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RAZZISMO: una santa collera!

L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro paese.

Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamente Salvini, segretario della Lega e oggi Ministro degli Interni nel nuovo governo giallo-verde. (Non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Bannon, ex-consigliere di Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!).

E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. “E’ finita la pacchia dei migranti”, “i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare”, “ nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani”, “siamo sotto attacco e chiediamo alla NATO di difendersi dai migranti e terroristi,l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa.

Pesante l’attacco contro la Tunisia come paese “esportatore di galeotti.
La politica leghista vuole creare “più centri di espulsione” per sbarazzarsi di 500.000 irregolari rimandandoli ai loro paesi.

Pesanti le parole del Ministro degli Interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: “E’ lo zero!
Altrettanto dura la politica del Ministro degli Interni contro i Rom: vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel “contratto” di governo :”l’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale.

Siamo alle Leggi speciali per i Rom?

 

Inoltre egli promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza fissa dimora, dei poveri, degli ultimi.

E il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave “Acquarius”, che portava oltre 600 migranti, di attraccare ai porti italiani.

Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”.

E’ ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i Cinque Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e di Marine Le Pen e del gruppo di Visegrad.

Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni , la realpolitik di Minniti e da un crescente razzismo degli italiani.

E’ un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, chiese, comunità cristiane.
Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro.

E’ mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù: ”Ero affamato….,ero assetato…, ero forestiero….e non mi avete accolto”?
Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione?

A che cosa servono i conventi o le case religiose se non ad accogliere coloro che la società opulenta non vuole?

Dovrebbe farci pensare che negli USA tante chiese e comunità cristiane si siano dichiarate “sanctuary”, luoghi di rifugio per coloro che Trump (altro razzista!) ha deciso di deportare ai loro paesi dove rischiano la vita!

Non è forse il momento in cui lanciare il “Sanctuary movement” anche in Italia per salvare tanti migranti da morte sicura?

E’ mai possibile che negli USA lo Stato della California si sia dichiarato “santuario” per gli irregolari che Trump vuole espellere e in Italia nessuna comunità cristiana ancora abbia fatto un tale passo?

Mi appello alla cittadinanza attiva di questo paese perché in fretta crei gli anticorpi per reagire al fascio-leghismo nostrano. E’ fondamentale imbroccare seriamente la strada della disobbedienza civile per tutte quelle leggi che disumanizzano i nostri fratelli e disumanizzano anche noi.

Una legge che degrada la personalità umana è ingiusta”- così scriveva dal carcere di Birmingham, Martin Luther King.

“I primi cristiani si rallegravano per essere considerati degni di soffrire per quello in cui credevano- scriveva sempre dal carcere Martin Luther King.

Allora la chiesa non era un semplice termometro che misurava le idee e i principi dell’opinione pubblica: era un termostato che trasformava il costume della società.

Quando i primi cristiani entravano in una città, le autorità si allarmavano e subito cercavano di imprigionare i cristiani perché “disturbavano l’ordine pubblico” ed erano “agitatori venuti da fuori”. Ma i cristiani non cedettero, chiamati ad obbedire a Dio e non agli uomini”.

E’ questo lo spirito che deve ritornare ad animare le comunità cristiane per poter sconfiggere, insieme a tanti uomini di buona volontà, l’onda nera del razzismo e xenofobia che ci sta travolgendo.

Dobbiamo farlo insieme, credenti e laici, memori di quanto afferma il danese Kaj Munk, pastore luterano anti-nazista, ucciso come un cane nel 1944: “Quello che a noi manca è una Santa collera!

Alex Zanotelli
Napoli,15 giugno 2018

Soumaila Sacko … uno di noi!

Non sappiamo in quali statistiche istituzionali – sicuramente in nessuna – verrà conteggiato Sacko Soumalia ucciso per mano di un razzismo feroce sollecitato dalla propaganda violenta del ministro degli interni Salvini e dalla compagine governativa, che a fronte della gravità del fatto, ha “pensato” tre lunghi giorni prima di dire parole su quanto accaduto.

Quella del razzismo conclamato trascina dietro di sé una lunga catena di violenze omicide e di atteggiamenti omofobi che stanno insanguinando la dignità e il diritto umano.

Una violenza razzista che crea diritti perversi a “garanzia” di un infame sfruttamento dentro le case e nei campi dove con lavoro forzato vengono calpestate, offese le vite delle persone.

Non basta l’intelligenza delle persone a frenare il dilagare del razzismo e della xenofobia. Questi mali perversi, nelle forme più mascherate, agitano gli animi e gli atteggiamenti di un sempre maggior numero di persone convinte da una insulsa, feroce quanto falsa propaganda della destra politica e non solo.

Occorre cogliere nelle trasformazioni culturali e nelle indifferenze benpensanti il principio e la prospettiva di un cambiamento che si rende politico nella partecipazione e nella lotta. 

Per questo sabato 9 giugno a Milano abbiamo partecipato alla manifestazione contro il razzismo che ancora una volta ha ucciso un giovane migrante del Mali, Soumaila Sacko, il 2 giugno a San Ferdinando, in Calabria.

Vedi le foto

Noi siamo con tutte le persone che hanno la forza e la volontà del cambiamento.

Siamo con i migranti che dopo aver lasciato la loro famiglia, la casa, gli amici, hanno attraversato i deserti, hanno superato le angherie delle polizie, hanno attraversato il mare con buone probabilità di lasciarci la pelle, ora vivono in un campo profughi o lavorano di nascosto nei campi della Calabria o della Puglia, schiavizzati dai padroni.

