Una strage che richiama la memoria del presente

Rana-Plaza

Rana-PlazaIl 24 aprile 2013 ha avuto luogo la strage del Rana Plaza, Bangladesh, dove a causa del crollo del palazzo in cui lavoravano circa 5000 persone in condizioni di sfruttamento e salari miserabili, 1138 donne sono morte e 2515 sono rimaste ferite.

Solo dopo due anni di lotte e denunce è stato raggiunto un primo obiettivo: ottenere, da Benetton,  un risarcimento di 30 milioni per le vittime del crollo.

Questa memoria è doverosa per continuare a ricordare e denunciare l’espropriazione e lo sfruttamento del lavoro produttivo da parte del Capitalismo che avviene in ogni angolo del mondo e nella nostra vita quotidiana.

Il Capitalismo utilizza gli stessi meccanismi di accaparramento violenti, presenti fin dalla sua origine, in modo permanente: appropriazione della terra e della natura, sfruttamento del lavoro, violenza e il potere militare.

Ciò significa che questo sistema nelle sue diverse forme è direttamente correlato al neocolonialismo e al patriarcato.

Le aziende organizzano la loro produzione e l’intera catena del profitto, in modo diffuso in tutto il mondo, mirano in particolare ai paesi del Sud del Mondo considerati “paradisi fiscali” con liberalizzazioni garantite dai Governi e manodopera a basso costo.
Le multinazionali godono di grande impunità a fronte di violazione dei diritti umani, inquinamento della natura, ….

Ciò avviene anche con l’usurpazione delle terre delle comunità, con la trasformazione dell’agricoltura familiare in agricoltura intensiva di esportazione, con la deforestazione e con l’inquinamento dei corsi d’acqua da parte delle attività estrattive delle multinazionali.

Si creano in questo modo squilibri naturali e soprattutto di miseria per le famiglie che soffrono per mancanza di cibo e acqua.

Siamo costretti a dover fare affidamento ad un mercato senza confini per mangiare, con un potere d’acquisto controllato.

E’ lo stesso “governo del mercato” che genera le guerre, le miserie, i migranti, i rifugiati che i “nostri” governi, complici, non vogliono accogliere.

Così è per l’industria che supporta gli alimenti surrogati e geneticamente modificati (OGM) che hanno ormai invaso completamente i nostri mercati.
In questo settore, l’aspetto estetico del cibo è più importante della sua qualità nutrizionale, il che significa che la nostra salute e il benessere sono seriamente compromessi.

Una manipolazione tecnologica e mediatica per garantire un consumo accelerato, per creare bisogni inutili e un culto effimero della sovranità.

Questo contesto è il risultato di quello che viene chiamato “libero scambio“, che non è niente di nuovo; gli accordi di libero scambio sono strumenti che stabiliscono regole molto rigide formulate attraverso processi molto poco democratici i cui obiettivi, per le aziende multinazionali, sono di espandere il loro potere sulle nostre vite. Infatti con questi accordi irreversibili controllano le politiche dei Governi. Inoltre le società tendono ad appropriarsi della conoscenza per brevettare la vita, i semi e creare monopoli il più a lungo duraturi.

Esempi di questo sono l’accordo di Tras-Pacifico (TPP), la Tras-atlantico (TTIP) e l’accordo sul commercio e dei servizi (TISA).

Noi lottiamo contro questi accordi di libero scambio che sono oltre le semplici regole del commercio tra i paesi: sono strategie di dominio, per espandere i mercati e aumentare i loro profitti. Nel contempo aumentano le disuguaglianze tra paesi e popoli e minacciano la sostenibilità della vita.

 

E’ facile associare la data del 24 aprile a quella del 25 aprile, data della Liberazione.
Questa memoria ci rafforza e stimola nelle lotte di resistenza contro ogni forma di mercificazione della vita e di violenza razzista.