Category Archives: News

Partigiano portami via!

Resistenza ovunque sia!

Luoghi dove la storia potrà raccontare qualcosa che ci appartiene

24 Aprile 2018: Liberazione – Resistenza

Bella e partecipata è stata la serata organizzata da Rete 7 all’esterno della Biblioteca di Baggio.

Il richiamo alla lotta di Liberazione è stata fatta da Giuliana Cislaghi.

Ci ha raccontato di quegli anni dove resistere al nazi-fascismo, essere partigiani, anche per i cittadini di Baggio, voleva dire pensare oltre sè stessi, schierarsi e lottare per il Bene Comune: la libertà, la pace, la solidarietà, … (Sintesi Giuliana Cislaghi)

Il paragone con i nostri giorni è stato richiamato da Giuliana, in particolare, riguardo ai giovani che risultano facile preda di false ideologie, cedendo alle crisi di un sistema che insorge oltre ogni speranza.

Ogni parola è un pregiudizio” diceva Nietzsche, soprattutto quando il linguaggio è insufficiente ad affermare la verità che pure attraversa l’esistenza.

Si generano “periferie”, dimensioni del sapere marginale, dalle produttività deboli, di politiche irrisolte, ma anche luoghi dove poter mostrare il valore della solidarietà, dove la resistenza è riconoscere le diversità come storie da vivere. (25 Aprile, una celebrazione)

Anche le parole di “Eroe” con la musica e il canto di Caparezza hanno sottolineato il significato della lotta resistente. (Senti: https://www.youtube.com/watch?v=xXLXgGJ5mIg )

E infine la “Festa Conviviale” dove la diversità dei cibi offerti ha generato scambi di simpatia e di affetto tra tutte le persone convenute che si  raccontavano, mentre la musica sottolineava il piacere della serata.
Vedi le Foto

IL 25 TUTTE E TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE

Sulla pelle dei migranti

La squallida campagna elettorale in corso alimenta e al tempo stesso si nutre di una narrazione ricca di odio contro i migranti e della mistificazione dei fatti. Nessuno racconta sul serio quello che accade in mare e in Libia

Una campagna elettorale tossica, quella in corso in Italia, che si sta combattendo a colpi di fake news e di speculazioni, anche in senso apertamente razzista, sulla pelle degli immigrati in Italia. Rimbalzano così da un canale di informazione all’altro, dati fatti percepire in modo enormemente amplificato all’opinione pubblica e quindi agli elettori, come la presenza in Italia di immigrati, o musulmani, oppure come il numero delle persone che avrebbero diritto ad uno status di protezione.

Dati che potrebbero fare la differenza nella composizione del futuro parlamento e nella nomina del nuovo governo, spesso dati assolutamente falsificanti, ma utili per chi vuole sfruttare l’allarme sicurezza e la paura che si diffonde nel corpo sociale.

Dal confronto politico e dalla cronaca nazionale sembra invece scomparso il tema dei soccorsi in mare nelle acque del Mediterraneo centrale. Alcuni giornali italiani tacciono sistematicamente. La Marina e la Guardia costiera hanno ridotto al minimo i loro comunicati.

Le minacce della Guardia costiera “libica” non si contano più. La Guardia costiera “libica” ha potuto bloccare in alto mare centinaia di migranti in fuga dagli orrori dei lager libici, per riconsegnarli a terra agli stessi carcerieri dai quali erano fuggiti. 

Come nel caso di tanti nigeriani bloccati in mare e riportati in centri nei quali possono essere venduti o costretti a fuggire per finire di nuovo nelle mani di altre milizie che li tortureranno per estorcere loro danaro.

Si tratta di un ennesimo caso di intercettazione in alto mare, questo il termine esatto. La Marina italiana e la Guardia costiera italiana evidentemente non presidiano più una vasta zona di acque internazionali a nord della costa libica. dopo gli accordi di collaborazione operativa stipulati con il Memorandum d’intesa del 2 febbraio 2017. Ma per Gentiloni, grazie a Minniti ed ai suoi accordi avremmo “acceso i riflettori sui diritti umani in Libia”. 

