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Il diritto della Memoria

27 gennaio 2019 è il “Giorno della Memoria”
una giornata internazionale per ricordare
la Shoah e l’Olocausto

Di quella memoria si è fatto un ricordo esclusivo.

Anche la nostra Memoria è un fatto esclusivo:  l’interesse personale.

DALLA MEMORIA ALLA LIBERAZIONE
DALLA LIBERAZIONE ALLA MEMORIA

…. nei campi di guerra tra i popoli e le nazioni
…. nei privati interessi lo sfruttamento di ricchezze e di lavoro
…. tra le grandi distruzioni e le miserie delle povert
…. nell’arroganza del potere e la violenza della precarietà

la Memoria ha perso il suo significato proprio
“RESISTENZA E LIBERAZIONE”

Noi ce lo diciamo anche attraverso la visione di un film interessante che può stimolare nuovi pensieri.

“Il figlio dell’altra”  – di Lorraine Lévy.

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A scuola di italiano per migranti si parla di Memoria

Per loro la Memoria è consapevolezza della dignità umana: il diritto alla Vita.
Per loro la Memoria è l’energia che li ha spinti ad un cammino: verso un altrove infinito.
Per loro la Memoria è la carica di speranza per la quale hanno lasciato tutto e tutti.
Per loro la Memoria ha visto negli occhi la sofferenza e la morte.
Per loro la Memoria libera responsabilità verso la Vita patrimonio dell’umanità.

Oggi si studia la Memoria comparata alla realtà che non la comprende.
La loro Memoria confonde la nostra arroganza dell’interesse privato sul Bene Comune.

Oggi le prerogative e le prospettive economiche e politiche del nuovo Paese riducono la loro Memoria a semplice ricordo ed è una grande sofferenza per una umanità dispersa ed una dignità repressa dall’odio razzista.

Il diritto alla differenza.

Nelle città le differenze sono anime della ragione sociale capaci di comporre sia l’accoglienza che la violenza: come razzismo e fascismo sono facce della stessa medaglia.

Migrare per non rimanere stranieri a sé stessi

Per un nuovo anno

Ci sono momenti nella vita di grande significato.

Quello della fine di un anno e dell’inizio del nuovo si configura idealmente come un passaggio “significante” tra il vecchio e il nuovo, tra una storia passata e una memoria che riproduce nuova identità.

Questa fantasia di senso comune porta ad esprimere auguri, felicitazioni come fosse un invito alla pratica del nuovo.  

Nella realtà quando una fine incontra un inizio si generano processi di forte conflittualità tra un passato che resiste a sè stesso e un presente desideroso di nuove aspettative.

Ci vuole grande determinazione, consapevolezza e responsabilità.    

Il 2018 è stato un anno segnato dalle politiche del nuovo governo con un dato fondamentale del suo programma caratterizzato dalla violenza razzista. Una persecuzione verso i migranti ancora più pesante della legge Bossi Fini e del “pacchetto sicurezza” Maroni.

Negando il diritto di asilo, incrementando i centri di detenzione, abolendo di fatto la protezione umanitaria, … non solo si pone contro il dettato costituzionale, ma aumenta la clandestinità lasciando nella miseria persone in fuga dalle guerre e dalla povertà, abbandonandole al ricatto della malavita e al lavoro schiavista.
Una violenza che non solo alimenta odio razziale e paure, ma che con il cosiddetto “decreto sicurezza” inveisce con prepotenza contro ogni forma di contestazione, addirittura liberalizzando la possibilità di possedere un’arma di “difesa” personale.  

Il nuovo anno non si aspetta auguri, piuttosto la consapevolezza di corpi e voci responsabili,  persone che sappiano guardare in faccia la realtà sociale e politica per rivendicare per tutte e tutti diritto di cittadinanza e pari dignità e umanità.

La critica, per quanto aspra, non serve al cambiamento come le mille azioni che legittimano serenità e pace alle miserie e ai processi di emarginazione: serve il cambiamento reale.

Per ogni vivente il 2019 è il tempo della vita, della memoria che fa di ogni giorno il significato della propria diversità che lo vede crescere in una dimensione che condivide.

Reiterare sé stesso non è la dimensione della persona che lotta per la giustizia, il reddito, la salute. …, per una nuova, diversa speranza di vita: il diritto non è uno spazio esclusivo.  

