Monthly Archives: giugno 2016

Oggi li chiamiamo RIFUGIATI

Oggi-li-chiamanoSono oltre 60 milioni nel mondo i rifugiati. L’Unione Europea li fronteggia in mare e prospetta accordi bilaterali per i respingimenti;  per concedere il diritto di asilo ragiona di numeri, di quantità limitate, mentre sono persone lasciate in balia dei trafficanti di umani.

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Per loro, i rifugiati,  nel 1951 è stata fatta una Convenzione speciale.
Chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato” – (Art. 1 Convenzione di Ginevra 1951 – sottoscritta dall’Italia nel ’54)

A loro, i rifugiati, nel 2001 è stata dedicata una giornata speciale: il 20 giugno

Ieri, 19 giugno 2016, nella giornata dei “ballottaggi” diverse realtà antirazziste presenti sul territorio milanese: Naga, Milano Senza Frontiere, C.S. il Cantiere, Cambio Passo, Movimento studentesco, …  hanno voluto dare senso alla “Giornata mondiale del rifugiato” promuovendo diverse iniziative sul piazzale della stazione centrale.

Li abbiamo incontrati, erano tanti, erano giovani, … erano con noi.
Si sono scambiate le magliette per una partita a calcetto, hanno potuto mangiare, scegliere qualche vestito, ascoltare musica e parole di solidarietà.

Un movimento accogliente e antirazzista che si oppone alla mera logica assistenzialista.
Nel primo trimestre di quest’anno sono stati 287mila i richiedenti asilo in Europa (meno di 23mila in Italia), eppure la grande Europa democratica (Italia compresa) fa una grande fatica ad accoglierli.

Prigionieri  dell’assistenzialismo
Liberi di fare niente!
Ancora prigionieri di confini che impedisce loro di ritrovare dignità e una nuova dimensione di vita.

Perché rifugiati, chi li ha creati, chi li costringe a rischiare la vita e a morire per essa.
E’ diventato quasi banale ricordare le guerre, la produzione e la vendita di armamenti a regimi complici delle “democrazie” occidentali, lo sfruttamento e le rapine delle ricchezze, …
Milano Senza Frontiere è dal 18 giugno 2015 che ogni giovedì, di fronte al palazzo della Politica, denuncia la miseria della politica, l’indifferenza ai morti in mare, il razzismo generato dalla miseria culturale, …

E si continua a fare accordi con gli stati canaglia, Turchia, Egitto, … per respingimenti, aprire carceri oltre le frontiere, … come spendere 30 denari per uccidere l’umanità.

Eppure alzare lo sguardo oltre il proprio recinto è fondamentale per non rischiare di rimanere chiusi al proprio interno.

La sala che oscura la democrazia

Stop-TTIPDopo la grande manifestazione nazionale contro il TTIP dello scorso 7 maggio, qualcosa si è mosso circa l’impermeabilità delle informazioni in merito al “Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti” fra Usa e Unione Europea.

Anche in Italia il ministro Carlo Calenda Un effetto ha predisposto l’apertura della “sala di lettura nazionale” a disposizione dei parlamentari che volessero visionare i documenti del negoziato.
Un atto per “garantire la massima trasparenza e la massima diffusione delle posizioni negoziali è scritto in premessa alla Direttiva del ministero dello Sviluppo Economico.

La “sala di lettura” è stata attivata il 30 maggio presso la sede ministeriale di Via Veneto 33.
La gestione è affidata ad un Funzionario alla Sicurezza che si avvale della Segreteria Principale Nato/Ue, a un Funzionario della Direzione Generale per la politica commerciale, a un Responsabile della sala lettura e all’Ufficiale Superiore Addetto che si avvale del Nucleo Carabinieri del ministero.