Dal primo febbraio di quest’anno, dopo la fine ingloriosa di Triton, dovrebbe essere partita l’operazione Themis di Frontex (adesso ridefinita Guardia Costiera e di frontiera europea), e sono presenti nelle acque del Mediterraneo centrale le navi dell’operazione europea EUNAVFOR MED, ma i loro assetti, salvo qualche lodevole eccezione di soccorso, risultano praticamente invisibili.   

Si muore anche per abbandono o ritardo nei soccorsi.

Intanto i  veri trafficanti rimangono a terra e magari sono anche collusi, con  parte della cd. Guardia costiera libica e con le milizie armate che l’Unione Europea, e l’Italia, stanno foraggiando per impedire che i migranti riescano ad allontanarsi dalle coste libiche.

Ed adesso la frontiera da difendere per impedire il passaggio dei migranti si è spostata in Niger.

Lasciando ai libici la possibilità di raggiungere le acque internazionali, pure in assenza di una vera zona SAR (zona di soccorso) libica riconosciuta a livello internazionale dall’IMO (Organizzazione marittima internazionale, si realizzano di fatto dei veri e propri respingimenti collettivi.

Si assiste così ad un vero e proprio aggiramento del divieto di trattamenti inumani.Nessuno osa ricordare le gravissime responsabilità dell’Unione Europea, accertate dalla condanna del Tribunale permanente dei Popoli, anche molte ONG sono state ridotte al silenzio o si sono dileguate.

Dopo che lo scorso anno una parte dei servizi segreti è stata utilizzata a fini politici per gettare discredito sulle navi umanitarie presenti delle ONG e fare partire indagini come quelle che hanno portato al sequestro della nave Juventa della ONG tedesca Jugend Rettet, si continuano a diffondere dati falsi su collusioni tra operatori umanitari e trafficanti.

Questi attacchi provengono da una destra che non ha mai rinnegato i suoi rapporti con il fascismo e che oggi cerca di accreditarsi come paladina dell’identità italiana e del benessere della popolazione autoctona, dimenticando che il contributo apportato dagli stranieri anche in termini economici è complessivamente superiore al costo derivante dalla loro presenza in Italia, incluso il costo enorme di un sistema di accoglienza che ancora è tutto da bonificare, ma che non si può chiudere in qualche mese con una rapida espulsione delle persone che ospita.

Un tentativo di strumentalizzazione della paura e del livore sociale da respingere con tutta la forza possibile, come sono da respingere la legittimazione degli accordi per bloccare e incarcerare chi legittimamente cerca una possibilità di emigrare o per i rimpatri forzati verso i paesi di origine.

E’ tempo che la politica si confronti sulle possibili soluzioni che l’Italia, anche da sola in un contesto europeo sempre più blindato, come la legalizzazione di quanti sono arrivati dalla Libia per effetto di violenze subite in quel paese o per persone che ormai sono saldamente radicate nel nostro territorio e rivendicano gli stessi diritti degli italiani.

Nel medio periodo occorre pensare ad una valorizzazione della protezione umanitaria, ed all’apertura di consistenti canali legali di ingresso per lavoro.

Nessuno si illuda comunque che ci siano soluzioni miracolistiche per il cosiddetto problema immigrazione, senza affrontare i grandi temi della giustizia sociale e di una redistribuzione più equa della ricchezza e dei carichi fiscali e contributivi, per tutti, italiani e stranieri. 

Va superato l’attuale Regolamento Dublino che inchioda i richiedenti asilo nel paese europeo di primo ingresso. Garantire possibilità di transito verso altri paesi europei.

Il malessere sociale, la crisi economica non si possono nascondere dietro la guerra ai poveri, agli ultimi arrivati, alle minoranze.
Dietro la logica del nemico interno da allontanare a ogni costo, o da abbattere, si cela soltanto lo stato di polizia. 

