Sotto un regime militare

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Italia-ripudia-guerraQuello delle spese militari è l’unico settore in Italia e nel mondo, che non ha mai vissuto tagli, anche in tempo di grande crisi.

Per l’anno 2017 l’Italia destina circa 23,3 miliardi di euro alle spese militari, pari a oltre 64 milioni di euro al giorno: un rapporto spese militari/PIL vicino all’1,4 per cento.

La spesa militare italiana non incide solo sul bilancio della Difesa ma anche sul bilancio del Ministero degli Esteri per le missioni e su quello del Ministero dello Sviluppo economico per i programmi di acquisto degli armamenti.

La grande spesa militare ed in particolare quella per gli armamenti, viene giustificata dalla lotta al terrorismo, dalla lotta all’immigrazione e a quella della criminalità urbana: pretesti questi che non spiegano l’acquisto di cacciabombardieri, navi da guerra o blindati per le città.

in realtà è la “politica” e le scelte di governo che giustificano l’aumento delle spese militari facendo leva sulle “paure” dei cittadini

“Affermare che gli F-35 servono per combattere l’Isis è deleterio in termini di sicurezza nazionale, perché andare a bombardare città e villaggi in Paesi islamici non fa altro che aizzare l’odio della galassia jihadista verso il Paese aggressore”
Allo stesso modo non è vero che “le nuove navi da guerra della Marina servono per soccorrere i profughi nel Mediterraneo”

Spese militari e democrazia

La potente forza delle industrie militari – sia palese che occulta – ha più volte dimostrato di essere in grado di influenzare le politiche dei governi spingendoli alla necessità di un sempre più grande potenziamento degli armamenti, per fare guerre “umanitarie” disastrose per l’intera umanità ma enormemente vantaggiosi per l’industria bellica.

Tutto ciò a grave danno e a prevalere sugli interessi della collettività: minacce alla pace, alla sicurezza, alla libertà, oltre che una riduzione della spesa per i servizi sociali e il benessere dei cittadini.

 Il Libro Bianco, un vero golpe costituzionale

Il 10 febbraio il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che consentirà l’implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» e la «Revisione e riorganizzazione della formazione e del funzionamento delle Forze Armate».

Un grave atto che sta passando sotto un servile silenzio e la complicità dei parlamentari del tutto indifferenti alla violazione del mandato costituzionale.

Alle Forze Armate vengono assegnate quattro missioni:
  1. prima missione: la difesa della Patria, stabilita dall’Art. 52, viene riformulata in difesa degli «interessi vitali del Paese».
  2. seconda missione: «contributo alla difesa collettiva dell’Alleanza Atlantica e al mantenimento della stabilità nelle aree incidenti sul Mare Mediterraneo, al fine della tutela degli interessi vitali o strategici del Paese».
  3. terza missione: Il “ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“, stabilito dall’Articolo 11, viene sostituito dalla «gestione delle crisi al di fuori delle aree di prioritario intervento, al fine di garantire la pace e la legalità internazionale».
  4. quarta missione: viene affidata alle Forze Armate, sul piano interno, la «salvaguardia delle libere istituzioni», con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza». Una formula vaga che si presta a misure autoritarie e a strategie eversive.

“Il Libro Bianco demolisce in tal modo i pilastri costituzionali della Repubblica italiana, che viene riconfigurata quale potenza che si arroga il diritto di intervenire militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – a sostegno dei propri interessi economici e strategici, e , al di fuori di tali aree, ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando degli Stati uniti”. (Manlio Dinucci)

Nel Libro Bianco l’industria militare viene definita  «pilastro del Sistema Paese» poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».

Non resta che riscrivere l’Articolo 1 della Costituzione, precisando che la nostra è una repubblica, un tempo democratica, fondata sul lavoro dell’industria bellica“.

La NATO va rafforzata: più spese militari

Lo dicono gli USA; e sia la Merkel che la Mogherini dicono SI rinnovando ai Paesi europei dell’Alleanza Atlantica di aumentare la spesa militare al 2% del PIL. (Per l’Italia equivarrebbe a 100 milioni giorno)

Vedi : Percentuali di spesa nei Paesi NATO

Mentre l’Unione Europea sta vivendo una grande crisi, la Nato resta «indissolubile», aumenta il suo bilancio e si allarga a est.

“La guerra è distruzione di vite umane e risorse, è seminagione di odio, è dominio-imperio degli spazi economici e finanziari con la violenza militare”.
“La fuga disperata di milioni di esseri umani che chiamiamo migranti è epocale perché corrisponde all’epoca delle guerre occidentali in Medio Oriente, che hanno distrutto tre stati, l’Iraq, la Libia e la Siria, fondamentali per gli equilibri mondiali; ed è epocale perché corrisponde alla rapina epocale, da parte delle multinazionali, delle ricchezze dell’immensa Africa dell’interno.
Ora di fronte a chi fugge dalle guerre e dalla «miseria da rapina» l’Europa, nonostante le evidenti responsabilità, erige muri e militarizza i propri confini, fino alla soluzione del blocco navale militare e alla pratica di esternalizzare l’accoglienza dei profughi a Paesi esperti in tortura e campi di concentramento”.

Nucleare: una minaccia rimossa

 Gran parte dell’opinione pubblica, assorbita forse dall’impresa della quotidiana sopravvivenza, non si accorge di quanto grave sia ancora il pericolo di una guerra nucleare.

Esiste un Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) del 1970 voluto soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Urss, che avevano il solo scopo di limitare l’ulteriore proliferazione delle armi nucleari.
In realtà il Tnp era ispirato e gestito secondo gli interessi degli Stati nucleari, soprattutto Usa e Urss: infatti gli Stati che hanno acquisito l’arma nucleare sono aumentati da 5 a 9.

Sono 15.000 le testate nel mondo. 4.500 sono detenute da Usa e Russia e le rimanenti da altri 7 Stati. (Inghilterra, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan, Corea del Nord).
Comunque il Trattato non ha impedito agli Stati Uniti di schierare testate nucleari nei paesi europei dell’Alleanza atlantica: in Italia ne rimangono una settantina nelle basi di Aviano e di Ghedi Torre.

L’approssimarsi dei negoziati dell’Onu a marzo, impone di indurre il Governo italiano ad esigere il ritiro (e l’eliminazione) delle testate schierate in Italia e ad impegnarsi attivamente nella conferenza delle Nazioni Unite per dare un contributo attivo ai negoziati che porteranno alla messa al bando degli ordigni nucleari.