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L’occasione che fa la differenza

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aMaggio-a-BaggioDa 11 anni si ripete la bella iniziativa “aMaggio aBaggio” organizzata dall’Associazione “Unaltromondo-onlus” con il supporto e la collaborazione di diverse associazioni della Zona 7 di Milano.

Il Parco della Biblioteca di via Pistoia è molto accogliente e gli spazi verdi si prestano a molteplici attività per bambini e adulti.

In particolare è da segnalare, anche quest’anno, la presenza di Shareradio che ha supportato diverse iniziative musicali con giovani impegnati nella Hip Hop oltre a diverse Danze e Balli.

L’Associazione Dimensioni Diverse ha onorato la propria presenza con due momenti significativi: la Scuola di Italiano per Migranti con la distribuzione degli “Attestati di Frequenza”.

Mentre l’altra iniziativa:  “Boicottega – un gioco del consumo critico“, ha messo in mostra quanto sia importante per la salute nostra e del Pianeta essere attenti alla nostra spesa.

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Primavera di Baggio 2017

Chiesa-vecchgia

Chiesa-vecchgiaSotto la puntuale direzione artistica di Davide Cabassi e Tatiana Larionova, la stagione concertistica “Primavera di Baggio” è giunta alla sesta edizione, come ogni anno arricchita di nuovi straordinari contenuti.

Venerdì 5 Maggio presso la Chiesa Vecchia di Baggio: Concerto “Dalla Russia con… ” al pianoforte: Tatiana Larionova, Alberto Chines, Alice Baccalini; mezzosoprano: Külli Tomingas.

L’Associazione Dimensioni Diverse ha partecipato alla serata offrendo ai convenuti un aperitivo prima dell’inizio del concerto.

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Oltre agli abituali “off” del Giovedì, che occupano i cortili del quartiere con serate jazz e folk, organizzati dalle associazioni di quartiere, l’offerta si arricchisce quest’anno con i Concerti Aperitivo del Sabato, in cui verrà eseguita la musica pianistica di Frederic Chopin.

Tutti gli eventi della “Primavera di Baggio” sono ad ingresso libero e preceduti dal festoso aperitivo offerto dalle Associazioni di Baggio.

Vedi il programma completo : www.primaveradibaggio.it

Occhio a Baggio

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0002La bella manifestazione denominata “Occhio a Baggio” organizzata da “Vivere Baggio” una associazione di commercianti della Vecchia Baggo, sabato 8 aprile è stata anche un’occasione di incontro fra tanta persone ed un’occasione di espressioni artistiche e culturali:

  • realizzazione di diversi murales lungo le vie,
  • esposizione di un pannello artistico riproducente un quadro di Klimt a cura del Gruppo “Donne per i diritti” in via Forze Armate 412,
  • declamazione di letture organizzata dalla Libreria “Oltre il confine” nella piazzetta accanto.

e molte altre occasioni di incontri culturali che coglievano altrettanti interessi delle persone che si avvicinavano.

Vedi alcune foto

Come vedrete nelle foto, per l’occasione, c’è stata la riapertura dellostudio della pittrice Luciana Bora (scomparsa alcuni anni fa) situatoall’interno del cortile di via F.Armate 410 (accanto al negozio diLoredana Caredio).
Questo ricordo ha richiamato la presenza di molte donne di Baggio che nel passato con Luciana Bora hanno fatto percorsi di presa di coscienza femminile incontrandosi nella Biblioteca di Baggio. In particolare Luciana abbelliva con i suoi schizzi il fascicolo  degli scritti delle donne raccolti durante gli incontri di scrittura presso la Biblioteca.

Rosanna

UNA BRUTTA STORIA !

Respinto

RespintoUna brutta storia !

E non sarà certo il Ministro Minniti e il Governo a rimpiangere l’ipocrisia e le sciagurate conseguenze delle loro politiche in materia di immigrazione..

Abbiamo già denunciato la logica meramente “securitaria” della quale è permeato il cosiddetto “decreto Minniti” Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per  il contrasto dell’immigrazione illegale,  vedi:  http://www.dimensionidiverse.it/piu-rimpatri-e-meno-diritti-per-i-richiedenti-asilo-decreto-minniti/.
Nel merito del quale anche la Rete delle Scuole Senza Permesso ha espresso un giudizio molto negativo, vedi: http://www.scuolesenzapermesso.org/la-rete-sul-decreto-minniti/

Ed ecco subito l’effetto devastante della sua applicazione nel racconto di un insegnante della Rete delle Scuole Senza Permesso.