Noi siamo con le persone che si ribellano alla precarietà delle condizioni di vita, che lottano per i diritti, contro l’omologazione del sistema.

La Festa della Repubblica – 2 giugno 2018

La Festa della Repubblica è la festa della Costituzione Italiana che nei suoi principi proclama diritti fondamentali per l’uomo:

  1. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art.1)
  2. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11).
  3. “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.(art.10)

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  1. Eppure, da gennaio ad oggi, in Italia i morti sul lavoro sono stati oltre 260 (che si aggiungono alle 1029 del 2017 – alle oltre 13.000 negli ultimi 10 anni). Tra gennaio e dicembre 2017 sono state presentate 635.433 denunce di infortuni sul lavoro).
    Sembra incredibile, ma nel nuovo Contratto di Governo non c’è traccia su questa strage di lavoratori.

  2. Sono oltre 25 i miliardi di euro in spese militari (in costante crescita). In nome di una dichiarata “difesa” della “sicurezza” si spendono 70 milioni di euro al giorno.
    Le neo ministra della Difesa Elisabetta Trenta: “investire nel personale e nella tecnologia per assicurare al paese forze armate più moderne e più capaci di fronteggiare le nuove minacce“. Lo stesso indirizzo è espresso anche nel Contratto di Governo. L’Italia continuerà ad armarsi per prepararsi a partecipare a interventi militari nei vari scenari internazionali.
    Nel contempo l’Italia continua ad essere tra i primi dieci esportatori di armamenti al mondo, che alimentano – direttamente e indirettamente – le decine di conflitti armati che dilagano sul pianeta: dall’Iraq alla Siria, dalla Palestina al Congo; anche contravvenendo alla legge 185/90 che vieta il commercio di armi nei confronti di dittature e Paesi in guerra, come per esempio l’Arabia Saudita che continua a bombardare lo Yemen con bombe italiane prodotte in Sardegna.
  3. Di stampo decisamente razzista è la prima dichiarazione del Governo del Cambiamento che si pone in antitesi alla solidarietà e all’accoglienza dichiarata in Costituzione (art.10): Salvini: “‘A casa loro’ sarà la priorità: troppi 5 miliardi per profughi” …. non è questione di troppo o poco – è una voce di spesa che NON DEVE ESISTERE.

La Festa della Repubblica è una festa per il diritto umani, per la riconversione sociale delle spese militari, la riconversione civile dell’industria bellica, per un impegno ad attivare canali umanitari per le persone che fuggono dalle guerra, dalle miserie e da regimi dittatoriali, per promuovere progetti di solidarietà accogliente.

Ossia la costruzione di politiche attive secondo la Costituzione.

Gli … «INVALSI»

Le “convergenze politiche” per le pratiche di governo a proposito dei migranti, quella di Salvini “rispedire i migranti a casa loro” farà il paio con quella di Di Maio che conferma la necessità di ripercorrere i criminali “accordi bilaterali“.

Gli invisibili e gli esclusi che hanno manifestato a Roma il 16 dicembre 2017 non hanno alcuna intenzione di frenare la loro marcia per il sacrosanto diritto di cittadinanza.

«Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici.
Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione Europea e dalla Banca Centrale Europea alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione…»

Il 28 aprile a Napoli, l’assemblea nazionale di “Diritti Senza Confini” è stata molto partecipata e ricca di contenuti. I numerosi interventi hanno ribadito, alla luce dei processi di lotta e dalle diverse vertenze in corso a livello territoriale la necessità di uno sbocco in termini di articolazione sul piano nazionale ed internazionale.

La crisi economica e sociale continua ad essere strumentalmente usata da parte delle stesse forze politiche che oggi discutono del “patto” di governo per fare la guerra alle persone impoverite, emarginate, una caccia alle streghe contro migranti, profughi o rom insieme, a cui si associa la criminalizzazione della solidarietà.

Per questo è stata condivisa e rilanciata la necessità di praticare insieme antirazzismo/antisessismo e lotta per la giustizia sociale, contro ogni forma di sfruttamento.

In questo contesto di imbarbarimento sul piano nazionale ed internazionale, giorno dopo giorno, sfidando paura e ricatti di ogni genere, portiamo avanti pratiche solidali strappando piccole vittorie attraverso il protagonismo di chi viene colpito dalle norme di deriva razzista come la Minniti-Orlando e la Bossi-Fini.

Però oggi bisogna rafforzare, in termini di analisi e di pratiche, la nostra capacità e volontà di portare avanti su scala nazionale e transnazionale un piano vertenziale a partire da alcuni obiettivi specifici:

  • regolarizzazione dei migranti/profughi già presenti sul territorio italiano;
  • rottura del vincolo che subordina il permesso di soggiorno al contratto di lavoro/Partita Iva ed alla disponibilità di un reddito prefissato per legge;
  • contro gli accordi bilaterali criminali e di deportazione.

Massima solidarietà a chi viene colpito perché lotta contro norme disumane ed anti sociali. Convinti che le lotte e le iniziative che si stanno sviluppando nelle metropoli/periferie da parte di collettivi, comitati o realtà autorganizzate sono le basi di questo ambizioso ed indispensabile spazio: “Diritti Senza Confini”. 

Solidarietà anche a chi lotta contro i nuovi fascismi che si aggirano in Europa per impedire la libertà di circolazione e praticare la chiusura delle frontiere, costringendo le persone che le vogliono attraversare a mettere a rischio la propria vita.

LACRIME – la testimonianza di un volontario del Naga.

Quante lacrime ho visto, in questi anni di Naga.

