Monthly Archives: novembre 2016

L’Italia nel 2017 spenderà per le Forze armate 64 milioni di euro al giorno

Spese-militari-2017Nell’ultimo decennio le spese militari italiane sono cresciute del 21% salendo dall’1,2 all’1,4% del Pil. L’Italia nel 2017 spenderà per le Forze armate almeno 23,4 miliardi di euro (64 milioni al giorno), più di quanto previsto nei documenti programmatici governativi dell’anno scorso».

Lo rileva l’Osservatorio sulle spese militari italiane nel suo rapporto presentato alla Camera. Numeri che fanno a pezzi la vulgata sull’austerity e sulla mancanza di soldi, che sputtanano governi – soprattutto di “centrosinistra” – che si sono dedicati al taglio sistematico del welfare e alla compressione di salari e diritti adoperando tutte le armi della retorica del “cambiamento” e della “competizione” mentre l’articolo 11 della Costituzione diventava carta straccia assieme alle parti della Carta che proclamano la rimozione delle disuguaglianze e la promozione sociale.

La macchina della guerra non è solo bestialmente violenta ma parassitaria.

L’industria militare è per sua natura un settore che dipende dalla commesse pubbliche e dunque incide sul meccanismo usurario del debito pubblico in nome del quale, da decenni, si tagliano risorse per la vita delle persone e se ne usurpano altre per la guerra.

64 milioni al giorno sono un’enormità: basti pensare che Renzi dice di aver armato tutto il casino della “riforma” costituzionale per risparmiare 57 milioni l’anno di spese per il Senato. L’occupazione militare di un lembo della Val di Susa costa 90mila euro al giorno e per un minuto di “missione di pace” in Afghanistan l’Italia spende 1800 euro, 79 milioni al mese.

Dall’inizio di quella guerra sono andati in fumo oltre sei miliardi per massacrare civili e ingrassare l’apparato militar-industriale. E sono in arrivo i droni armati, strumento principe per le esecuzioni extragiudiziali: l’Italia sarà il terzo Paese della NATO (dopo USA e UK) a dotare di armamenti i propri velivoli senza pilota, di cui dispone da qualche anno.

Recenti accordi internazionali e la decisione nel 2015 del Congresso USA di accogliere la richiesta italiana del 2012 consentiranno alle nostre Forze Armate di disporre fra qualche mese di droni armati. Senza dimenticare il coinvolgimento dell’industria nazionale in progetti di sviluppo del primo drone militare europeo (co-prodotto con Francia e Germania) la cui consegna è prevista per il 2025.

Il Rapporto rileva per il 2017 un aumento dei costi per il trasporto aereo di Stato (i cosiddetti ‘aerei blu’), che salgono a 25,9 milioni di euro, con un incremento di quasi il 50% rispetto ai 17,4 milioni del 2016. La quasi totalità di questa cifra, 23,5 milioni, sostiene l’Osservatorio, «è il costo del nuovo Airbus A340 della presidenza del Consiglio in forza al 31/o stormo dell’Aeronautica Militare, il cui costo totale per otto anni (2016-2023) risulta essere di 168,2 milioni di euro (noleggio e assicurazione) più 55 milioni di carburante, per un totale di 223,2 milioni (27,9 milioni in media all’anno)».

L’Osservatorio lamenta inoltre che, nonostante il Parlamento nel 2014 abbia votato una mozione di maggioranza che impegnava formalmente il governo a dimezzare il budget originario del programma per l’acquisto del supercaccia F-35, «il requisito della Difesa non ha subito alcuna modifica, se non una dilazione delle acquisizioni e il budget è anzi aumentato da 13 a 13,5 miliardi di euro».

Il governo non ha la minima intenzione di rispettare lo sconcerto popolare per lo sciupio vistoso di denaro pubblico: sono stati firmati ordini per otto supercaccia e versati acconti per altri sette. Una parte degli F-35 – secondo il Rapporto – è destinato alla Trieste, la nuova supernave da 1.100 milioni della Marina che, ufficialmente, è stata impostata come unità di sostegno agli sbarchi con una vocazione per i soccorsi umanitari ma che è né più né meno di una portaerei.

