Monthly Archives: marzo 2017

Un’esperienza “FORTE”

ManaraIl Centro di Accoglienza della ex scuola Luciano Manara chiude.

La Direttrice del centro, nel saluto agli operatori e ai volontari ha detto: “è stata una esperienza forte“.

Ed è sicuramente vero!

“Forte” per le difficoltà che certamente si sono manifestate nell’organizzazione e nella conduzione, risultate alquanto complesse, sia per i compiti da assolvere da parte di chi aveva contratto la convenzione con il Comune (Fratelli di San Francesco) verso i richiedenti asilo, sia per la struttura (ex scuola elementare) nella quale erano inseriti. Complessità e limiti che si erano già evidenziate fin dalla prima accoglienza con i rifugiati provenienti dalla Siria.

“Forte”  perché l’accoglienza di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria, di cui siamo in buona parte responsabili, non meritano carità e tanto meno supponenza.

“Forte” per le persone richiedenti asilo che hanno subito una condizione di ghettizzazione se non di segregazione, dentro una realtà sociale e politica priva di accoglienza.

“Forte” per la cittadinanza che, pur consapevole, ha subito non tanto la presenza, quanto la inattività di giovani costretti a girovagare passivi, privati di interesse altro se non la sopravvivenza.

E comunque “Forte” nelle motivazioni e nell’impegno solidale da parte delle persone che hanno voluto esprimersi nel rapporto con i migranti.

“Forte” nell’esperienza della pratica del “dono” così fuori luogo e fuori misura dentro la società consumistica, dell’arroganza e dell’interesse privato.

“Forte” per i compagni e le compagne di Soy Mendel che, in particolare negli ultimi mesi, si sono attivati per una accoglienza coinvolgente e responsabilizzante. Nel saluto ieri, 26 marzo, alla festa di commiato c’era molta commozione negli abbracci e nell’assegnazione di una coppa premio per il torneo di calcio.

“Forte” per le insegnanti di Dimensioni Diverse e non solo, che hanno operato, con non poche difficoltà, nell’insegnamento della lingua italiana.

“Forte”, anzi “Fortissima” per i politici e la politica se fossero capaci e/o avessero la volontà di produrre una valutazione di merito di un’esperienza che, come molte altre, risultano fallimentari per la logica securitaria, segregantee discriminante, priva di progettualità accogliente se non meramente assistenziale.

Vedi le foto: http://www.dimensionidiverse.it/profughi-alla-manara-26-marzo/

la TERRA e l’UOMO – il Tutto e il Nulla

Terra---Uomo

la TERRA e l’UOMO  –  il Tutto e il Nulla

Entità suprema che alimenta la vita attraverso il dono.
Soggetto scomposto che alimenta il potere privato.
Armonica complessità d’insieme.
Microcosmo della precarietà diffusa

La Terra e l’Uomo sono corpi della vita che evolve; si trasforma nel tempo delle cose che si scompongono nello scambio tra il dono rigenerante e la rincorsa frenetica allo sfruttamento (proprietario).

La Terra è Madre: energia per la vita.

Offre ad ogni vivente il meglio di sé: materia viva, energia, cibo, riparo, bellezza. Un inno alla gioia (del vivere).

L’umano reagisce al dono (non con lo scambio) con l’estorsione.
Trasforma il bene comune, libero a tutti i viventi, in proprietà privata.
Sperpera ricchezze dedicate.
Trasforma la fertilità delle aree naturali e produttive in luoghi aridi e improduttivi.
Sottrae energia con grande intensità e scarica inquinanti nell’ambiente: in terra e in mare.
Estrae e trasforma materiali pregiati oltre le proprie necessità, accumulando discariche.
Così lo sfruttamento regola i rapporti tra gli umani che si alterano in violenza per la proprietà privata: ed è la guerra. Un attacco mortale alla vita, alla Madre: guerre fratricide di rapine e di sottomissione.

