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Comunicato congiunto della Rete “NESSUNA PERSONA E’ ILLEGALE”

nessunoillegale

nessunoillegaleUna marea oro e argento per le strade di Milano per l’accoglienza, contro la Minniti-Orlando e la Bossi-Fini.

Oggi, 20 Maggio 2017, a Milano 100mila persone sono scese in piazza, una moltitudine eterogenea di realtà, all’insegna dell’antirazzismo affermando che non esiste nessuna distinzione tra un noi e un loro, non esistono differenze tra migranti economici e richiedenti asilo perché nessuna persona è illegale.

I contenuti della piattaforma “Nessuna Persona è Illegale” hanno riempito di valore la straordinaria partecipazione alla manifestazione.

Il corteo dalla testa alla coda era oro-argento, il simbolo che la piattaforma “Nessuna Persona è Illegale” ha deciso che rappresentasse il rifiuto di ogni legge razzista come la Minniti Orlando o la Bossi Fini.

Milano si dimostra oggi una città contro il razzismo e la xenofobia per i diritti di tutte e tutti.

Sappiamo che l’antirazzismo non si traduce in parole, ma in pratiche di solidarietà che non si esauriscono con il successo dell’iniziativa di oggi.

Continueremo a lavorare insieme, associazioni, comitati, partiti, gruppi auto-organizzati anche all’interno dei Centri di accoglienza insieme al movimento dei rifugiati, nei quartieri popolari, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università.

Il percorso della piattaforma “Nessuna Persona è Illegale” continuerà da domani a raccogliere ulteriori spunti per rendere concrete le proposte formulate e rivolte ai diversi livelli istituzionali, dal comune di Milano, passando per il piano nazionale ed arrivando fino all’EU.

Vedi alcune foto

Un’esperienza “FORTE”

Manara

ManaraIl Centro di Accoglienza della ex scuola Luciano Manara chiude.

La Direttrice del centro, nel saluto agli operatori e ai volontari ha detto: “è stata una esperienza forte“.

Ed è sicuramente vero!

“Forte” per le difficoltà che certamente si sono manifestate nell’organizzazione e nella conduzione, risultate alquanto complesse, sia per i compiti da assolvere da parte di chi aveva contratto la convenzione con il Comune (Fratelli di San Francesco) verso i richiedenti asilo, sia per la struttura (ex scuola elementare) nella quale erano inseriti. Complessità e limiti che si erano già evidenziate fin dalla prima accoglienza con i rifugiati provenienti dalla Siria.

“Forte”  perché l’accoglienza di persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria, di cui siamo in buona parte responsabili, non meritano carità e tanto meno supponenza.

“Forte” per le persone richiedenti asilo che hanno subito una condizione di ghettizzazione se non di segregazione, dentro una realtà sociale e politica priva di accoglienza.

“Forte” per la cittadinanza che, pur consapevole, ha subito non tanto la presenza, quanto la inattività di giovani costretti a girovagare passivi, privati di interesse altro se non la sopravvivenza.

E comunque “Forte” nelle motivazioni e nell’impegno solidale da parte delle persone che hanno voluto esprimersi nel rapporto con i migranti.

“Forte” nell’esperienza della pratica del “dono” così fuori luogo e fuori misura dentro la società consumistica, dell’arroganza e dell’interesse privato.

“Forte” per i compagni e le compagne di Soy Mendel che, in particolare negli ultimi mesi, si sono attivati per una accoglienza coinvolgente e responsabilizzante. Nel saluto ieri, 26 marzo, alla festa di commiato c’era molta commozione negli abbracci e nell’assegnazione di una coppa premio per il torneo di calcio.

“Forte” per le insegnanti di Dimensioni Diverse e non solo, che hanno operato, con non poche difficoltà, nell’insegnamento della lingua italiana.

“Forte”, anzi “Fortissima” per i politici e la politica se fossero capaci e/o avessero la volontà di produrre una valutazione di merito di un’esperienza che, come molte altre, risultano fallimentari per la logica securitaria, segregantee discriminante, priva di progettualità accogliente se non meramente assistenziale.

