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La Palestina di Vittorio

Noi che difendiamo i diritti e la giustizia universale siamo a fianco del popolo migrante per il loro diritto all’inclusione sociale.
Così come sosteniamo la lotta del Popolo Palestinese per il loro diritto alla Terra, contro l’arroganza e la violenza usurpatrice e razzista del Governo israeliano.

Il 15 Aprile 2011 Vittorio Arrigoni, volontario ed attivista per i diritti umani, veniva ucciso a Gaza – Palestina.  
Vogliamo ricordare con la sua memoria e il suo impegno solidale e di pace, l’indifferenza colpevole delle Istituzioni Internazionali e dei Governi, Italiano compreso, a fonte del continuo massacro di quel popolo.

La Palestina, oggi come ieri, rappresenta la difesa eroica di un popolo in lotta per l’affermazione del principio di autodeterminazione, contro la guerra di oppressione economica e di rapina dello Stato d’Israele. 

Uno Stato, quello Israeliano, violento e criminale, responsabile di espropri di terra, di acqua e di risorse, colpevole, sotto gli occhi complici delle “democrazie occidentali”, di un genocidio perpetrato pervicacemente per decenni, responsabile di persecuzioni, arresti e uccisioni di massa di un intero popolo, quello palestinese, costretto alla fuga dalla propria terra.

Ahmed Sa’adat, Segretario Generale del FPLP, si fa portavoce di un grido per la ricostruzione di un movimento di resistenza contro l’imperialismo israeliano e per l’attuazione di una strategia unitaria per la liberazione della Palestina dall’occupazione sionista, attraverso il ritorno dei profughi e la costruzione di un unico stato libero e laico in Palestina.

La memoria riconosce la storia di aggressione, occupazione di Israele verso l’intero popolo palestinese.
Una logica che mira a ghettizzare e criminalizzare qualsiasi opposizione in qualsiasi paese del mondo attraverso una campagna che vorrebbe far coincidere il sionismo con l’antisemitismo. 

Il popolo palestinese, a seguito dell’aggressione israeliana durante la Grande Marcia del Ritorno di un anno fa, ha subito 256 morti, 29.382 feriti (fonte: Ministero della Sanità palestinese).
La Grande Marcia ha visto un popolo di donne, uomini, vecchi e bambini dimostrare al mondo che cosa sia l’imperialismo sionista e cosa sia il coraggio della resistenza palestinese.

Oggi come ieri è importante ricordare che: Essere capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo, è la qualità più bella di un rivoluzionario” (Che)

Fino all’ultima goccia d’acqua

Il Forum dei Movimenti per l’Acqua ha sbirciato tra i conti delle quattro grandi aziende multiservizio quotate in Borsa che gestiscono l’acqua: gli utili e i dividendi sono da capogiro.

Siamo di fronte a un sistema di gestione votato soltanto al profitto “che nessuna attenzione può e vuole avere per la conservazione quali-quantitativa del bene acqua, con investimenti del tutto insufficienti per la reale ristrutturazione delle reti”. scrive Paolo Carsetti del Forum.

Occorre costruire una seria inversione di tendenza, ad esempio approvando subito e senza stravolgimenti la proposta di legge in discussione alla Camera, cioè l’aggiornamento della legge di iniziativa popolare presentata dodici anni fa dal Movimento per l’Acqua.

Pd, Forza Italia, Lega e anche M5S non sono d’accordo: naturalmente il Forum non ha nessuna voglia di arrendersi.

Un impegno anche in occasione delle prossime elezioni Europee

Vedi:  APPELLO DEL MOVIMENTO EUROPEO PER L’ACQUA

Fino all’ultima goccia

Questo lo slogan del Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Non è un segreto che gestire l’acqua risulta essere un business molto redditizio. In Italia il giro di affari annuo si aggira intorno ai 10 miliardi di euro.

