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E ora il Primo Maggio

Un Primo Maggio onorato con le parole di Antonio Gramsci di cui ieri ricorreva l’anniversario della morte – 27 aprile 1937: “La classe operaia non ha che una via: lottare fino alla vittoria se vuol salvare sé stessa e l’umanità intera dalla rovina”.

Dentro a quella Classe che oggi appare dispersa e umiliata nella precarietà diffusa, non può esserci soltanto il ricordo di una lotta proletaria che forse ha visto molti di noi partecipi e protagonisti, ma la forza della Memoria per un presente che ancora sappia dare fiducia alla lotta per l’universalità del diritto per tutti gli esseri viventi.

Lo sfondo è una umanità che deve saper “piangere” le proprie debolezze e fragilità per ritrovare quella dignità Resistente celebrata il 25 aprile che spalanca le porte alla Liberazione.

Non c’è la Piazza a ricomporre i frammenti di una energia possibile, ma sicuramente la permanenza coatta dentro casa invita a riflettere sulle parole “odio gli indifferenti” che Antonio Gramsci scriveva dal carcere.

Parole per riaffermare una volontà partigiana, di Classe, per mantenere viva la lotta contro le ingiustizie propinate dal sistema liberista e liberarci dai vincoli ossessivi dell’interesse privato.

Occorre porre una attenzione particolare allo “stato di emergenza” prodotto dagli obblighi “virali”, che accelera l’avanzamento del dispotismo violento del potere politico.

Emblematici due recenti fatti

Il 22 aprile 2020 sul giornale “Bologna todayDavide Baruffi, sottosegretario della Regione Emilia Romagna scrive: “Abbiamo proibito l’attività fisica non perché la situazione più a rischio, ma perché volevamo dare il senso di un regime molto stringente”.
Una chiara affermazione di libero arbitrio, un “abuso di potere” direbbe un giurista.
Una democrazia non ha bisogno di “un regime molto stringente”:

Sabato 25 aprile, nel giorno del 75° anniversario della Liberazione, le forze dell’ordine sono intervenute con un dispiegamento di forze spropositato e in modo altrettanto spropositato e del tutto gratuito, su un piccolo gruppo di ragazzi mentre cercavano di omaggiare alcune lapidi partigiane di via Padova e dintorni.

Testimonianze di video divulgati da fonti giornalistiche, mostrano che da parte dei ragazzi non sono stati commessi atti di violenza tali da giustificare un simile atteggiamento.

Interessante Ascanio Celestini; nei panni del premier ha pronunciato il discorso presidenziale elencando le restrizioni alla libertà applicate durante la crisi: «Sono mutazioni del comportamento imposte dal governo e da voi accettate subito. Siamo un esempio, secondo alcuni. Altri indicano le misure come una tendenza crescente a usare lo stato di eccezione come paradigma di governo. Le ragioni di igiene e sicurezza pubblica si risolvono nella militarizzazione del paese, fino a farvi controllare da un’App, una misura coercitiva da stato autoritario permanente, ma sono opinioni. Avete perso la vostra libertà e sembra che non ve ne freghi nulla. Quando l’avevate vi serviva? Forse tra settimane, mesi, anni, si ripristineranno delle libertà ma di quali libertà avete bisogno? Se ne avete bisogno».

Mentre Franco Bifo Berardi: «È il 25 aprile, d’accordo, ma ci deve essere stato un equivoco: 75 anni fa credevano che fosse finito il nazismo ma non è vero, è ovunque, parla inglese ma anche un po’ olandese. Ci sono gli olandesi che arrivano. Buona fortuna, che vi posso dire»

Non è questa la “normalità” che ci aspettiamo e vogliamo accettare, ma neppure quella di lasciare ancora le persone migranti in condizione di involontaria irregolarità, drammaticamente escluse dalla violenza dei cosiddetti decreti Salvini uno e due, a patire ingiustizie e miseria.

Per un Primo Maggio Resistente,
per una distinzione di Classe
libera e partecipata!