«La Difesa costa 23 miliardi di euro l’anno e sono soldi spesi bene, perché le nostre forze armate danno un servizio di grandissima qualità a questo Paese». Così la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, ex “pacifista” poi interventista Pd.

Nel 2017, solo per l’acquisto di strumenti per le forze di cielo, di terra e di mare si impiegheranno 5,6 miliardi di euro, ossia 15 milioni al giorno.

I nuovi armamenti (25% della spesa militare) acquisiti dal ministero dello Sviluppo economico, che nel 2017 userà l’86% dei suoi fondi (3,4 miliardi) per armi.

Sul fronte del personale si lamenta la mancanza di soldi per la manutenzione e l’addestramento. Il 41% delle risorse finirà negli stipendi di 90 mila tra ufficiali e sottufficiali più 81 mila militari di truppa, una piramide grottesca, sanguinaria e costosissima. 32 mila marescialli e 4500 ufficiali in da smaltire in otto anni forse da smistare in altre amministrazioni, palazzi di giustizia o musei.

Francesco Ruggeri
http://popoffquotidiano.it/2016/11/24/la-macchina-della-guerra-costa-64-miliardi-al-giorno/

Negati della dignità … la loro, la nostra.

Nessuno-illegaleLungo il corteo potevamo stare solo in silenzio. Non c’era certo necessità di capire gli slogan che i migranti del centro di Bresso rivolgevano ai passanti: “nessuna persona è illegale”, “tutti hanno il diritto di vivere”.

Vedi le foto:

In silenzio per comprendere e condividere la loro sofferenza … la loro, la nostra: persone spesso vittime dell’indifferenza di una politica degradante la dignità dei viventi … la loro, la nostra.

Accompagnarli in corteo, sotto la pioggia battente, gli abiti e scarpe inzuppati: … come faranno al ritorno sotto le tende, senza un ricambio d’abiti e di scarpe?.

Davanti alla Prefettura l’attesa dell’incontro con il Prefetto di Milano è lunga, fuori piove.
L’attesa non è silenziosa, si parla, si rivendicano giustizia e diritti, si richiama la solidarietà, … e ancora piove.

Si aspetta il Prefetto che ritarda all’incontro, fuori piove, e ancora si canta: dal’l’Eritrea, al Senegal, al Ghana, all’Afganistan, … si chiamano per nome, si ringraziano le associazioni presenti.

Accordo il mio, il nostro silenzio cogliendo l’assurda modalità di un’accoglienza indifferente, impietosa e crudele.
Quel luogo dell’accoglienza, il Centro di Bresso voluto dal Prefetto e lasciato in mano alla Croce Rossa Italiana per 300 posti, occupato da oltre 500 richiedenti asilo: inaccettabile!

Arriva il Prefetto, sorride, si dimostra contento, per lui è la prima volta che riceve una delegazione di migranti. Ma poi c’è un dossier puntuale che raccoglie i diritti calpestati da rivendicare: un tetto, il cibo, i vestiti, l’italiano da imparare, …. e ancora prima c’è una giustizia e la dignità che vanno rispettate.
Poi c’è l’impegno del Prefetto a lasciare qualche speranza.

Fuori da questo momento magico per compattezza e determinazione da parte dei migranti c’è anche la giornata contro le violenze sulle donne e ancora il Referendum voluto dal Governo per i propri poteri.

Soprattutto c’è una grande indifferenza, un razzismo feroce di chi non rispetta neppure sé stesso
Morte-ai-negri 
una paura voluta e ingiustificata.

Ora anche il nostro silenzio deve prendere parola … la loro, la nostra per un futuro di giustizia.

Riforma SI? … Riforma NO!

Il maschilista è un corpo arrogante e prepotente capace di scorrettezze, falsità fino a intimidazioni per agire su altri corpi e le loro menti al fine esclusivo di mantenere il suo potere.
Un pensiero che accomuna le manipolazioni e le scorrettezze di molti politici a sostegno del SI, ma anche del NO, circa la riforma costituzionale e la settimana che introduce la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Viva-la-CostituzioneMa è possibile che la gente comune non se ne accorga dei continui soprusi e delle manipolazioni? Sono paralizzati dalle paure che tutto cambia, niente cambia?

