Monthly Archives: Aprile 2020

E ora il Primo Maggio

Un Primo Maggio onorato con le parole di Antonio Gramsci di cui ieri ricorreva l’anniversario della morte – 27 aprile 1937: “La classe operaia non ha che una via: lottare fino alla vittoria se vuol salvare sé stessa e l’umanità intera dalla rovina”.

Dentro a quella Classe che oggi appare dispersa e umiliata nella precarietà diffusa, non può esserci soltanto il ricordo di una lotta proletaria che forse ha visto molti di noi partecipi e protagonisti, ma la forza della Memoria per un presente che ancora sappia dare fiducia alla lotta per l’universalità del diritto per tutti gli esseri viventi.

Lo sfondo è una umanità che deve saper “piangere” le proprie debolezze e fragilità per ritrovare quella dignità Resistente celebrata il 25 aprile che spalanca le porte alla Liberazione.

Non c’è la Piazza a ricomporre i frammenti di una energia possibile, ma sicuramente la permanenza coatta dentro casa invita a riflettere sulle parole “odio gli indifferenti” che Antonio Gramsci scriveva dal carcere.

Parole per riaffermare una volontà partigiana, di Classe, per mantenere viva la lotta contro le ingiustizie propinate dal sistema liberista e liberarci dai vincoli ossessivi dell’interesse privato.

Occorre porre una attenzione particolare allo “stato di emergenza” prodotto dagli obblighi “virali”, che accelera l’avanzamento del dispotismo violento del potere politico.

Emblematici due recenti fatti

Il 22 aprile 2020 sul giornale “Bologna todayDavide Baruffi, sottosegretario della Regione Emilia Romagna scrive: “Abbiamo proibito l’attività fisica non perché la situazione più a rischio, ma perché volevamo dare il senso di un regime molto stringente”.
Una chiara affermazione di libero arbitrio, un “abuso di potere” direbbe un giurista.
Una democrazia non ha bisogno di “un regime molto stringente”:

Sabato 25 aprile, nel giorno del 75° anniversario della Liberazione, le forze dell’ordine sono intervenute con un dispiegamento di forze spropositato e in modo altrettanto spropositato e del tutto gratuito, su un piccolo gruppo di ragazzi mentre cercavano di omaggiare alcune lapidi partigiane di via Padova e dintorni.

Testimonianze di video divulgati da fonti giornalistiche, mostrano che da parte dei ragazzi non sono stati commessi atti di violenza tali da giustificare un simile atteggiamento.

Interessante Ascanio Celestini; nei panni del premier ha pronunciato il discorso presidenziale elencando le restrizioni alla libertà applicate durante la crisi: «Sono mutazioni del comportamento imposte dal governo e da voi accettate subito. Siamo un esempio, secondo alcuni. Altri indicano le misure come una tendenza crescente a usare lo stato di eccezione come paradigma di governo. Le ragioni di igiene e sicurezza pubblica si risolvono nella militarizzazione del paese, fino a farvi controllare da un’App, una misura coercitiva da stato autoritario permanente, ma sono opinioni. Avete perso la vostra libertà e sembra che non ve ne freghi nulla. Quando l’avevate vi serviva? Forse tra settimane, mesi, anni, si ripristineranno delle libertà ma di quali libertà avete bisogno? Se ne avete bisogno».

Mentre Franco Bifo Berardi: «È il 25 aprile, d’accordo, ma ci deve essere stato un equivoco: 75 anni fa credevano che fosse finito il nazismo ma non è vero, è ovunque, parla inglese ma anche un po’ olandese. Ci sono gli olandesi che arrivano. Buona fortuna, che vi posso dire»

Non è questa la “normalità” che ci aspettiamo e vogliamo accettare, ma neppure quella di lasciare ancora le persone migranti in condizione di involontaria irregolarità, drammaticamente escluse dalla violenza dei cosiddetti decreti Salvini uno e due, a patire ingiustizie e miseria.

Per un Primo Maggio Resistente,
per una distinzione di Classe
libera e partecipata!

Più 3,6% le spese militari nel mondo – Più 6% quelle italiane

Ancora in aumento le spese militari mentre il bilancio della sanità pubblica resta in default.

In questi giorni in tutto il mondo fino al 9 maggio, all’interno delle “Giornate Globali di azione sulle spese militari” molte realtà associative stanno manifestando affinché si ponga fine alla pandemia delle spese militari.

La Campagna promossa dall’International Peace Bureau è sostenuta in Italia dalla Rete Italiana per il Disarmo unitamente alla Rete della Pace e Sbilanciamoci con l’obiettivo dichiarato di ribadire quanto sia urgente spostare i fondi dai bilanci militari verso altri obiettivi, quali la lotta contro il Covid-19 investendo nella sanità pubblica oltre che porre rimedi ad altre crisi sociali e ambientali.

Il Mondo intero sta vivendo situazioni drammatiche: imperi violenti, depauperazioni delle risorse naturali, disastri ambientali, inquinamento, povertà estreme, morti per fame e per carenza di acqua potabile e servizi igienici, decine di milioni di migranti e richiedenti asilo … pandemie di diversa natura che pongono l’umanità in grave sofferenza.

Proprio in questi giorni è scattato un allarme ONU che sollecita la massima attenzione sul  «Rischio carestie bibliche a causa della pandemia» di Covid-19, che nei prossimi mesi sarà urgente intervenire per evitare una catastrofe, prima che milioni di persone muoiano di fame.