Ogni persona ha la necessità di conoscere e di prospettare nuove relazioni per credere che può vivere il proprio giorno inseguendo la conflittualità necessaria per sentirsi libero (liberarsi) dai condizionamenti: è resistere ai significati perversi che limitano e precludono nuove attese.

Questo è il nostro tempo.

Il 2019 può essere un anno dissacrante la normalità plagiata e confusa dall’apatia e dall’indifferenza: ritualità soggettuale priva di oggetto.

Gran parte dell’umanità è declassata, frammentata in fuga alla ricerca di un asilo.

Presi dal furore polemico, della paura del vuoto non ci si avvede dei propri limiti che sono esattamente quelli che gli uni contrappongono agli altri” (Azzariti)

Voci moleste che circuiscono le volontà anche quando i corpi sorridono.

Una storia come un non luogo da riscattare alla memoria per non restare idioti inconsapevoli nella banalità del senso comune.

10 dicembre 1948 – 10 dicembre 2018

Chi ha visto il mio diritto?

Le date del calendario sono piene di ricorrenze proposte dalle Istituzionali Internazionali che intendono richiamare l’attenzione su diverse realtà problematiche.

Tuttavia quelle sui Diritti meritano la massima attenzione, infatti dall’osservanza e dalle pratiche dei Diritti Universali dipendono Libertà e Giustizia e con esse la Dignità di tutte le persone e dei rapporti interni alla società.

La giornata del 10 dicembre 2018 ricorda il 70° della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” rilasciata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

In essa vengono sanciti i Principi Universali attualmente sottoscritti da 196 paesi, Principi che sono diventati parte delle diverse “Carte Costituzionali” dei Paesi, ma anche di intere Comunità come la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e la “Carta araba dei diritti dell’uomo“.

VEDI:

È quindi sempre utile e necessario riconsiderare la valutazione dell’attuazione dei Principi che stanno alla base delle relazioni sociali e della Dignità personale e collettiva.

La mancata responsabilità dei Governi Istituzionali nell’applicazione e nel garantire l’universalità dei diritti genera disuguaglianze e ingiustizie: è una politica assoggettata al potere economico e all’interesse privato.

L’insignificanza non trova la pratica dovuta, il corrispondente ricambio e scambio di una rielaborazione, viene svalutata la forza e la ragione per garantire pari dignità e cittadinanza.

Chi ha visto la mia dignità?

La dignità non è un altrove insignificante, essa appartiene al corpo e alla mente, va svelata, palesata come la diversità che la comprende.

E’ l’assunzione di responsabilità necessaria per conoscere e comprendere la diversità dell’altro, per ricreare la forza necessaria a resistere e lottare contro i soprusi e le violenze per una diversa umanità: i  principi della “Carta” sono parte del presente.

Il personale piega l’universalità al diritto privato: potere per sé!

Il personale diventa l’alibi che giustifica ogni possibilità di cambiamento: assuefazione – apatia – indifferenza.

La misura della dignità appartiene alla quantità di beni acquisiti sul mercato concorrenziale.

Una violenza repressiva e distruttiva ha rubato l’anima, non solo la Dignità!

La paura di perdere, di essere, sentirsi emarginato, manifesta il limite personale e l’asservimento al potere dominante: economico, politico.

Occorre riprendere la forza dell’autodeterminazione, della soggettività personale, in ragione del potere/volere di cambiamento che è costantemente violato: Libertà, Giustizia, Solidarietà, sono parole associate che devono sviluppare le pratiche di lotta e di partecipazione.

L’obiettivo è garantire il Diritto, la Dignità da riconquistare: aprire un fronte di lotta contro l’apatia, l’indifferenza che giustificano le scelte e le relazioni per recuperare comprensione e solidarietà contro la diffamazione e la sterilizzazione della dignità umana.

10 dicembre 2018
dichiarazione universale dei diritti umani

18 dicembre
Giornata Internazionale per i Diritti dei Migranti

 

Missing at the borders

Persone non numeri”.

E’ questo il principio essenziale da cui nasce il progetto Missing at the borders con l’obiettivo di dare voce ed espressione al dolore delle famiglie dei migranti deceduti, scomparsi o vittime di scomparsa forzata nel raggiungere l’Europa.            

