Monthly Archives: gennaio 2019

Il diritto della Memoria

27 gennaio 2019 è il “Giorno della Memoria”
una giornata internazionale per ricordare
la Shoah e l’Olocausto

Di quella memoria si è fatto un ricordo esclusivo.

Anche la nostra Memoria è un fatto esclusivo:  l’interesse personale.

DALLA MEMORIA ALLA LIBERAZIONE
DALLA LIBERAZIONE ALLA MEMORIA

…. nei campi di guerra tra i popoli e le nazioni
…. nei privati interessi lo sfruttamento di ricchezze e di lavoro
…. tra le grandi distruzioni e le miserie delle povert
…. nell’arroganza del potere e la violenza della precarietà

la Memoria ha perso il suo significato proprio
“RESISTENZA E LIBERAZIONE”

Noi ce lo diciamo anche attraverso la visione di un film interessante che può stimolare nuovi pensieri.

“Il figlio dell’altra”  – di Lorraine Lévy.

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A scuola di italiano per migranti si parla di Memoria

Per loro la Memoria è consapevolezza della dignità umana: il diritto alla Vita.
Per loro la Memoria è l’energia che li ha spinti ad un cammino: verso un altrove infinito.
Per loro la Memoria è la carica di speranza per la quale hanno lasciato tutto e tutti.
Per loro la Memoria ha visto negli occhi la sofferenza e la morte.
Per loro la Memoria libera responsabilità verso la Vita patrimonio dell’umanità.

Oggi si studia la Memoria comparata alla realtà che non la comprende.
La loro Memoria confonde la nostra arroganza dell’interesse privato sul Bene Comune.

Oggi le prerogative e le prospettive economiche e politiche del nuovo Paese riducono la loro Memoria a semplice ricordo ed è una grande sofferenza per una umanità dispersa ed una dignità repressa dall’odio razzista.

Il diritto alla differenza.

Nelle città le differenze sono anime della ragione sociale capaci di comporre sia l’accoglienza che la violenza: come razzismo e fascismo sono facce della stessa medaglia.

Migrare per non rimanere stranieri a sé stessi

Il «grande gioco» delle basi in Africa

I militari italiani in missione a Gibuti hanno donato alcune macchine da cucire all’organizzazione umanitaria che assiste i rifugiati in questo piccolo paese del Corno d’Africa, situato in posizione strategica sulla fondamentale rotta commerciale Asia-Europa all’imboccatura del Mar Rosso, proprio di fronte allo Yemen.

Qui l’Italia ha una propria base militare che, dal 2012, «fornisce supporto logistico alle operazioni militari italiane che si svolgono nell’area del Corno d’Africa, Golfo di Aden, bacino somalo, Oceano Indiano».

A Gibuti i militari italiani non si occupano, quindi, solo di macchine da cucire. Nell’esercitazione Barracuda 2018, svoltasi qui lo scorso novembre, i tiratori scelti delle Forze speciali (il cui comando è a Pisa) si sono addestrati, in diverse condizioni ambientali anche di notte, con i più sofisticati fucili di precisione capaci di centrare l’obiettivo a 1-2 km di distanza.

Non si sa a quali operazioni militari partecipino le Forze speciali, poiché le loro missioni sono segrete; è comunque certo che esse si svolgono prevalentemente in ambito multinazionale sotto comando Usa.

A Gibuti c’è Camp Lemonnier, la grande base Usa da cui opera dal 2001 la Task force congiunta-Corno d’Africa, composta da 4000 specialisti in missioni altamente segrete, tra cui uccisioni mirate per mezzo di commandos o droni killer in particolare nello Yemen e in Somalia.

Mentre gli aerei e gli elicotteri per le operazioni speciali decollano da Camp Lemonnier, i droni sono stati concentrati nell’aeroporto Chabelley, a una decina di chilometri dalla capitale. Qui si stanno realizzando altri hangar, la cui costruzione è stata affidata dal Pentagono a una azienda di Catania già impiegata in lavori a Sigonella, principale base dei droni Usa/Nato per operazioni in Africa e Medioriente.