Lanciamo proposte di convivenza nel rispetto della legalità. Al di fuori di questo orizzonte non rimane che un ulteriore inasprimento dello scontro sociale e un clima di guerra che, dalle frontiere esterne, e ne abbiamo già tante in divenire, potrebbe presto trasferirsi alle frontiere interne che stanno frammentando anche il nostro territorio. E a quel punto nessuno, proprio nessuno, potrà sentirsi davvero al sicuro.

(Estratto da un articolo di Fulvio Vassallo)

La paralisi bianca e l’uomo nero

Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt.

Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative.

E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce.
Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché?

Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato degli spazi pubblici e delle certezze sindacali, come mai questa Italia derubata del futuro, che va in crisi per una nevicata, che si lascia togliere persino la libertà democratica delle preferenze elettorali, che vede i suoi figli sedati fin da piccoli dalle playstation e poi costretti, da grandi, a emigrare per sfamarsi, magari facendo i camerieri con una laurea in tasca, come mai un Paese simile, anziché fare la rivoluzione, diventa razzista?

La risposta è di un’ovvietà elementare.
Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici.
Funziona sempre, perché l’uomo nero da detestare abita in ciascuno di noi. I media lo sanno, e ci campano. I social figurarsi. Accusare il “forestiero” impedisce di pensare ai nemici interni e assolve la comunità “autoctona” dall’obbligo morale di interrogarsi sui propri errori. È così da secoli. La dissoluzione della Jugoslavia insegna. Dopo aver saccheggiato il paese, la dirigenza post-comunista, per non pagare il conto, ha scagliato serbi contro croati e quel che segue. Ammazzatevi tra voi, pezzi di imbecilli.

Che c’entra la Jugoslavia? C’entra eccome. È stata il primo segno di una malattia che oggi sta contagiando l’Unione europea e si chiama balcanizzazione. Che significa: trasferimento sul piano etnico di una tensione politica e sociale che altrimenti spazzerebbe via i responsabili della crisi, i ladri e i loro cortigiani.
Lo sta facendo Erdogan, evocando nemici a destra e a manca. Lo ha fatto Trump per spuntarla alle elezioni. Lo ha fatto Theresa May che ora non sa come gestire il risultato – Brexit – di un voto da cui non pensava di uscire vittoriosa. Lo fanno i Catalani chiedendo di sessore asepararsi da Madrid. Gli vanno dietro i populisti austriaci pianificando reticolati al Brennero. Per non parlare dei belgi di lingua olandese e francese che si guardano a muso duro sotto le vetrate del palazzo dell’Ue a Bruxelles. Impotenza, mascherata di patriottismo.

Viviamo un momento drammaticamente complesso segnato dal tema immigrazione. Ne siamo sommersi e non sappiamo come gestirla. Non lo sanno nemmeno quelli che l’hanno messa in moto per avere lavoratori a basso costo.
Volevano manodopera, e invece gli hanno mandato degli uomini. Non era previsto. Uomini che fanno figli e cercano la felicità.
E allora ecco la pensata: trasformare l’immigrato in parafulmine, per farla franca. Farne un tema elettorale, semplificare la complessità, depistare la tensione su altri obiettivi, speculare sul naturale spaesamento e le nostalgie identitarie dei più deboli in una società globale che emargina ed esclude.

Chi fomenta odio razziale, con o senza il rosario, non si limita a evocare tragici fantasmi di ieri, ma è anche complice dei ladri che costringono i nostri figli a emigrare. Li copre. Con la pressione etnica aiuta i caporali ad abbassare il costo del lavoro e l’economia illegale a campare di schiavi nei campi di pomodori.
È così ovvio, benedetto Iddio. Ma allora perché i cosiddetti democratici, salvo poche eccezioni, non ne parlano? Per paura dei sondaggi? Per non andare contro il senso comune di una minoranza urlante?

Un giorno, presto o tardi, vi sarà imputato di avere taciuto. Perché anche dalla vostra pusillanimità discende l’osceno silenzio che nei treni e sugli autobus avvolge e lascia impunito chi, in questa vigilia elettorale, tuona contro l’uomo nero.