L’iniziativa autofinanziata è promossa da una rete di organizzazioni, attive su entrambe le sponde del Mediterraneo, che hanno unito le forze con le famiglie dei migranti. In prima linea fin dalla nascita del progetto Milano senza frontiere, insieme ad altri soggetti coinvolti nell’opera di sensibilizzazione voluta con Missing at the borders: Como senza frontiere, Palermo senza frontiere, Carovane Migranti, Association des travailleurs Maghrèbins de France, Alarm Phone e Watch the Med.

Uno degli strumenti creati dalla rete per raccontare il triste fenomeno dei “nuovi desaparecidos” è il sito internet www.missingattheborders.org.
Da qualche giorno online, il sito dà spazio a numerose storie e testimonianze dei parenti impegnati nella denuncia delle politiche migratorie europee che, non concedendo la possibilità di un ingresso regolare, costringono le persone a rischiare la vita per arrivarci privandole del diritto alla mobilità sancito nell’art. 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani.        

Al momento sul sito sono presenti approfondimenti in relazione al fenomeno dei migranti nelle realtà di Paesi quali Tunisia e Algeria. Particolarmente interessanti e toccanti, le singole testimonianze con video in cui sono intervistate singolarmente le famiglie dei migranti: la loro voce racconta aneddoti, percorsi di vita e scelte fatte trasformando davvero i drammatici “numeri” associati al fenomeno in fatti reali accaduti a queste persone.

Edda Pando di Milano senza frontiere dice: “Anno dopo anno migliaia di persone scompaiono lungo i confini nel corso del loro viaggio migratorio.
Si stima che dal 2000 il numero delle vittime abbia superato le 35 mila unità. E nessuno sa quante siano esattamente quelle lungo i percorsi che dall’Africa subsahariana e dal Medioriente portano verso le coste meridionali del Mediterraneo.
Quello che Missing at the borders chiede è giustizia, verità e dignità per le famiglie; che si diano risposte concrete su quanto successo ai loro familiari scomparsi, che l’UE cessi di esternalizzare la sorveglianza delle frontiere e che sia garantito a tutti e a tutte la libertà di movimento
”.

Alla base del progetto Missing at the borders vi è l’idea che la presenza come soggetto politico dei parenti dei migranti deceduti, scomparsi o vittime di scomparsa forzata sia fondamentale per denunciare e mostrare le conseguenze della criminale politica migratoria europea e dei singoli Stati. 

Si parla di nuovi desaparecidos perché, come ha detto Enrico Calamai, ex vice console italiano in Argentina durante gli anni 70, “la desapariciòn è una modalità di sterminio di massa, gestita in modo che l’opinione pubblica non riesca a prenderne coscienza o possa almeno dire di non sapere”.
Calamai membro del Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, di cui fa parte anche Milano senza frontiere è stato il primo a usare questo termine.

Conclude lo stesso Calamai: “I familiari dei migranti si sono conosciuti cercando i loro figli negli ospedali, nei ministeri, nei commissariati andando a fare denuncia. Ciò che di fondamentale li accomuna è l’aver fatto un salto di coscienza e di conseguenza non accettare che la loro tragedia sia dovuta ma agire per avere giustizia e far sì che, anche grazie alle loro testimonianze, nel futuro episodi simili non si ripetano”.

Nel sito saranno pubblicate ogni mese nuove testimonianze tramite videointerviste realizzate anche grazie a chi vorrà fare una donazione al progetto dalla pagina web che riporta indicazioni e i riferimenti della rete di associazioni. 

 www.missingattheborders.org

VIDEO

La Bellezza è un’emozione universale

La Bellezza è un’emozione universale
libera alle diversità dei sentimenti che la comprendono.

La misura dello sguardo non le appartiene.

La Bellezza non è un desiderio
la sua forma è plurale, ignorarla è impossibile
come le diversità che si comprendono/incontrano.

La Bellezza non si sottrae al tempo
è un dono dell’universalità della vita.

La bellezza è una meravigliosa attitudine,
un sentimento che implode nella miseria umana
anche quando la stessa soggiace alla fine della ribellione.

La bellezza insorge: alla banalità del vivere
allo sguardo indifferente, alla violenza disumana.

Possedere la bellezza è impossibile: non ha mercato
liberata nel desiderio illimitato di cambiamento.

La bellezza non porta rancore ma il rancore non porta bellezza.

La miseria non è della Natura
la miseria non si assolve con un sorriso solidale
la miseria manca della Bellezza che travalica l’esistente
e irrompe nella giustizia.

