In Yemen non c’è un conflitto armato

armi-italianeI recenti casi di palese violazione della legge 185/90 che vieta la vendita di armi ai paesi in conflitto armato hanno trovato nel Governo e nel Ministro della difesa l’assurda giustificazione che in realtà nello Yemen non c’è conflitto armato in quanto non dichiarato.

I numeri della tragedia ignorata dalla nostra ministra: oltre 50.000 le vittime civili in due anni di guerra, tra questi migliaia i bambini; circa 3 milioni gli sfollati; oltre 200,000 i casi di colera; 7 milioni gli yemeniti vicini alla morte per fame a causa del blocco imposto dal regime saudita; … oltre ai grandi disastri ambientali.

La legge 185/1990, all’articolo 1, chiede che le esportazioni di armi siano conformi alla politica estera e di difesa italiana.
Se queste sono innervate dai concetti contenuti nel Nuovo Modello di Difesa del 1991, che violando l’articolo 11 della Costituzione, giustifica interventi armati ovunque nel mondo siano in discussione i nostri interessi, è evidente che, per estensione ciò rende legittime le esportazioni a nostri alleati, che combattono magari le nostre stesse battaglie.

Non sto ovviamente giustificando questo comportamento, voglio solo dire che la legge 185 approvata nel 1990, è stata messa in scacco dall’introduzione del Nuovo Modello di Difesa, via via implementato fino al disegno di legge della Pinotti relativo al nuovo Libro Bianco della Difesa.

A dimostrazione di ciò che dico vi è il flusso di armi e sistemi militari venduto agli USA.
Si è per caso interrotto durante, chessò, la Guerra contro la ex Jugoslavia del 1999 o quella dell’Afghanistan del 2001, o dell’Iraq del 2003, e così via?

No.

Nonostante tutti questi conflitti siano grondanti sangue e vittime, gli USA sono nostri alleati, dunque nessuna limitazione.

Non è un caso che il Nuovo Modello di Difesa fu introdotto a cavallo della prima Guerra del Golfo, a sancire una nuova era della Guerra anche per il nostro Paese, a dispetto di una Costituzione pacifista nata per evitare altre guerre. Stessa sorte dello Statuto ONU, che voleva salvaguardare le future generazioni dal flagello della Guerra.

Dunque la battaglia principale che dobbiamo sostenere è per un diverso Modello di Difesa, non aggressivo, che vieti la proiezione delle ”Forze armate” fuori dai confini, dotato solo di armi difensive (ad esempio non di portaerei o F35, ecc.), denuclearizzato, ecc..

Che superi alleanze belliciste come la NATO o lo strumento europeo di Difesa così come viene avanti, con le sue capacità di proiezione all’estero.

E questo è urgentissimo, e dovrebbe camminare assieme alla creazione del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.

Io temo che le vertenze legali aperte sul caso delle bombe dell’Arabia Saudita si concludano con una archiviazione, così come è avvenuto del nostro esposto sui caccia-addestratori AleniaAermacchi venduti ad Israele.

C’è poi la questione dell’embargo sulla vendita di armi, non esistente né per l’Arabia Saudita, né per Israele. Questo la dice lunga su come è messo l’ONU.

La nostra Costituzione pacifista aveva per noi messo fine alla seconda guerra mondiale. Ora dobbiamo mettere fine alla nuova ”guerra mondiale a pezzi” con un nuovo corpo di leggi nazionali e internazionali che siano all’altezza delle minacce all’umanità.

Se non lo facciamo abdichiamo ad un nostro preciso dovere.

Mimmo Cortese di OPAL, Brescia.

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