Gestire l’acqua vuol dire non avere rischio d’impresa poiché i profitti, anche dopo il referendum del 2011 e a seguito dell’intervento dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), continuano ad essere garantiti caricandoli direttamente sulla tariffa. 

Gestire il servizio idrico significa gestire un servizio in regime di monopolio poiché l’acqua è monopolio naturale. Pertanto può essere pubblico o privato ma non sussiste possibilità di concorrenza nel mercato. Parlare di liberalizzazioni in questo campo, dunque, è una vera e propria mistificazione. D’altra parte, i fautori del mercato sostengono che rimanendo pubblica la proprietà delle reti, l’acqua non viene privatizzata, e che ciò che viene messo sul mercato è la sua gestione.

È evidente che il reale proprietario del bene è colui che lo gestisce poiché detiene tutte le informazioni e non colui che ne mantiene la proprietà formale.

……….
A distanza di otto anni siamo ancora costretti ad un’intensa mobilitazione perché l’esito referendario è stato completamente disatteso e si persevera lungo la strada della mercificazione.

……….
La natura delle grandi aziende multiservizio quotate in Borsa, cioè quelle che sono il “dominus” del sistema di gestione italiano, non è infatti produrre servizi pubblici fondamentali, ma “creare valore per gli azionisti”, e cioè distribuire consistenti dividendi ai soci. 

Quest’affermazione si basa su uno studio dei bilanci (dal 2010 al 2016) delle “quattro grandi sorelle” – HERA, ACEA, IREN e A2A – effettuato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Nei sette anni indicati, in termini cumulati, IREN, A2A, HERA e ACEA realizzano utili per 3,257 miliardi di euro e distribuiscono dividendi per 2,983 miliardi di euro ai soci pubblici e privati, pari al 91 per cento degli utili! 

L’articolo completo su:  https://comune-info.net/2019/04/fino-allultima-goccia/

Paolo Carsetti  – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – 3 Aprile 2019

Nel Mediterraneo un’inarrestabile strage

La prima ragione che porterà alle urne gli elettori e le elettrici alle elezioni europee di maggio è l’immigrazione
Bisogna avere consapevolezza che parlare d’altro o scimmiottare le destre non serve a sottrarre consensi alle forze razziste.

Secondo l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno i morti accertati sono stati 311 ai quali vanno aggiunti i 643 scomparsi.

Persone private di soccorso, sacrificate a una cinica propaganda che purtroppo produce consenso.

UN NUMERO certamente inferiore alla realtà, visto che nella frontiera più letale del mondo non c’è quasi più nessuno a documentare e a soccorrere.
Anche per questa ragione la missione di «Mediterranea» deve andare avanti e va rafforzata comedare visibilità e coraggio all’Italia che non si arrende alla cultura della morte e che crede nei principi della Costituzione.

Se novecentocinquanta sono i migranti che hanno visto infrangersi le proprie speranze di vita davanti ai tanti muri che oramai rappresentano la principale caratteristica dell’identità europea, altri 996, sono stati i “salvati”, riportati indietro dalla cosiddetta guardia costiera libica.
Uomini, donne e bambini condannati a un destino di torture, violenza e morte come hanno documentato le Istituzioni Internazionali.

Nei primi tre mesi dell’anno, in Italia sono arrivate via mare poco più di 500 persone.
La piccola Malta, nello stesso periodo, ha accolto, in percentuale alla popolazione, circa mille volte in più del nostro paese.
Negli stessi mesi sulle coste di Grecia e Spagna sono sbarcati in tutto quasi 14 mila migranti.

INTANTO aumentano i disastri ambientali, le persecuzioni, i conflitti, di cui spesso responsabili o mandanti sono proprio i governi europei.

Dei circa 70 milioni di esseri umani che nel mondo sono costretti a fuggire dalle proprie case, in Europa ne arriva una piccolissima parte e tuttavia su di essi si accanisce la destra xenofoba.