Agire l’attesa

E’ ormai passato un mese da quando l’emergenza virus ci ha costretti relegati nelle case in un tempo per lo più inusuale, sconosciuto a cercare le cose più diverse per animare i vuoti sui quali pesa il silenzio.

Si sono scoperti spazi televisivi concessi gratuitamente, si sono messaggiati video, cartoline, si sono aperte le finestre, cercato un vicinato spesso ignorato, inventato una solidarietà di servizio, ….

Insomma un tempo pesante ma anche efficace: accompagnato da molte letture, pareri più o meno critici sulle scelte emergenziali del governo, … in generale sono state poste all’evidenza l’incongruenza di molta politica dell’economica e della finanza.

Si è sviluppato un pensiero critico che, come molti hanno detto “Non sarà più come prima”, “Molte cose cambieranno”. (vedi: Quanto è bella Milano)

Anche noi, dal silenzio vorremmo pronunciare alcune parole.

Oggi 21 marzo, si celebra la “Primavera” ed è una bella giornata che ci permette di non dimenticare quanto ci deve essere sempre cara Madre Natura (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=O687sp1-FnE)

Nella stessa giornata di oggi le Nazioni Unite celebrano “la Giornata internazionale per l’eliminazione del razzismo”.
Quella del razzismo è una grande piaga virale che è sicuramente da debellare anche nelle forme più “striscianti”: io non sono razzista però ….
In questa situazione di grave pericolo per la salute, come “Rete delle Scuole Senza Permesso”, abbiamo scritto al Sindaco Sala per ricordare sostanzialmente ciò che Filippo Grandi, alto commissario dell’Onu per i rifugiati, ha ricordato che la risposta all’epidemia di Covid-19 “deve comprendere coloro che la società spesso trascura o relega a uno stato di marginalità”. (Leggi QUI)

Un’altra parola per il cambiamento ce la ricorda la giornata di domani 22 marzo in cui si celebra la “Giornata Mondiale dell’Acqua”.
Esiste un profondo rapporto tra acqua e salute, acqua e ambiente, …: l’acqua è vita.
Nel giugno 2011 con un referendum popolare, 26 milioni di italiani hanno affermato che l’acqua è un bene comune e deve essere libera, pubblica. Anche questo diritto è parte del cambiamento di una politica troppo spesso assoggetta all’interesse economico.

La terza parola, già evidenziata in un altro post (QUI), è l’assurdità dell’enorme spesa militare: quasi 1850 miliardi di $ a livello mondiale, oltre 25 miliardi di euro in Italia; se poi consideriamo che oggi il costo di un caccia F35 è pari a oltre 7000 ventilatori polmonari: un cambiamento inderogabile.

Tra le tante parole da aggiungere – oltre naturalmente ad una indiscutibile riforma della sanità pubblica, abbiamo scelto di porre in evidenza quella della lotta contro gli accordi commerciali internazionali: TTIP, CETA, … che in questo momento di crisi generale c’è il pericolo che passino sotto silenzio. Al proposito l’invito è la lettura dell’ultimo report aggiornato sul TTIP: https://stop-ttip-italia.net/2020/03/12/trattati-virali-i-legami-fra-nuovo-ttip-salute-e-precauzione-ai-tempi-del-coronavirus/

Per tutto il resto:

«dalla dimensione Solidale
alla politica Resiliente»

la capacità di far fronte
in maniera positiva
agli eventi traumatici,
di organizzare positivamente
la propria vita
dinanzi alle difficoltà. 
La capacità di ricostruirsi
restando sensibili
alle opportunità positive
che la vita offre, 
senza perdere
la propria umanità. 

Ricomincio da qui!

 

Una politica in due mosse

Abrogare subito i «Decreti Sicurezza» senza SE e senza MA!

Gli effetti devastanti che hanno prodotto e producono i cosiddetti “Decreti Sicurezza” in termini di ghettizzazione, sfruttamento e povertà, oltre al connaturato e pesante carattere repressivo, sono così evidenti che il Governo ed i partiti che ne fanno parte, sembrano non accorgersene rimanendo insensibili nell’indifferenza.

