la rabbia, ma un doppio di ostinato amore e “disperanza” (3).

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  1. Giovanni Verga
  2. Articolo 48 della Costituzione
  3.  “disperanza” come un adulto atto d’amore che mette da parte la speranza ma non la passione della vita.  Alvaro Mutis,

Rosaria Gasparro

Basta stragi, basta menzogne, basta guerre, … apriamo subito canali umanitari

Basta-stragi

Basta-stragiQuando finiranno queste stragi non ci sarà più coscienza umana.
I governi europei che impediscono l’ingresso in Europa, in modo legale e sicuro, alle persone in fuga dall’orrore e dalla morte sono i primi responsabili delle stragi nel Mediterraneo: hanno creato il mercato illegale e sanguinoso su cui si arricchiscono i trafficanti mafiosi e schiavisti.

Le politiche europee dello sfruttamento, della rapina delle risorse, dell’interventismo militare, dei bombardamenti stragisti, del sostegno alle dittature, della fornitura di armi, … costituiscono un crimine contro l’umanità.

La politiche europee dei muri e del filo spinato, del razzismo, dei campi di concentramento e delle deportazioni, della negazione di solidarietà e della riconsegna degli innocenti fuggiaschi agli aguzzini,… appare una evidente forma di complicità con gli stragisti.

Le proposte di aiutare i già devastati paesi del sud del Mediterraneo a condizione che essi si trasformino in giganteschi lager per i migranti, si configurano sempre più all’orrore nazista che ritorna.

Pretendono di separare “profughi politici” e “migranti economici“: sono sempre e solo esseri umani in pericolo, in fuga dall’estrema ingiustizia e dall’estrema sofferenza, in cerca di un luogo in cui poter vivere in pace e in serenità; tutti sono vittime di una violenza politica perché realizzata da poteri umani (siano essi politici, economici, militari, criminali).

Il primo dovere di ogni essere umano ed a maggior ragione di ogni ordinamento giuridico democratico è salvare le vite.

Nessuno abbandonerebbe la propria casa, i propri cari, le persone che conosce, il paese in cui è nato, se potesse rimanere e vivere una vita degna.

Basta stragi, basta menzogne, basta guerre, …
apriamo subito canali umanitar

La UE si muove per ratificare Parigi COP 21 – l’Italia no

Parigi-Cop-21

Parigi-Cop-21Il Governo Renzi, che alla COP 21 si è dato da fare (a detta sua) per essere protagonista, intende forse partecipare da “imbucato” alla solenne cerimonia della firma, che si svolgerà al Palazzo di Vetro dell’ONU (New York) il 22 aprile 2016, “Giornata della Terra?

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA AL PARLAMENTO EUROPEO – 2 marzo 2016
Punto saliente dell’accordo di Parigi sul clima, di portata mondiale, è “la transizione mondiale verso l’energia pulita… occorre prescindere dai combustibili fossili“.

Su ratifica ed entrata in vigore dell’accordo del 12 dicembre 2015 leggiamo: “Il prossimo passo sarà la firma: l’accordo potrà essere firmato a New York a partire dal 22 aprile 2016 ed entrerà in vigore quando sarà stato ratificato da almeno 55 Parti che rappresentano almeno il 55% delle emissioni mondiali. Si auspica che sia ratificato ed entri in vigore rapidamente, in modo da fornire certezza giuridica a tutti i paesi quanto all’inizio dei suoi effetti. L’Unione dovrebbe essere in grado di ratificarlo nel più breve tempo possibile”.

La Commissione europea, in sostanza, ha già avviato il processo di ratifica dell’accordo di Parigi e ha anche già presentato una serie di proposte legislative necessarie per attuare gli obiettivi già concordati per il 2030.

