Monthly Archives: Ottobre 2017

In Italia l’immigrazione è cambiata così

Immigrati-italiaSpesso i numeri sono aridi e noiosi, ma quelli sull’immigrazione fanno sempre eccezione. Come dimostrano le ultime rilevazioni Istat sulla popolazione straniera in Italia nel 2016. Da cui emergono tre fondamentali novità che hanno lasciato molti a bocca aperta.

1) Aumenta il numero degli immigrati che ottengono la cittadinanza italiana. Sono stati 184.638 ben oltre il record di 174 mila del 2015. Per lo più albanesi (36.929) e marocchini (35.212). Ma c’è di più. Perché tra questi nuovi italiani è in ascesa la fetta di giovanissimi che hanno conquistato il nostro passaporto per trasmissione dai genitori (ius sanguinis) oppure, una volta diventati maggiorenni, come previsto dalla legge, ne hanno fatto richiesto: 76 mila contro i 66 mila del 2015. In conclusione, negli ultimi cinque anni oltre mezzo milione di immigrati è diventato italiano. Cifre che, come ha certificato un recente report Eurostat, non hanno eguali nel resto del Vecchio Continente.

2) Cala per la prima volta il numero degli immigrati extra-UE in Italia. Rispetto ai 3.931.133 del 2015, sono scesi a quota 3.714.137. Mancano all’appello soprattutto coloro che hanno lasciato lo status di straniero per ottenere la cittadinanza italiana e che non sono stati rimpiazzati da un numero equivalente di nuovi ingressi. Quantomeno di quelli regolari. Precisazione, quest’ultima, d’obbligo perché il documento Istat non fornisce stime aggiornate né su chi ha varcato illegalmente i confini italici né su chi vi risiede irregolarmente.

3) Diminuiscono del 5% i permessi di soggiorno rilasciati dal nostro paese. Attestandosi a quota 226.934. Ma soprattutto, questo il dato più clamoroso, crollano quelli per motivi di lavoro: -41% rispetto al 2015. Rappresentano ormai meno del 6% del totale. Mentre crescono, a una velocità siderale, quelli per motivi umanitari che hanno raggiunto il massimo storico, 77.927, il 34% del totale. Tra questi i principali beneficiari (45%) sono nigeriani, pachistani e gambiani. Non tutti restano. Molti dei richiedenti asilo usano, infatti, il nostro come un paese di transito. Tant’è che, ad esempio, il 53,4% di coloro che hanno messo piede in Italia nel 2012, ha già varcato le Alpi in cerca di fortuna e parenti.

Giuseppe Terranova

Inferno-infanzia: 120 milioni di ragazze vittime di violenza

Respeta-mi-cuerpoUn dossier di Terre des Hommes denuncia gli abusi sessuali e i maltrattamenti subiti da bambine e adolescenti.

Picchiate, violentate, costrette a subire mutilazioni genitali. Ma anche vendute come schiave o trasformate in piccoli soldati per guerre che non gli appartengono. Oppure spose-bambine (ogni anno sono 15 milioni), obbligate a unirsi a uomini più vecchi di loro.
In ogni caso bambine e adolescenti scippate della loro vita spesso da chi in teoria dovrebbe prendersi cura di loro – padri, fratelli, madri o altri parenti – ma che nella realtà quotidiana si rivelano dei carnefici.

Nel mondo ci sono circa 120 milioni di ragazze con meno di venti anni vittime di «rapporti forzati o atti sessuali forzati», piccoli esseri che non trovano protezione neanche tra le mura di casa, a scuola o nel luogo di lavoro. Un fenomeno che riguarda in modo particolare i Paesi in via di sviluppo, ma che coinvolge anche noi.

Basti pensare che in Italia due bambini al giorno sono vittime di abusi sessuali, mille ogni anno. Cifra che nel 2016 è salita a 5.383 casi se si considerano anche altri tipi di violenze oltre a quelle sessuali e che in sei casi su dieci ha riguardato bambine, facendo inoltre segnare un drammatico +6% rispetto all’anno precedente.