La Terra a volte si ribella alla supponenza dell’umano che deforesta, cementifica, inaridisce aree agricole, inquina l’aria e l’acqua alla sorgente, contamina, infetta perfino il cibo di cui si nutre.
Un’autentica pazzia, che solo la grande stupidità e arroganza non vede di correre verso il fine vita.

Ognuno dei piccoli figli dell’Uomo rimane soggiogato, asservito alla logica produttivistica, in cambio di “30 denari” trasforma i doni della Natura in merci esclusive.

Le bellezze naturali si dissolvono alla vista; tutto il “fare” si estingue al tramonto, nella grande solitudine, nella grande confusione, nella grande indifferenza: ed è ancora guerra prevaricatrice, per essere merce sempre più appetibile, … sempre più sterile.

Non è l’uomo il creatore. I tempi riproduttivi non sono quelli del consumo.

Senza la Terra non c’è creatura pulsante.
Ascoltare il suo battito, sincronizzare il proprio ai tempi ed allo spazio della Natura.
Non basta difendere il proprio orticello se rimane un corpo del piacere separato.

C’è chi reclama un processo rivoluzionario: impossibile senza un ritrovato abbraccio con la Terra Madre.
Difendere la terra e la sua integrità, difendere l’uomo e la sua umanità è il primo dovere di ogni rivoluzionario.
La riproduzione del dono è il principio dal quale prende corpo il processo rivoluzionario e può dare senso reale al rapporto Terra Madre – Uomo.

Nell’armonia del dono, scambio e reciprocità, si riconosce la libertà e il diritto di ogni vivente alla vita.

La bellezza (e lo sguardo che l’accoglie) è parte e misura del diritto universale alla vita, così come il sorriso e l’accoglienza sono parti della dignità tra i viventi.

Due date per la Memoria, ed è Primavera

El-capitalismo21 Marzo – Giornata Mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali

22 Marzo – Giornata Mondiale dell’acqua

L’universo femminile ha travolto il mondo contro ogni violenza per il diritto alla vita.
Il femminile ha proclamato lo “Sciopero Globale” che si è esteso in 48 paesi.

Non è la destra, non è la sinistra: l’impero è privo di controllo, controlla i corpi e la politica.

Se non fosse per il governo della politica …

Se non fosse per il governo della politica subalterna all’economia;
Se non fosse per il governo della politica sempre doma agli interessi delle grandi imprese;
Se non fosse per il governo della politica che sanziona diritti e giustizia all’apparato economico;
Se non fosse per il governo della politica che agita le paure e l’indifferenza;
Se non fosse per il governo della politica che perdona l’arroganza;
Se non fosse per il governo della politica che dà ragione alla violenza repressiva;
Se non fosse per il governo della politica che sanziona i principi costituzionali;
Se non fosse per il governo della politica che agita il razzismo e la violenza istituzionale;
Se non fosse per il governo della politica che trasforma la crisi in precarietà diffusa;
Se non fosse … la democrazia sarebbe libera.

Chi governa la democrazia?

  • Democratici senza democrazia
  • Democrazia senza diritti umani
  • Umani privati della dignità
  • Dignità senza giustizia
  • Giustizia offesa/oltraggiata dalla violenza e dall’abusivismo

La supremazia della immoralità viola i diritti dell’umanità

Il memorandum siglato tra Roma e Tripoli è immorale!

Il giudizio della società civile è pessimo: «Un atto immorale: l’Italia ha forzato un paese troppo debole. Il GNA (Government of National Accord) si è visto imporre da parte dell’Italia un accordo  che incrementerà gli abusi sui migranti che resteranno in Libia, un paese dove la situazione umanitaria è in continuo deterioramento per la violazione dei diritti umani: abusi sistematici, torture, sparizioni forzate, ecc.. Ma non è un accordo, ma un memorandum, un trucco che elimina aspetti legali come la ratifica dei due parlamenti che infatti non c’è stata!
La società civile libica chiede al Consiglio Onu per i diritti umani di creare un meccanismo di monitoraggio degli abusi.

Vanno segnalati in particolare i ricatti e le violenze che subiscono le donne dalla loro partenza fino all’Italia.  Così come la situazione dei minori non accompagnati, dei quali nel 2016 sono scomparsi  almeno in 10.000 dopo l’arrivo in Europa, secondo le stime di Europol.

