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Giornata Internazionale della Donna

Nell’immanenza della Vita, il tratto della creazione e della rigenerazione appartiene alla Vita stessa: al corpo della Madre, Madre Terra, che sostanzia il futuro.

Non c’è dimensione d’amore più grande e disinteressato del costante dono della Madre, nonostante le sofferenze subite.

Tra i viventi che appartengono al Corpo che sostanzia la Vita, gli umani hanno il dono della conoscenza, capace d’interpretare le dinamiche dello sviluppo della Vita senza volerla limitare, anzi volendola conservare come dono universale.

Così la donna e l’uomo hanno parti comuni in questo processo rigenerativo: la libertà che l’amore traccia e libera nei corpi rigenerati.

Ma nella coppia degli esseri umani, alla donna appartiene il corpo sustanziale che la pone procuratrice e generatrice della vita.

Da Lei il figlio prende corpo dopo che il seme germogliato si è fatto parte della vita, ricomponendosi come parte del tutto prima di rendersi proprio: liberato all’esistenza.

La cura della Madre permane, sollecita al lamento che richiama attenzione e nutrimento.

La donna Madre
La donna nutrice d’amore e di vita
La donna responsabile della generazione

L’esercizio di responsabilità è pari alla sua libertà di esercitare il diritto-dovere di alimentare la vita: il dono.

Ogni forma costrittiva in sè, possessiva per sè, sono violenze che debilitano il corpo della Madre: ribelle al creato che patisce del dono mancante.

Un suffragio universale reclama per sé libertà, equità e bellezza.

Da quando l’umano ha posto sé stesso al centro della Vita, il paradigma produttivo, ha sostanziato ogni relazione, ogni corpo è stato privato dell’anima, assoggettato alla produzione e al mercato.

Impolitical correct

La produzione si scompone nell’impresa, nel “fare” ossessionato dal piacere: bene per sé.

L’universalità del bene perde di significato, l’assenza del dono rigenerante intristisce il Corpo deformato: la Madre Terra perde la sua bellezza.

La diversità di genere diventa omologazione produttiva.

La donna perde la dimensione di Madre sollecitata in quella produttiva: figlio bene improprio, oggetto di insano desiderio proprietario.

Quando il tempo e lo spazio sono vuoti della speranza per un diverso futuro, privati della forza rigeneratrice della Madre, tra gli umani impazza la violenza, il razzismo, la xenofobia, il fascismo, … fino alle guerre di potere e di rapina.

Anche la politica è solo un supporto all’economia.

Con gli occhi di lei che riscatta la dimensione di Madre,
può riprendere la dimensione rigenerativa del dono.
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8 MARZO, SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE
NON UNA DI MENO CHIAMA MILANO

MANIFESTAZIONE:
ORE 18 PIAZZA DUCA D’AOSTA

VEDI: 8 MARZO, SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

e se la Memoria ci tradisce?

Fare-Memoria-2Per il dizionario, la Memoria è la capacità del cervello di conservare e richiamare ricordi, emozioni, …

Nel Luglio 2000 “La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”

Ogni anno il 27 gennaio Enti, Istituzioni, Associazioni, Partiti, Gruppi più o meno informali, … promuovono centinaia di iniziative per ricordare il triste periodo storico e scongiurare un suo ritorno.

Per noi Fare Memoria non è un semplice ricordare quanto piuttosto prospettare l’esperienza verso un mondo che ripudia le guerre, le violenze, le repressioni, i razzismi, i fascismi, …, ma anche l’ignoranza, l’apatia e l’indifferenza.

Molte volte abbiamo richiamato la Memoria come una necessità importante per lo sviluppo dell’intera umanità: per la dignità degli esseri viventi, ma anche per la vita delle persone che ricercano una diversa prospettiva di vita.

“E’ solo la tenerezza dell’impossibile che ancora accompagna la volontà dei popoli, a salvare la speranza di un possibile cambiamento.”

Noi vogliamo essere tra quelli.

La Memoria non è una parola dell’essere ma la sua sostanza.

La Memoria coniuga in sé, al presente, la storia e la responsabilità del futuro.

La Memoria attraversa il sapere con la consapevolezza, il dovere con la responsabilità, il bene con la dignità, il diritto con la giustizia, il potere con l’umanità, … il ricordo con la Memoria.