«Le conseguenze di una mancata protezione e promozione del benessere infantile sono pesantissime e si ripercuotono nelle fasi successive della vita, oltre a rappresentare un gravissimo danno alla società», ha spiegato il presidente del Senato Pietro Grasso partecipando ieri alla presentazione del dossier di Terre des Hommes «InDifesa. La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo» diffuso alla vigilia della Giornata mondiale delle bambine che ricorre oggi.

La fotografia che esce dallo studio è drammatica.
Le vittime delle violenze sono per lo più femmine: nel 2016 erano il 58%, percentuale che aumenta quando si tratta di reati a sfondo sessuale.
Le bambine sono l’83% delle vittime di violenze sessuali aggravate, l’82% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico, il 78% delle vittime di corruzione di minorenne, ossia bambine con meno di 14 anni forzate ad assistere ad atti sessuali.
Degli omicidi volontari (più che raddoppiati in un anno, da 13 a 21 minori vittime), il 62% era una bambina o una adolescente.

Le violenze domestiche, inoltre, sono la causa della maggioranza dei reati contro i minori: nel 2016 sono state 1.618 le vittime di maltrattamenti in famiglia, il 51% delle quali femmine con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente.

Cresciuto anche il numero dei minori vittime di abuso di mezzi di correzione o disciplina, (266 nel 2016), ovvero percossi fino a rendere necessaria la visita in un ospedale. Il rapporto infine i costi sociali che alcuni tipi di violenze comportano.

«Secondo uno studio della World Bank – è la denuncia – la scomparsa dei matrimoni precoci potrebbe tradursi in un risparmio di 566 miliardi di dollari (nel 2030) dovuto alla riduzione delle spese per il welfare dei singoli Stati».

In occasione della Giornata mondiale delle bambine Terre des Hommes lancia la campagna #OrangeRevolution per stimolare la diffusione di una cultura del rispetto e della prevenzione della violenza.

«Serve un impegno sempre maggiore del governo per trovare fondi per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere che orienti gli interventi sia in Italia che nei Paesi in via di Sviluppo – ha spiegato il presidente di Terre des Hommes, Raffaele K. Salinari – ma diventa sempre più importante anche costituire alleanze ampie, che includano attori fra loro differenti, capaci di intervenire a tutti i livelli coinvolgendo non solo i governi, le organizzazioni già impegnate in prima linea su questi temi, i professionisti, ma anche i ragazzi e le ragazze stesse».

Forum alternativo al G7 dei padroni della terra e del cibo

G7-agricolturaBergamo ospiterà il G7 dell’Agricoltura nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 ottobre. Un vertice delle grandi potenze sul futuro dell’alimentazione e dello sviluppo agricolo.

Il Ministro Martina, con una qualche consapevolezza, richiama ad “una maggiore consapevolezza e ad un senso di cittadinanza più forte da parte di ciascuno per poter dare vita alla svolta necessaria“.

Il problema è che in campo ci sono le stesse grandi imprese dell’agrobusines che hanno finora continuato a perseguire pervicacemente i loro interessi con interventi di massificazione dei profitti: monoculture, diserbanti, Ogm, … incuranti dell’inaridimento dei terreni spesso sottratti ai piccoli coltivatori e/o accaparrandosi vaste aree di nuovi terreni fertili (land grabbin) da Governi compiacenti.

«Noi non ci stiamo e costruiamo l’alternativa»

 Negli stessi giorni sempre a Bergamo, il Forum alternativo al G7 dei padroni della terra e del cibo organizza due giorni di riunioni, incontri e proposte che si concluderanno con una manifestazione per le vie di Città Bassa ed un concerto.

«Il modello proposto dal G7 e quello agroecologico, basato sulla Sovranità Alimentare, non sono compatibili.
Il G7 si basa su una politica agricola capitalista e neoliberalista, mentre noi ci rispecchiamo in un sistema che mette al centro il cibo come diritto al nutrimento e alla sostenibilità del sistema agricolo-alimentare».

