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Nella settimana dei Santi e dei Defunti: pensieri a latere

Tra la vita e la morte
 
  • Ci sono i santi e ci sono i morti;
  • c’è chi lo sa e considera, c’è chi lo sa e resta indifferente;
  • ci sono persone che continuano a sperare, ci sono altre che hanno perso ogni speranza;
  • c’è chi valuta il tempo aperto al futuro, c’è chi rimane fermo al tempo passato;
  • ci sono teste attive al pensiero, ci sono teste naufragate nell’abbandono;
  • ci sono persone che sorridono alla Natura, altre che non si accorgono del Suo sguardo;
  • c’è chi guarda le diversità con simpatia e c’è chi teme che le diversità gli precludono la propria;
  • c’è chi lotta contro le patologie di morte e chi ha smesso di reclamare il diritto alla vita;
  • ci sono persone che hanno scelto l’universalità come parametro di giudizio, ci sono altre che regolano la dimensione del diritto solo a sé stesse;
  • c’è chi sviluppa il sapere attraverso la conoscenza e c’è chi rimane sedato nella compiacenza della propria sovranità;
  • ci sono persone che nelle asperità riscoprono il valore del silenzio, altre che irrompono al comando del frastuono;
e poi … ci sono io
e poi … c’è l’impero

il governo del mondo, della vita e delle coscienze.

  • L’impero impone regole devastanti per il suo dominio e il governo universale;
  • l’accumulazione attraversa la Vita in tutte le sue dimensioni;
  • la Terra e la Natura sono depredate dai loro beni oltre ogni misura;
  • le grandi imprese alimentano la logica dello sfruttamento e di rapina;
  • la violenza armata genera distruzione e spezza le vite;
  • la miseria e le povertà sono il costo smisurato delle ricchezze accumulate;
  • l’arroganza del potere attraversa ogni sensibilità.

… noi … non ci stiamo ad essere vittime sacrificali, la nostra umanità si libera dalle ingiustizie che la rinchiudono dentro lo spazio-tempo dell’effimero: agisce per una diversità accogliente, per ridare al tempo e allo spazio la dimensione della giustizia e delle libertà forti della solidarietà che attraversa il tempo e lo spazio della critica per un diverso mondo possibile …. senza parate militari

ALLA SAGRA DI BAGGIO – PRESENTE !

BENE!

Possiamo dire con una certa soddisfazione, che la presenza dell’Associazione alla Sagra di Baggio di domenica 20 ottobre è stata molto soddisfacente:

  1. I tre gazebo che hanno voluto rappresentare momenti importanti della vita associativa di Dimensioni Diverse nella zona, hanno visto anche l’importante presenza di realtà “sorelle” come il “GAS Baggio” e il gruppo “Donne a Confronto” e hanno saputo esprimere il meglio di sé.
  2. Grande successo ha avuto la “Ruota dei Saperi” e le immagini di Leonardo e di Monna Lisa che potevano rispecchiare i volti delle persone che si fermavano per un “selfie”.
  3. Così pure la dimostrazione del funzionamento di una “chiusa” d’acqua sull’imitazione di quelle inventate da Leonardo, rappresentate dalle foto su un grande poster che opportunamente richiamava il valore dell’acqua e del diritto a rimanere pubblica.
  4. Anche la presenza della “Scuola di italiano per migranti“, rappresentata da alcuni insegnanti e da alcuni studenti che attraverso la distribuzione di volantini e di un poster richiamavano la realtà e le “verità” in merito alle problematiche degli immigrati, ha manifestato tutto il suo valore, così come l’altro poster sul mondo dell’infanzia.

 A sera eravamo tutti un po’ stanchi per l’impegno ma anche soddisfatti per aver potuto rappresentare alcuni elementi importanti per la Vita delle persone (anche se molte di loro si mostravano alquanto distratte.