In Italia il razzismo è certamente la stella polare del governo a trazione leghista, ma è anche stato, in questi anni, un tratto fondamentale delle politiche dei governi democratici e socialisti europei.
Sono almeno vent’anni che governi di segno opposto producono riforme legislative che vanno nella stessa direzione, sottraendo diritti agli stranieri.

Se da un lato c’è Salvini che propone la ricetta prima gli italiani, dall’altro si persevera nel pensare di ridurre lo spazio delle destre cavalcando una sorta di razzismo democratico, giustificato da più “nobili” motivazioni, come quella di combattere i trafficanti per poi arrivare alla più recente legge Orlando-Minniti, un obbrobrio giuridico che ha sottratto garanzie a uno dei gruppi più vulnerabili del pianeta: i richiedenti asilo.

C’è un Paese migliore di quello rappresentato da questo governo ma c’è bisogno di connettere tutte le realtà che reagiscono e che non si arrendono all’egemonia culturale della destra.

Bisogna lavorare per costruire un’ampia alleanza sociale per i diritti, sfidando senza ambiguità la destra su questo terreno e alzando la voce contro chi oggi cerca di cancellare secoli di civiltà giuridica e di conquiste proprio sul terreno dei diritti umani.

Serve un’iniziativa che abbia continuità, larga e plurale, chiaramente antirazzista, che rappresenti una alternativa culturale, prima ancora che politica.
Un’alleanza che dia voce ai protagonisti: alle persone di origine straniera; a tutti quegli uomini e quelle donne che vedono ridursi diritti, libertà, opportunità d’integrazione ed emancipazione; ai giovani di origine straniera che, come i loro coetanei italiani, saranno costretti a lasciare un Paese che li respinge, li discrimina e li criminalizza.
Un’alleanza che abbia la nostra Costituzione come principale punto di riferimento e riparta da questi giovani per costruire il futuro.

Da uno scritto di Filippo Miraglia  vicepresidente dell’ARCI

Il clima che cambia – cambiamo il clima

Una lettura particolare di una bella serata passata in compagnia di giovani protagonisti della “Marcia per i cambiamenti climatici”

Un clima caldo

Ieri sera, durante l’appassionato incontro sui cambiamenti climatici, si sono rivelate molte delle contraddizioni che spesso vengono giustificate a difesa della rinuncia a lottare per i cambiamenti climatici: il benessere privato.

Con il video “Punto di non ritorno” della National Geographic, la  Natura si è svelata nella sua grande bellezza ma anche nella sua preoccupante e terribile dissolvenza.

Vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=SoCtp4QF7_o

Le ragioni perché ogni persona si metta in marcia per la difesa della Natura e della Vita, sono molte e imprescindibili come l’evidenza dei disastri che la deturpano e la infiammano fino a farla esplodere.

L’uomo, le persone che abitano Madre Terra si “accusano” per sviluppare una supremazia, un’egemonia arrogante e prepotente … ma nulla sembra poter fermare il disastro che incombe al futuro prossimo.

Non c’è più tempo

Rivolta alle Istituzioni Greta Thunberg ha mostrato il proprio giovane corpo e ha lanciato un atto di accusa per mancata responsabilità politica per la difesa della Natura.

Greta – intervento alla Cop24

Loro hanno applaudito, … hanno ringraziato … ma il loro problema è la “crescita necessaria” esasperante, indispensabile, invasiva sull’intero Pianeta e sugli “altri” che lo abitano e lo vivono.

Una necessità a mantenere gli squilibri tra i più ricchi e i più poveri, tra le miserie e gli sprechi; tra le guerre “necessarie” e le devastazioni “collaterali“, tra le tirannie e le muraglie impenetrabili; …

Il clima è di guerra … non c’è più tempo!

Le strade e le piazze del mondo, dopo gli appelli della giovane Greta, si sono moltiplicate, riempite di giovani che rilanciano le accuse e proclamano l’urgenza del futuro che incombe.

