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Il governo italiano dice ‘NO’ al bando delle armi nucleari

Nucleare

NucleareVoto storico all’ONU per il disarmo “atomico”:  SI’ al bando delle armi nucleari nel 2017.  Oggi, 27 Ottobre 2016, al Palazzo di Vetro è passata la risoluzione presentata dal Messico (co-sponsor  per la redazione l’Austria, Brasile, Irlanda, la Nigeria e il Sud Africa) e da altri 57 Paesi per il bando delle armi nucleari con una Conferenza ONU da tenere nel 2017.

E’ un giorno storico per tutta l’Umanità che desta sincero stupore, oltre che gioia, negli attivisti per la pace (e per il diritto di tutti alla sopravvivenza della nostra specie e dell’ecosistema): fino a qualche anno fa, prima che prendesse il via, con Oslo nel 2013, il “percorso umanitario”, poi proseguito con Nayarit (marzo 2014) e Vienna (dicembre 2014), un risultato del genere sarebbe stato inimmaginabile, nel contesto dei negoziati internazionali prigionieri del quadro bloccato del TNP.

Ma questo sogno si è realmente realizzato alla Prima Commissione, riunita nell’Aula 4: hanno votato per il SI 123 Stati, per il NO 38, e si sono astenuti in 16. Va precisato il non peso dei voti di astensione ai fini del quorum necessario dei 2/3 per la validità giuridica della decisione.

La risoluzione  approvata  (per il testo andare alla URL: http://reachingcriticalwill.org/images/documents/Disarmament-fora/1com/1com16/resolutions/L41.pdf) istituisce una conferenza delle Nazioni Unite a partire dal marzo del prossimo anno, aperta a tutti gli Stati membri, con il compito preciso  di negoziare uno “strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale“.  I negoziati, da tenersi a New York, continueranno nel mese di giugno e luglio.

Il voto delle Nazioni Unite è arrivato poche ore dopo che il Parlamento europeo ha adottato la propria risoluzione su questo medesimo tema – 415 a favore e 124 contro, con 74 astensioni – invitando gli Stati membri dell’Unione europea a “partecipare in modo costruttivo” nei negoziati del prossimo anno.

Gli arsenali nucleari nel mondo contengono ancora circa 16.000 testate, in possesso soprattutto di due nazioni: gli Stati Uniti e la Russia. Sette altre nazioni possiedono armi nucleari: Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.
E’ notevole stavolta che le nove nazioni con armi nucleari si sono divise nel voto: sei hanno votato contro ma Cina, India e Pakistan si sono astenute. Molti dei loro alleati, compresi quelli in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo NATO, si sono accodati come è ormai loro costume.

Per quanto riguarda l’Italia, essa non ha fatto eccezione tra i Paesi cosiddetti “ombrello”: non si è astenuta, come l’Olanda (come pure la Svizzera e la Finlandia), ha votato proprio contro!

Ma le nazioni dell’Africa, America Latina, Caraibi, Sud-Est asiatico e del Pacifico hanno votato a grande maggioranza a favore della risoluzione, e  si apprestano ad essere protagoniste in occasione della conferenza di negoziazione a New York il prossimo anno.
Per quanto riguarda i voti, la lista completa si trova al link :
http://www.ican.org/campaign-news/live-updates-from-the-first-committee-of-the-un-general-assembly/

In Italia – sollecitati da Rete Italiana Disarmo e dai Disarmisti Esigenti (Campagna OSM-DPN, Energia Felice, Armes Nucléaires Stop, WILPF Italia, Peacelink, Accademia Kronos, Pressenza e altri) al Parlamento sono state presentate due mozioni per sostenere il bando delle armi nucleari.

Alla Camera una mozione con prima firmataria Donatella Duranti. Altri firmatari: Scotto, Marcon, Carlo Galli, Piras, Ricciatti, Costantino, Franco Bordo, Placido, Sannicandro, Pannarale, Airaudo
Al Senato una mozione con primo firmatario Roberto Cotti. Altri sottoscrittori: AIROLA, BLUNDO, CAPPELLETTI, GIROTTO, NUGNES, PUGLIA, SCIBONA, BAROZZINO, BOCCHINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, DE PETRIS, MINEO, PETRAGLIA.

