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Dopo la Siria …

L’altra sera, martedì 26 novembre, alla Casa delle Associazioni e del Volontariato di Baggio, Davide Grasso (il reporter che ha provato a solidarizzare con la Resistenza del popolo curdo che gli appartiene nell’ideale di giustizia), ha spiegato le ragioni di un conflitto dentro il regime siriano, le guerre di egemonia tra imperi su quell’area che persistono e continuano, i conflitti tra le etnie con le loro diversità culturali che su quei territori si scontrano e si confrontano.

La Siria e la sua guerra,
i Curdi e la loro Resistenza,
le Donne di Rojava e la Speranza di vita.

Una guerra è una guerra, non ci sono altre fantasie, ma solo violenza e distruzione, violenza sulle persone, distruzione dei beni che accompagnano la vita e poi morte e ancora morte ad alimentare una sofferenza che appare infinita.

Già il giorno precedente, nella ricorrenza del 25 novembre “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, le molte manifestazioni, avevano messo in evidenza quanto l’intera umanità sia entrata in un vortice di aggressività, di spergiuri, di attacchi e contrattacchi dentro e fuori le resistenze possibili, dentro e fuori i “muri” dei poteri privati.

Pertanto l’altra sera non si sono solo analizzati i particolari della guerra in Siria e della Siria ma ha voluto essere una presa di conoscenza e di condanna dei diversi imperi che agiscono la propria violenza di dominio, la condanna dell’uso delle armi di distruzione di massa, le lacerazioni interne ai rapporti umani in conflitto, le emergenze di miserie e di precarietà sempre più diffuse, le pratiche dei “nuovi” nemici da combattere, dei morti da piangere ed il riconoscimento delle resistenze diffuse.

In quello stato di guerra abbiamo letto e riconosciuto le dimensioni della macelleria degenerativa dei rapporti tra umani dove anche la solidarietà diffusa appare come “arma” pacificatrice di un sistema di relazioni che sempre più poggia sul potere del privato benessere e della proprietà come diritto esclusivo.

Alla fine della bella e intensa serata, per la quale va il nostro plauso a Davide Grasso per la sua relazione, si è riproposta la classica domanda: cosa possiamo fare?

Due le risposte: 
la prima, concreta e immediata è un aiuto economico attraverso bonifici sul conto intestato a: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus – IBAN: IT19L0306909606100000132226, della quale si hanno garanzie dell’effettivo utilizzo dei fondi per le cure e gli aiuti diretti alle persone;
la seconda è un impegno a divulgare le informazioni vere su quella guerra e avversare le false e tendenziose notizie dei mainstream interessati.

Noi vorremmo aggiungere, dopo quanto è emerso dal dibattito, una urgenza che ci appartiene.
Non siamo in una realtà di guerra, nel senso che non subiamo bombardamenti, tuttavia sussiste nella realtà sociale in Italia e non solo, forme di violenza sempre più persistenti che pervadono i rapporti sociali e che producono intolleranze di stampo razzista se non di menefreghismo diffuso.

Un piano Istituzionale che con le “misure per la sicurezza” esprime una “ferocia” repressiva sempre più invasiva anche nei confronti delle persone che liberamente contestano e manifestano l’iniquità e la prepotenza delle guerre, l’enormità delle spese militari e della produzione di armamenti, le discriminazioni razziali, lo sfruttamento esasperato, la precarizzazione diffusa … l’assenza di pari diritti e giustizia.

Per questo crediamo sia necessario assumere la consapevolezza e la determinazione delle donne di Rojava nel promuovere un’azione comune di solidarietà e di lotta per una diversa umanità possibile.

Vedi:Riflessioni di una partecipante”.

Per approfondimenti sulla situazione in Siria e nell’area:

  • Vedi scheda: “La Rivoluzione della Confederazione Democratica
  • Davide Grasso:Hevalen – Perché sono andato a combattere l’Isis in Siria;
  • Davide Grasso: ‘Il fiore del deserto” – La rivoluzione delle donne e delle comuni tra l’Iraq e la Siria del nord;
  • “Jineoloji”, la scienza delle donne – Un modo di interpretare tutta la storia dell’umanità da un punto di vista femminile;
  • Ancora una intervista a Sebastiano Caputo, “In Siria io ci sono stato: ecco cosa ho visto – https://www.youtube.com/watch?v=_Cw_oMGIua4
  • Sebastiano Caputo: Mezzaluna sciita – Dalla lotta al terrorismo alla difesa dei cristiani d’Oriente.