Il tempo è loro, dicono gli “anziani” … mentre il loro sembra ormai inerte nella speranza sedata, indifferente.
Accusano i giovani di non essere qui a lottare per loro. 
I giovani, figli “creati” ad immagine e somiglianza, se ne sono andati, non sono più qui, si sono dispersi negli spazi della precarietà diffusa.

Il mondo degli “anziani” piange la loro miseria ma loro, gli anziani, sono “dentro“, mentre i giovani sono “fuori“.

Ieri sera Alessandro e Maria Marta, hanno spiegato la realtà del mondo che c’è, in cui si vive;
hanno spiegato il clima che si diffonde tra le persone ormai slegate dalla Natura, dalla Vita;
hanno spiegato che ora è il tempo di ricomporre la visione del mondo disperso tra disuguaglianze, devastazioni e privatizzazioni, accogliendo la Natura come dimensione universale dell’essere pensante integrale.

C’è la necessità di riprendere una visione olistica della Vita, la necessità di ricomporre i frammenti e le specificità diffuse e disperse che separano l’interesse comune di difesa del patrimonio universale, del primato della Vita: la ricerca di un “Clima” di comprensione e condivisione delle diversità che ci appartengono.

Una diversa coscienza, una diversa cultura delle cose che si vuole ci appartengono e che spesso ci vincolano a una dimensione di sé incapace di nuova speranza, di nuova energia.

Noi siamo il “sistema”, noi siamo l’origine e la fine che separano i corpi dalle “anime”.

Un mondo alla rovescia

Di fronte a loro, alle loro argomentazioni, gli “anziani” si sono ribellati, hanno preteso di essere considerati per le loro esperienze, di essere riconosciuti come “padri”.

Ma la realtà è un’altra: la decomposizione del processo naturale, la dispersione e disgregazione dei saperi e delle coscienze.

Non c’è più tempo, occorre cambiare il paradigma, l’idea della crescita infinita, del privato benessere che lede il diritto di altri.

Noi, i giovani, siamo nelle piazze del mondo a cogliere la dimensione universale della Vita, a ridefinire i rapporti con la Natura, le necessità e i desideri privati, la collettività come dimensione delle conoscenze e delle competenze, … ad assumerci la responsabilità delle “piccole” pratiche per manifestare insieme la forza reale del possibile cambiamento.

Ora, noi siamo loro: non c’è più tempo, la loro speranza è la nostra, il loro futuro è il nostro, non ci resta che credere e vivere la nuova dimensione con loro.

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Vedi anche:

4 aprile 2019 – 70 ANNI DI «NATO»

La NATO è l’alleanza militare-nucleare più potente del mondo, a guida esclusiva USA.

A partire dal 1991, con la prima guerra contro l’Iraq, da Alleanza difensiva si è trasformata in una Alleanza che prevede l’aggressione militare in qualunque parte del mondo.

Un movimento globale si è attivato per delegittimare la NATO e contrastare l’architettura militare USA-NATO rappresentata da 1000 basi  straniere  presenti in 145 paesi,  in funzione di un provocatorio accerchiamento dei nemici di turno.

Dal vertice dell’aprile 1999 a Washington la Nato viene trasformata in una Alleanza che prevede l’aggressione militare.
I paesi membri sono impegnati a condurre operazioni militari al di fuori del territorio dell’Alleanza, per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria.

Il Nuovo concetto strategico viola i principi della Carta delle Nazioni Unite.

Qualche giorno prima, 24 marzo 1999, era iniziata la guerra della Nato contro l’ex Jugoslavia, senza mandato Onu e con la rivendicazione dell’intervento «umanitario».

Dalle basi in Italia decollarono la maggior parte dei 1.100 aerei che, in 78 giorni, effettuarono 38 mila sortite, sganciando 23 mila bombe e missili (molte a uranio impoverito) sulla Serbia e sul Kosovo.

Viene in tal modo attivato e testato l’intero sistema delle basi Usa/Nato in Italia, preparando il suo potenziamento per le guerre future.

L’appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti.