Vedi le foto

Alcuni volantini distribuiti

Disponibili per l’invio dei file dei grandi poster che appaiono nelle foto

Se il clima cambia, la salute peggiora

Le grandi manifestazioni giovanili e non solo dei FridaysForFuture hanno scuramente fatto crescere, anche in Italia,  la consapevolezza degli impatti negativi che i cambiamenti climatici hanno sulla salute umana, ma anche della inadeguatezza delle politiche in atto.

Agenzia Europea per l’Ambiente: Italia prima per numero di morti per biossido di azoto

Il rapporto sulla qualità dell’aria, diffuso dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, contiene al suo interno numeri allarmanti per l’Italia.

Il nostro Paese è il primo in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno.
Non solo, la Penisola ha il valore più alto di decessi per ozono (O3) 3.000 e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Città come Milano, territori come la Lombardia, in particolar modo la Pianura Padana, violano sistematicamente i limiti relativi ai tre principali agenti inquinanti.

Oltre due milioni di italiani vivono quotidianamente respirando l’aria che un domani potrebbe costar loro la salute.

Un’emergenza per fronteggiare la quale, in Regione Lombardia non si sta facendo abbastanza.

Numeri alla mano i protocolli promossi da Regione si sono rivelati inutili e inefficaci.
Basti pensare che quest’anno a Milano la soglia di 35 giorni di superamento annuale del limite delle polveri sottili, fissata dalla Ue, è stata superata il 23 di febbraio.

Ci vuole ben altra consapevolezza sia da parte della Giunta Regionale Lombarda che da parte del Governo per promuovere politiche e investimenti in grado di fronteggiare l’emergenza a partire dai combustibili fossili.

Di fronte alle cifre modeste previste dal nostro Governo viene facile il raffronto con quelle stanziate dalla Germania: 10 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci in «Green economy» e 84 miliardi solo nel trasporto pubblico.

Il rapporto Air Quality Europe – dell’Agenzia Europea per l’Ambiente: Download (PDF, 17.98MB)

Il mondo con il Rojava

 “Difendere il Rojava significa difendere chi resiste ogni giorno, in medio oriente e in ogni parte del mondo, contro la barbarie che avanza. Questa carta è un grido di rabbia, indignazione e solidarietà con i nostri fratelli e sorelle curde, che lottano e muoiono in nome della libertà e della democrazia…”. Tra i molti appelli per il Rojava, segnaliamo questo internazionale firmato, tra gli altri, da John Holloway, Noam Chomsky, Massimo De Angelis, Jean Robert, Arjun Appadurai, Etienne Balibar, Barbara Duden, Marina Sitrin, Raquel Gutierrez, Federica Giardini, Wu Ming, Toni Negri, David Graeber

Appello internazionale di solidarietà con il Rojava

(Carta internacional de solidaridad con el Rojava)

A fronte del ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, stabilito dal presidente Donald Trump e dal suo omologo turco Recep Tayyip Erdoğan, e di fronte all’invasione militare contro i popoli liberi del Rojava che questo accordo permette, consideriamo necessario e improrogabile dichiarare quanto segue:

  1. La Comune del Rojava rappresenta in Medio Oriente il primo progetto politico anticapitalista basato sul Confederalismo Democratico, che promuove una visione alternativa dell’organizzazione della vita, fondata sull’autonomia non statale, sull’autodeterminazione, sulla democrazia diretta e sulla lotta al patriarcato. L’autonomia del Rojava è l’utopia di un mondo possibile, dove l’interculturalità, una differente e virtuosa relazione tra generi e il rispetto della madre terra vengono costruiti giorno dopo giorno. Il Rojava è la dimostrazione che non dobbiamo rassegnarci alla barbarie del presente.
  2. Il primo risultato della lotta per l’autonomia del Rojava è stato il contenimento dello stato islamico e del suo fondamentalismo. Adesso, questo accordo debilita gli sforzi delle milizie curde, attentando contro i rilevanti risultati che i reparti delle YPG e YPJ hanno ottenuto fino ad ora contro lo stato islamico in Siria. Le milizie curde saranno infatti costrette a spostarsi, per proteggere il confine nord del Rojava dall’invasione turca.
  3. La guerra contro l’autonomia del Rojava, costruito sulle macerie dello stato siriano, continua sistematicamente da anni: attacchi e invasioni territoriali sono stati la normalità. Con il ritiro delle forze militari statunitensi dal confine turco siriano, la pericolosità della minaccia sale di livello, l’ostilità dello stato turco contro chi lotta per un mondo democratico, si trasforma nella possibilità concreta di uno sterminio etnico.