«Il messaggio che vogliamo dare è che il modello proposto dal G7 in corso e quello agroecologico basato sulla Sovranità Alimentare non sono compatibili, non possono convivere.
Vogliamo affermare l’alternatività dei percorsi agroecologici a quello egemone: per cambiare radicalmente l’agricoltura e l’economia non bastano nuovi stili di vita, occorre progettare e praticare insieme un’alternativa di società».

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(dal Forum Sovranità alimentare, 2007).

«(…) La Sovranità Alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese. …

La Sovranità Alimentare promuove un commercio trasparente che possa garantire un reddito dignitoso per tutti i popoli e il diritto per i consumatori di controllare la propria alimentazione e nutrizione. Essa garantisce che i diritti di accesso e gestione delle nostre terre, dei nostri territori, della nostra acqua, delle nostre sementi, del nostro bestiame e della biodiversità, siano in mano a chi produce gli alimenti. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere da oppressioni e disuguaglianze fra uomini e donne, popoli, razze, classi sociali e generazioni. (…)»

Vedi programma: http://stop-ttip-milano.net/g7/forum-alternativo-al-g7-dei-padroni-della-terra-del-cibo/

Il protagonismo dei migranti e i rischi di un’occasione persa.

Migranti-violenzaUna discussione necessaria.

C’è bisogno di una grande manifestazione di migranti, perché in Italia i e le migranti sono sotto attacco. Lo sono da tempo e per anni hanno lottato attraversando i confini, scioperando contro lo sfruttamento, resistendo al razzismo istituzionale.
Oggi però questo attacco è diventato più intenso e mira a ridurre le donne e gli uomini migranti al silenzio. Dai rastrellamenti nelle città agli sgomberi delle occupazioni e delle piazze, dalle violenze a Ventimiglia agli accordi con la Libia per restringere il confine con il Mediterraneo, dalle misure del duo Orlando-Minniti per ostacolare le richieste d’asilo ai dinieghi a ciclo continuo sfornati dalle commissioni territoriali, dal lavoro gratuito all’apertura di nuovi centri di detenzione fino al tentativo di imporre un nuovo passo a un’infame politica delle espulsioni e delle deportazioni: l’obiettivo è quello di nascondere la presenza delle e dei migranti, governarla secondo le esigenze di un mercato del lavoro sempre più precario, per chiudere gli spazi di agibilità politica e protagonismo che essi hanno preteso, rivendicato e conquistato in questi anni.

E non sono sotto attacco soli i rifugiati e i richiedenti asilo, ma anche coloro che sono in Italia da decenni.
Questa condizione comune è dimostrata dalle secche parlamentari ed elettorali in cui è finita la legge sullo ius soli che, pur sottoposto alle condizioni della precarietà e povertà di reddito vigenti in Italia, comunque garantirebbe ad alcune centinaia di migliaia di figli e figlie di migranti un documento – la cittadinanza – per sfuggire al ricatto del permesso di soggiorno, a cui da una vita sono sottoposti i loro genitori.

Con l’attacco ai migranti, anche la loro speranza di uno scampolo di diritti sembra ormai abbandonata alla deriva del razzismo democratico.

Oggi più che mai c’è bisogno di scendere in piazza con i migranti, per prendere parola contro uno stato di cose che vuole condannarli al ricatto, al silenzio, alla paura. 

Da molti punti di vista la manifestazione convocata per il prossimo 21 ottobre rischia invece di essere un’occasione persa. Come se gli ultimi vent’anni fossero passati invano, viene proposta una piattaforma che si rivolge chiaramente alla buona coscienza in pelle bianca.

Di fronte all’evidente autonomia delle migrazioni, a un decennio di scioperi del lavoro migrante e di lotte potenti come quelle della logistica e nei campi, di fronte alla crisi della governance europea delle migrazioni viene riproposto il più classico schema antirazzista, ignorando il protagonismo che i e le migranti hanno messo in campo in questi anni.

Di fronte a un razzismo che si è fatto sistema ed è diventato sempre più istituzionale, il massimo che si può fare è davvero invocare la retorica antirazzista in nome di una presunta società accogliente?