Relativamente al delirio interno ai dibattiti, ai media circa la cosiddetta riforma costituzionale, basta analizzare alcuni dei punti tra i più dibattuti per dimostrare l’inutilità e la pericolosità di questa proposta di modifica costituzionale.

  • Nessuno mette in dubbio che i cambiamenti della realtà sociale rendano necessari alcune modifiche della Costituzione (non 47 articoli tutti in una volta, questo fa subito pensare male); infatti dal 1948 sono state ben 13 le modifiche, 5 negli ultimi 15 anni.
    Purtroppo non sempre giuste e/o adeguate per la poca accortezza o, forse meglio, per interessi di parte. Per esempio l’ultima modifica del 2012 ha introdotto all’art.81 il “pareggio di bilancio” perché richiesto dall’Unione Europea. Unica l’Italia.
    Poi non sarebbe male ricordare che anzitutto la Costituzione va realizzata a partire dall’art. 3 “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”: salute, reddito, lavoro, istruzione, …
  • Un punto su cui di dibatte molto è la trasformazione del Senato – non l’eliminazione – con la definizione di un nuovo Senato (nominato dalle forze politiche, non eletto come prevede l’art. 58 della Costituzione).
    Nel nuovo senato sono escluse le 5 regioni a statuto speciale (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto-Adige/Südtirol e Valle d’Aosta) violando il principio di uguaglianza sancito dall’art.3 della Costituzione.

    Vengono quindi presentate tre motivazioni fondamentali:

    1. il risparmio, decantato come una grande conquista: si tratta di un massimo di 57 milioni all’interno di un bilancio statale previsto per il 2016 di ben 540 miliardi;
    2. Lo snellimento degli iter legislativi fissando anche tempi certi di 70gg: questa è una grande bufala, la media delle leggi approvate nell’anno in corso è di 53gg. Al contrario ci sono leggi importanti come quelle contro la corruzione e l’usura che hanno impiegato 4 anni per essere approvate; quella per le unioni civili 20 anni (colpa del Senato paritario?).
      Ma soprattutto è importante che i Governi si impegnino a fare leggi buone ben ponderate: in Italia le leggi sono troppe (qualcuno dice che sono oltre 300.000, non poche in contraddizione tra loro);
    3. l’eliminazione dei conflitti di competenza tra stato e regioni:  si vuole modificare il Capitolo V° ridefinendo le prerogative tra lo Stato e le Regioni – modificate nel 2001.
      La proposta appare un ingarbugliato sistema dove in realtà praticamente quasi tutte le attuali competenze delle Regioni a statuto ordinario passano allo Stato, lasciando alle Regioni a statuto speciale le attuali competenza e privilegi senza cercare l’uniformità con quelle ordinarie.
      E’ bene ricordare che già l’art.120 della Costituzione attribuisce al Governo il potere di sostituirsi alle Regioni e agli Enti locali per la tutela di quei livelli essenziali e per l’unità giuridica ed economica della Repubblica: E allora perché?
  • Il problema vero dell’insieme della cosiddetta riforma costituzionale è che c’è un grande accentramento dei poteri all’Esecutivo (soprattutto se si combina con la riforma elettorale) dove vengono meno i contrappesi ai deliberati del Governo che potrà decidere il bello e il brutto senza interferenze alcuna: uomo solo al comando. “La sovranità appartiene al popolo” (Art 1)

Per chiudere consiglio un simpatico videoalquanto illuminante: “Nonna Anita vota NO: https://www.youtube.com/watch?v=jLhb_4BLr3Y

NON UNA DI MENO – Roma 26 Novembre Manifestazione Nazionale

Non-una-di-menoLa violenza maschile sulle donne non è un fatto privato né un’emergenza ma un fenomeno strutturale e trasversale della nostra società, un dato politico che affonda le sue radici nella disparità di potere fra i sessi.

Vedi l’appello

La violenza attraversa ogni aspetto dell’esistenza, controlla e addomestica i corpi e le vite in generale e delle donne in particolare: in famiglia, sui luoghi di lavoro, per strada, sui media, ….

