La “normalità” che non vogliamo

Non sappiamo quanto la “normalità” (economica, ambientale, politica, …) sia la causa della Pandemia che ha provocato grandi emergenze sanitarie ed economiche, ma anche precipitazioni nelle instabilità nelle coscienze delle persone.

Certamente il cosiddetto lockdown ha rotto la “normalità” costringendo tutte e tutti a riscoprire, sperimentare forme di rapporti e di vita che riprendessero il senso di una diversa comunità.

In particolare la Pandemia è rovinata sul mondo dei migranti e su quelle situazioni di precarietà, massacrando ulteriormente la dignità di quelle persone che tuttavia hanno trovato in tante persone resilienti quella umanità necessaria per il diritto all’esistenza, affinché nessuno sia escluso.

Anche nella Scuola di Italiano per Migranti di Dimensioni Diverse si è creata una frattura nei rapporti tra migranti e insegnanti volontari i quali hanno cercato di attivare, sperimentare forme di relazione un po’ “artificiali” ma essenziali, per mantenere comunque una relazione di vicinanza, non sempre facile in particolare per le madri costrette in casa con i figli da seguire.

Nel complesso è stata comunque un’sperienza che ha anche permesso di reagire a quella “normalità” quotidiana, ma anche di solidarietà, che non di raro, trascina all’interno di un limbo dove le pratiche diventano standard abitudinarie fino alla passività, all’indifferenza.

Abbiamo voluto descrivere, comunicare la nostra piccola esperienza, che come altre, hanno voluto reagire, recuperare (pur dentro la grave e pesante crisi della “normalità” un pensiero, una diversa pratica di cittadinanza.

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