Le lacrime silenziose e amare del ragazzo arrivato da poco dal Marocco: carino, fresco di laurea in logistica, viene da noi vestito come per un colloquio di lavoro. Appena giunto in Italia attraverso la rotta balcanica (sì, ha fatto il giro del Mediterraneo) si informa su come regolarizzarsi, e qualche suo connazionale gli dice che bisogna andare in Questura. Lui si fida, ci va, e ne esce con un’espulsione. Non c’è pietà per la buona fede. “Non c’è verso di impugnarla”, ci dicono tre diversi avvocati, e noi non possiamo che riferire. Quando risolleva la testa dalle mani intrecciate a nascondere il suo pianto, dice solo: “La mia famiglia ha speso tutti i suoi soldi per farmi arrivare fin qua. Non posso tornare indietro”. Non ci rimane purtroppo che dargli qualche buon consiglio e augurargli buona fortuna.

Le lacrime disperate della madre peruviana che da quasi dieci anni non vede suo figlio. Quasi tre anni fa finalmente è riuscita ad avere tutto ciò che serve per il ricongiungimento familiare: permesso di soggiorno, reddito sufficiente, casa adeguata. Ha fatto domanda e ha atteso, piena di speranza. Ha atteso. Ha atteso. Ma dallo stato italiano nessuna risposta. Niente. “Era un bambino piccolo quando l’ho lasciato a mia mamma, ora ha quasi quindici anni, è un uomo”, racconta tra una lacrima e l’altra: dopo aver perso gli anni delle elementari, questo ritardo le ha rubato anche quelli delle medie, la pubertà, le prime cotte del suo bambino; due vite segnate per sempre, appese a una banale inerzia burocratica. E vai di avvocato, accesso agli atti, raccomandate da spedire: riusciremo a sbloccare la pratica? Per il momento non possiamo che cercare di ridarle almeno la speranza.

Le lacrime di gioia del giovane egiziano che ha appena ricevuto il suo primo permesso di soggiorno. Il giorno stesso telefona e dice: “Sono in corso Buenos Aires, sto mangiando il gelato, è passata la polizia, e per la prima volta non sono scappato! E domani – aggiunge – faccio il biglietto dell’aereo, vado a trovare la famiglia, cinque anni che non li vedo”, e dicendo questo non si trattiene e piange, anche lui, senza vergogna, nel bel mezzo di corso Buenos Aires. Buona fortuna anche a te, hai un’opportunità, usala bene, amico.

Le lacrime del ragazzino asiatico appena maggiorenne vestito come un giovane dandy, piglio un po’ arrogante, voce profonda alla quale ogni tanto scappa un acuto, sfuggito al controllo severo che sicuramente s’impone per sembrare proprio un uomo. Quasi non ha fatto in tempo a compiere diciotto anni, e ha già preso un’espulsione. Mentre verifichiamo informazioni e gli spieghiamo che cosa cercheremo di fare, all’improvviso senza motivo china il capo; mi avvicino, lo guardo da sotto in su e vedo che dai suoi occhi lucidi stanno scendendo enormi lacrimoni. “Che cosa c’è? Che succede?” gli chiedo. “No mama no papa tre anni” risponde, e sì, direi che è una spiegazione sufficiente. Gli metto una mano sulla spalla, e lui per tutta risposta si butta in avanti, mi abbraccia, e piange piange piange tutta la paura di questi tre anni senza nessuno a dirgli di non fare sciocchezze e raccomandargli di non fare tardi la sera.

Le lacrime impreviste e toccanti del trentenne italiano venuto ad accompagnare la sua compagna latinoamericana che ha ricevuto un foglio di via. Gentile, paziente, faccia da bravo ragazzo, è stato a lungo in silenzio ad ascoltarci mentre preparavamo le carte per cercare di sistemare la sua posizione; lei è poco più giovane di lui, parla con una chiarezza limpida che non riesce a nascondere l’imbarazzo per le cose che ci deve raccontare; timida, colta, educata, evidentemente fuori posto nel ruolo che le è toccato di affrontare in una vita che dalle iniziali speranze di poter continuare gli studi e vivere serenamente è scivolata senza appigli in un pozzo senza fondo fatto di strada, privazioni, umiliazioni, botte, fughe, malattia. Inaspettatamente, è lui a scoppiare a piangere: “Vi prego, non possono mandarmela via; io ero un disperato, un alcolizzato, uno che girava per strada; mi sono innamorato di lei appena l’ho vista, e lei non ha avuto schifo di me, mi ha preso nella sua casa, mi ha voluto bene, io ho capito tante cose grazie a lei: è la mia famiglia, tutto quello che ho, non lasciate che la mandino via!”: la realtà spesso è così diversa dagli stereotipi, dai luoghi comuni, da ogni possibile aspettativa su chi sia il “salvato” e chi il “salvatore”. Lo rassicuriamo: non la manderanno via; faremo tutto il possibile, per questo stiamo raccogliendo tanti documenti; hanno visto tanto odio, tanto razzismo, tanti pregiudizi: sembra incredibile trovare qualcuno che ti guarda solo per quello che sei, e non per quello che la gente pensa di sapere di te.

Quante lacrime arrivate solo a inumidirmi gli occhi, che ho ricacciato indietro perché non era il momento,perché c’era tanto da fare, perché non facevano bene; quante lacrime uscite solo dopo a sfogare la tensione. 

Le lacrime che non volevano saperne di uscire il giorno del funerale di Italo, mentre pensavo che non l’avrei più rivisto, eppure non c’era verso di strizzarne fuori una: sono arrivate dopo, nel tempo successivo, e ancora arrivano, tutte le volte che penso a quell’ometto e alle sue imprevedibili bizzarrie senza le quali il Naga non esisterebbe.

