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Saremo con loro

Coperti di velo-0

Corteo-25-4-2017Insieme senza muri” è un richiamo di grande significato, al quale risponde pienamente e compiutamente il principio manifesto di grande accoglienza: “Nessuna persona è illegale“.

Così saremo in piazza sabato 20 maggio 2017.

 

Saremo in piazza a manifestare insieme ai tanti che agiscono la solidarietà con riconoscenza verso tutte le persone che richiamano il diritto alla pari dignità.

Saremo con loro per resistere alle diverse forme di razzismo e xenofobia e per promuovere la lotta necessaria per politiche accoglienti ricche di umanità.

Consapevoli che i muri dell’appartenenza, dell’indifferenza,  della rassegnazione, … hanno ragione d’essere in una società che agita la politica del bene economico di mercato prima del Bene Comune.

Per questo la critica e la lotta sono le forme di resistenza che esaltano la diversità e la dignità di ogni persona consapevole di essere parte del “comune“.

 

la TERRA e l’UOMO – il Tutto e il Nulla

Terra-Uomo

Terra---Uomo

la TERRA e l’UOMO  –  il Tutto e il Nulla

Entità suprema che alimenta la vita attraverso il dono.
Soggetto scomposto che alimenta il potere privato.
Armonica complessità d’insieme.
Microcosmo della precarietà diffusa

La Terra e l’Uomo sono corpi della vita che evolve; si trasforma nel tempo delle cose che si scompongono nello scambio tra il dono rigenerante e la rincorsa frenetica allo sfruttamento (proprietario).

La Terra è Madre: energia per la vita.

Offre ad ogni vivente il meglio di sé: materia viva, energia, cibo, riparo, bellezza. Un inno alla gioia (del vivere).

L’umano reagisce al dono (non con lo scambio) con l’estorsione.
Trasforma il bene comune, libero a tutti i viventi, in proprietà privata.
Sperpera ricchezze dedicate.
Trasforma la fertilità delle aree naturali e produttive in luoghi aridi e improduttivi.
Sottrae energia con grande intensità e scarica inquinanti nell’ambiente: in terra e in mare.
Estrae e trasforma materiali pregiati oltre le proprie necessità, accumulando discariche.
Così lo sfruttamento regola i rapporti tra gli umani che si alterano in violenza per la proprietà privata: ed è la guerra. Un attacco mortale alla vita, alla Madre: guerre fratricide di rapine e di sottomissione.

La Terra a volte si ribella alla supponenza dell’umano che deforesta, cementifica, inaridisce aree agricole, inquina l’aria e l’acqua alla sorgente, contamina, infetta perfino il cibo di cui si nutre.
Un’autentica pazzia, che solo la grande stupidità e arroganza non vede di correre verso il fine vita.

Ognuno dei piccoli figli dell’Uomo rimane soggiogato, asservito alla logica produttivistica, in cambio di “30 denari” trasforma i doni della Natura in merci esclusive.

Le bellezze naturali si dissolvono alla vista; tutto il “fare” si estingue al tramonto, nella grande solitudine, nella grande confusione, nella grande indifferenza: ed è ancora guerra prevaricatrice, per essere merce sempre più appetibile, … sempre più sterile.

Non è l’uomo il creatore. I tempi riproduttivi non sono quelli del consumo.

Senza la Terra non c’è creatura pulsante.
Ascoltare il suo battito, sincronizzare il proprio ai tempi ed allo spazio della Natura.
Non basta difendere il proprio orticello se rimane un corpo del piacere separato.

C’è chi reclama un processo rivoluzionario: impossibile senza un ritrovato abbraccio con la Terra Madre.
Difendere la terra e la sua integrità, difendere l’uomo e la sua umanità è il primo dovere di ogni rivoluzionario.
La riproduzione del dono è il principio dal quale prende corpo il processo rivoluzionario e può dare senso reale al rapporto Terra Madre – Uomo.

Nell’armonia del dono, scambio e reciprocità, si riconosce la libertà e il diritto di ogni vivente alla vita.

La bellezza (e lo sguardo che l’accoglie) è parte e misura del diritto universale alla vita, così come il sorriso e l’accoglienza sono parti della dignità tra i viventi.

C’è un filo che lega la loro morte alla nostra memoria

I Nuovi Desaparecidos

Madre-con-figlioCi sono giorni che mettono a scadenza la grande indifferenza che impone di correre lungo i presunti doveri della vita senza che essi diventino parte dei diritti necessari ad una libera esistenza.

è così per la famiglia che ha grandi necessità e poco reddito;
è così per i servizi necessari al ben-essere, spesso insufficienti;
è così per i rapporti sociali resi tristi e violenti dalle ingiustizie;
è così per le diversità non riconosciute che vengono respinte;
è così per le diseguaglianze che accumulano ricchezze per sé;
è così per …..

