I 12 punti delle donne

parita-di-genereFarsi sentire in campagna elettorale

Nessun Paese al mondo ha raggiunto la parità di genere. Secondo l’ultimo Global Gender Gap Index del World Economic Forum, mentre nel campo dell’istruzione e della salute i divari di genere sono globalmente inferiori al 5%, in ambito economico resta da chiudere il 41% del divario e in ambito politico ben il 77%.

In Italia la situazione è particolarmente critica: siamo all’82esimo posto su 144 paesi analizzati, l’ultimo anno abbiamo perso ben 32 posizioni, e siamo al 117esimo posto quando consideriamo solo la dimensione economica. I dati sull’occupazione femminile sono allarmanti: meno di una donna su due in Italia lavora, una su tre se consideriamo solo il Sud del paese.

Come anche in altri Paesi, ormai le donne italiane sono mediamente più istruite degli uomini. L’istruzione è un indicatore positivo: le donne istruite hanno più probabilità di lavorare, di tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio, di progredire nella carriera, di avere un reddito adeguato lungo l’intero arco della loro vita e anche di avere un maggior peso decisionale all’interno della coppia.

Eppure l’istruzione sembra non bastare a realizzare la parità di genere sul mercato del lavoro, nell’economia e nella società. E le conseguenze non sono solo una questione di giustizia e di diritti, ma un vero e proprio spreco di talenti, che secondo il Fondo Monetario Internazionale costa all’Italia il 15% del PIL. Un problema economico dunque che riguarda l’intero Paese. Ma da cosa dipendono i nostri ritardi in tema di parità di genere?

E’ difficile pensare ad un’unica causa scatenante, si tratta piuttosto di un contesto generale poco favorevole al lavoro femminile con radici culturali profonde. Per esempio, all’interno della famiglia la condivisione tra uomini e donne dei carichi di cura – bambini, anziani – è ancora scarsa, e le donne, anche quando lavorano, svolgono la maggior parte del lavoro di cura.
Nell’ambito aziendale poi, resta forte la preferenze delle imprese per l’assunzione e promozione di uomini, che ci si aspetta dedicheranno più tempo e impegno al lavoro, proprio perché si occupano meno della famiglia.

E’ dunque necessario creare un contesto favorevole per non sprecare il grande investimento in capitale umano femminile che possediamo. In questo le istituzioni svolgono un ruolo importante, poiché sono quelle che possono aiutare a creare un contesto più favorevole per l’occupazione e le carriere femminili.

Per questo abbiamo lanciato l’iniziativa #Maipiusenza che chiede ai candidati a qualunque livello di amministrazione di aderire a un piano organico per l’inclusione delle donne nella società.

Un piano d’azione di 12 punti, linee guida che affidiamo all’attenzione della politica e di chiunque sarà eletto alle prossime elezioni.
La campagna è aperta a tutti i cittadini ed è possibile aderire qui.

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AZIONI DI SISTEMA

  1. Cambiamento di approccio nella progettazione delle politiche pubbliche:
    – Adozione di un bilancio di genere e inserimento di una prospettiva di genere nelle analisi ex ante ed ex post delle politiche pubbliche.
  2. Raccolta di dati disaggregati per genere
    – Predisposizione di linee guida, per i centri di ricerca, gli istituti di statistica ma anche per le imprese, volte alla raccolta di dati disaggregati per genere in tutti i settori, economici e non solo.

A – PARTICIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

  1. Formazione e riqualificazione:
    – Creazione di protocolli con le amministrazioni locali ed enti di formazione per garantire la formazione alle donne nei settori con maggiore disponibilità di occupazione, in primis nel settore digitale.
  2. Politiche fiscali:
    – Detraibilità/deducibilità totale delle spese di cura sia per i figli che per gli anziani ed i disabili a carico di uno o entrambi i coniugi quando lavorano entrambi;
    – Incentivi per il rientro a lavoro dopo la maternità.
  3. Appalti pubblici:
    – Creazione di un sistema di preferenze che assegni ad aziende con determinati requisiti (ad esempio, proprietà femminile, presenza di piani efficaci di parità di genere, presenza di adeguate misure di bilanciamento vita-lavoro) un punteggio extra;
    – Azione a favore delle aziende appena citate attraverso i piani di subappalto, per incidere in maniera sostanziale sulla catena di produzione.