I disarmisti esigenti si sono accordati con la Senatrice Loredana De Petris ed hanno ottenuto, su sua iniziativa, la sala Nassirya al senato il 3 novembre alle ore 14.00 per una conferenza stampa.
La conferenza stampa sarà introdotta da Antonia Sani di WILPF Italia e conclusa da Alfonso Navarra, obiettore di coscienza alle spese militari e nucleari.

Interverranno rappresentanti delle associazioni promotrici dei “disarmisti esigenti”, esponenti delle associazioni sostenitrici della campagna per il bando giuridico internazionale delle armi nucleari e alcuni parlamentari che hanno presentato le mozioni citate.

Un problema urgente che sarà affrontato è quello della mobilitazione  per influenzare già il voto di dicembre (l’Assemblea generale dell’ONU deve confermare quanto è uscito dalla Prima Commissione Disarmo) e soprattutto per ottenere una svolta diplomatica dell’Italia.

I disarmisti esigenti insisteranno nel sottolineare, stimolando un ecopacifismo alquanto “dormiente” nel nostro Paese, che certi risultati non sono frutto di gruppi che guardano al loro ombelico muovendosi sulla semplice reazione (anche se spesso sacrosanta) a ciò che li colpisce direttamente sul territorio, bensì di un movimento mondiale organizzato della società civile che ha saputo stimolare e sostenere una “disobbedienza” degli Stati non nucleari alle potenze nucleari finalmente decisa ad andare fino in fondo.

Un Trattato che vieta le armi nucleari servirebbe a colmare il “vuoto giuridico” attualmente esistente in materia di armi nucleari, come riconosciuto e sottolineato da alcuni anni dalla Iniziativa Umanitaria (Humanitarian Pledge  – http://www.icanw.org/pledge/) promossa da diverse organizzazioni internazionali. Una grave anomalia: quelle nucleari sono le uniche armi di distruzione di massa non ancora vietate dal diritto internazionale in modo globale e universale.

Le armi chimiche, armi biologiche, mine antiuomo e bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali. La maggior parte delle Nazioni concorda con il fatto che la proibizione delle armi nucleari sia oggi l’unico piano di azione adeguato alla luce delle conseguenze umanitarie catastrofiche del loro uso.

Ma noi “disarmisti esigenti” siamo andati oltre questa considerazione ispirando l’approvazione della “mozione Zaratti” alla Camera dei deputati perché riteniamo sia da condannare lo stesso possesso delle “armi” nucleari (in realtà “ordigni” che provocano cataclismi) come implicita minaccia d’uso: il disarmo nucleare non va considerata una semplice necessità ma un diritto perché l’autodifesa degli Stati non può mettere a rischio la sopravvivenza dell’Umanità.

La vicenda di Stanislav Petrov il 26 settembre 1983 (il falso allarme di attacco nucleare cui l’ex colonnello sovietico decise di non dare seguito) dimostra che la possibilità della guerra nucleare non intenzionale è concretissima e che la “deterrenza” non può essere ammessa COME CONCETTO perché, NEL CASO DEGLI ORDIGNI NUCLEARI,  è garanzia di distruzione ed autodistruzione …

Info. alfiononuke@gmail.com  cell. 340-0736871
Antonia.sani@alice.it  cell. 349-7865685

Il Verbo

un’azione:    Gianni gioca con la palla

un evento:    ieri ha piovuto tutto il giorno

un modo di essere:   Gianni è simpatico

vengono espressi con il VERBO

 

  • Com’è fatto

Il verbo è composto da una RADICE (che non cambia mai) e da una DESINENZA (che cambia sempre).

Vediamo qualche esempio partendo dalla forma all’Infinito dei verbi:
Es:  PARLARE –>   PARL    +   ARE
(radice)     (desinenza)

LEGGERE –>   LEGG   +    ERE
(radice)     (desinenza)

DORMIRE –>   DORM  +   IRE
(radice)     (desinenza)

Come si vede dagli esempi, le desinenze possono iniziare con 3 vocali diverse.
Per questo in italiano i verbi si dividono in 3 coniugazioni, a seconda della desinenza del verbo all’infinito

1° coniugazione: tutti i verbi che finiscono in  –ARE      parlARE,    mangiARE,   suonARE,…

2° coniugazione: tutti i verbi che finiscono in  –ERE      leggERE,   corrERE,   mettERE, ….

