Category Archives: Diritti-Giustizia

La Palestina di Vittorio

Noi che difendiamo i diritti e la giustizia universale siamo a fianco del popolo migrante per il loro diritto all’inclusione sociale.
Così come sosteniamo la lotta del Popolo Palestinese per il loro diritto alla Terra, contro l’arroganza e la violenza usurpatrice e razzista del Governo israeliano.

Il 15 Aprile 2011 Vittorio Arrigoni, volontario ed attivista per i diritti umani, veniva ucciso a Gaza – Palestina.  
Vogliamo ricordare con la sua memoria e il suo impegno solidale e di pace, l’indifferenza colpevole delle Istituzioni Internazionali e dei Governi, Italiano compreso, a fonte del continuo massacro di quel popolo.

La Palestina, oggi come ieri, rappresenta la difesa eroica di un popolo in lotta per l’affermazione del principio di autodeterminazione, contro la guerra di oppressione economica e di rapina dello Stato d’Israele. 

Uno Stato, quello Israeliano, violento e criminale, responsabile di espropri di terra, di acqua e di risorse, colpevole, sotto gli occhi complici delle “democrazie occidentali”, di un genocidio perpetrato pervicacemente per decenni, responsabile di persecuzioni, arresti e uccisioni di massa di un intero popolo, quello palestinese, costretto alla fuga dalla propria terra.

Ahmed Sa’adat, Segretario Generale del FPLP, si fa portavoce di un grido per la ricostruzione di un movimento di resistenza contro l’imperialismo israeliano e per l’attuazione di una strategia unitaria per la liberazione della Palestina dall’occupazione sionista, attraverso il ritorno dei profughi e la costruzione di un unico stato libero e laico in Palestina.

La memoria riconosce la storia di aggressione, occupazione di Israele verso l’intero popolo palestinese.
Una logica che mira a ghettizzare e criminalizzare qualsiasi opposizione in qualsiasi paese del mondo attraverso una campagna che vorrebbe far coincidere il sionismo con l’antisemitismo. 

Il popolo palestinese, a seguito dell’aggressione israeliana durante la Grande Marcia del Ritorno di un anno fa, ha subito 256 morti, 29.382 feriti (fonte: Ministero della Sanità palestinese).
La Grande Marcia ha visto un popolo di donne, uomini, vecchi e bambini dimostrare al mondo che cosa sia l’imperialismo sionista e cosa sia il coraggio della resistenza palestinese.

Oggi come ieri è importante ricordare che: Essere capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo, è la qualità più bella di un rivoluzionario” (Che)

Cosa fanno oltre 200mila persone in piazza

Una marea umana pronta a significare il diritto di ogni persona alla dignità e alla vita.

Potete declinare il messaggio come volete, ma questo è!
Non un atto di fede, una semplice simpatia per il diverso, una solidarietà forse confusa, ma una certezza mobilitante, in marcia.
Dietro uno striscione,  un cartello, uno slogan conclamato, una musica cantata,. … forse anche una preghiera o un invito istituzionale, ma questo è!  Il rispetto della diversità e il rispetto per la dignità personale, … comunque a voler essere parte: nessun pregiudizio o ci sei o non ci sei .

E’ il momento di decidere da che parte stare!

Oltre 200mila persone in piazza a manifestare contro il razzismo, le paranoie fasciste, a dire basta alle angherie, alle violenze, alle paure indotte, alle speculazioni politiche e soprattutto a dire con forza “MAI PIÙ LAGER – NO AI CPR” – Ed è come dire forte e chiaro NO alla scellerata politica razzista del governo che sta criminalmente violando i fondamentali diritti umani.

Una esplosione di consensi ognuno dei quali può aver colto nelle diversità la capacità di dire basta!

Di ripetersi oltre ogni fede o appartenenza che “Prima le Persona” è solo lo slogan che può liberare l’energia necessaria per essere oltre ogni sé esclusivo, la dimensione della conoscenza e la forza della bellezza per agire il cambiamento.

Noi vogliamo essere quella diversità che impara a riconoscere e insorgere quella miseria che, scompagnata,  si protegge con “muri” del personale riconoscimento.

E’ quindi l’ora della resistenza attiva partecipata che libera giustizia e libertà per ogni vivente, per ogni persona che si riconosce parte della stessa umanità.

Da quando il governo ha intrapreso la sua scellerata politica razzista fino al cosiddetto “decreto sicurezza” contenente misure persecutorie nei confronti di persone del tutto innocenti e che costituisce flagrante istigazione all’odio razzista, molte sensibilità si sono mosse in difesa dei diritti e della legalità.