Per questi motivi, noi firmatari di questa carta – accademici, studenti, attivisti, organizzazioni sociali, collettivi, popoli organizzati e in resistenza – manifestiamo la nostra solidarietà con la lotta dei curdi e dei popoli della Siria del Nord, e gridiamo la nostra rabbia contro questa ennesima aggressione capitalista e patriarcale dello stato turco, che avviene nell’assordante e complice silenzio dell’Unione europea e degli organismi internazionali, e dimostra come i Diritti umani vengano tutelati solo quando obbediscono alle leggi del mercato.

Difendere il Rojava significa difendere chi resiste ogni giorno, in medio oriente e in ogni parte del mondo, contro la barbarie che avanza. Questa carta è un grido di rabbia, indignazione e solidarietà con i nostri fratelli e sorelle curde, che lottano e muoiono in nome della libertà e della democrazia.

Que viva la vida! Que muera la muerte!
Il Rojava non è solo!

Per nuove adesioni: rojava.ekairos@gmail.com

Il lavoro è una strage

17mila morti negli ultimi dieci anni.

Solo nel 2018 – 1.133 morti sul
lavoro solo, oltre 600 mila infortuni.

Landini (Cgil): «E’ una strage. Si muore come 40 e 50 anni fa»

Dal 10 settembre giorno d’insediamento del nuovo governo sono stati 57 i morti sui posti di lavoro, 123 considerando i decessi avvenuti sulle strade per raggiungere il lavoro,  18 sono stati i lavoratori schiacciati da un trattore, 122 nel 2019.  Abituati a vedere la vita attraverso uno schermo, riusciamo a immaginare, concretamente, cosa significa morire schiacciati da un trattore?

La progressione dei morti sul lavoro è impressionante.

«Gli incidenti mortali sono aumentati del 6% rispetto all’anno scorso, con una media di oltre 3 morti ogni giorno» sostiene il presidente Anmil Zoello Forni.

L’Anmil ritiene necessario cambiare il testo unico sull’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro che risale al 1965. Da allora sono cambiate le condizioni della produzione.

Oggi i lavoratori sono obbligati a un’instabilità e a una flessibilità che sono spesso le cause dell’aumento degli infortuni e dei decessi. Una simile modifica avrebbe bisogno di una trasformazione della previdenza e del Welfare. Una «riforma organica» che sembra lontana dalle prospettive del governo che parla di un «piano strategico per la sicurezza».

La ministra del lavoro Nunzia Catalfo ha convocato un tavolo con il ministero della Salute e le parti sociali, Inail, Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) e Inps. Punta al coordinamento delle banche dati sulla sicurezza, formazione, selezione delle imprese virtuose per l’accesso ad appalti, assunzioni all’Ispettorato del lavoro.

C’è un problema di formazione che va fatta sia a chi comincia a lavorare sia anche agli imprenditori visto che stiamo parlando anche di tante piccole e medie imprese. Abbiamo chiesto di introdurre anche uno schema di patente a punti per le imprese».

L’ultimo rapporto dell’Inl ha dimostrato che le ispezioni sono diminuite del 9% quest’anno, anche se l’accertamento delle irregolarità è cresciuto (3%) come le denunce per caporalato: 263, più del triplo rispetto al 2018. Il numero di chi lavora in nero è aumentato da 20.398 a 23.300.

Crescono le denunce delle «malattie professionali», a ritmi più contenuti per l’ampliamento delle malattie «tabellate» che esonerano i lavoratori dall’onere della prova. Per l’Inail sono 41 mila, 800 in più rispetto al 2018.

