Legambiente: il mondo è fatto di gocce

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Il-mondo-fatto-di-gocceQuesta situazione di grave siccità porta ciascuno di noi a chiedersi cosa fare per contribuire al risparmio di acqua

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon in occasione della giornata mondiale dell’acqua metteva in guardia sulla crescente carenza di acqua, un problema perenne nelle nazioni più povere di tutto il mondo ma che sta raggiungendo anche le nazioni ricche occidentali.

Quasi un presagio …., visto che l’estate 2017 si presenta caratterizzata da una forte siccità.  Infatti, nella nostra regione, il Lamma parla, nel suo ultimo bollettino (giugno 2017),  di “precipitazioni decisamente inferiori alla media (circa -50% di pioggia media in meno nei capoluoghi), con cumulati inferiori ai 100 mm, eccetto che per le zone appenniniche”. “Sette capoluoghi su 10 hanno subito un deficit di pioggia superiore a -65%, con Pisa e Pistoia intorno a -20% e solo Livorno con un +17%”.

Le previsioni meteo fornite dal Lamma per il mese di agosto non preannunciano piogge significative e la Cabina di regia sull’emergenza idrica (composta da Regione, AIT, Autorità di Distretto dell’Appennino settentrionale, Lamma e Anci) ha di recente fatto il punto della situazione, fornendo disposizioni, in primis ai sindaci, perché sensibilizzino la popolazione ad un uso accorto dell’acqua.

Gocce-per-cittadinoCosa può fare ciascuno di noi per contribuire al risparmio idrico ?

Ci viene in aiuto Legambiente, che ha predisposto un opuscolo: “Un mondo fatto a gocce” volto anche a sensibilizzare i cittadini all’adozione di  atteggiamenti e stili di vita sostenibili ed attenti alla riduzione di inutili perdite idriche dirette ed indirette.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2015, i cittadini italiani hanno consumato in media 89,3 metri cubi d’acqua a testa per uso potabile, pari a 245 litri al giorno.

Diventa quindi importante porre in essere alcune buone pratiche consigliate anche da Legambiente, quali utilizzare i riduttori di flusso, gli sciacquoni a basso consumo o gli elettrodomestici a basso consumo idrico.

Certo ognuno di noi può fare molto, anche tenendo conto, come ci ricorda l’associazione ambientalista, degli sprechi di acqua “indiretti” ovvero quelli legati, ad esempio, al cibo che gettiamo via e che necessita di molta acqua per essere prodotto. 

Ricordiamoci che solo il 27,8% dei prelievi di acqua è destinato agli usi civili, mentre

  • il 17,8% è per usi industriali
  • il 4,7 % per la produzione di energia termoelettrica
  • il 2,9% per la zootecnia
  • il 46,8% per l’irrigazione delle coltivazioni.

Per questo Legambiente non si rivolge solo ai cittadini ma fornisce suggerimenti ad ampio raggio, parlando di ammodernamento degli acquedotti, utilizzo di tetti verdi e giardini pensili in città per l’accumulo e il recupero delle acque piovane, di tecniche irrigue sia in agricoltura sia nelle aree verdi urbane, di recupero e riutilizzo delle acque grigie (quelle che provengono da lavabi e docce) depurate. Ed ancora di condomini 2.0, edilizia sostenibile e regolamenti edilizi che puntano sempre di più al risparmio idrico.

Sempre guardando ai dati Istat, emerge che nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (era il 35,6% nel 2012). Dispersioni particolarmente elevate (oltre il 60%) si riscontrano a Latina, Frosinone, Campobasso, Potenza, Vibo Valentia, Tempio Pausania e Iglesias. Dispersioni inferiori al 15% si rilevano soltanto a Pavia, Monza, Mantova, Udine, Pordenone, Macerata, Foggia e Lanusei.

Nel complesso il volume di perdite idriche totali nelle reti dei comuni capoluogo di provincia, ottenuto sottraendo i volumi erogati autorizzati ai volumi immessi in rete, ammonta nel 2015 a 1,01 miliardi di m cubi, corrispondenti a una dispersione giornaliera di 2,8 milioni di m cubi di acqua per uso potabile. Prospetto-2

Le perdite idriche reali di acqua potabile dalle reti dei comuni capoluogo di provincia, ottenute come differenza tra le perdite totali e quelle apparenti, sono stimate pari a 924,4 milioni di m3 nel 2015. Rappresentano la componente fisica delle perdite dovute a corrosione o deterioramento delle tubazioni, rotture nelle tubazioni o giunzioni difettose.

Il Censis, nel 4° numero del suo rapporto “Diario della transizione” del 2014, segnalava che “le perdite di rete in Italia sono pari al 31,9% […]”, ed aggiungeva che: “il confronto con i partner europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%”.

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