Anche a Milano già prima dell’estate del 2018 si è costituito il Coordinamento “Mai più lager – NO CPR” per promuovere le necessarie iniziative:

sono state iniziative propedeutiche alla marcia degli oltre 200mila di sabato 21 marzo 2019.

Anche la nostra è sempre stata e vuole essere una presenza attiva e significante, consapevoli che molta parte del razzismo, come molta parte della violenza e dell’indifferenza, nascono dall’egemonia economica capitalistica e dalla sudditanza politica ad essa.

Diritti per le persone, regole per le multinazionali – STOP all’ISDS

Una petizione in tutta Europa e un nuovo Rapporto di denuncia per affermare che i diritti, e la democrazia valgano di più di interessi imposti dalle grandi imprese

ISDS è una sigla che sta per Investor-State-Dispute-Settlement, che si propone di gestire le controversie tra investitore e Stato.

Un organo di arbitrato internazionale al di fuori delle regole giudicanti dei tribunali normali che si applicano nelle procedure penali o civili – chiamato a decidere sulle controversie fra “investitori privati” e gli Stati, previsto in molti trattati commerciali.

Le aziende denunciano gli Stati

Uno Stato che ha deliberato una norma a protezione di un bene come l’acqua o di tutela ambientale che si oppone o limita l’intervento speculativo di una multinazionale: quest’ultima potrà accusare lo Stato di intralciare il libero mercato e trascinare il suo Governo davanti a questo speciale “tribunale privato”.

Sono spesso richieste di indennizzo miliardarie contro regole che vengono additate dalle grandi aziende come lesive dei propri profitti, oltre a cause molto costose.

Inoltre le dinamiche di questi “processi” sono poco trasparenti basti pensare che le decisioni vengono prese a porte chiuse e in molti casi non esiste neppure la possibilità di ricorrere in appello.

Il ricorso all’ISDS da parte delle multinazionali è un deterrente per la difesa dei diritti dei cittadini: quello che accade infatti è che lo Stato, messo di fronte a richieste multimilionarie, abbia paura dell’esito della causa e rinunci in partenza a porre dei limiti al profitto dei privati.

Su 195 cause ISDS concluse negli ultimi trent’anni dimostrano che in tutto il mondo gli Stati hanno dovuto pagare 84,4 miliardi di dollari alle imprese private a seguito di sentenze sfavorevoli (67,5 miliardi) o costosi patteggiamenti (16,9 miliardi).
Si tratta di denaro pubblico, potenzialmente sottratto a politiche sociali, ambientali, salariali.

LA PETIZIONE

Il 22 gennaio 2019, in occasione del World Economic Forum (WEF) di Davos, una rete di oltre 150 organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti, lanciano la petizione internazionale STOP ISDS in 16 Stati membri dell’UE, chiedendo alle istituzioni e ai governi europei lo stralcio delle clausole arbitrali da tutti gli accordi commerciali e di investimento in vigore e in fase di trattativa.

Aggiungi la tua firma a questa Iniziativa europea

Al presidente della Commissione europea, alla presidenza del Consiglio UE, ai rappresentanti dei Paesi membri e ai Membri del Parlamento europeo.

FIRMA LA PETIZIONE

Il nuovo Rapporto “Diritti per le persone, regole per le multinazionali”, redatto da Francesco Panié e Alberto Zoratti e scaricabile a questo link,

Quanto tempo è rimasto!

Si sta aprendo una voragine tra il “NOI” e il “LORO”.

Tra il “NOI” e ogni diversità che non ci appartiene.
Tra il “NOI”, la nostra appartenenza, e quella degli ALTRI.
Tra le NOSTRE pratiche e le pratiche degli ALTRI.
tra il Personale e il Comune.

Tutto questo si trasforma in rifiuto, respingimento, indifferenza, … odio e violenza.

 

Un’ondata razzista, omofoba, misogina, fascista che si sta moltiplicando anche attraverso il grande aumento delle denunce delle violenze.

Noi – NO – non siamo razzisti, fascisti,

Il 2 marzo manifestiamo “PRIMA LE PERSONE” per l’accoglienza, per l’inclusione.

“PRIMA LE PERSONE” non può essere un messaggio buonista.

Attraverso le “Persone” il “NOI” –  vogliamo manifestare una forte denuncia delle violazioni dei diritti umani, le responsabilità della politica istituzionale.

