Nuovi Desaparecidos – LETTURE

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non-sono-numeriDal 18 Giugno 2015 al 16 giugno 2016 ininterrottamente ogni giovedì e ancora da Luglio 2016 ogni primo giovedì del mese dalle 18,30 alle 19,30, davanti alla sede del Comune di Milano in P.za della Scala “Milano Senza Frontiere” sta marciando in solidarietà con i nuovi desaparecidos, per richiamare il dovere della politica e l’indifferenza della gente alle stragi nel mare Mediterraneo, all’urgenza di aprire canali umanitari: non sono numeri, sono persone.

LETTURE


Se questo ci lascia indifferenti
  • Dal 2013 a oggi sono oltre 15.000 i morti accertati nel Mediterraneo;
  • la “lungimiranza” dei politici e della politica è preoccupata di salvaguardare le frontiere ma non le vite disperate che la prepotenza del dominio costringe alla fuga;
  • il Papa chiede e sollecita il perdono per la violenza dei governi che impediscono il “cammino” naturale delle persone.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La generosità della cittadinanza si fa largo tra l’insipienza politica, ma non è in grado di risposte definitive;
  • le numerose iniziative in programma sollecitano grandi partecipazioni: in esse si trovano denunce, dibattiti, riflessioni, … situazioni degradate e degradanti.
  • il malaffare dell’arroganza umana, l’economia dei primati, le devastazioni della Terra Madre, ci rendono responsabili del diritto alla Vita.

Se questo ci lascia indifferenti

  • A vista, l’umanità e il suo benessere dello spreco si reggono esclusivamente su rapporti di forza, di prevaricazioni, di egemonie, di guerre, di paure, ;
  • una logica della quotidianità che fatica a ripensare sé stessa, costretta a rincorrere e resistere alle violazioni dei diritti e alle politiche soggiogate al potere economico;
  • la forza della spontaneità rivendicativa, diffusa nei territori a salvaguardare spazi di appartenenza, beni pubblici, bellezze naturali, esaltano la necessità di un diverso impegno.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La crisi è un surrogato dell’economia politica che ragiona sul mercato dei consumi e non sulla qualità della vita. Si contrappongono “percorsi di cambiamento”: Beni Comuni, Giustizia, Equità, Altra economia, concedono spazi di libertà;
  • a cambiare le cose resta il tempo, quel fantomatico spazio di vita capace di declinare le scelte e la prerogativa della partecipazione;
  • la critica e il giudizio richiedono la comprensione e la spiegazione dell’indescrivibile bagaglio di esperienza collettiva che troppo spesso rimane nel recinto della proprietà privata.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La differenza non è una vetrina dell’immaginario e neppure una contraddizione dell’essere, ma la solidarietà che distingue l’ossequio dalla giustizia;
  • dicotomie tra l’essere e il fare, tra la critica e la consapevolezza, tra la memoria e la realtà, …, rafforzano il confine del possibile incontro con l’altro;
  • mondi paralleli che marciano su binari disgiunti mai convergenti.

Se questo ci lascia indifferenti
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Prima vennero …

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare”

                    (Bertolt Brecht)

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Se questo e’ un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per un pezzo di pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi

                    (Primo Levi)

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“Odio gli indifferenti.

Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.

L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.

Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
                (Antonio Gramsci 11 febbraio 1917)

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Mi dispiace mamma, l’Europa è lontana

Mi dispiace mamma,
perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.

Mi dispiace mamma,
perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo, cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri …
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti …
A proposito … i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia: una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film … una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti …

Mi dispiace fratello mio,
perché non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese per farti divertire un po’ prima della laurea …

Mi dispiace sorella mia,
perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche …

Mi dispiace casa mia,
perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perché io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.

Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.

Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.

Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.

Mi dispiace se sono affondato in mare.

                (Poesia anonima attribuita ad un siriano (qui l’originale)

                La traduzione è dei ricercatori Serena Tolino (Zurigo) e Ashraf Hassan (Napoli,                        Bayreuth).
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Respingiamo

Respingiamo quella normalità che sconvolge e che lascia indifferenti

Respingiamo quella normalità che lamenta lo sdegno e che diventa ipocrisia

Respingiamo quella normalità che non si ribella all’ingiustizia se non gli è propria

Respingiamo quella normalità che denuncia parole e lascia distaccati /alieniati

Respingiamo quella normalità che trova il coraggio di insultare la diversità dei propri simili quasi fossero loro responsabili della propria miseria,

Denunciamo

Denunciamo l’ignoranza razzista e xenofoba che trova l’eroismo nello scagliarsi contro le persone (uomini, donne, bambini) che solo rivendicano il diritto alla vita.

Denunciamo l’arroganza dell’ipocrisia che non si spiega le ragioni del proprio benessere

Denunciamo la vigliaccheria le brutalità perpetrate verso le persone che sono già marchiate della miseria (altrui), accusandoli di ingiustizie

Denunciamo l’insipienza della politica incapace di umanità, colpevole del razzismo che viola i diritti umani.

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Basta morti in mare

Non sono numeri, sono persone

Basta stragi nel Mediterraneo

Basta ipocrisia della politica

Liberate le Nazioni dai debiti

Liberate i Paesi dalle guerre

Liberate i Paesi dallo sfruttamento delle multinazionali

Liberate le Nazioni da chi sovvenziona i regimi dittatoriali

Liberate i confini, abbattete i muri della vergogna

 

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Questo ci tocca

Abbiamo esportato le guerre

Abbiamo occupato le terre

Su quelle terre abbiamo seminato interessi esclusivi

Abbiamo cercato/rubato il nostro benessere

Abbiamo creato la loro miseria.

