COP23: la 23° Conferenza delle Parti ONU sui cambiamenti climatici.

Cop23

Cop23E’ cominciata lunedì la COP23.
La 23° Conferenza delle Parti ONU sui cambiamenti climatici si sta tenendo a Bonn e durerà fino al 17 novembre.

Sono 197 i Paesi che aderiscono alla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, 169 hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi.

A due anni dalla sigla dell’Accordo di Parigi e a uno dalla sua ratifica, i leader mondiali e tutti i movimenti impegnati per la giustizia climatica guardano a Bonn per l’attuazione degli impegni assunti durante la COP21 volti a mitigare il #ClimateChange.

L’atmosfera pare positiva. Già dal primo giorno si è trovato un accordo sull’agenda definitiva della conferenza.

I paesi in via di sviluppo chiedevano che si desse maggiore importanza alle attività pre-2020. Ma la seduta plenaria, su proposta del primo ministro delle Fiji, Frank Bainimarama, ha deciso che queste verranno discusse solo durante le consultazioni informali che verranno moderate dalla delegazione Marocchina.

E’ un segno positivo che i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati siano giunti a un Intesa per proteggere il clima, cosi Inga Fritzen Buan, consulente senior per il clima e l’energia del WWF Norvegia. Tuttavia, i paesi in via di sviluppo hanno ribadito che le azioni pre-2020 dovranno continuare a rimanere una priorità accanto al dibattito sugli obiettivi a lungo termine.

La questione chiave che riguarda il pre-2020 è la ratificazione dell’emendamento di Doha al protocollo di Kyoto, che lo estenderebbe fino al 2020. (L’emendamento di Doha istituisce un secondo periodo di impegno (2013-2020) del protocollo di Kyoto, un accordo internazionale volto a ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Sono 84 i paesi che hanno ratificato l’emendamento finora (31 ottobre 2017), ma ne servono 144 perché questo possa entrare in vigore. La Germania e l’UE non lo hanno ancora ratificato.

Secondo il “Emissions Gap Report” delle Nazioni Unite, la riduzione delle emissioni promessa dai vari paesi non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero di limitare un aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi centigradi.

Questo report ha concluso che nel 2030 vi sarà un divario di 11-13.5 GtCO₂ (gigatonnelate di Anidride Carbonica) e, tra gli NDC (contributi nazionali volontari) e quello stabilito dall’Accordo di Parigi per mantenere le temperature al di sotto dei 2 gradi.

Questo equivale alle emissioni complessive della Cina nel 2030, cosi John Christensen, direttore del UNEP DTU Partnership.

Questo porterebbe a un aumento delle temperature di 3-3,2 gradi entro la fine del secolo.

Secondo il report, tra le opzioni vincenti per far fronte a questo problema occorre investire nell’energia solare e eolica, promuovere gli apparecchi a efficienza energetica, ridurre la deforestazione e promuovere la riforestazione.

L’ Emissions Gap Report delle Nazioni Unite, si è rivelato un punto di partenza scientifico necessario per promuovere gli sforzi globali nel ridurre le emissioni.

La COP servirà dunque per valutare e definire a che punto ci troviamo.

L’apporto scientifico sarà sicuramente di gran rilevanza, ma si dovrà soprattutto capire come misurare e condividere gli sforzi che si stanno facendo per proteggere il clima e come assicurare la conformità all’Accordo di Parigi.

Gli “ambition mechanism” (meccanismi ambiziosi) dell’Accordo di Parigi, prevedono che le parti presentino ogni cinque anni, dei contributi nuovi e più ambiziosi per mitigare il cambiamento climatico.

Redazione A Sud  [di Kerstine Appunn e Julian Wettengel su cleanenergywire.org]

——————-

Tribunale internazionale dei diritti della natura

L’Alleanza Globale per i Diritti della Natura (Global Alliance for the Rights of Nature – GARN) terrà il Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura il 7 e l’8 novembre a Bonn, presso il LVR Landesmuseum.

Il Tribunale offre la possibilità di immaginare un mondo in cui la legge e le autorità agiscono dalla parte della naturanatura. È una sperimentazione di nuovi concetti giuridici, come il riconoscimento dei Diritti della Natura all’interno del diritto pubblico internazionale e locale, sulla base della “Dichiarazione Universale dei Diritti della Natura”, che prevede il diritto degli ecosistemi a esistere e il dovere dell’umanità a rispettarne l’integrità dei cicli vitali.

Per conoscere l’Agenda del Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura, clicca su Bonn Tribunal Agenda .

L’attuale crisi ecologica impone una trasformazione dei nostri sistemi giuridici internazionali e domestici affinché facciano prosperare la Comunità Terrestre, invece di permetterne la distruzione.

Il Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura è una iniziativa unica, promossa dai cittadini, che offre l’opportunità a persone di tutto il mondo di portare pubblicamente testimonianza rispetto alla distruzione della Terra.

Il Tribunale fornisce un’alternativa sistemica alla protezione dell’ambiente, riconoscendo agli ecosistemi il diritto legale di esistere, persistere, e conservare e rigenerare i loro cicli vitali, esercitabile in un tribunale.

Una stimata giuria formulerà raccomandazioni per la protezione e il risanamento della Terra.