M.ha 25 anni, è arrivato in Italia dall’Egitto nel 2010. Per sua (e nostra) sfortuna non è mai riuscito a regolarizzarsi.
Per 7 anni ha lavorato duramente come muratore, acquisendo esperienza e professionalità, ha imparato l’italiano benissimo e legge, scrive e parla perfettamente.
Insieme stiamo progettando una collaborazione, nel campo dell’edilizia, a favore dei ragazzi stranieri con cui lavoro.

Nel frattempo quest’anno ha conosciuto una giovane ragazza egiziana, residente regolarmente a Milano di cui si è innamorato e pochi giorni fa, seppure a distanza, (M. non può andare in Egitto) in Egitto è stato celebrato il matrimonio secondo il rito musulmano.
Ora lei è tornata a Milano e stiamo organizzando il matrimonio civile e una bella festa, sobria ma partecipata.

Scrivo al presente perché M. è vivo e fisicamente sta bene, ma dalle 9 di ieri, lunedì 6 marzo, tutto quello che ho scritto deve essere trasformato al passato.
Ieri mattina M. è stato fermato in Via Padova per un normale controllo di polizia e, ovviamente non aveva i documenti. E’ stato portato in Questura e per più di 24 ore gli è stato impedito di comunicare con chiunque. Anche al nostro avvocato, che si è recato in Questura, è stato impedito di parlargli adducendo le solite regole burocratiche.

Oggi alle 15 finalmente M. mi ha chiamato, dicendomi che lo stavano accompagnando a Malpensa per rimpatriarlo. Mi ha chiesto di raggiungerlo, insieme ai genitori di sua moglie per salutarlo, ritirare i documenti per fare il ricorso e ricevere qualche effetto personale da portarsi in Egitto. Purtroppo in strada c’era traffico e il viaggio verso Malpensa era molto lento… Niente da fare, l’aereo partiva alle 17, non ce l’abbiamo fatta…

A M. dico, (come era solito dire lui quando gli raccontavi di qualche difficoltà o problema): “Tranquillo, caro mio, ci penso io, tu stai tranquillo” garantendogli che farò di tutto per riportarlo in Italia.

A chi legge invece dico: “QUESTA E’ L’ITALIA DEL DECRETO MINNITI, QUESTA E’ LA MILANO DELL’ACCOGLIENZA“.

Muoviamoci e facciamo qualcosa perché così non si può andare avanti.

Umberto 

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.

8-Marzo

8-Marzo-immagine

Contro la violenza, per i diritti: «8 Marzo – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato».

Nella giornata delle mimose
le donne si ribellano.

Scioperiamo perché vogliamo esprimere il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

Vedi: Manifestazione 8 marzo copia

 

“8 punti per l’8 marzo”

 

  1. La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne
  2. Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne
  3. Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi
  4. Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!
  5. Vogliamo essere libere di muoverci e di restare.
        Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli
  6. Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione
  7. Vogliamo fare spazio ai femminismi
  8. Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Vedi: 8 Marzo-8 Punti 8

Che cosa succede se le donne si fermano l’8 marzo?

Ne danno una rappresentazione i tre video (teaser 1, 2, 3) di 45 secondi realizzati dalla creative producer Chloé Barreau e prodotti da D.i.Re (Donne in Rete contro la Violenza) che invitano allo sciopero globale.

Le immagini, montate prendendo spunto da più di 80 film del panorama nazionale e internazionale, offrono uno spaccato (della vita quotidiana e non) che bene si adattano alle aspettative della iniziativa.

TEASER 1      –  https://youtu.be/IUrJu9kpQ-o

TEASER 2      –  https://youtu.be/H5sbKsFogKc

TEASER 3      –  https://youtu.be/OvnljKtO6JQ

Ogni video usa come colonna sonora una versione diversa del celebre brano You don’t own me che fu interpretato per la prima volta nel 1963 da Leslie Gore a soli 17 anni (…) Nel corso dei decenni questo pezzo è stato cantato da moltissime artiste per rilanciare il messaggio di libertà e autodeterminazione, generazione dopo generazione, proprio come nel femminismo”.

8 marzo: Sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo 

 

Box-Corteo

 

Il diritto allo sciopero è garantito dalla legge

Su richiesta di “Non Una di Meno” a tutte le organizzazioni, lo sciopero generale di 24 ore è stato proclamato ufficialmente da diverse realtà del sindacalismo di base.

