Il mare senza paese

Il-mare-non-ha-paese

Il-mare-non-ha-paeseIl poeta dice che il mare non ha paese e che è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole (1).  Ha ragione, il mare non appartiene di sicuro al nostro Paese.

Una penisola con 7.458 chilometri di costa che non sente il suo richiamo, che non ne difende la bellezza e il futuro, che non vede il mare da tutte le parti, oscilla tra lo schifo e la pena.

Al mare delle concessioni energetiche, in tempi di elevata disaffezione, di fisiologica e indotta astensione, è mancato il cuore della gente.
È mancato l’esercizio del voto come dovere civico, personale ed eguale, libero e segreto (2).
Svuotato d’informazione e di democrazia, deriso e salutato con boria dai cialtroni senza grandezza che ci sgovernano.

Dovremmo fare ogni giorno esercizio di natura per curare la frattura tra gli esseri umani e i suoi elementi, per renderci partecipi di uno spettacolo non mediatico, fatto di onde, di cielo e di vento.

Ogni giorno sedersi in riva al mare per fare esercizio di sguardo e di ascolto
, per farli aperti ed accoglienti, per coglierne un’idea semplice di felicità. Per innamorarsi.

E sentire come prende forma l’anima, quella che non fa differenze tra un esercizio di bellezza e uno di impegno, che non distrugge l’equilibrio del giorno, che non si sottrae e vive a fondo, e ne fa memoria di gioia, il ricordo che opera nelle scelte di vita e di voto. Che si fa cittadinanza. Sentire come si può cambiare. Ha perso il mare e chi lo ama.

È tempo del risentimento. Ma non quello pur legittimo dell’irritazione per la stupidità e la disattenzione, per l’indifferenza e l’arroganza dentro la quale vogliono farci annegare, per la forza che trarranno per negarci ancora altro.

È tempo del ri-sentimento, come sentimento del mondo da rimuginare, un sentire di nuovo, sentire ancora più forte, non la sconfitta e la rabbia, ma un doppio di ostinato amore e “disperanza” (3).

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  1. Giovanni Verga
  2. Articolo 48 della Costituzione
  3.  “disperanza” come un adulto atto d’amore che mette da parte la speranza ma non la passione della vita.  Alvaro Mutis,

Rosaria Gasparro