Tutti noi esseri umani vogliamo essere parte di quell’umanità che ci appartiene.

Ci chiediamo:

cosa c’è di più disumano
dell’essere corpi separati nella vita

Noi siamo qui in Piazza della Scala, davanti al Palazzo della Politica per ricordare che la prima ingiustizia è l’indifferenza.

Siamo qui per denunciare la responsabilità della politica del governo perché cessi di creare strumenti di morte, di fare le guerre, di innalzare muri, di creare galere, di fomentare ingiustizie e diseguaglianze economiche, …

Siamo qui per affermare il diritto per ogni umano alla libera circolazione e per chiedere che vengano aperti canali umanitari.

In questi mesi si è delineata ancora più chiaramente la politica dell’Unione Europea e del nostro governo sulle migrazioni: fermare a tutti i costi i migranti usando come “cani da guardia” paesi africani pagati con “fondi per la cooperazione“.

In Italia poi, ancora una volta, si punta sui CIE e si minacciano rimpatri per i “clandestini“.

Nel silenzio delle coscienze
ora più che mai serve la voce di tutti

milanosenzafrontiere@googlegroups.com

2017: che ci resta da fare?

2017

2017-1Se avete ancora voglia di auguri, provate questi.

2017: che ci resta da fare?

Una lotta qui, una crisi la’
Una critica qui, una rivendicazione la’
Un obiettivo qui, una mobilitazione la’
Una mossa politica qui, una pratica la’
……

E quindi …
Un po’ decrescita, un po’ mercato
Un po’ sovranità, un po’ cliente
Un po’ personale, un po’ politico
Un po’ solidale, un po’ privato
Un po’ ambientalista, femminista, antirazzista, pacifista, …

E così, «un po’ qui, un po’ là» … è sempre «un po’» che non cambia molto.
Anche la narrazione di sé che recita «un po’» (meglio di niente), lascia le cose come stanno … anzi.
Salvare quella stravagante approssimazione della soggettività politica che fatica a voler cambiare perché «tanto non cambia niente», … sconfina ai limiti della miseria.

Altro è possibile fare per un anno ricco di sovvertimenti.
Cambiare il paradigma dell’essere soggetto della politica: meno parole più memoria.
Un paradigma della differenza: una cultura includente.
Una prospettiva basata sull’attitudine alla multiculturalità e all’accoglienza: serve a fare la differenza.

Il lungo elenco delle ingiustizie e delle miserie sollecita conflitti troppo spesso rancorosi che agitano il malessere, genera odio e violenza malaugurante: “noi, loro” … dissociazione.

Pronti a partire per essere accolti.

2017 – riprendiamoci il diritto di amare

L’amore è il principio, la sua pratica è il dono.
Un linguaggio vivo che attraversa il corpo e lo rende attivo alle miserie del presente, capace di creare risposte lungimiranti senza rancore e odio che ghettizzano ogni prospettiva.
L’amore non porta inganno, comprende le diversità e con esse persegue il cambiamento oltre ogni limite del possibile.

Senza amore non c’è liberta’
Senza libertà non c’è giustizia
Senza giustizia non c’è diritto

Chi ama non ha nulla da perdere, non conosce limiti, non teme conflitti, li ricerca come sviluppo proprio nella pratica per il bene comune.

Il paradosso della crisi e delle sue terribili conseguenze è la spietata arroganza  del potere in sé e per sé che si contrappone alla giustizia: sostanza dell’amore.

Amore e bellezza sono patrimonio dell’universo mondo, una dimensione globale che anima e lega ogni lotta necessaria a voler significare politiche di cambiamento.

Diversi per essere liberi – Uniti per essere forti

Nuovi Desaparecidos – LETTURE

Nuovi-desaparecidos-2

non-sono-numeriDal 18 Giugno 2015 al 16 giugno 2016 ininterrottamente ogni giovedì e ancora da Luglio 2016 ogni primo giovedì del mese dalle 18,30 alle 19,30, davanti alla sede del Comune di Milano in P.za della Scala “Milano Senza Frontiere” sta marciando in solidarietà con i nuovi desaparecidos, per richiamare il dovere della politica e l’indifferenza della gente alle stragi nel mare Mediterraneo, all’urgenza di aprire canali umanitari: non sono numeri, sono persone.

LETTURE


Se questo ci lascia indifferenti
  • Dal 2013 a oggi sono oltre 15.000 i morti accertati nel Mediterraneo;
  • la “lungimiranza” dei politici e della politica è preoccupata di salvaguardare le frontiere ma non le vite disperate che la prepotenza del dominio costringe alla fuga;
  • il Papa chiede e sollecita il perdono per la violenza dei governi che impediscono il “cammino” naturale delle persone.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La generosità della cittadinanza si fa largo tra l’insipienza politica, ma non è in grado di risposte definitive;
  • le numerose iniziative in programma sollecitano grandi partecipazioni: in esse si trovano denunce, dibattiti, riflessioni, … situazioni degradate e degradanti.
  • il malaffare dell’arroganza umana, l’economia dei primati, le devastazioni della Terra Madre, ci rendono responsabili del diritto alla Vita.