Vedi le foto: http://www.dimensionidiverse.it/profughi-alla-manara-26-marzo/

UNA BRUTTA STORIA !

Respinto

RespintoUna brutta storia !

E non sarà certo il Ministro Minniti e il Governo a rimpiangere l’ipocrisia e le sciagurate conseguenze delle loro politiche in materia di immigrazione..

Abbiamo già denunciato la logica meramente “securitaria” della quale è permeato il cosiddetto “decreto Minniti” Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per  il contrasto dell’immigrazione illegale,  vedi:  http://www.dimensionidiverse.it/piu-rimpatri-e-meno-diritti-per-i-richiedenti-asilo-decreto-minniti/.
Nel merito del quale anche la Rete delle Scuole Senza Permesso ha espresso un giudizio molto negativo, vedi: http://www.scuolesenzapermesso.org/la-rete-sul-decreto-minniti/

Ed ecco subito l’effetto devastante della sua applicazione nel racconto di un insegnante della Rete delle Scuole Senza Permesso.

M.ha 25 anni, è arrivato in Italia dall’Egitto nel 2010. Per sua (e nostra) sfortuna non è mai riuscito a regolarizzarsi.
Per 7 anni ha lavorato duramente come muratore, acquisendo esperienza e professionalità, ha imparato l’italiano benissimo e legge, scrive e parla perfettamente.
Insieme stiamo progettando una collaborazione, nel campo dell’edilizia, a favore dei ragazzi stranieri con cui lavoro.

Nel frattempo quest’anno ha conosciuto una giovane ragazza egiziana, residente regolarmente a Milano di cui si è innamorato e pochi giorni fa, seppure a distanza, (M. non può andare in Egitto) in Egitto è stato celebrato il matrimonio secondo il rito musulmano.
Ora lei è tornata a Milano e stiamo organizzando il matrimonio civile e una bella festa, sobria ma partecipata.

Scrivo al presente perché M. è vivo e fisicamente sta bene, ma dalle 9 di ieri, lunedì 6 marzo, tutto quello che ho scritto deve essere trasformato al passato.
Ieri mattina M. è stato fermato in Via Padova per un normale controllo di polizia e, ovviamente non aveva i documenti. E’ stato portato in Questura e per più di 24 ore gli è stato impedito di comunicare con chiunque. Anche al nostro avvocato, che si è recato in Questura, è stato impedito di parlargli adducendo le solite regole burocratiche.

Oggi alle 15 finalmente M. mi ha chiamato, dicendomi che lo stavano accompagnando a Malpensa per rimpatriarlo. Mi ha chiesto di raggiungerlo, insieme ai genitori di sua moglie per salutarlo, ritirare i documenti per fare il ricorso e ricevere qualche effetto personale da portarsi in Egitto. Purtroppo in strada c’era traffico e il viaggio verso Malpensa era molto lento… Niente da fare, l’aereo partiva alle 17, non ce l’abbiamo fatta…

A M. dico, (come era solito dire lui quando gli raccontavi di qualche difficoltà o problema): “Tranquillo, caro mio, ci penso io, tu stai tranquillo” garantendogli che farò di tutto per riportarlo in Italia.

A chi legge invece dico: “QUESTA E’ L’ITALIA DEL DECRETO MINNITI, QUESTA E’ LA MILANO DELL’ACCOGLIENZA“.

Muoviamoci e facciamo qualcosa perché così non si può andare avanti.

Umberto 

C’è un filo che lega la loro morte alla nostra memoria

I Nuovi Desaparecidos

Madre-con-figlioCi sono giorni che mettono a scadenza la grande indifferenza che impone di correre lungo i presunti doveri della vita senza che essi diventino parte dei diritti necessari ad una libera esistenza.

è così per la famiglia che ha grandi necessità e poco reddito;
è così per i servizi necessari al ben-essere, spesso insufficienti;
è così per i rapporti sociali resi tristi e violenti dalle ingiustizie;
è così per le diversità non riconosciute che vengono respinte;
è così per le diseguaglianze che accumulano ricchezze per sé;
è così per …..