3° coniugazione: tutti i verbi che finiscono in   –IRE      sentIRE,   venIRE,    finIRE,….

La Radice ci dice l’azione, la Desinenza ci dice chi sta compiendo l’azione

Es: Parlare al tempo presente del modo Indicativo

Azione Chi compie l’azione Persona numero
PARLO IO 1° Persona Singolare (Uno)
PARLI TU 2°  Persona Singolare (Uno)
PARLA LUI/LEI 3° Persona Singolare (Uno)
PARLIAMO NOI 1° Persona Plurale (Tanti)
PARLATE VOI 2° Persona Plurale (Tanti)
PARLANO LORO 3° Persona Plurale (Tanti)

ACQUA: stanno per chiudere il cerchio.

acqua-di-tutti

acqua-di-tuttiLa privatizzazione dell’ Acqua sta per giungere a compimento! Lo stanno facendo adesso, il provvedimento che è al vaglio delle camere porta in se la privatizzazione dell’acqua. Se ne sono occupati quelli de LE IENE, la trasmissione di Mediaset.

Il video intero è molto interessante e spiega molto bene la situazione attuale. Dura 10 minuti e lo si può visionare sul sito di mediaset cliccando qua:
Guarda il video in versione integrale sul sito di mediaset

Anche Padre Zanotelli è intervenuto sulla questione, spiegando la situazione ed evidenziando i suoi dubbi.
Vedi: http://www.dimensionidiverse.it/wp/wp-admin/post.php?post=2058&action=edit

Signor-Presidente

ACQUA SCEMPIO DI DEMOCRAZIA – Appello di Alex Zanotelli

Acqua-Diritto

Acqua-DirittoL’accaparramento di acqua e di terra (landgrabbing  e  watergrabbing), perseguito ferocemente dalle multinazionali soprattutto in Africa e America Latina, significa l’espulsione dalle proprie terre di oltre un miliardo di contadini dei quali, già oggi, l’80% sono affamati.

Il loro arrivo nelle attuali e ulteriori future megalopoli di oltre 20 milioni di abitanti, vanno ad ingrandire quelle bidonville orribili in cui comandano solo le mafie, gestendo droga, rifiuti e prostituzione.

Gli organismi internazionali come l’ONU danno questo esodo come inevitabile, quando prevedono che  il 70% dei 9 miliardi futuri sarà urbanizzato.

Tutto questo, insieme al caos climatico che verrà esaltato dall’aumento delle megalopoli, sarà la tragedia finale dell’umanità, una tragedia che avverrà in pochi decenni prossimi, se l’umanità intera non cambierà radicalmente.  

Apello di Alex Zanotelli
ACQUA SCEMPIO DI DEMOCRAZIA

Quando parliamo di acqua, spesso diciamo:”Si scrive acqua , ma si legge democrazia.”
In questi anni, soprattutto dopo il Referendum del 2011, è stata la volontà popolare, e cioè la democrazia, ad essere negata!

La Costituzione della Repubblica Italiana afferma: ”La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”(art. 1)
Secondo la nostra Costituzione, l’unica volta che il popolo può esercitare direttamente tale sovranità è con il Referendum abrogativo (art.75).
Con il Referendum del 2011, il popolo italiano (ventisei milioni di cittadini!) ha detto a due domande: l’acqua deve essere tolta dal mercato e non si può fare profitto sull’acqua.
Questa è la volontà del popolo italiano.

Il Parlamento italiano doveva tradurre in legge questa decisione del popolo. Invece il Parlamento non l’ha mai fatto, pur avendo a sua disposizione La Legge di iniziativa popolare (2007) che aveva ottenuto oltre cinquecentomila firme!

Quella Legge ha dormito sonni tranquilli, rinchiusa nel cassetto della Commissione Ambiente della Camera. Solo una forte campagna da parte dei comitati è riuscita nel 2015 a far discutere La Legge in Commissione Ambiente della Camera.
Purtroppo il 15 marzo 2015 il governo Renzi è intervenuto a gamba tesa, facendo saltare l’articolo 6 di quella Legge che definiva il servizio idrico privo di rilevanza economica e ne disponeva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico.

Così la Legge di iniziativa popolare è stata svuotata del suo nucleo centrale.

Il Disegno di Legge così svuotato è stato approvato il 21 aprile di quest’anno da ben 243 deputati (PD e Destra), mentre 129 deputati (M5S e Sinistra) hanno votato contro.