Se questo ci lascia indifferenti

  • A vista, l’umanità e il suo benessere dello spreco si reggono esclusivamente su rapporti di forza, di prevaricazioni, di egemonie, di guerre, di paure, ;
  • una logica della quotidianità che fatica a ripensare sé stessa, costretta a rincorrere e resistere alle violazioni dei diritti e alle politiche soggiogate al potere economico;
  • la forza della spontaneità rivendicativa, diffusa nei territori a salvaguardare spazi di appartenenza, beni pubblici, bellezze naturali, esaltano la necessità di un diverso impegno.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La crisi è un surrogato dell’economia politica che ragiona sul mercato dei consumi e non sulla qualità della vita. Si contrappongono “percorsi di cambiamento”: Beni Comuni, Giustizia, Equità, Altra economia, concedono spazi di libertà;
  • a cambiare le cose resta il tempo, quel fantomatico spazio di vita capace di declinare le scelte e la prerogativa della partecipazione;
  • la critica e il giudizio richiedono la comprensione e la spiegazione dell’indescrivibile bagaglio di esperienza collettiva che troppo spesso rimane nel recinto della proprietà privata.

Se questo ci lascia indifferenti

  • La differenza non è una vetrina dell’immaginario e neppure una contraddizione dell’essere, ma la solidarietà che distingue l’ossequio dalla giustizia;
  • dicotomie tra l’essere e il fare, tra la critica e la consapevolezza, tra la memoria e la realtà, …, rafforzano il confine del possibile incontro con l’altro;
  • mondi paralleli che marciano su binari disgiunti mai convergenti.

Se questo ci lascia indifferenti
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Prima vennero …

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare”

                    (Bertolt Brecht)

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Se questo e’ un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per un pezzo di pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi

                    (Primo Levi)

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“Odio gli indifferenti.

Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.

L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.

Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
                (Antonio Gramsci 11 febbraio 1917)

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Mi dispiace mamma, l’Europa è lontana

Mi dispiace mamma,
perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.

Mi dispiace mamma,
perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo, cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri …
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti …
A proposito … i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia: una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film … una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti …

Mi dispiace fratello mio,
perché non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese per farti divertire un po’ prima della laurea …

Mi dispiace sorella mia,
perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche …

Mi dispiace casa mia,
perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perché io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.

Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.

Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.

Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.

Mi dispiace se sono affondato in mare.

                (Poesia anonima attribuita ad un siriano (qui l’originale)

                La traduzione è dei ricercatori Serena Tolino (Zurigo) e Ashraf Hassan (Napoli,                        Bayreuth).
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Respingiamo

Respingiamo quella normalità che sconvolge e che lascia indifferenti

Respingiamo quella normalità che lamenta lo sdegno e che diventa ipocrisia

Respingiamo quella normalità che non si ribella all’ingiustizia se non gli è propria

Respingiamo quella normalità che denuncia parole e lascia distaccati /alieniati

Respingiamo quella normalità che trova il coraggio di insultare la diversità dei propri simili quasi fossero loro responsabili della propria miseria,

Denunciamo

Denunciamo l’ignoranza razzista e xenofoba che trova l’eroismo nello scagliarsi contro le persone (uomini, donne, bambini) che solo rivendicano il diritto alla vita.

Denunciamo l’arroganza dell’ipocrisia che non si spiega le ragioni del proprio benessere

Denunciamo la vigliaccheria le brutalità perpetrate verso le persone che sono già marchiate della miseria (altrui), accusandoli di ingiustizie

Denunciamo l’insipienza della politica incapace di umanità, colpevole del razzismo che viola i diritti umani.

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Basta morti in mare

Non sono numeri, sono persone

Basta stragi nel Mediterraneo

Basta ipocrisia della politica

Liberate le Nazioni dai debiti

Liberate i Paesi dalle guerre

Liberate i Paesi dallo sfruttamento delle multinazionali

Liberate le Nazioni da chi sovvenziona i regimi dittatoriali

Liberate i confini, abbattete i muri della vergogna

 

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Questo ci tocca

Abbiamo esportato le guerre

Abbiamo occupato le terre

Su quelle terre abbiamo seminato interessi esclusivi

Abbiamo cercato/rubato il nostro benessere

Abbiamo creato la loro miseria.

Ora ne subiamo le conseguenze.

Abbiamo il dovere di non rimanere indifferenti

Abbiamo il dovere di riconoscere la dignità umana come bene universale

Abbiamo il dovere della solidarietà accogliente.

Oggi, donne e uomini stanno mostrando un’Europa vera, dei cittadini, non dei governi.