Nella settimana dei Santi e dei Defunti: pensieri a latere

Tra la vita e la morte
 
  • Ci sono i santi e ci sono i morti;
  • c’è chi lo sa e considera, c’è chi lo sa e resta indifferente;
  • ci sono persone che continuano a sperare, ci sono altre che hanno perso ogni speranza;
  • c’è chi valuta il tempo aperto al futuro, c’è chi rimane fermo al tempo passato;
  • ci sono teste attive al pensiero, ci sono teste naufragate nell’abbandono;
  • ci sono persone che sorridono alla Natura, altre che non si accorgono del Suo sguardo;
  • c’è chi guarda le diversità con simpatia e c’è chi teme che le diversità gli precludono la propria;
  • c’è chi lotta contro le patologie di morte e chi ha smesso di reclamare il diritto alla vita;
  • ci sono persone che hanno scelto l’universalità come parametro di giudizio, ci sono altre che regolano la dimensione del diritto solo a sé stesse;
  • c’è chi sviluppa il sapere attraverso la conoscenza e c’è chi rimane sedato nella compiacenza della propria sovranità;
  • ci sono persone che nelle asperità riscoprono il valore del silenzio, altre che irrompono al comando del frastuono;
e poi … ci sono io
e poi … c’è l’impero

il governo del mondo, della vita e delle coscienze.

  • L’impero impone regole devastanti per il suo dominio e il governo universale;
  • l’accumulazione attraversa la Vita in tutte le sue dimensioni;
  • la Terra e la Natura sono depredate dai loro beni oltre ogni misura;
  • le grandi imprese alimentano la logica dello sfruttamento e di rapina;
  • la violenza armata genera distruzione e spezza le vite;
  • la miseria e le povertà sono il costo smisurato delle ricchezze accumulate;
  • l’arroganza del potere attraversa ogni sensibilità.

… noi … non ci stiamo ad essere vittime sacrificali, la nostra umanità si libera dalle ingiustizie che la rinchiudono dentro lo spazio-tempo dell’effimero: agisce per una diversità accogliente, per ridare al tempo e allo spazio la dimensione della giustizia e delle libertà forti della solidarietà che attraversa il tempo e lo spazio della critica per un diverso mondo possibile …. senza parate militari

ALLA SAGRA DI BAGGIO – PRESENTE !

BENE!

Possiamo dire con una certa soddisfazione, che la presenza dell’Associazione alla Sagra di Baggio di domenica 20 ottobre è stata molto soddisfacente:

  1. I tre gazebo che hanno voluto rappresentare momenti importanti della vita associativa di Dimensioni Diverse nella zona, hanno visto anche l’importante presenza di realtà “sorelle” come il “GAS Baggio” e il gruppo “Donne a Confronto” e hanno saputo esprimere il meglio di sé.
  2. Grande successo ha avuto la “Ruota dei Saperi” e le immagini di Leonardo e di Monna Lisa che potevano rispecchiare i volti delle persone che si fermavano per un “selfie”.
  3. Così pure la dimostrazione del funzionamento di una “chiusa” d’acqua sull’imitazione di quelle inventate da Leonardo, rappresentate dalle foto su un grande poster che opportunamente richiamava il valore dell’acqua e del diritto a rimanere pubblica.
  4. Anche la presenza della “Scuola di italiano per migranti“, rappresentata da alcuni insegnanti e da alcuni studenti che attraverso la distribuzione di volantini e di un poster richiamavano la realtà e le “verità” in merito alle problematiche degli immigrati, ha manifestato tutto il suo valore, così come l’altro poster sul mondo dell’infanzia.

 A sera eravamo tutti un po’ stanchi per l’impegno ma anche soddisfatti per aver potuto rappresentare alcuni elementi importanti per la Vita delle persone (anche se molte di loro si mostravano alquanto distratte.

Vedi le foto

Alcuni volantini distribuiti

Disponibili per l’invio dei file dei grandi poster che appaiono nelle foto

Il giorno della Memoria in una terza media

Ieri ho detto ai miei alunni: “Domani venite a scuola con una bottiglietta d’acqua vuota”.
Sui loro volti, lampante che neanche le insegne di Las Vegas, la domanda “E che cavolo si inventerà stavolta il prof?”
“Vedrete domani”.