Tutti noi esseri umani vogliamo essere parte di quell’umanità che ci appartiene.

Ci chiediamo:

cosa c’è di più disumano
dell’essere corpi separati nella vita

Noi siamo qui in Piazza della Scala, davanti al Palazzo della Politica per ricordare che la prima ingiustizia è l’indifferenza.

Siamo qui per denunciare la responsabilità della politica del governo perché cessi di creare strumenti di morte, di fare le guerre, di innalzare muri, di creare galere, di fomentare ingiustizie e diseguaglianze economiche, …

Siamo qui per affermare il diritto per ogni umano alla libera circolazione e per chiedere che vengano aperti canali umanitari.

In questi mesi si è delineata ancora più chiaramente la politica dell’Unione Europea e del nostro governo sulle migrazioni: fermare a tutti i costi i migranti usando come “cani da guardia” paesi africani pagati con “fondi per la cooperazione“.

In Italia poi, ancora una volta, si punta sui CIE e si minacciano rimpatri per i “clandestini“.

Nel silenzio delle coscienze
ora più che mai serve la voce di tutti

milanosenzafrontiere@googlegroups.com

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Giornta-migranti

Giornta-migranti

15 gennaio 2017 giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Non è ancora questo il loro giorno
ma il giorno verrà

Vedremo loro emergere dalle acque del mare, risorgere dalle sabbie del
deserto, dalle fosse di cimiteri improvvisati

Corpi dispersi mandati a morire
dispersi dalle guerre, in fuga dalle tirannie, depredati dei diritti, …
… soggettività private della vita

Vedremo loro avanzare verso una umanità che li ha respinti, disprezzati,
saranno loro a rivendicare giustizia a loro negata

Eravamo dispersi e ci avete respinti
chiedevamo rispetto e dignità, ci avete offerto ostilità e indifferenza

Una miserabile umanità piena dell’arroganza dei poteri privati
non ha voluto riconoscerci fratelli e sorelle della stessa umanità

Quel giorno che verrà sarà anche il nostro giorno
piegati sulle nostre miserie a chiedere piet
per la terra resa arida
per le tempeste soffocanti
per l’acqua inquinata
… per la miseria del potere privato che ci ha ingannato

Alla fine pregheremo loro a riportare giustizia
CHE IL RICORDO DIVENTI MEMORIA

Immigrati ed espulsioni: errare è umano, perseverare è diabolico

Centri-CIE

Centri-CIEMinistro di destra, Ministro di sinistra, la clandestinità resta sempre un reato, contro di essa la repressione è resa legale.

Incrementare le espulsioni degli immigrati irregolari, apertura di nuovi centri di identificazione ed espulsione (CIE – Centri di Identificazione ed Espulsione), almeno uno in ogni regione.
È il giro di vite del governo sull’immigrazione dettate tramite una circolare urgente del capo della polizia Franco Gabrielli scritta di concerto con il neo ministro degli interni Marco Minniti.
L’apertura di almeno un Cie in ogni regione servirebbe ad aumentare il numero di espulsioni su base annua a 10mila unità, contro le 5mila attuali.

Periodicamente qualche Ministro dell’Interno “riscopre” i Cie e ne programma il rilancio. Le parole del Ministro Minniti ricordano molto da vicino quelle dell’ex Ministro Maroni. Anche lui promise Cie in tutte le regioni.

Oggi i CIE operativi sono quattro: Roma, Brindisi, Torino e Caltanissetta; una capienza di circa 1400 posti, a Settembre 2016 ospitavano 272 persone (dati Ministero dell’Interno).

Dall’istituzione dei centri di detenzione (la Legge Turco-Napolitano del 1998 li chiamò inizialmente Centri di Accoglienza Temporanea e Assistenza – CPTA poi ribattezzati Centri di Identificazione ed Espulsione – CIE) sono passati ormai 20 anni.

Secondo l’indagine istituzionale eseguita dalla commissione presieduta dal senatore Luigi Manconi, i CIE sono diventati inutili e dannosi «perché di fatto sono strutture dove la permanenza degli immigrati avviene in condizioni durissime e che viene prolungata per un tempo molto superiore rispetto a quello previsto dalla legge».