Il pesante peggioramento del sistema di accoglienza, la cancellazione della protezione umanitaria unitamente al taglio dei finanziamenti che ha fortemente ridimensionato l’assistenza sanitaria alla persona, continuano a produrre emarginazione e miseria.

Basta incertezze e alibi occorre, procedere all’allargamento degli spazi di cittadinanza.  

La pratica concreta e diffusa del diritto fondamentale alla protezione ed all’accoglienza è elemento distintivo non solo di democrazia politica ma anche per una diffusa sensibilità capace di superare le sempre maggiori ostilità e ogni forma di razzismo verso le diversità.

Accanto al diritto umanitario per richiedenti asilo è fondamentale consentire la registrazione anagrafica anche ai richiedenti asilo perché vengano garantiti i diritti umani dei migranti.

Cancellare subito il Memorandum con la Libia senza Se e senza MA.

«È lo stesso memorandum che, negli stessi tre anni, tutte le organizzazioni e agenzie internazionali per i diritti umani hanno condannato per il rischio effettivo che rappresenta per la tutela dei diritti delle persone migranti – sottolinea Emergency in una nota rilanciata dall’agenzia Redattore sociale – come è ormai documentato, in Libia vengono sistematicamente violati i diritti fondamentali di migliaia di persone, detenendole abusivamente e sottoponendole a violenze e torture di ogni tipo.

In tre anni circa 40 mila uomini, donne e bambini innocenti sono stati deportati nei “lager libici”, dove sono quotidianamente esposti a torture e abusi indicibili. Dalla firma dell’accordo Italia-Libia, inoltre abbiamo speso la cifra record di 570 milioni euro per esternalizzare la gestione dei flussi migratori e per finanziare le missioni navali italiane ed europee.

Negli ultimi 4 anni oltre 1 miliardo di euro, il 26% degli aiuti totali del Trust Fund, siano stati deviati dal loro scopo umanitario per finanziare politiche nazionali di brutale contenimento dei flussi migratori.

L’Italia e il suo governo non possono continuare ad essere complice di tale vergognosa spietatezza, sostenendo con mezzi e risorse, gli assassini di tali misfatti.

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MAILBOMBING:
«IL MEMORANDUM CON LA LIBIA VA CANCELLATO»

OGGETTO: Il Memorandum con la Libia va cancellato

Egregio ministro,
Le scrivo personalmente per esprimere il mio dissenso in merito al rinnovo del memorandum con la Libia, firmato nel 2017 e mai ratificato dal Parlamento. Da quanto si apprende il vostro Governo intende rinnovare quegli accordi senza modifiche.
 

Il 2 febbraio, quindi, il Memorandum verrà automaticamente rinnovato, nonostante gli impegni a modificarlo assunti da voi circa tre mesi fa. Si continuerà, dunque, a finanziare la guardia costiera libica – per lo più formata da quegli stessi trafficanti che si dice di voler fermare – perché riporti i migranti in fuga nei lager dove sono sottoposti a ogni tipo di tortura e dove si può morire a causa dei bombardamenti. 

Sono convinto che l’unica scelta “umana” da compiere subito sarebbe quella di svuotare i lager e trasferire chi vi è trattenuto e non rinnovare gli accordi che hanno causato solo sofferenza e problemi per migliaia di persone. Le chiedo dunque, così come sostenuto dalla campagna IOACCOLGO, di procedere al più presto a evacuare di tutti i migranti trattenuti nei centri libici, all’apertura di corridoi umanitari europei, ristabilire un’operazione efficace di soccorso in mare, ripristinare in Italia e in Europa un sistema di accoglienza che punti ad una integrazione vera nel rispetto dei diritti umani fondamentali, a cominciare dal diritto alla vita.

ISTRUZIONI
Per questo vi chiediamo di prendere posizione: trovate qui sotto un testo da inviare al ministro degli Interni Luciana Lamorgese e a quello degli Esteri Luigi Di Maio.
Vi basterà
👉copiare il testo nella vostra mail
👉 inserire l’oggetto (segreteria@ioaccolgo.it)
👉inserire i loro indirizzi:
caposegreteria.ministro@interno.it
dimaio_luigi@camera.it
e quello della nostra segreteria: segreteria@ioaccolgo.it in modo che potremo tenerne traccia
👉firmarlo in fondo con il vostro nome e inviarlo

La Segreteria di “ioaccolgo”  –  www.ioaccolgo.it

 

Nella Memoria … la terza via

Ancora un’emozione, una grande emozione!