Davvero basta ripetere che nessuna astratta persona è illegale?

Davvero, dopo 15 anni di “legge” Bossi-Fini, è possibile sostenere che legalità significhi per i migranti emancipazione e libertà?

Davvero l’evocazione di un’accoglienza diversa e “virtuosa” può scacciare la realtà dell’accoglienza istituzionale che nella forma delle regole di Dublino, della disciplina paternalistica dei centri di accoglienza, è il primo ostacolo alla libertà di movimento dei migranti?

Davvero alla pretesa di libertà dei migranti si può rispondere con un’accoglienza degna, quando l’accoglienza è sempre più una parentesi tra l’arrivo in Italia e il diniego delle Commissioni?

Di fronte alla realtà brutale dei campi di detenzione in Libia, dove le donne migranti vengono violentate quotidianamente da maschi che garantiscono l’inviolabilità del confine per conto del governo libico, dello Stato italiano e dell’Unione Europea, davvero il massimo che si può fare è chiedere il diritto di ispezione dei parlamentari europei, dimenticandosi persino di pretendere che quei campi vengano immediatamente chiusi?… 

 Continua a leggere:  https://coordinamentomigranti.org/2017/10/09/il-protagonismo-dei-migranti-e-i-rischi-di-unoccasione-persa-una-discussione-necessaria/

Coordinamento Migranti

Italia senza Pace

Premio-PaceIn una giornata segnata dall’entusiasmo e dall’esultanza per l’attribuzione del Nobel per la Pace ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapon) – un Nobel che riconosce come determinante l’apporto delle organizzazioni della società civile nel cammino che ha portato all’approvazione, il 7 luglio, del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari – colpisce (ma non sorprende) constatare la difficoltà in cui si trova la Farnesina.

Troppo impacciata e scialba è infatti la nota del Ministero degli Esteri, nella quale non una parola di congratulazioni ad ICAN viene spesa (dando semplicemente atto del Nobel) e non è neppure nominato (come si addice, del resto, ad un “convitato di pietra”), il Trattato di messa al bando.
S
i ribadisce invece (quasi giustificazione non richiesta) la centralità del Trattato di Non Proliferazione, dando una rappresentazione ambigua di una concorrenza tra i due Trattati che sono, al contrario, pienamente complementari e senza peraltro alcuna indicazione, anche minima, su azioni concrete di implementazione dell’obbligo – previsto proprio dall’art. VI dell’invocato Trattato di non proliferazione – di concrete iniziative per un disarmo nucleare totale.

La contraddizione è evidente: si tenta di sminuire il Trattato di messa al bando mettendo al centro il Trattato di non proliferazione, ma si omette di dire quali passi avanti significativi ci sono nel processo di disarmo nucleare totale che lo stesso Trattato di non proliferazione indica come obiettivo e come obbligo da quasi 40 anni!

In anni passati l’Italia è stata tra quei Paesi che si sono impegnati – e distinti per l’eccellente contributo – a fianco di campagne globali sostenute da vaste coalizioni popolari, come la moratoria della pena di morte o la messa al bando delle mine antipersona o delle bombe a grappolo.
Dispiace che oggi l’Italia si trovi invece dalla “parte sbagliata” della Storia, quella per la quale il Nobel ad ICAN è, politicamente, una forte delegittimazione: una delegittimazione che non potrà passare sotto silenzio, data la risonanza mondiale del premio, che contribuirà a rendere pubblica la conta di chi è a favore e di chi è contro il Trattato per la messa al bando.

Rete Italiana Disarmo e Senzatomica chiedono ancora una volta al Governo Italiano di muoversi in sintonia con la maggioranza dei cittadini e delle cittadine d’Italia e del mondo, firmando e ratificando il Trattato.

Perché, come diceva Victor Hugo, “niente al mondo è così potente quanto un’idea della quale sia giunto il tempo”:  il Nobel per la pace ad ICAN – e alle decine e decine di organizzazioni che ne fanno parte, tra cui Rete Disarmo e Senzatomica – dimostra che il tempo di un mondo libero da armi nucleari è ora.

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