Il DDL è ora allo studio della Commissione Ambiente del Senato. Conoscendo le posizioni dei Partiti sull’acqua, c’è ben poco da sperare.

Il governo Renzi persegue la sua strategia di privatizzazione tramite la Legge Madia e lo Sblocca Italia.
La Legge Madia impedisce alle aziende speciali di gestire i servizi a rete come l’acqua.
Lo Sblocca Italia favorisce i grandi accorpamenti, permettendo alle multinazionali di realizzare l’economia di scala a loro vantaggio (I grandi accorpamenti sono incompatibili con la gestione pubblica!).

Il governo Renzi sta infatti favorendo quattro grandi accorpamenti idrici: Iren (Piemonte-Liguria), A2A (Lombardia), Hera (Emilia Romagna, Toscana, Marche e Nord-Est) ed infine Acea (Lazio, Molise e il Meridione).
E’ chiaro che dietro a queste multiutility ci stanno multinazionali come Suez e Vivendi.

Un esempio di questi accorpamenti l’abbiamo ora in Puglia.
Il suo governatore, Emiliano (da sempre schierato per l’acqua pubblica!) ha scelto come presidente dell’Acquedotto Pugliese un uomo di Iren ed ha avviato la fusione dell’Acquedotto (100% pubblico!) con Gesesa spa mista di Benevento e con Altocalore spa pubblica di Avellino.
Questo è il primo passo verso una megautility del Sud capitanata da Acea che gestirà così l’acqua del Mezzogiorno.
Sempre su questa strada delle privatizzazioni è importante notare la corsa delle multinazionali per accaparrarsi le fonti.

E tutto questo avviene nella quasi totale indifferenza dei partiti.
Particolarmente grave è il tradimento dei pentastellati a Torino e a Roma.
A Torino la neo-eletta sindaca Appendino ha usato i soldi dell’acqua pubblica per risanare il bilancio.
A Roma, la sindaca Raggi ha chiesto all’Acea di abbassare le bollette!
E’ ormai chiaro che il M5S sta tradendo una delle sue fondamentali promesse elettorali: ripubblicizzare l’acqua.

In un momento così difficile, non ci voleva proprio quello che è avvenuto a Napoli, l’unica grande città in Italia che ha obbedito al Referendum, trasformando l’azienda idrica Arin spa in ABC(Acqua Bene Comune) azienda speciale. E questo grazie al sindaco L. De Magistris, il quale però ora rimuove il Presidente di ABC, M. Montalto e tutto il cda, che per un anno e mezzo avevano fatto gratuitamente uno splendido lavoro.
La ragione è stata che il Presidente di ABC con tutto il cda si è rifiutato di assumere i 107 lavoratori di S. Giovanni a Teduccio perché non c’è copertura finanziaria (ci vogliono almeno 30 milioni di euro, mentre il Comune ne offriva solo 4,5 milioni.)
Questa operazione avrebbe significato affossare l’ABC, peraltro contro il parere contrario dei revisori dei conti.
I comitati dell’acqua di Napoli continuano a lavorare, vigilando perché la gestione pubblica dell’acqua non venga meno in questa metropoli.

Come missionario, come prete e come cittadino continuerò a darmi da fare con il grande movimento in difesa di sorella acqua, che Papa Francesco definisce “un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone” (Laudato Si’, 30).
Proprio perché Papa Francesco parla dell’acqua come “diritto alla vita”, mi meraviglia il silenzio della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) a questo riguardo. E mi meraviglia altrettanto la poca partecipazione delle comunità parrocchiali e degli ordini religiosi in difesa della Madre di tutta la vita sulla Terra.
Per chi crede nel Dio della vita, diventa un dovere la difesa di “Sora Acqua”.
Ma lo è altrettanto per chi si considera laico. Insieme, senza stancarci, diamoci da fare perché la Politica non obbedisca ai poteri economico-finanziari, ma al popolo sovrano.

Napoli, 18 ottobre 2016 Alex Zanotelli

Fermiamo il #CETA

Ceta-TTIP

Ceta-TTIPIl CETA spacca l’UE. Veto della Vallonia: slitta la data della firma.  I Ministri del commercio europei riuniti in Lussemburgo non sono riusciti a trovare una mediazione per approvare il CETA, trattato di libero scambio con il Canada fotocopia del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

Sosteniamo il Governo della Vallonia #StopCETA.

