«L’Italia non è un porto sicuro».

Il decreto del governo mette a rischio gli sbarchi per i migranti.

Nel 2018 Matteo Salvini dichiarava i porti italiani “chiusi” alle navi di salvataggio dei migranti, sostenendo che i migranti rappresentavano una minaccia alla sicurezza nazionale.
«Due anni dopo, il governo italiano dichiara che il Paese rappresenta una minaccia per la salute dei migranti a causa del coronavirus».

È questa la posizione dei titolari dei quattro ministeri che hanno cofirmato un decreto in cui si riporta come, a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, i porti «italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety».

A firmare il decreto, che avrà valenza per l’intero periodo dello stato di emergenza – e quindi fino al 31 luglio – sono i ministri Luigi di Maio (Esteri), Luciana Lamorgese (Interno), Paola De Micheli (Infrastrutture) e Roberto Speranza (Salute).

Fino a qualche mese fa un simile decreto avrebbe scatenato, a sinistra, cori di indignazione.
Invece questa pandemia sta producendo un grave SILENZIO politico che rimanda a quella banale tautologica del dopo “che cambierà tutto”. E il tutto sta cambiando ora poiché si stanno ampliando le misure di sicurezza e di controllo: “democrazia” della legalità e dell’accertamento.

Giusto ieri “Libero” apriva la sua prima pagina con questo titolo: «Il picco della stupidità. Anneghiamo nei problemi ma ripeschiamo gli immigrati».

Porcherie infamanti la dignità di tutte e di tutti.

BASTA RAZZISMO!

  • Va da subito rivendicato il diritto legale di migrare liberamente e di aprire porti e frontiere all’accoglienza.
  • Procedere da subito alla regolarizzazione per i cittadini stranieri non comunitari già presenti in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte della stipula di un contratto di lavoro.