Saremo con loro

Corteo-25-4-2017Insieme senza muri” è un richiamo di grande significato, al quale risponde pienamente e compiutamente il principio manifesto di grande accoglienza: “Nessuna persona è illegale“.

Così saremo in piazza sabato 20 maggio 2017.

 

Saremo in piazza a manifestare insieme ai tanti che agiscono la solidarietà con riconoscenza verso tutte le persone che richiamano il diritto alla pari dignità.

Saremo con loro per resistere alle diverse forme di razzismo e xenofobia e per promuovere la lotta necessaria per politiche accoglienti ricche di umanità.

Consapevoli che i muri dell’appartenenza, dell’indifferenza,  della rassegnazione, … hanno ragione d’essere in una società che agita la politica del bene economico di mercato prima del Bene Comune.

Per questo la critica e la lotta sono le forme di resistenza che esaltano la diversità e la dignità di ogni persona consapevole di essere parte del “comune“.

 

la TERRA e l’UOMO – il Tutto e il Nulla

Terra---Uomo

la TERRA e l’UOMO  –  il Tutto e il Nulla

Entità suprema che alimenta la vita attraverso il dono.
Soggetto scomposto che alimenta il potere privato.
Armonica complessità d’insieme.
Microcosmo della precarietà diffusa

La Terra e l’Uomo sono corpi della vita che evolve; si trasforma nel tempo delle cose che si scompongono nello scambio tra il dono rigenerante e la rincorsa frenetica allo sfruttamento (proprietario).

La Terra è Madre: energia per la vita.

Offre ad ogni vivente il meglio di sé: materia viva, energia, cibo, riparo, bellezza. Un inno alla gioia (del vivere).

L’umano reagisce al dono (non con lo scambio) con l’estorsione.
Trasforma il bene comune, libero a tutti i viventi, in proprietà privata.
Sperpera ricchezze dedicate.
Trasforma la fertilità delle aree naturali e produttive in luoghi aridi e improduttivi.
Sottrae energia con grande intensità e scarica inquinanti nell’ambiente: in terra e in mare.
Estrae e trasforma materiali pregiati oltre le proprie necessità, accumulando discariche.
Così lo sfruttamento regola i rapporti tra gli umani che si alterano in violenza per la proprietà privata: ed è la guerra. Un attacco mortale alla vita, alla Madre: guerre fratricide di rapine e di sottomissione.

La Terra a volte si ribella alla supponenza dell’umano che deforesta, cementifica, inaridisce aree agricole, inquina l’aria e l’acqua alla sorgente, contamina, infetta perfino il cibo di cui si nutre.
Un’autentica pazzia, che solo la grande stupidità e arroganza non vede di correre verso il fine vita.

Ognuno dei piccoli figli dell’Uomo rimane soggiogato, asservito alla logica produttivistica, in cambio di “30 denari” trasforma i doni della Natura in merci esclusive.

Le bellezze naturali si dissolvono alla vista; tutto il “fare” si estingue al tramonto, nella grande solitudine, nella grande confusione, nella grande indifferenza: ed è ancora guerra prevaricatrice, per essere merce sempre più appetibile, … sempre più sterile.

Non è l’uomo il creatore. I tempi riproduttivi non sono quelli del consumo.

Senza la Terra non c’è creatura pulsante.
Ascoltare il suo battito, sincronizzare il proprio ai tempi ed allo spazio della Natura.
Non basta difendere il proprio orticello se rimane un corpo del piacere separato.

C’è chi reclama un processo rivoluzionario: impossibile senza un ritrovato abbraccio con la Terra Madre.
Difendere la terra e la sua integrità, difendere l’uomo e la sua umanità è il primo dovere di ogni rivoluzionario.
La riproduzione del dono è il principio dal quale prende corpo il processo rivoluzionario e può dare senso reale al rapporto Terra Madre – Uomo.

Nell’armonia del dono, scambio e reciprocità, si riconosce la libertà e il diritto di ogni vivente alla vita.

La bellezza (e lo sguardo che l’accoglie) è parte e misura del diritto universale alla vita, così come il sorriso e l’accoglienza sono parti della dignità tra i viventi.

Desiderare, fino al cuore della rivolta

MemoriaLa memoria è un corpo vero e vivo, non potrebbe essere altrimenti. Nella sua propensione verso il futuro sta il carattere di progetto, non identitario ma comprensivo, di confronto, scambio e conflitto.