Così come vogliamo manifestare la consapevolezza della distanza de il NOI” che genera assurde incomprensioni della umanità che ci appartiene.

Per questo, tutte e tutti NOI saremo in marcia contro l’indifferenza e l’apatia ed in particolare contro la violenza del c,d, “Decreto Salvini” e l’apertura dei CPR.


Appello di PEOPLE – PRIMA LE PERSONE

 

Dignità e diritti universali

Il 16 febbraio saremo in piazza, di nuovo a Milano per continuare insieme l’opposizione dal basso all’apertura di Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), a partire da quello di via Corelli a Milano, e alle politiche razziste e repressive che hanno trovato la loro massima espressione, oggi, nel DL Salvini.

Sarà un’altra tappa di un percorso che vuole parlare alla città, fatto di azioni  capaci di coinvolgere i territori e di pressione sulle Istituzioni affinché accolgano i punti di rivendicazione contenuti nell’appello condiviso e pubblicato dalla Rete “Mai più Lager – No ai CPR”.

Vogliamo porre l’attenzione sulla molteplicità dei risvolti che il DL avrà sulle vite di tutte e tutti (che richiede ferme prese di posizione e provvedimenti concreti alle amministrazioni territoriali, modifiche legislative e inversioni di rotta al governo centrale, e sovvertimenti delle politiche migratorie alla UE), e non solo su temi strettamente di immigrazione.

Una data che impone di costruire orizzonti più ampi e sfidanti.

E ciò avrà riflesso anche sull’iniziativa del 16 febbraio, che non avrà come meta via Corelli.

Durante l’assemblea generale del 19 gennaio, abbiamo siglato un patto di unità e responsabilità collettiva: decine e decine di realtà sono arrivate da tutta Italia per rilanciare con vigore la necessità di una strategia di lungo termine in cui convergano le energie e le intelligenze che si sono già espresse e quelle che si stanno attivando, anche in altri ambiti, apparentemente distanti.

Dalla discussione è scaturita una ferma volontà di interporsi con proposte, voci, azioni legali e non solo, con una mobilitazione diffusa e continua, una Resistenza civile su più livelli e in più ambiti, che si intersechino con le tante altre in giro per l’Italia.

Non c’è più spazio per le ambiguità, è tempo di scegliere da che parte stare, e noi abbiamo scelto: stiamo dalla parte dei diritti, delle persone migranti, e non solo.

Diritto di vivere, diritto di migrare e dovere di solidarietà

Per adesioni: noaicpr@gmail.com

Il diritto della Memoria

27 gennaio 2019 è il “Giorno della Memoria”
una giornata internazionale per ricordare
la Shoah e l’Olocausto

Di quella memoria si è fatto un ricordo esclusivo.

Anche la nostra Memoria è un fatto esclusivo:  l’interesse personale.

DALLA MEMORIA ALLA LIBERAZIONE
DALLA LIBERAZIONE ALLA MEMORIA

…. nei campi di guerra tra i popoli e le nazioni
…. nei privati interessi lo sfruttamento di ricchezze e di lavoro
…. tra le grandi distruzioni e le miserie delle povert
…. nell’arroganza del potere e la violenza della precarietà

la Memoria ha perso il suo significato proprio
“RESISTENZA E LIBERAZIONE”

Noi ce lo diciamo anche attraverso la visione di un film interessante che può stimolare nuovi pensieri.

“Il figlio dell’altra”  – di Lorraine Lévy.

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A scuola di italiano per migranti si parla di Memoria

Per loro la Memoria è consapevolezza della dignità umana: il diritto alla Vita.
Per loro la Memoria è l’energia che li ha spinti ad un cammino: verso un altrove infinito.
Per loro la Memoria è la carica di speranza per la quale hanno lasciato tutto e tutti.
Per loro la Memoria ha visto negli occhi la sofferenza e la morte.
Per loro la Memoria libera responsabilità verso la Vita patrimonio dell’umanità.

Oggi si studia la Memoria comparata alla realtà che non la comprende.
La loro Memoria confonde la nostra arroganza dell’interesse privato sul Bene Comune.

Oggi le prerogative e le prospettive economiche e politiche del nuovo Paese riducono la loro Memoria a semplice ricordo ed è una grande sofferenza per una umanità dispersa ed una dignità repressa dall’odio razzista.

Il diritto alla differenza.

Nelle città le differenze sono anime della ragione sociale capaci di comporre sia l’accoglienza che la violenza: come razzismo e fascismo sono facce della stessa medaglia.

