Category Archives: Diritti-Giustizia

Al Presidente della Repubblica – Oggetto: Due preghiere

Umanita

UmanitaEgregio Presidente della Repubblica,

in questi mesi lei ha detto molte volte cose molto sagge, di cui ogni persona di retto sentire e di volontà buona sa che deve esserle grata.

Mentre parte non irrilevante del ceto politico e la quasi totalità dei mezzi d’informazione sembrano essere corrivi o comunque subalterni alla sciagurata retorica razzista ed alle pratiche barbare e scellerate da essa ispirate, lei ha richiamato costantemente al riconoscimento dell’umanità degli esseri umani che cercano di raggiungere il nostro paese in fuga dalla guerra e dalla fame, dalle dittature e dai disastri ambientali, da poteri politici, economici, ideologici, militari e criminali che prolungano la ferocia disumanizzante del colonialismo, che ripropongono la segregazione e la schiavitù come modello globale di organizzazione sociale ed economia politica per il terzo millennio dell’era volgare.

Chiunque riconosce e comprende la disumanità della retorica razzista e schiavista, e tuttavia essa infetta sempre più il discorso pubblico, con la sua folle astrattezza, con la sua cruda protervia, con il suo solipsismo e la sua pretesa sacrificale.

E siamo già arrivati alle prime avvisaglie di quelli che se non immediatamente ed energicamente contrastati si svilupperanno in veri e propri tentativi di linciaggio, tentativi di pogrom.

Proprio mentre despoti folli lanciano sfide insensate che possono dar luogo finanche a un’escalation bellica con uso delle apocalittiche armi nucleari;

proprio mentre guerre e persecuzioni flagellano tante parti del mondo;

proprio mentre la prima radice ed il primo modello di ogni violenza, il maschilismo, anche nel nostro paese pressoché quotidianamente giunge fino a menare strage di donne;

e proprio mentre le emergenze ambientali smascherano quanto profondi siano i danni provocati alla biosfera da politiche economiche rapinatrici e desertificatrici, da ideologie e prassi consumiste onnicide, è necessario un più intenso, adeguato impegno per porre un argine alla barbarie, per predisporre una linea di resistenza civile che abbia come principio e fine, come ratio e come metodo, la difesa nitida e intransigente del diritto di ogni essere umano alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Egregio Presidente della Repubblica,

sia lei a promuovere una riflessione e un impegno necessari: in difesa dell’ordinamento giuridico democratico, in difesa dello stato di diritto, in difesa della Repubblica e della Costituzione, in difesa dell’umanità.

Rientra nei suoi compiti, in un momento di smarrimento di tanti, essere voce che chiama al dovere morale e all’impegno civile.

Due cose in particolare la pregheremmo una volta ancora di voler dire, invitando il Parlamento a porre attenzione a due esigenze ed impegnarsi per esse.

La prima: che ogni essere umano ha diritto alla vita. Ed affinché questo sia vero non solo come enunciato teorico ma come realtà effettuale, occorre che ogni persona ed ogni umano istituto di questo nome degno orienti la sua azione a questo primo fine: salvare le vite.

Troppe sciocchezze vengono quotidianamente profuse dai mass-media, ma in cuor suo ogni persona sa che vi è un solo modo per far cessare le stragi dei migranti in fuga, un solo modo per annientare l’infame business dei trafficanti schiavisti e mafiosi. E questo modo è quello che già Immanuel Kant indicava nel suo Progetto per la pace perpetua: riconoscere ad ogni essere umano il diritto di muoversi liberamente su tutto il pianeta casa comune dell’umanità. Riconoscere ad ogni essere umano il diritto di giungere nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro: fosse riconosciuto e garantito questo diritto, nessuno più si getterebbe tra gli artigli delle mafie dei trafficanti schiavisti.

Se non si fa questo, non vi e’ speranza di contrastare il male.

Chi a Roma, a Bruxelles o a Strasburgo propone di fare della Libia un gigantesco lager in cui recludere gli innocenti del Sud del mondo in fuga dalla fame e dalle guerre, non sa quel che si dice.

Sia lei, egregio Presidente, a dire le parole che devono essere dette, a riportare il discorso pubblico nella sfera della razionalità, della civiltà, dell’umanità.

La seconda cosa che con tutto il cuore la preghiamo di voler dire, è l’invito al Parlamento a riconoscere finalmente il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

Per quanto riguarda le elezioni amministrative lei ricorderà che già negli anni Novanta del secolo scorso se ne discuteva tanto negli enti locali quanto in Parlamento come di una evidente necessità non più rinviabile: sono passati vent’anni e nulla se ne e’ ancora fatto; frattanto i non nativi che vivono e lavorano nel nostro paese sono il dieci per cento della popolazione; le tasse le pagano tutte, ma il diritto di partecipare alle decisioni pubbliche che riguardano le loro stesse vite gli e’ ancora negato. Che scandalo.

Alcuni anni fa l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia, per quanto attiene all’ambito di sua specifica competenza e peculiare interesse, ovvero in riferimento alle elezioni comunali, ha predisposto e proposto all’attenzione del Parlamento un progetto di legge recante “Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità“: la discussione parlamentare di questa ragionevole proposta non e’ ancora neppure iniziata.

Ma non ci sono solo le elezioni amministrative, ci sono anche quelle politiche, ed è nel Parlamento che si fanno le leggi valide erga omnes.

Da mesi è stato promosso l’appello “Una persona, un voto“, primi firmatari padre Alex Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace, per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone stabilmente residenti in Italia.

Questo appello muove dalla constatazione che “vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all’Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano“.

E poiché Il fondamento della democrazia è il principio “una persona, un voto“, conclude che “l’Italia essendo una repubblica democratica non può continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui“.

A questo appello hanno già aderito tre ministri emeriti, Maria Chiara Carrozza, Giuseppe Fioroni e Cecile Kyenge, e 165 parlamentari in carica di varie forze politiche sia di maggioranza che di opposizione, e insieme a loro migliaia di cittadini, tra cui innumerevoli illustri personalità della vita culturale, morale, civile ed istituzionale, personalità come Giancarla Codrignani, Heidi Gaggio Giuliani, Francuccio Gesualdi, Chiara Ingrao, Raniero La Valle, Luisa Morgantini, Giorgio Nebbia, Riccardo Orioles, Moni Ovadia, Annamaria Rivera.

L’accoglimento di questo appello da parte del Parlamento e quindi la sua traduzione in legge farebbe cessare l’attuale regime di effettuale segregazione elettorale per circa un decimo della reale popolazione italiana stabilmente residente; e contrasterebbe efficacemente il razzismo ed ogni violenza. Perché come ricordava Guido Calogero è con la democrazia che si contrasta la violenza, essendo la democrazia la scelta di contare le teste invece di romperle.
L’Italia e’ un paese democratico e fondamento della democrazia è il criterio “una persona, un voto“, pertanto non può continuare l’attuale assurda decimazione elettorale.

Egregio Presidente della Repubblica,

tra il mondo di ieri, in cui sia lei sia chi le scrive queste righe abbiamo vissuto la gran parte delle nostre vite, e il mondo di domani (se vi sarà ancora un mondo umano, e vi sarà solo se l’umanità avrà appreso le “tre verità di Hiroshima” di cui parlava profeticamente Ernesto Balducci), vi è oggi l’ora, il “kairos”, in cui occorre dire le verità necessarie e fare le azioni buone e giuste, le azioni indispensabili per il bene comune; cominciando noi stessi, nel nostro paese, seguendo quell’esortazione gandhiana ad essere noi stessi il mondo come vorremmo che fosse, ad essere noi stessi l’umanità come dovrebbe essere.

Soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto.

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di vivere e muoversi liberamente, in modo legale e sicuro, sull’intero pianeta, casa comune dell’umanità.

Inverare la democrazia: una persona, un voto.

 

Augurandole ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 19 settembre 2017

 

Noi vi accusiamo

Noi-vi-accusioamo

Noi-vi-accusioamoLettera aperta della Campagna LasciateCIEntrare al Ministro dell’Interno Minniti, al Premier Gentiloni ed al Governo Italiano.