Porre a confronto lo sviluppo di questo movimento desiderante, è una delle ragioni che dà senso e regge le attività come quelle di Dimensioni Diverse

Memoria e passione sono consegnate alle realtà nei linguaggi possibili che tengono insieme sia la militanza che la ricerca, due elementi inscindibili che fanno delle pratiche di gruppo/comunità un laboratorio in cui ogni fase viene seguita e sperimentata da tutte e da tutti.

Una esplorazione della Resistenza (intesa come dinamica e volontà di cambiamento) che dal basso racconta e suggerisce percorsi significanti di condivisione e partecipazione.

Legami forti e razionalità diverse che «prefigurano un altro mondo in cammino»

Fino ad arrivare al cuore della rivolta!


«Una delle prime considerazioni che faccio e che mi ossessiona è che la perdita della memoria, l’annientamento del passato, significa anche annientamento del futuro. Non c’è possibilità di costruire futuro se non si spreme la memoria, se non la si elabora. L’amnesia, come in parte la nostalgia, afferma la dittatura del presente. Oggi viviamo a tutti gli effetti nella dittatura del presente.…» (Pino Ferraris – 2011)

Il mare di pietra

Migration-compact1- Questo dobbiamo dirci

Questo dobbiamo dirci: che la strage nel Mediterraneo è conseguenza della decisione degli stati europei di impedire l’ingresso nei nostri paesi in modo legale e sicuro a chi cerca di entrare in Europa in fuga dalla guerra e dalle dittature, e da quella guerra e dittatura insieme che e’ la fame. Questa politica e’ assassina.

Questo dobbiamo dirci: che ci sembra normale che gli europei possano andare per il mondo dovunque vogliano; e ci sembra altrettanto normale che questo diritto sia invece negato a chi e’ costretto ad abbandonare la sua casa, la sua famiglia, il suo paese perché vittima di una violenza che minaccia la sua vita stessa. Questa percezione scissa e’ già complice di un crimine.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno si getterebbe volontariamente tra gli artigli delle mafie dei trafficanti e degli schiavisti se avesse la possibilità di viaggiare in modo legale e sicuro dal luogo in cui la sua vita e’ minacciata a un luogo in cui poter vivere in pace.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno morirebbe nel Mediterraneo se ad ogni essere umano fosse riconosciuto il diritto a salvare la propria vita, il diritto a muoversi liberamente, il diritto a viaggiare in modo legale e sicuro.

Questo dobbiamo dirci: che sono i nostri stati che stanno facendo morire innumerevoli innocenti nel Mediterraneo; che sono i nostri stati che stanno facendo arricchire le mafie dei trafficanti e degli schiavisti.

Per salvare tutte le vite basterebbe riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere qui in modo legale e sicuro.

2 – Oltre lo specchio

La nostra percezione e’ alterata, la nostra coscienza offuscata, la nostra mente inceppata. Torniamo a vedere la realtà, a sentire l’empatia e la responsabilità, a pensare secondo logica, etica e politica.

E’ certo meritoria l’azione di chi presta soccorso nel Mediterraneo, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi in Italia accoglie ed aiuta chi riesce ad arrivarci, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi si oppone alla deriva razzista e schiavista e nazista nel nostro paese, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

Ogni buona azione e’ benedetta: ma se si resta subalterni a una politica stragista, se non si lotta contro questa politica scellerata, nessuna limitata buona azione basterà a fermare il massacro.

Mentre sarebbe possibile far cessare il massacro nel Mediterraneo: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

Mentre sarebbe possibile annientare – letteralmente annientare – le mafie dei trafficanti: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

3 – A chi teme

A chi teme l’arrivo in Europa di milioni, di miliardi di esseri umani, nemesi di secoli di colonialismo e schiavismo e rapina e saccheggio che tuttora perdura, e’ facile rispondere: se cessassimo di saccheggiare i loro paesi, se cessassimo di imporre loro le dittature nostre alleate, se cessassimo di fare le guerre, se finalmente riconoscessimo che vi e’ una sola umanità in un unico mondo vivente casa comune dell’umanità intera, se alla politica razzista e imperialista dei vampiri che oggi governano il mondo sostituissimo la politica della cooperazione e della condivisione, della cura comune per il bene comune, la politica della democrazia che ogni essere umano riconosce ed include come titolare degli stessi diritti di ogni altro essere umano, ebbene, ogni luogo del mondo abitato tornerebbe vivibile, e nessuno sarebbe costretto alla fuga.