In Italia una donna ministra gioca alla guerra

Il 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha deliberato il disegno di legge sulla implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa»; la ministra Pinotti sta lavorando alacremente alla creazione di un’unica struttura per i vertici di tutte le forze armate a Centocelle a Roma, ancor prima che il disegno di legge venga discusso in parlamento. È come se fosse in atto, nel silenzio generale, un “golpe biancoche sovverte le basi costituzionali della Repubblica italiana, riconfigurandola quale potenza che interviene militarmente nelle aree prospicienti il Mediterraneo – Nordafrica, Medioriente, Balcani – e ovunque nel mondo dove siano in gioco gli interessi dell’Occidente rappresentati dalla Nato sotto comando Usa.

L’Italia è impegnata in 30 missioni militari in 20 paesi, dal Kosovo all’Iraq e all’Afghanistan, dalla Libia alla Somalia e al Malì.

Inoltre, nel disegno di legge, alla struttura centralizzata viene affidata anche la «salvaguardia delle libere istituzioni» con «compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza»; una formula vaga che si presta a misure autoritarie e a strategie eversive.

Tutto questo costa. L’Italia, annuncia la Pinotti, anche se non è ancora in grado di portare la spesa per la «difesa» al 2% del Pil come richiede la Nato, la sta incrementando: «Quest’anno siamo all’1,18% del Pil pari a oltre 23 miliardi».

Nel mondo due personaggi si sfidano alla guerra

Trump-Putin
Nonostante l’accordo del 2010 tra Mosca e Washington continua la corsa agli armamenti.
Negli Usa sono attive 1.740 testate nucleari, 1.800 in Russia. In Europa sono 150 quelle americane distribuite in Belgio (10), Germania (10), Olanda (10), Turchia (60) e in Italia che ne ospita 60 tra le basi di Aviano e Ghedi.

Vladimir Putin: «affilare le armi nucleari è l’ultima delle cose che vogliamo, ma va ricordato che le armi nucleari non possono essere considerate un fattore di aggressione, ma elemento di contenimento e garanzia di pace».
Donald Trump, «Legge per la difesa e la sicurezza»: «sarà un budget che rispetta la mia promessa di proteggere gli americani», un «aumento storico» del 10% delle spese militari, pari a 54 miliardi di dollari.

Così mentre l’Unione europea declama il suo impegno per il disarmo nucleare, prevede di sostituire 180 bombe nucleari B-61 con le più performanti B61-12. Un programma da 10 miliardi di dollari.

Intanto la Nato tiene schierate in Europa contro la Russia circa 700 testate nucleari (statunitensi, francesi e britanniche), quasi tutte pronte al lancio ventiquattrore su ventiquattro.

L’offesa all’Acqua Bene Comune

22 marzo: in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua MM sta promuovendo l’acqua pubblica e fa bene, anzi, era ora.

Tuttavia Indifferenza, speculazioni e guerre sono gli attributi che si rispecchiano attorno all’Acqua bene comune.

Nonostante 26 milioni abbiano votato Si al Referendum per l’acqua pubblica, la consapevolezza di questo bene sembra venir meno in rapporto al consumo delle cosiddette acque minerali. L’Italia detiene il record europeo per il consumo di acqua minerale: costi esorbitanti e inquinamento. Si ricicla solo il 25% degli imballaggi in plastica

L’acqua è il bene comune per eccellenza, appartiene alla vita, come l’aria che respiriamo, è assurdo pensare che possa diventare una merce. Eppure Ministri e Governi, sempre proni agli interessi delle multinazionali, agiscono nella pressoché totale indifferenza e abusivismo del bene pubblico.

Un grande pericolo vengono dai trattati internazionali come il TTIP e il CETA, che agiscono in funzione degli interessi delle multinazionali che vedono nell’acqua una grande risorsa economica.