Se questa è una strage allora non chiamiamole «morti bianche». Sono omicidi «bianchi».
Si muore a causa del lavoro e si muore in assenza di lavoro.
E tutto questo parlare di sicurezza non produce più sicurezza.

Questo lavoro è una maledizione;
il suo lessico è: caporalato, lavoro nero, sfruttamento.
Non è una fatalità, è un sistema. Si chiama capitalismo.

Siate fiere di essere donne

Un messaggio per giovani donne. E per chi cerca strade e linguaggi diversi con cui creare ogni giorno mondi nuovi

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Figlie mie, siate fiere delle continue domande per cui pretendete una risposta. Del rosa. Dei nomi al femminile. Di rompere i silenzi.

Siate fiere dei No che pronunciate e della solitudine che produrrà. Del mal di stomaco quando subite un’ingiustizia. Di non essere ciò che gli altri e aspettano da voi.

Siate fiere dei dubbi. Delle risa. Delle lingue taglienti. Del pozzo in cui spesso cadete. Della famiglia che non vi basta. Dell’uguaglianza che cercate con ostinazione.

Siate fiere del corpo che portate. Della femminilità che desiderate. Del femminismo che difendete. Della gonna che tagliate.

Siate fiere del piacere che cercate. Del potere a cui aspirate. Del sommerso che fate riemergere. Quando pretendete un posto, un ruolo, una parità, ciò che gli uomini chiamano erroneamente concessioni.

Dell’aggressività che vi concedete. Della fragilità che mostrate. Di ciò che cercate.

Figlie mie, siate fiere del nome che portate. Del genere che vi appartiene. Dei viaggi che affrontate. Delle notti che attraversate.

Denunciate ogni atto sessista. Misogino. Di violenza. Lottate contro il patriarcato. Dipingetevi il volto e l’anima di coraggio. Mantenete lo sguardo alto, e che sia senza paura.

Siate fiere, figlie mie, fate in modo che l’oggi sia meglio di ieri. E ricordatevi che non siete sole. Altre donne, nel mondo, si muovono per voi, con voi.

Penny *

* Insegnante, scrittrice e madre di due ragazze adolescenti, tra le quali Ludovica, l’autrice del disegno. Questo il suo blog sosdonne.com. Nelle librerie il suo romanzo Il matrimonio di mia sorella.

Sorpresa: il governo “buono” sta spendendo miliardi in armi

Missili, blindati, droni, sommergibili: nel silenzio generale al Parlamento sono stati consegnati otto decreti attuativi che potrebbero avviare programmi militari dal valore miliardario. Forse non è un caso che nel contratto di governo non siano previsti tagli.

Forse non è solo un caso che nel contratto del governo Conte 2 non ci sia alcun riferimento al taglio delle spese militari. 
Prossimamente, infatti, il Parlamento potrebbe autorizzare nuove importanti commesse militari, dal valore miliardario. Nel silenzio generale in questi giorni sono stati consegnati in Parlamento alcuni decreti autorizzativi per avviare importanti programmi militari. Parliamo di atti su cui a lavorare, verosimilmente, è stato l’ex ministro Elisabetta Trenta, e non il suo successore Lorenzo Guerini, da poco insediatosi.

I decreti autorizzativi sono in totale otto: a breve potremmo dotarci di un nuovo sistema missilistico, di nuovi blindati, di mezzi subacquei per le Forze speciali della Marina e finanche di due sommergibili. 

Programmi importanti, dunque. Che sono stati assegnati il 18 settembre alle commissioni Difesa e Bilancio per avere l’ok definitivo. E, per tutti, il termine della discussione è fissato al 28 ottobre 2019. Ad oggi, però, i testi dei decreti – da cui sarebbe possibile comprendere la ratio del programma e, soprattutto, l’entità dell’investimento per le casse pubbliche – risultano non disponibili. Linkiesta, ovviamente, ha contattato le commissioni competenti ma, a quanto pare, i decreti sono top-secret fin quando non verranno calendarizzati.