Dopo la visione del film “Vento di Primavera”, negli sguardi e sui volti delle numerose persone presenti si leggeva il disgusto delle enormi barbarie compiute nei giorni dell’Olocausto.

Un “vuoto” di parole, un dramma della storia: la perdita della ragione umana.

Le emozioni sono alla base dei sentimenti umani, tuttavia spesso tradiscono la razionalità e possono diventare “feroci”.
Non a caso uno dei motti delle SS tedesche era: «l’empatia è una debolezza». E’ così che si spiegano le brutali violenze private dal rimorso.

La Memoria pubblica della Shoah, il suo carattere universale, impone di preservarne la Memoria come un dovere etico, una sorta di imperativo categorico del nostro tempo.

L’Olocausto è un fenomeno determinante non solo per conoscere il passato ma anche per orientarci nel presente.

Eppure passarono 60 anni prima che l’ONU – 1º novembre 2005 – istituisse il Giorno della Memoria, prima che alcuni Stati, non tutti, denunciassero le proprie responsabilità.

Dopo 15 anni dalla sua istituzione il Giorno della Memoria, in particolare nelle manifestazioni istituzionali, viene celebrato in modo appassionato ma al contempo edulcorato per una Memoria che dovrebbe assumere un ruolo civico, educativo, in particolare politico.

L’orrore morale, materiale, dei campi di sterminio ci pone una domanda: quale memoria è mai possibile oggi, alla luce di una indifferenza omertosa che ancora violenta e uccide?

Quel ricordo rischia di apparire come un culto fine a sé stesso e comunque refrattario se non insensibile a quanto avviene in molte parti del mondo. 

La memoria dell’Olocausto, senza una cultura di corresponsabilità della politica, rischia di generare ulteriore indifferenza e qualunquismo.

Da qui l’importanza di assumere la Memoria come forza della ragione e della conoscenza, non solo per il proprio benessere ma per riprendersi il diritto di libertà e giustizia al fine di una diversa umanità per tutti i viventi.

Il Giorno della Memoria non deve essere una ritualità, il suo richiamo alla Storia pone la giusta responsabilità verso un presente dove la politica si richiama ancora alla “sicurezza”, quale alibi per continuare a predicare avversione, disprezzo, odio, se non per attivare mandati repressivi verso persone che lottano contro xenofobia, misoginia e razzismo.

Se le persecuzioni degli ebrei, dei rom, degli handicappati, degli avversari politici, … avvenute 75 anni fa continuano a suscitare grande indignazione nei ricordi e nelle celebrazioni istituzionali, perché negare la cittadinanza alle migliaia di persone che ancora oggi ne sono escluse?

Perché l’Unione Europea continua a discutere solo, prevalentemente sul modo più efficace di impedire l’esodo di chi fugge dalle guerre e dalle violenze, mentre si è preoccupata di abbinare i crimini del nazismo a quelli del comunismo?

Perché l’arrogante impero israeliano continua ad essere un pericolo mortale per i palestinesi? Due milioni di palestinesi vivono in quel carcere a cielo aperto che è Gaza: un disastro umanitario.

Perché i governi del mondo spendono ogni anno oltre 1850 milioni di dollari per spese militari pari al 2,3% del PIL mondiale, mentre per gli aiuti umanitari viene speso lo 0,31%?

Perché continua a sussistere una esasperata recrudescenza della violenza che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi vent’anni?

Perché …?

Queste le domande. … Qualcosa non funziona!

Tuttavia nessuno, pur piegato dalle frustrazioni di un presente sempre più precario, può recitare il ruolo di vittima e venir meno alle proprie responsabilità.

Non basta il ricordo o una emozione: la dignità umana è in pericolo; quando l’indifferenza, l’arroganza o l’opportunismo cavalcano l’onda dell’esclusione, i “nemici” continueranno a crescere come una ossessione, fino a inghiottire tutte e tutti.