Sono ben 343 i conflitti in corso per il controllo dell’acqua, mentre le cifre ufficiali pubblicate dall’Onu: ogni giorno, mille bimbi muoiono a causa di malattie collegate all’acqua.

E’ conflitto globale !

Se non fosse per …
Se non fosse per  il piacere compulsivo che rende le sensibilità sterili;
Se non fosse per  l’obbligo di vivere il quotidiano dovere;
Se non fosse per  lui, per lei, per loro, che irrompono il tempo e lo spazio “libero”;
Se non fosse per  l’omologazione che comprime le libertà dentro sentimenti marginali;
Se non fosse per  lo sguardo miope che non vede oltre l’interesse privato;
Se non fosse per  il turbinio delle acque agitate che precludono il fondale
Se non fosse per

Se non fosse per me forse tutto sarebbe diverso.

La volontà di cambiamento è perseguita dai giudizi che addomesticano i propositi, se non si trasformano in conflitto.

Una sana ribellione potrebbe liberare la vita alla primavera dei diritti, della giustizia e il riconoscimento delle diversità riproduttive che cambiano l’esistenza.

L’impronta ecologica

Impronta-ecologicaUn dossier infografico del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.

L’indicatore “impronta ecologica”, introdotto da Mathis Wackernagel e William Rees nel 1996, aiuta ad individuare il consumo di risorse (l’emissione di anidride carbonica, per esempio, o l’agricoltura intensiva) rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle; i valori dell’impronta si esprimono in ettari globali.

Per il calcolo dell’impronta ecologica si utilizzano sei categorie principali di terreno:

  • superficie necessaria per assorbire l’anidride carbonica prodotta dall’utilizzo di combustibili fossili;
  • superficie arabile utilizzata per la produzione di alimenti ed altri beni;
  • superficie destinata all’allevamento;
  • superficie destinata alla produzione di legname;
  • superficie edificata;
  • superficie marina dedicata alla crescita di risorse per la pesca.

Da numerosi studi effettuati emerge ormai che l’impronta ecologica a livello mondiale è maggiore della capacità bioproduttiva mondiale e che quindi in futuro avremo meno materie prime per i nostri consumi.

Secondo ad esempio uno studio pubblicato su Environmental Science & Policy, a fine dicembre 2016, relativo a 19 città costiere del Mediterraneo (tra cui Venezia, Genova, Roma, Napoli e Palermo), sono quasi 60 anni che la regione mediterranea consuma più risorse naturali di quanto l’ecosistema sia in grado di rigenerare.

A livello personale o di comunità, è possibile calcolare la propria impronta per cercare di renderla più sostenibile; a questo proposito, ricordiamo ad esempio il tool del WWF o quello messo a punto dal Global Footprint Network.

Ma per comprendere cosa sia l’impronta ecologica e capire di conseguenza come sia possibile ridurla, anche nelle nostre azioni quotidiane, il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, nel 2016, ha realizzato un agevole ed utile dossier intitolato Impronta_maldistribuita: si tratta di quindici infografiche che ridescrivono la geografia mondiale in base alla superficie di terra “produttiva” necessaria a garantire il nostro stile di vita.

Tra gli argomenti raccontati e rappresentati tramite infografica troviamo:

  • base biologica della nostra esistenza: il bilancio CO2;
  • overshoot day: quando oltrepassiamo la biocapacità del pianeta;
  • l’impronta degli italiani: superiore di due volte e mezza a quella sostenibile;
  • i pianeti dell’eccesso: se tutti avessero il tenore di vita di chi vive in eccesso;
  • miglioriamo la nostra impronta: suggerimenti per ridurre l’impronta.

«Non una di meno» : una storia, un racconto, una promessa

Lotto-MarzoL’universo femminile ha travolto il mondo contro ogni violenza per il diritto alla vita.

Il femminile ha proclamato lo “sciopero globale” che si è esteso in 48 paesi.