La posizione del Governo Vallone di fermare la ratifica e l’approvazione del CETA, assieme alle riserve espresse dai Governi di alcuni Paesi membri e alle precisazioni della Corte Costituzionale tedesca, dimostra come le preoccupazioni che da anni i movimenti sociali e la Campagna Stop TTIP esprimono sui megatrattati come TTIP e CETA siano più che ragionevoli.
Ieri persino la confederazione dei sindacati canadesi ha mostrato solidarietà al Governo della Vallonia.

L’opposizione della Vallonia, una delle tre regioni che compongono il Belgio, sta bloccando il processo, che altrimenti porterebbe la Commissione Europea a firmare l’accordo in un vertice congiunto con il governo canadese il prossimo 27 ottobre.

Se lo stallo non si scioglie entro la prossima settimana, la firma potrebbe slittare.


Le ragioni per cui la piccola entità federale belga si oppone al CETA, nonostante le pressioni di tutta l’Europa, sono quelle della società civile europea, preoccupata per la distruzione dell’agricoltura di piccola scala, i servizi pubblici, la qualità dell’ambiente e del cibo, i diritti dei lavoratori e la deregolamentazione selvaggia in ogni settore dell’economia […]

Continua su https://stop-ttip-italia.net/2016/10/18/il-ceta-spacca-lue/

Quello che esce dalla porta rischia di rientrare dalla finestra. Alle sempre crescenti difficoltà sul TTIP si va sostituendo il percorso di approvazione del CETA, l’accordo con il Canada firmato nel 2014, che durante l’incontro bilaterale del 27 ottobre verrà definitivamente sdoganato.

I movimenti europei si preparano per un lungo elenco di mobilitazioni.
In Italia, la campagna Stop TTIP Italia copromuove diverse iniziative, in vista della mobilitazione diffusa del 5 novembre

  • il 5 novembre sarà il Global Day of Action against corporate power. Con presidi sotto le sedi di aziende e sotto istituzioni per promuovere materie prime locali di alta qualità in contrapposizione al grano trattato con glifosato di cui il CETA faciliterà l’importazione.
    A Milano, Stop TTIP-Milano, presso l’Arci Bellezza, via Bellezza 16 sarà presente tutto il giorno all’interno del “Mercato Contadino” con delle performance.

Tutti i territori e le organizzazioni legate alla Campagna sono invitati a pensare azioni creative per dare risalto alla giornata di mobilitazione contro le corporation.

Il video da diffondere: https://www.youtube.com/watch?v=JzNp4DoUl-4&feature=youtu.be

COMUNICATO N.5 – Volevamo fosse una festa e festa è stata

Bavaglio

BavaglioVolevamo fosse una festa e festa è stata … con l’intelligenza di chi irride le prepotenze e fa sorridere le persone che nella festa trovano il gusto di qualche “vaffa …” verso chi intende la politica come potere personale.

Vedi le foto

Un grande, veramente grande seguito di persone e di associazioni che hanno voluto mostrare sul proprio gazebo la solidarietà a chi solidale è.

I palloncini colorati portati lungo il corteo, che ha attraversato alcune vie della Sagra, significato da un gazebo itinerante, hanno dato colore e molti sorrisi ai bimbi.

Un punto di amarezza quando si è passati davanti allo spazio (397-403 di via Forze armate) rimasto vuoto, dove da molti anni Dimensioni Diverse con alcuni gazebo rappresentava le proprie attività e soprattutto illustrava di volta in volta, uno dei tanti temi che attraversono la nostra quotidianità.

Un segno vivente di come la vera solidarietà agisce la Politica, quella che partecipa, che include e non emargina nessuno.

Quella solidarietà capace di apprezzare e valorizzare anche quelle forme di illegalità che preludono e sollecitano nuovi diritti.

La stessa illegalità che è parte intrinseca della Storia delle democrazie e della loro evoluzione e che l’ottusità politica la contrasta con violenza e ostracismo alimentandole con grande “paure” e ignoranza.

E dentro la Festa non è mancata quella voce plurale che ha saputo e sa raccogliere e raccontare pezzi di “verità” che attraversano le strade e le diverse età che le percorrono: Share Radio.