Tra le cause principali universalmente riconosciute sono le guerre sempre più diffuse e i grandi affari che le grandi imprese del settore – in modo del tutto impunito – fanno con la commercializzazione delle armi.

Nonostante questo stato di crisi umanitaria, ogni anno nel mondo le spese militari e per armamenti sono in continuo aumento.

Lo testimonia il grafico del SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) che ogni anno fornisce i dati aggiornati.  

Un enorme spreco di denaro: 259 dollari per abitante del pianeta.

Le armi e gli eserciti non ci garantiranno maggiore sicurezza. Anzi, renderanno sempre più̀ catastrofiche le conseguenze dei conflitti attualmente in corso e quelli futuri.

Il solo bilancio militare della NATO – di cui l’Italia è parte contribuente – presenta un bilancio di 1.035 miliardi di dollari, cioè il 54% della spesa militare mondiale.

«Tutto questo avviene mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con tutti i suoi limiti, l’unico tentativo globale e concertato di rispondere alle crisi di natura medico-sanitaria, ha un bilancio biennale di circa 4,5 miliardi di dollari per la maggior parte contributi volontari di Stati e privati», sottolinea Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci. «Stiamo parlando di una cifra che annualmente è solo lo 0,11% di quanto i Governi spendono globalmente per il settore militare».

«Un altro paragone possibile è con l’investimento nell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) dei Paesi industrializzati che è pari a 152,8 miliardi di dollari, equivalenti allo 0,30% del loro PIL e meno dell’8% della spesa militare» – aggiunge Sergio Bassoli della segreteria di Rete della Pace – «Un dato significativo che denuncia dove stia il vero interesse ed investimento da parte dei Governi in totale contraddizione con gli impegni sottoscritti per l’Agenda 2030».

La situazione è del tutto simile anche in Italia

L’elaborazione dei dati fatta dall’Osservatorio Mil€x, (vedi: La stima della spesa militare italiana per il 2020) stima che la spesa militare prevista per il 2020 è di circa 26,3 miliardi di euro con crescita di oltre il 6% (quasi un miliardo e mezzo in più) rispetto al bilancio preventivo 2019.

«E questi sono solo i numeri delle previsioni di partenza – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché́ nei bilanci consuntivi si verifica una spesa effettiva decisamente superiore. Va sottolineato poi che nella previsione per il 2020 quasi 5,9 miliardi di euro sono destinati all’acquisto di nuovi sistemi d’arma».

La Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Rete della Pace intendono avanzare al Governo e al Parlamento una moratoria di un anno per il 2021 su tutti gli acquisti di natura militare per nuovi sistemi d’arma.

Complessivamente si tratterebbe di più di 6 miliardi di euro risparmiati che potrebbero essere immediatamente riconvertiti e investiti per gli interventi di riorganizzazione scolastica post Covid-19 e per acquisto di strumentazione medica al fine di aumentare i posti letto, soprattutto quelli di terapia intensiva: investimenti fondamentali per il futuro dell’Italia.

Questa evidenza di dati dell’assurdo dell’“Impero capitalistico” sempre più devastante, richiama l’attenzione di ogni persona di buon senso e la necessità di “serrare le fila” per promuovere iniziative adeguate al fine di  sovvertire queste politiche dal grande spreco del danaro pubblico.

Nella piazza è rimasta la forza delle emozioni

Ogni anno, e sono 75: le strade e le piazze non hanno mai tradito le aspettative.

Oggi il grido della Resistenza liberata si accompagna al canto invalso dalla finestra che si affaccia sulla strada vuota.

A sinistra la bandiera simbolo della Resistenza dei popoli sovrani: la Palestina, disonorata della dignità e martoriata nel sangue combattente, a destra un fiore a ricordare i martiri ma anche la bellezza di un sorriso e della forza necessaria alla liberazione.

Commozione, passione, … desideri, nel giorno della Memoria esaltano la ricorrenza comune.

Nessuno vuol cedere alla solitudine, al vuoto della piazza, la malinconia si produce nel canto resistente- il canto partigiano – mentre una lacrima scivola sulla guancia.

Resistenza di liberazione

Primo Levi scriveva “I sommersi e i salvati” descrivendo la vita nei lager nazisti.

Oggi noi potremmo scrivere “sommersi e obbligati” tra le maglie incalcolabili di deprezzamenti che sfigurano i corpi e le anime degli umani resi ostili alle diversità, addebitati di paure delle precarietà emarginate.

Al grido “Ora e sempre Resistenza” molta parte dell’umanità sembra aver perso la dignità dell’universalità del diritto: raccapricciante.

Anche le lotte rinchiuse in tanti frammenti si rendono ostili ad essa per una vitalità consumata, come l’agnosticismo dell’indifferenza (https://youtu.be/FmfTQTHCrrw).

  • Corpi resistenti affrontano le sofferenze che la violenza repressiva del dominio impone ai movimenti che affrontano le criticità del sistema pandemico.
  • Corpi giudicanti le violenze e le prevaricazioni che ammorbano i desideri di pace e di giustizia rivendicano contro le guerre e le spese militari.
  • Corpi respingenti l’amalgama inconsistente delle idealità che respirano solo lo spazio interno alle aspettative frustrate.
  • Corpi desideranti la bellezza dell’universalità dell’essere, vita coniugata alle diversità che l’abitano nella forma complessa.
  • Corpi attenti, intelligenze presenti ai diritti che spiegano le “paure”, le false verità che sovvertono il pensiero rendendolo “unico” a sé stesso.