Ora ne subiamo le conseguenze.

Abbiamo il dovere di non rimanere indifferenti

Abbiamo il dovere di riconoscere la dignità umana come bene universale

Abbiamo il dovere della solidarietà accogliente.

Oggi, donne e uomini stanno mostrando un’Europa vera, dei cittadini, non dei governi.

Noi vogliamo essere parte di quella Europa vera, accogliente, solidale, che rispetta i diritti e la dignità degli esseri viventi.

Non quella della politica-economica, degli interessi privati, dell’esclusione che “produce” “consumatori consumati”.

Per rivendicare giustizia e libertà

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Senza mai dimenticare che

Prima vendiamo loro le armi

Poi rubiamo loro la sovranità

Poi rapiniamo loro ricchezze e terre

Poi … succedono le guerre

Dopo ci sono rifugiati e profughi


Infine scopriamo che molti  sono annegati!

 

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Ora nessuno può dire … Non sapevo

Continuo a pensare all’atroce indifferenza che ancora attraversa  molta gente, forse emozionata da un bimbo travolto dal mare, forse impressionata, preoccupata dalle migliaia di persone, intere famiglie, che marciano lungo i binari, che attraversano fili spinati, che non si arrestano alle violenze dei poliziotti, forse … la normalità prevale a soffocare quel poco di indignazione insufficiente per una insurrezione.

Ora nessuno può dire … Non sapevo

Continuo a pensare all’atroce insipienza dei politicanti che parlano, che promettono, che dicono e disdicono … Loro sono il problema!
Aprono e chiudono le frontiere, alzano i muri, fili spinati, ricreano campi di concentramento, …
Quelle immagini che “violentano” la nostra sensibilità, mostrano la miseria di una disumanità che sempre più pressante bussa alle porte di casa nostra.
E’ ora di riprenderci il nostro destino, quello di una diversa umanità rispettosa della giustizia e dei diritti per tutti i viventi, prima che la paura e la vergogna ci rendano definitivamente complici, e la miseria di una politica degli interessi privati spezzi ogni speranza di vita migliore, trascini anche i nostri corpi sui binari che portano ai lager dei domini imperiali.

  • Basta morti in mare
  • Non sono numeri, sono persone
  • Basta ipocrisia della politica
  • Liberate le Nazioni dai debiti
  • Liberate i Paesi dalle guerre
  • Liberate i Paesi dallo sfruttamento delle multinazionali
  • Liberate i confini, abbattete i muri della vergogna

 

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E’ ormai del tutto evidente che

fili spinati, muri, carri armati, gas lacrimogeni, spari, bastonate, galere, respingimenti, … sono solo strumenti di violenza che non potranno mai fermare esseri umani che fuggono dalla fame e dalle guerre.

E’ ormai del tutto evidente che

le “invasioni” migratorie sono la causa indiscussa degli imperialismi economici e politici che da sempre si impongono per il dominio dei mercati.

E’ ormai del tutto evidente che

regimi e dittature imposte e sostenute dalle grandi multinazionali servono solo per avere mano libera nello sfruttamento e nelle rapine delle ricchezze naturali per l’esclusivo interesse privato del mercato dei consumi.

E’ ormai del tutto evidente che

nessuno può dire “io non sapevo“, “io non centro“; di fronte al fragore di queste marce forzate che non risparmiano il genere e l’età dei forzati, che non salvano le vittime di mare e di terra, che sconvolgono le vite e le famiglie, che sconvolgono l’umanità, … nessuno può dire “io non sapevo“, “io non centro“.

E’ ormai del tutto evidente che

le forme di malgoverno, la clandestinità, le galere, le demagogie, le violenze razziste, l’indifferenza, … sono parte di quella responsabilità che sollecita una presenza attiva, un’azione critica e di lotta per una diversa umanità e giustizia.

Per tutte le evidenze possibili, per non dimenticare le persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa: i Nuovi Desaparecidos.

 

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oggi … ieri … domani

Quando la miseria muore in mare!

Forse non serve ripetersi, … forse sì.

Si può gettare un fiore in memoria, ma poi i corpi emergono:

uno … cento … mille, e saranno tanti, sempre più tanti …

a esasperare la memoria, a esasperare l’insipienza “cacciateli indietro“!

L’inferno è di là, oltre il mare …

le loro miserie,

le nostre miserie

è inevitabile, loro/nostre, si incrociano … e non c’è più pace,

è la miseria a vincere

Quando la loro miseria muore in mare, è la nostra a rimanere, cresce in noi.

… nessuno si salva.

E’ sempre emergenza … politica!

E saranno in tanti, e saremo sempre impreparati.

In tre mesi 20mila sono sbarcati, in sei mesi saranno 100mila,

Loro continueranno a fuggire dalla miseria, dalle armi, dalla violenza, …

per loro la morte è parte della speranza di vita.

Creare Campi di riconoscimento, condannarli nei Centri sub sahariani, sono solo modi per garantire umani ai trafficanti.

Sembra non esserci speranza!
In realtà loro sono la speranza del nostro cambiamento del nostro futuro.

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