“Lo Sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo 2017 in Italia sembra averne ricomposto tutte le anime, in una visione di insieme che va dall’autodeterminazione sessuale e riproduttiva alla precarietà del lavoro, dal partire da sé come pratica di presa di coscienza ai problemi riguardanti le migrazioni, dal femminicidio alla violenza maschile vista come ‘fenomeno culturale’, dal sessismo al razzismo, all’omofobia…”. (Lea Melandri)

Manteniamo la forza delle convergenze, estendiamo il conflitto mondiale contro le politiche diffamanti e miserabili.

Vedi alcune foto

Lotto Marzo in Italia

Lotto Marzo nel Mondo

UNA BRUTTA STORIA !

RespintoUna brutta storia !

E non sarà certo il Ministro Minniti e il Governo a rimpiangere l’ipocrisia e le sciagurate conseguenze delle loro politiche in materia di immigrazione..

Abbiamo già denunciato la logica meramente “securitaria” della quale è permeato il cosiddetto “decreto Minniti” Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per  il contrasto dell’immigrazione illegale,  vedi:  http://www.dimensionidiverse.it/piu-rimpatri-e-meno-diritti-per-i-richiedenti-asilo-decreto-minniti/.
Nel merito del quale anche la Rete delle Scuole Senza Permesso ha espresso un giudizio molto negativo, vedi: http://www.scuolesenzapermesso.org/la-rete-sul-decreto-minniti/

Ed ecco subito l’effetto devastante della sua applicazione nel racconto di un insegnante della Rete delle Scuole Senza Permesso.

M.ha 25 anni, è arrivato in Italia dall’Egitto nel 2010. Per sua (e nostra) sfortuna non è mai riuscito a regolarizzarsi.
Per 7 anni ha lavorato duramente come muratore, acquisendo esperienza e professionalità, ha imparato l’italiano benissimo e legge, scrive e parla perfettamente.
Insieme stiamo progettando una collaborazione, nel campo dell’edilizia, a favore dei ragazzi stranieri con cui lavoro.

Nel frattempo quest’anno ha conosciuto una giovane ragazza egiziana, residente regolarmente a Milano di cui si è innamorato e pochi giorni fa, seppure a distanza, (M. non può andare in Egitto) in Egitto è stato celebrato il matrimonio secondo il rito musulmano.
Ora lei è tornata a Milano e stiamo organizzando il matrimonio civile e una bella festa, sobria ma partecipata.

Scrivo al presente perché M. è vivo e fisicamente sta bene, ma dalle 9 di ieri, lunedì 6 marzo, tutto quello che ho scritto deve essere trasformato al passato.
Ieri mattina M. è stato fermato in Via Padova per un normale controllo di polizia e, ovviamente non aveva i documenti. E’ stato portato in Questura e per più di 24 ore gli è stato impedito di comunicare con chiunque. Anche al nostro avvocato, che si è recato in Questura, è stato impedito di parlargli adducendo le solite regole burocratiche.

Oggi alle 15 finalmente M. mi ha chiamato, dicendomi che lo stavano accompagnando a Malpensa per rimpatriarlo. Mi ha chiesto di raggiungerlo, insieme ai genitori di sua moglie per salutarlo, ritirare i documenti per fare il ricorso e ricevere qualche effetto personale da portarsi in Egitto. Purtroppo in strada c’era traffico e il viaggio verso Malpensa era molto lento… Niente da fare, l’aereo partiva alle 17, non ce l’abbiamo fatta…

A M. dico, (come era solito dire lui quando gli raccontavi di qualche difficoltà o problema): “Tranquillo, caro mio, ci penso io, tu stai tranquillo” garantendogli che farò di tutto per riportarlo in Italia.

A chi legge invece dico: “QUESTA E’ L’ITALIA DEL DECRETO MINNITI, QUESTA E’ LA MILANO DELL’ACCOGLIENZA“.

Muoviamoci e facciamo qualcosa perché così non si può andare avanti.

Umberto 

La Coldiretti è contro il CETA

Coldiretti_CETAIl 16 febbraio 2017 il Parlamento Europeo ha approvato il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). L’accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea ha ottenuto 408 voti a favore (per l’Italia: 13 PD, Conservatori, NCD e FI), 254 contro (M5S, Lega, Altra Europa, 8 PD) e 33 astenuti (1 PD).