Lacrime che non sono andate perdute nella pioggia: sono diventate azioni legali, manifestazioni di protesta, documenti, qualche volta vittorie.

Dalle lacrime sono nate serate perdute ad ascoltare una storia o a fare un intervento in un circolo culturale di provincia, corse in tram tra una riunione e l’altra, ore d’attesa davanti alla questura.

Tutte quelle lacrime me le portavo dentro mentre imparavo a superare la paura di avventurarmi da solo in un campo rom per andare a trovare una persona, di affrontare la polizia con la ferma pacatezza di chi conosce i diritti propri e delle persone che a lui si sono affidate, di sbagliare nel dare un consiglio.

Lacrime che a saperle raccogliere diventano forza politica.

Lacrime che chiedono giustizia.

Lacrime di speranza.

#NonSiamoBuoni

Giornata mondiale della Terra

Giornata della Terra nella Striscia di Gaza

Se c’è un’immagine vera, per quanto paradossale e emblematica, che rievoca la “Giornata della Terra” è stata la “Marcia per il ritorno“, per il diritto alla Terra che il popolo Palestinese ha voluto manifestare nella striscia di Gaza assediata.

Una Terra già abusata dal potere disumano del governo israeliano è stata bagnata dal sangue di 17 vittime e 1500 feriti: umani che marciavano pacificamente per il diritto alla Terra.

Un massacro che un potere disumano e dissacrante che si arroga il diritto della terra dei palestinesi ha voluto perpetrare;  la terra della Palestina è ormai satura di sangue per mano di altri umani comandati da un potere violento e spietato.

Altrove la stoltezza persistente degli umani inveisce sulla Terra Madre inaridendo il suo corpo, inondandolo di rifiuti, sfruttandolo oltre ogni lecito, sfigurandolo nella parte più sacra, dove la Madre mostra la sua generosità: il dono (beni necessari alla Vita riproduttiva che vengono usurpati e sperperati).

Anime sensibili si ribellano e lottano per liberare la Terra Madre dall’avidità e dal massacro che mercenari di un sistema spietato e prepotente agiscono per l’esclusivo interesse del privato.

Anche le “concessioni” di sfruttamento dei beni comuni come l’acqua, le foreste, l’energia, … fondamentali per la salute e la vita dei viventi, mostrano l’ignavia del potere politico decisamente schierato dalla parte del più forte.

L’affarismo spietato ha raggiunto livelli di espropriazione e spoliazione di non ritorno.

Solo la forza congiunta e condivisa dei diritti universali può ridare il tempo necessario alla Madre Terra di riprendere il processo rigenerativo.

Due date … una memoria

Promemoria numero uno: la primavera.

Si fa sempre più fatica aprire la propria finestra e guardare “fuori“.

Gli impegni, i doveri, gli affanni e le “cose”, si rincorrono nel tempo della vita e lo assorbono tutto: doveri improrogabili.

Fuori” la natura, il tempo non fermano il loro ciclo, esaltano le forme di vita che si rianimano in un tempo nuovo: la natura si riveste, fiorisce, ci attraversa con nuovi profumi.

Dentro“, la finestra chiusa, rimangono tutte le miserie che non trovano scampo vincolate al tempo del consumo che trascina la vita nell’indifferenza, mentre “fuori” la natura e il suo tempo si “riscatta” e rinasce.

E’ primavera e forse un timido sorriso sarà capace di illuminare anche le miserie ribelli.

Promemoria numero due: giornata mondiale dell’acqua.

Cosa c’è di più meraviglioso di una goccia d’acqua che rigenera un seme e disseta aride labbra.  L’acqua che ci scorre accanto è sorgente di vita e merita di osservarla mentre scorre libera come un fresco dono rigenerante di primavera.

Basta poco per valutare la sua importanza, per non perderla di vista e annoverarla tra i beni da custodire, da preservare. 

L’acqua è un dono della vita!

L’acqua è una memoria universale che richiama l’umanità dell’essere, va mantenuta, nella memoria personale, va difesa dai predoni che la trasformano in merce.

Ogni elemento della vita che agiamo, dal cibo alla macchina fino al telefonino, esiste grazie all’acqua. 

L’acqua è vita per questo va ricordata e la memoria non può che estendersi a tutti coloro che non possono goderla perché sporca, inquinata, … perché manca.

E in quei luoghi, spesso depredati, la morte uccide non risparmia nessuno, bambini, adulti, neppure gli animali.

Il 22 marzo è la Giornata mondiale dell’acqua, una ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1992 con una risoluzione adottata dopo la Conferenza di Rio.

Se esiste un elemento magico al mondo, è sicuramente l’acqua”: il nostro corpo è fatto di acqua in una percentuale pari a circa il 65%.

Con il referendum del 12-13 giugno 2011, 26 milioni di italiani hanno deciso che l’acqua deve uscire dal mercato e non deve essere oggetto di profitto.

La possibilità di accedere in qualsiasi momento ad una fonte di acqua pulita e potabile è tra le cose più piacevoli e importanti nella nostra vita.

Tuttavia la situazione mondiale per quanto riguarda la disponibilità di acqua potabile e servizi igienici è drammatica.
Circa 2,1 miliardi di persone al mondo, non hanno accesso di acqua potabile e sono quindi private di un diritto umano fondamentale.
Oltre 3 miliardi non dispongono ancora di impianti igienici di base.

Le implicazioni in termini di salute e di costi sono elevatissimi: L’acqua potabile contaminata causa circa 3,5 milioni di decessi all’anno di cui circa 1.450 000 bambini morti per malattie trasmesse da acque contaminate.
Nemmeno le guerre e le violenze che tormentano ogni angolo del Pianeta, messe tutte insieme, possono tanto. Una tragedia silenziosa.