Migrare per non rimanere stranieri a sé stessi

10 dicembre 1948 – 10 dicembre 2018

Chi ha visto il mio diritto?

Le date del calendario sono piene di ricorrenze proposte dalle Istituzionali Internazionali che intendono richiamare l’attenzione su diverse realtà problematiche.

Tuttavia quelle sui Diritti meritano la massima attenzione, infatti dall’osservanza e dalle pratiche dei Diritti Universali dipendono Libertà e Giustizia e con esse la Dignità di tutte le persone e dei rapporti interni alla società.

La giornata del 10 dicembre 2018 ricorda il 70° della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” rilasciata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

In essa vengono sanciti i Principi Universali attualmente sottoscritti da 196 paesi, Principi che sono diventati parte delle diverse “Carte Costituzionali” dei Paesi, ma anche di intere Comunità come la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e la “Carta araba dei diritti dell’uomo“.

VEDI:

È quindi sempre utile e necessario riconsiderare la valutazione dell’attuazione dei Principi che stanno alla base delle relazioni sociali e della Dignità personale e collettiva.

La mancata responsabilità dei Governi Istituzionali nell’applicazione e nel garantire l’universalità dei diritti genera disuguaglianze e ingiustizie: è una politica assoggettata al potere economico e all’interesse privato.

L’insignificanza non trova la pratica dovuta, il corrispondente ricambio e scambio di una rielaborazione, viene svalutata la forza e la ragione per garantire pari dignità e cittadinanza.

Chi ha visto la mia dignità?

La dignità non è un altrove insignificante, essa appartiene al corpo e alla mente, va svelata, palesata come la diversità che la comprende.

E’ l’assunzione di responsabilità necessaria per conoscere e comprendere la diversità dell’altro, per ricreare la forza necessaria a resistere e lottare contro i soprusi e le violenze per una diversa umanità: i  principi della “Carta” sono parte del presente.

Il personale piega l’universalità al diritto privato: potere per sé!

Il personale diventa l’alibi che giustifica ogni possibilità di cambiamento: assuefazione – apatia – indifferenza.

La misura della dignità appartiene alla quantità di beni acquisiti sul mercato concorrenziale.

Una violenza repressiva e distruttiva ha rubato l’anima, non solo la Dignità!

La paura di perdere, di essere, sentirsi emarginato, manifesta il limite personale e l’asservimento al potere dominante: economico, politico.

Occorre riprendere la forza dell’autodeterminazione, della soggettività personale, in ragione del potere/volere di cambiamento che è costantemente violato: Libertà, Giustizia, Solidarietà, sono parole associate che devono sviluppare le pratiche di lotta e di partecipazione.

L’obiettivo è garantire il Diritto, la Dignità da riconquistare: aprire un fronte di lotta contro l’apatia, l’indifferenza che giustificano le scelte e le relazioni per recuperare comprensione e solidarietà contro la diffamazione e la sterilizzazione della dignità umana.

10 dicembre 2018
dichiarazione universale dei diritti umani

18 dicembre
Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti

 

Ma quale “fiducia” !?

A votare il Decreto Sicurezza è stata la “fiducia“. NON RAGIONI DI GIUSTIZIA
Così come è stata la “fiducia” a votare gli attuali parlamentari – politici – che costituiscono la Maggioranza di governo.

Nella vita quotidiana la “fiducia” è una cosa seria, non si concede facilmente, è ben ponderata, si cercano garanzie, responsabilità, … deve rispondere di sé stessa: garanzie che ritornano.

Per la politica e i politici sembra venir meno l’importanza, la consapevolezza del “dare fiducia“.
Nel Parlamento le forze di governo si “fiduciano” le une con le altre.
A guardar bene . in realtà si vede che si “sfiduciano” l’un l’altro.

La “fiducia” per loro è una merce di scambio:
Io ti “fiducio” QUI. … Tu mi “fiduci” LA’.

Il rischio è che questo loro giocare la “fiducia“, finisce con l’essere NOI gli “sfiduciati.

Il cosiddetto Decreto Sicurezza è pieno, saturo di  “sfiducia“: la sicurezza che ci protegge dalla violenza si assicura con la “fiducia” nella repressione (DASPO) e con la liberalizzazione delle armi al privato.
Così la sicurezza di ciascuno diventa violenza, insicurezza: “sfiducia” verso gli altri.

Decretare sicurezza con la “fiducia” non è un buon metodo, come ci insegna la vita quotidiana, se non si comprendono le ragioni della violenza e non si interviene su di essa.