La Memoria è la capacità di comprendere e di comprendersi nella diversità che ci richiama alla sostanza dell’esistenza, che accoglie e trasmette, oltre sé stessa, il bene universale: l’umanità libera, giusta e accogliente.

La Memoria comprende la realtà

La realtà che non ci comprende, di lei ci resta solo il ricordo delle lotte: quelle antifasciste della liberazione, quelle dei diritti per il lavoro, quelle per la salute, per il diritto alla casa, per il salario, …, e tutte quelle altre che ancora ci agitano per proteggere i beni accumulati.

E ancora tutte quelle lotte che ci confondono perché sono altri che ostinatamente continuano a resistere alla grande omologazione e alla devastante indifferenza razzista che rinchiude le persona nel privato personale.

Memorie disperse, dissociate nei territori dei desideri, del “buen vivir“, che si sono trasformate, tramutate in piccole parentesi della complessità sempre meno compresa.

Oggi le nostre vite sono invase da schemi culturali che fanno riferimento in modo pressoché esclusivo al paradigma del benessere personale, della cui provenienza non si fa Memoria.

Memorie sradicate dalla dignità

La loro, dei Migranti, non è la storia di un viaggio, pur carico di difficoltà e violenze, ma la forza della Memoria che rende resistenti e liberi per rendere possibile il viaggio verso la vita.

I migranti, persone resistenti che ricercano spazi di umanità, spesso condannate a perdere la Memoria e la propria dignità per sopravvivere all’emarginazione violenta razzista e xenofoba.

Una Memoria questa che non fa scandalo al perbenismo che li vuole “aiutati a casa loro“. Persone violentate dalle guerre e dai governanti corrotti, depredati della dignità di popolo sovrano, affamati e sfruttati dal nuovo colonialismo che agisce in nome e per conto del benessere delle popolazioni ricche e del profitto delle Multinazionali.

Memorie corrotte, Memorie dimenticate, Memorie che animano Memorie resistenti, palpiti di vita di un possibile cambiamento: contro un potere che domina, comanda, prende e usa, usa e getta.

Saremo con loro

Corteo-25-4-2017Insieme senza muri” è un richiamo di grande significato, al quale risponde pienamente e compiutamente il principio manifesto di grande accoglienza: “Nessuna persona è illegale“.

Così saremo in piazza sabato 20 maggio 2017.

 

Saremo in piazza a manifestare insieme ai tanti che agiscono la solidarietà con riconoscenza verso tutte le persone che richiamano il diritto alla pari dignità.

Saremo con loro per resistere alle diverse forme di razzismo e xenofobia e per promuovere la lotta necessaria per politiche accoglienti ricche di umanità.

Consapevoli che i muri dell’appartenenza, dell’indifferenza,  della rassegnazione, … hanno ragione d’essere in una società che agita la politica del bene economico di mercato prima del Bene Comune.

Per questo la critica e la lotta sono le forme di resistenza che esaltano la diversità e la dignità di ogni persona consapevole di essere parte del “comune“.

 

la TERRA e l’UOMO – il Tutto e il Nulla

Terra---Uomo

la TERRA e l’UOMO  –  il Tutto e il Nulla

Entità suprema che alimenta la vita attraverso il dono.
Soggetto scomposto che alimenta il potere privato.
Armonica complessità d’insieme.
Microcosmo della precarietà diffusa

La Terra e l’Uomo sono corpi della vita che evolve; si trasforma nel tempo delle cose che si scompongono nello scambio tra il dono rigenerante e la rincorsa frenetica allo sfruttamento (proprietario).

La Terra è Madre: energia per la vita.

Offre ad ogni vivente il meglio di sé: materia viva, energia, cibo, riparo, bellezza. Un inno alla gioia (del vivere).

L’umano reagisce al dono (non con lo scambio) con l’estorsione.
Trasforma il bene comune, libero a tutti i viventi, in proprietà privata.
Sperpera ricchezze dedicate.
Trasforma la fertilità delle aree naturali e produttive in luoghi aridi e improduttivi.
Sottrae energia con grande intensità e scarica inquinanti nell’ambiente: in terra e in mare.
Estrae e trasforma materiali pregiati oltre le proprie necessità, accumulando discariche.
Così lo sfruttamento regola i rapporti tra gli umani che si alterano in violenza per la proprietà privata: ed è la guerra. Un attacco mortale alla vita, alla Madre: guerre fratricide di rapine e di sottomissione.