Le donne migranti subiscono molte più prevaricazioni e violenze, non solo le varie forme di coercizione patriarcale nelle società d’origine, dalle quali fuggono, non solo gli stupri, gli abusi, i ricatti sessuali ed economici durante il viaggio, ma infine anche il sessismo e le discriminazioni della loro condizione di immigrate da noi, in Italia: ad esempio nella legge sull’immigrazione i loro permessi di soggiorno sono quasi sempre legati ai documenti del marito per ricongiungimento familiare e questo quasi sempre le rende più vulnerabili o quanto meno più sfruttabili nel mondo del lavoro.

Parte da queste considerazioni il primo manifesto per un femminismo migrante. Primo assunto: anche l’antirazzismo non può più essere neutro e tacere il patriarcato delle comunità migranti.
Verrà presentato e sottoposto a discussione collettiva a Roma il 27 novembre, il giorno dopo la manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, quando si svolgeranno una serie di incontri sul modello Social forum su temi di genere.

Adesso basta! è il grido che si alza da più parti nel mondo.

GLI AVVERBI

Gli avverbi sono una parte invariabile del discorso che precisa maggiormente la caratteristica dell’elemento della frase (o discorso) a cui si riferisce.

Gli avverbi hanno una doppia funzione:
1. Modificano il significato di una comunicazione:
Ho dormito bene      ←  il significato è opposto →          Ho dormito male

2. Determinano (Specificano) una caratteristica:
troppo
profondamente
Ho dormito   →  qui
solo ieri

Sono INVARIABILI, non cambiano come gli aggettivi:
la penna rossa         la penna scrive bene
il pallone rosso        il pallone rotola velocemente

! Come suggerito già dal nome gli avverbi ( ad + verbi) si trovano molto spesso vicino ai verbi, MA possiamo trovarli anche vicino ad altri elementi della frase:
aggettivo  →    sono molto felice
nome       →    a cena ho bevuto solo acqua
avverbio   →    questa mattina mi sono svegliato abbastanza presto

 

  • LE FUNZIONI DEGLI AVVERBI

Ci sono molti tipi di avverbi, a seconda della loro funzione e del loro significato.
I principali sono:

Avverbi di MODO   →   indicano COME un’azione viene fatta:

es:  La lezione di Italiano è andata bene
Omar impara velocemente
La camicia è stata stirata in malo modo

Avverbi di TEMPO  → indicano QUANDO avviene l’azione

es:       Vi vorrò sempre bene
Spesso mangio la pasta
Raramente mangio le verdure

Avverbi di LUOGO →   indicano DOVE avviene l’azione

es:       Vieni subito qui!
Io abito vicino alla scuola, ma altri studenti abitano lontano

Avverbi di QUANTITA’ →    indicano QUANTO viene espresso dal verbo

es:       Christian è troppo pigro
Ti piace la torta? Sì, ne vorrei di più

 

  • COME SI FORMANO GLI AVVERBI

Come abbiamo visto negli esempi gli avverbi possono essere:

1.      degli aggettivi  →       bene, male, vicino, lontano

2.      delle espressioni formate da più parole à   →     di più, in malo modo

3.      parole che finiscono con –mente  (solo gli avverbi di modo) →  velocemente

 

! Prendiamo ad esempio vicino. Può essere sia aggettivo che avverbio. Dipende da dov’è posizionato all’interno della frase.

Passa la palla al tuo compagno vicino.    →   aggettivo, perché è accanto ad un nome
Il treno passa vicino alla stazione.    →   avverbio, perché è accanto ad un verbo

·         Gli avverbi che finiscono con –mente

aggettivo  FACILE   →   tolgo la E finale e aggiungo MENTE     →         FACILMENTE

aggettivo ALLEGRO  →   al femminile ALLEGRA à + MENTE     →          ALLEGRAMENTE

aggettivo LEGGERO →   tolgo la O finale e aggiungo MENTE    →          LEGGERMENTE

 

 

 

Le donne migranti e italiane si incontrano

Donne-Italiane-e-migrantiDomenica 13 novembre 2016 presso la Casa delle Associazioni di p.za Stovani si sono incontrate le donne migranti ed italiane per confrontarsi sulle varie forme di violenza contro le donne in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Vedi il volantino
Vedi le foto

Sintesi dell’incontro del 13 novembre 2016
Presenti Amina Salah e Soumya dell’Associazione Donne Mussulmane in Italia, Simona Sforza, Rosanna Meazza,  Anna Carretta e Alice Arienta del gruppo “Donne per i Diritti”.