Da quella guerra in poi il diritto internazionale è diventato il diritto del più forte militarmente

Le basi Usa e Nato rappresentano il 95% di tutte le basi militari straniere nel mondo.

L’Italia ha sul  proprio territorio il 10% delle Basi Usa e NATO ed è totalmente asservita al sistema guerra.

Particolarmente grave è il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso.
L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare che ha sottoscritto e ratificato.

Le basi militari, oltre ad essere strumenti di guerre contro altri paesi, rappresentano una costante minaccia per la sicurezza dei territori, la salute delle popolazioni e la tutela dell’ambiente.

Dov’è la nostra sovranità territoriale e politica?

Portare l’Italia fuori dal sistema di guerra!

Attuare l’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra come strumento di soluzione dei conflitti e ci chiede di tessere una politica internazionale di Pace.

L’Italia spende ogni giorno oltre 70 milioni di euro per spese militari.
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a 100 milioni di euro al giorno. 

Una quantità enorme di soldi pubblici, sottratti alle spese sociali, al benessere della collettività per essere parte di un’Alleanza la cui strategia non è difensiva ma offensiva. 

La NATO è il più grande ostacolo per un mondo libero dalle armi nucleari e in armonia con la natura.

Contribuisce in modo determinante all’insicurezza  dell’Umanità opponendosi alla messa al bando delle armi nucleari per mantenere in maniera terroristica il proprio potere.

L’Italia esca dalla NATO!

l’Europa si liberi dal laccio soffocante della NATO, dal controllo della superpotenza USA e dia il proprio contributo alla pace nel mondo.

Chiediamo la partecipazione di tutte le persone che vogliono la pace, la democrazia, la libertà, il rispetto dei diritti.

Vedi: NO-ALLE-ARMI-NUCLEARI-IN-ITALIA-E-IN-EUROPA-A

FIRMA LA PETIZIONE

https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale

Salviamoci con il Pianeta!

La COP 24 in Polonia è stato un fallimento desolante.

Le conclusioni non hanno accolto gli allarmi dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) sugli effetti del riscaldamento globale: è l’Umanità che si avvia alla sua estinzione!

Nell’Assemblea dell’ONU sul Clima a Nairobi in questi giorni, si preferisce studiare le tecniche di captazione (storage) dei gas serra climalteranti invece di imboccare la strada, unica e maestra, della rapida eliminazione dell’uso dei carbonfossili.

Il recente documento conclusivo del Global Compact sulle Migrazioni (GCM), accolto anche da Papa Bergoglio, è stato rifiutato da molti paesi Ue, compresa l’Italia, e dagli Stati Uniti.

In questo enorme disinteresse a darci speranza è arrivato il 14 Dicembre 2018 il discorso della quindicenne svedese Greta Thunberg ai partecipanti alla COP 24: “Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo“.   Un intervento replicato davanti ai “potenti della Terra” del Forum di Davos il 22 gennaio 2019: Non voglio la vostra speranza, voglio che siate in preda al panico e che agiate. Perché la nostra casa, la Terra, sta bruciando”.

Da allora “scioperi climatici”, School Strike for the Climate, manifestazioni di migliaia di giovani, si svolgono ogni venerdì in tutta Europa, con lo slogan “Fridays for future”, in vista del Global Climate Strike, la Marcia internazionale per il Clima del 15 marzo 2019.

Per condividere analisi concrete e convincenti che i politici oggi difficilmente riescono a fare, è meglio partire dai valori comuni, la pace, la difesa della vita, la libertà ed eguaglianza, accantonare le vecchie etichette e valutare la realtà e i numeri che la definiscono.

I movimenti sono fondamentali, ma è necessario che definiscano priorità comuni a partire dall’eliminazione delle guerre dalla storia.

Quelle in corso che vengono chiamate “conflitti”, e quella continua e spietata, guerra alla natura: una guerra che perderemo se non ritroviamo un po’ di umanità, cioè il senso della realtà e del limite.