Così, mentre la mancanza di acqua pulita nel Sud del mondo uccide, nei Paesi “ricchi” l’acqua abbonda e viene sprecata.

E siamo noi occidentali a fare la parte del leone: meno di un miliardo di persone su sette consuma l’86% dell’acqua disponibile.

Un cittadino americano ne ha a disposizione mediamente 425 litri al giorno, un Europeo 165 litri, un Africano 20 litri.

Si stima che siano 15 milioni all’anno le persone costrette a emigrare per la carenza d’acqua.

L’acqua è una risorsa sempre più limitata e messa in pericolo dagli sprechi.

Ne abbiamo sempre più bisogno. Non sprecare acqua vuol dire anche non inquinarla.

La vera sfida alla sostenibilità e al risparmio è nella razionalizzazione del consumo dell’acqua che utilizziamo ogni giorno per la produzione di cibo.

Il 92% dell’acqua che consumiamo ogni giorno è racchiusa nel cibo che produciamo e che mangiamo.
Ogni giorno un terzo della produzione mondiale di cibo viene buttato via unitamente al 30% dell’acqua utilizzata per produrlo.

Gli “opposti estremismi” che piacciono a Minniti.

La relazione dei servizi di intelligence

Le lotte contro la Tav e il Tap, la lotta per la casa, l’antifascismo militante, la campagna contro i trattati europei e Nato, sono oggetto di “attenzione” da parte degli apparati repressivi dello Stato.

Anche quest’anno la relazione degli apparati di intelligence presentata al Parlamento dedica una capitolo alla “Minaccia eversiva e l’attivismo estremista”.

Una minaccia eversiva che secono i servizi sembra provenire dalle lotte sull’emergenza abitativa, dai movimenti territoriali contro la Tav, il Tap o le basi Nato in Sardegna e Sicilia e dalle lotte sindacali dei lavoratori  della logistica.

“Nel 2017 il composito fronte antagonista ha continuato a contraddistinguersi per una certa fluidità e per l’assenza di un percorso politico e strategico comune. L’impegno delle formazioni di settore si è focalizzato sulla contestazione delle politiche europee e sulle molteplici emergenze sociali, specie le questioni migratoria, occupazionale, ambientalista e abitativa” scrive il rapporto annuale dei servizi segreti.

“Segnali di effervescenza sono in particolare  stati registrati nel movimento per l’abitare, che ha cercato di fungere da segmento trainante e da fattore di aggregazione, tentando di allargare la base della protesta. Nel contesto della campagna a sostegno di immigrati e richiedenti asilo si è registrata una presenza ridotta sui luoghi interessati, tanto in Italia quanto all’estero, con un conseguente ridimensionamento dei collegamenti tra militanti di diversi Paesi. La mobilitazione ha inoltre aperto spazi di critica sul recente potenziamento della rete dei CIE e, più in generale, sulle sostanziali modifiche della disciplina sul diritto d’asilo”.

Né sembra essere sfuggita agli apparati repressivi la crescita di iniziativa che hanno messo al centro la lotta contro le leggi Minniti-Orlando: “Il dissenso antagonista si è coagulato anche intorno ai temi dell’antirepressione ed in particolare sulle citate misure in materia di immigrazione e sicurezza urbana (D.L. 14/2017convertito, con modificazioni,, nella L. 48/2017), stigmatizzate come una ulteriore “stretta” ai danni dei settori sociali più in difficoltà, e sul rafforzamento dei poteri di intervento dei sindaci che, nella visione d’area, denoterebbe una volontà politica di criminalizzare i proletari, disarmandone alla radice le istanze rivendicative”.

I movimenti contro le grandi opere che devastano i territori

Infine le lotte territoriali contro le devastazioni della Tav in Val di Susa e del Tap nel Salento, vengono radiografate come elementi rilevanti dell’antagonismo politico e sociale. “Sul versante delle lotte ambientaliste, accanto alla campagna No Tav – nel cui ambito si è registrata una frammentazione tra i gruppi marxisti e quelli anarchici, con la conferma del ruolo trainante della componente autonoma torinese – un crescente attivismo ha riguardato le opere connesse alla realizzazione del gasdotto Tap”. Su quest’ultimo movimento, i servizi dettagliano la loro analisi: “Il fronte di opposizione composto da formazioni del locale antagonismo di sinistra, ha fatto registrare un’intensificazione delle mobilitazioni contestative e, parallelamente, un’accentuazione delle distinzioni tra la componente più “istituzionale”, confluita nel Comitato di Melendugno (LE), e quella più “movimentista”. Quest’ultima, a partire da marzo, ha dato vita a un presidio permanente, sempre a Melendugno, ostacolando con azioni incisive l’espianto degli ulivi. Nella parte finale dell’anno, alla ripresa dei lavori, si è assistito ad un’ulteriore acutizzazione della protesta, dovuta anche al sostegno di attivisti No TAV e di esponenti dell’area anarchica accorsi in loco per contestare la militarizzazione della zona circostante il cantiere”.