Noi vogliamo essere parte di quella Europa vera, accogliente, solidale, che rispetta i diritti e la dignità degli esseri viventi.

Non quella della politica-economica, degli interessi privati, dell’esclusione che “produce” “consumatori consumati”.

Per rivendicare giustizia e libertà

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Senza mai dimenticare che

Prima vendiamo loro le armi

Poi rubiamo loro la sovranità

Poi rapiniamo loro ricchezze e terre

Poi … succedono le guerre

Dopo ci sono rifugiati e profughi


Infine scopriamo che molti  sono annegati!

 

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Ora nessuno può dire … Non sapevo

Continuo a pensare all’atroce indifferenza che ancora attraversa  molta gente, forse emozionata da un bimbo travolto dal mare, forse impressionata, preoccupata dalle migliaia di persone, intere famiglie, che marciano lungo i binari, che attraversano fili spinati, che non si arrestano alle violenze dei poliziotti, forse … la normalità prevale a soffocare quel poco di indignazione insufficiente per una insurrezione.

Ora nessuno può dire … Non sapevo

Continuo a pensare all’atroce insipienza dei politicanti che parlano, che promettono, che dicono e disdicono … Loro sono il problema!
Aprono e chiudono le frontiere, alzano i muri, fili spinati, ricreano campi di concentramento, …
Quelle immagini che “violentano” la nostra sensibilità, mostrano la miseria di una disumanità che sempre più pressante bussa alle porte di casa nostra.
E’ ora di riprenderci il nostro destino, quello di una diversa umanità rispettosa della giustizia e dei diritti per tutti i viventi, prima che la paura e la vergogna ci rendano definitivamente complici, e la miseria di una politica degli interessi privati spezzi ogni speranza di vita migliore, trascini anche i nostri corpi sui binari che portano ai lager dei domini imperiali.

  • Basta morti in mare
  • Non sono numeri, sono persone
  • Basta ipocrisia della politica
  • Liberate le Nazioni dai debiti
  • Liberate i Paesi dalle guerre
  • Liberate i Paesi dallo sfruttamento delle multinazionali
  • Liberate i confini, abbattete i muri della vergogna

 

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E’ ormai del tutto evidente che

fili spinati, muri, carri armati, gas lacrimogeni, spari, bastonate, galere, respingimenti, … sono solo strumenti di violenza che non potranno mai fermare esseri umani che fuggono dalla fame e dalle guerre.

E’ ormai del tutto evidente che

le “invasioni” migratorie sono la causa indiscussa degli imperialismi economici e politici che da sempre si impongono per il dominio dei mercati.

E’ ormai del tutto evidente che

regimi e dittature imposte e sostenute dalle grandi multinazionali servono solo per avere mano libera nello sfruttamento e nelle rapine delle ricchezze naturali per l’esclusivo interesse privato del mercato dei consumi.

E’ ormai del tutto evidente che

nessuno può dire “io non sapevo“, “io non centro“; di fronte al fragore di queste marce forzate che non risparmiano il genere e l’età dei forzati, che non salvano le vittime di mare e di terra, che sconvolgono le vite e le famiglie, che sconvolgono l’umanità, … nessuno può dire “io non sapevo“, “io non centro“.

E’ ormai del tutto evidente che

le forme di malgoverno, la clandestinità, le galere, le demagogie, le violenze razziste, l’indifferenza, … sono parte di quella responsabilità che sollecita una presenza attiva, un’azione critica e di lotta per una diversa umanità e giustizia.

Per tutte le evidenze possibili, per non dimenticare le persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa: i Nuovi Desaparecidos.

 

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oggi … ieri … domani

Quando la miseria muore in mare!

Forse non serve ripetersi, … forse sì.

Si può gettare un fiore in memoria, ma poi i corpi emergono:

uno … cento … mille, e saranno tanti, sempre più tanti …

a esasperare la memoria, a esasperare l’insipienza “cacciateli indietro“!

L’inferno è di là, oltre il mare …

le loro miserie,

le nostre miserie

è inevitabile, loro/nostre, si incrociano … e non c’è più pace,

è la miseria a vincere

Quando la loro miseria muore in mare, è la nostra a rimanere, cresce in noi.

… nessuno si salva.

E’ sempre emergenza … politica!

E saranno in tanti, e saremo sempre impreparati.

In tre mesi 20mila sono sbarcati, in sei mesi saranno 100mila,

Loro continueranno a fuggire dalla miseria, dalle armi, dalla violenza, …

per loro la morte è parte della speranza di vita.

Creare Campi di riconoscimento, condannarli nei Centri sub sahariani, sono solo modi per garantire umani ai trafficanti.

Sembra non esserci speranza!
In realtà loro sono la speranza del nostro cambiamento del nostro futuro.