La legge di natura che regola la vita del vivente e della biosfera è in graduale e costante dissipazione e degradazione di energia e di materia.
La biosfera può benissimo sopravvivere ai drammatici sconvolgimenti climatici, la specie vivente no.

Sono regole che spesso sfuggono all’attenzione e non riguardano la riflessione politica e le nostre piccole lotte che per concretezza promuoviamo a partire dal territorio. 

La Grande Cecitàdell’umanità è sempre più diffusa e condivisa. (Amitav Gosh)                            

CHI EMETTE GAS SERRA

Prima di COP 24 sono uscite le previsioni (rapporto Global Carbon budget 2018) sui dati di gas serra emessi nel 2018: un aumento record a 37,1 milioni di Tonnellate (+ 2,7%), a cui si devono aggiungere 5 miliardi di tonnellate di CO2 per la deforestazione e il consumo di suolo.

I 10 maggiori Paesi per emissioni nel 2018 sono:
  1. Cina con il  27% del totale,
  2. Stati Uniti 15%,
  3. UE a 28 con il 10%,
  4. India con il 7%,
  5. Russia, poi Giappone, Germania, Iran, Arabia Saudita, Corea del Sud e Canada.

Questi dati di emissioni procapite vengono raramente divulgati e considerati. eppure sono l’unica base di partenza per arrivare a delle trattative concrete nelle varie COP.           

Principali settori che causano emissioni di GAS Serra
  • Energia (industria, elettricità e calore) circa il 41%,
  • Trasporti circa il 28%,
  • Agricoltura, allevamento e deforestazione circa il 24%, ecc.

Un’analisi più mirata fatta sul CIBO INDUSTRIALE ci dice che la sua produzione è responsabile di circa il 44-57% dei Gas serra.

  • Deforestazione 15-18%,
  • Agricoltura 11-15%,
  • Trasporti 5-6%,
  • Lavorazione Industriale e confezionamento 8-10%,
  • Refrigerazione e vendita al dettaglio (Retail) 2-4%,
  • Rifiuti 3-4%

Vedi:  https://www.grain.org/article/entries/5102-food-sovereignty-five-steps-to-cool-the-planet-and-feed-its-people

Questo studio sollecita proposte politiche contro l’agrobusiness delle multinazionali e a sostegno di una riconversione agricola e degli allevamenti verso una AGROECOLOGIA per una produzione di cibo sano e sostenibile.

IL GLOBAL WARMING È L’INCUBO REALE!

Due recenti e importanti studi affermano che il 90-93% del calore è stato assorbito dagli Oceani, che si stanno scaldando più velocemente del previsto, con conseguenze devastanti.

Questa grande quantità di calore ed energia provoca l’aumento del volume delle acque marine, con il conseguente innalzamento del livello delle acque, a cui contribuisce lo scioglimento dei ghiacci e rende più potenti e devastanti gli uragani.

«Stato dell’Alimentazione e Agricoltura –  Migrazione Agricoltura e sviluppo rurale» 

Il documento della FAOSOFA 2018′ dimostra l’entità reale del problema.
Nel rapporto tra “Migrazione e Agricoltura” si continua a proporre un modello di produzione di Cibo non naturale; si tralascia di parlare di desertificazione da monoculture, di espulsione violenta dalle terre per l’estrattivismo, di land e water-grabbing (compiuti  da alcune Nazioni: USA e Cina in primis, ma anche dall’Italia, da Fondi Pensione  e Multinazionali), ecc.

E’ un problema centrale.  In Africa il 60% della popolazione vive nelle aree rurali e negli ultimi decenni si è registrata una migrazione costante dalle campagne alle aree urbane del continente, per l’espulsione e/o  l’adozione di un’agricoltura  intensiva.  

L’umanità deve rifiutare il determinarsi di tali mostruosità apocalittiche, come il formarsi di  megalopoli del tutto incompatibili con la natura, la vita, la pace e qualsiasi dignità.