È questo silenzio che ferisce e offende, più ancora del razzismo. Eppure sarebbe così facile svelare il trucco; dire che, un secolo fa, dicevano di noi italiani in America le stesse cose che oggi noi diciamo dei forestieri in Italia. E cioè che fanno troppi figli, rubano il lavoro alla gente, portano criminalità e malattie. Per mio nonno è stato così, a otto anni ha attraversato l’oceano da solo, per fame. Minore non accompagnato. Varrebbe la pena ricordarlo. Anche perché sono le stesse cose che, forse, altri Paesi diranno, domani, dei nostri figli.

Paolo Rumiz
da “La Repubblica” 27-2-018

Grande è la confusione sotto il cielo della politica sanitaria lombarda.

Questa-riformaTanta ed evidente è l’incompetenza e l’inadeguatezza di responsabilità dei politici mostrata nel diritto alla Salute Pubblica, che hanno trovato normale trasformare i malati cronici (oltre 3.350.000) da pazienti in clienti di “gestori” privati demandati alle loro cure.

Nessuna delle forze di opposizione presenti nel Consiglio Regionale ha mosso critiche o si è opposta alle delibere della Giunta Lombarda.

Appare sconcertante l’incapacità del politico di governare il diritto alla salute in quanto Bene Pubblico, fondamentale per la vita.

Ne sono conseguenti la disorganizzazione, gli sprechi, le logiche spartitorie delle poltrone,…, che hanno prodotto e producono disfunzioni, malcontenti, … oltre a perdite economiche che diventano l’alibi per delegare, affidare la gestione pubblica della salute a “gestori” privati e ai loro guadagni.

La salute non è una merce.

L’assemblea di ieri sera, 13 febbraio, come quella del 23 novembre dello scorso anno, in Biblioteca a Baggio, ha visto grande interesse circa il processo di riforma della sanità lombarda, la quale appare sempre più priva di “politica“, oltre che di buon senso, tanto si presenta confusa, imprecisa rispetto alle necessità dei pazienti, mentre appare chiaro e determinato l’indirizzo teso alla privatizzazione del Servizio Sanitario Lombardo.

Quando non è la “politica” a produrre la riforma:
la riforma non è “politica”.

Di questo abbiamo parlato ieri sera alla Biblioteca di Baggio in una assemblea molto partecipata e attenta.
Presenti Alessandro Braga, conduttore della trasmissione sulla salute a Radio Popolare “37e2” e il dottor Maurizio Bardi, medico di base e di Medicina Democratica.

La “colossale disattenzione” dell’opposizione al Consiglio Regionale è stata la prima osservazione critica fatta circa le responsabilità attinenti alle delibere emanate dalla Giunta Lombarda in merito alle cure sanitarie dei malati cronici e del mancato rapporto con la dimensione “Socio-Sanitaria” territoriale.

Nel merito il dott. Maurizio Bardi, utilizzando delle slide –Slide – Riforma Sanitaria lombarda– ha illustrato e spiegato le ragioni e le criticità di una riforma confusa e imprecisa che rischia di proporsi come modello anche per altre Regioni, oltre alle conseguenze che potrebbero ricadere sul futuro del Medico di Base.

Quelle narrazioni che amplificano la spirale della violenza

Spirale-violenzaL’APPELLO.

Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche

Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani.
Odio verso le donne, i migranti, i figli di migranti, la comunità Lgbtq.
Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show televisivi nei quali vige da tempo la politica dei microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo. E spesso le parole che escono fuori da alcuni dibattimenti televisivi sono parole che mettono fortemente in crisi o addirittura contraddicono l’essenza stessa della nostra Costituzione, il richiamarsi a un patto antifascista e democratico.

L’attentato di Macerata, dove un simpatizzante neonazista ha cercato la strage di uomini e donne africani, è qualcosa che ci interroga nel profondo. Le vittime sono diventate il bersaglio di un uomo la cui azione terroristica si è nutrita della narrazione tossica veicolata non solo da internet ma anche dal mainstream mediatico. Dopo quello che è successo non possiamo restare in silenzio. Serve una maggiore assunzione di responsabilità, serve un nuovo patto fra chi fa comunicazione e i cittadini.