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Desiderare, fino al cuore della rivolta

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MemoriaLa memoria è un corpo vero e vivo, non potrebbe essere altrimenti. Nella sua propensione verso il futuro sta il carattere di progetto, non identitario ma comprensivo, di confronto, scambio e conflitto.

Porre a confronto lo sviluppo di questo movimento desiderante, è una delle ragioni che dà senso e regge le attività come quelle di Dimensioni Diverse

Memoria e passione sono consegnate alle realtà nei linguaggi possibili che tengono insieme sia la militanza che la ricerca, due elementi inscindibili che fanno delle pratiche di gruppo/comunità un laboratorio in cui ogni fase viene seguita e sperimentata da tutte e da tutti.

Una esplorazione della Resistenza (intesa come dinamica e volontà di cambiamento) che dal basso racconta e suggerisce percorsi significanti di condivisione e partecipazione.

Legami forti e razionalità diverse che «prefigurano un altro mondo in cammino»

Fino ad arrivare al cuore della rivolta!


«Una delle prime considerazioni che faccio e che mi ossessiona è che la perdita della memoria, l’annientamento del passato, significa anche annientamento del futuro. Non c’è possibilità di costruire futuro se non si spreme la memoria, se non la si elabora. L’amnesia, come in parte la nostalgia, afferma la dittatura del presente. Oggi viviamo a tutti gli effetti nella dittatura del presente.…» (Pino Ferraris – 2011)

Il mare di pietra

naufragio

Migration-compact1- Questo dobbiamo dirci

Questo dobbiamo dirci: che la strage nel Mediterraneo è conseguenza della decisione degli stati europei di impedire l’ingresso nei nostri paesi in modo legale e sicuro a chi cerca di entrare in Europa in fuga dalla guerra e dalle dittature, e da quella guerra e dittatura insieme che e’ la fame. Questa politica e’ assassina.

Questo dobbiamo dirci: che ci sembra normale che gli europei possano andare per il mondo dovunque vogliano; e ci sembra altrettanto normale che questo diritto sia invece negato a chi e’ costretto ad abbandonare la sua casa, la sua famiglia, il suo paese perché vittima di una violenza che minaccia la sua vita stessa. Questa percezione scissa e’ già complice di un crimine.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno si getterebbe volontariamente tra gli artigli delle mafie dei trafficanti e degli schiavisti se avesse la possibilità di viaggiare in modo legale e sicuro dal luogo in cui la sua vita e’ minacciata a un luogo in cui poter vivere in pace.

Questo dobbiamo dirci: che nessuno morirebbe nel Mediterraneo se ad ogni essere umano fosse riconosciuto il diritto a salvare la propria vita, il diritto a muoversi liberamente, il diritto a viaggiare in modo legale e sicuro.

Questo dobbiamo dirci: che sono i nostri stati che stanno facendo morire innumerevoli innocenti nel Mediterraneo; che sono i nostri stati che stanno facendo arricchire le mafie dei trafficanti e degli schiavisti.

Per salvare tutte le vite basterebbe riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere qui in modo legale e sicuro.

2 – Oltre lo specchio

La nostra percezione e’ alterata, la nostra coscienza offuscata, la nostra mente inceppata. Torniamo a vedere la realtà, a sentire l’empatia e la responsabilità, a pensare secondo logica, etica e politica.

E’ certo meritoria l’azione di chi presta soccorso nel Mediterraneo, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi in Italia accoglie ed aiuta chi riesce ad arrivarci, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

E’ certo meritoria l’azione di chi si oppone alla deriva razzista e schiavista e nazista nel nostro paese, ma essa salva solo una parte delle vittime, quando una buona politica le salverebbe tutte.

Ogni buona azione e’ benedetta: ma se si resta subalterni a una politica stragista, se non si lotta contro questa politica scellerata, nessuna limitata buona azione basterà a fermare il massacro.

Mentre sarebbe possibile far cessare il massacro nel Mediterraneo: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

Mentre sarebbe possibile annientare – letteralmente annientare – le mafie dei trafficanti: semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di entrare in Europa in modo legale e sicuro.

3 – A chi teme

A chi teme l’arrivo in Europa di milioni, di miliardi di esseri umani, nemesi di secoli di colonialismo e schiavismo e rapina e saccheggio che tuttora perdura, e’ facile rispondere: se cessassimo di saccheggiare i loro paesi, se cessassimo di imporre loro le dittature nostre alleate, se cessassimo di fare le guerre, se finalmente riconoscessimo che vi e’ una sola umanità in un unico mondo vivente casa comune dell’umanità intera, se alla politica razzista e imperialista dei vampiri che oggi governano il mondo sostituissimo la politica della cooperazione e della condivisione, della cura comune per il bene comune, la politica della democrazia che ogni essere umano riconosce ed include come titolare degli stessi diritti di ogni altro essere umano, ebbene, ogni luogo del mondo abitato tornerebbe vivibile, e nessuno sarebbe costretto alla fuga.