————-

Noi uomini e donne, attivisti, associazioni che operano nell’ambito del sociale e dei diritti umani,

VI ACCUSIAMO

A seguito di quanto avvenuto nelle ultime settimane sulle decisioni prese rispetto ai flussi migratori ed agli accordi sanciti con il “Governo libico” non ufficiale di Fayez al Sarraj, il Governo Italiano ha sancito ufficialmente e giuridicamente la propria posizione riguardo esseri umani in fuga ed in transito per ed attraverso l’Italia e l’Europa.

NOI VI ACCUSIAMO dei seguenti reati:

Mancato Soccorso, Maltrattamenti, Trattamenti disumani e degradanti, Tortura, Omicidio, Sterminio e Crimini contro l’Umanità.

Gravissime le dichiarazioni e gli atti del Ministero dell’Interno, dei suoi referenti e del nostro Governo. “Il Far West è finito” è una frase della quale dovremmo vergognarci, oggi ed in futuro, vergognarci di fronte al genocidio e ai crimini contro l’umanità che stiamo chirurgicamente e strategicamente preparando. Il Piano Minniti di sgombero delle associazioni umanitarie si è quasi concluso.

Abbiamo consegnato alla Guardia Costiera libica da noi ulteriormente addestrata e rifornita anche e non solo di mezzi navali, il controllo armato delle coste e del tratto di Mar Mediterraneo e la relativa giurisdizione sulle barche, i pescherecci, i gommoni ed i barconi sui quali viaggiano i migranti in fuga, ignari che la loro sarà solo una partenza fasulla, che verrà pagata a caro prezzo e che non li porterà in Europa ma li rimanderà in Libia. Il giro della morte. Sarà la Guardia Costiera ad autorizzare le navi ad entrare nella nuova zona di SAR, Guardia Costiera vera o millantata pronta a sparare non sui trafficanti collusi ma sulle navi delle associazioni umanitarie indipendenti. Il Governo Italiano è ovviamente a conoscenza del fatto che la Libia è un paese NON FIRMATARIO della Convenzione di Ginevra e che da anni ha istituito veri e propri lager dove la violenza, le torture, gli stupri sono all’ordine del giorno; dove i trafficanti di esseri umani praticano indisturbati sotto gli occhi dei Governi europei il businness del commercio umano, potendo contare sul silenzio di un’Europa complice delle violazioni e terrorizzata dai flussi migratori. Un’Europa che sta rinnegando totalmente i principi sui quali è stata fondata.

L’EUROPA NELL’APPLICAZIONE DEL TRATTATO BILATERALE CON LA LIBIA STA VIOLANDO DE FACTO LA CONVENZIONE DI GINEVRA che prevede con l’Art. 33: “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la su avita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza ad un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.” Il divieto di respingimento è applicabile ad ogni forma di trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non ammissione alla frontiera. E’ possibile derogare a tale principio solo nel caso in cui, sulla base di seri motivi un rifugiato venga considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede o una minaccia per la collettività. Tale principio costituisce parte integrante del diritto internazionale dei diritti umani ed è un principio di diritto internazionale consuetudinario.

Chi ha visitato i lager libici (presto riproposti anche in altri paesi africani) ha assistito con i propri occhi alla riduzione in schiavitù e alla perpetrata violenza fisica e psicologica di uomini e donne. Il Governo Italiano è complice di questi reati. Il permettere e consentire l’accesso di organizzazioni internazionali come l’UNHCR o l’OIM, che da anni denunciano questi centri, non cambia in nessun modo la sua posizione criminale.

IL GOVERNO ITALIANO NON E’ RIUSCITO A “IMPORRE” ALL’EUROPA LA RELOCATION DECISA E MAI ATTUATA, OVVERO LA SUDDIVISIONE PER I SINGOLI PAESI MEMBRI DI QUOTE DI MIGRANTI, E HA DOVUTO CAMBIARE STRATEGIA.

Il neo Ministro Minniti, non appena insediatosi, è volato in Libia, in Egitto, a concludere accordi bilaterali dove siamo più forti commercialmente, dove vengono sversati da anni milioni di euro (strana coincidenza l’ex sottosegretario agli esteri di fresca nomina come vicepresidente dell’ENI), dove le vite umane, comprese quelle dei nostri giovani ricercatori come Giulio Regeni, non contano assolutamente nulla. Minniti ha chiuso accordi in tempi record, con Governi collusi dove i diritti umani non sono neanche un “compromesso”. SEMPLICEMENTE, NON SONO.

IL GOVERNO ITALIANO VUOLE ELIMINARE LE ONG CHE PRESTANO SOCCORSO IN MARE E DI FATTO AUTORIZZARE LA GUARDIA COSTIERA LIBICA – CHE VA RICORDATO PRENDE SOLDI SIA DALL’ITALIA CHE DALL’EUROPA E DAI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI – ALLA GESTIONE DEL DESTINO DI ESSERI UMANI.

E’ palese quanto il nostro Governo attraverso il Ministro dell’Interno abbia concordato con la Libia di Al Sarraj di “SGOMBERARE” il Mar Mediterraneo da organizzazioni umanitarie, in pratica un DASPO per le ONG (lo rinomineremo un DAONG ?). Questa decisione è equiparabile ad una espulsione e respingimento di massa, violando così intenzionalmente l’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo che vieta la tortura e i trattamenti disumani e degradanti e l’articolo 4 che mette al bando le espulsioni collettive, per la quale l’Italia è stata già condannata.

Riporta in un’intervista l’ammiraglio Credentino che ha guidato per due anni la Missione Eunavfor Med che “ogni giorno circa 20, 22 mercantili vanno e vengono dalla Libia, e decine circolano nell’area”. E’ evidente che le merci possono regolarmente disporre di CANALI COMMERCIALI mentre i CANALI UMANITARI vengono criminalmente omessi da anni.

CHIEDIAMO INOLTRE AL GOVERNO ITALIANO DI SAPERE se anche ai MERCANTILI COMMERCIALI è stato sottoposto un Codice di Condotta, oppure se anche queste imbarcazioni faranno parte del FAR WEST cui fa riferimento il nostro Ministro dell’Interno, e saranno quindi libere di intraprendere traffici di merci e perché no, di dedicare stive da vendere a caro prezzo alle reti internazionali e alle mafie di trafficanti di esseri umani.

Il Codice di Condotta è stata solo una strategia per avviare quel processo di criminalizzazione delle ONG e della società civile che da sempre si contraddistingue per la sua neutralità, imparzialità ed indipendenza. Ed aggiungiamo per la loro solidarietà per gli esseri umani che in mare rischiano la propria vita. Le ONG hanno DOVUTO cominciare ad operare in mare dopo la chiusura di MARE NOSTRUM e le morti continue ed ininterrotte di vittime innocenti.

All’imposizione del Codice di Condotta o meglio di alcune richieste inaccettabili sotto il profilo umanitario alcune ONG hanno espresso la loro perplessità e con coerenza e rigore, MSF in primis si è detta disponibile a collaborare ma a non trasgredire un proprio Codice di condotta Etico non scritto ma esercitato quotidianamente ed universalmente, denunciando che quanto sta accadendo provocherà ancora più morti e violazioni dei diritti umani in Libia. Per questo MSF non ha firmato il Codice di Condotta. NOI STIAMO CON MSF.

NOI VI ACCUSIAMO. ACCUSIAMO chi deliberatamente criminalizza ed accusa ed inquisisce quei cittadini che agendo secondo i trattati Internazionali ed i valori universalmente riconosciuti assiste ed aiuta esseri umani in situazione di vulnerabilità e necessità.

Accusiamo quei politici e quelle istituzioni che indagano uomini e donne accusati del CRIMINE DI SOLIDARIETA’ addebitandogli il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Eppure nel Testo Unico sull’Immigrazione all’articolo 12.2 si trova la dicitura “non costituiscono reato le attività di soccorso ed assistenza umanitaria se prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”.

Da anni gli attivisti presenti sul territorio italiano, da sempre impegnati nella difesa dei diritti umani si sono visti ostacolare, impedire di poter svolgere e praticare la solidarietà per chi, abbandonato dalle leggi e dalle istituzioni, cerca riparo e rifugio. La criminalizzazione è passata e passa dai fogli di via, dalle incriminazioni per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, a partire dal caso di OSPITI IN ARRIVO per arrivare agli attivisti di Ventimiglia fino alla recente inchiesta su DON MUSSIE ZERAI, colpevole di aver segnalato alla Guardia Costiera italiani i SOS ricevuti dai migranti a rischio di naufragio e morte.

MIGLIAIA DI MORTI SONO STATE EVITATE GRAZIE ALL’ AZIONE UMANITARIA DI ATTIVISTI, ORGANIZZAZIONI ED ASSOCIAZIONI, REALIZZATE INSIEME ALLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA.

NOI STIAMO CON GLI ATTIVISTI. NOI SIAMO GLI ATTIVISTI.

NOI ACCUSIAMO quei Governi, compreso il Governo Italiano, che ancora utilizzano la detenzione amministrativa e la privazione della libertà personale, dispositivo che su base razziale prevede il trattenimento di uomini e donne “irregolari” all’interno dei centri di detenzione, i CIE e nuovi CPR.

Le disposizioni del Ministro dell’Interno già a gennaio 2017 hanno cominciato a prevedere ALIQUOTE ASSEGNATE per le Questure e Prefetture per rimpatri indiscriminati di cittadini nigeriani. La riproposizione di un moderno apartheid, voluta ed eseguita da un Governo di Sinistra.

Il Decreto Minniti Orlando divenuto legge ha de facto sancito che gli stranieri non hanno giurisdizione in Italia, o meglio, ce l’hanno, ma di serie B. LA LEGGE NON E’ EGUALE PER TUTTI IN ITALIA.

Una recentissima sentenza ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire il Comune di Bari per il danno di immagine provocato dai trattamenti disumani e degradanti avvenuti all’interno del CIE di Bari. Quel centro, così come gli altri sono strutture dove non esiste il diritto, dove viene negata la dignità umana e dove le denunce per morti di stato sono insabbiate nelle Procure.

Il Sistema HOTSPOT si è dimostrato inefficace, non garantisce il diritto di asilo né le misure di accoglienza e consente respingimenti collettivi arbitrari ed illegali. Ed è appunto un sistema inaccessibile alla società civile, dove ripetute sono state le denunce di violazioni avanzate da ONG e associazioni.

NOI VI ACCUSIAMO – ACCUSIAMO CHI GOVERNA E GESTISCE I FONDI DESTINATI A COMBATTERE LA POVERTA’ E CHE SARANNO IN AFRICA UTILIZZATI PER CONTROLLARE I MIGRANTI attraverso forniture militare e forniture di macchinari di controllo delle frontiere, formazione delle forze di polizia, gestione di centri per migranti e sistemi per la raccolta di dati biometrici delle persone, una vera e propria schedatura di massa.

600 milioni di euro del cosiddetto TRUST FUND che andranno ai Governi “compact” (in particolare Nigeria, Mali, Etiopia, Mali, Senegal) per operazioni di controllo e sicurezza decisi a Malta, da dove si spara sulle navi dei migranti già da anni, oppure non facendo sbarcare nei propri porti le carrette del mare, violando ogni tipo di legge e convenzione internazionale. Il Trust Fund: un’operazione di “distrazione di masse” economiche che anziché essere utilizzate per la cooperazione e il miglioramento delle condizioni di vita di paesi da dove si fugge per carestie o per regimi non democratici, serviranno esclusivamente a rafforzare le misure di trattenimento nei paesi di origine e di transito. Galere a cielo aperto, così come fatto con la Turchia di Erdogan, con il quale si è trattato con 6 miliardi di euro il sigillare il confine con l’Europa. A pagarne il prezzo concordato da Bruxelles quasi 60mila uomini e donne e bambini da marzo 2016 “ingabbiati” in Grecia da marzo 2016. Circa 100.000 euro a testa, il valore della vita umana, di un “migrante in meno” presente sul suolo europeo.

Il Consiglio d’Europa ha chiesto delucidazioni e chiarimenti all’Italia sulla pratica di respingimento di migranti in arrivo nei porti di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia ai porti della Grecia, mettendo in discussione la garanzia dell’accesso alle procedure internazionali, ai servizi offerti dalle ONG, e tuttala gestione del sistema.

NOI INOLTRE ACCUSIAMO E CONDANNIAMO QUELLE COMPAGNIE DI TRASPORTI E VETTORI che si fanno utilizzare per il respingimento di cittadini stranieri dall’Italia e dall’Europa. Le compagnie aeree, ad esempio, che accettano sui loro veicoli di trasbordare migranti in paesi di transito e/o di origine senza aver avuto la garanzia e/o necessaria documentazione dello status del migrante, sono COLPEVOLI di un respingimento ILLEGITTIMO e in aperta VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTI.

Queste, un tempo le chiamammo DEPORTAZIONI.

Ne fummo testimoni e complici, poi osservatori inorriditi, ora le riproponiamo senza battere ciglio.

NOI ATTIVISTI STIAMO CON I MIGRANTI, CON LE ONG perché le DISCRIMINAZIONI che stanno producendo gli Stati Membri produrranno il collasso dell’Europa da un punto di vista politico, morale, etico, economico, sociale, culturale. Perché quanto sta avvenendo viola diritti umani inalienabili, tutti i principi etici e morali, la dignità dell’essere umano che ne è vittima, così come degrada chi la esercita e chi se ne rende responsabile, sia esso un decisore oppure un mero esecutore materiale.

NOI VI ACCUSIAMO

E le accuse che stiamo avanzando sono terribili, fondate, e indegne di stati civili e democratici.

Campagna LasciateCIEntrare

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/300-noi-vi-accusiamo-lettera-aperta-al-ministro-dell-interno-minniti-al-premier-gentiloni-ed-al-governo-italiano

Quei diritti umani che richiedono una politica forte

dignita-e-diritti

dignita-e-dirittiOggi è più che mai essenziale e indispensabile affermare e rispettare gli imperativi morali e politici dell’umanità.
Ogni donna e ogni uomo compongono l’umanità, e convivono con le specie non umane.
La memoria dei non più viventi e le speranze di coloro che attendono di vivere fanno parte della umanità.

L’umanità e ogni singola donna e ogni singolo uomo hanno il diritto alla vita come bene comune e il dovere di curarla per sé, per tutti e per ciascuno, umani e non umani.
L’umanità ricerca l’eguaglianza, il valore delle differenze, la giustizia, la fratellanza e la sorellanza, la felicità. Nessun potere può violare i principi “costituzionali” della umanità…da scrivere.

Si tratta di principi utopici e realizzabili, bisognerebbe provare a scrivere una Costituzione dell’umanità, proprio perché sembra tragicamente impossibile.

Tutto ciò che di costituzionale esiste viene stracciato, giorno dopo giorno. Tutto ciò che di umano sta nelle nostre vite viene negato, contraddetto quotidianamente. Ciò che si sostituisce alle Costituzioni, e alla umanità, è la potenza della mercificazione, che parte dal mercato per andare oltre il mondo delle merci, per rendere merce l’intero mondo, umanità e vita compresi. La potenza del pensiero unico, che rende impensabile, o illegale, l’idea stessa di qualcosa che sia altro da sé. Libertà, uguaglianza, fraternità sostituite con la trimurti controrivoluzionaria di dipendenza (al mercato), competitività (per il mercato), odio (per chi pensi possa minacciare il tuo posto nel mercato).

Eppure c’è stato un momento in cui l’idea di una democrazia dell’umanità si è affacciata. Dopo la seconda guerra mondiale, l’orrore totale del nazismo disposto all’olocausto per sostituire l’umano con l’ariano e i funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki, l’Onu provò a indicare un cammino.

Se leggiamo nelle sue carte troviamo ad esempio che c’è un diritto di asilo universale per donne e uomini che fuggono dalle guerre. E c’è un diritto universale a muoversi senza confini per cercare lavoro e una vita migliore.
Sono diritti dell’umanità che si chiedeva alle istituzioni del mondo di recepire e di far vivere. D’altronde era viva la coscienza delle centinaia di milioni di persone che avevano migrato nel ‘900 delle guerre e dell’edificazione del capitalismo moderno. A vedere la realtà di oggi non si può che provare angoscia e rabbia, per come questi due diritti scritti siano oggi calpestati. Anzi, vilipesi perché di vilipendio si tratta in quanto si straccia ciò che scriveva una coscienza democratica che provava a farsi democrazia globale.

I profughi con le guerre militari e commerciali, i migranti schiavizzati nel mercato globale della merce lavoro: il capro espiatorio per i nuovi lager.

E sempre dell’Onu è figlia la Carta di Kyoto per la salvezza del pianeta. Il Protocollo di Kyoto nato dalle conferenze sulla Terra e cioè dal provarsi dell’umanità a prendere atto delle proprie responsabilità di specie, chiamando il potere a risponderne.

Tuttavia le Resistenze ci sono. I grandi movimenti alterglobalisti, pacifisti e dei beni comuni. Il “restiamo umani” con cui Vittorio Arrigoni ci ha illuminato sull’esistenza di un irriducibile cui appellarsi. Il “rivolgersi al Mondo degli scarti” come leva di liberazione di Papa Francesco.

Ma la politica appare invece morta, suicidata. Eppure essa ci manca, dovrebbe aiutarci ad affrontare i problemi giganteschi dell’epoca nostra, quelli di una umanità che rischia di essere breve parentesi della vita del pianeta.

Ma la politica, che si è suicidata, può rinascere solo se si dà un imperativo categorico, un apriori non negoziabile, il solo capace di riportarla in vita. E questo imperativo vale per tutti e per ciascuno e cioè è politico in quanto singolarmente e collettivamente irrinunciabile.

È la rottura con la mercificazione della vita e la militarizzazione del mondo. E’ la riconciliazione dell’umano con il vivente.

Ci dice Papa Francesco che la chiesa stessa non può più “accompagnare” la politica come ha sempre, e spesso colpevolmente, fatto. Perché l’umano per riemergere da scarto deve resuscitare la politica ripartendo dal proprio essere irriducibile a tornare a farsi costituente. Costituente di un nuovo potere della comunità umana, del popolo, una democrazia dell’umanità planetaria. Che si dona la propria carta da scrivere insieme e che inizia con «L’umanità ripudia le guerre e dichiara illegale la povertà (e non i poveri)….».

R.Musacchio, R.Petrella

da Il Manifesto 19-8-17

VII° Conferenza Internazionale di Via Campesina

VCI

VCIUna Riflessione sulla Dichiarazione finale della VII° Conferenza Internazionale di Via Campesina (VCI) – Paesi Baschi, 16-24 luglio 1917

13 anni fa l’incontro con il Movimento Sem Terra (MST) ha fatto conoscere, a me cittadino, una realtà entusiasmante di lotta popolare e di cultura politica.

Negli anni successivi ho conosciuto anche Via Campesina Internazionale, un movimento di 200 milioni di contadini e pescatori (forse l’unico movimento mondiale organizzato, dopo la crisi dei sindacati e della classe operaia), e questa esperienza mi ha ridato speranza che forse un mondo migliore era ancora possibile.

Ho aspettato quindi con grande interesse le conclusioni della VII^ Conferenza internazionale di Via Campesina – Scarica file pdf , a cui hanno partecipato oltre 500 delegati, in rappresentanza di 73 nazioni, un incontro abbastanza ignorato in Italia.

Nella prima parte della Dichiarazione politica finale c’è una narrazione incisiva della grave crisi mondiale, del continuo aggravamento per i contadini e per l’ambiente, provocato dal capitalismo finanziario e delle multinazionali, sempre più megafuse.

Il loro modello agro-idro-estrattivista sta accaparrando l’acqua, i semi e la terra (idro-land-grabbing), non risolve la fame nel mondo, espelle i contadini dai campi verso le megalopoli, provocando nel contempo grandi migrazioni (si accenna nella dichiarazione alla diaspora Africana).

La Dichiarazione rivendica la centralità della sovranità alimentare, dei piccoli contadini e della loro agroecologia (del tutto alternativa e non cooptabile dall’agrobusiness) nell’alimentare la maggior parte della popolazione mondiale.

Si chiama ad una lotta di massa, una lotta fondamentale per l’Umanità e la sopravvivenza della Madre Terra, una lotta anche contro il nemico patriarcato, per la costruzione di un movimento mondiale sempre più forte, con un ruolo centrale delle donne e dei giovani, in alleanza con in popoli delle città.

La dichiarazione finisce affermando che “contro la barbarie è urgente costruire un altro futuro per l’umanità, costruire un Movimento per cambiare il Mondo”.

Questa Dichiarazione non poteva non essere sintetica e politica, ma francamente a me pare che manchi qualcosa, alcune realtà, alcuni “nomi” importanti.

Probabilmente si è stati imprecisi nel dichiarare in via di esaurimento i carbonfossili, petrolio e gas.

Negli ultimi anni siamo in una fase di sovrapproduzione e di caduta dei prezzi, insieme a nuove tecnologie estrattive (fracking, shale gas, sabbie bituminose ecc.) e a sempre maggiori iniziative “belliche e coloniali” per impadronirsi dei giacimenti, violentando Terra e Mari.

A quasi due anni dagli Accordi di Cop 21 a Parigi, neanche risolutivi della mitigazione, non parliamo del surriscaldamento globale, e con finanziamenti non vincolanti per i paesi ricchi che hanno creato il caos climatico, mi aspettavo che nella Dichiarazione si accennasse almeno al rapporto cibo industriale – emissioni di gas serra (circa il 50% del totale), si riprendesse il tema della Giustizia Climatica e del Debito Climatico, contenuto nella Dichiarazione della precedente VI° Conferenza di VCI, svoltasi nel 2013 in Indonesia.

Mi auguravo di trovare nel testo le parole“Petrolio” “Carbone” e “GAS”, e che si dicesse con chiarezza che sono i nemici della TERRA, dell’ACQUA, dei BENI COMUNI, del PIANETA e dell’Umanità, e che dobbiamo far capire ai Popoli che non bisogna estrarli, dobbiamo LASCIARLI sotto TERRA e sotto i MARI.

Molti anni fa mi era assai piaciuta la definizione del MST dell’Agricoltura Industriale o Agrobusiness come Agricoltura senza contadini petrolifera (mineraria).

Nella Dichiarazione si definisce l’Agrobusiness “Agricoltura senza Contadini e altamente escludente”, ma si è eluso il termine “petrolifera”, forse per la paura (legittima) della privatizzazione dell’industria petrolifera da parte di Governi corrotti e golpisti in alcuni Paesi dell’America Latina.

Non possiamo però dimenticare che i carbonfossili sono la base della produzione industriale di Cibo, quel Cibo Spazzatura, a basso costo e alto contenuto di calorie, che ha fatto schizzare a 2 miliardi il numero di Obesi a livello mondiale, in gran parte tra i poveri delle città, delle favelas e delle bidonville, a mio parere realtà da distruggere e che invece sono, soprattutto in Asia e Africa, in continuo aumento.

Dobbiamo dire ad alta voce che la carne è ormai un sottoprodotto del Petrolio e il suo consumo sempre maggiore (con gli animali di allevamento che assumono il 70% degli antibiotici prodotti a livello mondiale) è responsabile di enormi quantità di emissioni di gas serra.

Con tutta la simpatia per i compagni/e dell’America Latina troppo churrasco fa male anche ai contadini, perché i grandi allevamenti estensivi di animali da carne (per la maggior parte per l’export) distruggono i pascoli, la fertilità della terra e consumano e contaminano l’Acqua.

Nella Dichiarazione si dice che la “TERRA è VIVA”, è vero, ma bisogna aggiungere che è malata.

Seriamente malata. Sono stati compromessi i cicli naturali, quello del carbonio, con la perdita di Fertilità del Suolo, che significa Desertificazione e Siccità

L’Agricoltura Agroecologica è la vera Economia Circolare, rifertilizza i Suoli, riassorbendo la CO2 dall’atmosfera e raffreddando il pianeta, come diceva il bellissimo slogan di Via Campesina “ l’Agroecologia contadina nutre il Mondo e raffredda il Pianeta”.

Invece, sui media sentiamo parlare di Economia Circolare solo a proposito di Raccolta Differenziata e riciclo dei Rifiuti: siamo ormai una Società a rischio Estinzione, alla frutta, che si limita a cercare soluzioni solo per il tratto finale dei cicli vitali…

Si è accelerato il ciclo dell’Acqua, si sciolgono i ghiacciai e i Poli e le acque dolci tornano più velocemente al mare e sono meno disponibili.

Il surriscaldamento globale ha determinato un forte riscaldamento degli Oceani, che sono quelli che determinano il Clima e danno origine, con l’evaporazione, all’acqua dolce, solo il 3% del totale delle acque, risorsa ormai relativamente scarsa, cioè poco disponibile in numerose aree mondiali.

A questo scenario tragico si aggiunge, nella folle corsa alla Vita Artificiale e al Lavoro Artificiale, il terzo nemico del Pianeta insieme a idro- e agrobusiness, cioè l’estrattivismo, prevalentemente in Africa e America Latina, che estrae, oltre ai carbonfossili, i minerali necessari per l’informatizzazione anche del Lavoro, cioè per Industria 4.0 e Agricoltura 4.0, realtà senza lavoratori industriali e senza contadini.

La maledizione di avere Terre ricche di minerali si aggiunge alla siccità, desertificazione, guerre e violenze nell’espellere milioni di contadini.

In Cina negli ultimi decenni sono stati espulsi dai campi 170 milioni di contadini, si prevedono nei prossimi decenni almeno 250 milioni di rifugiati Ambientali, soprattutto contadini, da Africa (quasi l’80% sono ancora contadini) e Asia del Sud (quasi il 50%).

E’ difficile dire cosa fare, ma almeno cerchiamo un linguaggio chiaro per educarci e coscientizzare i popoli.

Nella Dichiarazione di VCI si parla di Cambiare il Mondo, mi sembra ancora antropocentrico e tutto sommato falso, come anche dire “Salviamo il Pianeta”.

Molto meglio quello che era scritto qualche anno fa su un’ Agenda LatinoAmerica: “Salviamoci con il Pianeta”, cioè il Pianeta andrà avanti, sopravvivrà. È l’Umanità che è a forte rischio.

E inoltre denunciamo con forza quello che ci ricorda nel suo ultimo libro Amitav Gosh “La Grande Cecità”, in cui si parla appunto dell’occultamento, che facciamo nei fatti. del Surriscaldamento Globale

di Antonio Lupo- Amig@s MST Italia

Ciò che passa … resta

Passato

Passato

“Se non si vuole rimanere confusi, tutto quello che si riflette in noi merita ragione d’essere.
Se poi le ragioni non corrispondono alla dignità e alla giustizia, allora sarà lotta di liberazione.”

Che brutta storia la violenza spietata!

Che brutta storia la paura che genera violenza!

 

Una violenza esclusiva: di imperi, di guerre, di sfruttamenti, di disuguaglianze, di ingiustizie, … una guerra infinita che si accresce e si estende fino alle paure/angosce personali.

Una violenza esclusiva avvolge l’umano in una metamorfosi del sé privato.
Una guerra infinita che investe, attraversa ed esaspera i corpi e gli animi pacificati nella serenità arrogante di presunte libertà disperse in ambiti privati.

2 Giugno

Ogni Nazione ha una propria parata militare a giustificare il rigore della Patria.
Un assurdo esercizio del tutto anacronistico alla “sicurezza” che nella politica e nell’economia si sprigiona in maniera sempre più caustica verso chi si pone in conflitto in difesa dei diritti, verso chi resiste e si ribella alle ingiustizie.

E’ una logica perversa, repressiva del potere costituito che si avvale della “sicurezza” per mascherare l’incapacità ad assolvere, risolvere in modo adeguato e umano i problemi causati dalla rincorsa esasperata al dominio per la crescita.
Per questo l’Italia spende ogni anno oltre 25 miliardi di euro, (+20% negli ultimi 10 anni).
Per questo si emanano Leggi – vedi La Minniti-Orlando – che esasperano i processi di emarginazione e puntano alla repressione contro chi lotta contro la precarizzazione dell’esistenza.

La lotta e la resistenza partigiana, antifascista e antirazzista merita ben altra attenzione dalla Repubblica e dalla sua politica.
Così molte delle organizzazioni umanitarie e pacifiste si sono ritrovate il 2 giugno a manifestare: “La loro Festa, la nostra sfilata” – “DIFENDIAMO L’UMANITÀ NON I CONFINI”.

G7

Abbiamo visto l’altro giorno a Taormina la conclusione, in estrema  “sicurezza”, del cosiddetto G7. Un aggregato illegittimo di 7 Nazioni in grande crisi di identità, allineate principalmente nella difesa degli interessi dei potentati economici.
Ed una conclusione che ha visto Trump fra tutti far valere la propria logica del continuo riarmo (ha da poco concluso con l’Arabia Saudita un contratto di vendita di 110 miliardi di armi) imponendo di fatto un incremento del versamento alla NATO fino al 2% del PIL. L’Italia, che oggi versa circa l’1,5% del PIL, si è subito detta favorevole e già sta riattrezzando anche la Base americana di Camp Darby dove sono stoccate le bombe dell’U.S.Air Force.

Sempre Trump ha deciso di non rispettare gli accordi di Parigi COP 21: il clima è innocente per l’economia americana.
Per il resto il “Paper” finale racconta parole senza diritti e neppure doveri per i 7 “grandi”.

20 Maggio a Milano

100.000 persone hanno manifestato per l’accoglienza:
Una allegra animazione: “INSIEME SENZA MURI” con gli ambiti istituzionali e molti altri che hanno raccolto e diffuso la piattaforma “NESSUNA PERSONA E’ ILLEGALE“.

Diverse le voci accoglienti:

  • Accoglienza e Sicurezza
  • Accoglienza e Legalità
  • Accoglienza e Basta perché questo è l’atteggiamento che legittima e avvalora le diversità.

La manifestazione del 20 Maggio ha messo a nudo la volontà di intenti.
Una seria “Piattaforma” – Vedi – spiega le ragioni Politiche del diritto alla pari dignità, per una accoglienza aperta e solidale a partire da corridoi umanitari per fermare la continua violenza delle stragi nel Mediterraneo.

Consapevoli che i “muri” dell’appartenenza, dell’indifferenza, della proprietà di sé hanno ragione d’essere in una società nella quale la politica agita la concorrenza di Mercato prima del Bene Comune.

Nel frattempo a Trento, al “Festival dell’Economia Solidale” dall’1 al 4 giugno, sono invitati economisti del FMI, il Ministro Pier Carlo Padoan che parla della crescita, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che parla del debito e della spending review dal basso.

Raccogliamo i resti e misuriamoci al presente.

Trump l’imperatore e le possibili azioni dirette efficaci

Trump-Italia

Trump-ItaliaCi sono ragioni, per manifestare, più importanti delle aggressioni ai popoli e al pianeta? Detta altrimenti: davvero non era necessario, o non era possibile, o non era prioritario, o addirittura non era opportuno rendere visibile il 24 maggio a Roma una contestazione a Trump? E’ il miliardario capo dell’Asse della guerra Nato/Golfo, in pochi mesi di regno ha già bombardato tre paesi, ha ordinato l’esecuzione capitale del clima e abbina razzismo antimusulmano con spinto filosaudismo.

“Non c’è che la strada” (Gaber). Altro che proteste furenti sui social, dal tinello di casa. A portata di azioni dirette pacifiche c’era dappertutto quel cobra nero, il corteo di enormi auto blindate, rappresentanti simboliche di carri armati, dollari, potenza, protervia, privilegio, ricchezza e sfruttamento. Purtroppo Trump e la sua corte, ricevuti da tutti in modo bipartisan, perfino da scuolette e ospedali, hanno percorso una città inerte, senza che ai bordi si manifestasse dissenso da comunicare al mondo attraverso i media presenti e per una volta attenti.

“Trump, Nato e G7 uguale guerre ai popoli, guerra al pianeta, padri del terrorismo insieme a Saud, Qatar e Turchia”, recitava in inglese un lenzuolo spennellato a tempera, che a via Nazionale si voleva affiancare visivamente ai mostruosi Suv in sfilata. Azione fallita per il solerte intervento della polizia e per l’errore di essere usciti dal marciapiede. Il corpo del reato, il lenzuolo sequestrato, lo si può vedere e leggere in un video della Polizia di Stato, retto da un poliziotto. http://video.corriere.it/ trump-roma-tre-no-war-cercano- bloccare-corteo/8e639ad8-4085- 11e7-89fb-db87d2424a4b. Gli altri cartelli si riferiscono ad azioni pacifiste – autorizzate – nei giorni precedenti. Tutto materiale sotto sequestro.

Eppure…eppure… 100, 200 persone con qualche ora a disposizione dislocate lungo il percorso osceno del corteo regale avrebbero disturbato il trionfo romano di The Donald e fatto sembrare l’Italia un po’ meno colonia. Non le abbiamo trovate, in giorni di email e sms. Forse non abbiamo cercato bene, non avendo facebook ma solo email e telefono? Non ci volevano pullman organizzati. Né i mezzi e il nome di Greenpeace. L’azione diretta pacifica di tanti bambini come quello di Andersen che dice “il re è nudo” poteva far fiorire Roma di tante scritte ficcanti, piccoli editoriali del dissenso. Tazebao animati. Lanciare contro i Suv di Trump una scarpa (l’epico gesto del cittadino iracheno contro l’occupante Bush a Baghdad) o uova o pomodori sarebbe stato pericoloso: gli americani sparano.

E’ sbagliato pensare che le uniche possibilità di mobilitazione siano le manifestazioni oceaniche, ora difficili, oppure le “sfide muscolari” con la polizia.! A questo proposito va precisato che malgrado le pesanti denunce, le foto segnaletiche, le impronte, e il foglio di via, l’azione delle tre persone del lenzuolo al Quirinale è stata del tutto nonviolenta. Ci sono video, foto e testimoni.

Si potrà creare un movimento mondiale eco-paz il cui strumento, accessibile a tutti, siano i tazebao animati?

Marinella Correggia

http://www.peacelink.it/disarmo/a/44440.html

Saremo con loro

Coperti di velo-0

Corteo-25-4-2017Insieme senza muri” è un richiamo di grande significato, al quale risponde pienamente e compiutamente il principio manifesto di grande accoglienza: “Nessuna persona è illegale“.

Così saremo in piazza sabato 20 maggio 2017.

 

Saremo in piazza a manifestare insieme ai tanti che agiscono la solidarietà con riconoscenza verso tutte le persone che richiamano il diritto alla pari dignità.

Saremo con loro per resistere alle diverse forme di razzismo e xenofobia e per promuovere la lotta necessaria per politiche accoglienti ricche di umanità.

Consapevoli che i muri dell’appartenenza, dell’indifferenza,  della rassegnazione, … hanno ragione d’essere in una società che agita la politica del bene economico di mercato prima del Bene Comune.

Per questo la critica e la lotta sono le forme di resistenza che esaltano la diversità e la dignità di ogni persona consapevole di essere parte del “comune“.

 

Verso (e oltre) il 20 maggio

No-one-is-illegal

No-one-is-illegalDecine di realtà solidali, molte delle quali si occupano di immigrazione da molto tempo, tra cui Dimensioni Diverse, hanno sottoscritto la piattaforma comune “Nessuna persona è illegale“: verso, e soprattutto oltre, la manifestazione del 20 Maggio.

—-===ooO00===—–

 NESSUNA PERSONA E’ ILLEGALE

Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione profonda e irreversibile che riguarda, simultaneamente, sia il mondo esterno che l’interno delle nostre società. I processi e i fenomeni migratori sono mutati e mutano di continuo; non possiedono più, da tempo, la fisionomia di eventi specifici e dai contorni delineabili che hanno potuto avere – peraltro sempre più contraddittoriamente – nel microcosmo italiano degli anni ’80 e dei primi ’90.

Le migrazioni sono un fenomeno sociale totale che rappresenta lo snodo politico della contemporaneità: né emergenziale né contingente.

I movimenti migratori costituiscono un potente fattore di problematizzazione di forme e confini (fisici, giuridici, economici, politici, etici, antropologici, culturali); interpellano radicalmente l’idea di società che più o meno confusamente possediamo; mettono in questione la cittadinanza; sovvertono i criteri di appartenenza a una comunità nazionale; destabilizzano – e noi pensiamo proficuamente – le identità sociali, i ruoli e i rapporti di genere.

Da un lato, mettono allo scoperto e determinano enormi trasformazioni politiche a livello dell’esercizio della sovranità, delle pratiche e delle tecniche di governo, dei dispositivi di controllo e di detenzione su qualsiasi scala; alterano e talvolta negano i diritti consolidati e destabilizzano le figure del diritto. Dall’altro, hanno neutralizzato, uno dopo l’altro, i modelli e gli strumenti con i quali si è cercato di governarle: dalla fallimentare gestione dei flussi alle varie forme di integrazione selettiva.

L’impatto delle migrazioni, la vastità delle loro implicazioni, minano le divisioni tra un noi, sempre più labile, dotato di identità culturali sempre più incerte, diritti, risorse, e loro, i senza diritti, i senza risorse, i bisognosi.

Lo dimostra il fatto che tutto ciò che viene drammaticamente sperimentato sulle persone migranti, in termini di mobilità, di condizioni di lavoro, di salute, in termini di disconoscimento e di negazione di diritti, retroagisce su tutte e tutti, più o meno velocemente, con aggiustamenti e adattamenti più o meno rilevanti, delineando un orizzonte comune del vivere – e spesso del sopravvivere – dello sfruttamento, del patire, delle relazioni e conseguentemente delle rivendicazioni.

In molti lo dicono ma vogliamo ribadirlo: sulle persone migranti vengono collaudate le tecniche di esclusione e di costruzione di una nuova gerarchia sociale che, poi, verranno applicate a  tutte  e  tutti. E’  in  atto  una marginalizzazione sociale progressiva, resa evidente dal continuo incremento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito e dal deterioramento delle condizioni di vita e dei servizi.

Il sistema istituito con la Convenzione di Schengen, che facilita la libera circolazione dei cittadini europei, presuppone però di converso la limitazione della circolazione dei cittadini non  europei. La politica migratoria della U.E. e dei singoli Stati membri neppure agevola l’ingresso legale di chi è costretto a fuggire da guerre e miseria. Ciò determina  che  per  approdare  nel  vecchio  continente  sia  necessario  rivolgersi  ai trafficanti di essere umani, rischiando la propria vita.

Solo nel Mediterraneo oltre 35mila persone sono morte o date per disperse: nessuno parla del dolore in cui vivono le loro le famiglie. Le polemiche strumentali sulle navi delle ONG che salvano vite umane nel braccio di mare tra la Sicilia, Malta e la Libia tendono solo a nascondere la triste verità: le persone migranti vengono lasciate morire e purtroppo a molti va bene così. Inoltre, la politica di esternalizzazione del controllo delle frontiere europee fa sì che sempre di più, in complicità con gli Stati a sud del Mediterraneo, migliaia di uomini, donne e bambini siano rinchiusi in luoghi – spesso costruiti con fondi europei – in cui la tutela dei diritti umani non esiste ma tortura, soprusi e violenza rappresentano la quotidianità. La detenzione delle persone avviene molto spesso in maniera illegale mentre i congiunti rimangono all’oscuro della loro sorte. Nei fatti migliaia di persone migranti sono vittime del reato di scomparsa forzata, da un decennio sancito dal diritto internazionale (Conv. Int. per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, ONU 20 dicembre 2006).

Noi, invece, sosteniamo con forza e senza esitazioni che nessuna persona è illegale; intendiamo dire che la libertà di movimento degli esseri umani deve essere garantita; intendiamo dire che le persone non possono circolare meno liberamente delle merci e del denaro.

In Italia e nella UE, al contrario, l’ingresso legale di fatto non è possibile: l’attuale normativa crea irregolarità, determina clandestinità e illegalismo, criminalizzando di fatto i migranti e gettandoli in un circolo vizioso di sfruttamento e marginalità. Noi rifiutiamo con forza la distinzione tra migranti regolari e migranti irregolari.

Se per un verso è ormai pressoché impossibile ottenere un permesso di soggiorno, d’altra parte è facile perderlo; la crisi economica di questi anni ha colpito e colpisce duramente: il lavoro perso, quando non ritrovato, determina la fine del permesso di soggiorno e la caduta nell’irregolarità, creando una condizione di perenne ricattabilità che  finisce  col  comprimere i  diritti non  solo  delle  e  dei  migranti,  ma  di  tutte  le lavoratrici e i lavoratori. Per rompere tale condizione noi vogliamo che il nodo gordiano che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro venga sciolto.

Le guerre in atto da decenni in medio-oriente, in Africa, in Asia ma anche ai margini della UE sono evidentemente e pesantemente gravate da pesanti responsabilità occidentali; tuttavia non solo l’Italia e la UE, disapplicando i plurimi trattati internazionali, non accolgono degnamente i rifugiati politici ma addirittura tentano e purtroppo spesso riescono ad allontanare il più possibile dai loro confini la sede della procedura di riconoscimento dello status dell’asilo. Noi condanniamo gli accordi scellerati presi negli ultimi anni, tra gli altri, con la Turchia, con l’Egitto e con la pseudo-Libia, così come reputiamo inumani e fallimentari i tentativi, sempre in atto, di esternalizzare le frontiere.

Spesso il richiedente asilo non intenderebbe fermarsi nello stato di primo arrivo (tanto per esemplificare: Malta, le isole greche, il sud della Spagna, l’Ungheria, la Bulgaria, le coste meridionali italiane) ma vorrebbe proseguire per raggiungere luoghi economicamente più floridi, familiari o amici: questo peraltro faciliterebbe il percorso di inclusione sociale. Tale possibilità è, invece, impedita dalla normativa europea, che prevede che lo stato membro competente per l’esame della domanda di protezione internazionale  (il  cd.  asilo)  sia  quello  d’ingresso.  Noi  reclamiamo  la  revisione integrale del c.d. Regolamento di Dublino.

Non va neppure taciuto che a chi sopravvive al viaggio o alla traversata – quando non viene immediatamente espulso perché tacciato di  essere  un  migrante economico  – rimane la sola possibilità, sempre più infruttuosa, di avviare la procedura d’asilo. Così, data  l’impossibilità  di  accesso  regolare  in  altro  modo,  le  richieste  si  gonfiano  a dismisura, facendo crollare l’accuratezza nell’esame. Il governo italiano, scambiando colpevolmente la causa con l’effetto, ha deciso quindi di eliminare un grado di giudizio quanto al riconoscimento del rifugio politico, diritto costituzionale oltre che garantito internazionalmente, e a re-introdurre (perché l’inefficacia e le lotte dei migranti li avevano azzerati) e moltiplicare i Centri di Identificazione ed Espulsione, rinominandoli con eufemismo offensivo “per il rimpatrio”. Noi chiediamo l’abrogazione del decreto- legge n. 13/2017, c.d. Minniti-Orlando, ormai convertito in legge.

Dato che sempre più richiedenti asilo vedono rifiutata la domanda di protezione internazionale, restando senza alcuna possibile alternativa, vengono condannati alla marginalità e alla “clandestinità”. Noi chiediamo l’introduzione del diritto a ottenere un permesso di soggiorno per lavoro anche per gli asilanti diniegati.

Malgrado il panorama politico istituzionale sia, a dir poco, desolante, non smettiamo di lottare né di agire per il cambiamento. Crediamo con forza che la pratica sociale e l’azione politica indipendenti e dal basso siano vincenti.

Pratichiamo ogni giorno una solidarietà che non fa bene solo a chi è immigrato, ma a tutte le cittadine e i cittadini di questo paese. Le nostre esperienze configurano un modello completamente diverso di accoglienza, che non considera la persona migrante un sospetto da controllare né un povero da aiutare ma un cittadino, un uguale, un alleato carico di energie e creatività, che non costruisce “centri” basati sulla segregazione spaziale e sociale ma crea contatto, conoscenza e mescolanza, che non contrappone i bisogni delle e dei migranti a quelli delle e dei cittadini autoctoni ma ricompone contesti sociali frammentati.

Le risorse attualmente disperse nel mantenimento del dispositivo militare e poliziesco destinato all’impossibile controllo delle persone migranti vanno indirizzate invece alla ricostruzione di una solida struttura di servizi sociali per tutte e tutti, indipendentemente dalla nazionalità.

I problemi del lavoro, della salute, dell’alloggio, dell’istruzione e formazione professionale, non  sono  diversi per  gli  autoctoni e  per  i  vecchi e  nuovi migranti. Devono, pertanto cessare la creazione e il finanziamento di strutture specializzate “per immigrati”, che troppo spesso trasformano l’accoglienza in business; si torni invece a investire in strumenti di inclusione sociale universali, più strutturati, meno precari e formativi.

Le migliori esperienze realizzate in Italia e in Europa, quale ad esempio quella di Riace, ci mostrano che l’accoglienza non è un peso, ma può al contrario rivelarsi la chiave per far ripartire il sistema economico europeo devastato dalla crisi.

Se sapremo includere anziché segregare, permetteremo non solo alle nuove e ai nuovi arrivati,  ma  a  tutte  le  persone  che  oggi  vivono  in  condizioni  di  marginalità,  di partecipare alla costruzione del benessere collettivo, e questo non  mancherà di far sentire i propri benefici effetti sui paesi di origine dei migranti stessi, contribuendo così al superamento delle crisi sociali che li tormentano.

Il razzismo non si combatte con le belle parole, ma solo cancellando dalle leggi e dall’immaginario l’oscura figura del “clandestino” e le paure che esso incarna, praticando il mutuo soccorso come alternativa alla competizione, saltando e facendo saltare le frontiere con la forza della solidarietà, perché se i diritti non diventano universali degradano a privilegi.

In questa prospettiva proponiamo una piattaforma di proposte necessarie, ineludibili e possibili da subito.

—–===ooO00===—-

 

ALL’UNIONE EUROPEA

INTRODUZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO EUROPEO, CIOE’ DI UN PERMESSO ANCORA RILASCIATO DA CIASCUNO STATO MA CON VALIDITA’ IN TUTTA LA U.E.

NESSUNA DISTINZIONE TRA MIGRANTI REGOLARI E MIGRANTI IRREGOLARI

PREVEDERE FORME VINCOLATE DI VISTI DI INGRESSO PER MOTIVI UMANITARI NEI PAESI DI ORIGINE O TRANSITO INVESTITI DA CONFLITTI ARMATI O DA GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI FONDAMENTALI PER RICHIEDERE PROTEZIONE INTERNAZIONALE

REVISIONE DEL REGOLAMENTO DI DUBLINO CON LA PREVISIONE DEL DIRITTO DELL’ASILANTE DI SCEGLIERE IL PAESE DI DESTINAZIONE

ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEI TRATTATI SEMI-SEGRETI CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO L’ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare all’accordo del 2016 con la Turchia)

INTRODUZIONE DI PROCEDURE SEMPLIFICATE EUROPEE PER IL RILASCIO DI VISTI PER TURISMO AI CITTADINI EXTRA-U.E.

 

AL GOVERNO E AL PARLAMENTO ITALIANI

ABOLIZIONE DELLA PROCEDURA D’INGRESSO ATTRAVERSO IL DECRETO FLUSSI

VISTO DI INGRESSO PER RICERCA LAVORO E RELATIVO PERMESSO DI SOGGIORNO PER RICERCA LAVORO DELLA DURATA DI ALMENO 12 MESI

RIPRISTINO DELL’INGRESSO PER LAVORO A CHIAMATA NOMINATIVA

INTRODUZIONE DEL DIRITTO A OTTENERE UN PERMESSO DI

SOGGIORNO PER LAVORO ANCHE AI RICHIEDENTI ASILO CHE AL TERMINE DELLA PROCEDURA NON VENGANO RICONOSCIUTI COME RIFUGIATI

REGOLARIZZAZIONE ORDINARIA DEI MIGRANTI GIÀ SUL TERRITORIO CHE SVOLGANO UN’ATTIVITÀ LAVORATIVA, CHE ABBIANO CONCRETI LEGAMI FAMILIARI O NON ABBIANO PIÙ RAPPORTI SIGNIFICATIVI CON LO STATO D’ORIGINE

REVISIONE COMPLESSIVA DEL MECCANISMO DI INCIDENZA PREVALENTE DEL CONTRATTO DI LAVORO QUANTO AL MANTENIMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

AMPLIAMENTO DELLE POSSIBILITA’ DI RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE

INTRODUZIONE DELLA CONVERTIBILITA’ RECIPROCA DI TUTTI I PERMESSI DI SOGGIORNO

TRASFERIMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA DI PERMESSO DI SOGGIORNO DALLE QUESTURE AI COMUNI

RICONOSCIMENTO IN VIA ACCELERATA DELLA CITTADINANZA PER I MINORI NATI IN ITALIA E PER QUELLI CRESCIUTI IN ITALIA

CONCESSIONE DELL’ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO ALLE ELEZIONI COMUNALI PER TUTTI I CITTADINI STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA DA ALMENO CINQUE ANNI

ABROGAZIONE DEI REATI CHE PUNISCONO L’INGRESSO O IL SOGGIORNO NON AUTORIZZATI

ABOLIZIONE DEI CENTRI DI DETENZIONE AMMINISTRATIVA PER MIGRANTI (gli ex CIE e già CPT, oggi ridenominati Centri per il Rimpatrio) E DI QUALSIASI LUOGO DI TRATTENIMENTO FORZATO (come gli hotspot)

INTRODUZIONE DI MISURE CONCRETE DI AGEVOLAZIONE DEL RIMPATRIO VOLONTARIO

ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEGLI ACCORDI SEMI-SEGRETI CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO L’ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare al tragico, e nel contempo grottesco, recente accordo del febbraio 2017 con la pseudo-Libia)

ABOLIZIONE DELLA VIGENTE NORMATIVA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE (LA CD. TURCO-NAPOLITANO INNERVATA IN SENSO PEGGIORATIVO DALLA CD. BOSSI-FINI)

ABROGAZIONE DEI DECRETI-LEGGE (ora leggi) MINNITI-ORLANDO IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E DI SICUREZZA URBANA

COSTITUZIONE DI UN SISTEMA NAZIONALE PER IL DIRITTO DI ASILO CON FORME DI ACCOGLIENZA ORDINARIA DECENTRATA, DISTRIBUITE DA OGNI REGIONE TRA I PROPRI COMUNI, OBBLIGATI ALLA RICEZIONE

PREVISIONE DI UN PERIODO DI ALMENO SEI MESI DI ACCOGLIENZA E SUPPORTO FORMATIVO, ALLOGGIATIVO, ASSISTENZIALE, ECONOMICO PER I TITOLARI DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE O UMANITARIA

SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO OTTENUTI ALL’ESTERO

 

AL COMUNE DI MILANO

ADESIONE TOTALE AL SISTEMA S.P.R.A.R. DI ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO, CON L’ASSORBIMENTO INTEGRALE DEI POSTI OGGI DISPONIBILI NEI C.A.S. (Centri di Accoglienza Straordinaria) NONCHE’ CON L’OFFERTA DI 10.000 POSTI IN STRUTTURE S.P.R.A.R. INVECE DEGLI ATTUALI 1.000 (cioè a dire una percentuale dello 0,7% sulla popolazione residente anziché dello 0,07%)

DICHIARAZIONE PUBBLICA DI DISPONIBILITÀ A SVOLGERE LE INCOMBENZE RELATIVE AI RINNOVI DEI PERMESSI DI SOGGIORNO PRESSO GLI UFFICI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

RICONOSCIMENTO DELLA RESIDENZA ALLE PERSONE AVENTI DIMORA ABITUALE NEL TERRITORIO COMUNALE (MIGRANTI O NON MIGRANTI) MA IMPOSSIBILITATI, PERCHE’ IN DIFFICOLTÀ SOCIO-ECONOMICA, A TROVARE UN ALLOGGIO STABILE (ciò permetterebbe l’accesso a servizi di base quali scuola, sanità, lavoro e welfare in genere)

NUOVI INVESTIMENTI NEI SERVIZI PER L’INCLUSIONE SOCIALE E LA SALUTE PER L’INTERA CITTADINANZA, A PARTIRE DALLA GARANZIA DI ACCESSO UNIVERSALE AI SERVIZI PER L’INFANZIA, INDISPENSABILI ALLA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE DELLE DONNE MIGRANTI E AUTOCTONE

IMPEGNO FORMALE E PUBBLICO A NON USARE NESSUNO DEI NUOVI ODIOSI POTERI CONFERITI AI SINDACI DAI “DECRETI MINNITI” SIA NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI CHE DEGLI AUTOCTONI

Dentro la festa: 25 aprile

Corteo-25-4-2017

Corteo-25-4-20171945 – la Liberazione;  2017 – la Memoria resistente

La manifestazione del 25 aprile di quest’anno 2017 rimarrà nella Memoria in particolare per due fatti che l’hanno caratterizzata.

Il primo è sicuramente la grande presenza dei richiedenti asilo che dai diversi “Centri” hanno voluto essere presenti alla festa della celebrazione della liberazione dell’Italia da nazifascismo, per manifestare la loro solidarietà; in particolare per condividere le diverse lotte di liberazione e di resistenza che sono in atto nel nostro paese in difesa dei diritti universali.
Tra questi quello tra i più significativi è il diritto dei migranti ad essere accolti nel pieno rispetto della dignità umana senza le distinzioni disdicevoli tra le persone che fuggono dalle guerre e chi è costretto a migrare per la miseria e la fame che solo la violenza del liberismo capitalista ha procurato loro.

Tutti in marcia con un forte messaggio di uguaglianza per il diritto alla vita:
“NO ONE IS ILLEGAL  – NESSUNA PERSONA È ILLEGALE”
.

E noi con loro perché quella violenza che costringe intere famiglie ad abbandonare la loro terra, si ripercuote, in modo servile, anche nel nostro paese con le politiche del nostro governo in materia di immigrazione e sicurezza.
Per questo anche il nostro striscione, portato anche dagli immigrati, diceva forte e chiaro “No al decreto Minniti-Orlando” – Vedi – mentre alcuni di noi portavano in evidenza cartelli con le ragioni della nostra lotta. Vedi:

L’altro fatto piuttosto inquietante è stata la presenza colorata di blu del Partito Democratico che ha abbandonato il rosso e il tricolore, simboli della Resistenza, per significare la difesa dell’Europa, da rifare. Devo dire opportuno il commento di un compagno: “Il PD, visto che perde in casa, va a giocare fuori casa”.

Noi continueremo a ricordare la Memoria come pratiche di lotta dei diritti universali.

Vedi alcune foto

Festa della Liberazione, impegno alla Resistenza – Baggio 22-4-017

Resistenze

ResistenzeAnche quest’anno, davanti alla biblioteca di Baggio, via Pistoia 10, si è voluto onorare la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.(vedi volantino)

Un deciso dovere verso la Resistenza e i valori propri di giustizia, uguaglianza e libertà che ancora oggi ogni persona è chiamata a difendere a partire dalla salvaguardia e dal rispetto della dignità di ogni essere umano.

Si è voluto anzitutto ricordare il partigiano Dino Sartirana detto “il pantera” che ci ha lasciato dopo che negli anni precedenti ci ha onorato della sua presenza e delle sue parole.

Con noi era presente un gruppo di richiedenti asilo che ha voluto ringraziarci per la nostra solidarietà, ma che di fatto sono loro e la loro indomabile resistenza a sostenere la nostra volontà a continuare nella lotta per i diritti.

Un gruppo di simpatici e “giovani” artisti hanno allietato la serata con musica dal vivo.

Vedi – Intervento – uno della serata

Vedi anche:

Al termine Andrea ha letto “Gli indifferenti” di Antonio Gramsci – vedi Odio gli indifferenti

« Older Entries