Più che l’ingresso in una “sala lettura” sembra l’entrata di una “cella” di massima sicurezza. Infatti sono state predisposte regole molto restrittive cui i parlamentari devono sottoporsi per accedere alla consultazione: non possono introdurre “telefoni cellulari, smartphone, tablet o altre apparecchiature in grado di riprodurre o registrare immagini o parole”; sono unicamente autorizzati alla “trascrizione manuale con note che non possono comunque riprodurre integralmente il documento originale”.  Sarà disponibile un dizionario di traduzione inglese-italiano.

Inoltre i parlamentari si impegnano, sottoscrivendo apposita dichiarazione,a non divulgare all’esterno quanto appreso nell’ora di lettura dei documenti negoziali.

Per il Ministro Italiano Carlo Calenda (UE e USA) il concetto di diritto all’informazione per tutti i cittadini, soprattutto in merito a un trattato che, se portato a termine, inciderà pesantemente sulla vita quotidiana di ogni persona e sull’assetto dell’intera società, fosse di secondaria importanza.

Un esempio esaustivo della progressiva dissociazione tra liberismo e democrazia, che con il TTIP si vorrebbe far divenire normale assetto giuridico. D’altronde, se non si ha il consenso si può solo agire attraverso il potere.

(da uno scritto di Marco Bersani)

Gli Articoli

Gli articoli stanno sempre vicini ai nomi e si dividono in:

immagine da maestro-cris.webnode.it

  • mangiare UNA torta   (qualsiasi)     mangiare LA torta al cioccolato (particolare)
  • fare UN disegno        (qualsiasi)      fare IL disegno della casa         (particolare)

 

  • parlare con UN’amica                     parlare con UN amico

se il nome è femminile allora si usa l’apostrofo

! solo gli articoli DETERMINATIVI hanno la forma plurale:

  • mangiare LE torte al cioccolato
  • parlare con GLI amici
  • fare I disegni della casa

 

gli articoli NON si usano:

con nomi propri di persona    Laura passeggia con il cane
con nomi di città                   Genova è una città sul mare
con i nomi di parentela          sono andata al mercato con mia madre

 

immagine trovata su http://maestro-cris.webnode.it/

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Le lettere dell’Alfabeto

LE LETTERE DELL’ALFABETO

L’alfabeto italiano è composto da 16 CONSONANTI E 5 VOCALI

A a       (a)                                                       M m      (emme)

B b       (bi)                                                      N n         (enne)

C c        (ci)                                                      O o         (o)

D d       (di)                                                      P p         (pi)

E e       (e)                                                       Q q         (qu)

F f        (effe)                                                   R r          (erre)

G g       (gi)                                                      S s          (esse)

H h       (acca)                                                  T t           (ti)

I i         (i)                                                        U u         (u)

L l        (elle)                                                    V v         (vi)

Z z          (zeta)

 

E 5 altre lettere di origine straniera che hanno la stessa funzione delle CONSONANTI:

J J           (gei)

K k          (cappa)

W w      (vu doppia)

X x          (ics)

Y Y         (ipsilon)

 

Le CONSONANTI  e le VOCALI si uniscono e formano le SILLABE:

immagine da forofantasiasmiguel.com

 

 

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Lo sporco modello turco prototipo delle politiche europee

NO-TurkiaFrontiere e diritti. Il governo italiano va fiero della sua proposta, in realtà la Ue replicherà così l’accordo con Erdogan, rafforzando i regimi da cui i migranti fuggono.

La Commissione europea ha presentato nei giorni scorsi al Parlamento europeo la sua proposta sulla gestione delle relazioni con i paesi terzi in materia di gestione dei flussi migratori.
Com’è già accaduto più volte in questi ultimi mesi, leggiamo fiumi di parole che denotano interesse per le vite umane e per le vittime dei naufragi, dichiarazioni di impegni condivisi dai governi e dalle istituzioni dell’Ue sull’accoglienza.

Le proposte concrete però vanno esattamente nella direzione opposta.