4 – I compiti dell’ora

Innumerevoli esseri umani in questo momento stanno subendo persecuzioni e violenze indicibili, e le loro stesse vite sono in pericolo. E’ compito dell’umanità intera salvare le loro vite, e’ compito dell’umanità intera recare loro il necessario, il doveroso aiuto.

Occorrerà per questo rinunciare a giganteschi privilegi? Sì, occorrerà rinunciare a giganteschi privilegi, che sono il frutto di secolare rapina, di inumano sfruttamento e brutale oppressione.

Occorrerà per questo rinunciare a montagne di beni superflui? Sì, occorrerà rinunciare a montagne di beni superflui, ed alla narcosi ed alla dissipazione che essi consentono e impongono.

Occorrerà uscire dalla logica proprietaria e dalla menzogna egotista? Sì, occorrerà uscirne riconoscendo la natura sociale e dialogica, plurale e interdipendente, empatica e bisognosa, limitata ed aperta della nostra umanità.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Salvare le vite e’ il primo dovere.

5 – La svolta

E’ questa la politica necessaria e urgente.

E nel programma minimo immediato di questa politica ci sono i seguenti provvedimenti che occorre proporre adesso al Parlamento affinché divengano legge adesso:

  • riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di entrare nel nostro paese in modo legale e sicuro;
  • soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto;
  • riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che si trovano nel nostro paese;
  • avviare programmi costruttivi e partecipati per contrastare razzismo e schiavismo;
  • avviare il disarmo e la smilitarizzazione;
  • avviare un piano di aiuti rigorosamente umanitari nei paesi più bisognosi di soccorso;
  • applicare la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

Fermare il massacro, opporsi al nazismo.

 

EARTH OVER SHOOT DAY 2016

Mappa Impronta

Hearth-Over-shootEra il 2005 quando oltre 1360 esperti di tutto il mondo hanno illustrato in ben 4 volumi le conseguenze che i cambiamenti degli ecosistemi hanno apportato al benessere dell’umanità, e le basi scientifiche per le azioni necessarie a migliorarne la conservazione e l’utilizzo sostenibile.

Una ricerca avviata nel 20001 patrocinata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Rappresentanti di agenzie delle Nazioni Unite, di governi, di organizzazioni non-governative, di istituzioni accademiche, di gruppi indigeni, hanno supervisionato il processo di stesura del rapporto, e ha stilato una dichiarazione finale, il cui nucleo essenziale è costituito da un allarme: ”l’attività umana dipende fortemente dalla complessa rete biologica di cui siamo parte e “pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata”.
Tali pressioni aumenteranno con il crescere del fabbisogno umano nei decenni a venire.
Proteggere e migliorare il nostro benessere futuro continua la dichiarazione finalerichiede un utilizzo più saggio e meno distruttivo delle risorse naturali. Ciò comporta a sua volta cambiamenti radicali nel modo in cui prendiamo ed attuiamo le decisioni”.
La conclusione cui giunge il rapporto è: “la protezione di queste risorse non può più essere considerata come un accessorio extra, da affrontare solo dopo che interessi più pressanti, come la creazione della ricchezza o la sicurezza nazionale, siano stati risolti”.

5 anni dopo, il 27 settembre 2011, i dati del Global Footprint Networkuna organizzazione di ricerca internazionale con uffici in California e a Ginevra denunciavano che l’umanità esauriva le risorse che la natura può fornire in un anno in maniera sostenibile.

Ancora 5 anni – 8 agosto 2016la stessa organizzazione evidenzia la nuova data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno.

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Di seguito il comunicato ufficiale del Global Footprint Network.

Entro l’8 agosto, l’umanità avrà esaurito le risorse che la natura mette a disposizione per tutto l’anno: é quanto afferma il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici .

Il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day), che quest’anno cade l’8 agosto, evidenzia la data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno
.

Questo è possibile perché emettiamo più anidride carbonica nell’atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi.

Le emissioni di carbonio costituiscono la componente del sovrasfruttamento ecologico che sta crescendo più velocemente: l’impronta dovuta al carbonio (carbon Footprint) genera il 60 % della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità. Noi denominiamo impronta ecologica questa domanda.

Se vogliamo rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima di Parigi adottato da quasi 200 paesi nel dicembre 2015, l’impronta dovuta alle emissioni di carbonio dovrà calare gradualmente fin quasi a zero entro il 2050.
Ciò ci richiede di trovare un nuovo modo di vivere sul nostro “unico” pianeta.

Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi ma richiede anche impegno per realizzarlo“, dice Mathis Wackernagel, co-fondatore e CEO di Global Footprint Network.La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perchè basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perchè soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico (es. edificazioni in riva al mare minacciate dall’innalzamento del suo livello). L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica.