Miseria.

  • Corpi soggiogati al piacere delle cose che pesano sulle possibili libertà, come frastuoni che rimbalzano nella dimensione dello spazio e del tempo comunque coniugato.
  • Corpi indistinti, che vagano, rimbalzano dentro costumi fuorvianti, disinteressati, fantocci che godono della libido sconsiderata del piacere effimero che agisce sul privato interesse che mai fu così di dominio capitale.

L’abitudine del tempo che ha bisogno di cose, che ha bisogno di “fare” per andare avanti: a fine vita.  …  “Non avrai altro dio al di fuori di me” (cantava De André)

Oggi potrebbe essere il giorno della verità: il presente

  1. Si vuotino gli arsenali, sorgente di morte …”. Liberazione corrisponde al “ripudio della guerra” e delle spese per gli armamenti.
  2. Universalità della giustizia, dell’uguaglianza e dei diritti a partire dal reddito di base incondizionato, fino alla liberalizzazione dei confini, all’accoglienza.
  3. Controllo delle risorse al fine della salvaguardia dei Beni Comuni.
  4. Pratiche generalizzate di lotta per la democrazia contro le violenze e le repressioni, contro le menzogne di regime.
  5. Nessuno si fermi ad aspettare la Liberazione: la Resistenza è vita costituente come la libertà che percorre la verità dell’essere e della sua universalità.
  6. Davanti alla Costituzione dove i diritti fondamentali della democrazia, tra cui il ripudio alla guerra, vengono affidati al cittadino.

La Liberazione non è straniera a nessuno per questo chi resiste, il resistente, è in nome dell’universalità dell’essere e della vita.

22 aprile «Giornata della Terra»

Dedicare ad una ricorrenza, l’importanza che la Terra ha per la vita può essere utile ma sicuramente non sufficiente per fare Tesoro della sua fondamentale importanza.

Di fronte al saccheggio che costantemente la Terra, in ogni suo ambito (dalle sue risorse alle sue bellezze), subisce da parte degli umani non possiamo tacere e accettare che simili azioni devastanti rimangano impuniti e continuino a persistere.

L’umano interagisce con la Natura – Terra Madre – in modo del tutto parassitario: prende senza nulla dare.

Ancora peggio, il suo è un atteggiamento opportunista, ancorché indifferente, perchè misura sé stesso, i propri bisogni, il proprio corpo in modo totalizzante, noncurante della vita della Madre alla quale non è concesso neppure il tempo per rigenerarsi.

Ogni anno la sua vita diventa sempre più breve (vedi: http://www.dimensionidiverse.it/la-nostra-impronta/)

Ora, da umano a umano, la domanda, forse un po’ banale: quanto grande e duraturo è l’amore, l’attenzione per la propria madre?

Forse che a trenta, cinquant’anni la si abbandona al proprio destino … di morte?

Allora, come non comprendere che ogni forma di bene ci viene concesso dalla Madre Terra come «dono» per non riconoscerLe rispetto, deferenza, a partire dal delimitare le proprie necessità al bisogno?

Soprattutto non è più tempo di critiche, lamentele ma è tempo  di agire intervenendo verso ogni abusivismo come si farebbe verso la propria madre naturale quando la si vede offesa.

C’è un gran bisogno di nuova saggezza e nessuno può dire “io non centro” poichè più che la volontà personale c’è un’economia e la sua politica di appartenenza che impone l’abusivismo, lo sfruttamento insensate, solo per “godere” del privato interesse, del bene esclusivo, per sè.

Anche di fronte alla palese arroganza delle devastazioni e dello sfruttamento economico che si ritorce sull’intera umanità in termini di inquinamento, disatri ambientali, depauperamento di terre, … si raccolgono dati, si promuovono analisi, si esprimono critiche, ma non si scatenano lotte rivoluzionarie, indispensabili per ristabilire l’ordine naturale dell’esistenza della Terra Madre, la quale ha già perso 5 mesi della sua vita rigeneratrice.

Ed è anche la terra del padrone che non accoglie neppure chi per lui la lavora.
Fuori dal campo, nella vergogna del ghetto, c’è l’umano che non gli è riconosciuto il diritto della dignità per vivere.

Come è possible continuare a tollerare tutto questo?

In realtà il probblema è che dopo aver osservato l’abominio, espresso disgusto, spesso lo sguardo, l’attenzione si ritrae su sé stessi, alle necessità rese indispensabili, alle comodità che riteniamo irrinunciabili per la propria vita.

E’ anche ora di credere che il diritto alla vita su questo pianeta non è solo degli umani, i quali hanno anche il dovere del domani, per le prossime generazioni come vanno manifestando da oltre un anno i giorvani  #FridaysForFuture – Vedi: Due crisi una soluzione.

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L’Associazione Dimensioni Diverse vuole mantenere fede al proprio impegno e abbiamo pensato di offrirti uno sguardo sul nostro Pianeta Terra.

Vedi anche su facebook: 50mo Giorno della Terra

 

Fermiamo il virus della violenza, chiediamo aiuto.