4 – I compiti dell’ora

Innumerevoli esseri umani in questo momento stanno subendo persecuzioni e violenze indicibili, e le loro stesse vite sono in pericolo. E’ compito dell’umanità intera salvare le loro vite, e’ compito dell’umanità intera recare loro il necessario, il doveroso aiuto.

Occorrerà per questo rinunciare a giganteschi privilegi? Sì, occorrerà rinunciare a giganteschi privilegi, che sono il frutto di secolare rapina, di inumano sfruttamento e brutale oppressione.

Occorrerà per questo rinunciare a montagne di beni superflui? Sì, occorrerà rinunciare a montagne di beni superflui, ed alla narcosi ed alla dissipazione che essi consentono e impongono.

Occorrerà uscire dalla logica proprietaria e dalla menzogna egotista? Sì, occorrerà uscirne riconoscendo la natura sociale e dialogica, plurale e interdipendente, empatica e bisognosa, limitata ed aperta della nostra umanità.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Salvare le vite e’ il primo dovere.

5 – La svolta

E’ questa la politica necessaria e urgente.

E nel programma minimo immediato di questa politica ci sono i seguenti provvedimenti che occorre proporre adesso al Parlamento affinché divengano legge adesso:

  • riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di entrare nel nostro paese in modo legale e sicuro;
  • soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto;
  • riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che si trovano nel nostro paese;
  • avviare programmi costruttivi e partecipati per contrastare razzismo e schiavismo;
  • avviare il disarmo e la smilitarizzazione;
  • avviare un piano di aiuti rigorosamente umanitari nei paesi più bisognosi di soccorso;
  • applicare la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Fermare il massacro, opporsi al nazismo.

 

EARTH OVER SHOOT DAY 2016

Hearth-Over-shootEra il 2005 quando oltre 1360 esperti di tutto il mondo hanno illustrato in ben 4 volumi le conseguenze che i cambiamenti degli ecosistemi hanno apportato al benessere dell’umanità, e le basi scientifiche per le azioni necessarie a migliorarne la conservazione e l’utilizzo sostenibile.

Una ricerca avviata nel 20001 patrocinata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Rappresentanti di agenzie delle Nazioni Unite, di governi, di organizzazioni non-governative, di istituzioni accademiche, di gruppi indigeni, hanno supervisionato il processo di stesura del rapporto, e ha stilato una dichiarazione finale, il cui nucleo essenziale è costituito da un allarme: ”l’attività umana dipende fortemente dalla complessa rete biologica di cui siamo parte e “pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata”.
Tali pressioni aumenteranno con il crescere del fabbisogno umano nei decenni a venire.
Proteggere e migliorare il nostro benessere futuro continua la dichiarazione finalerichiede un utilizzo più saggio e meno distruttivo delle risorse naturali. Ciò comporta a sua volta cambiamenti radicali nel modo in cui prendiamo ed attuiamo le decisioni”.
La conclusione cui giunge il rapporto è: “la protezione di queste risorse non può più essere considerata come un accessorio extra, da affrontare solo dopo che interessi più pressanti, come la creazione della ricchezza o la sicurezza nazionale, siano stati risolti”.

5 anni dopo, il 27 settembre 2011, i dati del Global Footprint Networkuna organizzazione di ricerca internazionale con uffici in California e a Ginevra denunciavano che l’umanità esauriva le risorse che la natura può fornire in un anno in maniera sostenibile.

Ancora 5 anni – 8 agosto 2016la stessa organizzazione evidenzia la nuova data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno.

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Di seguito il comunicato ufficiale del Global Footprint Network.

Entro l’8 agosto, l’umanità avrà esaurito le risorse che la natura mette a disposizione per tutto l’anno: é quanto afferma il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici .

Il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day), che quest’anno cade l’8 agosto, evidenzia la data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno
.

Questo è possibile perché emettiamo più anidride carbonica nell’atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi.

Le emissioni di carbonio costituiscono la componente del sovrasfruttamento ecologico che sta crescendo più velocemente: l’impronta dovuta al carbonio (carbon Footprint) genera il 60 % della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità. Noi denominiamo impronta ecologica questa domanda.