È possibile, però, avere un’idea di quanto ci sia in ballo, facendo riferimento al Documento Programmatico 2019-2021 messo a punto dalla Trenta qualche mese fa.
È qui, infatti, che sono richiamati tutti i programmi militari, anche quelli che oggi attendono l’ok del Parlamento. Tra questi abbiamo, ad esempio, l’acquisizione di «veicoli tattici ad alta tecnologia per la mobilità tattica terrestre dell’Arma dei carabinieri». In altre parole, blindati. Dal 2020 al 2031 si prevede una spesa di 112 milioni di euro.

Per i sommergibili U212 dal 2019 al 2030 si calcola una spesa di 806 milioni, parte della quale a carico non del ministero della Difesa, ma dello Sviluppo economico

Nulla in confronto a quanto dovremmo sborsare per i sommergibili U212. Parliamo di un programma di cooperazione italo-tedesco per «il mantenimento di adeguate capacità della componente marittima della Difesa per la sorveglianza subacquea negli scenari di rilevanza strategica»: dal 2019 al 2030 si calcola una spesa di 806 milioni, parte della quale a carico non del ministero della Difesa, ma dello Sviluppo economico, «per mezzo – si legge nel Documento Programmatico – delle risorse recate dal rifinanziamento del fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese». Decisamente curioso.

Ma non è tutto. Tra gli atti sottoposti a parere parlamentare abbiamo, come detto, anche un nuovo sistema missilistico (il «Teseo Mk2/E Evolve») che ha lo scopo «di salvaguardare la capacità missilistica superficie-superficie della componente marittima della Difesa». Costo: 150 milioni (anche se il programma nella sua interezza, incluse tutte le fasi, prevede un onere complessivo di 395 milioni), a carico anche in questo caso del fondo investimenti del MiSE, secondo quanto riportato nel Documento Programmatico. E ancora: all’attenzione del Parlamento ci saranno anche i nuovi «satelliti radar COSMO-Sky Med di seconda generazione per l’osservazione della terra» (212 milioni fino al 2024) e l’acquisizione di un’unità di supporto alle operazioni subacquee e per il soccorso a sommergibili sinistrati (424 milioni fino al 2032).

Dopo la notizia di pochi giorni fa dell’avvio del programma italo-britannico del nuovo caccia di sesta generazione Tempest, i nuovi decreti sottoposti a parere parlamentare potrebbero dare una spinta ancora più decisiva al business militare

Ma tra gli atti del governo c’è anche un altro particolare: rispunta, infatti, un programma militare già presentato a inizio legislatura e che, dopo aspre polemiche, su spinta del Movimento cinque stelle era stato congelato. Parliamo dell’acquisizione di «aeromobili a pilotaggio remoto». In pratica, droni per potenziare la capacità di «Intelligence, Surveillance and Reconaissance della Difesa».
Anche qui l’investimento è di prim’ordine (ma rimodulato proprio grazie all’impegno dei pentastellati): 716 milioni in 15 anni.

Insomma, dopo la notizia di pochi giorni fa dell’avvio del programma italo-britannico del nuovo caccia di sesta generazione Tempest (che, caso strano, affiancherà ma non sostituirà gli F-35 e gli Eurofighter), i nuovi decreti sottoposti a parere parlamentare potrebbero dare una spinta ancora più decisiva al business militare. «È il primo test per la nuova maggioranza sul tema militare – afferma non a caso il portavoce della Rete per il Disarmo, Francesco Vignarca – Certo, siamo in presenza di programmi già previsti, ma il modo in cui verranno affrontati sarà interessante per capire che tipo di dibattito ci sarà in Parlamento». Quel che si spera, in altre parole, è che «non ci sia solo un passaggio di carte ma un dibattito serio nelle commissioni competenti», magari finalizzato a rivedere al ribasso le cifre in palio.