Oggi sono entrato in classe. Con un secchio.
Ho detto agli alunni di sedersi in cerchio. Ho dato a ciascuno di loro un piccolo foglio di carta.
Ho detto: “Adesso pensate alla persona a cui volete più bene al mondo. Poi disegnate un omino stilizzato e vicino scrivete il suo nome”
“Ma io posso scriverne due?”
“Certo, anche tre se vuoi!”

E dopo ho chiesto loro di riempire la bottiglietta, di versarla nel secchio e di tornare a sedersi.
L’idea me l’ha data un libro: “Ammare”, di Alberto Pellai e sua moglie Barbara Tamburini.
Perché domenica è la Giornata della Memoria, e sinceramente a me di parlare solo di Shoah non mi va più.

Perché per pensare che il passato si stia ripetendo identico bisogna essere un po’ miopi.
Ma per non vedere pezzi di quel passato nel nostro presente, bisogna essere proprio ciechi.

Davanti ai loro occhi ho fatto una grande barca di carta, e ho detto di metterci ciascuno il proprio foglietto sopra.
Poi ho appoggiato la barca sulla superficie dell’acqua.
Infine ho iniziato a far vacillare il secchio, fino a che la barchetta non si è ribaltata, facendo cadere giù tutti i foglietti.
Tutti quei nomi, quegli omini, giù in fondo al secchio.

C’era chi aveva messo il papà, chi la migliore amica, chi il cuginetto di un anno.

Si è creato un silenzio incredibile. Più di un minuto senza che nessuno fiatasse.
E se qualcuno sa come sono gli adolescenti di terza media, sa che avere un minuto di totale spontaneo silenzio è quasi un miracolo.

C’erano anche degli occhi lucidi. Oltre ai miei, dico.
E allora ho raccontato loro del naufragio del 18 aprile 2015,
in cui nel Canale di Sicilia sono morte più di mille persone, tante quasi come nel Titanic.
La loro barca, un peschereccio fatiscente che di persone ne poteva contenere al massimo duecento. 

E ho raccontato loro di una di quelle:
un bambino più piccolo di loro, originario del Mali, che è stato ritrovato con la pagella cucita sulla giacca.
“Secondo voi perché un bambino dovrebbe salire su una barca così?”
“Per far vedere che aveva studiato!”
“Per dire a tutti che era bravo a scuola!”
E poi un ragazzino macedone, di fianco a me, a bassa voce ha detto:
“Forse per far vedere che non era cattivo, come molti pensano di tutti quelli che arrivano”.

La campanella è suonata. Anche per non appesantire troppo il momento, ho detto loro di mettere a posto tutto, di andare a ricreazione.
Sono usciti, e piano piano hanno ricominciato a parlare, a chiedersi la merenda, le solite cose.

Sono rimasto solo a sistemare la mia roba.
Poi è successa una cosa.
A un certo punto sento dei passi dietro di me.
Tre ragazze.
“Scusi prof”
“Sì?”
“Noi vorremmo…”
“Voi vorreste…?”

La più coraggiosa delle tre prende il coraggio e dice tutto in un fiato:
“Possiamo tirare fuori quei fogli da lì?”
Ci siamo chinati, li abbiamo tirati su uno per uno, insieme.

E intanto io le guardavo, e dentro di me pensavo che finché tre ragazze decidono di saltare la ricreazione per tirare su dal fondo di un secchio dei fogli di carta, c’è ancora motivo per credere in un mondo diverso.

Enrico Galiano

Per un nuovo anno

Ci sono momenti nella vita di grande significato.

Quello della fine di un anno e dell’inizio del nuovo si configura idealmente come un passaggio “significante” tra il vecchio e il nuovo, tra una storia passata e una memoria che riproduce nuova identità.

Questa fantasia di senso comune porta ad esprimere auguri, felicitazioni come fosse un invito alla pratica del nuovo.  

Nella realtà quando una fine incontra un inizio si generano processi di forte conflittualità tra un passato che resiste a sè stesso e un presente desideroso di nuove aspettative.

Ci vuole grande determinazione, consapevolezza e responsabilità.    

Il 2018 è stato un anno segnato dalle politiche del nuovo governo con un dato fondamentale del suo programma caratterizzato dalla violenza razzista. Una persecuzione verso i migranti ancora più pesante della legge Bossi Fini e del “pacchetto sicurezza” Maroni.