La Memoria è propria di ogni persona e va agita negli spazi della Memoria affinché diventi Storia.

 Per questo nella Scuola di italiano per immigrati di Dimensioni Diverse,
 
la Memoria si riproduce attraverso lo scambio e la condivisione delle
 conoscenze per una diversa consapevolezza dell’essere.

Festeggiare l’ultimo –


Ridare speranza al principio

Un anno se ne è andato, un altro è iniziato,
la normalità del tempo non si ferma mai
e nel tempo è la vita a rigenerarsi.

Molte sono le diversità che della vita si nutrono,
vivono modalità proprie con intensità possibili.

Sono molti a voler dire una parola augurale,
ad azzardare un nuovo proposito
ma non c’è il tempo per prospettare il futuro.

Il corpo è condizionato dal presente pressante,
l’obbligo all’essere preclude una volontà desiderante,
la frenesia scompone l’opportunità di nuove narrazioni.

Alla fine si celebra la festa del tempo … passato
come se non ci fosse più … il domani.

Il cosciente presagio dei “botti” insensati
si contrappone al bene salutare dei corpi,
fumi altrettanto insalubri salgono al cielo.

Ora il silenzio sembra trovare pace;
tempo breve, si fa giorno, tutto ritorna … normale:
tempo delle vacuità mai represse.

Ritorna deprecabile l’emarginazione precaria,
sapori amari dispersi nei silenzi privati
pensieri disarticolati: dimensioni inconsce.

Rancori esasperanti, conflitti inumani
bombe “innocenti”, miserie ignorate.

L’ignominia indifferente del frustrato,
l’incoerenza di scelte mai volute,
gli amici di sempre a confortare il disgusto.

Ricordi da ignorare, memorie da recuperare
la realtà è un tempo di vita, liberata dalle ipocrisie.
Rimpiangere la diversità non rende possibili ad altri.

C’è sempre un’alba che insorge dentro i movimenti
contro il delirio di onnipotenza dei potentati
che pervadono le ingiustizie nel mondo.

Nessuna manifestazione è priva di incoerenza
quanto la sofferenza dell’abbandono.

Nelle piazze c’è pure una festa da celebrare,
è tempo di agire il coraggio,
i conflitti animano nuova vita.

Una diversa giustizia agisce il mondo
diritti ignorati da riconquistare per tutti.

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Un anno è un tempo lungo come un percorso in montagna dove le bellezze si scoprono sempre più in alto mentre il cammino va liberato dai pesi superflui. Senza dimenticare l’essenziale per il corpo vivo e il silenzio necessario per godere delle bellezze che ci circondano. 

Il tempo della forza sta nella ricchezza della personale diversità capace di superare gli impedimenti per raggiungere le piazze della Memoria e del cambiamento. 

Prima dei “nemici” da combattere bisogna comprendere le diversità che ci separano: conoscere ciò che ci rende nemici. 

La dimensione della quotidianità impone a tutti vincoli esasperati.
Le “destrezze” personali dell’agire proprio sono l’anima della sovranità imperiale che agisce sui corpi e nelle menti.
 

Ricercare momenti di incontri, di verità e di scambio
strategie diverse da apprezzare,
narrazioni possibili da condividere.

Si fa per dire: auguri!

Partiamo da loro, da quelli che sono ancora lungo le strade o nei “lager” schiacciati dalla miseria e dalla viltà di chi l’ha generata.

Partiamo dalle strade precluse alla libertà dai recinti che impediscono il cammino, dalla “sicurezza” che ingabbia le lotte per i diritti.

Partiamo dalla maleodorante politica e dalla sua economia che lascia per strada le precarietà e le condanna all’esilio per volere della “sicurezza”.

Partiamo dai Movimenti che rivendicano libertà e giustizia: dalle lotte di liberazione contro le guerre e gli imperi, dalla lotta delle donne di “Non una di Meno“, dai giovani di “ Fridays for future Italia” che difendono il futuro della Terra, dalle lotte contadine per la sovranità alimentare, … 

Partiamo dal Movimento delle “sardine“, ultimo nato, che vuole riconquistare le piazze e il diritto di parola.