Il modello proposto trae ispirazione dal vergognoso accordo con la Turchia e dal Migration Compact del nostro presidente del Consiglio.
Si punta cioè, come più volte ci hanno spiegato, a scambiare aiuti economici e sostegno politico ai governi dei paesi d’origine e di transito – qualunque sia il tipo di regime –, con politiche di blocco dei flussi.  Si tratta cioè dell’esternalizzazione delle frontiere e dei controlli dei flussi migratori verso l’Unione europea.

Il cinismo caratterizza l’analisi e soprattutto le proposte: salvare vite umane e gestire i flussi in maniera ordinata, si ripete più volte. In che modo?
Regalando miliardi, come già fatto con Erdogan, ai tanti come lui in giro per l’Africa. Chiedendo loro, in cambio, di fermare le persone che scappano proprio dalla violenza dei regimi con i quali intendiamo fare accordi.

È il caso dell’Eritrea di Isaias Afewerki (presidente dal 1993), del Gambia di Yahya Jammeh (presidente dal 1994), dell’Egitto di Abd al-Fattah al-Sisi (quel campione dei diritti umani che tutti conoscono). La lista dei paesi è lunga: Algeria, Egitto, Eritrea, Etiopia, Costa d’Avorio, Gambia, Libia, Ghana, Guinea, Mali, Marocco, Senegal, Niger, Nigeria, Senegal, Sudan.

Insomma, il progetto è ambizioso e il quadro è molto chiaro. Utilizzare fondi per lo sviluppo come arma di ricatto verso i paesi di origine e di transito: chi più si riprende le persone espulse e meglio coopera al controllo dei flussi migratori, più risorse riceverà.
Invece i paesi che non si impegneranno a fare i gendarmi dell’Europa saranno penalizzati, con una sorta di sistema a punti.

Quella che una volta si chiamava cooperazione allo sviluppo, solidarietà tra i popoli, si trasforma in sostegno ai governi e al loro potere, condizionato dal rispetto delle indicazioni che i governi dell’Unione europea e la Commissione daranno in materia di gestione dei flussi e delle frontiere. Fermare il maggior numero di persone che scappano. Se riescono a passare i loro confini, bloccarli nei paesi di transito. Se non muoiono dopo le torture e le violenze dei trafficanti (in Libia e non solo), rimandarli indietro, con il consenso di questi governi. Non c’è che dire, un vero capolavoro da grandi statisti!

Pericolosissimo anche il dialogo che si vuole aprire con una Libia dilaniata dai conflitti, con cui l’Europa conta di fare accordi per il controllo delle partenze usando l’agenzia Frontex.
Una proposta coerente con l’atteggiamento che Bruxelles sta tenendo con la Turchia di Erdogan, considerato un esperimento di successo. Con i 6 miliardi erogati in base a quell’accordo, sono stati fermati i siriani che scappano dalle bombe, costringendoli nelle galere turche o rispedendoli in Siria.

L’Europa non sta chiedendo al governo turco, a quello eritreo o a quello del Gambia di rispettare i diritti umani e di consentire elezioni democratiche per avere il sostegno dell’Ue.
Al contrario, si sacrificano i diritti umani e qualche secolo di civiltà europea in cambio di una proposta con la quale i governi dell’Unione europea, e la Commissione, pensano, forse, di fermare la frana populista, razzista e fascista che sta travolgendo i paesi del continente. L’esperienza austriaca sta lì a dimostrare che si ottiene esattamente il risultato opposto. Ma per i nostri esimi statisti questo non conta.

Pensano evidentemente di essere più furbi e abili del capo del governo austriaco, che ha dovuto dimettersi per il flop del suo partito alle recenti presidenziali. Tutto ciò sulla pelle di quei bambini, quelle famiglie, quelle persone che, in assenza di canali umanitari, programmi di ricerca e salvataggio, possibilità di vie di ingresso sicure e legali, dovranno pagare sempre di più e rischiare sempre di più. E aumenteranno inesorabilmente, visto che verranno foraggiati e rafforzati proprio quei governi da cui fuggono.

Filippo Miraglia
12.06.2016

Acqua Pubblica – Buon compleanno referendum!