Conclusione del documento:
” Per vedere realizzata la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, l’Unione non deve cessare di coltivare questa ambizione, al proprio interno e sul piano internazionale:

  • firmando e ratificando al più presto l’accordo di Parigi. La proposta di firma dell’accordo è acclusa alla presente comunicazione;
  • consolidando il contesto favorevole alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio tramite un’ampia gamma di politiche correlate, quadri e strumenti strategici che trovano riscontro nelle 10 priorità della Commissione Juncker, in particolare il progetto di Unione dell’energia resiliente corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici; 
  • completando rapidamente il quadro normativo 2030 per l’energia e il clima in linea con le conclusioni del Consiglio europeo dell’ottobre 2014. È auspicabile che le imminenti proposte legislative siano discusse con iter accelerato dal Parlamento europeo e dal Consiglio;
  • partecipando senza riserve, al pari di tutte le altri Parti, ai processi di verifica previsti dall’accordo di Parigi intesi ad assicurare il raggiungimento dell’obiettivo di mantenere il riscaldamento del pianeta ben al di sotto di 2 ºC e proseguire gli sforzi per contenerlo entro 1,5 ºC”.

https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2016/IT/1-2016-110-IT-F1-1.PDF

Sitografia essenziale
http://ec.europa.eu/priorities/energy-union-and-climate_en
Conclusioni del Consiglio europeo 23 e 24 ottobre 2014: Quadro 2030 per le politiche dell’energia e del clima
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/145428.pdf
Comunicazione della Commissione europea, Il protocollo di Parigi – Piano per la lotta ai cambiamenti climatici mondiali dopo il 2020, COM(2015) 81 del 25.2.2015
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52015DC0081&rid=1

L’emergenza rifiuti è planetaria

mergenza-rifiuti

mergenza-rifiutiContinua inarrestabile fino a diventare un’emergenza planetaria, la crescita dei rifiuti solidi urbani (Rsu) prodotti nelle città dove ormai vivono tre miliardi di persone che producono 1,2 kg pro-capite di spazzatura al giorno (0,64 kg dieci anni fa).

E’ quanto emerso nella XXI Conferenza internazionale sulla gestione dei rifiuti solidi urbani Solid Urban Waste Management, organizzata a Roma dal Cnr e dallo Iupac Chemrawn Committee (Chemical Research Applied to World Needs).
Presenti oltre 300 esperti, alla ricerca di soluzioni per trasformare i rifiuti in una risorsa utilizzabile dalla collettività.

Dal 2010 per la prima volta, spiega una nota del Cnr, la maggior parte della popolazione mondiale vive in una città e questa percentuale continua a crescere. Cento anni fa vivevano in un’area urbana 2 persone su 10, nel 1990 meno di 4, entro il 2050 si stima che saranno 7 su 10.

La quantità di Rsu sta crescendo anche più velocemente: si è passati dai 0,68 miliardi di tonnellate prodotte nelle città 10 anni fa agli 1,3 miliardi di oggi, e se ne prevedono 2,2 miliardi nel 2025 (1,42 kg per persona).
Un’attenzione particolare viene data dalla Conferenza ai Paesi svantaggiati, dove la questione, spiega Mario Malinconico, ricercatore dell’Istituto dei polimeri, compositi e biomateriali del Cnr, “si ripropone in maniera più urgente e drammatica, creando spesso delle emergenze sanitarie“.

La produzione di Rsu, come pure il consumo di energia, varia notevolmente da megalopoli a megalopoli: “New York – rileva Malinconico – ha una produzione di rifiuti solidi 19 volte maggiore di Dacca, capitale del Bangladesh, così come un consumo pro capite di energia 28 volte più elevato di quello della città indiana di Kolkata e un consumo d’acqua 23 volte più elevato di Giakarta, capitale dell’Indonesia. Nei paesi in via di sviluppo, invece, una larga fascia della popolazione non ha un accesso al livello minimo di risorse, a volte per problemi di gestione: a Buenos Aires o San Paolo circa il 70% dell’acqua potabile va sprecato e Hong Kong produce quasi 14mila tonnellate di rifiuti solidi al giorno“. (ANSA).