Il gruppo, in occasione della Manifestazione Nazionale contro la Violenza alle donne che si svolgerà a Roma il 26 novembre 2016, ha organizzato domenica 13 novembre 2016, presso la Casa delle Associazioni, dalle ore 16 alle 18,  un’assemblea pubblica delle donne italiane e migranti, per raccogliere, attraverso il dialogo e il confronto, spunti di conoscenza e riflessione sul tema della violenza contro le donne.

Il dialogo si è svolto in italiano e in arabo e la comprensione delle due diverse lingue è stata facilitata da  Soumya, che ha coinvolto nell’incontro  anche il Gruppo donne “ITAMA” di via Paravia, in quartiere San Siro, iscritto alla Casa delle Associazioni.

L’incontro ha avuto lo scopo di essere un momento di informazione, di scambio di riflessioni e di domande sulla violenza di genere.

È emerso come i pregiudizi nei confronti delle donne migranti, soprattutto riguardo all’uso del velo, siano una forma di violenza molto diffusa, che produce giudizi e trattamenti discriminatori.

È stato messo in luce in modo evidente il pregiudizio diffuso che la religione islamica sostenga la sottomissione e la sudditanza della donna e molte donne presenti hanno chiarito come il Corano difenda e valorizzi l’autonomia e il rispetto della donna e quanto invece le tradizioni locali preislamiche condizionino ancora le relazioni tra generi e impediscano in molti casi l’emancipazione femminile.
Questa esperienza è molto simile a quella vissuta in tante parti del nostro paese da donne italiane.

Si è parlato del fatto che le leggi dello Stato sono spesso il riflesso di una mentalità maschilista e androcentrica.
Allo stesso modo, questo fenomeno si ritrova all’interno di molte confessioni religiose, che vedono ancora una forte gerarchia di potere maschile, con interpretazioni delle sacre scritture a uso e consumo di un potere ancora principalmente nelle mani degli uomini.

Il confronto è stato molto aperto e vivace e ha sollecitato tutte le presenti a proseguire in un cammino di incontri per poter approfondire il dialogo e la conoscenza.

All’ingresso della Casa delle Associazione è stata esposta la mostra “L’immagine della donna e dell’uomo nella pubblicità” – Vedi – , realizzata nel 2011 dal  gruppo “Donne a Confronto“, che rimarrà esposta fino al 25 novembre.

L’incontro è stato accompagnato da dolci e diversi tipi di té preparati dalle donne arabe.
Una parete della sala è stata completamente “vestita” da abiti tradizionali femminili.

Alcune donne hanno portato con sé i figli e si sono organizzate per  presidiare a turno uno spazio gioco in una stanza della Casa delle Associazioni durante il dialogo.

Alla fine abbiamo condiviso insieme la merenda, scattato foto e ci siamo lasciate con l’impegno a proseguire negli incontri, invitando anche altre donne.

La Dichiarazione finale di Marrakech

Cop22-MarrakeshA Marrakech si è chiusa la Cop 22 sul clima dopo l’accordo di Parigi – Cop 21 – che ha visto una dichiarazione di intenti di ben 196 paesi di mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi.

Ieri i partecipanti alla Cop22 (compreso gli Usa di Obama) hanno diffuso la “Dichiarazione di Marrakech” in cui definiscono l’Accordo di Parigi “irreversibile“, probabilmente una risposta a Donald Trump che ha definito il riscaldamento globale essere una bufala.

In realtà il documento conclusivo Vedi più che definire provvedimenti concreti, ha finito per fissare le procedure e il piano di lavoro rinviando al 2018 l’approvazione del regolamento dove stabilire in quale modo i Paesi dovranno monitorare i loro impegni per il taglio dei gas serra.
Impegni che già a Parigi l’Agenzia dell’Onu per l’ambiente, l’UNEP ha definiti insufficienti per raggiungere l’obiettivo dei 2 gradi, in particolare rispetto alla previsione di stanziare, da parte dei paesi ricchi, 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi in via di sviluppo nella lotta al riscaldamento globale.