La Terra a volte si ribella alla supponenza dell’umano che deforesta, cementifica, inaridisce aree agricole, inquina l’aria e l’acqua alla sorgente, contamina, infetta perfino il cibo di cui si nutre.
Un’autentica pazzia, che solo la grande stupidità e arroganza non vede di correre verso il fine vita.

Ognuno dei piccoli figli dell’Uomo rimane soggiogato, asservito alla logica produttivistica, in cambio di “30 denari” trasforma i doni della Natura in merci esclusive.

Le bellezze naturali si dissolvono alla vista; tutto il “fare” si estingue al tramonto, nella grande solitudine, nella grande confusione, nella grande indifferenza: ed è ancora guerra prevaricatrice, per essere merce sempre più appetibile, … sempre più sterile.

Non è l’uomo il creatore. I tempi riproduttivi non sono quelli del consumo.

Senza la Terra non c’è creatura pulsante.
Ascoltare il suo battito, sincronizzare il proprio ai tempi ed allo spazio della Natura.
Non basta difendere il proprio orticello se rimane un corpo del piacere separato.

C’è chi reclama un processo rivoluzionario: impossibile senza un ritrovato abbraccio con la Terra Madre.
Difendere la terra e la sua integrità, difendere l’uomo e la sua umanità è il primo dovere di ogni rivoluzionario.
La riproduzione del dono è il principio dal quale prende corpo il processo rivoluzionario e può dare senso reale al rapporto Terra Madre – Uomo.

Nell’armonia del dono, scambio e reciprocità, si riconosce la libertà e il diritto di ogni vivente alla vita.

La bellezza (e lo sguardo che l’accoglie) è parte e misura del diritto universale alla vita, così come il sorriso e l’accoglienza sono parti della dignità tra i viventi.

Desiderare, fino al cuore della rivolta

MemoriaLa memoria è un corpo vero e vivo, non potrebbe essere altrimenti. Nella sua propensione verso il futuro sta il carattere di progetto, non identitario ma comprensivo, di confronto, scambio e conflitto.

Porre a confronto lo sviluppo di questo movimento desiderante, è una delle ragioni che dà senso e regge le attività come quelle di Dimensioni Diverse

Memoria e passione sono consegnate alle realtà nei linguaggi possibili che tengono insieme sia la militanza che la ricerca, due elementi inscindibili che fanno delle pratiche di gruppo/comunità un laboratorio in cui ogni fase viene seguita e sperimentata da tutte e da tutti.

Una esplorazione della Resistenza (intesa come dinamica e volontà di cambiamento) che dal basso racconta e suggerisce percorsi significanti di condivisione e partecipazione.

Legami forti e razionalità diverse che «prefigurano un altro mondo in cammino»

Fino ad arrivare al cuore della rivolta!


«Una delle prime considerazioni che faccio e che mi ossessiona è che la perdita della memoria, l’annientamento del passato, significa anche annientamento del futuro. Non c’è possibilità di costruire futuro se non si spreme la memoria, se non la si elabora. L’amnesia, come in parte la nostalgia, afferma la dittatura del presente. Oggi viviamo a tutti gli effetti nella dittatura del presente.…» (Pino Ferraris – 2011)

Il mare di pietra

Migration-compact1- Questo dobbiamo dirci

Questo dobbiamo dirci: che la strage nel Mediterraneo è conseguenza della decisione degli stati europei di impedire l’ingresso nei nostri paesi in modo legale e sicuro a chi cerca di entrare in Europa in fuga dalla guerra e dalle dittature, e da quella guerra e dittatura insieme che e’ la fame. Questa politica e’ assassina.

Questo dobbiamo dirci: che ci sembra normale che gli europei possano andare per il mondo dovunque vogliano; e ci sembra altrettanto normale che questo diritto sia invece negato a chi e’ costretto ad abbandonare la sua casa, la sua famiglia, il suo paese perché vittima di una violenza che minaccia la sua vita stessa. Questa percezione scissa e’ già complice di un crimine.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno si getterebbe volontariamente tra gli artigli delle mafie dei trafficanti e degli schiavisti se avesse la possibilità di viaggiare in modo legale e sicuro dal luogo in cui la sua vita e’ minacciata a un luogo in cui poter vivere in pace.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno morirebbe nel Mediterraneo se ad ogni essere umano fosse riconosciuto il diritto a salvare la propria vita, il diritto a muoversi liberamente, il diritto a viaggiare in modo legale e sicuro.

