Cosa rappresenta il World Economic Forum?

Una grande vetrina che abbaglia fuori la propria miseria!

A Davos, località sciistica della Svizzera, dal 21 al 24 gennaio si sta svolgendo il World Economic Forum. Una assise internazionale che da 50 anni vede radunati i grandi big dell’economia e della finanza mondiale per discutere e sviluppare le loro strategie dei grandi affari e profitti.

Puntuale come un ammonimento, Oxfam (Oxford committee for Famine Relief – una organizzazione internazionale impegnata nella lotta alle povertà), ogni anno pubblica il suo rapporto sulla sicurezza e la povertà del mondo.

Quest’anno il titolo “Team to care – avere cura di noi” appare come un invito alla politica, ai “potenti” della terra ma anche a tutte le persone a non ignorare la grave situazione nella quale prendono corpo le condizioni materiali della vita.

Anche su quanto segue – in prossimità del “Giorno della Memoria”, è importante “fare Memoria”.

L’evidenza del report: una pregiudiziale circa i “progressi” nella lotta alle povertà e alle ingiustizie.
Uno strapotere della ricchezza che è costantemente in crescita a fronte di una povertà sempre più debilitante.

Alcuni dati:

  • 2153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone;
  • l’1% delle persone più ricche detiene più del doppio della ricchezza posseduta da 6,9 miliardi di persone;
  • il 46% della popolazione mondiale vive con 5,5 dollari al giorno: 149 euro al mese.

In Italia il rapporto Oxfam afferma:

  • l’1% delle persone più ricche possiede una ricchezza pari al 70% del più povero;
  • il 10% più ricco detiene ricchezze superiori di 6 volte del 50% più povero;
  • il 10% dei lavoratori con più elevata retribuzione è pari a quasi il 30% del reddito complessivo da lavoro, supera complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse;
  • oltre il 30% dei giovani occupati guadagna meno di € 800 al mese;
  • il 13% degli under 29 vive in condizioni di povertà lavorativa.

Un sistema economico che continua ad alimentare disuguaglianze non solo rende vani i tentativi di lotta alla povertà, ma logora la coesione sociale.
Oltre ad accrescere un profondo senso di ingiustizia e insicurezza, genera rancore e aumenta la deriva di politiche populiste o estremista.

“Aiutiamoli a casa loro”
L’entità della ricchezza posseduta dai 22 uomini più ricchi è maggiore della somma dei beni di tutte le donne in Africa che sono più di 650 milioni.

Un mondo grandemente ingiusto che non rispetta la dignità del lavoro delle persone che fanno lavori fondamentali per la società e che vengono sottopagati o addirittura non pagati. 

Nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura dei familiari come anziani, bambini, disabili.

In Italia nel 2018, l’11,1% delle donne non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli; un dato fortemente superiore alla media Europea del 3,7%.

Allo stesso tempo quasi il 40% delle donne sono state costrette a rinunciare alle aspettative professionali del loro lavoro per conciliare lavoro e famiglia. Lavorare meno significa versare meno contributi e ricevere pensioni poco dignitose che non consentiranno alle donne di poter vivere tranquille l’ultima parte della loro vita.

Il lavoro domestico sottopagato e quello di cura non retribuito, incombe soprattutto sulle spalle delle donne, prive di sussidi, con orari di lavoro irregolari e carichi pesanti.

Questo capitalismo è sessista e sfruttatore, fonda il suo potere sullo sfruttamento del lavoro di cura delle donne, non retribuito.

È necessario valorizzare il benessere,
ricompensare il lavoro piuttosto che la ricchezza.

L’economia nel mondo è organizzata come una piramide.

Alla base ci sono 3,8 miliardi di persone poverissime il cui reddito non supera l’1% della ricchezza globale. Il vertice è occupato da un numero esiguo di 2153 supermiliardari che detengono la stessa ricchezza detenuta da 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione mondiale.

Una piramide che mostra l’eccesso della sproporzione del potere attuale.

Un’economia che le statistiche evidenziano come l’attuale sistema economico sia fondato sul precariato dei lavori sottopagati e frammentati.

Il rapporto formula una critica del predominio dell’economia neoliberale nella quale è determinante il predominio dei grandi Monopoli (e dei ricchi azionisti che li sostengono), responsabili e complici dell’accelerazione delle disuguaglianze economiche.

“Un miliardario è un fallimento politico”.