Se vogliamo rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima di Parigi adottato da quasi 200 paesi nel dicembre 2015, l’impronta dovuta alle emissioni di carbonio dovrà calare gradualmente fin quasi a zero entro il 2050.
Ciò ci richiede di trovare un nuovo modo di vivere sul nostro “unico” pianeta.

Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi ma richiede anche impegno per realizzarlo“, dice Mathis Wackernagel, co-fondatore e CEO di Global Footprint Network.La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perchè basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perchè soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico (es. edificazioni in riva al mare minacciate dall’innalzamento del suo livello). L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica.

Fortunatamente, alcuni paesi stanno raccogliendo la sfida.
Per esempio, il Costa Rica ha generato il 97 % della sua elettricità da fonti rinnovabili nel corso dei primi tre mesi del 2016. Anche il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna quest’anno hanno dimostrato livelli molto avanzati riguardo alla capacità di produrre energia rinnovabile, quando il 100% della loro domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da fonti rinnovabili per diversi minuti o, nel caso del Portogallo, per diversi giorni.
In Cina, nel frattempo, il governo ha delineato un piano per ridurre del 50% il consumo di carne dei suoi cittadini prevedendo in questo modo di abbassare di un miliardo di tonnellate entro il 2030 le emissioni di biossido di carbonio equivalente per il comparto cinese dell’industria del bestiame.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Allo stesso tempo, come singole persone, ognuno di noi può impegnarsi per il cambiamento del suo stile di vita quotidiano
. Sulla scia dello storico accordo di Parigi, il Global Footprint Network e i suoi 25 partner dell’Earth Overshoot Day hanno lanciato una campagna di coinvolgimento del pubblico, al fine di evidenziare l’importanza di poter contare sulla certezza delle risorse data da un mondo sostenibile in cui le persone e il pianeta possano prosperare.

Con la campagna #pledgefortheplanet (Impegno per il pianeta) lanciata il 22 aprile – Giornata della Terra, le persone sono invitate a scegliere un #pledgefortheplanet (si trova tutto su www.overshootday.org) e a condividere selfie attraverso i social media. (Macchine fotografiche GoPro saranno assegnate dopo l’Overshoot Day agli autori delle tre foto preferite).

Poiché la popolazione mondiale è cresciuta e il consumo è aumentato – soprattutto per quanto riguarda le emissioni di carbonio – la data dell’Earth Overshoot Day nel tempo si è spostata da fine settembre del 2000 all’8 agosto di quest’anno. Un dato positivo é che la velocità con cui la data dell’Earth Overshoot Day si è man mano anticipata é scesa a meno di un giorno all’anno, in media, negli ultimi cinque anni, rispetto a una media di tre giorni all’anno da quando nei primi anni 1970 é iniziato il sovrasfruttamento.

“L’accordo sul clima di Parigi è ancora la dichiarazione più forte riguardo alla necessità di ridurre drasticamente l’impronta di carbonio. In ultima analisi, la scelta é tra collasso o stabilità”,
ha detto Mathis Wackernagel. “Raccomandiamo con forza le nazioni, le città e gli individui a prendere iniziative efficaci e coraggiose per rendere gli obiettivi di Parigi una realtà raggiungibile.”


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Cosa è il Global Footprint Network
Il Global Footprint Network è un’organizzazione di ricerca che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici . Dal 2003 ha collaborato con più di 50 nazioni, 30 città e 70 partner globali per fornire scenari scientifici che hanno indirizzato le politiche ad alto impatto e le decisioni di investimento. Insieme ai suoi partners sta creando un futuro in cui tutti possano prosperare entro i limiti del pianeta.
www.footprintnetwork.org

Per approfondire:
Earth Overshoot Day: www.overshootday.org
Sui social media: #pledgefortheplanet, #overshoot
Per calcolare l’impronta ecologica personale e capire come ridurla: www.footprintcalculator.org (esiste anche la versione in italiano)
Per conoscere l’impronta ecologica della propria nazione si può richiedere  gratuitamente il Public Data Package con i dati sull’Impronta Ecologica di 182 nazioni:
www.footprintnetwork.org/public2015
www.footprintnetwork.org/maps
Video sul National Footprint Accounts: https://youtu.be/_T5M3MiPfW4

Contatti per l’Italia: Roberto Brambilla – r.brambilla@mclink.it

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