Questo dobbiamo dirci: che sono i nostri stati che stanno facendo morire innumerevoli innocenti nel Mediterraneo; che sono i nostri stati che stanno facendo arricchire le mafie dei trafficanti e degli schiavisti.

Per salvare tutte le vite basterebbe riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere qui in modo legale e sicuro.

2 – Oltre lo specchio

La nostra percezione e’ alterata, la nostra coscienza offuscata, la nostra mente inceppata. Torniamo a vedere la realtà, a sentire l’empatia e la responsabilità, a pensare secondo logica, etica e politica.

E’ certo meritoria l’azione di chi presta soccorso nel Mediterraneo, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi in Italia accoglie ed aiuta chi riesce ad arrivarci, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi si oppone alla deriva razzista e schiavista e nazista nel nostro paese, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

Ogni buona azione e’ benedetta: ma se si resta subalterni a una politica stragista, se non si lotta contro questa politica scellerata, nessuna limitata buona azione basterà a fermare il massacro.

Mentre sarebbe possibile far cessare il massacro nel Mediterraneo: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

Mentre sarebbe possibile annientare – letteralmente annientare – le mafie dei trafficanti: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

3 – A chi teme

A chi teme l’arrivo in Europa di milioni, di miliardi di esseri umani, nemesi di secoli di colonialismo e schiavismo e rapina e saccheggio che tuttora perdura, e’ facile rispondere: se cessassimo di saccheggiare i loro paesi, se cessassimo di imporre loro le dittature nostre alleate, se cessassimo di fare le guerre, se finalmente riconoscessimo che vi e’ una sola umanità in un unico mondo vivente casa comune dell’umanità intera, se alla politica razzista e imperialista dei vampiri che oggi governano il mondo sostituissimo la politica della cooperazione e della condivisione, della cura comune per il bene comune, la politica della democrazia che ogni essere umano riconosce ed include come titolare degli stessi diritti di ogni altro essere umano, ebbene, ogni luogo del mondo abitato tornerebbe vivibile, e nessuno sarebbe costretto alla fuga.

4 – I compiti dell’ora

Innumerevoli esseri umani in questo momento stanno subendo persecuzioni e violenze indicibili, e le loro stesse vite sono in pericolo. E’ compito dell’umanità intera salvare le loro vite, e’ compito dell’umanità intera recare loro il necessario, il doveroso aiuto.

Occorrerà per questo rinunciare a giganteschi privilegi? Sì, occorrerà rinunciare a giganteschi privilegi, che sono il frutto di secolare rapina, di inumano sfruttamento e brutale oppressione.

Occorrerà per questo rinunciare a montagne di beni superflui? Sì, occorrerà rinunciare a montagne di beni superflui, ed alla narcosi ed alla dissipazione che essi consentono e impongono.

Occorrerà uscire dalla logica proprietaria e dalla menzogna egotista? Sì, occorrerà uscirne riconoscendo la natura sociale e dialogica, plurale e interdipendente, empatica e bisognosa, limitata ed aperta della nostra umanità.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Salvare le vite e’ il primo dovere.

5 – La svolta

E’ questa la politica necessaria e urgente.

E nel programma minimo immediato di questa politica ci sono i seguenti provvedimenti che occorre proporre adesso al Parlamento affinché divengano legge adesso:

  • riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di entrare nel nostro paese in modo legale e sicuro;
  • soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto;
  • riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che si trovano nel nostro paese;
  • avviare programmi costruttivi e partecipati per contrastare razzismo e schiavismo;
  • avviare il disarmo e la smilitarizzazione;
  • avviare un piano di aiuti rigorosamente umanitari nei paesi più bisognosi di soccorso;
  • applicare la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Fermare il massacro, opporsi al nazismo.