Inoltre all’interno dei CIE finiscono anche immigrati che risiedono da anni in Italia e non hanno potuto rinnovare il permesso di soggiorno in seguito alla perdita del lavoro; ci sono anche giovani stranieri che hanno sempre vissuto in Italia e che, al compimento dei 18 anni, non hanno potuto iscriversi a un corso di studi o firmare un contratto di lavoro.

L’internamento del cittadino straniero nel CIE comporta la privazione della libertà personale: lo straniero è infatti recluso in strutture assolutamente assimilabili a quelle carcerarie (infatti ci sono anche ex detenuti), sorvegliate dalle Forze dell’ordine, vive situazioni drammatiche sul piano psicologico e fisico.

Le numerose violazioni dei diritti umani che in essi sono state documentate nel corso del tempo offrirebbero in realtà da sole una valida argomentazione ai molti che auspicano la chiusura anche dei quattro CIE ancora oggi funzionanti.

Riccardo Magi, segretario dei Radicali Italiani: “Affermare che occorre intensificare i controlli, aumentare le espulsioni e creare nuovi CIE, legittimando l’equazione “clandestini uguale pericolo, significa soffiare sul fuoco dell’intolleranza e ignorare ciò che ormai dovrebbe essere evidente a chiunque”.
Nella stragrande maggioranza dei casi, l’irregolarità è dovuta agli ostacoli legislativi, amministrativi e burocratici imposti dalla Bossi Fini, e non certo alla volontà di compiere atti criminali o terroristici.

L’unica soluzione è quella di superare finalmente la Bossi Fini, favorendo in ogni modo la regolarizzazione di chi viene nel nostro Paese per lavorare onestamente, concentrando gli sforzi di polizia sui pochi pochissimi casi di effettivo pericolo”.

Un impegno per il 2017: scartavetrare il razzismo

NO-razzismo

NO-razzismoIl razzismo è una novità?
Bisogna espellere i clandestini! L’immigrazione alimenta il terrorismo, dobbiamo difenderci! Basta accogliere i finti richiedenti asilo! Stop all’invasione! Prima gli italiani! Aiutiamoli a casa loro! I profughi sono privilegiati nell’accesso al mercato del lavoro e al welfare!

Il 2016 ci consegna un linguaggio pubblico, politico e mediatico, all’interno del quale sono definitivamente sdoganati frasi, atteggiamenti, posizioni e proposte apertamente razziste.
Questa crescente violenza lessicale e ideologica ha alimentato numerosi episodi di violenza materiale, individuale e di gruppo.

Le argomentazioni di tipo politico, giuridico, statistico, economico, storico e sociale non riescono ad arginare lo sviluppo di stereotipi, accuse e insulti nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

L’idea di contrapporre la verità dei fatti alla mistificazione razzista non è stata finora un’operazione di successo. Le accuse che vengono agitate nei confronti degli immigrati sono, evidentemente, degli imbrogli lessicali e delle calunnie. Ma la razionalità e la logica non hanno rappresentato, finora, strumenti utili ad arginare l’intolleranza.

Molto spesso questa narrazione razzista finisce per essere catalogata sotto le voci populismo e demagogia. In sostanza, per l’approccio dominante all’interno delle forze antirazziste, la dilagante e trasversale narrazione dei migranti come pericolo per la società rappresenterebbe uno spauracchio, agitato strumentalmente dalle varie forze politiche per finalità di consenso elettorale.

Un’analisi di questo tipo si è rivelata largamente insufficiente: non riesce a cogliere quali sono le radici profonde che legano i discorsi razzisti alla storia nazionale.

Scartavetrare
Se l’obiettivo è combattere il razzismo, è necessario dotarsi della prospettiva più utile per comprendere, in maniera adeguata, il fenomeno. Indignarsi per la violenza lessicale e ideologica alla quale i migranti sono esposti non basta: non è stato finora un argine efficace, e non lo sarà in futuro.

