Lampedusa: sciopero della fame contro l’espulsione forzata e per il diritto alla mobilità

Per-i-diritti-umani
Per-i-diritti-umaniAppello all’opinione pubblica internazionale.

Siamo un gruppo di giovani provenienti dal rdeyef (Sud-Ovest della Tunisia, dove è emersa la rivolta del bacino minerario nel 2008) e altre regioni della Tunisia.

Dinanzi ai fallimenti economici e sociali delle politiche del nostro paese, l’abbandono dello stato dei suoi obblighi e il fallimento politico a livello locale e internazionale, abbiamo dovuto abbandonare il nostro sogno del 2008 di uno stato democratico che garantisce la libertà, la dignità e la giustizia sociale.

E nonostante siamo orgogliosi del nostro paese e del suo popolo, dobbiamo superare il pericolo della migrazione non regolamentare verso il nord-Ovest del Mar Mediterraneo, questa strada pericolosa a causa delle politiche migratorie europee che chiudono le frontiere ai nostri sogni e ambizioni di tentare una nuova esperienza in modo regolamentare.

Attualmente ci troviamo nel centro di accoglienza dei migranti sull’isola di Lampedusa in condizioni umanitarie difficili.

Siamo a rischio di espulsione forzata che viola le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di circolazione, che si oppone alle politiche di espulsione e alle convenzioni bilaterali inique che priorisent la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali.
Iniziamo uno sciopero della fame per reclamare il nostro diritto di circolazione e per protestare contro l’espulsione forzata.
I nostri sogni non sono diversi dalla gioventù europea che gode di una libertà di movimento nel nostro paese e altrove alla ricerca di altre esperienze, ma anche per promuovere la libertà, la giustizia sociale e la pace.

Invitiamo le persone libere che difendono l’esistenza di un altro mondo in cui dominano i valori universali e la solidarietà di aiutarci.
Perché mentre i vostri soldi e i vostri beni circolano liberamente nei nostri paesi d’origine,  i nostri sogni rimangono chiusi dietro le vostre pareti.

  • NO ALLE DEPORTAZIONI FORZATE
  • SÌ ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO

Vittime delle politiche economiche e sociali mondiali
Vittime delle politiche migratorie ingiuste

Lampedusa 27 ottobre 2017

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da Radio Onda d’Urto
Il servizio con Reem Bouarroj, responsabile del Forum tunisino per i diritti economici e sociali. Ascolta o scarica

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3 Novembre  2017

Continua lo sciopero della fame contro l’espulsione forzata e per il diritto alla mobilità

Sono 63 i cittadini tunisini rinchiusi nel cosiddetto centro di accoglienza di Lampedusa da una settimana in sciopero della fame, per difendere il “diritto alla mobilità – dicono in una nota – e contro l’espulsione forzata, in quello che chiamano un centro di accoglienza ma che in realtà è una prigione.

Nulla ci fa tanto male quanto il silenzio complice rispetto alla violazione del nostro diritto a muoverci, alle politiche ingiuste, alle deportazioni forzate solo perché tunisini, con il nostro governo che accetta accordi segreti con quello italiano. Continueremo lo sciopero nonostante il difficile stato di salute di alcuni di noi che sono stati portati all’ospedale”.

MESSAGGIO NUMERO 2 dei 63 tunisini in sciopero della fame:
E‘ il quinto giorno dello sciopero della fame che conduciamo per difendere il nostro diritto di mobilità e contro l’espulsione forzata di quello che chiamano un rifugio e che è in realtà una prigione.
Né la fame, né la sete, né la nausea, né il vomito, né le condizioni difficili ci fanno tanto male quanto il silenzio complice sulla violazione del nostro diritto di circolazione, sulle politiche ingiuste, sulle deportazioni forzate solo perché siamo dei tunisini e perché il nostro governo ha accettato questo per accordi mai divulgati.

E‘ doloroso essere vittima delle loro politiche e essere incriminati a causa delle loro leggi.

Continueremo il nostro sciopero della fame nonostante lo stato di salute difficile di alcuni scioperanti della fame che sono stati portati all’ospedale sanosalety.

Questo è un grido contro coloro che sono ingiusti nei nostri confronti, coloro che ci hanno dimenticato, quelli che ci hanno spinto a prendere le navi della morte, quelli che ci vogliono rinchiusi di forza e quelli che violano le convenzioni internazionali.

Di fronte delle nostre madri chiediamo loro perdono.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto e che si tengono al nostro fianco.

  • No alla deportazione forzata
  • No all’espulsione a causa della nazionalità
  • Sì alla libertà di movimento

Lampedusa 3 novembre 2017