 

EARTH OVER SHOOT DAY 2016

Hearth-Over-shootEra il 2005 quando oltre 1360 esperti di tutto il mondo hanno illustrato in ben 4 volumi le conseguenze che i cambiamenti degli ecosistemi hanno apportato al benessere dell’umanità, e le basi scientifiche per le azioni necessarie a migliorarne la conservazione e l’utilizzo sostenibile.

Una ricerca avviata nel 20001 patrocinata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Rappresentanti di agenzie delle Nazioni Unite, di governi, di organizzazioni non-governative, di istituzioni accademiche, di gruppi indigeni, hanno supervisionato il processo di stesura del rapporto, e ha stilato una dichiarazione finale, il cui nucleo essenziale è costituito da un allarme: ”l’attività umana dipende fortemente dalla complessa rete biologica di cui siamo parte e “pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata”.
Tali pressioni aumenteranno con il crescere del fabbisogno umano nei decenni a venire.
Proteggere e migliorare il nostro benessere futuro continua la dichiarazione finalerichiede un utilizzo più saggio e meno distruttivo delle risorse naturali. Ciò comporta a sua volta cambiamenti radicali nel modo in cui prendiamo ed attuiamo le decisioni”.
La conclusione cui giunge il rapporto è: “la protezione di queste risorse non può più essere considerata come un accessorio extra, da affrontare solo dopo che interessi più pressanti, come la creazione della ricchezza o la sicurezza nazionale, siano stati risolti”.

5 anni dopo, il 27 settembre 2011, i dati del Global Footprint Networkuna organizzazione di ricerca internazionale con uffici in California e a Ginevra denunciavano che l’umanità esauriva le risorse che la natura può fornire in un anno in maniera sostenibile.

Ancora 5 anni – 8 agosto 2016la stessa organizzazione evidenzia la nuova data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno.

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Di seguito il comunicato ufficiale del Global Footprint Network.

Entro l’8 agosto, l’umanità avrà esaurito le risorse che la natura mette a disposizione per tutto l’anno: é quanto afferma il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici .

Il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day), che quest’anno cade l’8 agosto, evidenzia la data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno
.

Questo è possibile perché emettiamo più anidride carbonica nell’atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi.

Le emissioni di carbonio costituiscono la componente del sovrasfruttamento ecologico che sta crescendo più velocemente: l’impronta dovuta al carbonio (carbon Footprint) genera il 60 % della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità. Noi denominiamo impronta ecologica questa domanda.

Se vogliamo rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima di Parigi adottato da quasi 200 paesi nel dicembre 2015, l’impronta dovuta alle emissioni di carbonio dovrà calare gradualmente fin quasi a zero entro il 2050.
Ciò ci richiede di trovare un nuovo modo di vivere sul nostro “unico” pianeta.

Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi ma richiede anche impegno per realizzarlo“, dice Mathis Wackernagel, co-fondatore e CEO di Global Footprint Network.La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perchè basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perchè soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico (es. edificazioni in riva al mare minacciate dall’innalzamento del suo livello). L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica.

Fortunatamente, alcuni paesi stanno raccogliendo la sfida.
Per esempio, il Costa Rica ha generato il 97 % della sua elettricità da fonti rinnovabili nel corso dei primi tre mesi del 2016. Anche il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna quest’anno hanno dimostrato livelli molto avanzati riguardo alla capacità di produrre energia rinnovabile, quando il 100% della loro domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da fonti rinnovabili per diversi minuti o, nel caso del Portogallo, per diversi giorni.
In Cina, nel frattempo, il governo ha delineato un piano per ridurre del 50% il consumo di carne dei suoi cittadini prevedendo in questo modo di abbassare di un miliardo di tonnellate entro il 2030 le emissioni di biossido di carbonio equivalente per il comparto cinese dell’industria del bestiame.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Allo stesso tempo, come singole persone, ognuno di noi può impegnarsi per il cambiamento del suo stile di vita quotidiano
. Sulla scia dello storico accordo di Parigi, il Global Footprint Network e i suoi 25 partner dell’Earth Overshoot Day hanno lanciato una campagna di coinvolgimento del pubblico, al fine di evidenziare l’importanza di poter contare sulla certezza delle risorse data da un mondo sostenibile in cui le persone e il pianeta possano prosperare.