Questo significa che nelle 24 ore del giorno 8 marzo tutte le lavoratrici del pubblico impiego e del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale.

Puoi farlo anche tu anche se nel tuo luogo di lavoro non ci sono sindacati che appartengono a uno di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato.

La comunicazione dell’astensione arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dalla propria associazione datoriale

Vedi:  Lo sciopero è un diritto garantito dalla legge

#NonUnaDiMeno #LottoMarzo
8 marzo: Sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo

MEDITERRANEO, non chiamiamolo cimitero, piuttosto memoria per i vivi.

Madre-con-figlio

Madre-con-figlio

Le parole servono per accompagnare la vita non per giudicare la morte.

Di fronte al mare osservi grandi orizzonti, spazi infiniti, angoli di intensa bellezza; il silenzio raccoglie una grande emozione e non c’è parola capace di raccontarla, di esaurirla.

C’è molta vita dentro il mare che racconta il presente, come il passato e spiega il futuro.

Nel presente naviga la vita, e si decompone quando le forze del male affondano le speranze e mandano alla deriva.

Il profondo del mare è carico di storia, morta, ma ancora è carico di memoria, viva.

Tra il presente e il passato c’è la parola dell’umano che resiste alla morte, trova il significato che racconta la vita dentro la morte, l’agonia: e carica di energia il presente.

La parola riscatta la vita quando accoglie in sé la memoria: rigenera nuova forza del vivere.

La parola si coniuga tra il presente reale e il passato profondo: dà ragione al futuro possibile.

Nel nostro mare non lasciate cadere fiori e neppure emozioni; ascoltiamo le mille parole che emergono dal suo profondo senza tradire la loro memoria: diamo vita alle parole che gridano giustizia per la morte subita.

Affermiamo la responsabilità della parola affinché non si confonda nel nulla o in chi la pronuncia invano, per ricompone il suo significato alla realtà.

14 Febbraio 2017 – «ONE BILLION RISING RIVOLUZIONE»

One-Billion-rising

One-Billion-rising

In tutto il mondo, per 48 ore a partire dal sorgere dell’alba del 14 febbraio, le donne in 207 paesi del mondo scendono nelle piazze condividendo migliaia di eventi globali, per invocare un cambiamento radicale nelle coscienze e porre fine all’epidemia globale degli abusi che una donna su tre al mondo subisce.

Nei diversi Paesi le varie comunità decidono autonomamente come e perché scendono in piazza, mettendo al centro dei loro eventi temi e contesti locali e le loro proprie aspirazioni al cambiamento che vogliono vedere realizzarsi, mentre continuano a protestare e chiedere giustizia.

Ben sapendo di essere legate ad un enorme e variegato movimento mondiale che offre solidarietà mondiale e fa sì che i temi locali siano visibili non solo a livello nazionale ma anche all’interno di un contesto internazionale.

Proprio come negli anni precedenti, in molti paesi del mondo le comunità hanno guidato le campagne e promosso una più profonda consapevolezza e comprensione delle tante forme di violenza che affliggono le donne.

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C’è così tanta follia e sofferenza, così tanto sfruttamento e violenza, ma noi voliamo in un’altra direzione, spinte dalla nostra decisione comune di porre fine alla violenza e di scendere in piazza per l’amore e la rivoluzione. Danziamo in un paesaggio nuovo, evocando i nostri sogni di un mondo in cui le donne respirino, camminino e vivano in libertà. In cui vengano profondamente apprezzate, in cui i loro corpi siano sacri, dove gli ostacoli lungo il loro percorso siano eliminati. Facciamo battere i nostri cuori all’unisono per non dimenticare mai più la nostra inseparabilità. Tutte insieme abbatteremo ogni mentalità repressiva e inaugureremo il tempo dell’amore” (Monique Wilson, Direttrice di One Billion Rising.)

Quest’anno hanno già aderito oltre 100 città italiane.

La parola d’ordine è solidarietà, un impegno che unisca tutte e tutti contro il sessismo e lo sfruttamento che colpisce particolarmente le donne.

A Milano l’appuntamento è in
PIAZZA DELLA SCALA h. 19.00 • RISE IN SOLIDARITY 

 

 

Dopo i giorni della «Memoria»

fARE-mEMORIA

fARE-mEMORIAAnche quest’anno un grande tripudio di ricordi e di memorie hanno accompagnato il “Giorno della Memoria“. Un periodo della storia di poco più di 10 anni – 1933, 1945 – si racconta con atrocità commesse da regimi che meriterebbero di essere cancellati dalla stessa Memoria.