Ignorate, dunque, le oltre 3,5 milioni di firme per dire No al CETA raccolte da petizioni di cittadini e associazioni perlopiù ambientaliste, come anche le dichiarazioni di contrarietà di 6mila municipi e 2.137 comunità.

Accantoniamo momentaneamente le posizioni dei cittadini anti CETA ed entriamo nello sfaccettato mondo dell’agricolo italiano per capire le loro posizioni.
L’apertura di nuovi mercati – commenta Giorgio Mercuri, coordinatore di Agrinsieme – rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano, specie se si tratta di mercati in Paesi con una ricchezza pro-capite alta, con standard simili a quelli europei. Per questo, l’accordo commerciale di libero scambio con il Canada rappresenta una risorsa e un’opportunità importante per il sistema agroalimentare made in Italy. La strategia di politica commerciale dell’Unione europea si è confermata fondamentale sia per sia migliorare le condizioni di accesso ai mercati dei paesi terzi sia per cercare di facilitare gli operatori“.
Agrinsieme è il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare. Rappresenta circa il 30% del valore commerciale del settore.
Il Canada – aggiunge Mercuri – rappresenta un mercato di sbocco di grande rilievo, con opportunità importanti in particolare per il comparto lattiero-caseario, vitivinicolo e ortofrutticolo. L’inclusione nel Trattato con il Canada del sistema di denominazione di origine è frutto di un lungo e complesso lavoro portato avanti durante il negoziato che consente la tutela e la difesa dello straordinario patrimonio dei prodotti europei di qualità certificata. I consumatori canadesi hanno dimostrato negli ultimi anni di apprezzare le eccellenze italiane ed europee, che sono garantite da standard di produzione fra i più sicuri al mondo. Sui circa 180 prodotti di qualità certificata che sono stati riconosciuti all’interno del negoziato, quelli made in Italy sono circa un quarto. Con la sigla del trattato, buona parte delle nostre Dop e Igp potrà godere di un livello di protezione prima insperabile. Si tratta di un patrimonio particolarmente strategico per l’agricoltura italiana, che merita tutti gli sforzi e le attenzioni necessarie a valorizzarlo sui mercati“.

Ci permettiamo di sottolineare che in realtà l’accordo “accetta” solo 172 denominazioni Dop e Igp europee, che si riferiscono a 14 Paesi membri.
Per l’Italia sono coinvolti 36 prodotti agroalimentari. Ma, tra Dop, Igp, Stg, IG Spirits, sono 3.281 le produzioni protette e certificate dall’Unione europea: di queste, 853 sono italiane, di cui 291 le Dop e Igp (78 sono della Lombardia)!

Sul fronte delle importazioni di prodotti agroalimentari dal Canada, “condizione obbligatoria – conclude Mercuri – sarà quella di prestare attenzione agli standard qualitativi dei prodotti interessati dagli scambi e ai loro processi di lavorazione al fine di garantire il rispetto della reciprocità. Tenendo fisso l’obiettivo imprescindibile di salvaguardia delle nostre produzioni agricole e dei nostri standard, i risultati positivi ottenuti con il Canada possono rappresentare un esempio di lavoro da seguire all’interno delle relazioni di commercio internazionale. Ciò è particolarmente importante in una fase storica in cui posizioni di chiusura e di protezionismo sembrano prevalere all’interno del contesto mondiale“.

Coldiretti è in netta opposizione:
il made in Italy ci perde alla grande

Premesso che Coldiretti, con un milione e mezzo di associati è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale e a livello europeo, ecco come si esprime in merito il presidente Roberto Moncalvo.
È un mega regalo alle grandi lobby industriali che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualità” – afferma nel commentare l’impatto dell’approvazione da parte dell’Europarlamento del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada.

“Nei trattati – sottolinea Moncalvo – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori.
Solo per fare un esempio i produttori canadesi potranno utilizzare il termine Parmesan, ma anche produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità. Ma soprattutto si crea una concorrenza sleale nei confronti del vero made in Italy in cui perde l’agricoltura italiana che
– conclude Moncalvo – ha fondato sulla distintività e sulla qualità la propria capacità di competere“.