Fortunatamente, alcuni paesi stanno raccogliendo la sfida.
Per esempio, il Costa Rica ha generato il 97 % della sua elettricità da fonti rinnovabili nel corso dei primi tre mesi del 2016. Anche il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna quest’anno hanno dimostrato livelli molto avanzati riguardo alla capacità di produrre energia rinnovabile, quando il 100% della loro domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da fonti rinnovabili per diversi minuti o, nel caso del Portogallo, per diversi giorni.
In Cina, nel frattempo, il governo ha delineato un piano per ridurre del 50% il consumo di carne dei suoi cittadini prevedendo in questo modo di abbassare di un miliardo di tonnellate entro il 2030 le emissioni di biossido di carbonio equivalente per il comparto cinese dell’industria del bestiame.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Allo stesso tempo, come singole persone, ognuno di noi può impegnarsi per il cambiamento del suo stile di vita quotidiano
. Sulla scia dello storico accordo di Parigi, il Global Footprint Network e i suoi 25 partner dell’Earth Overshoot Day hanno lanciato una campagna di coinvolgimento del pubblico, al fine di evidenziare l’importanza di poter contare sulla certezza delle risorse data da un mondo sostenibile in cui le persone e il pianeta possano prosperare.

Con la campagna #pledgefortheplanet (Impegno per il pianeta) lanciata il 22 aprile – Giornata della Terra, le persone sono invitate a scegliere un #pledgefortheplanet (si trova tutto su www.overshootday.org) e a condividere selfie attraverso i social media. (Macchine fotografiche GoPro saranno assegnate dopo l’Overshoot Day agli autori delle tre foto preferite).

Poiché la popolazione mondiale è cresciuta e il consumo è aumentato – soprattutto per quanto riguarda le emissioni di carbonio – la data dell’Earth Overshoot Day nel tempo si è spostata da fine settembre del 2000 all’8 agosto di quest’anno. Un dato positivo é che la velocità con cui la data dell’Earth Overshoot Day si è man mano anticipata é scesa a meno di un giorno all’anno, in media, negli ultimi cinque anni, rispetto a una media di tre giorni all’anno da quando nei primi anni 1970 é iniziato il sovrasfruttamento.

“L’accordo sul clima di Parigi è ancora la dichiarazione più forte riguardo alla necessità di ridurre drasticamente l’impronta di carbonio. In ultima analisi, la scelta é tra collasso o stabilità”,
ha detto Mathis Wackernagel. “Raccomandiamo con forza le nazioni, le città e gli individui a prendere iniziative efficaci e coraggiose per rendere gli obiettivi di Parigi una realtà raggiungibile.”


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Cosa è il Global Footprint Network
Il Global Footprint Network è un’organizzazione di ricerca che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici . Dal 2003 ha collaborato con più di 50 nazioni, 30 città e 70 partner globali per fornire scenari scientifici che hanno indirizzato le politiche ad alto impatto e le decisioni di investimento. Insieme ai suoi partners sta creando un futuro in cui tutti possano prosperare entro i limiti del pianeta.
www.footprintnetwork.org

Per approfondire:
Earth Overshoot Day: www.overshootday.org
Sui social media: #pledgefortheplanet, #overshoot
Per calcolare l’impronta ecologica personale e capire come ridurla: www.footprintcalculator.org (esiste anche la versione in italiano)
Per conoscere l’impronta ecologica della propria nazione si può richiedere  gratuitamente il Public Data Package con i dati sull’Impronta Ecologica di 182 nazioni:
www.footprintnetwork.org/public2015
www.footprintnetwork.org/maps
Video sul National Footprint Accounts: https://youtu.be/_T5M3MiPfW4

Contatti per l’Italia: Roberto Brambilla – r.brambilla@mclink.it

La guerra dell’acqua per controllare i popoli

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bott-acquaI nuovi Baroni dell’Acqua: le mega banche di Wall Street comprano l’acqua del mondo. L’acqua e l’altra faccia del Nuovo Ordine Mondiale: intanto i comuni cittadini non  possono  raccogliere  l’acqua neppure nei propri terreni.

Un’inquietante tendenza sta accelerando in tutto il mondo. I nuovi “baroni dell’acqua” – le banche di Wall Street e le élites  multimiliardarie – stanno comprando acqua in tutto il mondo, ad un ritmo senza precedenti. Mega-banche e potenti società d’investimento, come ad esempio “Goldman Sachs”, “JP Morgan Chase”, “Citigroup”, “UBS”, “Deutsche Bank”, “Credit Suisse”, “Macquarie Bank”, “Barclays Bank”, “Blackstone Group”, “Allianz” e “HSBC”, stanno consolidando il loro controllo su questo settore. Ricchi magnati come T. Boone Pickens, l’ex Presidente George H. Bush con la sua famiglia, Li Ka-shing (Hong Kong), Manuel V. Pangilinan (Filippine) ed altri ancora, stanno acquistando terreni posti su falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento dell’acqua, servizi idrici, società d’ingegneria idraulica ed aziende tecnologiche in tutto il mondo.

