Più rimpatri e meno diritti per i richiedenti asilo: decreto Minniti

Minniti

MinnitiSicurezza, sicurezza.

La situazione italiana è carica di tensione per il costante aumento delle criticità che generano pesanti incognite sulle condizioni di vita e nei rapporti interni ad essa.

I giovani sono stretti nelle spire del caporalato (nei call-center, nella logistica, …), soffocati dalla miseria di un reddito sempre più precario che li priva dei diritti e li trascina dentro un viaggio della disperazione, accompagnati da 7 milioni di disoccupati, 4,8 milioni in povertà assoluta, … e da 115 milioni di voucher vera fortuna per padroni e caporali.

Un governo della politica, piegato agli interessi privati del potere dell’economia la quale si è “fatta garante” delle conquiste del passato: sanità gratuita, scuola gratuita, diritti dei lavoratori, risorse pubbliche, ….

Grandi ingiustizie, grandi diseguaglianze, si frappongono a grandi ricchezze.
Un saccheggio che prospetta una grande precarietà diffusa e un futuro da sopravvivenza che merita solo grande consapevolezza e grandi lotte di liberazione.

In questa situazione arrivano i migranti pronti a riscattare una dignità di vita che è stata loro tolta dalla ancora più feroce violenza dei poteri economici oltre che dalla miseria della politica.

Marco Minniti, nominato Ministro degli Interni, ha avvertito un “grave pericolo” e si è subito preoccupato della “sicurezza“. La “sicurezza ” è un tema che piace a tutte le forze politiche che plaudono, ma la “sicurezza” è anche l’alibi di una politica di governo incapace di dare risposte adeguate ai reali problemi economici e sociali in particolare sulle migrazioni.

Così, agli inizi di febbraio, su proposta del Ministro Marco Minniti, il Governo Gentiloni vara due decreti legge di “natura urgente“: il primo, relativo alla “sicurezza urbana“, rafforza i poteri dei sindaci per difendere il “decoro urbano“: norma definita dallo stesso Viminale “misura forte”  richiesta dall’Associazione dei Comuni.

Il secondo decretoDisposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per  il contrasto dell’immigrazione illegale vuole rispondere alle “paure” che realtà razziste e xenofobe con complicità anche di governo, sono generate in merito al flusso degli immigrati.

Le principali “novità” del decreto sull’immigrazione:

  • Facilitare i “meccanismi e i sistemi” per i rimpatri dei migranti che non hanno diritto all’asilo;
  • ridurre il tempo necessario al riconoscimento del diritto d’asilo, abolendo la possibilità di ricorso al secondo grado di giudizio;
  • creazione in 14 tribunali ordinari di sezioni specializzate dedicate alle richieste d’asilo e ai rimpatri;
  • apertura di un CIE, in ogni regione, che saranno denominati “Centri di Permanenza per il Rimpatrio” (previsti 1600 posti), “in cui verranno inserite, tra l’accertamento della violazione delle regole e il rimpatrio, persone che possono rappresentare potenzialmente un rischio per la società“.

Nel decreto non c’è alcun riferimento all’intenzione di abolire la “Bossi Fini” che configura il  reato di clandestinità.

  • I richiedenti asilo potranno essere impiegati in “lavori di utilità sociale a favore della collettività”, “per colmare il vuoto dell’attesa“.

In sostanza, migranti e richiedenti asilo chiamati al lavoro, volontario e gratuito, diventano una sorta di voucher che i comuni possono spendere per pulire le strade, cancellare i graffiti dai muri, … risparmiando risorse umane e materiali. Ma resta il fatto che la servitù è servitù anche quando è volontaria: una forza lavoro ricattabile, lavoro forzato.

In merito al lavoro, nel decreto non si affronta l’importante tema delle “quote d’ingresso dei lavoratori migranti che non vengono attivate ormai da diversi anni.

