L’impegno per un mondo del diritto: la coscienza planetaria della nonviolenza

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impegnoSarebbe più adeguato, a mio parere, rispetto  “alla complessità della sfida che ci troviamo a dover affrontare”, parlare di “coscienza planetaria proattiva“. Quella che si riassume nello slogan: “Prima l’Umanità, prima le persone“.

Ed intendendo l’umanità non quella “maschia” che vuole dominare la Natura, ma quella plurale, ricca di tutte le differenze, che si sente un prodotto del flusso della Vita. L’Umanità che non possiede la Terra, ma che appartiene ad essa, e quindi la custodisce come una Madre amata…

Noi non dobbiamo barcamenarci nel mondo “amici di tutti, nemici di nessuno“; ma proporci, pensando globalmente, organizzandoci internazionalmente, ed agendo localmente, di cambiarlo con tutte le nostre energie affinché, come recentemente ha ricordato Papa Francesco, sia modellato sulla forza del diritto e non sul diritto della forza (armata).

La nostra bussola è chiara ed è indicata dalla Costituzione italiana: non dobbiamo semplicemente difendere “con coerenza, radicalità e trasparenza” gli interessi del nostro popolo, della nostra comunità nazionale. Dobbiamo credere in un “ordine internazionale fondato sulla pace e la giustizia tra le Nazioni” accettando a questo fine le limitazioni della sovranità nazionale necessarie.

La sovranità statale non è un assoluto, trova un suo limite nei diritti delle persone, dei popoli e dell’Umanità.

La neutralità attiva era un concetto ristretto ma dirompente all’epoca della Guerra Fredda, ed è stato propugnato dai fondatori dei movimenti nonviolenti DI CUI FACCIO PARTE, in cui ANCORA OGGI lotto ed insieme costruisco alternativa.

Ma adesso, nel BIPOLARISMO SUPERATO da una unica superpotenza militare che sta per essere sorpassata, in forza economica, da un gigante demografico senza precedenti, nella  spirale dell’1% parassitario che ha organizzato un meccanismo che già assorbe la maggior parte della ricchezza creata dall’interazione tra lavoro vivo e Natura, possiamo consideralo la chiave di volta per un ribaltamento radicale delle logiche di un mondo che corre verso il precipizio dell’autodistruzione?

Abbiamo tre bombe globali che minacciano la sopravvivenza dell’Umanità, quella della deterrenza nucleare (espressione suprema del militarismo), quella ecologica (micidiale con il riscaldamento globale), quella della disuguaglianza creata dalla finanziarizzazione; e noi dobbiamo presentarci – ritengo – non come quelli che sventolano la bandiera della “neutralità” ma come gli “schierati” ATTIVAMENTE dalla parte di TUTTI, come quelli che organizzano attivamente la RISPOSTA GENERALE per disinnescarle, mettendo in secondo piano tutte le questioni secondarie che oggi reclamano la precedenza.

Noi non siamo “neutrali” rispetto alla Vita, DEGLI UOMINI E DELLA NATURA, che oggi è minacciata ed aggredita.

Noi siamo invece “impegnati” a difenderla con tutte le nostre forze a partire da ciò che già unisce la comunità internazionale, degli Stati e della società civile, riassumibile, in Europa, nei nomi di tre città: Ginevra, Parigi e Barcellona.

A Ginevra abbiamo avuto la svolta storica degli Stati non nucleari che, rompendo la gabbia del TNP, stanno procedendo verso la proibizione legale della più terribile e insensata delle armi di distruzione di massa. Il trattato per la proibizione delle armi atomiche, che – adesso ne abbiamo posto le premesse – porteremo a casa in pochi anni, sarà seguito dall’inizio di negoziati per la loro eliminazione: si discuterà come togliere effettivamente di mezzo armi che il diritto internazionale ha già bollato come criminali, la differenza non è da poco.

Ed è in questo quadro di mobilitazione reale sul punto di ottenere risultati straordinari che va inserita la denuclearizzazione locale dell’Italia, dell’Europa, del Mediterraneo e del Medio Oriente: non ha più senso politico, nell’anno di grazia 2016, ancorarla, come decenni fa, all’attuazione del TNP!

Parigi ha fissato il principio che il sistema energetico fossile va abbandonato: dobbiamo fare sì che ai documenti seguano atti coerenti e tempestivi per la conversione energetica ed ecologica, a partire dal 100% rinnovabili, facendo saltare la pretesa contraddittoria che il nostro “sviluppo”, la nostra “crescita” dell’accumulazione monetaria priva di controlli sulle forze distruttive tecnologiche ed industriali possa conciliarsi con tale obiettivo.

Non possiamo più separare la pace dall’impegno ecologico ed anche su questo punto l’attuale Papa va sostenendo diciamo ad alta voce quello che i nonviolenti più avveduti predicavano da tempo nel deserto.

Barcellona, cioé il partenariato euromediterraneo che oggi si intreccia con l’Unione per il Mediterraneo, significa infine indicare la cooperazione in un mercato comune su basi paritarie come il veicolo per raggiungere gli obiettivi di ecosviluppo generale, una prosperità nel rispetto della diversità delle culture e nel rispetto della Natura.

Questo è forse il segreto della pace: dirottare le energie dalla competizione distruttiva al lavorare insieme su obiettivi comuni che migliorino le condizioni di tutti.

Ed è questo metodo cooperativo che deve diventare anche la base per la risposta efficace alle ingiustizie e alle violenze: la difesa nonviolenta che è forza dell’unione popolare animata non dalla paura dell’altro, ma dalla fiducia che insieme si possono costruire benessere, giustizia e libertà.

Alfonso Navarra