Il Ministro italiano dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha pronunciato parole di soddisfazione annunciando lo stanziamento di 5 milioni di dollari per un Fondo a sostegno dei paesi africani e ha candidato l’Italia ad ospitare la 26° Conferenza Onu sul clima nel 2020.
Ha anche affermato che l’Italia è leader mondiale nella de carbonizzazione; una dichiarazione che fa a pugni con le politiche energetiche del governo che finanzia miliardi per le infrastrutture di trasporto su gomma, che delibera concessioni per le trivellazioni in mare, e impone alle regioni la costruzione di nuovi 8 inceneritori

Nella realtà l’aumento continuo dei disastri ambientali, degli uragani, delle desertificazioni, dell’innalzamento del livello delle acque,   sono i sintomi evidenti ed incontestabili che dovrebbero richiamare una diversa disciplina della politica verso il processo economico-finanziario di sistema.

Ma questo non lo sarà mai se persiste l’interesse privato sul bene pubblico, se il diritto non diventa lotta popolare per il cambiamento.

Fermiamo i cambiamenti climatici a partire dalla nostra Milano

inquinamento-MilanoAl sindaco della città metropolitana di Milano, Giuseppe Sala Chiediamo che Milano diventi un modello nella lotta ai cambiamenti climatici attraverso l’adozione immediata di politiche a livello metropolitane che abbiano come obiettivo la creazione di una città sostenibile.

Lettera inviata al Sindaco di Milano

Milano è tra le città più inquinate d’Italia. Ogni giorno respiriamo un’aria malsana che pregiudica la nostra salute, rovina l’ambiente che ci circonda e danneggia il nostro patrimonio storico.

Per questo motivo chiediamo di:

  • Lanciare un piano per la mobilità sostenibile: aumentando i mezzi trasporto pubblico, le corse urbane e con i comuni limitrofi e le agevolazioni tariffarie; ampliando le zone di parcheggio ed estendendo l’area C; favorendo un aumento dei servizi di bike e car sharing; riducendo la velocità degli autoveicoli in città; incentivando l’uso dell’auto elettrica con sgravi fiscali; diffondendo le piazzole per la ricarica delle batterie con l’uso di tettoie fotovoltaiche; raccordando le piste e corsie ciclabili.
  • Ridurre il consumo di energia: rispettando gli impegni formali già presi con il PAES ( Piano di Azione per l’Energia Sostenibile), incentivando la riqualificazione energetica della case, maggiori controlli degli impianti inquinanti; riducendo l’uso dei combustibili fossili ed incentivando l’energia prodotta da pannelli solari e fotovoltaici; sanzionando lo spreco energetico; vietando la circolazione dei veicoli che emettono polveri sottili dannose; adesione alla campagna di “divestitaly”;
  • Aumentare la raccolta differenziata: disincentivando la politica di incenerimento dei rifiuti, riducendo i rifiuti e gli imballaggi alla fonte;
  • Utilizzare il piano strategico metropolitano per aumentare il verde, riqualificare le scuole e i quartieri popolari, azzerare il consumo di territorio;
  • Valorizzare l’acqua come bene comune attraverso la completa eliminazione delle acque in bottiglia, incentivando l’uso dell’acqua pubblica, unendo in un’unica grande azienda pubblica l’acqua della città gestita da MM e l’acqua dell’ex territorio provinciale gestita da Cap Holding;
  • Lanciando una grande opera di educazione ambientale diffondendo via email, lettere, opuscoli, lezioni nei quartieri per valorizzare la cultura della prevenzione, riduzione, recupero, riuso, riciclaggio e la scelta dei prodotti a km zero.

Non solo ambiente, anche sviluppo sostenibile

Cop22-MarrakeshA Marrakech in Marocco alla conferenza mondiale sul clima Cop 22, sono arrivate le intenzioni politiche di Trump in materia di clima e ambiente che sembra voler accreditare Myron Ebell al vertice dell’Epa – Agenzia Usa di Protezione ambientale, che appartiene alle fila dei negazionisti in tema di cambiamenti climatici, ed avrà il compito di smontare il Piano di Azione climatica voluto dall’amministrazione Obama.