Con la campagna #pledgefortheplanet (Impegno per il pianeta) lanciata il 22 aprile – Giornata della Terra, le persone sono invitate a scegliere un #pledgefortheplanet (si trova tutto su www.overshootday.org) e a condividere selfie attraverso i social media. (Macchine fotografiche GoPro saranno assegnate dopo l’Overshoot Day agli autori delle tre foto preferite).

Poiché la popolazione mondiale è cresciuta e il consumo è aumentato – soprattutto per quanto riguarda le emissioni di carbonio – la data dell’Earth Overshoot Day nel tempo si è spostata da fine settembre del 2000 all’8 agosto di quest’anno. Un dato positivo é che la velocità con cui la data dell’Earth Overshoot Day si è man mano anticipata é scesa a meno di un giorno all’anno, in media, negli ultimi cinque anni, rispetto a una media di tre giorni all’anno da quando nei primi anni 1970 é iniziato il sovrasfruttamento.

“L’accordo sul clima di Parigi è ancora la dichiarazione più forte riguardo alla necessità di ridurre drasticamente l’impronta di carbonio. In ultima analisi, la scelta é tra collasso o stabilità”,
ha detto Mathis Wackernagel. “Raccomandiamo con forza le nazioni, le città e gli individui a prendere iniziative efficaci e coraggiose per rendere gli obiettivi di Parigi una realtà raggiungibile.”


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Cosa è il Global Footprint Network
Il Global Footprint Network è un’organizzazione di ricerca che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici . Dal 2003 ha collaborato con più di 50 nazioni, 30 città e 70 partner globali per fornire scenari scientifici che hanno indirizzato le politiche ad alto impatto e le decisioni di investimento. Insieme ai suoi partners sta creando un futuro in cui tutti possano prosperare entro i limiti del pianeta.
www.footprintnetwork.org

Per approfondire:
Earth Overshoot Day: www.overshootday.org
Sui social media: #pledgefortheplanet, #overshoot
Per calcolare l’impronta ecologica personale e capire come ridurla: www.footprintcalculator.org (esiste anche la versione in italiano)
Per conoscere l’impronta ecologica della propria nazione si può richiedere  gratuitamente il Public Data Package con i dati sull’Impronta Ecologica di 182 nazioni:
www.footprintnetwork.org/public2015
www.footprintnetwork.org/maps
Video sul National Footprint Accounts: https://youtu.be/_T5M3MiPfW4

Contatti per l’Italia: Roberto Brambilla – r.brambilla@mclink.it

La guerra dell’acqua per controllare i popoli

bott-acquaI nuovi Baroni dell’Acqua: le mega banche di Wall Street comprano l’acqua del mondo. L’acqua e l’altra faccia del Nuovo Ordine Mondiale: intanto i comuni cittadini non  possono  raccogliere  l’acqua neppure nei propri terreni.

Un’inquietante tendenza sta accelerando in tutto il mondo. I nuovi “baroni dell’acqua” – le banche di Wall Street e le élites  multimiliardarie – stanno comprando acqua in tutto il mondo, ad un ritmo senza precedenti. Mega-banche e potenti società d’investimento, come ad esempio “Goldman Sachs”, “JP Morgan Chase”, “Citigroup”, “UBS”, “Deutsche Bank”, “Credit Suisse”, “Macquarie Bank”, “Barclays Bank”, “Blackstone Group”, “Allianz” e “HSBC”, stanno consolidando il loro controllo su questo settore. Ricchi magnati come T. Boone Pickens, l’ex Presidente George H. Bush con la sua famiglia, Li Ka-shing (Hong Kong), Manuel V. Pangilinan (Filippine) ed altri ancora, stanno acquistando terreni posti su falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento dell’acqua, servizi idrici, società d’ingegneria idraulica ed aziende tecnologiche in tutto il mondo.