E ADESSO ? Adesso non è finita!
La grande solidarietà  che continua ad arrivare, spinge tutti noi ad andare avanti per il ripristino, questa sì, della legalità: c’è l’illecito amministrativo dell’atto di Giunta del Municipio 7; c’è l’evidenza palese di diffamazione sulla quale procedere per vie legali con la richiesta di risarcimento.

Se questa Giunta del Municipio 7 ci vuole imbavagliati e “remissivi”, e soprattutto se intende continuare ad esprimersi con politiche ostraciste e minacciose come chi ventilava ieri alla Festa “… e non avete visto ancora niente”, noi, tutte e tutti insieme saremo ancora più determinati nel far sentire le nostre voci ancora più forti. Contro le prepotenze di vecchio stampo fascista.

Altre foto solidali

Associazione Dimensioni Diverse Onlus
Associazione Share Radio

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Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili. (Bertolt Brecht)

Chi più ne ha più ne metta

Soldati-guerra

Soldati-guerraLa notizia che 140 soldati italiani verranno dislocati in Lettonia, ai confini con la Russia, nell’ambito di un contingente della NATO in funzione anti-Russia, ha fatto rizzare i capelli in testa a molti italiani.

L’operazione militare della NATO, a cui parteciperà l’Italia, avviene nel quadro di una “guerra mondiale” iniziata l’11 settembre del 2001 e via via cresciuta nel mondo e ora giunta anche in Europa.

Negli ultimi anni i soldati italiani sono stati già dislocati nei paesi baltici nell’ambito di “esercitazioni” della NATO che, come tutte le esercitazioni che si tengono ai confini di paesi considerati nemici, sono vere e proprie dimostrazioni di forza.

E’ da 15 anni che l’Italia è in guerra e lo è da quel maledetto 11 settembre del 2001 con la decisione dell’allora governo Berlusconi di mandare il nostro esercito in Afghanistan a seguito delle truppe USA. Siamo in Afghanistan dal 2001 con un contingente militare, anche consistente, che oggi è di 950 soldati.

La grande maggioranza degli italiani ignora che l’Italia ha oggi in atto ben 28 missioni militari in 19 paesi: in Africa, Asia, Europa per un totale di circa 6350 soldati.
Siamo presenti in:

  • AFRICA: Libia(300),Somalia(110), Gibuti(90), Egitto(80); Mali(10), Antipirateria UE Atalanta(180), MIADIT 6 SOMALIA E GIBUTI (52);
  • EUROPA: Mediterraneo(850), EUNAVFORMED (880), Kosovo (550);
  • ASIA: Libano (1100), Afghanistan (950), Turchia (125), TFA AL MINHAD (80) [1]

Siamo in Libano dal 2006, In Kossovo dal 1999, da quando l’Italia, c’era il governo D’Alema, partecipò attivamente alla guerra in quel paese con propri mezzi militari ed il proprio esercito.
L’Italia è in guerra da allora, certo non in proprio ma sempre sotto l’ombrello della NATO che è sempre più subalterna alle politiche economiche espansioniste degli USA.

Che ci fanno i soldati italiani in Lettonia e nei 19 paesi indicati?
A quale idea delle relazioni internazionali essi rispondono?
Sono essi ispirati allo spirito dell’art. 11 della Costituzione sul “ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”?

Forse sono domande retoriche, in realtà, da una ventina di anni, stiamo pagando costi molto pesanti in termini di morti: soldati italiani uccisi e soldati italiani che uccidono o collaborando ad uccidere insieme alla coalizione di cui facciamo parte;
in termini economici: le guerre costano caro, si spendono moltissimi soldi per gli armamenti (sono ormai 80 milioni ogni giorno)
in termini di riduzione dei servizi pubblici: sanità, scuola, trasporti, sicurezza del territorio e la precarietà del lavoro, …  succhiano il 73% delle risorse del Ministero per lo sviluppo economico [2].

Come vogliamo chiamarla questa politica?
Si tratta di una politica legata ad una idea dell’economia come esclusivo soddisfacimento della ingordigia di pochi ultraricchi (sempre più pochi) ai danni della intera collettività. Una logica mercantile dell’interesse esclusivo che domina la scena mondiale provocando distruzioni e rapine.. E, visto i risultati, sarebbe il caso di farla finita.

Tratto da un testo di Giovanni Sarubbi

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