Verso (e oltre) il 20 maggio

No-one-is-illegal

No-one-is-illegalDecine di realtà solidali, molte delle quali si occupano di immigrazione da molto tempo, tra cui Dimensioni Diverse, hanno sottoscritto la piattaforma comune “Nessuna persona è illegale“: verso, e soprattutto oltre, la manifestazione del 20 Maggio.

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 NESSUNA PERSONA E’ ILLEGALE

Ci troviamo nel mezzo di una trasformazione profonda e irreversibile che riguarda, simultaneamente, sia il mondo esterno che l’interno delle nostre società. I processi e i fenomeni migratori sono mutati e mutano di continuo; non possiedono più, da tempo, la fisionomia di eventi specifici e dai contorni delineabili che hanno potuto avere – peraltro sempre più contraddittoriamente – nel microcosmo italiano degli anni ’80 e dei primi ’90.

Le migrazioni sono un fenomeno sociale totale che rappresenta lo snodo politico della contemporaneità: né emergenziale né contingente.

I movimenti migratori costituiscono un potente fattore di problematizzazione di forme e confini (fisici, giuridici, economici, politici, etici, antropologici, culturali); interpellano radicalmente l’idea di società che più o meno confusamente possediamo; mettono in questione la cittadinanza; sovvertono i criteri di appartenenza a una comunità nazionale; destabilizzano – e noi pensiamo proficuamente – le identità sociali, i ruoli e i rapporti di genere.

Da un lato, mettono allo scoperto e determinano enormi trasformazioni politiche a livello dell’esercizio della sovranità, delle pratiche e delle tecniche di governo, dei dispositivi di controllo e di detenzione su qualsiasi scala; alterano e talvolta negano i diritti consolidati e destabilizzano le figure del diritto. Dall’altro, hanno neutralizzato, uno dopo l’altro, i modelli e gli strumenti con i quali si è cercato di governarle: dalla fallimentare gestione dei flussi alle varie forme di integrazione selettiva.

L’impatto delle migrazioni, la vastità delle loro implicazioni, minano le divisioni tra un noi, sempre più labile, dotato di identità culturali sempre più incerte, diritti, risorse, e loro, i senza diritti, i senza risorse, i bisognosi.

Lo dimostra il fatto che tutto ciò che viene drammaticamente sperimentato sulle persone migranti, in termini di mobilità, di condizioni di lavoro, di salute, in termini di disconoscimento e di negazione di diritti, retroagisce su tutte e tutti, più o meno velocemente, con aggiustamenti e adattamenti più o meno rilevanti, delineando un orizzonte comune del vivere – e spesso del sopravvivere – dello sfruttamento, del patire, delle relazioni e conseguentemente delle rivendicazioni.

In molti lo dicono ma vogliamo ribadirlo: sulle persone migranti vengono collaudate le tecniche di esclusione e di costruzione di una nuova gerarchia sociale che, poi, verranno applicate a  tutte  e  tutti. E’  in  atto  una marginalizzazione sociale progressiva, resa evidente dal continuo incremento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito e dal deterioramento delle condizioni di vita e dei servizi.

Il sistema istituito con la Convenzione di Schengen, che facilita la libera circolazione dei cittadini europei, presuppone però di converso la limitazione della circolazione dei cittadini non  europei. La politica migratoria della U.E. e dei singoli Stati membri neppure agevola l’ingresso legale di chi è costretto a fuggire da guerre e miseria. Ciò determina  che  per  approdare  nel  vecchio  continente  sia  necessario  rivolgersi  ai trafficanti di essere umani, rischiando la propria vita.

Solo nel Mediterraneo oltre 35mila persone sono morte o date per disperse: nessuno parla del dolore in cui vivono le loro le famiglie. Le polemiche strumentali sulle navi delle ONG che salvano vite umane nel braccio di mare tra la Sicilia, Malta e la Libia tendono solo a nascondere la triste verità: le persone migranti vengono lasciate morire e purtroppo a molti va bene così. Inoltre, la politica di esternalizzazione del controllo delle frontiere europee fa sì che sempre di più, in complicità con gli Stati a sud del Mediterraneo, migliaia di uomini, donne e bambini siano rinchiusi in luoghi – spesso costruiti con fondi europei – in cui la tutela dei diritti umani non esiste ma tortura, soprusi e violenza rappresentano la quotidianità. La detenzione delle persone avviene molto spesso in maniera illegale mentre i congiunti rimangono all’oscuro della loro sorte. Nei fatti migliaia di persone migranti sono vittime del reato di scomparsa forzata, da un decennio sancito dal diritto internazionale (Conv. Int. per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, ONU 20 dicembre 2006).