A Gibuti ci sono anche una base giapponese e una francese, che ospita truppe tedesche e spagnole. A queste si è aggiunta nel 2017 una base militare cinese, l’unica fuori dal suo territorio nazionale.

Pur avendo un fondamentale scopo logistico, quale foresteria degli equipaggi delle navi militari che scortano i mercantili e quale magazzino per i rifornimenti, essa rappresenta un significativo segnale della crescente presenza cinese in Africa.

Presenza essenzialmente economica, a cui gli Stati uniti e le altre potenze occidentali contrappongono una crescente presenza militare.
Da qui l’intensificarsi delle operazioni condotte dal Comando Africa, che ha in Italia due importanti comandi subordinati: lo U.S. Army Africa (Esercito Usa per l’Africa), alla caserma Ederle di Vicenza; le U.S. Naval Forces Europe-Africa (Forze navali Usa per l’Europa e l’Africa), il cui quartier generale è nella base di Capodichino a Napoli, formate dalle navi da guerra della Sesta Flotta basata a Gaeta.

Nello stesso quadro strategico rientra un’altra base Usa di droni armati, che si sta costruendo ad Agadez in Niger, dove il Pentagono già usa per i propri droni la base aerea 101 a Niamey.

Essa serve alle operazioni militari che gli Usa conducono da anni, insieme alla Francia, nell’Africa del Sahel, soprattutto in Mali, Niger e Ciad.

In questi ultimi due Paesi arriva oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: sono tra i più poveri del mondo, ma ricchissimi di materie prime – coltan, uranio, oro, petrolio e molte altre – sfruttate da multinazionali statunitensi e francesi che sempre più temono la concorrenza delle società cinesi le quali offrono ai paesi africani condizioni molto più favorevoli.

Il tentativo di fermare con strumenti militari, in Africa e altrove, l’avanzata economica cinese sta fallendo. Probabilmente anche le macchine da cucire, donate a Gibuti dai militari italiani ai profughi, sono «made in China».

Manlio Dinucci

da il manifesto, 15 gennaio 2018

Resistenza umana e civile al decreto Salvini

Il cosiddetto “decreto sicurezza”, voluto dal Ministro dell’Interno Salvini, ha creato insostenibili problemi giuridici e sociali alle amministrazioni comunali: l’abolizione della protezione umanitaria, il prolungamento del periodo di detenzione dei richiedenti asilo, la chiusura degli SPRAR, il rifiuto dell’iscrizione anagrafica dei residenti legali non incidono sui diritti degli italiani.

La prima questione che coinvolge direttamente i sindaci riguarda le procedure per la concessione della residenza anagrafica agli stranieri provenienti da paesi al di fuori dell’UE o con i quali l’Italia o l’UE hanno sottoscritto accordi di associazione.
Infatti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando richiama gli articoli 2, 14, 16 e 32 della nostra Carta e le sentenze della Corte Costituzionale del 1997, 2001, 2005, 2006 e 2008 che affermano concordemente che “lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona… In particolare, per quanto qui interessa, ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive”.

Per quanto riguarda la protezione umanitaria i sindaci di alcune tra le più grandi città d’Italia, contestando il Decreto Sicurezza, denunciano di trovarsi di fronte ad una legge ritenuta ingiusta e non conforme alla Carta dei Diritti fondamentali e alle Convenzioni di Ginevra e di Amburgo.