La violenza non si ferma con  il Covid 19, anzi.

E’ un fenomeno strutturale nella nostra società patriarcale, attraversa tutte le classi sociali e in questo momento è un’emergenza nell’emergenza.

Antonio Guterres, segretario generale ONU, ha lanciato in questi giorni un appello ai governi affinché rendano la prevenzione e la riparazione della violenza contro le donne una parte fondamentale dei loro piani di risposta al Covid 19.  Ha dichiarato che si è registrato “un terrificante aumento globale della violenza domestica” connessa al lockdown.

La rete D.i.re (Donne in rete) contro la violenza, denuncia un aumento del 75% delle richieste di aiuto, di cui solo il 28% richieste di primo supporto, contro il 78% dei periodi “normali”, dato che rivela le difficoltà di questo periodo.

”A fronte di questi dati drammatici, nessuna risorsa è ancora arrivata ai Centri Antiviolenza e alle associazioni che li gestiscono. Nonostante siano state richieste risorse straordinarie e le necessarie protezioni per gestire l’emergenza, nessun fondo è ancora arrivato. I tre milioni annunciati, e non ancora arrivati, con il Cura Italia sono irrisori rispetto ai bisogni dei Centri. Nessun intervento è previsto per affrontare la prossima fase di apertura e ora che si sta avvicinando il momento della riapertura del Paese nessun intervento è stato previsto per affrontare la situazione mentre le richieste di supporto potrebbero aumentare ancora, come è già successo in Cina. Il governo deve assolutamente cambiare strategia”.

Nella nostra città, nei primi giorni di ritiro in casa, il Cadmi (Casa Accoglienza Donne Maltrattate di Milano) ha registrato una vistosa diminuzione delle richieste di aiuto e questo ha indotto le operatrici a iniziare una campagna informativa nei confronti delle possibili utenti suggerendo indicazioni di tempi e modi per essere contattate.

La rassicurazione ha prodotto effetti e nel giro di pochi giorni le domande di aiuto sono riprese sia da parte di donne “nuove” che di quelle già seguite.

Il numero telefonico 02.55015519 e il sito www.cadmi.org sono a disposizione in qualsiasi momento per prestare attenzione alle richieste di aiuto in forma assolutamente anonima.

L’anonimato è la condizione che il Cadmi rivendica anche nei confronti delle amministrazioni locali che vorrebbero tracciare le donne che chiedono aiuto.

Oltre all’ascolto, le operatrici della Casa, persone formate a questo scopo, accompagnano le donne in percorsi di uscita dalle situazioni di violenza con progetti di vita e lavorativi.

Le donne a rischio violenza possono anche contattare il 1522, che fa capo alla Rete antiviolenza, sempre attivo, che può indirizzare verso il centro antiviolenza più comodo.

Vedi: Volantino_Violenza

Il sito www.direcontrolaviolenza.itDonne in rete contro la violenza” è a disposizione.

Il sito www.reteantiviolenzamilano.it è una Rete di 14 organizzazioni per aiutare, sostenere e supportare tutte le donne di Milano.

Giornate globali di azione sulle Spese militari 2020

ASSISTENZA SANITARIA
NON SISTEMA DI GUERRA

La crisi pandemica COVID-19 ha mostrato al mondo quali dovrebbero essere le priorità dell’umanità. Questo grave attacco alla sicurezza delle persone in tutto il mondo rende vergognose le spese militari globali e dimostra che sono uno spreco oltraggioso e una perdita di opportunità. Ciò di cui il mondo ha bisogno ora è di concentrare tutti i mezzi a disposizione sulle minacce fondamentali alla sicurezza: condizioni di vita sane per tutti, che derivano necessariamente da società più giuste, verdi e pacifiche.

Dal 10 Aprile – 9 Maggio si manifestano le Giornate Globali di Azione sulle Spese Militari (Global Days of Action on Military Spending – GDAMS) per il 2020 intendono attirare l’attenzione sul grande costo-opportunità degli attuali livelli di spesa militare: 1.820 miliardi di dollari all’anni, quasi 5 miliardi di dollari al giorno, 239 dollari a persona.

Quando una minoranza della popolazione globale decide di finanziare preparativi di guerra perdiamo tutti l’opportunità di finanziare politiche che affrontano le nostre reali minacce alla sicurezza.

Le strutture militari non possono fermare questa pandemia, e non lo faranno.

Questa crisi può essere affrontata solo sostenendo l’assistenza sanitaria e le altre attività di sostegno alla vita, non con attrezzature militari e personale preparato per la guerra.

Il fatto che le risorse militari vengano impiegate durante questa crisi può essere profondamente fuorviante: non giustifica i loro budget gonfiati, né significa che stanno risolvendo questa crisi.

Mostra piuttosto il contrario: abbiamo bisogno di meno soldati, cacciabombardieri, carri armati e portaerei e più medici, ambulanze e ospedali.

Per decenni ci siamo sbagliati sulle nostre reali priorità, è dunque giunto il tempo di (ri)considerare come la spesa militare si sia presa un’enorme quantità di risorse pubbliche per fornire una falsa nozione di sicurezza che non ha nulla a che fare con le esigenze e i diritti delle persone in materia di assistenza sanitaria, istruzione e alloggio, per citare solo alcuni tra i servizi sociali essenziali.