Volere per volere è violenza delle peggiori dai connotati fascisti e razzisti.
Il Parlamento è “sfiduciato” !

Se nella pratica politica il cittadino cede la “fiducia” è perché in fondo è esautorato dalla partecipazione.

Salvini festeggia: bestiale!

Tra le misure inserite nel decreto sono previste:
–  l’abrogazione della protezione umanitaria,
–  una forte riduzione del sistema SPRAR gestito dai Comuni,
–  l’espulsione per chi non ha il permesso di soggiorno come un automatismo,
–  i centri di detenzione CPR, una reclusione per l’identificazione fino a 180 giorni,
–  quelli che erano Centri straordinari, i CAS (Centri di Assistenza Straordinari), diventano una normalità riducendo l’accoglienza al minimo.

Insomma, anziché creare «sicurezza» sono destinati ad aumentare situazioni di illegalità.

Del tutto ignorata la Legge di iniziativa popolare «Ero straniero» (raccolte 90mila firme)  già depositata in Parlamento per superare la Bossi-Fini e istituire l’accoglienza diffusa, sul modello Sprar, con canali di ingresso regolari.
Quello che hanno approvato, invece, produrrà solo insicurezza.

Salvini: «La mia ambizione è lavorare nei prossimi mesi per una completa rivisitazione di tutte le norme che riguardano l’immigrazione»

Se questa è la premessa c’è da temere il peggio; roba da far tremare i polsi a quanti operano e credono nel diritto all’accoglienza e al diritto della cittadinanza.

Non possiamo più aspettare! E’ tempo di passare dalla resistenza alla organizzazione della disubbidienza civile.

E ORA SI VOTA LA FINANZIARIA

Un emendamento della Lega ha introdotto una tassa dell’1,5% al trasferimento dei soldi verso i Paesi extra Unione Europea ad esclusione delle transazioni commerciali.
Questo vuol dire tassare ulteriormente le rimesse dei lavoratori immigrati che rinunciano a parte del loro benessere per aiutare le famiglie lasciate al Paese.

Una discriminazione insopportabile!

In Italia il trasferimento dei soldi è tassato mediamente del 6,8% a questo si aggiunge un’ulteriore tassa dell’1,5%.
Questo è un incentivo ad aumentare ulteriormente le transazioni illegali.

Una grande porcata tutta italiana poiché le raccomandazioni del G20 è di unificare la tariffa al 5%, mentre la proposta dell’ONU è di ridurla al 3% entro il 2020.

Nel 2017 le rimesse dai migranti italiani sono state superiori ai 5 miliardi di euro. Sono aiuti “diretti”, senza intermediazioni verso Paesi dalle economie di sussistenza, aiuti che spesso superano gli impegni presi dai Governi per la Cooperazione e lo sviluppo.
C’è di che criticare la massiccia propaganda strumentale dell’ “Aiutiamoli a casa loro”.

TOBIN TAX

E’ importante ricordare le grandi lotte che il movimento internazionale ha fatto già negli anni ’80 perché venissero tassati gli enormi flussi finanziari, spesso altamente speculativi, che hanno avuto e hanno il potere di determinare la crisi di interi Paesi.
Dal 2012 diversi Paesi Europei applicano una tassa minima.

Oggi in Italia l’aliquota sulle transazioni finanziarie è stata ridotta allo 0,10%.
Mentre i risparmi da lavoro degli immigrati saranno tassati dello 1,5%

Se questa non è violenza razzista!

#NoPillon: un attacco reazionario nei confronti delle madri e dei figli

Bella e partecipata la manifestazione a Milano in Piazza della Scala, contro il Ddl Pillon: “Norme in materia di affido minori“.

Alcune foto

Il Disegno di legge avanzato dal senatore Pillon, fa parte, come altri aspetti della politica di governo vedi il Decreto sicurezza,  di un disegno politico ormai chiaro e che ha evidenti riferimenti nella storia dell’Italia autoritaria e fascista.

Ieri in piazza non è scesa l’Italia che si oppone alla Lega e ai Cinque Stelle, ma l’Italia che ha a cuore le conquiste sociali degli ultimi cinquanta, sessanta anni: le conquiste normative per la tutela della donna, per il riconoscimento dei minori come soggetti di diritti e diritto, per la lotta alla violenza di genere, soprattutto quella che avviene in famiglia; conquiste che rischiano di essere smantellate da un disegno anacronistico ed oscurantista.