Non vengono definite “vie legali” per arrivare a chiedere asilo in sicurezza

Vedi: L’accoglienza in Italia

Le critiche

Il primo “NO” al decreto sull’immigrazione varato dal Governo arriva dal Primo Presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Canzio, il quale dopo avere, in precedenza, ribadita l’inefficacia del reato di clandestinità e aver sollecitato lui stesso il Governo ad intervenire per sveltire l’iter delle richieste di asilo, afferma: “Pretendere la semplificazione e razionalizzazione delle procedure non può significare soppressione delle garanzie. In alcuni casi non c’è neppure il contraddittorio, come si può allora pensare al ruolo di terzietà giudice, rispetto di a chi?

Anche l’Associazione Nazionale dei Magistrati, in un documento, esprime un “fermo ed allarmante dissenso” per la decisione di cancellare la possibilità di un richiedente asilo di ricorrere in appello in caso di restringimento della domanda.

Pratiche dei respingimenti – accordi bilaterali

L’Unione Europea ha già sottoscritto con il regime del governo Erdogan della Turchia, un accordo scellerato costato 6 miliardi, per trattenere in Hotspot disumani milioni di siriani, pakistani e afgani.

Ha inoltre attivato il “Patto per l’Immigrazione” (Migration Compact) per bloccare i flussi migratori sulla rotta balcanica lasciando nel disagio più assoluto e alla disperazione intere famiglie.
Ora il “Piano” della Commissione Europea prevede di creare in Libia una “linea di protezione” (una specie di blocco navale) per scoraggiare le partenze dei profughi. Così, il 3 febbraio, il nostro Presidente del Consiglio Gentiloni ha stipulato un accordo con il leader libico Fayez al Serraj, per bloccare le partenze dei migranti.

Le misure urgenti previste dal “Patto per l’Immigrazione” dell’Unione Europea prevedono accordi con i vari stati da cui partono i migranti: Niger, Mali, Senegal, Etiopia e Nigeria, promettendo tanti soldi (quelli della cooperazione) per la creazione di HOTSPOT e molte armi per la sicurezza.

Nel frattempo è la stessa UE a costringere i paesi africani a firmare gli Accordi di Partenariato Economico (EPA) che li obbliga a togliere i dazi doganali, permettendo all’Europa di invadere i loro mercati con i suoi prodotti agricoli; senza parlare dell’accaparramento di terre (land-grabbing), perpetrato anche da molte nazioni europee, affamando i popoli africani: per cui la fuga di milioni di esseri umani.

Pesanti le critiche

Confederazione Europea dei Sindacati: «l’Ue non dovrebbe esternalizzare la gestione della crisi umanitaria dei rifugiati». Considerando «già abbastanza grave che l’Ue stia pagando la Turchia per tenere i rifugiati fuori dall’Europa», «si dovrebbe evitare di fare lo stesso con la Libia»

Medici Senza Frontiere: «ancora una volta i leader europei hanno discusso unicamente di misure finalizzate al semplice “contenimento dei flussi”. Non si è discusso seriamente di come salvare vite, perché, è anzi chiaro, come l’Ue sia pronta a sacrificare le vite di migliaia di uomini, donne e bambini per impedire loro di raggiungere le coste europee». Dall’Ue e dall’Italia un «approccio cinico, ipocrita e disumano».

Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione: «L’Ue e il governo italiano aggirano il dovere di accogliere le persone in fuga da persecuzioni e guerre con una politica estera in materia di immigrazione in gran parte basata su accordi e partenariati stipulati con governi dittatoriali, come Sudan, Libia, Niger o incapaci di garantire l’incolumità dei propri cittadini. Con questi accordi l’Ue e l’Italia di fatto esigono che i Paesi terzi blocchino, con l’uso della forza; il passaggio di persone in chiaro bisogno di protezione internazionale. Ciò in cambio di competenze e attrezzature militari oltre che dei fondi per la cooperazione, ossia di quelle risorse economiche che dovrebbero, al contrario, essere destinate alla crescita e allo sviluppo dei Paesi terzi, ignobilmente degradate a merce di scambio».

Migrare è un diritto

Occorre ribadire la centralità del diritto d’asilo, consentire l’ingresso regolare anche per chi migra per motivazioni economiche come paradigma di un’Europa aperta e solidale.

È una sfida vitale per la democrazia in Italia e in Europa che sollecita persone, movimenti, forze associative e politiche alla mobilitazione in difesa dei diritti fondamentali sotto minaccia.