Negando il diritto di asilo, incrementando i centri di detenzione, abolendo di fatto la protezione umanitaria, … non solo si pone contro il dettato costituzionale, ma aumenta la clandestinità lasciando nella miseria persone in fuga dalle guerre e dalla povertà, abbandonandole al ricatto della malavita e al lavoro schiavista.
Una violenza che non solo alimenta odio razziale e paure, ma che con il cosiddetto “decreto sicurezza” inveisce con prepotenza contro ogni forma di contestazione, addirittura liberalizzando la possibilità di possedere un’arma di “difesa” personale.  

Il nuovo anno non si aspetta auguri, piuttosto la consapevolezza di corpi e voci responsabili,  persone che sappiano guardare in faccia la realtà sociale e politica per rivendicare per tutte e tutti diritto di cittadinanza e pari dignità e umanità.

La critica, per quanto aspra, non serve al cambiamento come le mille azioni che legittimano serenità e pace alle miserie e ai processi di emarginazione: serve il cambiamento reale.

Per ogni vivente il 2019 è il tempo della vita, della memoria che fa di ogni giorno il significato della propria diversità che lo vede crescere in una dimensione che condivide.

Reiterare sé stesso non è la dimensione della persona che lotta per la giustizia, il reddito, la salute. …, per una nuova, diversa speranza di vita: il diritto non è uno spazio esclusivo.  

Ogni persona ha la necessità di conoscere e di prospettare nuove relazioni per credere che può vivere il proprio giorno inseguendo la conflittualità necessaria per sentirsi libero (liberarsi) dai condizionamenti: è resistere ai significati perversi che limitano e precludono nuove attese.

Questo è il nostro tempo.

Il 2019 può essere un anno dissacrante la normalità plagiata e confusa dall’apatia e dall’indifferenza: ritualità soggettuale priva di oggetto.

Gran parte dell’umanità è declassata, frammentata in fuga alla ricerca di un asilo.

Presi dal furore polemico, della paura del vuoto non ci si avvede dei propri limiti che sono esattamente quelli che gli uni contrappongono agli altri” (Azzariti)

Voci moleste che circuiscono le volontà anche quando i corpi sorridono.

Una storia come un non luogo da riscattare alla memoria per non restare idioti inconsapevoli nella banalità del senso comune.

Vi voglio raccontare una storia

una bella storia: la nostra presenza alla Sagra di Baggio.

Abbiamo sempre ritenuto la Sagra di Baggio un momento importante di visibilità e di rappresentazione di contenuti che sono propri dell’attività della nostra associazione.

Ci siamo premurati anzitutto di raccontare le verità sul tema dei migranti in particolare per sfatare la “grande invasione” che l’Italia starebbe subendo.

Vedi: Quale invasione

Cercando di spiegare come accoglienza e umanità siano un Bene comune.

Abbiamo posto particolare accento alla Questione Femminile: sul diritto delle donne ad essere protagoniste delle battaglie politiche e del diritto alla Vita nelle sue diverse declinazioni denunciando la violenza che le donne subiscono in particolare quando vengono considerate “proprietà privata“.

Vedi poster: Donne

Un altro aspetto importante che abbiamo rappresentato con grande efficacia, vista l’attenzione delle persone, è stato il tema del “riciclo e le buone pratiche di raccolta differenziata” suggerito dal Municipio 7: tema che ci è caro in particolare per le stesse pratiche del Gruppo di Acquisto Solidale presente nell’Associazione Dimensioni Diverse.

Vedi: Il mio balcone ecologico

Vol_Quando la plastica genera morte

Vedi alcune foto

Questa é la nostra storia
che ci ha visti presenti alla 390° Sagra di Baggio.

—————–

La “bella storia” racconta anche un’altra realtà che ci pare giusto raccontare perché ci compete, compete a tutti.

Ci sono momenti in cui la Sagra appare come un “NON LUOGO“: fiumane di gente che si trascina lungo la via, spinta in avanti da chi la segue, impossibilitata a ricercare un possibile sguardo amico, distratta da una grande apatia, di ciò che appare loro come una diversità altra.

Noi che vogliamo essere uno sguardo vivo, che crediamo al richiamo di una diversità possibile, ad una umanità attiva e solidale, quei volti distratti dall’indifferenza ci apparivano stranieri anche se dello stesso colore della pelle.