Le parole di odio, lo abbiamo visto chiaramente, possono tradursi in atti di violenza omicida. Azioni che, acclamate e imitate, rischiano seriamente di innescare una spirale di violenza. Per noi è evidente che il nodo mediatico ha contribuito a produrre e legittimare lo scatenarsi delle pulsioni peggiori.
Per questo chiediamo ai media di non prestare più il fianco alla propaganda d’odio, ma di compiere anzi uno sforzo nel contrastarla. Intere fette di società (per esempio i migranti e i figli di migranti) nella rappresentazione mediatica esistono pressoché solo come stereotipo o nei peggiori dei casi come bersaglio dell’odio, contraltare utile a chi fa di una propaganda scellerata il suo lavoro principale.

Sappiamo che nei media lavorano seri professionisti che come noi sono molto preoccupati per la piega degli eventi. Servono contenuti nuovi, modalità diverse, linguaggi aperti e trasparenti. Non possiamo permettere che nel 2018, ad 80 anni dalle leggi razziali, ritornino quelle parole (e quegli atti) della vergogna.
Dobbiamo cambiare ora e dobbiamo farlo tutti insieme. Ne va della nostra convivenza e della nostra tenuta democratica.

Quello che chiediamo non è un superficiale politically correct. Chiediamo invece una presa in carico di un mondo nuovo, il nostro, che ha bisogno di conoscersi e non odiarsi.

Antonio Gramsci scriveva: Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Dipende da noi non lasciar nascere questi mostri.
Dipende da noi evitare che torni lo spettro del fascismo nelle nostre vite.
Per farlo però dobbiamo lavorare in sinergia e cambiare i mezzi di comunicazione.
E dobbiamo farlo ora, prima che sia troppo tardi.

Seguono le firme – Vedi: https://www.nazioneindiana.com/2018/02/05/ai-direttori-delle-reti-televisive-delle-testate-giornalistiche/

 

Oh! Oh!

ArmiQualcuno se l’è presa a male. Qualcosa gli è andata di traverso.

Il “decoro urbano“, l'”ordine pubblico“, non hanno gradito che liberi cittadini abbiano manifestato un legittimo desiderio: mantenere a verde l’area della ex Piazza d’Armi.

Tanto è stata bella e partecipata la festa dei cittadini – domenica 28 gennaio – che hanno voluto manifestare pubblicamente che quell’area non venga cementificata e concessa ad uso esclusivo privato, quanto è stata violenta e sconsiderata l’azione della Pubblica Amministrazione nel voler cancellare ogni “velleità” espressa liberamente dal popolo.

Distruggere, rompere, gettare a terra, le scritte, i disegni, le affermazioni di diritto, oltre a voler segnalare alla Polizia i nomi delle persone che cercavano di recuperare una parte di quelle testimonianze, ci sembra un po’ una vigliaccata.

Un governo della città così brutale da non sapere e volere cogliere una rivendicazione popolare espressa con tanto calore e simpatia per il Bene Pubblico, non fa una … “bella figura” di sé,

soprattutto quando l’Amministrazione propone di trattare un Bene Pubblico come un interesse privato, speculativo.

Per questo, per una mera logica di “fare cassa“, sono scattate modalità repressive.

E’ la legge – quella di Minniti-Orlando – sul “decoro urbano” che “obbliga” l’Amministrazione ad intervenire con fermezza.

Bella scusa!

La realtà è la Grande Speculazione che su quell’area pensa di metterci le mani.

Va denunciata la volontà assurda (ancora una volta per motivi di sicurezza e decoro urbano), si vuole alienare, abbattere, radere al suolo un grande Bene Pubblico disponibile alla socialità, come lo sono gli ex magazzini militari, ancora in buono stato.
Per contro è evidente la denuncia dei cittadini all’Amministrazione per l’abbandono e l’incuria dell’area e dei magazzini perché non muove un dito per liberare questi spazi alla socialità; finge di non sapere che da alcuni anni, gruppi di cittadini, sull’area e sulle pertinenze, hanno elaborato progetti sociali e produttivi.