Vale la pena di ricordare (come sta facendo il Movimento europeo pubblicando la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea www.movimentoeuropeo.it) che:
            gli articoli 1 (dignità umana), 3 (integrità della persona), 4 (proibizione di trattamenti degradanti), 6 (libertà e sicurezza). 7 (rispetto della vita privata e familiare), 10 (libertà di pensiero e religione), 11 (libertà di espressione), 12 (libertà di riunione e associazione), 14 (diritto all’istruzione), 15 (diritto di lavorare), 18 (diritto di asilo), 19 (protezione in caso di allontanamento e di espulsione), 20 (uguaglianza), 21 (non discriminazione), 24 (diritti del minore). 25 (diritti degli anziani), 26 (diritto delle persone con disabilità), 29 (diritto di accesso ai servizi di collocamento), 30 (tutela in caso di licenziamento ingiustificato), 31 (diritto a condizioni di lavoro giuste e eque), 32 (divieto del lavoro minorile), 34 (sicurezza sociale), 35 (protezione della salute), 45 (libertà di circolazione e di soggiorno per i cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro), 47 (diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale);
riguardano tutte le persone che stanno all’interno dell’Unione senza distinzione fra cittadini europei e cittadini di paesi terzi.

Questa legge è un veleno per la nostra democrazia!

E’ profondamente ingiusta perché degrada la persona dei migranti e crea due classi di cittadini, rendendo “lo ‘straniero’ una minaccia, un nemico e sancendo così la nascita del ‘tribalismo’ italiano, come lo definisce Gustavo Zagrebelsky. Anzi crea l’apartheid giuridica e reale”.

Particolarmente grave il diniego del diritto d’asilo per i migranti, un diritto riconosciuto in tutte le democrazie occidentali, menzionato ben due volte nella nostra Costituzione.
Nega i principi di solidarietà e di uguaglianza, infatti prevede per i migranti l’abolizione della protezione umanitaria, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri per il Rimpatrio (CPR), lo smantellamento dei centri SPRAR (Sistema per i richiedenti asilo e rifugiati) affidati ai Comuni (un’esperienza ammirata a livello internazionale, per non parlare di Riace), l’articolo 13 impedisce ai richiedenti asilo, provvisti di regolare permesso di soggiorno, di avere una residenza, soppressione dell’iscrizione anagrafica e quindi di iscriversi al servizio sanitario nazionale e ad altri diritti sociali, trovarsi un alloggio decente, …  con pesanti e concrete conseguenze, l’esclusione e la revoca di cittadinanza per reati gravi.

I diritti dei migranti sono semplicemente umani!

I migranti non possono essere discriminati sulla base dello slogan: prima vengono gli italiani.
Siamo di fronte a pubblicità ingannevole per giustificare la cosiddetta “sicurezza” ma che in realtà moltiplicherà il numero dei clandestini e degli irregolari che verranno sbattuti per strada.
Oggi tre migranti su quattro si sono visti negare l’asilo, migliaia di titolari di un permesso di soggiorno sono stati messi alla porta, circa quarantamila usciranno dagli SPRAR … Così entro il 2020 si prevedono oltre 130.000 irregolari per strada,  mano d’opera a basso prezzo per il caporalato del nord e del sud.

Questa legge è la conclusione amara di un lungo cammino xenofobo, iniziato con la Turco-Napolitano (i CIE!), seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e dalla legge Orlando-Minniti, oltre che al criminale accordo di Minniti con la Libia

Quando promuove le sue leggi (dal Decreto Sicurezza alla Legittima Difesa), Salvini sa quello che vuole: riattivare continuamente un’emergenza immigrazione che non esiste se non per i migranti.  
La verità è che i diritti dei migranti sono semplicemente «umani», sono di tutti e hanno a che fare con le condizioni minime di esistenza di una società civile.

E’ grave che anche il Presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto.

Non possiamo sottrarci al diritto-dovere di organizzare una grande resistenza conflittuale poiché mai come oggi “la disubbidienza non è una virtù“.

ARMI – Tradimento di Stato

Il 1 gennaio la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Pace, una pace mai come in questo momento minacciata, nell’indifferenza generale.