Come nascono gli stereotipi che attraversano e organizzano il dibattito pubblico sull’immigrazione? Rappresentano un fenomeno episodico, contingente, legato alle esigenze di propaganda politica, o si fondano su elementi strutturanti della società, della politica e della storia del nostro paese? Esiste un razzismo dal basso?

Può, forse, essere utile immaginare il dibattito pubblico, e la società nel quale si configura, come un pezzo di legno dalle forme irregolari, dal quale sorgono schegge, spine, escrescenze.

Queste fastidiose irregolarità rappresentano la parte finale e visibile di un fenomeno più complesso, più articolato, saldamente ancorato alla parte sottostante.

La violenza lessicale razzista, con i suoi discorsi d’odio, può essere letta proprio in questi termini: è una spina che emerge dalla società, ed è saldamente ancorata ad essa. Abbiamo ogni giorno davanti un razzismo di superficie, facilmente riconoscibile e raccontabile. Scartavetrando le schegge, asportando le spine, livellando le escrescenze è possibile individuare le radici profonde dalle quali prende forma: una sorta di razzismo di profondità.

Francesco Ferri
gennaio 03, 2017

da Melting Pot Europa

Tutto ciò che manca a cominciare dalla cittadinanza

Migrante1

Migrante1Il 2016 è stato un anno orribile per i migranti e per i loro diritti. I morti di frontiera sono stati più di 5 mila e stampa e opinione pubblica, salvo alcune eccezioni, non ci fanno nemmeno più caso. Prima di Natale sono morte o scomparse, nell’ennesimo naufragio, almeno 100 persone. Tuttavia quasi nessuno ne parla, come fosse il giusto prezzo da pagare per essere nati dalla parte sbagliata.

I morti sono aumentati nonostante una diminuzione consistente di arrivi, segno che arrivare in Europa è sempre più difficile e pericoloso, mentre guerre, persecuzioni, diseguaglianze, disastri ambientali sono aumentati e sempre più persone sono costrette a lasciare la propria casa.

Ma vanno quasi tutti altrove: rimangono nei pressi delle regioni d’origine o emigrano verso Paesi di più facile accesso. Pochissimi, in percentuale, sono quelli che arrivano alle nostre frontiere.
Per farlo, l’unica possibilità che hanno è rivolgersi a trafficanti privi di scrupoli. Alto è il prezzo da pagare. E non ci sono possibilità alternative, perché tali non sono le chiacchiere dell’Ue, i progetti di esternalizzazione di controlli e frontiere, il cinismo dell’«aiutiamoli a casa loro», i Migration Compact e il potenziamento degli strumenti di controllo, respingimento e rimpatrio.

L’Italia ha il merito di aver salvato decine di migliaia di vite umane nel Mediterraneo, anche grazie all’impegno volontario di tante organizzazioni umanitarie. Allo stesso tempo, però, il nostro governo ha continuato a promuovere accordi con regimi dittatoriali, considerando quello con la Turchia di Erdogan il modello.
Una vergogna intollerabile che bisogna fermare subito.

Uno sguardo più generale alle politiche riguardanti le persone di origine straniera nel nostro Paese non fa che confermare un giudizio negativo sull’azione del governo.
In primo luogo la vergogna di non aver licenziato la riforma della legge 91 del 1992 sulla cittadinanza. Approvata nell’ottobre del 2015 alla Camera, la legge di riforma doveva ottenere un rapido via libera del Senato, secondo quanto la maggioranza e parte dell’opposizione si erano impegnate a fare. Ma le preoccupazioni per le sorti di Renzi e del referendum hanno bloccato la riforma per un anno e oggi, come avevamo purtroppo previsto, è ancora ferma e rischia di scomparire con la fine annunciata della legislatura.

Una grave responsabilità soprattutto del Pd e del suo gruppo dirigente. Un errore strategico grave, che produce forte disagio in quelle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze di origine straniera, italiani senza cittadinanza (è il nome del movimento che sta animando le piazze e i social network per la riforma), che rappresentano un pezzo importante del nostro comune futuro.