Acqua-pubblica5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia!
In questi giorni il referendum sull’acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni.

Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l’esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persistente mobilitazione del movimento per l’acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.

Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, oltre 26 milioni di persone si recarono alle urne per bloccare il progetto del Governo Berlusconi di definitiva privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.
10 giorni prima della scadenza referendaria l’allora Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, pubblicava sul suo profilo Facebook il seguente post: “Referendum. Vado a votare sì all’acqua pubblica …“.
Ora Matteo Renzi è Segretario del PD, Presidente del Consiglio e il PD è il principale partito di maggioranza.
Quali migliori condizioni per attuare l’esito referendario e rispettare la volontà popolare?

Ma qual’era la volontà popolare?
Così la riassumeva la Corte costituzionale: “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua.
Invece il Governo ha deciso di muoversi lungo una direzione contraria, soprattutto con i decreti attuativi della legge Madia, i cui obiettivi espliciti, riportati nella relazione di accompagnamento, sono “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” e il “rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”.

Il decreto Madia sui servizi pubblici locali vieta, inoltre, la gestione pubblica per i servizi a rete, quindi acqua inclusa, e ripristina l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato.

E’ significativo che proprio mentre milioni di italiane e italiani stanno per votare le future amministrazioni delle loro città, il Governo discuta un decreto che, di fatto, viola l’art. 75 della Costituzione e sposta la gestione dei servizi pubblici dai consigli comunali ai consigli di amministrazione. Bloccare questo progetto è innanzitutto una questione di democrazia.

Per cui in questi giorni sono in programma decine di iniziative diffuse sui territori e prosegue la raccolta firme sulla petizione popolare per il ritiro di questi decreti nell’ambito del “Firma Day” promosso dalla campagna sui referendum sociali e costituzionali.

Inoltre, come movimento per l’acqua, contestiamo lo stravolgimento della legge per la ripubblicizzazione dell’acqua compiuta dalla maggioranza alla Camera il 20 Aprile scorso.

Per questo nei giorni in cui ricorre il 5° compleanno del referendum nelle iniziative in programma intendiamo ribadire la richiesta di ritiro immediato del decreto Madia e il ripristino del testo originario della legge per l’acqua.

Roma, 10 Giugno 2016.
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Io sto con Piero

CalamandreaiRiflessioni a margine dell’incontro pubblico “Come cambia la costituzione come legittimare il NO” – Biblioteca di Baggio – Giovedì 9 giugno 2016.
IO STO CON PIERO
La Costituzione è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo“. (Piero Calamandrei)

IO STO CON PIERO
Perché nella Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie.
Perché l’offesa più grande che si fa alla Costituzione è l’indifferenza alla politica.

IO STO CON PIERO
Perché la Costituzione non è un pezzo di carta dove giustizia e libertà, scritte con il sangue di centomila morti, possano essere manipolate da qualche politico o da qualche governo per propri interessi di potere.

Così ieri sera, nell’incontro pubblico in biblioteca,  dopo aver ascoltato Il discorso di Piero Calamandrei agli studenti milanesi – era il 26 gennaio 1955 a Milano – https://www.youtube.com/watch?v=wU2mu0mXuwI – è partito spontaneo un caloroso applauso di tutti i presenti.

E’ seguito l’intervento dell’Avv. Luciano Belli Paci (Coordinamento Democrazia Costituzionale) che con grande chiarezza ha spiegato le gravi contraddizioni che si porta appresso la modifica della costituzione (ben 47 articoli) fortemente e illegittimamente voluta da Renzi.

La Costituzione enuncia principi e regole di tutti, della casa comune, non di un partito o di una maggioranza di Governo; soprattutto va rispettato il principio della “Sovranità popolare“.
Non si può chiamare il popolo italiano ad un plebiscito fiduciario “prendere o lasciare“, “o con me o senza di me“, escludendo al cittadino la possibilità di scelte utili.