La domanda è d’obbligo: è possibile che a fronte di spazi e aree disponibili la logica – in primis – sia sempre quella della rendita e poi quello che avanza

Questa modalità e le regole che vengono praticate sono proprie di un potere che per garantire sé stesso restringe sempre più la partecipazione e la democrazia.

Queste modalità “abusive” della gestione della Cosa Pubblica, in particolare con riferimento alla ex Piazza d’Armi, chiama tutta la città a ribellarsi.

logo3-x-il-7-2-018

Coordinamento Comitati e Associazioni per la Piazza d’Armi

Striscioni-2

PRESIDIO PER DIFENDERE PIAZZA D’ARMI

domenica 28 febbraio 2018

L’INCUBO DEL SINDACO

foto1Per il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, la notizia è di quelle che fa tremare i polsi.

Ieri pomeriggio alcune centinaia di persone, allegre, determinate hanno dato visibilità al un Bene Pubblico di grande valore che sta per essere ceduto alla speculazione.

Si tratta di un grande polmone verde – 35 ettari – che si affaccia sulla via Forze Armate sul quale sono in corso trattative per la vendita a soggetti privati.

E’ iniziata così anche la lotta per la difesa dei parchi, quando, l’allora Commissario per Expo Sala, avrebbe voluto che una “stupida” via d’acqua attraversasse i parchi di Trenno e delle Cave.

Lungo tutti i 400 metri della cancellata che si affacciano sulla via Forze Armate, sono stati esosti bellissimi striscioni  – Vedi le foto -. Una dichiarazione esplicita della volontà popolare circa il destino che deve avere quell’area per il bene della comunità.

Per troppi anni la storica Piazza d’Armi di Milano, un polmone verde che con le sue strutture di servizio supera i 40 ettari, è rimasta ostaggio della burocrazia: inutilizzata dallo Stato, chiusa ai cittadini.
In questa grande area, da troppi anni abbandonata, la natura si è ribellata facendo fiorire un grande spazio alberato dove moltissime specie animali hanno trovato un inconsueto habitat.

Esaurita la funzione pubblica prima di aeroporto, quindi di campo di esercitazione oggi il Ministero della Difesa ha ceduto la proprietà ad Invimit SGR con l’obiettivo di vendere e fare cassa con la complicità del Comune di Milano che nel PGT prevede la stessa cementificazione di Citylife e va all’incasso di una quota sulle vendite più gli oneri urbanistici.

Oggi l’amministrazione comunale è in trattativa privata con L’Inter per la costruzione del suo “campus sportivo”: meno palazzi sul perimetro dell’area ma tutto il verde privatizzato e … sintetico.

Senza pudore.

Pochi giorni orsono  la sig.ra Carmela Rozza, assessora alla sicurezza del Comune di Milano e Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica verde e agricoltura hanno dichiarato di voler abbattere le infrastrutture, un ricco patrimonio pubblico ancora valido e in buono stato, lasciato al degrado per lunghi anni dall’insipienza amministrativa, per non permettere a qualche decina di “poveri cristi” di dormirci dentro.

Anche il Consiglio di Zona, che si era mobilitato per “liberare” i magazzini dagli occupanti, sul patrimonio verde ha deciso un solo voto: difendere il privato interesse della società “Milano Polo Club” che gestisce in quell’area un campo per il gioco del polo.

Noi rivendichiamo

Esaurita la funzione pubblica prima di aeroporto, quindi di campo di esercitazione, la Piazza d’Armi va restituita agli abitanti di Milano.

Abbiamo un bisogno vitale di aria pulita, spazi verdi, terreni agricoli per prodotti a km.0, imprese sociali e culturali.

Il Coordinamento dei Comitati e dei cittadini per la Piazza d’Armi ha intrapreso la giusta lotta per la difesa di questo prezioso bene pubblico da cemento e privatizzazione.

Vogliamo sottrarre questo spazio all’incuria e restituirlo alla collettività.

——————-

Il verde non è solo il colore della Natura,
ma è un polmone che respira con noi aria nociva
e ci restituisce l’ossigeno necessario alla nostra salute.

Auguri, per non dimenticare!