Questa è una proposta di legge contro le donne e contro i bambini, dopo gli attacchi alla 194, ora cercano di demolire il diritto di famiglia mettendo a rischio le mogli che subiscono violenza in casa e che vogliono separarsi“. Così, dal palco in piazza della Scala a Milano, ha parlato Manuela Ulivi, avvocata ed esponente della “Casa delle donne maltrattate”.

Il disegno di legge Pillon punta a mettere sullo stesso piano madri e padri, senza tenere conto delle situazioni singole, dei casi di maltrattamento, stabilendo per legge l’obbligo di ricorrere alla mediazione prima di separarsi, anche quando vi siano casi di maltrattamento in famiglia.

Non vogliamo uno Stato che decida della vita privata delle persone

Oltre all’obbligatorietà della “mediazione familiare” (a pagamento), una pratica che ha senso eventualmente solo se liberamente richiesta da entrambi i genitori; viene decretata la rigidità dei tempi paritari imposta ai figli minori nella relazione con i genitori separati; è previsto l’obbligo del mantenimento diretto dei figli da parte dei padri e delle madri: l’eliminazione dell’assegno di mantenimento, concepito in un modo che di fatto ignora la grave disparità tuttora vigente nelle concrete condizioni di vita e lavoro fra uomini e donne;

Creare una forte opposizione contro le ipotesi normative contenute nel disegno di legge Pillon in difesa dei diritti dei minori e delle donne.

Lottare per l’applicazione della legge 194 per combattere l’aborto clandestino e diffondere la prevenzione e la contraccezione.

Parole “sfida” alle Comunità

Da circa un mese in rete viene dato grande risaldo ad un breve discorso del re di Norvegia Harald V pronunciato durante una festa nel giardino del Palazzo Reale

Un discorso, appassionato, diretto al popolo (e ai popoli) circa i diritti degli omosessuali, dei migranti, dell’accoglienza, di rispetto per le altre religioni.
Il discorso è arrivato in un momento in cui in Norvegia stanno aumentando invece i casi di intolleranza e razzismo verso i migranti. 

Il re ha detto.

«Che cos’è la Norvegia?
….. Ma prima di tutto la Norvegia è la sua gente.

I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altri parti della Norvegia. I norvegesi sono immigrati da Afghanistan, Pakistan e Polonia, dalla Svezia, Somalia e Siria. Anche i miei nonni centodieci anni fa vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra.

Non è sempre facile dire da dove veniamo, a quale nazionalità apparteniamo.

Casa è dove sta il nostro cuore, e questo spesso non si trova all’interno dei confini di uno Stato.

I norvegesi sono giovani e anziani, alti e bassi, fisicamente abili e persone su sedie a rotelle.

Sempre più persone raggiungono cento anni di età.

I norvegesi sono ricchi, poveri e una via di mezzo. Ai norvegesi piacciono il calcio e la pallamano, l’alpinismo e la vela – mentre altri preferiscono rimanere sul divano.

Alcuni sono sicuri di sé, mentre altri fanno fatica a credere di essere all’altezza di se stessi.

I norvegesi lavorano nei negozi, negli ospedali, sulle piattaforme offshore.

I norvegesi lavorano per tenerci al sicuro e protetti, per tenere il nostro paese libero dall’inquinamento e per trovare nuove soluzioni per un futuro verde. I norvegesi coltivano la terra e pescano.

I norvegesi fanno ricerca e insegnano. I norvegesi sono giovani ed entusiasti – e persone anziane e sagge.

I norvegesi sono single, divorziati, famiglie con figli, e coppie sposati di lunga data.

I norvegesi sono ragazze che amano ragazze, ragazzi che amano ragazzi, e ragazzi e ragazze che si amano l’un l’altro.

I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto e in nulla.

Ai norvegesi piacciono i musicisti Grieg e Kygo, Hellbillies e Kari Bremnes.

In altre parole, tu sei la Norvegia, noi siamo la Norvegia.

Quando cantiamo “Ja, vi elsker dette landet” (“Si, amiamo questo paese” – l’inno nazionale norvegese), dobbiamo ricordarci che l’inno parla di tutti noi. Perché noi siamo questo Paese. Quindi, il nostro inno nazionale è anche una dichiarazione d’amore per il popolo norvegese.

La mia più grande speranza è che saremo in grado di prenderci cura l’uno dell’altro.

Che noi continuiamo a costruire questo paese basandolo sui valori della fiducia, della comunità e della generosità. Che noi siamo consapevoli di essere un solo popolo, nonostante ogni differenza tra noi.

Che la Norvegia è una.»

1 Settembre 2016

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