È tempo di spostare il bilancio militare verso i veri bisogni umani.

Importanti riduzioni nelle spese militari libererebbero risorse non solo per fornire assistenza sanitaria universale, ma anche per far fronte alle emergenze climatiche e umanitarie che anche ogni anno uccidono migliaia di persone, specialmente nei paesi del Sud del mondo che stanno subendo le peggiori conseguenze di un modello economico che è stato loro imposto.

Trasferire risorse per finanziare assistenza sanitaria per tutti, azioni di mitigazione degli impatti climatici e aiuti umanitari contribuirebbero a impedire che ciò accada di nuovo e salvare le comunità più colpite.

Queste risorse potrebbero certamente provenire dai bilanci militari, cui è stata data precedenza dai decisori politici per decenni.

Dobbiamo garantire che una crisi sanitaria così grave non si ripeta.

A questo scopo dobbiamo ripensare la politica internazionale, riconsiderare le reali minacce alla nostra sicurezza e fornire ai servizi di protezione civile pubblici tutti i finanziamenti di cui hanno bisogno per funzionare correttamente.

Dobbiamo anche garantire che questa crisi non venga pagata dai più vulnerabili, come è accaduto molte volte in precedenza.

La riallocazione dei bilanci della difesa contribuirebbe a finanziare una transizione davvero e con ogni evidenza necessaria verso società ed economie più pacifiche, giuste e sostenibili.

 

Durante le GDAMS 2020 (dal 10 aprile al 9 maggio 2020) ci mobiliteremo insieme, da Seul a Toronto e da Sydney a Buenos Aires, dall’Italia al mondo per chiedere importanti riduzioni della spesa militare al fine di finanziare misure urgenti per affrontare la pandemia di Covid-19 e fornire sicurezza umana a tutti.

Agisci anche tu per chiedere ai Governo di spostare fondi dalle strutture militari alla salute, dalla guerra alla Pace: unisciti alle azioni GDAMS 2020!

 

                                                     

                             www.demilitarize.org                www.disarmo.org

«L’Italia non è un porto sicuro».

Il decreto del governo mette a rischio gli sbarchi per i migranti.

Nel 2018 Matteo Salvini dichiarava i porti italiani “chiusi” alle navi di salvataggio dei migranti, sostenendo che i migranti rappresentavano una minaccia alla sicurezza nazionale.
«Due anni dopo, il governo italiano dichiara che il Paese rappresenta una minaccia per la salute dei migranti a causa del coronavirus».

È questa la posizione dei titolari dei quattro ministeri che hanno cofirmato un decreto in cui si riporta come, a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, i porti «italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety».

A firmare il decreto, che avrà valenza per l’intero periodo dello stato di emergenza – e quindi fino al 31 luglio – sono i ministri Luigi di Maio (Esteri), Luciana Lamorgese (Interno), Paola De Micheli (Infrastrutture) e Roberto Speranza (Salute).

Fino a qualche mese fa un simile decreto avrebbe scatenato, a sinistra, cori di indignazione.
Invece questa pandemia sta producendo un grave SILENZIO politico che rimanda a quella banale tautologica del dopo “che cambierà tutto”. E il tutto sta cambiando ora poiché si stanno ampliando le misure di sicurezza e di controllo: “democrazia” della legalità e dell’accertamento.

Giusto ieri “Libero” apriva la sua prima pagina con questo titolo: «Il picco della stupidità. Anneghiamo nei problemi ma ripeschiamo gli immigrati».

Porcherie infamanti la dignità di tutte e di tutti.

BASTA RAZZISMO!

  • Va da subito rivendicato il diritto legale di migrare liberamente e di aprire porti e frontiere all’accoglienza.
  • Procedere da subito alla regolarizzazione per i cittadini stranieri non comunitari già presenti in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte della stipula di un contratto di lavoro.

«SIAMO QUI. SANATORIA SUBITO»

Sabato 4 aprile si è tenuta la prima assemblea nazionale telematica della campagna “Siamo qui – Sanatoria subito”, convocata dopo un’ampia e numerosissima adesione di realtà sociali e singole persone all’appello per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19 ( adesioni aggiornate: https://bit.ly/2x5voaQ).

67 persone hanno partecipato collegandosi alla piattaforma web, mentre la diretta video è stata ripresa dalla pagina facebook (link della registrazione) raggiungendo migliaia di visualizzazioni, che si aggiungono a tutte le persone che hanno seguito lo svolgimento tramite il sito meltingpot.org e la diretta FM e in streaming su Radio Onda d’Urto.

Un risultato estremamente positivo che conferma l’urgenza di una regolarizzazione generalizzata, in un momento in cui la diffusione del coronavirus sta facendo emergere con ancora più drammaticità tutte le disuguaglianze sociali già presenti nella società, l’accesso differenziale alla sanità e alle prestazioni sociali.

La discussione ha quindi ricevuto i contributi di realtà dislocate su tutto il territorio nazionale, dal nord al sud del paese, dalle metropoli alle zone agricole, che hanno tracciato una cartografia di cosa significa essere irregolari, vivere espropriati di ogni diritto, finire reclusi in un CPR a causa di un impianto legislativo, dalla legge Bossi-Fini alla Minniti-Orlando fino alla legge Salvini, che ha creato schiere ingenti di “invisibili”.

