Messaggio di Moni Ovadia

Moni-OvadiaLunedì 27 gennaio, Moni Ovadia è intervenuto con un video messaggio all’assemblea cittadina indetta per celebrare “Il Giorno della Memoria“.

Il Testo del messaggio

Il 27 di questo mese di gennaio ricorrerà, ancora una volta, una ricorrenza chiamata “il Giorno della Memoria“.

Questo Giorno della Memoria pone una serie di problemi.
Si sono formate diverse scuole di pensiero intorno a questo Giorno della Memoria, io ne prenderò in esame due principali molto importanti.

C’è chi pensa che il giorno della memoria debba essere dedicato specificamente e particolarmente allo sterminio degli ebrei, evento tragico e terrificante, noto come Shoah.

C’è chi invece pensa che insieme a questo evento debbano essere ricordati tutti gli stermini perpetrati dai nazifascisti e che debbano essere anche ricordati gli altri stermini che si sono succeduti a quell’evento legati alla seconda guerra mondiale e che continuano nel nostro tempo.

Personalmente appartengo a quella seconda categoria di persone.

Io credo che perché la Memoria abbia un senso, che non diventi pura celebrazione e che rischi di diventare falsa coscienza e pura retorica, si debba collegare quell’evento a principi, i più importanti dei quali è l’uguaglianza e il rifiuto di ogni discriminazione che appartenga al passato, al presente e al futuro, nei confronti di chiunque perpetrato da parte di chiunque.

Io credo che il Giorno della Memoria debba essere un giorno di riflessione e di progettazione di una società diversa nella nostra Europa, ma anche nel mondo intero.

Bisogna ricordare e fare perno, rendendolo un pilastro del Giorno della Memoria e farlo diventare  un carattere universale dello sterminio.

Furono sterminati 6 milioni di ebrei, io vengo da una famiglia ebrea e so bene che cosa questo significa.

Ma Primo Levi ha scritto “se questo è un uomo“.

Sono stati annientati uomini, sono stati annientati menomati – quelli che oggi definiamo con il linguaggio peloso del political correct, portatori di handicap, diversamente abili.
Sono stati sterminati Rom e Sinti, un intero popolo che doveva essere sterminato fino all’ultimo embrione, esattamente come gli ebrei.
Sono stati sterminati slavi antifascisti, testimoni di Geova, omosessuali, semplici vagabondi.  E comunque soprattutto oppositori del nazifascismo.

Mi preme anche ricordare il grande sacrificio dei lavoratori che in Italia ebbero il coraggio incredibile di proclamare scioperi e boicottaggi, in piena occupazione nazifascista, nel momento in cui cresceva la ferocia dell’occupazione nazista e dei collaboratori fantocci fascisti.

E poi ricordare i soldati italiani che salvarono l’onore del paese dicendo di no alla barbarie nazifascista di Salò.

Dunque c’è un valore universale in questo giorno.

Noi ricordiamo l’uomo che è stato sterminato perché considerato altro quindi in quanto altro, nemico.

Il problema nei confronti della alterità sussiste ancora oggi; ancora oggi Rom, Sinti, Manouche, questi popoli nelle sue varie declinazioni vengono perseguitati, discriminati, vessati, continuamente oggetto di violenti e infami pregiudizi.

Se noi attribuiamo al rifiuto di ogni forma di discriminazione, di oppressione, di alterità, ovunque questo venga compiuta, ci colleghiamo con la parte più significativa dell’antifascismo.

Dall’antifascismo sono uscite la nostra Costituzione Repubblicana e la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo.

Dunque ha senso la Memoria se diventa progetto per costruire una società di uomini uguali e di pari dignità e quindi liberi: una società in cui la giustizia sia la giustizia sociale, perché una giustizia astratta e puramente formale, spesso pratica l’ingiustizia.

Bisogna ricordare che il crimine più efferato della storia dell’umanità è stato il colonialismo che perdura nelle sue nefandezze in forme nuove ma con lo stesso spirito di depredare altra gente e di sfruttarla.

Nostro compito è ricordare lo sterminio degli Armeni;
nostro compito è ricordare lo sterminio della Manciuria di Nanchino e delle Filippine;
dobbiamo ricordare il genocidio dei Tutsi;
dobbiamo ricordare il genocidio compiuto dai fascisti italiani, da soli cioè senza gli alleati tedeschi, cioè quello compiuto in Cirenaica, regione della Libia, dal generale Graziani;
dobbiamo ricordare la strage di massa perpetrata dai fascisti italiani (gli unici che usarono il gas, nella Seconda Guerra Mondiale) contro gli Etiopi: 135.000 morti in due giorni;
e ancora ricordare le guerre nella ex Jugoslavia con le sue pulizie etniche di sterminio;
e via dicendo … e  anche l’orribile genocidio interno alla Cambogia.

È troppo comodo fare la retorica del giorno della memoria e poi girare le spalle a quelli che sono gli ebrei di oggi; è facile mettersi un zucchetto nel Giorno della Memoria, fare un viaggio dell’ipocrisia ad Auschwitz e uscire dicendo “mi sento israeliano” perché questo non ha alcun senso.

La strumentalizzazione a favore di scelte politiche di oggi, che sono scelte di parte, che sono scelte che usano strumentalmente il Giorno della Memoria per legittimare oppressioni di vario genere come quella del popolo palestinese, non sono accettabili.

E dunque dobbiamo aprire una nuova prospettiva perché la Memoria diventi lo strumento straordinario di cui tutti ci armiamo per costruire un mondo di uguaglianza, di giustizia sociale, di fine dello sfruttamento e di riaffermazione dei valori centrali su cui va costruita questa società. 

Sono i valori della Vita, l’essere umano, il mondo naturale nei confronti dei quali bisogna assumere un atteggiamento di fraternità non di sopraffazione, non di sfruttamento e non di avvelenamento perverso: la centralità dunque della Vita nelle sue manifestazioni.

Non trasformare il mondo in un progetto di appropriazione selvaggia attraverso la privatizzazione dei nostri corpi, delle anime, della natura, degli animali, … di tutto, perché serve agli interessi dei pochi.
Perché Primo Levi, lo dobbiamo ricordare, ci ha lasciato un messaggio fondamentale: “se volete che questo evento non si ripeta più, dovete combattere con tutte le vostre forze contro la logica del privilegio; solo l’affermazione dell’uguaglianza di tutti gli uomini, cioè pari dignità, pari diritti, pari opportunità, pari accesso alla conoscenza, può garantirci che la cultura del privilegio venga cacciata definitivamente dal nostro mondo“.

Il cammino da fare è tantissimo e molti elementi dello spirito che anima il nazifascismo sono ancora vivi tra di noi.

Nell’Europa si affacciano le vocazioni nazifasciste, le vocazioni razziste, discriminatorie.

C’è tanto, tanto lavoro da fare con una militanza che non conosce stagione, ma che è una visione del mondo che si tramanda di generazione in generazione; perché noi ci iscriviamo nel grande cammino dell’umanità per conquistare Valore per il quale sono morti milioni e milioni di esseri umani.
E ricordiamoci che anche il femminicidio e l’omofobia fanno parte di queste pestilenze.

E da ultimo ricordiamoci una cosa: il Giorno della Memoria è soprattutto per i paesi che hanno ospitato i carnefici (questa è una intuizione che ha avuto la scrittrice Elena Loewenthal che io condivido). Non è per fare il carino con le vittime, tanto ormai non costa troppo, ma è perché coloro che hanno albergato nel loro paese nelle loro società, i carnefici diventino consapevoli che la peggior cosa che possa capitare ad un essere umano è essere carnefici dei propri simili.