C’è poi la questione centrale degli ingressi per lavoro. Da anni oramai, per scelta del ministero del Lavoro, non è emanato il decreto flussi, che consentirebbe ai lavoratori stranieri di accedere a un regolare visto d’ingresso.
Il risultato è che si produce irregolarità, lavoro nero e sfruttamento.

È urgente, per rimediare a questo enorme buco legislativo e ai fallimenti delle politiche d’accoglienza, con il carico d’irregolarità che stanno producendo (il combinato disposto di soggetti incompetenti che gestiscono numerosi centri d’accoglienza prefettizi e di commissioni territoriali inadeguate e non indipendenti per la richiesta di protezione internazionale, ha prodotto un numero elevato di potenziali irregolari), ricorrere ad una sanatoria ampia e aperta.
Basta pensare a tutte le persone straniere impiegate nei lavori domestici e di cura, spesso in nero. C’è solo da augurarsi che il nuovo presidente del Consiglio abbia maggiore lungimiranza.

Noi ci prepariamo a rafforzare la nostra azione di contrasto al razzismo e al populismo xenofobo.
Anche nella consapevolezza che l’anno appena trascorso non è stato particolarmente brillante neanche per le forze sociali e le organizzazioni antirazziste e che servono un impegno e un lavoro straordinario, se non ci si vuole arrendere all’egemonia culturale delle destre razziste.

Filippo Miraglia – vicepresidente nazionale Arci
Da il Manifesto – 31.12.2016

Ed è CRISI: … della POLITICA, … del Governo, … della Giustizia, …

GdAG-2016

GdAG-2016«Le persone migranti sono bersaglio di politiche ingiuste. A detrimento dei diritti universalmente riconosciuti ad ogni persona umana, queste mettono gli esseri umani gli uni contro gli altri attraverso strategie discriminatorie,» ….

«Tali politiche sono imposte da sistemi conservatori ed egemonici che per cercare di mantenere i propri privilegi sfruttano la forza di lavoro, fisica e intellettuale dei migranti. …»
«Le politiche di sicurezza attuate dagli Stati Nazione inducono a credere che le migrazioni siano un problema e una minaccia, mentre costituiscono un fatto storico naturale, complesso, certo, ma che, lungi dall’essere una calamità per i paesi di residenza, costituisce un contributo economico, sociale e culturale di valore inestimabile.» (Dalla “Carta Mondiale dei Diritti dei Migranti”)

18 dicembre 2016:  «Giornata d’Azione Globale»
contro il razzismo per i diritti dei migranti rifugiati e sfollati.

Mai come di questi tempi la “Giornata di Azione Globale”, si carica di significati, di attenzioni e di lotte contro le politiche violente e di esclusone praticate dai governi, acclamate dalle prepotenze razziste e taciute dall’indifferenza generalizzata.
Il deterioramento, la precarizzazione dei rapporti di produzione, la disumanizzazione dei rapporti sociali e di vita, richiamano la necessità di una reazione forte, di sovvertimento e di liberazione.

Sensibilità diverse sperimentano forme di resistenza e di riscatto alle diverse coercizioni imposte dalle politiche degenerative, ma non sono sufficienti a frenare i muri dell’ignoranza che imprigionano ogni soggettività desiderosa di trasformazione.

Le speranze e gli obiettivi sono tanti, ognuno in sé valido, per quanto frammentati in strategie incomprese, mentre le politiche economiche sono proprie ad un’unica strategia, un solo obiettivo: imprigionare la “vita” agli interessi privati del mercato.

Loro, i migranti per necessità, con tutte le loro, nostre, miserie, sono costretti in fuga a ri-percorrere le strade della vita e della morte, delle ingiustizie e delle prepotenze, privati di ogni dignità possibile.

Per loro il 2016 è stato un anno infausto, di passioni, di marce forzate, di violenze e abusi inauditi, di respingimenti, di morti … tanti morti.

Intollerabili le “incarcerazioni” dentro gli hotspot degli accordi bilaterali, con governi di nessuna moralità, così come i sensazionalismi e i silenzi dei media sulle stragi e le responsabilità.