Assenza di pieno accesso alla sanità pubblica e alla cure sanitarie, negazione della libertà di movimento, sfruttamento, povertà, lavoro nero, abitazioni insalubri o mancanza di alloggio e acqua corrente: una situazione che colpisce più di seicentomila persone e che, a seguito della crisi economica aggravata dal coronavirus, potrebbe colpire coloro che saranno impossibilitati a mantenere i requisiti di reddito e lavoro, oppure a convertire il proprio permesso temporaneo in un permesso di soggiorno stabile. Ma a rischio sono anche le decine di migliaia di persone che si trovano nelle sabbie mobili dei ricorsi, dopo il rigetto delle loro richieste di protezione internazionale.

C’è un tratto comune che ha caratterizzato tutti gli interventi di chi ha partecipato all’assemblea: l’urgenza di agire, perché il tempo dentro la pandemia non scorre allo stesso modo per tutti e tutte. Per le persone che non hanno il titolo di soggiorno ora è estremamente più complicato avere accesso alla sanità, percepire un reddito, fare la spesa, avere un pasto caldo e mettere in atto tutte le precauzioni necessarie per non contrarre il virus.

E’ per questo che un primo importante risultato, anche se parziale, potrebbe essere quello dell’accesso senza vincoli di residenza e regolarità del soggiorno alle forme di sostegno economico e ai buoni spesa previsti dal decreto “Cura Italia”. Non possono essere solo il volontariato e le reti di mutualismo, che in questi giorni si stanno prodigando in molteplici forme solidali, a preoccuparsi di chi non ha il reddito sufficiente o non riesce a mettere insieme il pranzo o la cena. 

La soluzione perciò emersa dalla discussione non può che essere una sola: un provvedimento di sanatoria generalizzata senza altro requisito ulteriore rispetto al mero dato fattuale della presenza in Italia.

Per raggiungere questo obiettivo, in attesa di poter tornare nelle piazze, si è deciso di attivare fin da subito alcune iniziative virtuali per dare massima visibilità alle istanze, auspicando che la campagna per la sanatoria venga fatta vivere sui territori, coinvolgendo le comunità migranti e le reti antirazziste, coordinandosi poi a livello nazionale. E’ importante inoltre trovare riferimenti attivi, in primis in quegli amministratori, sindaci e presidenti di regione che possono sostenere le innumerevoli ragioni della sanatoria e contribuire alla promozione dell’iter normativo e istituzionale necessario per l’adozione urgente dei relativi provvedimenti legislativi.

Nel concreto si propone:
  • Una campagna social “Condividi il tuo Siamo qui”.
    Chiediamo a tutti e tutte di fare delle foto con cartelli e striscioni con la scritta nelle diverse lingue “Siamo qui. Sanatoria subito” e di inviarli alla pagina facebook e alla mail: sanatoriasubito@gmail.com.
  • Di stampare il materiale grafico che sarà disponibile sulla pagina facebook, di attaccarlo nelle bacheche, sui muri e di portarlo nei luoghi di maggior frequentazione.
  • Un MAILBOMBING della piattaforma per giovedì 9 aprile dalle 9 alle 13 verso il Ministero dell’Interno, il Presidente del Consiglio e le Prefetture locali di riferimento (a fondo pagina tutti gli indirizzi mail).

PIATTAFORMA

La campagna “Siamo qui – Sanatoria subito”:

  • di fronte alla situazione di irregolarità in cui versano più di seicentomila cittadini e cittadine stranieri/e, e alla loro estrema difficoltà nell’accesso ai diritti fondamentali (casa, salute, alloggio, lavoro, reddito ecc);
  • situazione resa ancora più grave e problematica a causa della pandemia da coronavirus e dalle disposizioni dei decreti recanti “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.
Richiede con urgenza:
  • un provvedimento immediato di sanatoria generalizzata per tutti i cittadini e le cittadine stranieri/e sprovvisti di titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza attuale in Italia;
  • una sanatoria delle “procedure in corso” articolata in:
  1. rinnovo automatico con presunzione dei requisiti dei permessi di soggiorno in scadenza o già scaduti;
  2. conversione automatica su istanza di parte e con presunzione dei requisiti di tutti i permessi di soggiorno, compresi quelli totalmente o parzialmente non convertibili:
  3. blocco delle espulsioni, dei trattenimenti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e degli allontanamenti già in corso o avviabili.

Indirizzi mail: 

Presidente del Consiglio:  usg@mailbox.governo.it

Ministero dell’interno:

gabinetto.ministro@pec.interno.it

gabinetto.dlci@pecdlci.interno.it

affarilegislativi.prot@pec.interno.it

Prefetture locali

Lombardia

 

«Compriamo sottomarini e la gente muore in ospedale»

Con quella cifra (1,3 miliardi di euro) il governo potrebbe allestire subito 1300 posti letto di terapia intensiva.
Così Gino Strada: “Oggi tutti a piangere, ma nessuno si chiede chi ha smantellato la sanità pubblica del nostro Paese?
È un tabù. In Italia si può parlare di tutto, ma non di spese militari. Anche adesso, mentre negli ospedali mancano i letti di terapia intensiva noi facciamo affari con le armi. È vergognoso”.