Le contromisure accomodanti dei governi mondialisti

La seconda inquietante tendenza è che, mentre i nuovi “baroni” stanno comprando acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente muovendosi per limitare la capacità dei cittadini a diventare autosufficienti nell’approvvigionamento idrico (come dimostra il caso di Gary Harrington. Lo Stato dell’Oregon ha criminalizzato la raccolta di acqua piovana che egli aveva fatto in tre laghetti posti su un terreno di sua proprietà, giudicandolo colpevole di nove capi d’accusa, e condannandolo a 30 giorni di carcere). Mettiamo questa condanna in prospettiva: il miliardario T. Boone Pickens, ad esempio, può possedere più diritti di sfruttamento (dell’acqua) rispetto a qualsiasi altra persona in America (compreso il diritto a drenare 65 miliardi di galloni dalla falda acquifera di Ogallala), ma il cittadino Gary Harrington non può raccogliere le acque piovane sui 170 acri del suo terreno privato! E’ un Nuovo Ordine Mondiale veramente strano quello in cui i multimiliardari e le banche elitarie possono tranquillamente possedere falde acquifere e laghi, ma i cittadini comuni non possono nemmeno raccogliere l’acqua piovana nei propri cortili e nei propri terreni​​. “L’acqua è il petrolio del 21° secolo”, ha dichiarato Andrew Liveris, CEO della “Dow Chemical Company” (citato nella rivista The Economist, il 21 Agosto 2008).

Si stanno muovendo con estrema rapidità

Nel 2008, nell’articolo “Why Big Banks May Be Buying up Your Public Water System”, ho sostenuto di come sia i media mainstream che quelli alternativi abbiano la tendenza a concentrarsi, quando parlano di acqua, sulle singole aziende e sui super-investitori, ma non su chi controlla il settore attraverso l’acquisto dei diritti di sfruttamento e dei relativi servizi idrici. Ma la storia nascosta è decisamente molto più complicata. La vera storia del settore idrico globale è veramente contorta, e coinvolge il “capitale globalizzato interconnesso”. Wall Street e le società d’investimento globali, le banche e le altre imprese private –  valicando i confini nazionali e collaborando fra di loro, ma anche con le banche e gli hedge-funds, con le aziende tecnologiche e con i colossi assicurativi, con i fondi-pensione (pubblici e regionali) e con i fondi-sovrani – si stanno muovendo con molta rapidità non solo per acquistare i diritti di sfruttamento e le tecnologie di trattamento delle acque, ma anche per privatizzare i servizi idrici e le infrastrutture pubbliche.

Wall street – Verso il controllo delle risorse idriche globali

Stiamo assistendo all’accelerazione di questo trend volto al consolidamento globale del settore, da parte delle banche elitarie e dei vari tycoons. In un documento di  “equity research” (divisione bancaria che si occupa dell’analisi dettagliata di una società o di un  settore, ndt) della “JP Morgan”, si afferma chiaramente che: “Wall Street appare ben consapevole delle opportunità d’investimento nelle infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, nel trattamento delle acque reflue e nelle tecnologie per la gestione della domanda“. Wall Street, in effetti, sta preparandosi ad impossessarsi (nel corso del prossimo decennio) delle riserve idriche globali. La “Goldman Sachs”, ad esempio, ha accumulato a partire dal 2006 più di 10 miliardi di Dollari per investirli nelle infrastrutture, comprese quelle per l’acqua. Un articolo del “New York Times” del 2008 ha rilevato di come “Goldman Sachs”, “Morgan Stanley”, “Credit Suisse”, “Kohlberg Kravis Roberts” ed il “Carlyle Group”, abbiano “raccolto una cifra stimata in 250 miliardi di Dollari – gran parte della quale negli ultimi due anni – per finanziare numerosi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti e nel mondo”.

Le forme di controllo

Con il termine “acqua“, intendo i diritti di sfruttamento (acque sotterranee, falde acquifere e fiumi), i terreni dotati di riserve d’acqua (ovvero laghi, stagni, sorgenti naturali o sotterranee), i progetti di desalinizzazione, le tecnologie per la depurazione ed il trattamento delle acque, l’irrigazione e le tecnologie per la perforazione dei pozzi, i servizi idrici ed igienico-sanitari di pubblica utilità, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idriche (condotti per il trasporto su grandi distanze e per la piccola distribuzione, impianti di depurazione per usi residenziali, commerciali, industriali e comunali), i servizi di ingegneria (progettazione e costruzione di impianti idrici), il settore della vendita al dettaglio (produzione e vendita di acqua in bottiglia, distributori automatici, trasporto di acqua in bottiglia e servizi di consegna, autobotti etc.). Informiamo, dunque, e teniamoci informati!

Jo Shing Yang – globalresearch.ca