Le contromisure accomodanti dei governi mondialisti

La seconda inquietante tendenza è che, mentre i nuovi “baroni” stanno comprando acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente muovendosi per limitare la capacità dei cittadini a diventare autosufficienti nell’approvvigionamento idrico (come dimostra il caso di Gary Harrington. Lo Stato dell’Oregon ha criminalizzato la raccolta di acqua piovana che egli aveva fatto in tre laghetti posti su un terreno di sua proprietà, giudicandolo colpevole di nove capi d’accusa, e condannandolo a 30 giorni di carcere). Mettiamo questa condanna in prospettiva: il miliardario T. Boone Pickens, ad esempio, può possedere più diritti di sfruttamento (dell’acqua) rispetto a qualsiasi altra persona in America (compreso il diritto a drenare 65 miliardi di galloni dalla falda acquifera di Ogallala), ma il cittadino Gary Harrington non può raccogliere le acque piovane sui 170 acri del suo terreno privato! E’ un Nuovo Ordine Mondiale veramente strano quello in cui i multimiliardari e le banche elitarie possono tranquillamente possedere falde acquifere e laghi, ma i cittadini comuni non possono nemmeno raccogliere l’acqua piovana nei propri cortili e nei propri terreni​​. “L’acqua è il petrolio del 21° secolo”, ha dichiarato Andrew Liveris, CEO della “Dow Chemical Company” (citato nella rivista The Economist, il 21 Agosto 2008).

Si stanno muovendo con estrema rapidità

Nel 2008, nell’articolo “Why Big Banks May Be Buying up Your Public Water System”, ho sostenuto di come sia i media mainstream che quelli alternativi abbiano la tendenza a concentrarsi, quando parlano di acqua, sulle singole aziende e sui super-investitori, ma non su chi controlla il settore attraverso l’acquisto dei diritti di sfruttamento e dei relativi servizi idrici. Ma la storia nascosta è decisamente molto più complicata. La vera storia del settore idrico globale è veramente contorta, e coinvolge il “capitale globalizzato interconnesso”. Wall Street e le società d’investimento globali, le banche e le altre imprese private –  valicando i confini nazionali e collaborando fra di loro, ma anche con le banche e gli hedge-funds, con le aziende tecnologiche e con i colossi assicurativi, con i fondi-pensione (pubblici e regionali) e con i fondi-sovrani – si stanno muovendo con molta rapidità non solo per acquistare i diritti di sfruttamento e le tecnologie di trattamento delle acque, ma anche per privatizzare i servizi idrici e le infrastrutture pubbliche.

Wall street – Verso il controllo delle risorse idriche globali

Stiamo assistendo all’accelerazione di questo trend volto al consolidamento globale del settore, da parte delle banche elitarie e dei vari tycoons. In un documento di  “equity research” (divisione bancaria che si occupa dell’analisi dettagliata di una società o di un  settore, ndt) della “JP Morgan”, si afferma chiaramente che: “Wall Street appare ben consapevole delle opportunità d’investimento nelle infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, nel trattamento delle acque reflue e nelle tecnologie per la gestione della domanda“. Wall Street, in effetti, sta preparandosi ad impossessarsi (nel corso del prossimo decennio) delle riserve idriche globali. La “Goldman Sachs”, ad esempio, ha accumulato a partire dal 2006 più di 10 miliardi di Dollari per investirli nelle infrastrutture, comprese quelle per l’acqua. Un articolo del “New York Times” del 2008 ha rilevato di come “Goldman Sachs”, “Morgan Stanley”, “Credit Suisse”, “Kohlberg Kravis Roberts” ed il “Carlyle Group”, abbiano “raccolto una cifra stimata in 250 miliardi di Dollari – gran parte della quale negli ultimi due anni – per finanziare numerosi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti e nel mondo”.

Le forme di controllo

Con il termine “acqua“, intendo i diritti di sfruttamento (acque sotterranee, falde acquifere e fiumi), i terreni dotati di riserve d’acqua (ovvero laghi, stagni, sorgenti naturali o sotterranee), i progetti di desalinizzazione, le tecnologie per la depurazione ed il trattamento delle acque, l’irrigazione e le tecnologie per la perforazione dei pozzi, i servizi idrici ed igienico-sanitari di pubblica utilità, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idriche (condotti per il trasporto su grandi distanze e per la piccola distribuzione, impianti di depurazione per usi residenziali, commerciali, industriali e comunali), i servizi di ingegneria (progettazione e costruzione di impianti idrici), il settore della vendita al dettaglio (produzione e vendita di acqua in bottiglia, distributori automatici, trasporto di acqua in bottiglia e servizi di consegna, autobotti etc.). Informiamo, dunque, e teniamoci informati!

Jo Shing Yang – globalresearch.ca