Gino Strada le armi le conosce bene, suo malgrado. Come il bisturi e le corsie di ospedale.
Lui e lo staff di Emergency girano il mondo per riparare i danni che quelle armi procurano all’uomo. E allora proprio non comprende perché un Paese come il nostro, debba continuare ad investire su strumenti di morte, quando il sistema sanitario nazionale versa in una situazione comatosa, per colpa dei tagli indiscriminati perpetrati negli ultimi anni.

Oggi tutti a lodare i medici e gli infermieri ma, invece di utilizzare le risorse per garantirgli sicurezza e strumenti di lavoro efficaci, il nostro governo pensa ad altro”.
Strada si riferisce alla commessa, confermata due giorni fa dall’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono e resa pubblica dalla Rete italiana per il disarmo, della Marina Militare per l’acquisto di due nuovi sommergibili U-212 dal costo complessivo di 1,3 miliardi di euro. Sì, avete capito bene: milletrecento milioni.

Domanda: Strada, con quella cifra si potrebbero allestire subito 1310 posti letto di terapia intensiva nella lotta contro il coronavirus. Ma come è possibile?
Tutti i governi hanno anteposto la spesa militare a quella sociale.

Risposta È sconcertante. La ritengo una scelta irresponsabile da parte di uno Stato che invece di dare risposte alle persone che fanno fatica perfino a mangiare, spende miliardi per comprare due inutili sottomarini e mantenere il programma d’acquisto degli F35. La vera sicurezza per i cittadini è la salute non la difesa armata. Non è però una novità. Tutti i governi hanno anteposto la spesa militare a quella sociale. Se mi domanda il motivo non le so rispondere, ma è un dato di fatto: le risorse destinate all’acquisto di armamenti continuano ad aumentare mentre quelle in welfare, istruzione e sanità continuano a diminuire. È un paradosso imbarazzante.

Domanda: Come è imbarazzante che nonostante ci sia il blocco delle attività non ritenute essenziali, le fabbriche di armi restano aperte…

RispostaCerto, sottovalutando il rischio che si sta facendo correre ai lavoratori di quel settore. Non capisco davvero perché debbano continuare a produrre. Se c’è una cosa che non è essenziale sono proprio gli armamenti. Bisognerebbe ricordarlo alla classe politica. Oppure bisognerebbe ricordarlo a noi stessi quando andiamo a votare.

Domanda: Per questa emergenza si sta utilizzando, lo ha fatto più volte anche il premier Conte, la parola “guerra”. Lei che in guerra c’è stato e ha lavorato sotto le bombe, crede che sia una terminologia adeguata da usare in un contesto come il nostro?

RispostaA me questo tipo di linguaggio non piace. Ma, a parte la semantica, ci sono proprio delle differenze di fondo. Una su tutte: la guerra è una scelta dell’uomo, le malattie anche quelle infettive no. E poi perché usare questi termini militareschi? Perché invece di guerra non la chiamiamo sfida? Sfida scientifica, ma soprattutto sociale. Così come i medici non sono militari in trincea o eroi. Sono persone che stanno facendo il proprio dovere in condizioni difficilissime, con un senso di responsabilità e dello Stato encomiabile e a loro deve andare tutta la nostra riconoscenza. Ma anche qui siamo ad un altro paradosso: molti di quelli che oggi definiscono eroi gli operatori sanitari sono coloro che in questi ultimi anni hanno smantellato la sanità pubblica mettendo quegli stessi operatori in condizione di pericolo.

Domanda: Arriviamo al punto, alla questione sanitaria. Come per gli armamenti, un altro tabù del nostro Paese è la sanità privata. Considerata un’eccellenza, nessuno la vuole toccare. Anzi ogni anno i soldi aumentano mentre il sistema pubblico è al collasso…
Non si può fare profitto sulle sofferenze degli altri. Occorre recuperare un’etica sociale

RispostaSono d’accordo. Ma voglio precisarlo: io non sono contrario alla sanità privata. Sono contrario che la sanità privata venga finanziata con i soldi pubblici. Se vuole espandersi lo faccia pure, ci mancherebbe, ma non sottraendo risorse alla collettività. Non si può fare profitto sulle sofferenze degli altri. Sarebbe come se legittimassimo di andare in giro, porta a porta, a vendere mascherine a 200 euro, non si può è immorale. Ciò di cui non riesco a capacitami e che siamo riusciti a smantellare uno dei sistemi sanitari più efficienti al mondo, invidiato da tutti. Lo stiamo vedendo adesso, con l’emergenza coronavirus in corso, ma lo avevamo visto già prima e sarà così anche dopo, quando torneremo alla normalità. Occorre recuperare un’etica sociale. La verità è che il nostro sistema sanitario nazionale sta in piedi solo e soltanto grazie alla dedizione di medici e infermieri, non certo grazie alle scellerate politiche degli ultimi governi.

Domanda: Ma almeno da questa brutta storia potremo imparare qualcosa? Magari che la sanità pubblica va preservata…

RispostaSarebbe bello che comprendessimo tutti, i nostri politici in testa, che la salvaguardia della salute delle persone passa solo da una sanità pubblica e gratuita. Non a caso nelle regioni in cui si è investito nel privato e disinvestito nel pubblico ci troviamo di fronte a mortalità più elevate. La sanità come la scuola e come il lavoro sono i pilastri di una società, dare queste cose in mano ai privati credo sia un gesto suicida. Perciò non sono ottimista. Passata l’emergenza passeranno anche tutti quei bei discorsi che oggi si fanno sul valore del nostro sistema sanitario nazionale. In questo momento ai politici fa comodo dire questo, domani se lo scorderanno, come fanno sempre. Torneranno a tagliare le risorse, a non sbloccare le assunzioni dei medici e a chiudere gli ospedali. Mentre adesso li andiamo a costruire nei padiglioni della Fiera. Tutto questo è pazzesco.