Poi, anzi prima delle proposte di modifiche, il Governo ha approvato, per la sola camera, una legge elettorale – l’Italicum – che mira chiaramente, come ha affermato candidamente Roberto D’Alimonti chiamato da Renzi a stendere la riforma elettorale a legittimare una maggioranza – indipendentemente dalle percentuali di voto – al potere assoluto, spacciato per stabilità (vedi: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-04-26/gli-elettori-sceglieranno-chi-governa-ma-sistema-non-sara-presidenziale-142917.shtml?uuid=AB2taBWD.
Contro l’Italicum si stanno raccogliendo le firme per un referendum abrogativo.

Sicuramente la Costituzione può essere modificata usando quella stessa saggezza e lungimiranza che hanno impegnato i Padri Costituenti.
Ma nel passato così non è stato:

  • Lo ha fatto la sinistra nel 2001 per “rincorrere” la Lega sul federalismo: per poi pentirsi.
  • Aveva provato il governo Berlusconi nel 2005 con la modifica di oltre 50 articoli (respinti con referendum nel 2006), approvando comunque il Porcellum.
  • Nel 2012 il Governo Monti introduce in Costituzione il “pareggio in bilancio

Ora un Parlamento delegittimato propone 47 emendamenti con una sorta di dictat: “se perdo, me ne vado” mostrando l’arroganza di chi non ammette discussioni, facendo venir meno uno dei principii fondante della Costituzione: “la sovranità appartiene al popolo“.

Nella serata si è richiamata alla memoria la grande vittoria popolare del referendum dell’11 e del 12 giugno 2011 in cui si è ri-affermato il diritto all’acqua pubblica. Nel contempo si è denunciata la manovra del Ministro Madia che, con il Testo Unico sui servizi pubblici locali, prevede l’obbligo di gestire i servizi a rete (acqua compresa) tramite Società per Azioni, reintroducendo in tariffa “l’adeguatezza della rimunerazione del capitale investito” (la stessa dicitura che il Referendum aveva abrogato!).

Anche in questo caso siamo di fronte ad un problema di illegittimità politica, di un potere
subordinato agli interessi privati, che mira oltretutto a sfiduciare i cittadini dalla politica.
Stiamo raccogliendo le firme per portare radicali modifiche al Testo.
_______________

IO STO CON PIERO
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”. (Piero Calamandrei)

Migration Compact UE, un gioco crudele

Migration-compactLa Commissione europea ha presentato a Strasburgo la sua proposta per far fronte all’emergenza migrazioni. Previsti stanziamenti per otto miliardi fino al 2020, per i paesi africani i quali hanno poche scelte: o collaborano, oppure l’Europa taglierà gli aiuti allo sviluppo e applicherà ritorsioni commerciali. In gioco c’è la vita dei migranti.

Tra l’UE e i Paesi del Nord Africa si è instaurato un dialogo decisamente strano. Dove si fa finta di essere in due, ma alla fine chi parla e decide è soltanto l’Europa. Soprattutto quando si tratta di fermare i migranti. Con statistiche da brividi, l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (OIM) ci ricorda che dal 2014 sono morti oltre 10mila migranti nel Mar Mediterraneo.

Gli africani sono costretti a dire sì.
Queste minacce non sono nuove. La sospensione degli aiuti è prevista nell’articolo 96 dell’Accordo di Cotonou che regola fino al 2020 le relazioni tra l’UE e i paesi ACP (Africa-Caraibi e Pacifico) e la cui revisione, guarda caso, coincide con la crisi migratoria.

Federica Mogherini – Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:  «Milioni di persone si spostano nel mondo, un fenomeno che riusciremo a gestire solo agendo a livello globale e in piena collaborazione. Per questo proponiamo un nuovo approccio finalizzato alla creazione di partenariati forti con paesi strategici».