Alla fine c’è anche l’accoglienza tanto decantata: Cdsa, Cda, Cara, Cas, Sprar, Cie.
Tanti Centri per diverse classificazioni: profughi di guerra, rifugiati economici, ambientali, perseguitati politici, … risultano meschine “ripartizioni” improprie; una accoglienza priva di una possibile progettualità per un inserimento sociale.

APRITE LE FRONTIERE!
MIGRARE PER VIVERE NON PER MORIRE!

  • Aprite le frontiere è l’urlo di uomini, donne, bambini e bambine bloccati lungo le frontiere dai muri e dai fili spinati.
  • Aprite le frontiere è l’urlo di chi fugge dalle guerra e dalla miseria.
  • Aprite le frontiere è l’urlo angosciato di chi, privato di ogni bene, cerca una nuova speranza di vita.
  • Aprite le frontiere è l’urlo delle vittime morte o disperse lungo le rotte migratorie.
  • Aprite le frontiere, abbattete i muri, è il grido di tutte le persone che lottano per i diritti e la giustizia.

E noi con loro per affermare diritti e giustizia per tutti gli esseri viventi!

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La Giornata d’azione globale nacque nel 2010, durante il Forum Mondiale delle Migrazioni realizzato a Quito (Ecuador).  L’obiettivo della Giornata è quello di favorire la visibilità e la convergenza di tutte le attività che molte organizzazioni già fanno il 18 dicembre, data in cui, nel 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie.
Da allora la Convenzione è divenuta operativa perché ratificata da numerosi Paesi ma da nessuno degli Stati soggetti a fenomeni di immigrazione, da nessun Stato membro dell’Unione Europea.

Negati della dignità … la loro, la nostra.

Nessuno-illegale

Nessuno-illegaleLungo il corteo potevamo stare solo in silenzio. Non c’era certo necessità di capire gli slogan che i migranti del centro di Bresso rivolgevano ai passanti: “nessuna persona è illegale”, “tutti hanno il diritto di vivere”.

Vedi le foto:

In silenzio per comprendere e condividere la loro sofferenza … la loro, la nostra: persone spesso vittime dell’indifferenza di una politica degradante la dignità dei viventi … la loro, la nostra.

Accompagnarli in corteo, sotto la pioggia battente, gli abiti e scarpe inzuppati: … come faranno al ritorno sotto le tende, senza un ricambio d’abiti e di scarpe?.

Davanti alla Prefettura l’attesa dell’incontro con il Prefetto di Milano è lunga, fuori piove.
L’attesa non è silenziosa, si parla, si rivendicano giustizia e diritti, si richiama la solidarietà, … e ancora piove.

Si aspetta il Prefetto che ritarda all’incontro, fuori piove, e ancora si canta: dal’l’Eritrea, al Senegal, al Ghana, all’Afganistan, … si chiamano per nome, si ringraziano le associazioni presenti.

Accordo il mio, il nostro silenzio cogliendo l’assurda modalità di un’accoglienza indifferente, impietosa e crudele.
Quel luogo dell’accoglienza, il Centro di Bresso voluto dal Prefetto e lasciato in mano alla Croce Rossa Italiana per 300 posti, occupato da oltre 500 richiedenti asilo: inaccettabile!

Arriva il Prefetto, sorride, si dimostra contento, per lui è la prima volta che riceve una delegazione di migranti. Ma poi c’è un dossier puntuale che raccoglie i diritti calpestati da rivendicare: un tetto, il cibo, i vestiti, l’italiano da imparare, …. e ancora prima c’è una giustizia e la dignità che vanno rispettate.
Poi c’è l’impegno del Prefetto a lasciare qualche speranza.

Fuori da questo momento magico per compattezza e determinazione da parte dei migranti c’è anche la giornata contro le violenze sulle donne e ancora il Referendum voluto dal Governo per i propri poteri.

Soprattutto c’è una grande indifferenza, un razzismo feroce di chi non rispetta neppure sé stesso
Morte-ai-negri 
una paura voluta e ingiustificata.

Ora anche il nostro silenzio deve prendere parola … la loro, la nostra per un futuro di giustizia.

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