Noi, invece, sosteniamo con forza e senza esitazioni che nessuna persona è illegale; intendiamo dire che la libertà di movimento degli esseri umani deve essere garantita; intendiamo dire che le persone non possono circolare meno liberamente delle merci e del denaro.

In Italia e nella UE, al contrario, l’ingresso legale di fatto non è possibile: l’attuale normativa crea irregolarità, determina clandestinità e illegalismo, criminalizzando di fatto i migranti e gettandoli in un circolo vizioso di sfruttamento e marginalità. Noi rifiutiamo con forza la distinzione tra migranti regolari e migranti irregolari.

Se per un verso è ormai pressoché impossibile ottenere un permesso di soggiorno, d’altra parte è facile perderlo; la crisi economica di questi anni ha colpito e colpisce duramente: il lavoro perso, quando non ritrovato, determina la fine del permesso di soggiorno e la caduta nell’irregolarità, creando una condizione di perenne ricattabilità che  finisce  col  comprimere i  diritti non  solo  delle  e  dei  migranti,  ma  di  tutte  le lavoratrici e i lavoratori. Per rompere tale condizione noi vogliamo che il nodo gordiano che lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro venga sciolto.

Le guerre in atto da decenni in medio-oriente, in Africa, in Asia ma anche ai margini della UE sono evidentemente e pesantemente gravate da pesanti responsabilità occidentali; tuttavia non solo l’Italia e la UE, disapplicando i plurimi trattati internazionali, non accolgono degnamente i rifugiati politici ma addirittura tentano e purtroppo spesso riescono ad allontanare il più possibile dai loro confini la sede della procedura di riconoscimento dello status dell’asilo. Noi condanniamo gli accordi scellerati presi negli ultimi anni, tra gli altri, con la Turchia, con l’Egitto e con la pseudo-Libia, così come reputiamo inumani e fallimentari i tentativi, sempre in atto, di esternalizzare le frontiere.

Spesso il richiedente asilo non intenderebbe fermarsi nello stato di primo arrivo (tanto per esemplificare: Malta, le isole greche, il sud della Spagna, l’Ungheria, la Bulgaria, le coste meridionali italiane) ma vorrebbe proseguire per raggiungere luoghi economicamente più floridi, familiari o amici: questo peraltro faciliterebbe il percorso di inclusione sociale. Tale possibilità è, invece, impedita dalla normativa europea, che prevede che lo stato membro competente per l’esame della domanda di protezione internazionale  (il  cd.  asilo)  sia  quello  d’ingresso.  Noi  reclamiamo  la  revisione integrale del c.d. Regolamento di Dublino.

Non va neppure taciuto che a chi sopravvive al viaggio o alla traversata – quando non viene immediatamente espulso perché tacciato di  essere  un  migrante economico  – rimane la sola possibilità, sempre più infruttuosa, di avviare la procedura d’asilo. Così, data  l’impossibilità  di  accesso  regolare  in  altro  modo,  le  richieste  si  gonfiano  a dismisura, facendo crollare l’accuratezza nell’esame. Il governo italiano, scambiando colpevolmente la causa con l’effetto, ha deciso quindi di eliminare un grado di giudizio quanto al riconoscimento del rifugio politico, diritto costituzionale oltre che garantito internazionalmente, e a re-introdurre (perché l’inefficacia e le lotte dei migranti li avevano azzerati) e moltiplicare i Centri di Identificazione ed Espulsione, rinominandoli con eufemismo offensivo “per il rimpatrio”. Noi chiediamo l’abrogazione del decreto- legge n. 13/2017, c.d. Minniti-Orlando, ormai convertito in legge.

Dato che sempre più richiedenti asilo vedono rifiutata la domanda di protezione internazionale, restando senza alcuna possibile alternativa, vengono condannati alla marginalità e alla “clandestinità”. Noi chiediamo l’introduzione del diritto a ottenere un permesso di soggiorno per lavoro anche per gli asilanti diniegati.

Malgrado il panorama politico istituzionale sia, a dir poco, desolante, non smettiamo di lottare né di agire per il cambiamento. Crediamo con forza che la pratica sociale e l’azione politica indipendenti e dal basso siano vincenti.

Pratichiamo ogni giorno una solidarietà che non fa bene solo a chi è immigrato, ma a tutte le cittadine e i cittadini di questo paese. Le nostre esperienze configurano un modello completamente diverso di accoglienza, che non considera la persona migrante un sospetto da controllare né un povero da aiutare ma un cittadino, un uguale, un alleato carico di energie e creatività, che non costruisce “centri” basati sulla segregazione spaziale e sociale ma crea contatto, conoscenza e mescolanza, che non contrappone i bisogni delle e dei migranti a quelli delle e dei cittadini autoctoni ma ricompone contesti sociali frammentati.