Il mondo sta sottovalutando il pericolo di una guerra nucleare che potrebbe condurre alla fine della civiltà umana,” ha affermato il presidente russo Putin nella conferenza stampa di fine anno. E questo per due nuovi elementi.
Il primo, è rappresentato dalla “tendenza ad abbassare la soglia per l’uso di armi nucleari, creando cariche nucleari tattiche a basso impatto che possono portare a un disastro nucleare globale.
Purtroppo, a questa categoria, appartengono le nuove bombe nucleari, B61-12 che il prossimo anno gli USA piazzeranno in Italia, in sostituzione di una settantina di vecchie ogive atomiche.

L’altro pericolo viene dalla “disintegrazione del sistema internazionale di controllo degli armamenti,” espresso dal recente ritiro degli USA dal Trattato INF (1987) che permette a Trump di schierare in Europa missili a raggio intermedio con base a terra.

Ora il nostro governo gialloverde ha approvato in sede NATO tale piano e ha dato la disponibilità a installarli in Italia come quelli che erano stati installati a Comiso negli anni ’80.

E’ ormai una vera corsa fra USA e Russia al riarmo nucleare.

Gli USA, già con Obama ed ora con Trump, hanno messo a disposizione oltre mille miliardi di dollari per modernizzare il loro arsenale atomico.

La Russia sta tentando di tenere testa agli USA (Putin ha appena annunciato di aver testato il nuovo missile intercontinentale ipersonico!) cercando di avvicinarsi alla nuova potenza, la Cina, che nel 2017 ha speso ben 228 miliardi di dollari in difesa.

Trump, che nel 2017 ha speso un’enorme cifra in armi, ben 660 miliardi di dollari, sta sferzando i suoi alleati europei perché tutti investano in armi almeno il 2% del PIL.
Se l’Italia obbedisse agli ordini di Trump spenderebbe cento milioni di euro al giorno in armi (già oggi ne spende settanta milioni al giorno!).

Siamo ormai davanti ai due blocchi armati fino ai denti con 15.000 bombe atomiche a disposizione e un enorme armamentario.
Siamo alla follia collettiva: nel 2017 abbiamo raggiunto a livello planetario l’astronomica cifra di 1.739 miliardi di dollari, pari a oltre 4,5 miliardi di dollari che spendiamo ogni giorno in armi.

E’ una polveriera che potrebbe scoppiarci fra le mani.

Gli scienziati dell’Orologio dell’Apocalisse a New York hanno puntato l’orologio a due minuti dalla mezzanotte.

Davanti a questo pauroso scenario, rimango sbalordito dal silenzio dei cittadini italiani. Perché il grande movimento per la pace non scende unitariamente in piazza per contestare il “governo del cambiamento” che, nonostante le promesse, è diventato guerrafondaio come gli altri?

E dovremmo chiedere le ragioni per cui questo governo giallo-verde:

  • non si oppone agli USA che vogliono piazzare in Italia una settantina delle nuove bombe nucleari B61-12;
  • si rifiuta di firmare il Trattato ONU per l’abolizione degli ordigni nucleari;
  • ha accettato che vengano collocati in Italia i nuovi missili nucleari;
  • ha deciso di comperare gli F-35, definiti oggi ‘irrinunciabili’, mentre durante la campagna elettorale erano “strumenti di morte”;
  • continua a vendere le bombe all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen in violazione della legge 185/90, che vieta la vendita di armi ai paesi in guerra (i 5 Stelle durante la campagna elettorale ne avevano chiesto “l’embargo totale”);
  • ha deciso di lasciare i soldati in Afghanistan, mentre il ritiro dei nostri soldati da quel paese era stato il cavallo di battaglia dei 5 Stelle.

Abbiamo scritto, a nome dei centomila che hanno marciato alla Perugia –Assisi, sia al Governo che al Parlamento perché riceva due delegazioni alle quali dare risposte a queste domande.

