Festeggiare l’ultimo –


Ridare speranza al principio

Un anno se ne è andato, un altro è iniziato,
la normalità del tempo non si ferma mai
e nel tempo è la vita a rigenerarsi.

Molte sono le diversità che della vita si nutrono,
vivono modalità proprie con intensità possibili.

Sono molti a voler dire una parola augurale,
ad azzardare un nuovo proposito
ma non c’è il tempo per prospettare il futuro.

Il corpo è condizionato dal presente pressante,
l’obbligo all’essere preclude una volontà desiderante,
la frenesia scompone l’opportunità di nuove narrazioni.

Alla fine si celebra la festa del tempo … passato
come se non ci fosse più … il domani.

Il cosciente presagio dei “botti” insensati
si contrappone al bene salutare dei corpi,
fumi altrettanto insalubri salgono al cielo.

Ora il silenzio sembra trovare pace;
tempo breve, si fa giorno, tutto ritorna … normale:
tempo delle vacuità mai represse.

Ritorna deprecabile l’emarginazione precaria,
sapori amari dispersi nei silenzi privati
pensieri disarticolati: dimensioni inconsce.

Rancori esasperanti, conflitti inumani
bombe “innocenti”, miserie ignorate.

L’ignominia indifferente del frustrato,
l’incoerenza di scelte mai volute,
gli amici di sempre a confortare il disgusto.

Ricordi da ignorare, memorie da recuperare
la realtà è un tempo di vita, liberata dalle ipocrisie.
Rimpiangere la diversità non rende possibili ad altri.

C’è sempre un’alba che insorge dentro i movimenti
contro il delirio di onnipotenza dei potentati
che pervadono le ingiustizie nel mondo.

Nessuna manifestazione è priva di incoerenza
quanto la sofferenza dell’abbandono.

Nelle piazze c’è pure una festa da celebrare,
è tempo di agire il coraggio,
i conflitti animano nuova vita.

Una diversa giustizia agisce il mondo
diritti ignorati da riconquistare per tutti.

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Un anno è un tempo lungo come un percorso in montagna dove le bellezze si scoprono sempre più in alto mentre il cammino va liberato dai pesi superflui. Senza dimenticare l’essenziale per il corpo vivo e il silenzio necessario per godere delle bellezze che ci circondano. 

Il tempo della forza sta nella ricchezza della personale diversità capace di superare gli impedimenti per raggiungere le piazze della Memoria e del cambiamento. 

Prima dei “nemici” da combattere bisogna comprendere le diversità che ci separano: conoscere ciò che ci rende nemici. 

La dimensione della quotidianità impone a tutti vincoli esasperati.
Le “destrezze” personali dell’agire proprio sono l’anima della sovranità imperiale che agisce sui corpi e nelle menti.
 

Ricercare momenti di incontri, di verità e di scambio
strategie diverse da apprezzare,
narrazioni possibili da condividere.