Le risorse attualmente disperse nel mantenimento del dispositivo militare e poliziesco destinato all’impossibile controllo delle persone migranti vanno indirizzate invece alla ricostruzione di una solida struttura di servizi sociali per tutte e tutti, indipendentemente dalla nazionalità.

I problemi del lavoro, della salute, dell’alloggio, dell’istruzione e formazione professionale, non  sono  diversi per  gli  autoctoni e  per  i  vecchi e  nuovi migranti. Devono, pertanto cessare la creazione e il finanziamento di strutture specializzate “per immigrati”, che troppo spesso trasformano l’accoglienza in business; si torni invece a investire in strumenti di inclusione sociale universali, più strutturati, meno precari e formativi.

Le migliori esperienze realizzate in Italia e in Europa, quale ad esempio quella di Riace, ci mostrano che l’accoglienza non è un peso, ma può al contrario rivelarsi la chiave per far ripartire il sistema economico europeo devastato dalla crisi.

Se sapremo includere anziché segregare, permetteremo non solo alle nuove e ai nuovi arrivati,  ma  a  tutte  le  persone  che  oggi  vivono  in  condizioni  di  marginalità,  di partecipare alla costruzione del benessere collettivo, e questo non  mancherà di far sentire i propri benefici effetti sui paesi di origine dei migranti stessi, contribuendo così al superamento delle crisi sociali che li tormentano.

Il razzismo non si combatte con le belle parole, ma solo cancellando dalle leggi e dall’immaginario l’oscura figura del “clandestino” e le paure che esso incarna, praticando il mutuo soccorso come alternativa alla competizione, saltando e facendo saltare le frontiere con la forza della solidarietà, perché se i diritti non diventano universali degradano a privilegi.

In questa prospettiva proponiamo una piattaforma di proposte necessarie, ineludibili e possibili da subito.

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ALL’UNIONE EUROPEA

INTRODUZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO EUROPEO, CIOE’ DI UN PERMESSO ANCORA RILASCIATO DA CIASCUNO STATO MA CON VALIDITA’ IN TUTTA LA U.E.

NESSUNA DISTINZIONE TRA MIGRANTI REGOLARI E MIGRANTI IRREGOLARI

PREVEDERE FORME VINCOLATE DI VISTI DI INGRESSO PER MOTIVI UMANITARI NEI PAESI DI ORIGINE O TRANSITO INVESTITI DA CONFLITTI ARMATI O DA GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI FONDAMENTALI PER RICHIEDERE PROTEZIONE INTERNAZIONALE

REVISIONE DEL REGOLAMENTO DI DUBLINO CON LA PREVISIONE DEL DIRITTO DELL’ASILANTE DI SCEGLIERE IL PAESE DI DESTINAZIONE

ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEI TRATTATI SEMI-SEGRETI CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO L’ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare all’accordo del 2016 con la Turchia)

INTRODUZIONE DI PROCEDURE SEMPLIFICATE EUROPEE PER IL RILASCIO DI VISTI PER TURISMO AI CITTADINI EXTRA-U.E.

 

AL GOVERNO E AL PARLAMENTO ITALIANI

ABOLIZIONE DELLA PROCEDURA D’INGRESSO ATTRAVERSO IL DECRETO FLUSSI

VISTO DI INGRESSO PER RICERCA LAVORO E RELATIVO PERMESSO DI SOGGIORNO PER RICERCA LAVORO DELLA DURATA DI ALMENO 12 MESI

RIPRISTINO DELL’INGRESSO PER LAVORO A CHIAMATA NOMINATIVA

INTRODUZIONE DEL DIRITTO A OTTENERE UN PERMESSO DI

SOGGIORNO PER LAVORO ANCHE AI RICHIEDENTI ASILO CHE AL TERMINE DELLA PROCEDURA NON VENGANO RICONOSCIUTI COME RIFUGIATI

REGOLARIZZAZIONE ORDINARIA DEI MIGRANTI GIÀ SUL TERRITORIO CHE SVOLGANO UN’ATTIVITÀ LAVORATIVA, CHE ABBIANO CONCRETI LEGAMI FAMILIARI O NON ABBIANO PIÙ RAPPORTI SIGNIFICATIVI CON LO STATO D’ORIGINE

REVISIONE COMPLESSIVA DEL MECCANISMO DI INCIDENZA PREVALENTE DEL CONTRATTO DI LAVORO QUANTO AL MANTENIMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