Quelli che si oppongono alle basi della Nato

Non manca poi il monitoraggio sui movimenti antimilitaristi, in particolare quello contro il Muos in Sicilia e le basi Nato in Sardegna: “Proprio la tematica antimilitarista ha continuato ad agire da elemento catalizzatore per diversificati ambiti dell’antagonismo di sinistra e per settori anarchici nazionali, impegnati nella promozione di iniziative di mobilitazione e contro-informazione, sia pure nel contesto generale di una campagna dal profilo di rischio moderato. Nella propaganda d’area uno spazio di rilievo ha continuato ad essere riservato alle tradizionali tematiche di contrapposizione sia alla presenza delle basi militari NATO e statunitensi sul suolo italiano, sia all’invio di Contingenti nazionali nei teatri di crisi, con appelli al taglio alle spese militari, percepite come ostacoli agli stanziamenti di fondi per lo stato sociale. In tale cornice, fra le realtà più attive ha continuato ad evidenziarsi la componente sarda, impegnata contro l’occupazione militare collegata alla presenza sull’isola di basi e servitù. Fermenti si sono registrati anche in Sicilia, dove è proseguito, seppure con scarsa incisività, l’impegno del movimento che si oppone alla presenza del sistema di telecomunicazione satellitare statunitense MUOS”.

A riguardo il sindacalismo conflittuale l’attenzione è rimarcata nel settore strategico della logistica: “ il comparto della logistica, caratterizzato da una presenza cospicua di lavoratori stranieri e da un tasso elevato di conflittualità a causa della precarietà degli impieghi, sovente legati a singole commesse”.

Un paragrafo è dedicato anche  alle mobilitazioni contro i trattati europei e la Nato: “È proseguito intanto l’impegno degli ambienti più marcatamente antieuropeisti che perseguono un progetto politico di rottura con Unione Europea, Eurozona e NATO, puntando ad aggregare i gruppi che si riconoscono nell’anticapitalismo, nell’antifascismo e nell’antirazzismo” scrivono i servizi di intelligence.

I servizi rilanciano la tesi degli “opposti estremismi”. Un assist funzionale alla politica di Minniti e del Pd

In conclusione non poteva mancare il monitoraggio del crescente scontro con le organizzazioni neofasciste, alle quali il rapporto sull’eversione e le minacce estremiste dedica come al solito una striminzita paginetta e poco più.

“Non sono mancati, infine, episodi di contrapposizione anche violenta con frange dell’opposto segno, fenomeno ormai connaturato alle dinamiche dell’oltranzismo politico di entrambi gli schieramenti e passibile di aumentare, a causa dell’innalzamento dell’allarme sull’ “avanzata dell’estrema destra” e delle posizioni antitetiche in materia di immigrazione” scrive la relazione degli apparati di sicurezza dello Stato facendo propria la tesi degli opposti estremismi che in questi giorni viene abbondantemente – e non casualmente – veicolata  dai mass media e dal dibattito delle forze politiche. In secondo luogo i servizi di intelligence continuano a legittimare la tesi dei fascisti come espressione politica del disagio sociale “Queste formazioni (quelle di destra, ndr), per accrescere il proprio seguito, cavalcano inoltre situazioni di disagio sociale legate soprattutto alle problematiche abitative e occupazionali, promuovendo iniziative propagandistiche, provocatorie (anche all’insegna del nostalgismo fascista) e di contestazione”.

Qualche preoccupazione sul futuro emerge però anche dal rapporto dei servizi segreti. “Le tensioni legate ai flussi migratori e ai processi di integrazione rappresentano una piattaforma che la destra oltranzista può strumentalizzare anche per propagare messaggi che, rivolti specialmente agli attivisti di nuova generazione, tendono ad accentuare la diffidenza e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, con il rischio di derive xenofobe”.

La relazione annuale è un ponderoso rapporto di 129 pagine dedicato anche al terrorismo jihadista, alle crisi regionali e attori globali, al fenomeno migratorio e alle minacce al sistema paese (in particolare sul piano economico), più un appendice di 21 pagine interamente dedicata alla cybersicurezza.

Se è pur vero che oggigiorno l’unica certezza è diventata l’incertezza” – é scritto nella premessa del rapporto – “compito principale dell’intelligence è appunto quello di fornire al decisore politico informazioni e scenari attendibili e completi”. Conoscere il nemico e cosa pensa non è materia esclusiva dei servizi segreti.

Il testo integrale della relazione dei servizi di intelligence potete leggerlo qui: http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2018/02/Relazione-2017.pd

Memoria: le cifre che misurano l’indifferenza e la responsabilità della politica

ingiustiziaA Davos i “grandi” della terra fanno passerella, calpestano i numeri che denunciano le grandi ingiustizie e diseguaglianze presentate nell’ultimo rapporto Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni no-profit).

A mettere insieme le cifre, i numeri delle ragioni economiche e politiche che regolano l’egemonia del mondo, la vita quotidiana in tutte le sue disuguaglianza, sembra che la Memoria (di cui oggi si celebra la ricorrenza) per una diversa umanità, sia definitivamente messa sotto i piedi e che nessuna speranza possa ancora altro.

TUTTAVIA UN RAPPORTO IMPOSSIBILE DA IGNORARE.

Il diritto alla dignità personale e collettiva richiama ognuno a ribellarsi, quantomeno a resistere all’ignominia che formule violente di stampo fascista e razzista trascinano nel baratro dell’ignavia e dell’indifferenza i corpi e le anime soggiogate al sistema.

Così non può funzionare. Sono cifre che muovono la Vita in tutte le sue stratificazioni, articolazioni.

  • L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.
  • In Italia il 20% più ricco degli italiani detiene oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, mentre il 50% più povero degli italiani possiede solo l’8,5%.
  • Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

E gli italiani sopportano un debito illegittimo che ha raggiunto il tetto di 2300 miliardi pari al 132,6% del Prodotto Interno Lordo, collocando il nostro Paese al quinto posto nel mondo dopo Giappone (239,2%), Grecia (181,3%), Libano (143,4%) e Capo Verde (133,8%).