2018Ripartiamo da dove ci eravamo lasciati: primo gennaio 2017.

http://www.dimensionidiverse.it/2017-che-ci-resta-da-fare/

Serve per fare Memoria e proiettare il nuovo giorno: primo gennaio 2018.

Un giorno lungo 365 giorni, liberati dalla forza resiliente che ri-anima il desiderio della ricerca della diversità personale; diversità che ci distingue e ci rende parte attiva nelle “piazze” degli incontri: dei saperi e della critica, della giustizia e del diritto, dell’accoglienza e della lotta.

Serve a sviluppare Memoria là dove le parole “costituenti”, la lotta di libertà e la lotta antifascista, non sono più specchio dell’anima politica che li sottende.

Serve a cogliere il grido di pace contro la sovversione di un sistema speculativo che misconosce l’umanità e la Natura che nell’universo alimenta la Vita.

Serve a sviluppare e promuovere una coscienza contro l’indifferenza e l’arroganza asservite al potere privato.

Serve infine a ricordare che Amore e Bellezza sono patrimonio dell’umanità, una dimensione globale che anima e lega ogni lotta necessaria a voler attivare pratiche politiche di cambiamento.

Auguri, per ricordare!

La libertà non è un sogno del passato ma una lotta al presente.

Diversi-x

Vota NO al bonus privatizzazioni!

Il-mio-votoUn grave attacco ai Beni Pubblici.

I mestieranti della politica degli interessi privati non demordono.

Con un emendamento (n. 71.103) approvato giovedì scorso in Commissione Bilancio, nella Legge di Stabilità è stata inserita una norma con la quale si premiano gli Enti Locali che privatizzano i Beni Pubblici, permettendo loro di utilizzare i proventi delle alienazioni per coprire mutui e prestiti, ovvero ripianare il debito.

Le responsabilità politiche che, ai diversi livelli amministrativi, attentano ai servizi pubblici in termini di privatizzazione (vedi in Lombardia l’ultima proposta di riforma sanitaria – Vol_Riforma sanità-2); sono sempre molto gravi.

Questa nuova norma pericolosamente inserita nella Legge di Stabilità, spalanca la porta ai mercificatori dei Beni Comuni, alla generalizzazione delle privatizzazioni, compreso il ribaltamento del referendum del 2001 che ha impedito agli affaristi della politica di privatizzare l’acqua.

L’aula della Camera inizierà l’esame della Legge di Stabilità mercoledì 20 dicembre alle 9.30.

Per cui si propone di scrivere ai deputati – Indirizzario_email_deputati_2013 – a partire da martedì 19 dicembre fino a venerdì 21 dicembre inviando il testo di seguito.

————————

OGGETTO: Vota NO al bonus privatizzazioni!

Gentile Deputata/o,
con l’approvazione di un emendamento in Commissione Bilancio è stata inserita nella legge di stabilità una norma di gravità assoluta con cui si premiano gli Enti Locali che privatizzano permettendo loro di utilizzare i proventi delle alienazioni per coprire mutui e prestiti, ovvero ripianare il debito.

Con questa norma si prova ad eludere l’esito dei referendum del 2011 e a contraddire la volontà popolare.

Con questa norma si arriva a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti a privatizzare e mercificare i beni comuni.

Pertanto chiedo con forza che Lei si adoperi affinchè tale norma sia cancellata dalla legge di stabilità.

Voti NO al bonus privatizzazioni!

Cordiali saluti.

Possiamo vedere tutto, quindi non vediamo più niente; possiamo sapere tutto, quindi non sappiamo più niente.

Mente-politica20 Novembre inizia una settimana che ci racconta qualcosa della “politica” che ci appartiene.

