Dopo i giorni della «Memoria»

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fARE-mEMORIAAnche quest’anno un grande tripudio di ricordi e di memorie hanno accompagnato il “Giorno della Memoria“. Un periodo della storia di poco più di 10 anni – 1933, 1945 – si racconta con atrocità commesse da regimi che meriterebbero di essere cancellati dalla stessa Memoria.

In tanti hanno voluto ricordare qualche particolare circostanza, nelle diverse forme più appropriate per caratterizzare e dare significato a quegli eventi, alla Memoria.

Bisogna anche dire che tra i tanti presenti, molti sono rimasti assenti, ma nessuno può dire “IO NON SAPEVO”.

Da oltre 70 anni il “Giorno della Memoria” raccoglie storie documenti che il mondo digitale conserva a Memoria.

E’, per tutte e per tutti, doveroso ricordare le barbarie delle atrocità commesse dall’odio razziale dei regimi nazifascisti ad Auschwitz come nelle migliaia di altri campi di concentramento,nei confronti di esseri umani giudicati di razze inferiori o oppositori del regime: ebrei, zingari, rom, omosessuali, handicappati, testimoni di Geova, lavoratori, comunisti.

Anche noi abbiamo voluto aprire i nostri pensieri in “elogio alla memoriaricordando che è la Memoria a fare la storia; senza Memoria ritorna la ferocia di quei ricordi. Vedi: Volantino – elogio alla memoria – 26-1-017

Un dovere del “Fare Memoria” è offrire spazio e attenzione ai molti “lager” che oggi in molte parti del  mondo vengono oscurati alla Memoria.

Rimbalzano le domande: Come è potuto succedere? … Come può succedere la tragedia dei migranti? … Come è possibile che disumane vicende rimangono precluse da un possibile riscatto di dignità, di umanità?

Il silenzio e la debolezza personale può trasformarsi in memoria e forza dell’agire collettivo: la Rete.

C’è anche chi ha provato a dare risposte alle domande ricordando la rivoluzione russa del 1917, un evento in cui si è posto responsabilmente il problema della necessità di trasformare i rapporti di produzione capitalisti.

Infine l’intervento di Gigi Malabarba, ex operaio dell’Alfa Romeo, attivista del movimento per una “Rete di economia sociale e solitale”.

Inizia ricordando alcuni fatti di quegli anni: la resistenza nelle fabbriche, l’insurrezione del Ghetto di Varsavia, le società di mutuo soccorso, … Richiama le lotte operaie in Argentina che rispondono alla crisi con il recupero e la gestione diretta delle fabbriche occupate.

Infine riporta la Memoria al Presente.
Una Memoria capace di produrre, ricostruire un percorso che agisce il presente con attenta progettualità capace di dare risposte concrete.

E’ la sua esperienza nella fabbrica recuperata Rimaflow (vedi: http://www.rimaflow.it/), nei rapporti di cooperazione con SOS Rosarno e altre realtà che, partendo dal basso, sviluppano lotte virtuose per la costruzione di una Rete di economia sociale e solidale.

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L’incontro è stato allietato da Paola Franzini che con la sua chitarra ha cantato alcune canzoni in tema, sia all’inizio della serata che alla fine con un coro collettivo della canzone “Ciao Amore ciao” di Luigi Tenco.