A tutt’oggi , silenzio! E’ il tradimento di questo governo!

Mi appello altresì alle comunità cristiane che facciano tesoro delle forti prese di posizione di Papa Francesco sulla guerra e sulle armi. E’ un magistero il suo, di una lucidità e forza straordinaria.

Mi auguro che questo venga presto percepito dai sacerdoti e dai fedeli.

Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo”, afferma Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2019.

E allora mettiamoci insieme, credenti e non, per un impegno serio contro la folle corsa agli armamenti, soprattutto nucleari, foriera di nuove e micidiali guerre.

Che il 2019 sia un anno di mobilitazione popolare per la Pace! 

Alex Zanotelli
Napoli, 1 Gennaio 2019

Per un nuovo anno

Ci sono momenti nella vita di grande significato.

Quello della fine di un anno e dell’inizio del nuovo si configura idealmente come un passaggio “significante” tra il vecchio e il nuovo, tra una storia passata e una memoria che riproduce nuova identità.

Questa fantasia di senso comune porta ad esprimere auguri, felicitazioni come fosse un invito alla pratica del nuovo.  

Nella realtà quando una fine incontra un inizio si generano processi di forte conflittualità tra un passato che resiste a sè stesso e un presente desideroso di nuove aspettative.

Ci vuole grande determinazione, consapevolezza e responsabilità.    

Il 2018 è stato un anno segnato dalle politiche del nuovo governo con un dato fondamentale del suo programma caratterizzato dalla violenza razzista. Una persecuzione verso i migranti ancora più pesante della legge Bossi Fini e del “pacchetto sicurezza” Maroni.

Negando il diritto di asilo, incrementando i centri di detenzione, abolendo di fatto la protezione umanitaria, … non solo si pone contro il dettato costituzionale, ma aumenta la clandestinità lasciando nella miseria persone in fuga dalle guerre e dalla povertà, abbandonandole al ricatto della malavita e al lavoro schiavista.
Una violenza che non solo alimenta odio razziale e paure, ma che con il cosiddetto “decreto sicurezza” inveisce con prepotenza contro ogni forma di contestazione, addirittura liberalizzando la possibilità di possedere un’arma di “difesa” personale.  

Il nuovo anno non si aspetta auguri, piuttosto la consapevolezza di corpi e voci responsabili,  persone che sappiano guardare in faccia la realtà sociale e politica per rivendicare per tutte e tutti diritto di cittadinanza e pari dignità e umanità.

La critica, per quanto aspra, non serve al cambiamento come le mille azioni che legittimano serenità e pace alle miserie e ai processi di emarginazione: serve il cambiamento reale.

Per ogni vivente il 2019 è il tempo della vita, della memoria che fa di ogni giorno il significato della propria diversità che lo vede crescere in una dimensione che condivide.

Reiterare sé stesso non è la dimensione della persona che lotta per la giustizia, il reddito, la salute. …, per una nuova, diversa speranza di vita: il diritto non è uno spazio esclusivo.  

Ogni persona ha la necessità di conoscere e di prospettare nuove relazioni per credere che può vivere il proprio giorno inseguendo la conflittualità necessaria per sentirsi libero (liberarsi) dai condizionamenti: è resistere ai significati perversi che limitano e precludono nuove attese.

Questo è il nostro tempo.

Il 2019 può essere un anno dissacrante la normalità plagiata e confusa dall’apatia e dall’indifferenza: ritualità soggettuale priva di oggetto.

Gran parte dell’umanità è declassata, frammentata in fuga alla ricerca di un asilo.

Presi dal furore polemico, della paura del vuoto non ci si avvede dei propri limiti che sono esattamente quelli che gli uni contrappongono agli altri” (Azzariti)

Voci moleste che circuiscono le volontà anche quando i corpi sorridono.

Una storia come un non luogo da riscattare alla memoria per non restare idioti inconsapevoli nella banalità del senso comune.