B – PARITA’ SALARIALE

  1. Trasparenza e merito:
    – Richiesta di inserimento, nel bilancio annuale di ogni azienda con più di 50 dipendenti, del dato relativo alla percentuale di presenza femminile in rapporto alla forza lavoro complessiva con informativa esplicita su: numeri assoluti e percentuali in ingresso e di dispersione nel corso della crescita professionale, analisi dei vincoli e delle opportunità alla crescita, divario salariale a parità di posizioni e qualifiche e presenza in azienda di generazioni diverse;
    – Strumenti di incentivo/pressione volti alla pubblicazione in forma aggregata dei compensi di tutti i dipendenti.

C – LEADERSHIP ECONOMICA

  1. Contro il soffitto di cristallo:
    – Monitoraggio dei risultati della legge n. 120/2011 in vista della sua naturale scadenza, prevista tra cinque anni, e riflessione sull’eventuale necessità di proseguire con nuovi strumenti normativi per non disperdere le conquiste raggiunte fino ad ora.

D – CURA E CONDIVISIONE

  1. Politiche di incentivo sui congedi:
    – Rimodulazione del congedo di maternità, mantenendo i cinque mesi obbligatori ma legandone solo tre al momento del parto e lasciando che gli altri due siano fruiti, secondo accordo tra lavoratrice e datore di lavoro, entro il primo anno di vita del bambino; contemporaneamente, introduzione di un mese di congedo di paternità obbligatorio, retribuito allo stesso livello di quello materno, da fruirsi entro il primo anno di vita del bambino;
    – Un sistema di incentivi e disincentivi per far richiedere ai padri e non solo alle madri il congedo parentale.
  2. Maternità e salute riproduttiva delle donne:
    – Creazione di spazi appositi per mamme nelle prime settimane di congedo di maternità, con anche il coinvolgimento di cooperative e ospedali.
  3. Cura dei bambini e asili nido:
    – Rimodulazione delle soglie di reddito per l’accesso agli asili nido di bambini di età inferiore ai tre anni, anche in base ai recenti cambiamenti socio-demografici che hanno interessato la società italiana negli ultimi anni;
    – Incentivi fiscali per le donne interessate ad aprire dei micro-nidi (sull’esempio dei “Tagesmutter” tedeschi);
    – Meccanismi premianti per le aziende che offrono ai propri dipendenti un nido aziendale;
    – Nuovo piano di investimenti per garantire una maggiore disponibilità di posti negli asili nido;
    – Predisposizione del tempo pieno in tutte le scuole elementari pubbliche.

CULTURA DELLA PARITA’

  1. Rompere gli stereotipi:
    – Campagne di comunicazione e finanziamento di prodotti culturali (film, libri, serie tv) che discutano gli stereotipi di genere, smascherandoli;
    – Attivazione di progetti di collaborazione con scuole medie e istituti superiori per garantire dei percorsi di orientamento e valorizzare il talento delle studentesse, superando gli stereotipi che si possono creare fin dalla prima infanzia;
    – Revisione dei testi scolastici delle scuole elementari, volta all’eliminazione degli stereotipi di genere;
    – Attivazione di percorsi di costruzione della leadership per le giovani donne durante l’università, indipendentemente dall’indirizzo, e di mentoring interno ed esterno.
  2. Violenza contro le donne
    – Finanziamento di percorsi per l’autonomia delle donne che hanno subito violenza, anche attraverso dei protocolli d’intesa con imprese e cooperative per favorire il loro inserimento lavorativo e, quindi, creare le condizioni per una loro indipendenza finanziaria;
    – Finanziamento di progetti di prevenzione e contrasto della violenza di genere nelle scuole.

Alessia Mosca, proponente della legge sulle quote di genere nei cda (“Golfo-Mosca”)
Paola Profeta, Università Bocconi
Paola Subacchi, Chatham House Londra