In tanti hanno voluto ricordare qualche particolare circostanza, nelle diverse forme più appropriate per caratterizzare e dare significato a quegli eventi, alla Memoria.

Bisogna anche dire che tra i tanti presenti, molti sono rimasti assenti, ma nessuno può dire “IO NON SAPEVO”.

Da oltre 70 anni il “Giorno della Memoria” raccoglie storie documenti che il mondo digitale conserva a Memoria.

E’, per tutte e per tutti, doveroso ricordare le barbarie delle atrocità commesse dall’odio razziale dei regimi nazifascisti ad Auschwitz come nelle migliaia di altri campi di concentramento,nei confronti di esseri umani giudicati di razze inferiori o oppositori del regime: ebrei, zingari, rom, omosessuali, handicappati, testimoni di Geova, lavoratori, comunisti.

Anche noi abbiamo voluto aprire i nostri pensieri in “elogio alla memoriaricordando che è la Memoria a fare la storia; senza Memoria ritorna la ferocia di quei ricordi. Vedi: Volantino – elogio alla memoria – 26-1-017

Un dovere del “Fare Memoria” è offrire spazio e attenzione ai molti “lager” che oggi in molte parti del  mondo vengono oscurati alla Memoria.

Rimbalzano le domande: Come è potuto succedere? … Come può succedere la tragedia dei migranti? … Come è possibile che disumane vicende rimangono precluse da un possibile riscatto di dignità, di umanità?

Il silenzio e la debolezza personale può trasformarsi in memoria e forza dell’agire collettivo: la Rete.

C’è anche chi ha provato a dare risposte alle domande ricordando la rivoluzione russa del 1917, un evento in cui si è posto responsabilmente il problema della necessità di trasformare i rapporti di produzione capitalisti.

Infine l’intervento di Gigi Malabarba, ex operaio dell’Alfa Romeo, attivista del movimento per una “Rete di economia sociale e solitale”.

Inizia ricordando alcuni fatti di quegli anni: la resistenza nelle fabbriche, l’insurrezione del Ghetto di Varsavia, le società di mutuo soccorso, … Richiama le lotte operaie in Argentina che rispondono alla crisi con il recupero e la gestione diretta delle fabbriche occupate.

Infine riporta la Memoria al Presente.
Una Memoria capace di produrre, ricostruire un percorso che agisce il presente con attenta progettualità capace di dare risposte concrete.

E’ la sua esperienza nella fabbrica recuperata Rimaflow (vedi: http://www.rimaflow.it/), nei rapporti di cooperazione con SOS Rosarno e altre realtà che, partendo dal basso, sviluppano lotte virtuose per la costruzione di una Rete di economia sociale e solidale.

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L’incontro è stato allietato da Paola Franzini che con la sua chitarra ha cantato alcune canzoni in tema, sia all’inizio della serata che alla fine con un coro collettivo della canzone “Ciao Amore ciao” di Luigi Tenco.

Prigionieri di guerra

deportazioni-4

deportazioni-4Il “Giorno della Memoria” non potrà essere celebrato!

La stupida ragione degli umani neppure sa scomporsi di fronte ai grandi delitti che essa stessa provoca: ormai libera da ogni impedimento.

Nessuna insurrezione al dramma di umani depredati, sopravvissuti alla morte, respinti oltre i muri e i recinti spinati, in gravi sofferenze: appena potranno, faranno della ribellione la loro giustizia.

La politica delle ipocrisie e delle mistificazioni della realtà esistenziale celebra ogni anno nel mondo il “Giorno della Memoria“.
La politica gioca più sul terreno della rappresentazione simbolica della realtà che su quello della realtà vera e propria.

Politiche due volte assassine: condannano alla morte anche chi con disperazione è riuscito a sfuggire alla decapitazione della guerra.

Ormai è palese a tante persone: tutto ciò che viene detto sulle invasioni, sui  terroristi, le paure, … hanno solo lo scopo di coprire le responsabilità dei singoli governi nelle guerre in corso, incluso il commercio delle armi e sostegno ai gruppi terroristici.

Bastano pochi dati per capire: dal 2006 ad oggi, in 11 anni, le missioni italiane all’estero (Afghanistan, Libano, ecc.) ci sono costate circa 16 miliardi di euro.

Tutti soldi sottratti alle spese sociali, sanità, scuola, trasporti, pensioni ecc.
Tutta ricchezza che ha prodotto solo miseria, morte e distruzione.

