LA POLITICA DEL “DEGRADO”

Premessa doverosa

La difesa del Bene Pubblico dell’area ex P.za d’Armi e dei magazzini militari annessi è un sacrosanto diritto di ogni cittadino che ha a cuore il mantenimento di quell’area divenuta di grande interesse da un punto di vista naturalistico e come anti inquinante per la salute.

Interessi speculativi e un non troppo sottaciuto asservimento politico, pongono sotto attacco l’intera area con il pretesto del “degrado“, pur presente anche se ai margini.

Il Decreto Minniti dello scorso anno contro il “Degrado urbano” ha assegnato ai sindaci maggiori poteri per intervenire nel merito. 

Molte amministrazioni di città italiane ne hanno fatto l’alibi per giustificare decisioni senza alcuna considerazione del dissenso popolare, privando la cittadinanza delle dovute consultazioni come prevede la convenzione di Aaurhs (1998).

Il “degrado è diventato la parola più diffamante della politica, un mantra per giustificare interventi a carattere repressivo fino ad essere diventata anche il criterio di giudizio del normale cittadino.

Degrado… Degrado… Degrado…

Così si assiste ad una logica perversa, assurda della politica del degrado:

  • in nome del degrado si abbattono costruzioni;
  • in nome del degrado si svendono patrimoni pubblici;
  • in nome del degrado si violenta la natura;
  • in nome del degrado non si rispetta la democrazia;
  • in nome del degrado

Il degrado non si butta, si risolve e si previene.

Nella nostra realtà sociale il degrado è di fatto l’elemento centrale e determinante dei processi di produzione e costruzione dei rapporti socio-economici e quindi anche della politica.

  • Lo fa con la quantità di rifiuti, scarti della produzione e del consumo, che finiscono negli inceneritori (oltre 15 milioni di tonnellate);
  • lo fa con gli scarti di cibo (8.700.000 tonnellate) che finiscono nella spazzatura;
  • lo fa respingendo i migranti o lasciandoli “morire” nei ghetti;
  • lo fa con i processi di alienazione e precarizzazione;
  • lo fa con la povertà sempre più dilagante (quasi 10 milioni di italiani);
  • lo fa con la crescente disuguaglianza tra gli italiani (il 10% più ricco possiede il 44% della ricchezza totale);
  • lo fa con la violenza contro chi chiede elemosina o dorme sotto un porticato;
  • lo fa …

Soprattutto lo fa ignorando e misconoscendo questa realtà allestendo vetrine, promuovendo grandi eventi, … quasi a voler mascherare il degrado dilagante.

Una teoria dissennata che anziché rispondere con una politica capace di analizzare e trovare risposte adeguate al degrado, procede al suo insabbiamento.

Cosicché è la politica stessa a degradarsi, tanto è vero che la cittadinanza la agisce come un rifiuto.

Così succede per la ex Piazza d’Armi, un’area di grande valore sociale (350.000 mq) e gli annessi magazzini militari: si vendono ai privati interessi, alla speculazione che agirà su quei beni cementificando, ricreando ulteriore degrado.

Paradossalmente per la Politica, il degrado come le diverse miserie sopra elencate di questo sistema che pesano sulla vita delle persone, dovrebbero essere punti di forza per rigenerare energie alternative contro ogni violenza sulla natura e la dignità dei viventi. 

Per questo alziamo la voce!

Sollecitiamo l’Amministrazione milanese e la sua politica ad invertire la rotta, a farsi carico del Bene Pubblico mantenendo l’Area della Piazza d’Armi libera dalla speculazione e dagli interessi privati, rendendo partecipe e garante la cittadinanza della progettualità già elaborata per tutto il complesso.