 

(tratto da uno scritto di Antonio Lupo – Comitato Amigos Sem Terra – MST Italia

«Non Una di Meno»: “lotto marzo noi scioperiamo!”.

L’8 Marzo, in tante città in Italia e nel mondo, si sciopera e si manifesta per il recupero del vero significato di questa giornata che trae origine dalla battaglia contro lo sfruttamento e le molteplici discriminazioni verso le donne.

Il recupero del significato dell’8 Marzo è in atto da alcuni anni. Ricordiamo gli scioperi e le grandi manifestazioni che si sono tenute lo scorso anno in 70 paesi.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono la vita delle donne, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, … dentro e fuori i confini.

Le donne che attraversano il Mediterraneo combattono in prima linea contro continue e ripetute forme di violenza nelle società di partenza, di transito, e di potenziale arrivo.

Oggi la necessità di rafforzare le mobilitazioni serve per:

  • contrapporsi alla sempre più pesante crisi economica, che grava in particolare sulle donne che vengono private della loro indipendenza economica e costrette sempre di più tra le mura domestiche, per supplire alla costante riduzione del “Welfare state” ormai ridotto al lumicino;
  • contrapporsi alla diffusione della peggiore immondizia ideologica contro le donne, oscurantismo religioso e maschilista presente nel disegno di legge Pillon su separazione e affido, strumentalizzando i figli;
  • contrapporsi alla legge Salvini, che impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti, mentre legittima la violenza razzista;
  • reclamare la libertà di decidere delle nostre vite e sui nostri corpi, la libertà di muoverci, di autogestire le nostre relazioni al di fuori della famiglia tradizionale, per liberarci dal ricatto della precarietà.

Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà

noi scioperiamo!

Un tipo di violenza tipica della società basata sulla proprietà privata, in cui le donne vengono ancora considerate proprietà esclusiva degli uomini, spesso private della libertà di scelta.

Nonostante tutto questo sui media la notizia non c’è.
Anche per questo l’8 marzo scioperiamo!

Lo sciopero è un’occasione unica per affermare e praticare la liberazione di tutte le soggettività e affermare il diritto all’autodeterminazione sui propri corpi contro tutte le violenze, mentre riaffermiamo la volontà di imporre un cambio di sistema che disegni un altro modo di vivere sulla terra alternativo alla guerra, alle colonizzazioni, allo  sfruttamento della terra, dei territori e dei corpi umani e animali.

I’M A WOMAN – lotto Marzo si sciopera e si manifesta!

Cosa fanno oltre 200mila persone in piazza

Una marea umana pronta a significare il diritto di ogni persona alla dignità e alla vita.

Potete declinare il messaggio come volete, ma questo è!
Non un atto di fede, una semplice simpatia per il diverso, una solidarietà forse confusa, ma una certezza mobilitante, in marcia.
Dietro uno striscione,  un cartello, uno slogan conclamato, una musica cantata,. … forse anche una preghiera o un invito istituzionale, ma questo è!  Il rispetto della diversità e il rispetto per la dignità personale, … comunque a voler essere parte: nessun pregiudizio o ci sei o non ci sei .

E’ il momento di decidere da che parte stare!

Oltre 200mila persone in piazza a manifestare contro il razzismo, le paranoie fasciste, a dire basta alle angherie, alle violenze, alle paure indotte, alle speculazioni politiche e soprattutto a dire con forza “MAI PIÙ LAGER – NO AI CPR” – Ed è come dire forte e chiaro NO alla scellerata politica razzista del governo che sta criminalmente violando i fondamentali diritti umani.

Una esplosione di consensi ognuno dei quali può aver colto nelle diversità la capacità di dire basta!

Di ripetersi oltre ogni fede o appartenenza che “Prima le Persona” è solo lo slogan che può liberare l’energia necessaria per essere oltre ogni sé esclusivo, la dimensione della conoscenza e la forza della bellezza per agire il cambiamento.