Dal rapporto emerge inoltre che:

  • i 2/3 della ricchezza dei più facoltosi miliardari del mondo non è frutto del loro lavoro ma è ereditato o è frutto di rendita monopolistica. E questo è ancora più scandaloso se si considera che nel 2016 erano 40 milioni le persone schiavizzate nel mercato del lavoro, tra cui 4 milioni di bambini.
    Il trend è in peggioramento visto che 7 cittadini su 10 vivono in un paese in cui la disuguaglianza negli ultimi 30 anni è aumentata.

Se si osserva la distribuzione del reddito, il rapporto Oxfam riferisce che:

  • tra il 1980 e il 2016 circa il 27% dell’incremento del reddito globale sia stato appannaggio dell’1% più ricco in termini di reddito della popolazione mondiale.
    Il 50% più povero ha beneficiato di una porzione del 12%
  • In termini assoluti, negli ultimi 20 anni il reddito dei più poveri ha visto un aumento in media di 217 dollari contro i ben 4.887 dollari del 10% più ricco.

Molti altri dati stanno a denunciare l’ingiustizia che continua a produrre povertà, disumanità e grande precarietà in un continuo processo di colonizzazione.

SOPRATTUTTO SE CONSIDERIAMO

Le spese militari per mantenere attive le guerre di rapina e sfruttamento per il potere coloniale hanno superato la cifra di 1700 miliardi di dollari.

In Italia le spese militari non conoscono crisi, più 22% negli ultimi 11 anni.
Nel 2017 la spesa è stata di circa 23,5 miliardi di euro pari all’1,4% del PIL (65 milioni al giorno), mentre la Nato ha chiesto all’Italia di aumentare la spesa fino al 2% del PIL (una cifra che sarà pari a 100 milioni di euro al giorno).

SIAMO DI NUOVO IN PERICOLO.

Dal 2014 l’amministrazione Obama, ha attivato un programma di riarmo nucleare dal costo di oltre 1000 miliardi di dollari.

Dal 2021 la nuova arma nucleare “B61-12” sarà disponibile anche per i caccia degli alleati e il  Pentagono ha annunciato il piano per schierare i caccia F-35A di nuova generazione armati di B61-12.

Eppure al mondo ci sono tre milioni e mezzo di bambini rifugiati che non hanno avuto la possibilità da andare a scuola nel corso dell’ultimo anno scolastico.

INTERESSA TUTTO QUESTO A QUALCHE CANDIDATO ALLE NOSTRE ELEZIONI POLITICHE?

Nel frattempo i’ipocrisia di Davos è «Costruire l’avvenire comune in un mondo fratturato», tra tensioni geopolitiche, protezionismo, paure dei migranti, e, soprattutto, ineguaglianze crescenti tra ricchi e poveri.

COSÌ NON PUO’ FUNZIONARE !

La Memoria che identifica la nostra umanità deve sapersi ribellare, scuotere l’indifferenza e ricercare ambiti e tempi di una nuova resistenza.

… e dunque dobbiamo aprire una nuova prospettiva perché la Memoria diventi lo strumento straordinario di cui tutti ci armiamo per costruire un mondo di uguaglianza, di giustizia sociale, di fine dello sfruttamento e di riaffermazione dei valori centrali su cui va costruita questa società.  Contro i privilegi, trasformare il mondo in un progetto di appropriazione selvaggia attraverso la privatizzazione dei nostri corpi, delle anime, della natura, degli animali, … di tutto, perché serve agli interessi dei pochi.” (Moni Ovadia: messaggio nel Giorno della Memoria)

 

MEMORIA CALPESTATA!

Messaggio di Moni Ovadia

Moni-OvadiaLunedì 27 gennaio, Moni Ovadia è intervenuto con un video messaggio all’assemblea cittadina indetta per celebrare “Il Giorno della Memoria“.

Il Testo del messaggio

Il 27 di questo mese di gennaio ricorrerà, ancora una volta, una ricorrenza chiamata “il Giorno della Memoria“.

Questo Giorno della Memoria pone una serie di problemi.
Si sono formate diverse scuole di pensiero intorno a questo Giorno della Memoria, io ne prenderò in esame due principali molto importanti.

C’è chi pensa che il giorno della memoria debba essere dedicato specificamente e particolarmente allo sterminio degli ebrei, evento tragico e terrificante, noto come Shoah.

C’è chi invece pensa che insieme a questo evento debbano essere ricordati tutti gli stermini perpetrati dai nazifascisti e che debbano essere anche ricordati gli altri stermini che si sono succeduti a quell’evento legati alla seconda guerra mondiale e che continuano nel nostro tempo.

Personalmente appartengo a quella seconda categoria di persone.

Io credo che perché la Memoria abbia un senso, che non diventi pura celebrazione e che rischi di diventare falsa coscienza e pura retorica, si debba collegare quell’evento a principi, i più importanti dei quali è l’uguaglianza e il rifiuto di ogni discriminazione che appartenga al passato, al presente e al futuro, nei confronti di chiunque perpetrato da parte di chiunque.

Io credo che il Giorno della Memoria debba essere un giorno di riflessione e di progettazione di una società diversa nella nostra Europa, ma anche nel mondo intero.

Bisogna ricordare e fare perno, rendendolo un pilastro del Giorno della Memoria e farlo diventare  un carattere universale dello sterminio.

Furono sterminati 6 milioni di ebrei, io vengo da una famiglia ebrea e so bene che cosa questo significa.

Ma Primo Levi ha scritto “se questo è un uomo“.