 

  • Oggi si celebra la “Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia“. Le Nazioni Unite ricordano che oggi nessuno potrà impedire che muoiano 15 mila bambini sotto i 5 anni; che 385 milioni restino in povertà assoluta. Tra loro 8,5 milioni di loro sono siriani.
    Dei bambini che vivono in aree di conflitto, 75 milioni hanno meno di 5 anni. Ci sono aree del mondo in cui sotto i 5 anni puoi morire anche per una semplice diarrea o una banale polmonite: ogni anno accade a 1,4 milioni di bambini.
  • Parte la “Carovana delle donne per il disarmo nucleare”;  fino a domenica 10 dicembre attraverserà l’Italia per chiedere che anche il nostro paese ratifichi il Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw) adottato il 7 luglio 2017 dall’Onu.
    Articolo 1 – «Ciascuno Stato parte si impegna a non permettere mai, in nessuna circostanza, qualsiasi stazionamento, installazione o spiegamento di qualsiasi arma nucleare nel proprio territorio; a non ricevere il trasferimento di armi nucleari né il controllo su tali armi direttamente o indirettamente».
    Articolo 4 – «Ciascuno Stato parte che abbia sul proprio territorio armi nucleari, possedute o controllate da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi».
  • Giovedì 23 novembre, Biblioteca di Baggio – via Pistoia 10:
    SEI MALATO NON CHIAMARE IL MEDICO, ORA C’È IL “GESTORE”
    La Giunta della Regione Lombardia con due delibere, sta modificando l’assistenza sanitaria in Lombardia, cancellando alcuni dei pilastri fondativi della legge di riforma sanitaria la n. 833 del ’78, in particolare quelli relativi alla medicina generale o di base.
    Secondo le stime della Regione, sono circa 3.350.000 i cittadini “pazienti cronici e fragili” che riceveranno dalla Regione entro la fine dell’anno, una lettera che li inviterà a scegliersi un “gestore” al quale affidare, attraverso un “Patto di Cura”, la gestione della propria salute.
    Gli standard previsti nel “Patto“, non sempre sono conformanti alle necessità, per cui il cittadino che aderisce al sistema dovrà pagarsele.
    Per evitare il rischio che molte persone arrivino ad accettare queste scelte, senza avere la consapevolezza necessaria per difendere la propria salute – VOL-A4- Riforma Sanita Lombardia
  • Chi diceva ipocritamente: “aiutiamoli a casa loro”.
    Il responsabile dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha definito «disumani gli accordi tra Italia, Europa e Libia», poi la CNN ha mostrato il video dei migranti venduti dai trafficanti. Mercato degli schiavi: ottocento dinari, il prezzo di una vita.
  • Crimini contro i migranti.
    40 organizzazioni siciliane (dalla Caritas, ai Valdesi, ai Cobas) hanno promosso la convocazione di Minniti davanti al Tribunale Permanente dei Popoli per aprire una indagine sui crimini in cui il Governo italiano è coinvolto nell’ambito delle recenti politiche fondate sugli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti, dettata dall’Unione europea. La sessione si terrà dal 18 al 20 dicembre 2017 a Palermo, capitale della cultura dell’accoglienza.
  • Fondi Ue per lo sviluppo usati per fermare i migranti.
    I soldi stanziati dal Maeci (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) per il Fondo Africa, che dovevano servire agli “interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie” utilizzati per addestrare e armare la guardia costiera libica. L’Associazione per gli studi giuridici sulle immigrazioni (Asgi), ha presentato un ricorso al TAR Lazio per l’annullamento del decreto 4110/47 con il quale il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha tagliato i fondi stanziati per la cooperazione con l’Africa per accordare al Ministero dell’Interno un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro per la rimessa in efficienza di 4 motovedette, la fornitura di mezzi di ricambio e la formazione dell’equipaggio.
  • 25 novembre: “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”.
    Richiamare questa memoria significa liberare lo sguardo sui
    rincipi che generano la violenza, comunque essa si manifesti.
    Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
    Le pratiche quotidiane ci portano a rincorrere, a scontrarsi ogni giorno per soddisfare le necessità, i desideri. E’ la società dell’interesse in sé, per bene esclusivo, che spinge ogni persona a ricercare l’avere prima dell’essere: il diritto di proprietà per sé.
    Da qui lo scontro tra diversità, interessi concorrenti, fino a negarne il diritto all’esistenza: razzismo, xenofobia, fascismo.

 

« Older Entries