Partiamo da tutte quelle altre lotte che in Italia e nel Mondo resistono e rivendicano diritti e Giustizia.

Noi vogliamo essere con tutti loro, parte riconosciuta, senza alibi alcuno, di una storia che ancora lotta per una Memoria del presente.

Partiamo da uno spazio-tempo ritrovato, precluso dalle “cose” che appesantiscono la vita e annebbiano le menti.

Partiamo …

Il nostro augurio ha inizio dallo slogan che ci siamo dati: “diversi per essere liberi – uniti per essere forti“.

La diversità!

«La diversità è sostanza resistente alla normalità, essenza e forma del sapere.
La diversità non è una forma statica, un semplice elemento caratteriale, idea di sé.
La diversità è sostanza dell’essere che si sviluppa, si qualifica e si caratterizza nella relazione con l’altro diverso, con il quale si scambia, condivide e sviluppa l’idea dell’essere complesso.
La diversità si rende partecipe nella pratica conflittuale che, sola cambia e migliora la condizione di uno spazio necessario di libertà e di giustizia.
La diversità è la magia che può rivoluzionare l’esistenza, quando si manifesta libera e indipendente nella realtà sociale in un rapporto solidale con le altre diversità».

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Il 15 dicembre la Scuola di Italiano per migranti di Dimensioni Diverse ha organizzato una festa augurale.  Vedi foto

al contempo vuole estendere gli auguri a tutte e a tutti.  Vedi: Buone feste

 

“I Am the revolution” un film da vedere

Mercoledì 4 si è svolta la proiezione del film “I Am the revolution” presso la Casa delle Associazioni.

Abbiamo potuto verificare come le donne Afgane, Irachene e Curdo Siriane provino a reagire alle prevaricazioni del sistema patriarcale che le relega ad un ruolo di schiave sessuali e le priva di ogni diritto. 

La loro lotta è ben raccontata nel film, e le socie del CISDA – Coordinamento Italiano Donne Afgane www.cisda.it – Cristina e Giovanna, che ringraziamo molto, hanno squarciato un velo su questa realtà poco conosciuta e poco raccontata.

Infatti il dibattito che è seguito alla proiezione ha potuto approfondire il discorso sulla situazione di tutta quell’area.

Dall’Afganistan dove il Cisda aiuta e finanzia dei “rifugi” per inserire le donne e i loro figli più  bisognosi di aiuto e dove  una coraggiosa donna mette a repentaglio la propria vita ogni giorno per portare consapevolezza e ribellione.  

All’esperimento di governo libertario/femminista instauratosi nel Kurdistan Siriano. A Kobane e in tutto il Rojava le donne hanno combattuto contro l’Isis a fianco degli uomini, combattono e dirigono al pari dei maschi; ogni incarico pubblico è condiviso, un uomo e una donna affiancati, pari diritti, pari doveri.

Questa rivoluzione è stata fermata, ma speriamo non distrutta, dai soldati di Erdogan che il 9 ottobre hanno invaso il nord della Siria nel silenzio complice di tutti.

Sangue e macerie anche per il timore di contaminazione delle idee rivoluzionarie, che infatti questo film testimonia essersi già prodotto.

Molte persone hanno partecipato a questo evento, grazie a tutti e tutte.

E alla prossima!

Per mancanza di tempo i cartelloni della Mostra “Jineoloji, la scienza della donna” non sono stati adeguatamente letti e si è persa la possibilità di risposte/osservazioni (interattività) che la mostra offriva,  ma sicuramente ci sarà un’altra occasione per illustrarli e dargli il giusto spazio.

DONNE A CONFRONTO
Donne.confronto@gmail.com

 

Dopo la Siria …

L’altra sera, martedì 26 novembre, alla Casa delle Associazioni e del Volontariato di Baggio, Davide Grasso (il reporter che ha provato a solidarizzare con la Resistenza del popolo curdo che gli appartiene nell’ideale di giustizia), ha spiegato le ragioni di un conflitto dentro il regime siriano, le guerre di egemonia tra imperi su quell’area che persistono e continuano, i conflitti tra le etnie con le loro diversità culturali che su quei territori si scontrano e si confrontano.