Sono stati annientati uomini, sono stati annientati menomati – quelli che oggi definiamo con il linguaggio peloso del political correct, portatori di handicap, diversamente abili.
Sono stati sterminati Rom e Sinti, un intero popolo che doveva essere sterminato fino all’ultimo embrione, esattamente come gli ebrei.
Sono stati sterminati slavi antifascisti, testimoni di Geova, omosessuali, semplici vagabondi.  E comunque soprattutto oppositori del nazifascismo.

Mi preme anche ricordare il grande sacrificio dei lavoratori che in Italia ebbero il coraggio incredibile di proclamare scioperi e boicottaggi, in piena occupazione nazifascista, nel momento in cui cresceva la ferocia dell’occupazione nazista e dei collaboratori fantocci fascisti.

E poi ricordare i soldati italiani che salvarono l’onore del paese dicendo di no alla barbarie nazifascista di Salò.

Dunque c’è un valore universale in questo giorno.

Noi ricordiamo l’uomo che è stato sterminato perché considerato altro quindi in quanto altro, nemico.

Il problema nei confronti della alterità sussiste ancora oggi; ancora oggi Rom, Sinti, Manouche, questi popoli nelle sue varie declinazioni vengono perseguitati, discriminati, vessati, continuamente oggetto di violenti e infami pregiudizi.

Se noi attribuiamo al rifiuto di ogni forma di discriminazione, di oppressione, di alterità, ovunque questo venga compiuta, ci colleghiamo con la parte più significativa dell’antifascismo.

Dall’antifascismo sono uscite la nostra Costituzione Repubblicana e la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo.

Dunque ha senso la Memoria se diventa progetto per costruire una società di uomini uguali e di pari dignità e quindi liberi: una società in cui la giustizia sia la giustizia sociale, perché una giustizia astratta e puramente formale, spesso pratica l’ingiustizia.

Bisogna ricordare che il crimine più efferato della storia dell’umanità è stato il colonialismo che perdura nelle sue nefandezze in forme nuove ma con lo stesso spirito di depredare altra gente e di sfruttarla.

Nostro compito è ricordare lo sterminio degli Armeni;
nostro compito è ricordare lo sterminio della Manciuria di Nanchino e delle Filippine;
dobbiamo ricordare il genocidio dei Tutsi;
dobbiamo ricordare il genocidio compiuto dai fascisti italiani, da soli cioè senza gli alleati tedeschi, cioè quello compiuto in Cirenaica, regione della Libia, dal generale Graziani;
dobbiamo ricordare la strage di massa perpetrata dai fascisti italiani (gli unici che usarono il gas, nella Seconda Guerra Mondiale) contro gli Etiopi: 135.000 morti in due giorni;
e ancora ricordare le guerre nella ex Jugoslavia con le sue pulizie etniche di sterminio;
e via dicendo … e  anche l’orribile genocidio interno alla Cambogia.

È troppo comodo fare la retorica del giorno della memoria e poi girare le spalle a quelli che sono gli ebrei di oggi; è facile mettersi un zucchetto nel Giorno della Memoria, fare un viaggio dell’ipocrisia ad Auschwitz e uscire dicendo “mi sento israeliano” perché questo non ha alcun senso.

La strumentalizzazione a favore di scelte politiche di oggi, che sono scelte di parte, che sono scelte che usano strumentalmente il Giorno della Memoria per legittimare oppressioni di vario genere come quella del popolo palestinese, non sono accettabili.

E dunque dobbiamo aprire una nuova prospettiva perché la Memoria diventi lo strumento straordinario di cui tutti ci armiamo per costruire un mondo di uguaglianza, di giustizia sociale, di fine dello sfruttamento e di riaffermazione dei valori centrali su cui va costruita questa società. 

Sono i valori della Vita, l’essere umano, il mondo naturale nei confronti dei quali bisogna assumere un atteggiamento di fraternità non di sopraffazione, non di sfruttamento e non di avvelenamento perverso: la centralità dunque della Vita nelle sue manifestazioni.

Non trasformare il mondo in un progetto di appropriazione selvaggia attraverso la privatizzazione dei nostri corpi, delle anime, della natura, degli animali, … di tutto, perché serve agli interessi dei pochi.
Perché Primo Levi, lo dobbiamo ricordare, ci ha lasciato un messaggio fondamentale: “se volete che questo evento non si ripeta più, dovete combattere con tutte le vostre forze contro la logica del privilegio; solo l’affermazione dell’uguaglianza di tutti gli uomini, cioè pari dignità, pari diritti, pari opportunità, pari accesso alla conoscenza, può garantirci che la cultura del privilegio venga cacciata definitivamente dal nostro mondo“.

Il cammino da fare è tantissimo e molti elementi dello spirito che anima il nazifascismo sono ancora vivi tra di noi.

Nell’Europa si affacciano le vocazioni nazifasciste, le vocazioni razziste, discriminatorie.

C’è tanto, tanto lavoro da fare con una militanza che non conosce stagione, ma che è una visione del mondo che si tramanda di generazione in generazione; perché noi ci iscriviamo nel grande cammino dell’umanità per conquistare Valore per il quale sono morti milioni e milioni di esseri umani.
E ricordiamoci che anche il femminicidio e l’omofobia fanno parte di queste pestilenze.

E da ultimo ricordiamoci una cosa: il Giorno della Memoria è soprattutto per i paesi che hanno ospitato i carnefici (questa è una intuizione che ha avuto la scrittrice Elena Loewenthal che io condivido). Non è per fare il carino con le vittime, tanto ormai non costa troppo, ma è perché coloro che hanno albergato nel loro paese nelle loro società, i carnefici diventino consapevoli che la peggior cosa che possa capitare ad un essere umano è essere carnefici dei propri simili.

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