La “politica in comune” ci può appartenere

Politica-Comune

Politica-ComuneA Sesto Fiorentino sabato 8 e domenica 9 si sono incontrate liste civiche e il mondo variegato  della politica diffusa: associazioni, campagne, movimenti, organizzazioni dei lavoratori, per costruire la “politica in comune”.

Per dire che si può stare insieme – non a partire dai rigidi schieramenti – ma dalla condivisione di un impegno per il cambiamento, fondato sui contenuti e sulle pratiche.

Questo è quello che fa ogni giorno la sinistra sociale, lavorando sui posti di lavoro, con i migranti, per i diritti, per l’ambiente e la pace, cercando di trasformare le aspirazioni in azioni concrete di cambiamento reale, anche a livello locale.

Per questo nell’incontro è stato deciso di lanciare tre campagne – o meglio azioni – di carattere nazionale: una sulla questione del debito e dei bilanci, della spesa pubblica – falcidiata in questi anni dai tagli ai trasferimenti agli enti locali; una seconda sul tema del territorio e del risanamento ambientale; una terza sulla questione del welfare locale e del riconoscimento dei diritti e dell’accoglienza dei migranti.

A partire da queste macro azioni concrete, dentro le quali si possono riconoscere le molte e articolate iniziative rivendicative e di lotta nelle periferie dei territori, si vuole esplorare la possibilità di dare un contributo alla costruzione di un percorso unitario che riconnetta i frammenti e i limiti della dispersione identitaria che colpisce una parte del nostro mondo.

Non si tratta di negare la legittima ricerca di un autonomo percorso di ciascun soggetto in grado di crescere e svilupparsi, ma di renderci tutti consapevoli della necessità di dialogare e ricercare lo spazio comune di un’azione politica capace di essere utile ed avere efficacia quando serve:
ridare dignità alle persone, per rapporti partecipati di solidarietà e uguaglianza.

Il populismo dei personaggi della politica stanno accelerando la distruzione della coesione sociale e democratica, spingendo verso un deleterio autoreferenzialismo, anche le molte realtà sociali che operano dal basso per il bene comune.

Sempre più si assiste al dilagare del menefreghismo, dell’indifferenza, del razzismo.

La situazione sociale del nostro Paese è insostenibile.
Oggi 11 milioni di italiani non riescono più a curarsi per mancanza di soldi (CENSIS), abbiamo quasi 5 milioni di persone che vivono in povertà assoluta (ISTAT), un giovane su tre è senza lavoro (ISTAT): c’è una sofferenza sociale che viene affrontata solo con il marketing politico e la filantropia sociale.

Occorre una responsabilità consapevole, piani di lavoro condivisi capaci di coordinare pratiche concrete di salvaguardia e di umanizzazione della vita sociale, forte della solidarietà di inclusione e di uguaglianza dei diritti per tutte e per tutti.

Vogliamo dare avvio alla ricerca e alla costruzione di un percorso capace di far dialogare ed incontrare le diverse esperienze sociali, locali. Una contaminazione che preluda la costruzione di un nuovo “vocabolario” non autoreferenziale capace di pratiche concrete per un cambiamento possibile.