La Siria e la sua guerra,
i Curdi e la loro Resistenza,
le Donne di Rojava e la Speranza di vita.

Una guerra è una guerra, non ci sono altre fantasie, ma solo violenza e distruzione, violenza sulle persone, distruzione dei beni che accompagnano la vita e poi morte e ancora morte ad alimentare una sofferenza che appare infinita.

Già il giorno precedente, nella ricorrenza del 25 novembre “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”, le molte manifestazioni, avevano messo in evidenza quanto l’intera umanità sia entrata in un vortice di aggressività, di spergiuri, di attacchi e contrattacchi dentro e fuori le resistenze possibili, dentro e fuori i “muri” dei poteri privati.

Pertanto l’altra sera non si sono solo analizzati i particolari della guerra in Siria e della Siria ma ha voluto essere una presa di conoscenza e di condanna dei diversi imperi che agiscono la propria violenza di dominio, la condanna dell’uso delle armi di distruzione di massa, le lacerazioni interne ai rapporti umani in conflitto, le emergenze di miserie e di precarietà sempre più diffuse, le pratiche dei “nuovi” nemici da combattere, dei morti da piangere ed il riconoscimento delle resistenze diffuse.

In quello stato di guerra abbiamo letto e riconosciuto le dimensioni della macelleria degenerativa dei rapporti tra umani dove anche la solidarietà diffusa appare come “arma” pacificatrice di un sistema di relazioni che sempre più poggia sul potere del privato benessere e della proprietà come diritto esclusivo.

Alla fine della bella e intensa serata, per la quale va il nostro plauso a Davide Grasso per la sua relazione, si è riproposta la classica domanda: cosa possiamo fare?

Due le risposte: 
la prima, concreta e immediata è un aiuto economico attraverso bonifici sul conto intestato a: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus – IBAN: IT19L0306909606100000132226, della quale si hanno garanzie dell’effettivo utilizzo dei fondi per le cure e gli aiuti diretti alle persone;
la seconda è un impegno a divulgare le informazioni vere su quella guerra e avversare le false e tendenziose notizie dei mainstream interessati.

Noi vorremmo aggiungere, dopo quanto è emerso dal dibattito, una urgenza che ci appartiene.
Non siamo in una realtà di guerra, nel senso che non subiamo bombardamenti, tuttavia sussiste nella realtà sociale in Italia e non solo, forme di violenza sempre più persistenti che pervadono i rapporti sociali e che producono intolleranze di stampo razzista se non di menefreghismo diffuso.

Un piano Istituzionale che con le “misure per la sicurezza” esprime una “ferocia” repressiva sempre più invasiva anche nei confronti delle persone che liberamente contestano e manifestano l’iniquità e la prepotenza delle guerre, l’enormità delle spese militari e della produzione di armamenti, le discriminazioni razziali, lo sfruttamento esasperato, la precarizzazione diffusa … l’assenza di pari diritti e giustizia.

Per questo crediamo sia necessario assumere la consapevolezza e la determinazione delle donne di Rojava nel promuovere un’azione comune di solidarietà e di lotta per una diversa umanità possibile.

Vedi:Riflessioni di una partecipante”.

Per approfondimenti sulla situazione in Siria e nell’area:

  • Vedi scheda: “La Rivoluzione della Confederazione Democratica
  • Davide Grasso:Hevalen – Perché sono andato a combattere l’Isis in Siria;
  • Davide Grasso: ‘Il fiore del deserto” – La rivoluzione delle donne e delle comuni tra l’Iraq e la Siria del nord;
  • “Jineoloji”, la scienza delle donne – Un modo di interpretare tutta la storia dell’umanità da un punto di vista femminile;
  • Ancora una intervista a Sebastiano Caputo, “In Siria io ci sono stato: ecco cosa ho visto – https://www.youtube.com/watch?v=_Cw_oMGIua4
  • Sebastiano Caputo: Mezzaluna sciita – Dalla lotta al terrorismo alla difesa dei cristiani d’Oriente.