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Nel corso dell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri è stato approvato il nuovo Documento di economia e finanza (Def), che sarà presto esaminato a Bruxelles.
Sono i grandi numeri dell’economia italiana che il governo Renzi presenta ai cittadini con il solito ottimismo che sorride ai soliti noti, prevedendo per tutti gli altri tagli e un peggioramento delle condizioni di vita.

Numeri che si piegano all’economia di mercato lasciando ai margini gli investimenti pubblici.
Due dati utili che permettono di capire quanto fondate sono le prospettive di un diverso sviluppo.

  • Secondo il Fondo monetario internazionale, in Italia ogni anno i cittadini sono chiamati a versare 60 euro ognuno (4,02 miliardi di dollari in tutto) per sovvenzionare i combustibili fossili; secondo Legambiente, che aggrega sconti diretti e indiretti, la cifra sale a 14,7 miliardi di euro. Questo mentre l’esecutivo continua a ripetere che si trova in prima fila nella battaglia al cambiamento climatico.
  • La Corte dei Conti ha contato 799 agevolazioni fiscali, che valgono 313,1 miliardi di euro di mancato gettito fiscale.
    Su 313,1 miliardi di euro in agevolazioni fiscali, non c’è 1 euro dedicato al riciclo effettivo.

7 Aprile: Giornata Mondiale di mobilitazione per il Diritto alla Salute

Sette-aprile

Sette-aprileIl 7 aprile si celebra come ogni anno la giornata mondiale di mobilitazione per il diritto alla salute.
In Europa, i paesi con sistemi sanitari pubblici, in particolare, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia hanno subito o stanno subendo pesanti attacchi che hanno messo o stanno mettendo in crisi il diritto universale alla salute.

Il neoliberismo diffuso impone forme sempre più spinte di privatizzazione a partire dai tentativi di assicurazione sanitaria integrativa – e non solo – che vengono sistematicamente introdotti nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

La sanità viene considerata una merce qualsiasi, oggetto dell’iniziativa del mercato e fonte di profitto.

In solidarietà e in unione con tutti i movimenti, le associazioni e i sindacati che si oppongono alle misure che vanno in quella direzione, compresi in particolare i paventati accordi internazionali TTIP e TISA, le associazioni unite nella Rete per il diritto alla Salute di Milano e Lombardia hanno deciso di celebrare questa giornata a Milano anche per riflettere sulla recente legge approvata dalla regione Lombardia (n. 23 dell’11 agosto 2015) di evoluzione del sistema sanitario lombardo.

La salute è un bene comune cui non si può rinunciare e che va perseguito.

Il sistema sanitario nazionale va difeso, implementato, sostenuto. Si tratta di un diritto costituzionale che richiede, per essere attuato, un’organizzazione sanitaria universale, gratuita e partecipata, basata sulla prevenzione.

Incontro pubblico
Giovedì 7 aprile
dalle ore 17.30 alle ore 20.30
Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi
via Vivaio , 1 – Milano

Parteciperanno ed interverranno:

  • Hakim Baya, membro della Commissione internazionale di Solidaires SUD Sante Sociaux (France)
  • Piergiorgio Duca, presidente di Medicina Democratica (docente di biometria e
  • statistica medica dell’Università di Milano),
  • Alberto Donzelli esperto di sanità pubblica – fondazione Allineare Sanità e Salute
  • Giuseppe Natale, presidente del Forum Civico Metropolitano
  • Andrea Micheli, epidemiologo – esperto europeo di economia sanitaria
  • Vittorio Agnoletto, medico del lavoro – docente di “globalizzazione e politiche della
  • salute“ – Università Statale di Milano
  • Margherita Napoletano – Coordinamento Rappresentanti Lavoratori per la Sicurezza –
  • Sanità
  • Carlo Parascandolo – Rete per il diritto alla salute di Milano e Lombardia
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