Non c’è da dimenticare, peraltro, un altro dettaglio: «L’approvazione di questi programmiconclude Vignarcainciderà sulla prossima Manovra che, sappiamo tutti, sarà importante in un periodo già problematico. Ecco, ci piacerebbe che eventuali investimenti vadano in altre direzioni, dalle infrastrutture alla scuola».

Carmine Gazzanni

Fonte: Linkiesta

Grazie Greta. FFF Emergenza climatica e Attività militari

Elementi di riflessione sul movimento dei Fridays For Future

Sento che per me è venuto il momento di esprimere delle riserve sul taglio (a mio parere) entusiastico “a prescindere” dei diversi commenti, perché credo che sia giunto il momento di avviare una riflessione collettiva aperta e approfondita.

Io mi sono buttato entusiasticamente fin dalle primissime battute a Firenze nel movimento dei FFF, e partecipo assiduamente con le mie caratteristiche certo né di studente né di giovane (credo che le distinzioni siano importanti, non certo per creare divisioni).

Tuttavia nel corso di questi mesi si sono delineate con maggiore chiarezza alcune caratteristiche degli obiettivi di questo movimento che a me cominciano a sollevare alcune perplessità, e credo richiedano qualche considerazione critica.

Non ho mai inteso togliere nessun merito all’iniziativa di Greta, ma mi sembra strano che nessuno si chieda se senza il lancio mediatico mondiale il suo gesto avrebbe avuto questo successo esplosivo (anche, sia chiaro, senza nulla togliere all’ammirazione sincera per lo slancio di milioni di giovani). 

Personalmente fin dall’inizio espressi chiaramente riserve (che peraltro hanno radici nel mio impegni di decenni) quando la riduzione delle emissioni sembrava diventare (e purtroppo per molti è) l’obiettivo predominante, se non assoluto.

L’affermazione “Niente sarà più come prima” la declinerei piuttosto “Tutto cambierà”, ma se non saremo attenti potrebbe non cambiare la situazione, anzi potrebbero prevalere altri poteri economici forti tesi a sfruttare la crisi ambientale secondo i propri interessi” 

Guarda caso rialza la testa l’industria nucleare in crisi, candidandosi sfacciatamente come scelta “carbon free” (spero non sia necessario argomentare, ma posso farlo se richiesto, segnalo solo questo: http://effimera.org/antropocene-capitalocene-nucleocene-leredita-dellera-nucleare-incompatibile-lambiente-terrestre-umano-angelo-baracca/).

Dietro gli interessi della cosiddetta “energia green” siamo certi di distinguere il grano dal loglio. Anche dietro le rinnovabili vi sono grosse speculazioni e interessi.

L’obiettivo primario di azzerare le emissioni lascia da parte altri temi e obiettivi vitali per il futuro che reclamano i giovani. La lotta ai pesticidi e all’agricoltura chimica non è meno prioritaria.

A poi c’è un tema fondamentale: le attività e produzioni militari e le guerre sono fra le maggiori responsabili delle emissioni e delle alterazioni climatiche e ambientali, oltre alle vittime e devastazioni ambientali e materiali immani.
Anche qualora le emissioni delle attività produttive potessero venire azzerate, i militari e le loro attività continuerebbero a avvelenarci e a ucciderci!

Ma c’è ben di più: i governi si buttano a fare a gara per proporre imposte e provvedimenti contro le attività che producono emissioni – timidissimi ovviamente, proprio perché non hanno la benché minima intenzione di danneggiare i potenti interessi che li sorreggono! — e sembrano cercare le risorse nelle pieghe dei bilanci: MA LE RISORSE CI SONO ECCOME, BASTA LA VOLONTÀ DI TAGLIARE LE SPESE MILITARI!

Mi sembra necessario chiedersi: se questo movimento avesse assunto come prioritaria oltre all’azzeramento delle emissioni anche l’opposizione alle guerre, avrebbe avuto tutto questo entusiasmo mediatico?!

Ho colto segni allarmanti di interazione in mailing list che direi veramente di guastatori, questa la voglio riportare perché mi aspetto francamente che si ripeteranno: “anti-western” activists produce bias and disinformation, starting from climate change to war and conflicts and much more. It is well know in the sphere of global disinformation.