Nella settimana dei Santi e dei Defunti: pensieri a latere

Tra la vita e la morte
 
  • Ci sono i santi e ci sono i morti;
  • c’è chi lo sa e considera, c’è chi lo sa e resta indifferente;
  • ci sono persone che continuano a sperare, ci sono altre che hanno perso ogni speranza;
  • c’è chi valuta il tempo aperto al futuro, c’è chi rimane fermo al tempo passato;
  • ci sono teste attive al pensiero, ci sono teste naufragate nell’abbandono;
  • ci sono persone che sorridono alla Natura, altre che non si accorgono del Suo sguardo;
  • c’è chi guarda le diversità con simpatia e c’è chi teme che le diversità gli precludono la propria;
  • c’è chi lotta contro le patologie di morte e chi ha smesso di reclamare il diritto alla vita;
  • ci sono persone che hanno scelto l’universalità come parametro di giudizio, ci sono altre che regolano la dimensione del diritto solo a sé stesse;
  • c’è chi sviluppa il sapere attraverso la conoscenza e c’è chi rimane sedato nella compiacenza della propria sovranità;
  • ci sono persone che nelle asperità riscoprono il valore del silenzio, altre che irrompono al comando del frastuono;
e poi … ci sono io
e poi … c’è l’impero

il governo del mondo, della vita e delle coscienze.

  • L’impero impone regole devastanti per il suo dominio e il governo universale;
  • l’accumulazione attraversa la Vita in tutte le sue dimensioni;
  • la Terra e la Natura sono depredate dai loro beni oltre ogni misura;
  • le grandi imprese alimentano la logica dello sfruttamento e di rapina;
  • la violenza armata genera distruzione e spezza le vite;
  • la miseria e le povertà sono il costo smisurato delle ricchezze accumulate;
  • l’arroganza del potere attraversa ogni sensibilità.

… noi … non ci stiamo ad essere vittime sacrificali, la nostra umanità si libera dalle ingiustizie che la rinchiudono dentro lo spazio-tempo dell’effimero: agisce per una diversità accogliente, per ridare al tempo e allo spazio la dimensione della giustizia e delle libertà forti della solidarietà che attraversa il tempo e lo spazio della critica per un diverso mondo possibile …. senza parate militari

ALLA SAGRA DI BAGGIO – PRESENTE !

BENE!

Possiamo dire con una certa soddisfazione, che la presenza dell’Associazione alla Sagra di Baggio di domenica 20 ottobre è stata molto soddisfacente:

  1. I tre gazebo che hanno voluto rappresentare momenti importanti della vita associativa di Dimensioni Diverse nella zona, hanno visto anche l’importante presenza di realtà “sorelle” come il “GAS Baggio” e il gruppo “Donne a Confronto” e hanno saputo esprimere il meglio di sé.
  2. Grande successo ha avuto la “Ruota dei Saperi” e le immagini di Leonardo e di Monna Lisa che potevano rispecchiare i volti delle persone che si fermavano per un “selfie”.
  3. Così pure la dimostrazione del funzionamento di una “chiusa” d’acqua sull’imitazione di quelle inventate da Leonardo, rappresentate dalle foto su un grande poster che opportunamente richiamava il valore dell’acqua e del diritto a rimanere pubblica.
  4. Anche la presenza della “Scuola di italiano per migranti“, rappresentata da alcuni insegnanti e da alcuni studenti che attraverso la distribuzione di volantini e di un poster richiamavano la realtà e le “verità” in merito alle problematiche degli immigrati, ha manifestato tutto il suo valore, così come l’altro poster sul mondo dell’infanzia.

 A sera eravamo tutti un po’ stanchi per l’impegno ma anche soddisfatti per aver potuto rappresentare alcuni elementi importanti per la Vita delle persone (anche se molte di loro si mostravano alquanto distratte.

Vedi le foto

Alcuni volantini distribuiti

Disponibili per l’invio dei file dei grandi poster che appaiono nelle foto

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