Noi vogliamo essere quella diversità che impara a riconoscere e insorgere quella miseria che, scompagnata,  si protegge con “muri” del personale riconoscimento.

E’ quindi l’ora della resistenza attiva partecipata che libera giustizia e libertà per ogni vivente, per ogni persona che si riconosce parte della stessa umanità.

Da quando il governo ha intrapreso la sua scellerata politica razzista fino al cosiddetto “decreto sicurezza” contenente misure persecutorie nei confronti di persone del tutto innocenti e che costituisce flagrante istigazione all’odio razzista, molte sensibilità si sono mosse in difesa dei diritti e della legalità.

Anche a Milano già prima dell’estate del 2018 si è costituito il Coordinamento “Mai più lager – NO CPR” per promuovere le necessarie iniziative:

sono state iniziative propedeutiche alla marcia degli oltre 200mila di sabato 21 marzo 2019.

Anche la nostra è sempre stata e vuole essere una presenza attiva e significante, consapevoli che molta parte del razzismo, come molta parte della violenza e dell’indifferenza, nascono dall’egemonia economica capitalistica e dalla sudditanza politica ad essa.

Diritti per le persone, regole per le multinazionali – STOP all’ISDS

Una petizione in tutta Europa e un nuovo Rapporto di denuncia per affermare che i diritti, e la democrazia valgano di più di interessi imposti dalle grandi imprese

ISDS è una sigla che sta per Investor-State-Dispute-Settlement, che si propone di gestire le controversie tra investitore e Stato.

Un organo di arbitrato internazionale al di fuori delle regole giudicanti dei tribunali normali che si applicano nelle procedure penali o civili – chiamato a decidere sulle controversie fra “investitori privati” e gli Stati, previsto in molti trattati commerciali.

Le aziende denunciano gli Stati

Uno Stato che ha deliberato una norma a protezione di un bene come l’acqua o di tutela ambientale che si oppone o limita l’intervento speculativo di una multinazionale: quest’ultima potrà accusare lo Stato di intralciare il libero mercato e trascinare il suo Governo davanti a questo speciale “tribunale privato”.

Sono spesso richieste di indennizzo miliardarie contro regole che vengono additate dalle grandi aziende come lesive dei propri profitti, oltre a cause molto costose.

Inoltre le dinamiche di questi “processi” sono poco trasparenti basti pensare che le decisioni vengono prese a porte chiuse e in molti casi non esiste neppure la possibilità di ricorrere in appello.

Il ricorso all’ISDS da parte delle multinazionali è un deterrente per la difesa dei diritti dei cittadini: quello che accade infatti è che lo Stato, messo di fronte a richieste multimilionarie, abbia paura dell’esito della causa e rinunci in partenza a porre dei limiti al profitto dei privati.

Su 195 cause ISDS concluse negli ultimi trent’anni dimostrano che in tutto il mondo gli Stati hanno dovuto pagare 84,4 miliardi di dollari alle imprese private a seguito di sentenze sfavorevoli (67,5 miliardi) o costosi patteggiamenti (16,9 miliardi).
Si tratta di denaro pubblico, potenzialmente sottratto a politiche sociali, ambientali, salariali.

LA PETIZIONE

Il 22 gennaio 2019, in occasione del World Economic Forum (WEF) di Davos, una rete di oltre 150 organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti, lanciano la petizione internazionale STOP ISDS in 16 Stati membri dell’UE, chiedendo alle istituzioni e ai governi europei lo stralcio delle clausole arbitrali da tutti gli accordi commerciali e di investimento in vigore e in fase di trattativa.

Aggiungi la tua firma a questa Iniziativa europea

Al presidente della Commissione europea, alla presidenza del Consiglio UE, ai rappresentanti dei Paesi membri e ai Membri del Parlamento europeo.

FIRMA LA PETIZIONE

Il nuovo Rapporto “Diritti per le persone, regole per le multinazionali”, redatto da Francesco Panié e Alberto Zoratti e scaricabile a questo link,

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