Nella Memoria … la terza via

Ancora un’emozione, una grande emozione!

Dopo la visione del film “Vento di Primavera”, negli sguardi e sui volti delle numerose persone presenti si leggeva il disgusto delle enormi barbarie compiute nei giorni dell’Olocausto.

Un “vuoto” di parole, un dramma della storia: la perdita della ragione umana.

Le emozioni sono alla base dei sentimenti umani, tuttavia spesso tradiscono la razionalità e possono diventare “feroci”.
Non a caso uno dei motti delle SS tedesche era: «l’empatia è una debolezza». E’ così che si spiegano le brutali violenze private dal rimorso.

La Memoria pubblica della Shoah, il suo carattere universale, impone di preservarne la Memoria come un dovere etico, una sorta di imperativo categorico del nostro tempo.

L’Olocausto è un fenomeno determinante non solo per conoscere il passato ma anche per orientarci nel presente.

Eppure passarono 60 anni prima che l’ONU – 1º novembre 2005 – istituisse il Giorno della Memoria, prima che alcuni Stati, non tutti, denunciassero le proprie responsabilità.

Dopo 15 anni dalla sua istituzione il Giorno della Memoria, in particolare nelle manifestazioni istituzionali, viene celebrato in modo appassionato ma al contempo edulcorato per una Memoria che dovrebbe assumere un ruolo civico, educativo, in particolare politico.

L’orrore morale, materiale, dei campi di sterminio ci pone una domanda: quale memoria è mai possibile oggi, alla luce di una indifferenza omertosa che ancora violenta e uccide?

Quel ricordo rischia di apparire come un culto fine a sé stesso e comunque refrattario se non insensibile a quanto avviene in molte parti del mondo. 

La memoria dell’Olocausto, senza una cultura di corresponsabilità della politica, rischia di generare ulteriore indifferenza e qualunquismo.

Da qui l’importanza di assumere la Memoria come forza della ragione e della conoscenza, non solo per il proprio benessere ma per riprendersi il diritto di libertà e giustizia al fine di una diversa umanità per tutti i viventi.

Il Giorno della Memoria non deve essere una ritualità, il suo richiamo alla Storia pone la giusta responsabilità verso un presente dove la politica si richiama ancora alla “sicurezza”, quale alibi per continuare a predicare avversione, disprezzo, odio, se non per attivare mandati repressivi verso persone che lottano contro xenofobia, misoginia e razzismo.

Se le persecuzioni degli ebrei, dei rom, degli handicappati, degli avversari politici, … avvenute 75 anni fa continuano a suscitare grande indignazione nei ricordi e nelle celebrazioni istituzionali, perché negare la cittadinanza alle migliaia di persone che ancora oggi ne sono escluse?

Perché l’Unione Europea continua a discutere solo, prevalentemente sul modo più efficace di impedire l’esodo di chi fugge dalle guerre e dalle violenze, mentre si è preoccupata di abbinare i crimini del nazismo a quelli del comunismo?

Perché l’arrogante impero israeliano continua ad essere un pericolo mortale per i palestinesi? Due milioni di palestinesi vivono in quel carcere a cielo aperto che è Gaza: un disastro umanitario.

Perché i governi del mondo spendono ogni anno oltre 1850 milioni di dollari per spese militari pari al 2,3% del PIL mondiale, mentre per gli aiuti umanitari viene speso lo 0,31%?

Perché continua a sussistere una esasperata recrudescenza della violenza che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi vent’anni?

Perché …?

Queste le domande. … Qualcosa non funziona!

Tuttavia nessuno, pur piegato dalle frustrazioni di un presente sempre più precario, può recitare il ruolo di vittima e venir meno alle proprie responsabilità.

Non basta il ricordo o una emozione: la dignità umana è in pericolo; quando l’indifferenza, l’arroganza o l’opportunismo cavalcano l’onda dell’esclusione, i “nemici” continueranno a crescere come una ossessione, fino a inghiottire tutte e tutti.

La Memoria è propria di ogni persona e va agita negli spazi della Memoria affinché diventi Storia.

 Per questo nella Scuola di italiano per immigrati di Dimensioni Diverse,
 
la Memoria si riproduce attraverso lo scambio e la condivisione delle
 conoscenze per una diversa consapevolezza dell’essere.