Domanda: A proposito di Fiera, nei padiglioni di Bergamo, grazie alla collaborazione dell’Associazione Nazionale Alpini, della Protezione civile, di Emergency e della task force di sanitari russi, avete appena realizzato un vero e proprio ospedale. I lavori sono iniziati il 24 marzo e si sono conclusi il primo aprile. Uno sforzo che ha potuto anche contare sul fondamentale, generoso e tangibile supporto di numerosissimi donatori, sia a livello locale sia nazionale. È la prova tangibile che se c’è collaborazione le cose si possono fare bene e in breve tempo?
A Bergamo abbiamo allestito una struttura con 72 posti in terapia intensiva e altrettanti in sub intensiva.

RispostaCerto, basta solo evitare, come accade ai padiglioni della Fiera di Milano, di sparare cifre infondate su nuove postazioni solo per uno squallido gioco politico. A Bergamo abbiamo fatto i passi secondo le risorse a disposizione. La struttura, che potrà contare su 72 posti in terapia intensiva e altrettanti in sub intensiva, sarà sotto la giurisdizione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Con una task force di 20 unità tra medici, infermieri e fisioterapisti. Il team di Emergency ha la responsabilità di gestire 12 postazioni. Ci sono però ancora dei problemi da risolvere. Mancano i caschi per la Cpap (la ventilazione meccanica a pressione positiva continua, ndr) e non ci sono ancora gli strumenti di protezione del personale.

Domanda: Visto il lavoro sul campo di Emergency, è inutile chiederle cosa risponde a chi domanda ancora oggi, in modo strumentale: dove sono le ong?

RispostaFrancamente non so perché facciano queste domande, ma le risposte non le devo dare io, basta aprire gli occhi e guardare senza pregiudizi. Parlano i fatti. Invece di perdere tempo a fare polemiche facessero anche loro qualcosa per la collettività. Invece c’è chi specula, sciacalli sempre pronti a portare avanti le proprie campagne d’odio. Questo non è il tempo delle divisioni e dei personalismi, dobbiamo unire tutte le forze sociali per perseguire un unico obiettivo comune. Mi spiace per chi invece continua a coltivare il proprio orticello. Problemi loro, non dedichiamogli altro tempo.

Domanda: Passiamo ad altro, allora. Si sta cominciando a parlare della cosiddetta Fase 2. Quella in cui, superata l’emergenza, bisognerà convivere col virus e tornare pian piano alla normalità. Le chiedo, da medico, quando tutto ciò sarà possibile?
ll virus ha ancora troppi lati oscuri, ci vuole tempo e pazienza. E soprattutto dobbiamo fidarci di medici e scienziati

RispostaSono sincero, è una domanda a cui non so rispondere. La comunità scientifica ha opinioni molto diverse, dettate da alcune incertezze diffuse. ll virus ha ancora troppi lati oscuri, lo si sta studiando, ci vuole tempo e pazienza. E soprattutto dobbiamo fidarci di medici e scienziati. Solo loro possono dettare i tempi. Trovo paradossale che il capo della Protezione civile organizzi cronoprogrammi e faccia previsioni sulla fine della quarantena. Con tutto il rispetto, non credo spetti a lui. Ma è emblematico di un momento in cui c’è ancora troppa confusione. Il governo decide una cosa, la regione X ne fa un’altra, la regione Y un’altra ancora. Si cambia idea ogni tre giorni. I cittadini sono spaesati. Tutti parlano senza avere credibilità. In una situazione emergenziale bisognerebbe rispettare le competenze. L’unico che dovrebbe raccontarci come stanno le cose è il ministro della Salute, invece sta zitto. Perché? Forse non ha nulla da dire e allora fa bene a tacere, ma tutto ciò è preoccupante.

Domanda: Strada, concludo con una speranza, e non mi riferisco al ministro “silenzioso”. Emergency e altre ong sono in prima linea. Medici albanesi, russi, cinesi, cubani sono arrivati dai loro paesi a darci una mano. Tra le persone, seppur alle dovute distanze, si sta riscoprendo un senso civico ormai dimenticato. Pensa che tutta questa solidarietà diffusa possa resistere e far parte della nostra vita anche dopo l’emergenza?

RispostaSto apprezzando molto l’aiuto internazionale che molti Paesi stanno offrendo all’Italia. Perché non è né dovuto né scontato. Come ho piacere constatare tutta questa ritrovata solidarietà. Non solo il mondo delle ong, delle associazioni, i sindacati ma va sottolineata soprattutto l’azione civile delle singole persone che con il loro pezzettino di aiuto quotidiano stanno impedendo il naufragio di questo Paese. Bisogna farne tesoro e ricordarcelo anche quando torneremo tutti ad abbracciarci. A quel punto non si potrà più tornare indietro. L’augurio è che questa generosità collettiva sia come un virus, stavolta positivo, che infetta ognuno di noi. E magari anche la nostra classe politica.

Stefano Milani 04 aprile 2020

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