In concreto di cosa si tratta?
«Nello spirito dell’agenda europea sulla migrazione», si legge nel comunicato finale diffuso dalla Commissione UE, «le priorità sono: salvare vite in mare, aumentare i rimpatri, consentire ai migranti e ai rifugiati di rimanere vicino a casa e, a lungo termine, sostenere lo sviluppo dei paesi terzi (Africa e Medioriente, ndr) per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare. L’UE cercherà di concludere partenariati “su misura” con i principali paesi terzi di origine e di transito utilizzando tutte le politiche e tutti gli strumenti di cui dispone per ottenere risultati concreti».

Quanta ipocrisia e malafede in queste parole!
L’unico risultato concreto che si vuole ottenere è impedire che i migranti arrivino sulle coste europee e non intervenire sulle cause e le grandi responsabilità che l’UE ha circa le condizioni di estremo disagio che questi Paesi subiscono.

Il Parlamento europeo promette 8 miliardi di euro da qui al 2020, che saranno destinati a concludere patti prima con la Giordania e il Libano, in un secondo tempo con Niger, Nigeria, Senegal, Mali e Etiopia, e infine Tunisia e Libia.
Secondo il sito Eunews, «di questi fondi, soltanto 500milioni di euro sono soldi freschi, che arriveranno dal Fondo europeo di sviluppo, tutte le altre risorse su cui fa affidamento la Commissione europea sono fondi già noti».

Per Sara, le altre e gli altri

Sara-non-saraIl due giugno nel giorno della festa della Repubblica e della Resistenza antifascista, le donne e non solo, hanno manifestato in piazza della Scala contro l’ennesima violenza sulle donne. La violenza non è un fatto privato, dobbiamo lottare contro l’indifferenza e la normalizzazione della violenza.

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La violenza ha varie forme, con radici culturali e sociali molto profonde che dobbiamo sradicare.
La vita è una priorità che non può essere portata via da individui che si sentono padroni delle vite delle donne, come se fossero oggetti di loro proprietà.

La vita merita di essere riscattata!

Ingannati dalle parole che soffocano liberi pensieri
Ingannati dalle aspettative che sfiduciano i risultati
Ingannati dalle miserie che escludono le diversit
……

Siamo troppo “cresciuti” dentro il mercato come merce “qualificata” per saper ascoltare.
Discriminazioni, razzismo e violenze sono parti di una umanità crudele.

Così i grandi titoli sui media, le immagini scioccanti hanno l’effetto dell’indifferenza, un brivido emozionale, curiosità, un semplice fastidio: dinamiche diverse che non ci appartengono.
Sovversione morale di una umanità perversa.

Nessuna indignazione, privata della giustizia, sarà capace di scuotere l’ordine di una sovversione.

Morti!  Morti uccisi, morti annegati, morti abusati, morti sfruttati, …
Quante sono le morti violentate.

Sono grandi numeri, numeri di persone che perdono la sostanza dell’essere, della dignità, della stessa umanità che vive, che li conta, che li vorrebbe differenziare: sono tutte vite umane, vite diverse, naufragate in mare, arenate sulle spiagge, ammazzate dalla violenza brutale del dominio.

Volti diversi, diverse le età, …  tutte e tutti prigionieri dello stesso potere che li ha uccisi.
Prima le guerre, poi la miseria, poi i profughi, poi i naufraghi, poi gli amori traditi, poi i lavori usuranti, poi le catastrofi ambientali, ….

Sono tutte morti! Sono tutti umani. …  
Schiacciati e derisi dalla stessa ingiustizia che governa il mondo, quel “potere” arrogante che fa di ciascuno, qualcosa, la “cosa”, che vive di sé, del proprio interesse economico, esclusivo: qualcosa che l’altro è nemico,… e lo è veramente.

La sua arroganza è la mia;
la sua indifferenza è la mia;
la sua miseria è la mia.

Il bene comune è sottratto all’interesse generale.
Ogni “passione” è privata ed è in competizione.

Oltre la violenza c’è la Resistenza, la volontà a voler essere liberi nel tempo e nello spazio che ci sono comuni.

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