Avanti, sempre più avanti, trascinati via verso un dove che non pare esistere.

Distratti, sempre più alienati, indifferenti ad un destino omologante e precario.

Non sappiamo, non ci è dato sapere, cosa ha spinto la Giunta del Municipio 7 a chiedere alle Associazioni di rappresentare il tema del riciclo e neppure se lo animasse qualche idea di politica in merito.

Quello che sappiamo è la politica dell’Amministrazione in merito al “riuso” (sinonimo di “riciclo” dell’area verde ex Piazza d’Armi ed in particolare degli ex Magazzini annessi che hanno deciso di abbattere.

Vedi: Vol_Questo lo dovete sapere

Così come sappiamo della politica di Governo in merito ai “respingimenti” (sinonimo di smaltimenti) dei migranti raccolti nel mare Mediterraneo verso la Libia, vero inferno di morte: atroce indifferenza.

Sono tristi esempi di modi diversi di “riciclare” Beni pubblici, bellezze naturali e disprezzo di umanità e di vite umane: i respingimenti verso la Libia hanno superato per numero gli immigrati arrivati in Italia.

Il “riciclo” non è solo un risparmio, presuppone una diversa sensibilità personale dell’agire politico, un concetto di  sostenibilità responsabile anzitutto per la Vita delle persone oltre che per le cose che possono salvaguardare ricchezze della Natura e le sue bellezze.

Per questo la “storia” della Sagra si presta alla Memoria resistente.

Alla fine della giornata folate di forte vento scuotevano gli alberi e le vecchie foglie cadevano segnando l’inizio della nuova stagione.

Nella testa del ministro

Una volta c’era la Lega … oggi c’è Salvini.

Ministro della Repubblica democratica assume in sé e rappresenta la negligenza dell’umano indifferente,
la debolezza del rancoroso che piange sulla propria miseria,
l’uomo del comando, al comando del disordine violento e repressivo.

Per Salvini il corpo del reato è l’altrui miseria quella in fuga,
la miseria generata dalle ingiustizie perpetrate nei loro paesi,
e qui da noi, nell’occidente responsabile, il migrare non è un diritto,
ma la pena dell’ingiustizia,
il migrante è un perseguitato politico che ingenera paure.

Nella testa del ministro – ci siamo noi

Un giorno ci si dovrà chiedere seriamente quanti “salvini” abitano tra noi;
a cominciare da chi, usa la parola senza dargli senso,
manifesta in piazza e plaude alla sicurezza repressiva,
critica le nefandezze di una certa politica ma non la agisce,
fa della solidarietà l’alibi della propria inconsistenza politica,

…….

per poi “comprendere” la miseria di chi si fa forte, arrogante e violento sulla miseria altrui,
la paura che rivendica il diritto esclusivo,
l’apatia di chi “non cambia niente”, avanti il più “forte”.

…….

E’ ora di prendere parola e dare ad essa la giusta dimensione;
abbattere lo scempio di umanità che si ingenera nei linguaggi e nelle politiche del Governo;
paura e diffidenza sono paradigmi brutali di una disumanità senza storia.

…….

«Ridare all’intelligenza umana la libertà di pensiero potrebbe essere la determinazione di una lotta morale e politica del nostro tempo».

La Bellezza è un’emozione universale

La Bellezza è un’emozione universale
libera alle diversità dei sentimenti che la comprendono.

La misura dello sguardo non le appartiene.

La Bellezza non è un desiderio
la sua forma è plurale, ignorarla è impossibile
come le diversità che si comprendono/incontrano.

La Bellezza non si sottrae al tempo
è un dono dell’universalità della vita.

La bellezza è una meravigliosa attitudine,
un sentimento che implode nella miseria umana
anche quando la stessa soggiace alla fine della ribellione.

La bellezza insorge: alla banalità del vivere
allo sguardo indifferente, alla violenza disumana.

Possedere la bellezza è impossibile: non ha mercato
liberata nel desiderio illimitato di cambiamento.

La bellezza non porta rancore ma il rancore non porta bellezza.

La miseria non è della Natura
la miseria non si assolve con un sorriso solidale
la miseria manca della Bellezza che travalica l’esistente
e irrompe nella giustizia.

Un santo …, no un prete …, anzi un uomo.

