E ora il Primo Maggio

Un Primo Maggio onorato con le parole di Antonio Gramsci di cui ieri ricorreva l’anniversario della morte – 27 aprile 1937: “La classe operaia non ha che una via: lottare fino alla vittoria se vuol salvare sé stessa e l’umanità intera dalla rovina”.

Dentro a quella Classe che oggi appare dispersa e umiliata nella precarietà diffusa, non può esserci soltanto il ricordo di una lotta proletaria che forse ha visto molti di noi partecipi e protagonisti, ma la forza della Memoria per un presente che ancora sappia dare fiducia alla lotta per l’universalità del diritto per tutti gli esseri viventi.

Lo sfondo è una umanità che deve saper “piangere” le proprie debolezze e fragilità per ritrovare quella dignità Resistente celebrata il 25 aprile che spalanca le porte alla Liberazione.

Non c’è la Piazza a ricomporre i frammenti di una energia possibile, ma sicuramente la permanenza coatta dentro casa invita a riflettere sulle parole “odio gli indifferenti” che Antonio Gramsci scriveva dal carcere.

Parole per riaffermare una volontà partigiana, di Classe, per mantenere viva la lotta contro le ingiustizie propinate dal sistema liberista e liberarci dai vincoli ossessivi dell’interesse privato.

Occorre porre una attenzione particolare allo “stato di emergenza” prodotto dagli obblighi “virali”, che accelera l’avanzamento del dispotismo violento del potere politico.

Emblematici due recenti fatti

Il 22 aprile 2020 sul giornale “Bologna todayDavide Baruffi, sottosegretario della Regione Emilia Romagna scrive: “Abbiamo proibito l’attività fisica non perché la situazione più a rischio, ma perché volevamo dare il senso di un regime molto stringente”.
Una chiara affermazione di libero arbitrio, un “abuso di potere” direbbe un giurista.
Una democrazia non ha bisogno di “un regime molto stringente”:

Sabato 25 aprile, nel giorno del 75° anniversario della Liberazione, le forze dell’ordine sono intervenute con un dispiegamento di forze spropositato e in modo altrettanto spropositato e del tutto gratuito, su un piccolo gruppo di ragazzi mentre cercavano di omaggiare alcune lapidi partigiane di via Padova e dintorni.

Testimonianze di video divulgati da fonti giornalistiche, mostrano che da parte dei ragazzi non sono stati commessi atti di violenza tali da giustificare un simile atteggiamento.

Interessante Ascanio Celestini; nei panni del premier ha pronunciato il discorso presidenziale elencando le restrizioni alla libertà applicate durante la crisi: «Sono mutazioni del comportamento imposte dal governo e da voi accettate subito. Siamo un esempio, secondo alcuni. Altri indicano le misure come una tendenza crescente a usare lo stato di eccezione come paradigma di governo. Le ragioni di igiene e sicurezza pubblica si risolvono nella militarizzazione del paese, fino a farvi controllare da un’App, una misura coercitiva da stato autoritario permanente, ma sono opinioni. Avete perso la vostra libertà e sembra che non ve ne freghi nulla. Quando l’avevate vi serviva? Forse tra settimane, mesi, anni, si ripristineranno delle libertà ma di quali libertà avete bisogno? Se ne avete bisogno».

Mentre Franco Bifo Berardi: «È il 25 aprile, d’accordo, ma ci deve essere stato un equivoco: 75 anni fa credevano che fosse finito il nazismo ma non è vero, è ovunque, parla inglese ma anche un po’ olandese. Ci sono gli olandesi che arrivano. Buona fortuna, che vi posso dire»

Non è questa la “normalità” che ci aspettiamo e vogliamo accettare, ma neppure quella di lasciare ancora le persone migranti in condizione di involontaria irregolarità, drammaticamente escluse dalla violenza dei cosiddetti decreti Salvini uno e due, a patire ingiustizie e miseria.

Per un Primo Maggio Resistente,
per una distinzione di Classe
libera e partecipata!