Va comunque tenuto presente che le politiche energetiche di Obama negli ultimi 8 anni sono state politiche che non hanno minimamente scoraggiato l’utilizzo delle fonti fossili.
Anche se il Governo degli Stati Uniti ha aderito all’Accordo di Parigi, la politica di Obama è decisamente finalizzata agli interessi nazionali, alla ricerca dell’autosufficienza in materia energetica. Lo dimostrano i grandi investimenti (1000 miliardi di $) per le sabbie bituminose di Alberta in Canada, e ancora per estrarre petrolio e gas dalla frantumazione idraulica delle rocce (fracking).

L’accordo di Parigi è stato molto magnificato in realtà l’accordo è stato raggiunto con i presupposti di mantenere la situazione così come, cioè non mettere i bastoni alle grandi industrie energetiche.

Ne è prova la presenza pesante e sconcertante, ai tavoli negoziali, dei rappresentanti delle lobbies dell’energia fossile. Tra esse spiccano Chevron, Shell, Total, ExxonMobil e Glencore, aspramente criticata dalle Ong e dai movimenti ambientalisti.

L’Italia è arrivata al vertice di Marrakech con il ministro Galletti con una delegazione di 44 ma con una politica che smentisce la volontà reale espressa con la sottoscrizione dell’accordo di Parigi.

l’Italia infatti continua a puntare sulle energie fossili, ne sono prova le due nuove concessioni di trivellazioni nell’adriatico in un’area di 30.000 km2 e nello Ionio a sud della Sicilia in un’area di 4000 km2. Inoltre sta imponendo alle regioni la costruzione di 8 nuovi inceneritori che secondo i calcoli immetteranno nell’ atmosfera 1.500.000 ton di CO2.
Nonostante stia pagando caro e in modo crescente l’imprevedibilità degli eventi climatici: 174 morti e danni per 2 miliardi di dollari

La Banca Mondiale stima che le calamità naturali causate dal disordine climatico costano 520 miliardi l’anno (e colpiscono i più poveri)

E’ notizia di ieri – 15 novembre 2016 – che Teheram ha chiuso le scuole per inquinamento.

OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): ogni anno nel mondo sono 250.000 i morti per il clima.

In ogni modo, quanto previsto attualmente non risulta sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi contenuti all’art.2 dell’Accordo: secondo l’Agenzia Onu per l’Ambiente, con gli impegni attualmente fissati i gas serra raggiungerebbero le 54-56 Gton di Co2 al 2030 e porterebbero lo scenario climatico ad un aumento di temperatura dai +2,9 ai +3,4°.

Nel mentre i mari si alzano di 3 millimetri ogni anno.
La desertificazione minaccia un quarto delle terre del pianeta e un miliardo di persone allocate in circa 110 paesi.

Ma è in Africa che si registra la situazione più drammatica.
Il continente Africano, responsabile solo del 3% della produzione di CO2, è quello che più drammaticamente soffre gli impatti dei cambiamenti climatici in termini di siccità, desertificazione, perdita di biodiversità la prospettiva per l’Africa è un aumento di 3-4 gradi di temperatura.
Le terre diventano sempre meno adatte alle coltivazioni. A causa delle minori rese agricole si stima un aumento tra i 35 e i 122 milioni di persone in condizioni di povertà estrema, costrette a scappare da condizioni ambientali e climatiche non più compatibili con la vita umana.

Oltre a guerre, persecuzioni e conflitti, I cambiamenti climatici hanno assunto un ruolo determinante tra le cause ambientali di migrazione. Nel 2015 su 27,8 milioni di sfollati interni, 14,7 milioni sono stati determinati da eventi climatici estremi

I disastri naturali sono stati determinati per il 90% da eventi climatici estremi.
E ancora oggi l’82% dell’energia prodotta è ancora originata da fonti fossili.

Bisogna riconoscere e che si prenda coscienza che non è solo un problema di ambiente ma anche di sviluppo sostenibile

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