Ho espresso una mia vera preoccupazione, che mi sta crescendo ogni giorno. Il problema non è certo di staccarsi da questo movimento — io ci sono e intendo rimanerci immerso e dare tutto il contributo possibile — semmai di intervenirvi con le proprie forze per rendere veramente efficaci le sue azioni e i suoi obiettivi.

Angelo Baracca

Tre rivoluzioni per un futuro migliore

La Commissione globale sull´adattamento (Gca-Global Commission on Adaptation) guidata da Ban Ki-moon ha pubblicato il rapporto sull’adattamento climatico.

Stiamo fronteggiando una crisi”, si legge nella prefazione al documento. “Il cambiamento climatico è alle porte, e i suoi impatti sono sempre più rilevanti ogni anno che passa. Le azioni globali intraprese per rallentarlo sono insufficienti. E’ necessario investire in sforzi massicci per adattarci a condizioni che appaiono inevitabili: innalzamento delle temperature e dei mari, tempeste più violente, piogge più imprevedibili, e oceani acidificati.

L´impatto della crisi climatica minaccia le comunità di tutto il mondo, con uragani, incendi e innalzamento dei mari. Senza adattamento, entro il 2050 il cambiamento climatico potrebbe ridurre i raccolti agricoli mondiali del 30%, le persone senza acqua passerebbero dai 3,6 miliardi di oggi a oltre 5 miliardi, l’innalzamento dei mari e il rafforzamento delle tempeste costringerebbero centinaia di milioni di persone a lasciare le loro case nelle città costiere.

Secondo il rapporto, investire nell’adattamento climatico significa assicurarsi un triplo “dividendo”: evitare perdite, ottenere vantaggi economici, produrre benefici sociali e ambientali fino a ottenere 7.100 miliardi di dollari in benefici netti globali. La ricerca rileva infatti che un investimento globale di 1.800 miliardi di dollari nel periodo 2020-2030 in cinque settori – sistemi di allerta rapido, infrastrutture resilienti, sviluppo dell´agricoltura delle terre aride, protezione delle mangrovie e investimenti per aumentare la resilienza delle risorse idriche – potrebbe generare 7.100 miliardi in benefici netti totali.

La relazione si focalizza sulla necessità di sostenere l´adattamento al clima, fornendo spunti specifici e raccomandazioni rivolti a ispirare le azioni dei responsabili decisionali a tutti i livelli – capi di Stato e di governo, sindaci, dirigenti d´impresa, investitori e leader della comunità – in settori chiave: “dalla produzione di cibo, alla protezione e gestione dell´acqua e dell´ambiente naturale, dalla pianificazione e costruzione delle nostre città e infrastrutture, alla protezione delle persone dai disastri, al finanziamento di un futuro più resiliente”.

L’adattamento è un imperativo: umano, ambientale ed economico” si legge nell rapporto. “Non possiamo accettare un mondo in cui solo alcuni possono adattarsi mentre altri sono impossibilitati e in cui le decisioni assunte oggi minano le capacità adattive delle generazioni future”.

Sono necessarie tre rivoluzioni: nella comprensione, nella pianificazione e nella finanza. Occorre una piena comprensione della portata dei rischi sociali ed economici. Dobbiamo rivoluzionare i modelli di pianificazione per migliorare i processi decisionali politici e finanziari: la sfida climatica è trasversalmente pervasiva di tutti i settori dell’economia. Necessitiamo di ingenti risorse economiche per mobilizzare investimenti verso soluzioni efficaci con flussi finanziari pubblici e privati.

La buona notizia è che l’adattamento, effettuato correttamente, produrrà miglioramenti nella crescita e nello sviluppo, e inoltre si tradurrà in tutela dell’ambiente naturale, riduzione delle diseguaglianze e creazione di opportunità. “Possiamo farcela”, conclude la prefazione del rapporto.

Rapporto completo Gca scaricabile

da: www.arpae.it/

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