Due dati sugli armamenti in Italia dicono molto più di qualsiasi lungo discorso: dati accuratamente nascosti dai mass-media e che i vari governi mistificano:

  • Spese militari italiane 2017: 23,4 miliardi (64 milioni di euro al giorno): +0,7%.
  • Dal 2006 le spese militari sono aumentate del 21% e il rapporto spesa/PIL da 1,2% a 1,4%.

La guerra è un affare per i soliti noti, ma è una mostruosità per il resto dell’umanità.

Sono ancora i giorni della Memoria a ricordare il grande raduno privato del MERCATO GLOBALE riunito in questi giorni a Davos in Svizzera, dove sono ammessi solo i sultani dell’economia e i governi delle politiche a certificare l’egemonia e la sovranità dei Mercati sui diritti umani.

Una devastante ingiustizia circa la ricchezza in possesso di qualche decine di persone che risulta pari a quella in possesso del resto della popolazione mondiale.

E questo basta per una sollevazione generale

per ridare giustizia e dignità ad un diverso mondo possibile.

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«Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla». (M.L.King)

Avanti in marcia.

Donne-Pace

Donne-PaceNella giornata di lotta per i migranti, i rifugiato e gli sfollati del 18 dicembre celebrata in tutto il mondo, anche a Milano persone che non credono nei miracoli ma nella lotta per giustizia, hanno marciato affermando un tempo ed uno spazio delle parole che prendono corpo e non rimangono prive di senso: un fastidio anche per chi le ascolta.

Ieri ho provato a cercare tra le pagine dei giornali la notizia che mi conviene e ne ho trovate tante, tante diverse che mi appartengono, tutte maledettamente vere: guerre, massacri, violenze, disastri ambientali, speculazioni, inquinamenti, cibi alterati, patologie quasi naturali, ruberie, ingiustizie, precarietà, miserie, i costi, i saldi, …, e poi le politiche, i politici delle politiche, … e ancora le crisi, l’economia, l’economia della finanza, …, fino ai terrorismi, le invasioni dei migranti, le paure del terrore, …  e su tutto questo immane mondo del reale, il privato esclusivo, l’«indifferente».

Non ho potuto fare a meno di cercare nel silenzio le ragioni per le quali mi sono sentito … solo.

Tra le produzioni selvagge e incontrollate che governano la vita, l’indifferenza è il prodotto più a buon mercato che attraversa il tempo disilluso delle diverse pratiche che accompagnano e accomunano le vite indolenti.

Nessun essere vivente deve rimanere solo, oppresso dalle violenze, più o meno razziste; nessun essere vivente deve essere privato della dignità, soffocato dalla miseria, respinto dall’arroganza politica e dall’ingiustizia economica.

Ogni parola, ogni tempo, ogni spazio può essere liberato alla giustizia, alla sovranità del bene comune: coniugare le lotte contro il cannibalismo selvaggio del consumismo, della proprietà di sé, del solidarismo che appaga le coscienze che si erge a pietà delle miserie altrui.

Sarà anche bello ricordare e ricordarsi semplicemente umani, percorrere piccoli gesti di pace, liberare la fantasia al piacere del dono, una pratica tanto preclusa.

E c’è chi nel dono insorge!

“Woman Wage Peace” –  Donne che fanno la Pace

Nel silenzio più totale dei media dal 4 al 19 ottobre 2016, 4 mila donne ebree, musulmane e cristiane, hanno realizzato la “Marcia della Speranza“: 200 chilometri percorsi dal Nord di Israele fino a Gerusalemme – Palestina dove la guerra c’è – una guerra che continua da decine di anni a massacrare innocenti.

La “preghiera delle madri” era l’inno della marcia: un invito ripetuto in ebraico, in arabo e in inglese “a sedersi tutte insieme, ad abbattere i muri della paura, ad aprire le porte…

Vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=YyFM-pWdqrY

Grazie alle “Donne che fanno la Pace” possiamo ancora lottare per un mondo in cui le guerre muoiano e viva la giustizia; possiamo ancora marciare liberi nelle diversità che ci comprendono e dai privilegi che ci inibiscono.

In marcia! Che la Politica sia con noi.
Resistenti all’indifferenza: noi, loro, insieme: la marcia travolgerà le frontiere, i muri, ogni ostacolo, e ci renderà liberi e accoglienti.

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«Se non state attenti, i media  vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono!»  (Malcom X)

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