Oltre l’agroalimentare

Il Trattato non riguarda il solo comparto agroalimentare.
Per esempio, è previsto che i servizi pubblici vengano bloccati “sul livello di massima liberalizzazione”, rendendo di fatto quasi irreversibili le privatizzazioni una volta attuate anche in presenza di una pressante richiesta da parte della maggioranza della popolazione. Inoltre, con il CETA tutti gli appalti e i servizi statali aperti a imprese private per i quali è previsto un bando a livello Ue, dovranno essere aperti anche alle imprese canadesi.

Per contro, anche i comuni del Canada dovrebbero commissionare le proprie opere a imprese europee se il costo è inferiore. Così, gli appalti pubblici sarebbero ulteriormente dipendenti da una logica di mercato e di concorrenza. Sarebbe reso ulteriormente difficile e in parte sarebbe addirittura vietato sostenere l’economia locale e preferire un approvvigionamento basato su criteri sociali ed ecologici.
Ci fermiamo qui: sapete bene come trovare il trattato CETA su internet, con tutti i commenti dei pro e dei contro.

http://www.assparcosud.org/2-uncategorised/2635-cia,-confagricoltura-e-coopagri-favorevoli-al-trattato-ceta-con-il-canada-ma-per-coldiretti-%C3%A8-un-grosso-regalo-alle-lobby.html

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo.

8-Marzo-immagine

Contro la violenza, per i diritti: «8 Marzo – Sciopero generale di 24 ore, settore pubblico e privato».

Nella giornata delle mimose
le donne si ribellano.

Scioperiamo perché vogliamo esprimere il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

Vedi: Manifestazione 8 marzo copia

 

“8 punti per l’8 marzo”

 

  1. La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne
  2. Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne
  3. Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi
  4. Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!
  5. Vogliamo essere libere di muoverci e di restare.
        Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli
  6. Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione
  7. Vogliamo fare spazio ai femminismi
  8. Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Vedi: 8 Marzo-8 Punti 8

Che cosa succede se le donne si fermano l’8 marzo?

Ne danno una rappresentazione i tre video (teaser 1, 2, 3) di 45 secondi realizzati dalla creative producer Chloé Barreau e prodotti da D.i.Re (Donne in Rete contro la Violenza) che invitano allo sciopero globale.

Le immagini, montate prendendo spunto da più di 80 film del panorama nazionale e internazionale, offrono uno spaccato (della vita quotidiana e non) che bene si adattano alle aspettative della iniziativa.

TEASER 1      –  https://youtu.be/IUrJu9kpQ-o

TEASER 2      –  https://youtu.be/H5sbKsFogKc

TEASER 3      –  https://youtu.be/OvnljKtO6JQ

Ogni video usa come colonna sonora una versione diversa del celebre brano You don’t own me che fu interpretato per la prima volta nel 1963 da Leslie Gore a soli 17 anni (…) Nel corso dei decenni questo pezzo è stato cantato da moltissime artiste per rilanciare il messaggio di libertà e autodeterminazione, generazione dopo generazione, proprio come nel femminismo”.

8 marzo: Sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo 

 

Box-Corteo

 

Il diritto allo sciopero è garantito dalla legge

Su richiesta di “Non Una di Meno” a tutte le organizzazioni, lo sciopero generale di 24 ore è stato proclamato ufficialmente da diverse realtà del sindacalismo di base.

Questo significa che nelle 24 ore del giorno 8 marzo tutte le lavoratrici del pubblico impiego e del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale.

Puoi farlo anche tu anche se nel tuo luogo di lavoro non ci sono sindacati che appartengono a uno di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato.

La comunicazione dell’astensione arriverà all’azienda direttamente dalla Commissione di Garanzia, dalla Regione o dalla propria associazione datoriale

Vedi:  Lo sciopero è un diritto garantito dalla legge

#NonUnaDiMeno #LottoMarzo
8 marzo: Sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo