Cop 22, a cosa serve la conferenza sul clima di Marrakech

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Cop22-MarrakeshSi è aperta questa mattina a Marrakech la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 22), alla quale parteciperanno fino al 18 novembre più di 20mila persone, in rappresentanza di 196 stati e centinaia di imprese, Ong, associazioni di scienziati, enti locali, popolazioni autoctone e sindacati. La conferenza Onu sul clima deve rendere operativo l’Accordo di Parigi siglato un anno fa.

Obiettivo non superare i +2 gradi centigradi nel 2100

A poco meno di un anno di distanza dalla Cop 21 di Parigi, la principale sfida che hanno di fronte le delegazioni che per due settimane lavoreranno in Marocco è di riuscire a rendere operativo l’Accordo siglato in Francia, entrato in vigore il 4 novembre.
Nella capitale transalpina i capi di stato e di governo delle 195 nazioni partecipanti firmarono infatti un testo nel quale è stata indicata la “traiettoria” che il Pianeta dovrà seguire se vorrà limitare i danni derivanti dai cambiamenti climatici. In particolare, occorrerà riuscire a mantenere la crescita della temperatura media globale sulle terre emerse e sulla superficie degli oceani ad un massimo di +2 gradi centigradi, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. “Proseguendo gli sforzi per rimanere il più possibile vicino agli 1,5 gradi”, si specificò.

Gli impegni per ora non sono sufficienti

Il problema è che, per ora, il mondo è ancora molto distante da questo obiettivo.
Prima della Cop 21, infatti, ai governi fu chiesto di indicare alcune promesse di riduzione delle emissioni di CO2, che furono chiamate Indc (Intended nationally determined contibution).
Fu lo stesso governo francese a lanciare il primo allarme: sulla base di tali impegni dichiarati, nel 2100 non si arriverà a +2 gradi centigradi ma a +2,7. Una stima giudicata persino ottimistica da numerose Ong, secondo le quali gli Indc attuali porteranno a sforare ampiamente la soglia dei 3 gradi. Il che, per la Terra, significherebbe una catastrofe. Proprio per questo le stesse associazioni hanno chiesto di rivedere al più presto le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

A Marrakech “la grande sfida sarà quella di precisare le regole utili per tradurre in atti concreti l’Accordo di Parigi, indicando al contempo la data di finalizzazione delle stesse”, ha dichiarato Laurence Tubiana, “ambasciatrice” della Francia, incaricata di fatto di consegnare il testimone dei negoziati al Marocco.
La prima riunione alla quale parteciperanno i vertici delle nazioni partecipanti alla Cop 22 è prevista per il 15 novembre.

Da sciogliere il nodo dei finanziamenti

Assieme al rinnovo degli Indc e alla discussione sulle regole per adottare l’Accordo della Cop 21, il terzo pilastro dei negoziati di Marrakech riguarderà la questione dei finanziamenti. Ovvero: con quali fondi pagare gli ingenti costi necessari per adottare la transizione energetica ed ecologica in tutto il mondo?
A Parigi si decise di garantire un investimento di almeno 100 miliardi di dollari all’anno, fino al 2020. Ma occorrerà comprendere in che modo monitorare questi flussi finanziari, che dovrebbero andare a vantaggio soprattutto del Sud del mondo. Ovvero delle nazioni che meno contribuiscono ai cambiamenti climatici, ma che maggiormente ne pagano le conseguenze. La speranza è che il “contesto africano” possa in questo senso garantire lo slancio di cui necessita il Pianeta

Andrea Barolini
http://www.lifegate.it/ – 07 nov 2016

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