A Baggio esiste una via, quella che dal Cimitero arriva alla via Cusago, dedicata a Óscar Arnulfo Romero arcivescovo salvadoregno, ucciso mentre celebrava la Messa da un sicario dei cosiddetti “squadroni della morte”, il 24 marzo 1980 a San Salvador.

Solo dopo 35 anni (il 23 maggio del 2015) la Chiesa lo ha dichiarato martire.

Un passaggio caratterizzante la vita di Oscar Romero è stato l’assassinio (il 12 marzo del 1977 a El Paisnal) di Padre Rutilio Grande, da parte delle forze di sicurezza salvadoregne insieme a due dei suoi parrocchiani contadini.

Rutilio Grande, un caro amico e collaboratore di  monsignor Oscar Romero, era un gesuita salvadoregno che andò a vivere in campagna tra i contadini, immergendosi nella loro vita, nella loro religiosità, nei loro problemi. Diceva: “non sono venuto a portarvi la Chiesa ma perché voi diventiate chiesa

Fu ucciso perché la sua predicazione evangelica scuoteva i contadini dal torpore sociale e indirettamente suscitava rivendicazioni sindacali.

L’uccisione di Padre Rutilio Grande è stato uno degli eventi chiave che ha condotto Monsignor Oscar Romero, nominarono arcivescovo di San Salvador il 3 febbraio 1977, ad allineare il suo ministero con la causa dei poveri e degli oppressi in El Salvador.

Poiché era arcivescovo della capitale San Salvador, di fatto primate della Chiesa salvadoregna, questa assunzione di responsabilità significò per Romero impegnarsi in un ruolo pubblico di difesa dei poveri, con grande forza e determinazione.

Romero viveva sobriamente nelle stanzette del custode di un ospedale per malati terminali.

Pur consapevole delle reiterate minacce di morte, con grande responsabilità e determinazione, non ha mai smesso di opporsi al regime denunciando con determinazione violenze e ingiustizie.

A chi lo sollecitava alla prudenza rispondeva: il pavido che cerca di sottrarsi ai pericoli e alle difficoltà della vita ha già perso la propria. 

Con questa memoria di uomo giusto, ancorché beato, lungo la via a lui intestata verrà realizzato in sua memoria un murales, realizzato dall’artista salvadoregno Renacho Melgas, che sarà inaugurato domenica 26 agosto alle ore 17 alla presenza del Console della Repubblica di El Salvador.

Sarà presente anche Don Alberto Vitali, parroco dei migranti.

Il volantino

 

Partigiano portami via!

Resistenza ovunque sia!

Luoghi dove la storia potrà raccontare qualcosa che ci appartiene

24 Aprile 2018: Liberazione – Resistenza

Bella e partecipata è stata la serata organizzata da Rete 7 all’esterno della Biblioteca di Baggio.

Il richiamo alla lotta di Liberazione è stata fatta da Giuliana Cislaghi.

Ci ha raccontato di quegli anni dove resistere al nazi-fascismo, essere partigiani, anche per i cittadini di Baggio, voleva dire pensare oltre sè stessi, schierarsi e lottare per il Bene Comune: la libertà, la pace, la solidarietà, … (Sintesi Giuliana Cislaghi)

Il paragone con i nostri giorni è stato richiamato da Giuliana, in particolare, riguardo ai giovani che risultano facile preda di false ideologie, cedendo alle crisi di un sistema che insorge oltre ogni speranza.

Ogni parola è un pregiudizio” diceva Nietzsche, soprattutto quando il linguaggio è insufficiente ad affermare la verità che pure attraversa l’esistenza.

Si generano “periferie”, dimensioni del sapere marginale, dalle produttività deboli, di politiche irrisolte, ma anche luoghi dove poter mostrare il valore della solidarietà, dove la resistenza è riconoscere le diversità come storie da vivere. (25 Aprile, una celebrazione)

Anche le parole di “Eroe” con la musica e il canto di Caparezza hanno sottolineato il significato della lotta resistente. (Senti: https://www.youtube.com/watch?v=xXLXgGJ5mIg )

E infine la “Festa Conviviale” dove la diversità dei cibi offerti ha generato scambi di simpatia e di affetto tra tutte le persone convenute che si  raccontavano, mentre la musica sottolineava il piacere della serata.
Vedi le Foto

IL 25 TUTTE E TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE

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