Sicurezza come giustizia?
Dopo l’ennesimo decreto che vuole affermare la “sicurezza”, si pone una domanda: la sicurezza è sicura?
In poco più di tre anni di Governo Meloni sono stati emanati ben 3 “Decreti Sicurezza”.
La premier Meloni assicura: “Lo stato non gira la testa dall’altra parte”.
Questo deve preoccuparci molto poiché se continua a guardare sempre dalla stessa parte il governo dello Stato diventa strabico.
Vede la sicurezza ma non vede l’insicurezza e soprattutto ignora i pesanti disagi che i cittadini si trovano ad affrontare ogni giorno: la povertà sempre più devastante, il salario sempre più svalutato, la salute sempre più privata, gli alloggi sempre più speculativi, l’ambiente sempre più franoso, ….
La sicurezza non vale un semplice decreto se non agisce sulle cause; altrimenti il prossimo “decreto legge” annuncerà le misure per uscire di casa.
I cittadini che manifestano rivendicano diritti, reclamano giustizia, testimoniano per l’ambiente, scioperano per il lavoro, per un salario appropriato, contro le morti sul lavoro, e ancora, dicono NO alle spese militari, NO alle guerre, NO ai genocidi, NO ai CPR e alle aberranti condizioni che subiscono i migranti che vengono rinchiusi, …
È ora che lo Stato “giri la testa a 180 gradi”, si concentri e intervenga con “sicurezza” e giustizia sulle disuguaglianze, sulle prevaricazioni, …, sulla precarizzazione della vita delle famiglie.
Infine, fra le nuove norme contenute nel decreto Sicurezza, non poteva mancare l’ossessione, l’incubo verso le persone migranti, verso i quali non c’è nessun interesse, anzi vige un sistema repressivo e di respingimenti. Inoltre è prevista l’ennesima decretazione sul “Blocco navale”.
«Vengono introdotte nuove ristrettezze: (limitazione del gratuito patrocinio, esecuzione del provvedimento di espulsione dopo il secondo ordine, obbligo di collaborazione nell’accertamento dell’identità, interdizione delle acque territoriali e possibilità di trasferire altrove i migranti), dall’altra vengono introdotte deroghe al rispetto delle norme nella realizzazione dei centri di detenzione.
E i diritti alla sicurezza del lavoro, alla casa, all’istruzione, alla sanità? Un provvedimento a senso unico, da modificare con le necessarie correzioni». (sul Corriere della Sera del 6 febbraio 2026)