AMPLIAMENTO DELLE POSSIBILITA’ DI RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE

INTRODUZIONE DELLA CONVERTIBILITA’ RECIPROCA DI TUTTI I PERMESSI DI SOGGIORNO

TRASFERIMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA DI PERMESSO DI SOGGIORNO DALLE QUESTURE AI COMUNI

RICONOSCIMENTO IN VIA ACCELERATA DELLA CITTADINANZA PER I MINORI NATI IN ITALIA E PER QUELLI CRESCIUTI IN ITALIA

CONCESSIONE DELL’ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO ALLE ELEZIONI COMUNALI PER TUTTI I CITTADINI STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA DA ALMENO CINQUE ANNI

ABROGAZIONE DEI REATI CHE PUNISCONO L’INGRESSO O IL SOGGIORNO NON AUTORIZZATI

ABOLIZIONE DEI CENTRI DI DETENZIONE AMMINISTRATIVA PER MIGRANTI (gli ex CIE e già CPT, oggi ridenominati Centri per il Rimpatrio) E DI QUALSIASI LUOGO DI TRATTENIMENTO FORZATO (come gli hotspot)

INTRODUZIONE DI MISURE CONCRETE DI AGEVOLAZIONE DEL RIMPATRIO VOLONTARIO

ABBANDONO E REVOCA IMMEDIATA DEGLI ACCORDI SEMI-SEGRETI CON GLI STATI EXTRA-U.E. CHE PREVEDANO L’ESTERNALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI ASILO E DEL TRATTENIMENTO DEI MIGRANTI CD. ECONOMICI (basti pensare al tragico, e nel contempo grottesco, recente accordo del febbraio 2017 con la pseudo-Libia)

ABOLIZIONE DELLA VIGENTE NORMATIVA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE (LA CD. TURCO-NAPOLITANO INNERVATA IN SENSO PEGGIORATIVO DALLA CD. BOSSI-FINI)

ABROGAZIONE DEI DECRETI-LEGGE (ora leggi) MINNITI-ORLANDO IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E DI SICUREZZA URBANA

COSTITUZIONE DI UN SISTEMA NAZIONALE PER IL DIRITTO DI ASILO CON FORME DI ACCOGLIENZA ORDINARIA DECENTRATA, DISTRIBUITE DA OGNI REGIONE TRA I PROPRI COMUNI, OBBLIGATI ALLA RICEZIONE

PREVISIONE DI UN PERIODO DI ALMENO SEI MESI DI ACCOGLIENZA E SUPPORTO FORMATIVO, ALLOGGIATIVO, ASSISTENZIALE, ECONOMICO PER I TITOLARI DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE O UMANITARIA

SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE PER IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO OTTENUTI ALL’ESTERO

 

AL COMUNE DI MILANO

ADESIONE TOTALE AL SISTEMA S.P.R.A.R. DI ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO, CON L’ASSORBIMENTO INTEGRALE DEI POSTI OGGI DISPONIBILI NEI C.A.S. (Centri di Accoglienza Straordinaria) NONCHE’ CON L’OFFERTA DI 10.000 POSTI IN STRUTTURE S.P.R.A.R. INVECE DEGLI ATTUALI 1.000 (cioè a dire una percentuale dello 0,7% sulla popolazione residente anziché dello 0,07%)

DICHIARAZIONE PUBBLICA DI DISPONIBILITÀ A SVOLGERE LE INCOMBENZE RELATIVE AI RINNOVI DEI PERMESSI DI SOGGIORNO PRESSO GLI UFFICI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

RICONOSCIMENTO DELLA RESIDENZA ALLE PERSONE AVENTI DIMORA ABITUALE NEL TERRITORIO COMUNALE (MIGRANTI O NON MIGRANTI) MA IMPOSSIBILITATI, PERCHE’ IN DIFFICOLTÀ SOCIO-ECONOMICA, A TROVARE UN ALLOGGIO STABILE (ciò permetterebbe l’accesso a servizi di base quali scuola, sanità, lavoro e welfare in genere)

NUOVI INVESTIMENTI NEI SERVIZI PER L’INCLUSIONE SOCIALE E LA SALUTE PER L’INTERA CITTADINANZA, A PARTIRE DALLA GARANZIA DI ACCESSO UNIVERSALE AI SERVIZI PER L’INFANZIA, INDISPENSABILI ALLA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE DELLE DONNE MIGRANTI E AUTOCTONE

IMPEGNO FORMALE E PUBBLICO A NON USARE NESSUNO DEI NUOVI ODIOSI POTERI CONFERITI AI SINDACI DAI “DECRETI MINNITI” SIA NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI CHE DEGLI AUTOCTONI